Pedara

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Pedara
comune
Pedara – Stemma Pedara – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Provincia Provincia di Catania-Stemma.png Catania
Amministrazione
Sindaco Anthony Barbagallo (coalizione civica) dal 31 maggio 2010
Territorio
Coordinate 37°37′00″N 15°04′00″E / 37.616667°N 15.066667°E37.616667; 15.066667 (Pedara)Coordinate: 37°37′00″N 15°04′00″E / 37.616667°N 15.066667°E37.616667; 15.066667 (Pedara)
Altitudine 610 m s.l.m.
Superficie 19 km²
Abitanti 13 087[1] (31-12-2010)
Densità 688,79 ab./km²
Frazioni Tarderia
Comuni confinanti Mascalucia, Nicolosi, San Giovanni la Punta, Trecastagni, Tremestieri Etneo, Zafferana Etnea
Altre informazioni
Cod. postale 95030
Prefisso 095
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 087034
Cod. catastale G402
Targa CT
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti pedaresi
Patrono Maria SS. Annunziata e Santa Caterina d'Alessandria
Giorno festivo 25 marzo
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Pedara
Posizione del comune di Pedara nella provincia di Catania
Posizione del comune di Pedara nella provincia di Catania
Sito istituzionale

Pedara (Pirara in siciliano[2]) è un comune italiano di 12.753 abitanti della provincia di Catania in Sicilia.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Pedara si trova alle falde dell'Etna ed è situata fra i comuni di Trecastagni, Nicolosi, San Giovanni La Punta, Tremestieri Etneo e Zafferana Etnea in provincia di Catania.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Adagiata sulle colline meridionali dell'Etna, Pedara offre a tutti la bellezza dei suoi paesaggi e la salubrità del suo clima. La trasformazione sociale e demografica del territorio si è rivelata, nei secoli, attorno agli antichi crateri di monte Difeso e monte Troina, testimoni della continua evoluzione di questo centro. Non si possiedono notizie certe sulle sue origini perché le numerose colate laviche ne hanno quasi del tutto cancellato le tracce. Si sa, però, che anticamente l'abitato era situato più a nord dell'attuale e il ritrovamento casuale di alcuni reperti testimonierebbe l'origine greca del luogo. Sotto i Normanni Pedara faceva parte delle vigne di Catania e, già in quel periodo, il primitivo insediamento rurale cominciava a formare un villaggio di agricoltori a settentrione dell'odierno paese. Tutto questo accadeva ancor prima che nel 1388 il vescovo della diocesi, Simone del Pozzo, autorizzasse la costruzione della prima chiesa parrocchiale. Durante il Quattrocento, però, a seguito di due violente eruzioni, (in particolare l'eruzione del 1404 che formò la zona detta "dei tre monti") gli abitanti iniziarono una migrazione verso sud e nell'attuale sito diedero vita alla nuova Pedara. Nel 1641 il casale fu venduto al messinese Domenico Di Giovanni e, diventando baronia, fu presto un rilevante centro di attività economica e sociale e di conseguenza il più ricco ed organizzato dell'Etna. Risollevatasi con enormi sacrifici dalla terrificante eruzione del 1669, qualche anno più tardi la popolazione fu di nuovo colpita duramente. L'11 gennaio 1693, il più violento terremoto che la storia locale ricordi, in pochi secondi, distrusse anche Pedara. Ed ecco allora comparire un grande personaggio, da tempo l'uomo di fiducia dei Di Giovanni: don Diego Pappalardo, sacerdote pedarese e cavaliere dell'Ordine Gerosolimitano di Malta. Spirito geniale ed organizzativo e dalla vitalità travolgente come pochissimi in quel tempo, don Diego ricostruì in meno di vent'anni e per ben due volte la Chiesa Madre di S. Caterina - oggi Basilica pontificia - ed incoraggiò gli abitanti per una rapida riedificazione del paese. Carestie e miseria segnarono l'ultima parte del Settecento che vide l'affermarsi della borghesia terriera. L'abolizione della giurisdizione feudale siciliana del 1812 e la successiva riforma amministrativa borbonica significarono per Pedara l'inizio di una nuova trasformazione. Nel 1817, grazie al decreto emanato a Napoli dal re Ferdinando IV, il paese divenne comune autonomo e la nuova realtà politica permise alla comunità di emergere dall'oblio in cui si era trovata a seguito del grande terremoto. L'Ottocento ed il Novecento furono caratterizzati soprattutto da un notevole sviluppo urbano ed edilizio che, nel tempo, determinò la perdita di ampie aree agricole e boschive e la conseguente creazione di nuove zone abitate. A partire dagli anni settanta il paese ha cominciato ad assorbire, parzialmente, i più di 100 mila catanesi che abbandonavano Catania in favore dei paesi etnei. Pedara ha, di conseguenza, visto quadruplicare il proprio numero di abitanti nell'arco di soli 30 anni.

