Militello in Val di Catania

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Militello in Val di Catania sullo sfondo l'Etna
Militello in Val di Catania
comune
Militello in Val di Catania – Stemma
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Provincia Provincia di Catania-Stemma.png Catania
Amministrazione
Sindaco Giuseppe Fucile (Mpa) dal 07/05/2012
Territorio
Coordinate 37°17′00″N 14°47′00″E / 37.283333°N 14.783333°E37.283333; 14.783333 (Militello in Val di Catania)Coordinate: 37°17′00″N 14°47′00″E / 37.283333°N 14.783333°E37.283333; 14.783333 (Militello in Val di Catania)
Altitudine 413 m s.l.m.
Superficie 62,2 km²
Abitanti 7 933[2] (31-12-2010)
Densità 127,54 ab./km²
Frazioni nessuna[1]
Comuni confinanti Francofonte (SR), Lentini (SR), Mineo, Palagonia, Scordia, Vizzini
Altre informazioni
Cod. postale 95043
Prefisso 095
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 087025
Cod. catastale F209
Targa CT
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona C, 1 284 GG[3]
Nome abitanti militellesi
Patrono Santissimo Salvatore - Maria SS. della Stella
Giorno festivo 18 agosto - 8 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Militello in Val di Catania
Posizione del comune di Militello in Val di Catania nella provincia di Catania
Posizione del comune di Militello in Val di Catania nella provincia di Catania
- www.militello.info Sito istituzionale

Militello in Val di Catania (Militeddu in siciliano[4]) è un comune italiano di 7.933 abitanti della provincia di Catania in Sicilia. I suoi abitanti sono chiamati militellesi (anticamente erano detti "militellani").

La città è ricca di monumenti come chiese, monasteri, palazzi, fontane e settecentesche ville rurali. Per il grande valore del suo patrimonio monumentale nel 2002 è stata inserita, insieme ad altre sette città del Val di Noto, nella lista dei siti dichiarati dall'UNESCO Patrimonio dell'umanità.

Geologia[modifica | modifica sorgente]

L'abitato di Militello si trova quasi al limite dell'Avanfossa Gela-Catania, osservabile già nelle zone di Palagonia, ad un'altezza di 413 metri s.l.m. circa. Il substrato su cui poggia è di tipo calcareo e appartiene al dominio di Avampaese Ibleo. Inoltre sono presenti spesso in affioramento le lave basaltiche quaternarie, riferibili alle effusioni sottomarine dovute al sottoscorrimento dell'Avampaese sotto la Catena Maghrebide. La "Pillows Lava" o "lava a cuscini" è osservabile in abbondanza all'entrata Sud di Militello. Procedendo in direzione Scordia si può osservare uno spaccato del substrato militellese, in corrispondenza della Gola del Carcarone, che è la parte più superficiale e residuale dell'Avampaese. Sono qui ben evidenti le colate laviche quaternarie interposte al calcare organogeno. L'area è interessata anche da vistosi fenomeni carsici, come le innumerevoli grotte presso Contrada Poggio Croce, che furono in passato protagoniste essenziali per la formazione di insediamenti umani (ad esempio, è la storia delle Coste di Santa Febronia a Palagonia). Militello gode di un'altitudine minore (circa 413 m s.l.m.) rispetto al cuore degli Iblei (circa 800 m s.l.m.), a causa del progressivo abbassamento dell'area, dovuto alla nascita di faglie a carattere per lo più normale, che permettono all'Avampaese di sottoscorrere al di sotto del Dominio Europeo. Questo fenomeno è osservabile proprio a Poggio Croce in direzione NO ed è alla base della genesi del Graben di Scordia in direzione ENE.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Militello in Val di Catania si trova sulle estreme propaggini settentrionali dei monti Iblei, a circa 45 km da Caltagirone e circa 46 km da Catania, alla quale è collegata dalla Strada Statale 385. Altre strade statali che permettono di arrivare a Militello sono la SS 417 (Catania-Gela), la SS 124 (Siracusana) e la SS 194/514 (Ragusana) alle quali è collegata da viabilità provinciale. È anche possibile raggiungere Militello in treno fino all'omonima stazione, situata alla periferia nord del paese, attraverso la Ferrovia Catania-Caltagirone-Gela.

