Cassa del Mezzogiorno

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Cassa del Mezzogiorno
Nazione bandiera Italia
Fondazione 1950 a Roma

Fondata da

Alcide De Gasperi, Pasquale Saraceno

Chiusura 1992
Sede principale Roma

Filiali

Napoli, L'Aquila, Campobasso, Bari, Potenza, Catanzaro, Palermo, Cagliari

La Cassa del Mezzogiorno (Casmez) è stato un ente pubblico italiano creato dal governo di Alcide De Gasperi per finanziare iniziative industriali tese allo sviluppo economico del meridione d'Italia, allo scopo di colmare il divario con le regioni settentrionali.

Indice

[modifica] Storia

Nasce nel 1950 dalla mente del meridionalista Pasquale Saraceno, e alcuni suoi collaboratori quali Menichella, Giordani , Cenzato, Morandi e Novacco, già fondatori della Svimez, la cassa intendeva ricalcare le agenzie di sviluppo locale avviate negli Stati Uniti durante il New Deal.

Fu istituito con legge 10 agosto 1950, n. 646, come un ente con personalità giuridica di diritto pubblico per la predisposizione dei programmi, il finanziamento e l’esecuzione di opere straordinarie dirette «al progresso economico e sociale dell’Italia meridionale», da attuarsi entro un periodo di 12 anni. Con decreto presidenziale del 6 agosto 1984 la Cassa per il Mezzogiorno è stata soppressa e posta in liquidazione dal 1º agosto 1984, sostituita due anni dopo, negli obiettivi e nelle funzioni, dall’Agenzia per la promozione e lo sviluppo del Mezzogiorno (AgenSud), soppressa a sua volta nel 1992.

Furono beneficiarie dell'operato della Cassa le regioni Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna, le province di Latina e Frosinone, le isole d’Elba, del Giglio e Capraia, i comuni del circondario di Cittaducale e i comuni del comprensorio del fiume Tronto.

Dall'inizio dell'operatività, nel 1951, sino al 1992 (ultimi dati conosciuti) e sotto il nome sia di Cassa per il Mezzogiorno che AgenSud, ha elargito alle regioni meridionali un totale di 279.763 miliardi di lire, pari a circa 140 miliardi di euro[1]. La spesa media annuale è stata di 3,2 miliardi di euro.[la spesa è attualizzata? Se si, come?]

Uno degli strumenti di pianificazione utilizzati per la finalizzazione degli interventi è il cosiddetto piano A.S.I., ovvero piano di Consorzio per la creazione di Aree di Sviluppo Industriale. CI consorzi A.S.I. vengono istituiti con la legge n. 634 del luglio 1957, nella tipologia di piano settoriale, e sono promossi da Comuni, Province e Camere di Commercio per l’avvio dello sviluppo industriale e la realizzazione di infrastrutture di base nelle aree coinvolte dall’azione della Cassa per il Mezzogiorno.

[modifica] Risultati

Il risultato della Cassa fu discutibile per quanto riguarda l'utilizzo dei capitali pubblici, anche se bisogna considerare l'arretratezza del sud del paese nel 1950 rispetto al resto del paese in termini di risorse infrastrutturali e reddito pro capite. Fino agli anni settanta si realizzarono opere importanti per il Sud in particolare per le risorse idriche e viarie, nonché opere di costruzione, bonifica e sviluppo industriale, realizzato in parte con sovvenzioni americane.

Successivamente la politicizzazione degli apparati comportò un degrado e una bassa qualità della spesa, compresi fenomeni diffusi di illegalità.

Spesso giganteschi appalti ed altre iniziative statali finivano per creare enormi infrastrutture che non avrebbero trovato un'applicazione pratica perché estranee alle realtà economiche del Sud, o perché rimaste incompiute. Si creò quindi nel dibattito pubblico il termine di cattedrali nel deserto.

Né mancò, nel blocco socialista-comunista, la critica. Intorno al 1950 lo scontro tra governo ed opposizione era particolarmente aspro. A detta delle sinistre, più che perseguire risultati la Cassa per il Mezzogiorno sarebbe stata una maniera per favorire la Democrazia Cristiana nelle sue campagne elettorali.

Nonostante quasi 50 anni di finanziamenti a fondo perduto e investimenti significativi, oggi il divario di ricchezza permane in termini di PIL pro capite e in termini di produttività. Il reddito pro capite è mediamente il doppio al Nord rispetto al Sud, e i tassi di disoccupazione così come il lavoro nero sono pari al doppio al Sud rispetto al Nord.

Il fallimento parziale delle politiche assistenzialistiche tramite finanziamenti a pioggia non ha giovato al Mezzogiorno, né ha giovato l'abolizione improvvisa della Cassa per il Mezzogiorno, con l'avvento della nuova politica degli incentivi in chiave europea con il varo della legge 488 del 1992. La nuova legge infatti ha iniziato a funzionare solo nel 1996 determinando una situazione di generale crisi nel Sud che ha coinvolto imprese, enti locali e banche.

Una valutazione più approfondita degli investimenti nel Sud evidenzia che i fondi investiti in termini di quantità (0,5% del PIL), pur in presenza di una legislazione speciale, sono stati inferiori agli investimenti pubblici realizzati in via ordinaria negli stessi anni nel Nord del paese (35% del PIL)[senza fonte]. Questa constatazione tuttavia non vuole giustificare la bassa qualità della spesa nel Mezzogiorno e la responsabilità della classe politica e dirigenziale. L'obiettivo che si era posto la politica industriale nel 1950 solo in parte è stato raggiunto e questo pone dei dubbi sui paradigmi alla base dello sviluppo che si era ipotizzato. Il tentativo artificioso di impiantare la grande impresa a partecipazione pubblica e i finanziamenti alle imprese del Nord, non hanno innescato alcun circolo virtuoso nelle aree in cui sono state insediate, anzi hanno favorito la creazione nel Sud di un semplice mercato di sbocco per la produzione dell'industria dell'Italia settentrionale o l'acquisto di macchinari usati da altre imprese del nord.

Le nuove frontiere per lo sviluppo del Mezzogiorno, che sono oggetto anche della programmazione comunitaria 2007-2013, sono la qualità del capitale umano e il rafforzamento del capitale sociale.

[modifica] Bibliografia

  • Cassa per il Mezzogiorno. Dodici anni, 1950-1962, Bari, Laterza, 1962, 5 volumi:

1. La "Cassa" e lo sviluppo del Mezzogiorno; 2. L'attività di bonifica; 2. Acquedotti e fognature; 4. La viabilità; 5. Industria, servizi e scuola; 6. Il nuovo volto del Sud

[modifica] Voci correlate

[modifica] Note

  1. ^ Lo Spreco di Gian Antonio Stella, pagina 84
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