Toponimo[modifica | modifica sorgente]

Non esistono precise indicazioni etimologiche: le ipotesi più probabili ci conducono prima al nome di Epidauros, città greca del Peloponneso da cui, secoli fa, partì una colonia per la Sicilia; dopo al latino Apud Aram o Ad pedes arae, ossia "ai piedi dell'ara", con riferimenti a fatti mitologici relativi ai resti di una costruzione (un altare) esistente sull'Etna e consacrata a Giove Etneo che, per anni, fu simbolo del Comune. Ecco perché la strada principale del paese è denominata Corso Ara di Giove.

Turismo[modifica | modifica sorgente]

Durante la stagione estiva è luogo di villeggiatura per il clima più fresco rispetto a Catania dovuto alla quota altimetrica. Nella parte più a nord si trova l'antico borgo rurale della Tarderia, immerso in un'ampia estensione di castagneti con flora montana ed essenze arboree alpine. Da Pedara si raggiunge facilmente l'Etna (circa 15 km.). Lungo la strada provinciale per l'Etna la fossa del Salto del Cane, un antico cratere spento con area attrezzata (Punto Base per l'Escursionismo del Parco dell'Etna).

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

  • Basilica di Santa Caterina - Oltre ad essere il monumento più importante di Pedara, per il suo particolare contenuto artistico è una delle chiese più visitate e studiate della provincia. L'intero complesso architettonico è considerato uno splendido esempio di "chiesa nera" dell'Etna dove il sapiente e coraggioso utilizzo della pietra lavica e degli intonaci trova qui una delle sue massime espressioni.La prima costruzione fu completata nel 1547 ed era in stile romanico. Oltre un secolo dopo, la struttura si dimostrò insufficiente a contenere i fedeli tanto che nel 1682 la fabbrica fu demolita per una più spaziosa ed attrezzata, ma l'11 gennaio 1693 il terremoto piegò anche Pedara e della chiesa appena ricostruita rimase ben poco. La grandiosa opera di ricostruzione richiese oltre 10 anni di lavoro e fu compiuta dal sacerdote pedarese don Diego Pappalardo solo nel 1705. All'interno si possono ammirare gli affreschi di Giovanni Lo Coco, una tela di Mattia Preti che raffigura Il Martirio di S. Caterina, il monumento funebre allo stesso don Diego, numerose tele, i marmi policromi dell'altare maggiore, alcune sculture del Settecento, i preziosi ricami e gli arredi sacri. Il portale interno del 1547 è il monumento più antico di Pedara. Costruito in pietra lavica e bianca, l'arco è in stile romanico e sostiene una porta di tavole di castagno dalla quale emergono 122 grossi chiodi che, secondo la tradizione, rappresentano il numero delle famiglie che contribuirono alla sua realizzazione. All'esterno, invece, spiccano la torre campanaria con elementi di epoche diverse e cuspide in maioliche policrome, le sculture in pietra dei portali e delle finestre ed un ormai raro esemplare di meridiana.
  • Il Santuario di Maria SS. Annunziata - Il corpo principale della Chiesa risale alla fine del Cinquecento quando Ludovico Pappalardo, nonno di Don Diego, in un terreno di sua proprietà diede inizio ai lavori di costruzione perché quella del 1388 era ormai diventata piccola e cadente. L'edificio fu seriamente danneggiato, come tutti gli altri del paese, dal terremote del 1693 ed i lavori di riparazione e consolidamento furono ultimati due anni più tardi da Don Diego. Tra la fine dell'Ottocento ed i primi del Novecento la chiesa fu ampliata con l'aggiunta delle due navate laterali, e nel 1971 l'arcivescovo di Catania, mons. Guido Bentivoglio, la elevò alla dignità di Santuario Mariano Diocesano. È il centro della devozione popolare locale perché custodisce il simulacro dell'Annunziata ed i resti mortali della Serva di Dio Giuseppina Faro, giovane pedarese morta nel 1871 per la quale oggi è in corso la causa di beatificazione.