Militello dista 44 km dall'aeroporto di Catania-Fontanarossa e 45 km dall'aeroporto di Comiso (RG); 72 km da Siracusa; 60 km da Ragusa; 80 km da Gela; 96 km da Enna; 120 km da Caltanissetta; 154 km da Agrigento; 222 km da Palermo; 144 km da Messina.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il territorio di Militello è stato abitato sin dall'antichità. Le aree archeologiche presenti in prossimità del centro abitato sono testimoni della frequentazione del territorio lungo un arco cronologico che va dall'età del rame e del bronzo (necropoli di Dosso Tamburaro, Frangello, Oxina) all'età del ferro (necropoli di Castelluzzo, Oxina), dal periodo classico ed ellenistico (necropoli di Fildidonna, Piano Maenza) a quello bizantino e arabo (necropoli di Santa Barbara, Oxina).

Militello. Necropoli ellenistica di Piano Maenza (III-II sec. a. C.).

Nonostante l'evidenza archeologica, numerose sono state le ipotesi sulla fondazione della città, alcune delle quali divenute vere e proprie leggende. La più conosciuta di queste, peraltro molto fantasiosa, è quella del poeta e storico locale Pietro Carrera (1573-1647), che fa risalire la fondazione di Militello al tempo dei Romani: i soldati del console Marco Claudio Marcello, durante l'assedio di Siracusa del 212 a.C., nel tentativo di scampare ad un'epidemia di malaria cercarono un luogo più sano dove accamparsi, trovando a circa trenta miglia dalla costa un altopiano caratterizzato da aria salubre e acque limpide. Fu così che venne fondata la colonia di "Militum Tellus" (terra di soldati) che diede il nome all'abitato. Secondo un'altra teoria, il nome del paese deriverebbe dal colore della pietra locale, quasi color del miele, da cui "Mellis Tellus" (terra del miele). Più verosimilmente, tuttavia, come suggeriscono importanti testimonianze monumentali (resti di una torre-dongione normanna) e diplomatiche (un provvedimento ecclesiastico di Ruggero II, conte di Sicilia e Calabria, dell'anno 1116), l'origine dell'odierno abitato è da ricondurre alla politica di controllo del territorio intrapresa dai Normanni al termine della conquista della Sicilia (fine sec. XI). Pertanto, il toponimo latino-medievale "Militellus" (da "Militum Tellus", ossia "terra dei soldati") farebbe riferimento alla distribuzione di terre, operata dal conte Ruggero I, in favore dei membri del suo esercito (come riferisce il cronista Goffredo Malaterra). Ai Normanni si devono pertanto i primi cenni di attività edilizia nel luogo, come la chiesa di Santa Maria (poi divenuta Santa Maria della Stella) e la torre-dongione ad essa adiacente, edifici costruiti a ridosso della cava, in un contesto abitativo prevalentemente rupestre. Durante il periodo normanno, l'abitato e il suo territorio furono infeudati a Simone del Vasto, conte degli Aleramici di Sicilia, al quale succedette il figlio Manfredi. Passò successivamente ai nobili lentinesi Alaimo e Lanfranco di San Basilio. Nel 1248, l'imperatore Federico II concesse in perpetuo il casale et castrum di Militello in Val di Noto, col rango di baronia, al nobile Bonifacio de Camerana figlio di Oddone. Quest'ultimo era un milite lombardo che nel 1237 aveva ottenuto dall'imperatore il permesso di immigrare in Sicilia, col suo seguito di coloni lombardi, i quali andarono così ad accrescere il numero dei cosiddetti Lombardi di Sicilia. I Camerana tennero il feudo di Militello per alcuni decenni, fino a quando l'ultima esponente della famiglia, Maria Camerana, lasciò il feudo in eredità al figlio Abbo Barresi (1303). Nel 1337 il re di Sicilia Pietro II d'Aragona concesse al barone Abbo Barresi il privilegio di circondare di mura l'abitato, e di costruirvi all'interno il castello. Fu in seguito a questa circostanza, che l'abitato di Militello divenne una "terra" del regno (ossia città con capacità fiscale e militare). Nel 1473 il castello di Militello fu teatro di un drammatico delitto passionale ai danni di donna Aldonza Santapau, marchesa di Licodia, moglie del barone di Militello Antonio Piero Barresi. Falsamente accusata di adulterio dai cognati, questa fu uccisa dal marito insieme al presunto amante, il segretario Pietro Caruso, detto "Bellopiede" per la sua agilità nella danza. La fosca vicenda ha alimentato, nel corso dei secoli, una ricca produzione letteraria e di racconti popolari, inaugurando così la lunga serie di storie di drammi della gelosia siciliana, fra i quali il noto romanzo La baronessa di Carini di Salomone Marino, e la famosissima novella Cavalleria Rusticana di Giovanni Verga. Con i Barresi, inoltre, a metà del XVI secolo, il feudo assurse alla dignità di marchesato. Estinta la dinastia dei Barresi, con il matrimonio tra Caterina Barresi e Fabrizio Branciforte, principe di Butera