  • La Chiesa di Sant'Antonio Abate - La via principale di Pedara, che da piazza Don Diego sale verso Nicolosi, quasi all'estremità del paese si allarga formando una piazzetta: è piazza S. Antonio, sulla quale domina maestosa per il suo alto basamento, la Chiesa parrocchiale dedicata a S. Antonio Abate.La presenza, a Pedara, di una chiesa o di una piccola cappella dedicata al grande santo eremita Antonio Abate è testimoniata sin dal XIV secolo nella “Cronaca Benedettina” scritta da Matteo Selvaggio vissuto nel monastero di Licodia. Detta chiesa sorgeva nell'omonimo quartiere di S. Antonio, costruita per devozione dai fedeli che erano in gran parte bordonari (mulattieri) e pastori e fu distrutta assieme a molte case circostanti dalla violenta eruzione del 9 novembre 1408. Dopo questa eruzione, secondo quanto scrisse Don Ludovico Pappalardo nella sua “Notizia Storica della Pedara”, fu iniziata la costruzione di un'altra chiesetta del Santo Abate, nella contrada detta “Pietralunga S. Antonio”, estremità meridionale del territorio comunale, ove i Pedaresi si erano rifugiati sotto la minaccia del fuoco etneo. Detta chiesetta però rimase incompiuta perché cessata l'eruzione si preferì piantarla dentro l'abitato, presso la nuova sciara del torrente lavico che erasi seccato. Qualche anno dopo, forse in seguito al privilegio concesso dalla Regina Bianca, moglie e vicaria del Re Martino, che esentava dal pagamento di alcune gabelle i paesetti dell'Etna colpiti dalla lava, i Pedaresi poterono iniziare la costruzione della nuova chiesa di S. Antonio a poca distanza dalla chiesa di S. Maria la Stella. Nel 1680 la chiesa fu abbattuta allorché, come riporta la citata “Notizia Storica della Pedara”, “si piantò la nuova più grande e di bellissimo modello, più vicina all'abitato con suo atrio e scalinate di pietra da intaglio, campane e sepolture proprie”. A distanza di 13 anni, l'11 gennaio 1693, il terremoto considerato uno dei più grandi disastri della storia urbana europea non dovette sconvolgere troppo la chiesa che si mantenne salda sopra quel banco di lava. Il sisma fece crollare il soffitto che era a cassettoni in legno, e alcuni tratti della finta cornice che quasi lo sosteneva; anche il campanile, che sicuramente doveva essere più alto, crollò in parte. La sistemazione, ad opera dell'umile popolazione del quartiere, fu portata a termine anche grazie all'instancabile collaborazione del grande benefattore e mecenate Pedarese Don Diego Pappalardo che, probabilmente, volle porre la propria firma facendo scolpire lo stemma della sua famiglia (braccio con la stella e tre scaglioni) alla base della statua di S. Antonio Abate posta sulla facciata della chiesa. All'interno si possono ammirare alcune tele risalenti alla fine del XVII secolo, un pregevole Crocifisso ligneo settecentesco e il simulacro del Santo Titolare risalente con molta probabilità alla fine del XVI secolo.
  • La chiesa di S. Maria delle Grazie - Si trova nell'omonima piazzetta lungo la via Etnea dove, fino a non molto tempo fa era l'entrata meridionale del paese. Costruita nei primi anni del Seicento, rimase anch'esa distrutta dal sisma del 1693. La ricostruzione fu lenta e permise il suo totale recupero solo durante il Settecento. La struttura, molto semplice è a pianta quadrangolare. Al suo interno, oltre al simulacro, è custodita un'antica tela della Madonna delle Grazie attribuita al pittore Vito D'Anna, ed una tavola sulla quale è dipinta la scena dell'Annunciazione.
  • La chiesa di S. Biagio - Costruita nel 1630 dagli abitanti del quartiere omonimo ad est del paese, all'interno era presente un dipinto del Santo vescovo e martire Biagio realizzato, secondo la tradizione, da Pietro La Badessa e andato poi distrutto, con la chiesa stessa, con il terremoto del 1693. Nei secoli seguenti la struttura fu oggetto di restauri che la dotarono anche di stucchi realizzati negli anni venti del Novecento dall'artista nicolosita Vincenzo Torre. Del santo protettore della gola si conserva una bellissima statua lignea scolpita dallo scultore messinese Antonino Saccà nel 1899.
  • La chiesa di S. Maria della Stella - Sorge nei pressi del parco comunale. Edificata nel 1735 al posto della chiesa di Tremonti perché si tardava a ricostruirla dopo il terremoto, ha pianta ottagonale con piccola abside e portale di pietra lavica. Rimasta chiusa per tanto tempo fu restaurata e riaperta al culto nel 1986. All'interno è visibile l'antico affresco della Madonna che si trovava nell'edicola votiva esistente prima del Settecento nel posto dove ora sorge la chiesa, per anni meta di tanti pellegrinaggi per le numerose grazie lì ricevute dai fedeli.
  • La chiesa di S. Vito - Edificata prima del 1642 con molta probabilità fu arredata dalla famiglia Tornabene che, in prossimità della chiesa, possedeva un esteso terreno. Rimasta danneggiata dal terremoto del 1693, fu riaperta al culto nel 1709. Restaurata di recente, al suo interno accoglie, tra l'altro, il simulacro del santo titolare e un antico crocifisso ligneo che la tradizione vuole essere appartenuto alla prima costruzione della Chiesa Madre (1547).
  • Il palazzo di don Diego Pappalardo - La struttura attuale fu voluta dalla famiglia di don Diego intorno al 1660 e da quest'ultimo riedificata dopo il terremoto del 1693. All'esterno si possono ancora ammirare i balconi, le finestre e l'imponente arco con scalinate laterali. Nel cortile interno, al centro di una elegante sopraelevazione "u bagghiu", emerge una grande cisterna che presenta ancora i tipici elementi in pietra lavica ed in ferro battuto.
  • Il palazzo dei discendenti di don Diego Pappalardo -Situato nel corso Ara di Giove, l'attuale costruzione è successiva al 1693. Il portale d'entrata, costruito con pietra lavica e bianca, è ancora ben conservato nei suoi elementi originari così come il grande cortile interno, bellissimo esempio dell'architettura tipica delle residenze nobiliari etnee del Settecento.
  • Il Palazzo Pulvirenti - Si tratta di un complesso architettonico composto da vari elementi di epoche diverse, oggi di proprietà del Comune. Le fabbriche, infatti, sono state costruite tra il Settecento e l'Ottocento.
  • La villa Laudani - Situata nell'omonima via, risale probabilmente alla fine del Settecento, epoca in cui la famiglia Laudani cominciò ad essere una delle più influenti del paese. Successivamente, il corpo della fabbrica subì ampliamenti e, durante l'Ottocento, fu portata allo stato attuale.