e conte di Mazzarino, nel 1571 la città passò ai Branciforte, uno dei casati più importanti di Sicilia, che la tennero fino all'abolizione della feudalità (1812). Il periodo compreso fra i secoli XVI e XVIII fu un'epoca di grande splendore per la città, e in particolare gli anni della signoria del principe Francesco Branciforte (1575-1622) e della consorte Giovanna d'Austria (figlia di don Giovanni d'Austria e nipote dell'imperatore Carlo V d'Asburgo, re di Spagna), e della loro figlia Margherita d'Austria e Branciforte (1605-1649), sposa di Federico Colonna duca di Tagliacozzo. Durante il loro governo, la città si arricchì di nuovi edifici e fondazioni, come la nuova ala del castello, chiese, monasteri, palazzi per l'amministrazione, fontane pubbliche, una grande biblioteca e una stamperia tra le prime del Regno di Sicilia, dove nel 1617 fu pubblicato il trattato Il giuoco degli scacchi di Pietro Carrera, importante testo di riferimento della scacchistica moderna (famoso per la cosiddetta difesa siciliana).

Militello. Rovine della torre-dongione normanna (XII sec.)

Il terribile terremoto dell'11 gennaio 1693 distrusse molti di questi monumenti, anche se la felice ricostruzione del secolo successivo portò alla realizzazione di gioielli di grande pregio architettonico, come le nuove chiese parrocchiali di Santa Maria della Stella e di San Nicolò, e nuovi palazzi nobiliari. Fra le fondazioni più importanti di Francesco Branciforte va menzionato il grandioso monastero di San Benedetto (1616), vero cuore pulsante della vita economica e culturale della città. Intorno al 1735 ne divenne priore Vito Maria Amico, erudita, scrittore e storico di grande fama (Carlo di Borbone, re di Napoli e di Sicilia, lo nominò nel 1751 ''regio storiografo''). Questi, durante il suo soggiorno militellese, raccolse fossili e reperti archeologici nel territorio intorno alla città, da destinare al Museo di antichità greco-romane da lui fondato insieme alla Biblioteca nel Monastero di S. Nicolò l'Arena di Catania. In età moderna, oltre all'agricoltura, a Militello erano fiorenti molteplici attività economiche, come la produzione della polvere da sparo, della seta, della salsola (sali di potassio per fare il sapone), della colla, la concia delle pelli (vi era impiegato il 10% della popolazione), la molitura dei cereali (tutti i mulini lungo i corsi d'acqua erano proprietà del marchese), la lavorazione del tabacco, anche da fiuto (qui nacque il marchio "Tabacco Branciforte"). Non è raro in questo periodo vedere le maestranze lavorative organizzarsi in confraternite religiose, animando ulteriormente la vita della città con feste e processioni. Con la morte di Giuseppe Branciforte (1675), vicario generale del Regno di Sicilia sotto Carlo II d'Asburgo, nessuno dei marchesi di Militello risiedette più nella città, e nel corso del XVIII sec. l'amministrazione del feudo venne delegata a funzionari locali, esponenti dell'aristocrazia militellese, come i Majorana. Ultimo signore di Militello fu Michele Ercole II Branciforte, che tenne il feudo dal 1799 al 1812. Con l'abolizione del feudalesimo, a Militello si affacciò una nuova classe dirigente, composta da nobili, clero e ricchi proprietari terrieri, rappresentata dalle famiglie Majorana, Baldanza, Reforgiato, Reina e altre. I Majorana, in particolare, divennero protagonisti assoluti della vicenda politica di Militello lungo tutto l'Ottocento e i primi del Novecento. Con la creazione del nuovo Stato Unitario Italiano (1861) la condizione economica e sociale di Militello non migliorò, anzi la soppressione degli ordini religiosi e l'incameramento dei monasteri che ne seguì (1867) sottrasse alla città le sue principali agenzie d'impiego e le sue più importanti istituzioni assistenziali. Un nuovo avvio di crescita demografica e di ripresa dell'edilizia pubblica si avrà soltanto a partire dai primi decenni del XX secolo (in questi anni venne realizzata la Villa comunale "Vittorio Veneto", l'Ospedale "Basso Ragusa", l'Istituto "Melchiorre Bisicchia", la Scuola elementare "Pietro Carrera", ecc.), con una appendice fra gli anni '70 e '80. In età più recente, la storia di Militello non è diversa da quella della maggior parte dei piccoli comuni siciliani, in cui a una economia basata essenzialmente sull'agricoltura e su una modesta attività artigianale fa riscontro una forte emigrazione e un costante calo demografico. Per la ricchezza del suo patrimonio artistico-monumentale, Militello nel 2002 ha ottenuto il riconoscimento UNESCO, venendo inserita fra le città del Val di Noto dichiarate bene dell'umanità. Un riconoscimento prestigioso dal quale sperare un rilancio della cittadina, soprattutto sotto il profilo turistico, economico e culturale.