Nel centro storico si segnalano altre case padronali appartenenti a quelle famiglie che, un tempo, componevano il ceto dei civili, cioè la classe più ricca. Tra esse ricordiamo le abitazioni delle famiglie Toscano, Monastra, Auteri, Pappalardo e Consoli in corso Ara di Giove, e Faro e Cavallaro in via Filadelfo Faro.

Feste religiose[modifica | modifica sorgente]

  • 17 gennaio e domenica successiva - Festa di Sant'Antonio Abate, Titolare dell'omonima Parrocchia: processione del simulacro seicentesco del Santo per le vie del paese; benedizione degli animali sul sagrato della chiesa omonima; accensione del tradizionale Fuoco per la svelata e la velata; vendita dei cucciddati; benedizione degli automezzi; vendita all'incanto (o asta) dei doni in natura offerti al santo. Spettacoli pirotecnici.
  • 3 febbraio - Festa di San Biagio presso la chiesetta omonima con esposizione del pregevole ed artistico Simulacro del Santo; vendita dei cucciddati e benedizione della gola.
  • 19 marzo - Festa di San Giuseppe: celebrazioni in Basilica.
  • 25 marzo - Festa Liturgica di Maria SS. Annunziata, svelata del Simulacro della Madonna e celebrazioni presso il Santuario.
  • Domenica delle Palme: Via Crucis vivente con grande corteo storico.
  • Venerdì Santo: Scesa 'a cruci (Ascesa dalla Croce) e processione con i simulacri del Cristo morto, dell'Addolorata e di San Giovanni Evangelista.
  • Sabato Santo: Veglia pasquale e cascata d'a tila: tradizionale caduta di una grandiosa ed antichissima tela tessuta e dipinta a mano che vela il simulacro del Cristo Risorto presso la Basilica di Santa Caterina e la Chiesa di Sant'Antonio Abate
  • 1º maggio - Tradizionale pellegrinaggio alla Madonna di Tre Monti; la meta è una piccola chiesa di campagna del Seicento, al confine tra Pedara e Trecastagni.
  • 1º settembre - 3ª domenica di settembre - Solenni celebrazioni esterne in onore di Maria SS. Annunziata, compatrona di Pedara: giro delle Candelore (o Cerei) la prima domenica, il secondo venerdì (sera) sabato (mattina) la domenica e il lunedì successivi (le Candelore precedono il fercolo); apertura dei Carri Mariani dei Partiti Piazza e Sant'Antonio il secondo sabato e la seconda domenica sera; processione dell'artistico fercolo ligneo dell'Ottocento con il venerato simulacro della Madonna la domenica (mattina e sera) e il lunedì sera (con omaggio ai caduti); fuochi d'artificio; luminarie artistiche e concerti sinfonici.
  • 25 novembre - Festa in onore di Santa Caterina d'Alessandria, Patrona di Pedara e titolare dell'omonima basilica: celebrazioni liturgiche.

Persone legate a Pedara[modifica | modifica sorgente]

  • Simone Del Pozzo, vescovo di Catania dal 1378, è ricordato a Pedara per aver autorizzato nel 1388 la costruzione della prima chiesa parrocchiale.
  • Domenico Di Giovanni, uomo d'affari messinese, nel 1641 acquistò dagli Spagnoli il casale di Pedara diventandone barone; morì nel 1666.
  • Giovanni Lo Coco (1667 - Acireale - 1721). È l'autore degli estesi e vivaci affreschi della Basilica di S. Caterina risorta dopo il terremoto del 1693.
  • Mattia Preti (Taverna [CZ] 1613 - La Valletta [Malta] 1699). Del grande maestro del barocco italiano Pedara conserva una grande opera: Il Martirio di S. Caterina. La tela è stata recentemente oggetto di uno studio scientifico coordinato dall'Associazione "Centro Storico" di Pedara, in collaborazione con il dipartimento di Storia dell'Arte dell'Università di Malta.
  • Don Diego Pappalardo, Cappellano Conventuale dell'Ordine di Malta (1636 - Pedara - 1710). Unanimemente considerato il figlio più illustre di Pedara, fu un grande mecenate ed artefice di straordinarie imprese, capace di contribuire in prima persona alla rinascita del paese dopo il disastroso terremoto del 1693. Uomo di pensiero e di azione, trovando provvidenziali sbocchi economici, seppe creare intensi rapporti commerciali e scambi culturali con altri centri della Sicilia, di Malta e della Spagna. Fu un uomo, oltre che sacerdote, stimato ed apprezzato anche dalle autorità del tempo. È sepolto nella Basilica di S. Caterina. A lui è dedicata la piazza principale del paese.
  • Ludovico Pappalardo (... - Pedara - 1742). Uomo di Legge e storiografo, fu autore di diversi scritti su Pedara. È grazie a lui se oggi si conosce una parte significativa del passato di Pedara.
  • P. Luigi Antonio Faro, sacerdote pedarese, fu un insigne canonista e ricoprì la carica di esaminatore sinodale. Entrato nei Carmelitani di Catania, divenne Provinciale della Sicilia. Papa Pio VII, che lo stimava molto, lo nominò Priore Generale dell'Ordine. Pare sia stato lui a fondare, a Pedara, la confraternita della Madonna del Carmine, riservata agli artigiani, e a restaurare, nel 1811, la Cappella del SS. Sacramento nella Basilica “S. Caterina”.
  • Filadelfo Faro, fu un eminente giureconsulto e illustrò il foro di Catania con la sua dottrina e attività. La fama del suo sapere varcò i confini dell'isola estendendosi anche in campo nazionale. Diverse volte fu nominato deputato alla Provincia in rappresentanza del Comune di Pedara, di cui curò gli interessi, e nel 1867 eletto anche deputato al Parlamento nazionale. In suo ricordo, all'antica via S. Biagio venne dato il suo nome. Per i suoi riconosciuti meriti fu nominato Commendatore.
  • Giuseppina Faro, serva di Dio. Nacque a Pedara il 16 gennaio 1847 ed ivi si spense il 24 maggio 1871. Nonostante la sua breve vita, è tra i personaggi più importanti del paese. Fin da piccola si dedicò ad opere di pietà sostenuta dall'ambiente familiare. Attratta dalla vita religiosa, dovette attendere i 21 anni per entrare come novizia nel monastero benedettino di S. Giuliano a Catania. Dopo 18 mesi, una grave malattia la costrinse a tornare in paese dove spirò un mese dopo. Per le numerose virtù da lei praticate, il popolo di Pedara non esitò a chiamarla subito “beata”. La sua fama di santità, grazie al beato cardinale Dusmet che conobbe i suoi genitori e pregava spesso sulla sua tomba, arrivò presto anche all'estero. L'autenticità con cui Giuseppina visse cristianamente la sua breve esistenza terrena colpì i suoi contemporanei, impressionando i suoi stessi concittadini con la pietà, la semplicità e la modestia, nonostante i nobili natali; il suo amore per i poveri fu sconfinato e non si vergognava mai di soccorrerli. Ad oltre cento anni dalla morte, è in corso la fase romana del processo di beatificazione. A lei è intitolato il primo plesso delle Scuole Elementari di Pedara.
  • Beato Giuseppe Benedetto Dusmet, cardinale. Arcivescovo di Catania, per anni trascorse le sue ferie estive a Pedara – che amava definire la “badia della diocesi” -, ospite della canonica della Chiesa Madre dove trasferiva i suoi uffici. Fu lui che consigliò alla famiglia Barbagallo di chiamare a Pedara i Salesiani e fu sempre grazie a lui che la fama di santità di Giuseppina Faro giunse anche in Francia per mezzo dell'abate Couturier.Pastore saggio ed illuminato, sempre primo a soccorrere i poveri ed i bisognosi, rimase accanto alla gente etnea colpita da eruzioni e terremoti.
  • P. Alfio Barbagallo (1857 - Pedara - 1910). Rettore della chiesa di S. Antonio Abate, per la sua umiltà e generosità ricevette presto l'amore e la stima dei Pedaresi, È ricordato soprattutto perché, con le sue due sorelle Concettina e Domenica, donò tutti i propri averi per favorire la fondazione dell'Istituto Salesiano “San Giuseppe”, la decima casa di don Bosco sorta in Sicilia.