Stemma Comune di Militello in Val di Catania.png
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Città tardo barocche del Val di Noto (Sicilia sud orientale)
(EN) Late Baroque Towns of the Val di Noto (South-Eastern Sicily)
MilitelloCT-Cattedrale.JPG
Tipo architettonico
Criterio C (i) (ii) (iv) (v)
Pericolo no
Riconosciuto dal 2002
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Stemma della città[modifica | modifica sorgente]

  • Descrizione Araldica dello Stemma. Arma: sfondo azzurro, guerriero latino vestito di porpora, armato di lorica e gambali d'argento, di calzari ed elmo, impugnante con la destra una lancia di legno al naturale in palo, con la sinistra uno scudo rotondo d'argento con buccio d'oro, fermo in maestà sulla terrazza erbosa di verde, segni esterni di Comune.
  • Blasonatura del Gonfalone. Drappo partito di bianco e d'azzurro, caricato dell'arma comunale sormontata da corona turrita d'argento, circondata fin quasi a lambire la corona, da un ramo di alloro da un lato di quercia dall'altro, rami trattenuti in basso da un nastro aureo armato su fregi d'argento, con la scritta "Comune di Militello in Val di Catania" ad arco sopra il tutto.
  • Caratteristiche Stemma. Colori: Argento, Azzurro, Oro, Porpora, Verde.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Nel 2002 l'UNESCO ha riconosciuto il Val di Noto Patrimonio dell'Umanità inserendovi, oltre a Militello in Val di Catania, anche le città di Caltagirone, Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa e Scicli.

Chiese urbane[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa Santuario di Santa Maria della Stella.
  • Chiesa Santuario di Santa Maria della Stella. Edificata a partire dal 1722, in sostituzione dell'antica chiesa di Santa Maria della Stella (oggi detta Santa Maria la Vetere) distrutta dal terremoto del 1693, fu aperta al culto nel 1741. La chiesa, dedicata alla Madonna della Stella,PATRONA PRINCIPALE della città, è collocata in cima ad una scenografica scalinata, e presenta un'armoniosa facciata barocca ricca di intagli affiancata da una poderosa torre campanaria.
  • Chiesa Madre di San Nicolò e del Santissimo Salvatore
    Chiesa Madre S. Nicolò-SS. Salvatore (XVIII sec.)
    Chiesa dal profilo ampio e slanciato, fu edificata a partire dal 1721 e completata con la cupola e il transetto nei primi anni del XX secolo. Della realizzazione del secondo ordine della facciata e del campanile, nella seconda metà del '700, fu incaricato il celebre architetto catanese Francesco Battaglia. Conserva al suo interno: una grande pala d'altare del 1761, entro macchina lignea, raffigurante la Predicazione di San Nicolò di Vito D'Anna; alcuni pregevoli altari di recupero, tra cui spicca la seicentesca cappella della Pietà da San Nicolò il Vecchio; le pregevoli statue di San Nicola in cattedra e Santa Lucia del XVII secolo e un bel gruppo scultoreo di fattura napoletana raffigurante la Sacra Famiglia del 1748. Custodisce inoltre la statua lignea del Santissimo Salvatore, opera matura dello scultore palermitano Girolamo Bagnasco (1759-1832) del 1818, arricchita da un elegante fercolo con angeli sorreggenti una corona realizzato nel 1842 dal ragusano Corrado Leone. Dal 1981 i locali sotterranei delle vecchie cripte cimiteriali della chiesa ospitano il Museo San Nicolò, importante istituzione museale che custodisce ed espone al pubblico notevoli opere d'arte e sacre suppellettili provenienti dalla Chiesa Madre e dalle sue chiese filiali.