  • Antonino Gerlando Toscano, ammiraglio. Nato a Girgenti (Agrigento) il 19 luglio 1887 da genitore pedarese e formatosi alla Regia Accademia Navale di Livorno, ancora giovane fu decorato con la medaglia di bronzo per essersi segnalato nel prestare soccorso ai superstiti del terremoto che nel 1908 colpì Messina e Reggio Calabria. Partecipò poi a numerose azioni militari in diverse parti dell'Europa e del nord Africa. La sua brillante carriera - che gli fece guadagnare, per ultimo, il grado di Ammiraglio di Divisione - si svolse a bordo di unità navali e a terra come insegnante di Storia Navale nell'Accademia Aeronautica e Navale e come direttore dell'Istituto di Guerra Marittima di Livorno. Scelto per una pericolosa missione di guerra al comando della IV^ Divisione Navale, cadde il 13 novembre 1941, in acque tunisine nel corso della Battaglia di Capo Bon, a bordo dell'Alberico da Barbiano (incrociatore)[1], dopo un violento scontro con i cacciatorpediniere della marina inglese. In sua memoria fu decretata la Medaglia d'oro al valor militare con la seguente motivazione: "Comandante di una divisione di incrociatori leggeri, incaricata di una missione di guerra eccezionalmente delicata e rischiosa, accoglieva con perfetta serenità il compito affidatogli, e ne dirigeva i preparativi con estrema cura di ogni particolare. Conscio che solo una fortunata evasione da ogni mezzo di scoperta e di offesa nemica poteva permettere alle sue navi di compiere incolumi la loro missione, preparava fortemente l'animo suo e quello dei suoi alla suprema offerta alla Patria. Scontratosi ad alta velocità con un gruppo di unità nemiche che defilava di controbordo, reagì con tutti i mezzi bellici all'azione nemica fortissima e di breve durata. Ferito gravemente fra i primi, continuava imperterrito a dirigere il combattimento, infondendo rabbiosa energia in tutti i suoi dipendenti: esempio di salde ed eroiche virtù militari. Colpita duramente più volte la nave che batteva la sua insegna, rimaneva al suo posto di comando e di combattimento e, in una suprema dedizione alla Patria e alla Marina, deciso a condividere la sorte dell'unità che si inabissava in un alone di gloria, con essa eroicamente scompariva, additando alle schiere dei suoi dipendenti la via del dovere e del sacrificio. Mediterraneo Centrale, 13 dicembre 1941" . A lui è dedicata una strada di Pedara ed una di Catania.
  • Alfio Tomaselli. Arruolatosi volontario nell'Esercito, fu presente in tanti scenari di guerra dall'Albania alla Turchia, all'Africa coloniale, durante e dopo le vicende della Grande Guerra (1915-18). Inviato in Spagna a sostegno delle truppe alleate con il generale Franco in occasione della guerra civile iberica, perse la vita nei pressi di Guadalajara, dilaniato da un colpo di mortaio nel tentativo di conquistare una collina in mano alle forze nemiche. In sua memoria fu concessa sul campo la medaglia d'argento al valor militare. Al capitano Tomaselli è intitolata una via di Pedara. È ancora sepolto in un cimitero spagnolo.
  • Francesco Pennisi, vescovo (1898 - Pedara - 1974). Primo vescovo della diocesi autonoma di Ragusa, è ricordato per il suo intenso ministero sacerdotale e pastorale e per la sua produzione di opere teatrali. Restano famosissimi i testi drammatici, le commedie brillanti, le farse e soprattutto i versi in vernacolo con cui dipinse in maniera autentica e popolare la tipica scena paesana. A lui è intitolato il nuovo plesso delle Scuole Elementari di Pedara e la via antistante.
  • Nino Papaldo (Pedara 1898 - Roma 1997). Nel 1922 intraprese una lunga carriera nella magistratura che lo portò fino alla nomina di V. Presidente del Consiglio di Stato.Partecipò a diverse commissioni per la riforma della Pubblica Amministrazione, pubblicando anche diversi scritti giuridici. Fu anche libero docente di diritto amministrativo presso l'università di Roma e insignito delle medaglie d'oro al merito della Sanità Pubblica, dei Benemeriti della Scuola, della Cultura e dell'Arte e dei Benemeriti della Pubblica Finanza.In età ormai avanzata scrisse "Le bizzocche del mio paese", un'opera scaturita dalla sua formidabile memoria, con la quale ripercorse dettagliatamente tutta la sua giovinezza vissuta a Pedara.
  • Salvatore Nicolosi, vescovo.
  • Domenico Rizzo, ex sindaco, deputato A.R.S.
  • Graziano Motta, giornalista.
  • Antonello Santoro, esperto classicista.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica sorgente]

Il comune di Pedara fa parte delle seguenti organizzazioni sovracomunali: regione agraria n.7 (Colline litoranee di Acireale)[3].

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[4]

Manifestazioni[modifica | modifica sorgente]

  • Festa di S.Antonio Abate (gennaio)
  • Premio Ara Di Giove (agosto)
  • Miss & Mister Ara Di Giove (agosto)
  • Fiera d'Estate (agosto)
  • Festa in onore di Maria SS. Annunziata - Compatrona di Pedara (settembre)
  • Festa di S. Caterina d'Alessandria - Patrona di Pedara (novembre)
  • Sagra del fungo (ottobre/novembre)

Associazioni[modifica | modifica sorgente]

Sport[modifica | modifica sorgente]

Calcio[modifica | modifica sorgente]

La principale squadra di calcio della città è l'A.P.D. Atletico Pedara che milita nel girone C siciliano di Promozione.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 478.
  3. ^ GURS Parte I n. 43 del 2008. URL consultato il 05-07-2011.
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Etna Cooperativa: "Etna Sud - Ambiente, storia, tradizioni". Tringale Editore, 1990

Salvo De Luca: "I Salesiani di don Bosco a Pedara". Ed. Comune di Pedara. Pedara, 1998

Salvo De Luca: "Pedara fata dell'Etna". Ed. Comune di Pedara. Pedara, 1999

Nino Papaldo: "Le bizzocche del mio paese". Ed. Comune di Pedara.

Salvo De Luca (a cura di): "La basilica di S. Caterina a Pedara. Storia, arte, architettura, tradizione religiosa. I protagonisti e gli eventi". Edizioni Centro Storico. Pedara, 2005

Domenico Rizzo: "Memorie di gioventù". Edizioni Centro Storico. Pedara, 2006

K. Sciberras, S. De Luca, L. Petralia: "Mattia Preti ripete sé stesso. L'attività di bottega del «cavaliere calabrese»". Edizioni Centro Storico. Pedara, 2010

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Sicilia Portale Sicilia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Sicilia