  • Chiesa ed ex Abbazia di San Benedetto.
    Chiesa ed abbazia di San Benedetto (XVII sec.)
    Voluto dal principe Francesco Branciforte e dalla moglie Giovanna D'Austria, e completato dalla figlia Margherita, il maestoso complesso benedettino di Militello (secondo in Sicilia per dimensioni solo a quelli di Catania e Monreale) fu costruito tra il 1616 e il 1646, forse su disegno del padre Valeriano De Franchi. Fu solo in parte danneggiato dal terremoto del 1693 e le parti rovinate ricostruite e completate nel 1725. Presenta all'interno dell'ampia navata capolavori di eccezionale fattura come: L'Ultima Comunione di San Benedetto di Sebastiano Conca (1680-1764); un busto reliquiario in argento raffigurante San Benedetto del XVIII sec; la bellissima statua seicentesca della Vergine del Rosario (o delle Vittorie) di bottega napoletana, donata all'abbazia da Giovanna d'Austria in omaggio alla Vergine per la vittoria del padre don Giovanni d'Austria contro i Turchi nella Battaglia di Lepanto; lo straordinario coro dei monaci del 1734, in legno intagliato, raffigurante i misteri del Santo Rosario e scene della vita di San Benedetto; la decoratissima cappella del Santo Bambino, caratterizzata da un ricco ciborio a gradoni in legno dorato e da notevoli affreschi che incorniciano la tomba del principe fondatore, di suo fratello Vincenzo (abate di Nuovaluce) e di due figli.
  • Chiesa di Santa Maria la Vetere (Monumento Nazionale).
    Santa Maria la Vetere. Lunetta del portale (1506)
    Edificata dai Normanni intorno all'anno 1090, fu la prima chiesa sacramentale di Militello e per secoli parrocchia dei feudatari del luogo che vi esercitarono il diritto di patronato in virtù dell'Apostolica Legazia di Sicilia. Distrutta e riedificata più volte nel corso dei secoli, in forme sempre più monumentali, subì l'ultima parziale distruzione a causa del terremoto del 1693. Spogliata di molti elementi architettonici che servirono alla costruzione in altro sito della nuova chiesa di Santa Maria della Stella, fu riadattata al culto grazie al tamponamento dell'unica navata superstite. Conserva oggi: tracce di un affresco bizantineggiante riferibile alle fasi edilizie più antiche; capitelli e fregi medievali, tra i quali alcuni in stile anglo-normanno; una volta a crociera costolonata del '400; un magnifico portale policromo tardogotico con un ricco ciclo di sculture completato nel 1506, forse da Antonello Gagini, e sormontato da un protiro sostenuto da leoni stilofori; pilastri e finestroni incorniciati da cariatidi a seno nudo in stile manieristico, e alcune ornatissime cappelle gentilizie in pietra policroma arricchite da colonne tortili del XVII sec. In fondo all'unica navata superstite è collocata una bella statua in pietra di scuola gaginesca raffigurante Santa Maria della Provvidenza della metà del '500. All'interno, come all'esterno, un complesso di sepolture e ipogei di epoche diverse, fra cui si segnala un oratorio rupestre con croci e simboli templari (detto "Cripta dello Spirito Santo"), e una vasca battesimale anch'essa con croce templare.
  • Chiesa del Santissimo Sacramento al Circolo.
    Chiesa del SS. Sacramento "al Circolo" (1724)
    Chiesa votiva edificata nel 1724 su progetto dell'architetto militellese don Antonino Scirè Giarro, era destinata all'esposizione perpetua del Santissimo Sacramento. Presenta una singolare facciata barocca a intaglio dal profilo concavo di chiara impronta borrominiana. All'interno, decorato da stucchi settecenteschi, conserva la pregevole statua con relativo fercolo di Sant'Antonio Abate in cattedra del 1575, opera dello scultore bivonese Antonio De Mauro, proveniente dalla scomparsa chiesa omonima. Alcune delle opere d'arte di questa chiesa negli anni passati sono state oggetto di furto, altre invece sono state trasferite in Santa Maria della Stella per maggior tutela.
  • Chiesa di Sant'Antonio di Padova (o Sant'Antonino). Fu edificata nel 1503 per interessamento della confraternita omonima, nel luogo dove, secondo la tradizione locale, sostò Sant'Antonio di Padova durante il suo viaggio da Lentini a Vizzini nel 1223 (secondo viaggio in Sicilia). La chiesa, rimaneggiata più volte nel corso dei secoli, presentava sei cappelle a intaglio di stile rinascimentale, alcune delle quali ancora visibili. Oltre alla devozione al santo titolare, in essa era coltivata la devozione alla Vergine di Monserrato della quale si conservava una statua realizzata da Matteo Frazzetto nel 1583 e poi rifatta nel '700 (oggi al Museo San Nicolò). La presenza di una cappella chiamata del Santo Sepolcro, corredata da un gruppo scultoreo in creta raffigurante la Deposizione di Gesù (oggi scomparso), e di una croce di Malta sulla facciata fanno pensare ad un collegamento tra la confraternita di questa chiesa e qualche ordine gerosolomitano. Del tutto singolare è il cupolino del 1574 con lanterna cieca esagonale che sovrasta l'area presbiteriale (ex cappella del Santo Sepolcro): caratterizzato da una volta a vela su base ottagonale con pennacchi angolari a gradoni aggettanti, rimanda ad analoghe soluzioni dell'architettura medievale di Sicilia, filtrate alla luce del nuovo linguaggio del Rinascimento importato forse, in questo caso, da Giandomenico e Antonuzzo Gagini attivi a Militello in quegli anni.
  • Chiesa del Santissimo Crocifisso al Calvario. Venne costruita come cappella votiva nel 1617, in cima ad una collina (il monte Caruso) non lontana dal vecchio abitato, dove, alcuni anni prima, la Congregazione del Santissimo Crocifisso aveva innalzato una croce a ricordo del Golgota. Successivamente fu ampliata e assunse la forma di una croce con l'aggiunta di tre absidi sormontate da un tiburio cieco ottagonale, come oggi si vede. Appartiene a questa prima fase edilizia la pregevole cappella a intaglio con reliquiario dell'altare maggiore. Danneggiata dal terremoto del 1693 (nel crollo morirono un centinaio di fedeli radunati in preghiera), a metà '700 fu riparata e arricchita di stucchi, altari, arredi sacri, e di un pregevole Crocifisso oggetto di una particolare venerazione in quaresima. Nel 1740 furono commissionati al pittore catanese Giovanni Meli le grandi tele collocate lungo le pareti della navata, raffiguranti: Cristo al Calvario (trafugata), Cristo deriso, Cristo flagellato e Cristo nell'orto. Nel 1762 il celebre architetto Francesco Battaglia disegnò il portico che chiude la facciata, sotto il quale il venerdì santo di ogni anno si svolge il celebre e suggestivo rito della crocifissione di Gesù.
  • Chiesa confraternale della Madonna della Catena.
    Chiesa Madonna della Catena. Interno.
    Questa bellissima chiesa fu costruita una prima volta nel 1541. Nel 1616 divenne sede della confraternita del Santissimo Crocifisso al Calvario che nel 1652 si prese cura della sua riedificazione. All'esterno presenta un affaccio ricco di intagli che si distingue per il caratteristico motivo a graticcio, tipico dei lapicidi militellesi. All'interno presenta invece un'eccezionale decorazione a stucco bianco e dorato, opera di artisti acesi, raffigurante i Misteri Gaudiosi del Santo Rosario nel registro superiore, e dodici statue di Sante Siciliane (Agata, Agrippina, Anastasia, Apollonia, Barbara, Caterina, Febronia, Lucia, Maddalena, Margherita, Orsola, Rosalia) incorniciate da putti, festoni e cornucopie, in quello inferiore. A completare l'insieme un magnifico soffitto ligneo a cassettoni del 1661 e una bella cantoria lignea dove era collocato l'organo (ora trasferito nella navata). Nell'altare maggiore, rifatto nel XIX secolo, è collocata la statua della Madonna della Catena, in passato vi era collocata una grande tela raffigurante la Madonna della Catena tra sante vergini del XVIII sec., oggi al Museo San Nicolò per ragioni di sicurezza.
  • Chiesa confraternale di San Michele Arcangelo (o dei Santi Angeli Custodi). Fu edificata nel 1639 per iniziativa di alcuni sacerdoti della città, noti per lo zelo nelle opere di carità, nel luogo dove già dai primi del '500 sorgeva una piccola chiesa dedicata a San Michele con annesso il vecchio ospedale della città retto dalla Compagnia dei Bianchi. Trasferito l'ospedale in altro luogo, e cessata la cura della chiesa da parte della Compagnia, nel 1657 divenne la sede della nuova Congregazione di Maria Santissima degli Agonizzanti, ancora oggi attiva, che aveva lo scopo di offrire conforto ai moribondi e degna sepoltura agli indigenti. Restaurato a seguito del terremoto del 1693, l'edificio presenta nella volta pregevoli stucchi in stile rococò, e uno splendido pavimento in ceramica calatina del 1768 (nel 2000 alcune maioliche del pavimento sono state oggetto di furto). La chiesa possiede anche due tele raffiguranti gli Arcangeli Michele e Raffaele, e un prezioso organo positivo dei primi del '700 ora trasferiti in Santa Maria della Stella per ragioni di sicurezza.
  • Chiesa confraternale di San Sebastiano. Menzionata per la prima volta nel 1504, fu sede dell'omonima confraternita collegata forse all'Ordine di Malta (come si evincerebbe dalle insegne presenti in facciata). Nel 1572 divenne meta di devoti e pellegrini che acclamarono San Sebastiano martire compatrono di Militello, per aver liberato dal flagello della peste la città. Distrutta dal terremoto del 1693, fu rifatta nel 1702 inglobando nella facciata il portale della chiesa cinquecentesca. Presenta in tutto tre altari e all'altare maggiore conserva la statua di San Sebastiano con fercolo ligneo, incorniciata da una magnifica cappella di pietra ad intaglio in stile barocco del 1708. Altri arredi, paramenti e sacre suppellettili, compreso l'argenteo reliquiario di San Sebastiano, sono esposti presso il Tesoro di Santa Maria della Stella.
  • Chiesa confraternale delle Anime Sante del Purgatorio.
    Chiesa del Purgatorio. Interno.
    Dedicata ai Santi Vito e Gregorio Magno, ma meglio conosciuta come il Purgatorio, fu costruita nel 1613 in sostituzione della vecchia chiesa di San Vito, sita altrove e ormai in rovina. Danneggiata parzialmente dal terremoto del 1693, fu immediatamente riparata. Ad unica navata e con tre altari in tutto, è decorata all'interno da pregevoli e fastosi stucchi policromi con figure allegoriche e presenta un grandioso altare maggiore a gradoni in legno dorato a zecchino, sormontato da un tronetto per l'esposizione del Santissimo Sacramento. Completava l'altare una pregevole pala raffigurante la Messa di San Gregorio (1619) di Alfio Marotta, recentemente rubata. La chiesa possiede inoltre una bella cantoria decorata a intaglio dove è collocato l'organo.
  • Chiesa di Santa Maria dello Spasimo. In origine solo una cappella rupestre situata nella parte alta della città verso ponente, menzionata in un atto del 1517. In essa i vescovi di Siracusa in visita pastorale a Militello indossavano gli abiti pontificali, trovandosi essa lungo l'antico tracciato che collegava Militello a Mineo, Vizzini e Caltagirone. Venne sostituita da una nuova chiesa in muratura nel 1568, posta a breve distanza dall'antica. Questa non fu danneggiata dal sisma del 1693 e presenta oggi un bel portale a intaglio (realizzato probabilmente dalle maestranze operanti in città, a metà '700, al seguito di Francesco Battaglia), graziosi stucchi settecenteschi e i venerati simulacri della Addolorata e della Madonna dell'Aiuto.
  • Chiesa ed ex monastero benedettino femminile di San Giovanni Battista (o la Badìa). Questo monastero benedettino femminile fu fondato intorno al 1470 dalla contessa Eleonora Speciale, sposa del barone Blasco II Barresi di Militello e figlia del viceré di Sicilia Niccolò Speciale. Danneggiato dal terremoto del 1693 e restaurato successivamente, conserva ancora alcune delle strutture originarie, come un bel portale di stile rinascimentale. Come tutti gli altri monasteri di Sicilia subì gli effetti delle Leggi eversive del 1866 che trasferirono la proprietà dell'edificio allo Stato italiano e quindi al Comune di Militello che ne ricavò abitazioni vendute a privati. Solo la chiesa fu riscattata e passata di proprietà alla Parrocchia di Santa Maria della Stella. L'unica navata è impreziosita da un bel pavimento settecentesco in maiolica calatina a disegno seriale e presenta in tutto tre altari, oltre al coro delle monache in cantoria. Nell'altare maggiore è conservata una settecentesca statua di San Giovanni Battista, un tempo protetta da una tela raffigurante il Battesimo di Gesù nel Giordano (ora in Santa Maria della Stella). Gli altri due altari esibivano invece due belle tele di Alessandro Comparetto raffiguranti rispettivamente la Natività di San Giovanni (1631) e la Decollazione di San Giovanni (1634). Per ragioni di sicurezza le tele, insieme ad altre sacre suppellettili (tra cui una pisside del '400), sono oggi custodite nel Tesoro di Santa Maria della Stella.
  • Chiesa ed ex monastero benedettino femminile di Sant'Agata.
    Chiesa di Sant'Agata. Altare maggiore.
    La chiesa e il primo reclusorio furono costruiti agli inizi del '500, grazie alle offerte di devoti militellesi che desideravano erigere nella loro città una chiesa dedicata alla martire catanese. Questa iniziativa, alcuni decenni dopo, fu ripresa dai signori della città che dotarono il reclusorio adibendolo a collegio per "povere zitelle". Danneggiato in parte dal terremoto del 1693, il monastero fu riparato e ampliato nel 1695 dal principe Carlo Maria Carafa Branciforte, marchese di Militello, che vi insediò la clausura delle monache benedettine. La facciata della chiesa fu invece rifatta nel tardo settecento a intaglio in forme neoclassiche, pur rimanendo incompleta. Espulse le monache nel 1869, a seguito della soppressione da parte dello Stato italiano, il locali del monastero furono venduti a privati che ne ricavarono abitazioni, la chiesa invece fu trasferita di proprietà alla matrice. L'interno ad aula, semplice nelle decorazioni, custodisce la pregevole cappella seicentesca dell'altare maggiore in pietra policroma di stile manierista (molto simile alla cappella dell'altare maggiore della chiesa del Purgatorio e alla cappella della Natività di Santa Maria la Vetere), questa fa da cornice alla statua con fercolo della Madonna delle Grazie. Sono anche custodite al suo interno le seicentesche statue di Sant'Agata di altre Vergini Martiri. Sono poi ancora presenti la bella grata in cantoria che chiudeva il coro delle monache e un settecentesco organo a canne della bottega dei Platania di Acireale.
  • Chiesa ed ex monastero agostiniano di San Leonardo Abate. Dedicata al santo eremita di Noblac, la chiesa fu costruita a metà del '500 come sede di confraternita. Successivamente i Branciforte vollero affiancarle un cenobio per trasferirvi i monaci Agostiniani che fino ad allora erano ospitati in un piccolo monastero fuori città (oggi detto il Conventazzu). I lavori furono completati nel 1630, l'anno successivo i monaci si trasferirono e la confraternita si sciolse. Chiesa e monastero non subirono i danni del terremoto del 1693. Tuttavia a seguito della soppressione degli enti ecclesiastici del 1866 la chiesa andò in disuso (anche per via dell'abbassamento del livello stradale che ne rese impraticabile l'accesso), mentre i locali del monastero furono adibiti a scuole pubbliche fino agli anni '50 del XX secolo. L'intero complesso è oggi in rovina. Della chiesa si individuano appena gli stucchi seicenteschi e i resti dell'altare maggiore all'interno, e un semplice fregio sul portale d'ingresso all'esterno. Vi si conservava una bella statua seicentesca raffigurante San Leonardo Abate, una raffinata Madonna di Trapani del '400 in alabastro e numerose altre opere d'arte (tele, marmi e sacre suppellettili) oggi esposte presso il Museo San Nicolò.
  • Chiesa ed ex convento di San Domenico dei Frati predicatori. I frati domenicani giunsero a Militello nel 1536, per volere dei Barresi, e qui si insediarono presso la chiesa dell'Annunziata fuori città, rimanendovi fino agli inizi del '600. Successivamente il principe Francesco Branciforte, per agevolare il controllo sulla città da parte della Santa Inquisizione, volle trasferire la sede dei domenicani in città, e fece edificare loro la nuova chiesa e il nuovo convento che furono inaugurati nel 1613. Danneggiati dal terremoto del 1693, furono entrambi presto rifatti. La chiesa che oggi si vede, una delle più grandi di Militello, è caratterizzata da un'ampia facciata classicheggiante, con timpano a guglie, e da un interno ad aula, decorato da stucchi, con profondo presbiterio. Custodiva al suo interno sei cappelle a intaglio, tra le quali spiccava quella della Madonna del Rosario con una tela di Mario Minniti del 1620 (oggi dispersa). Sebbene il convento e la chiesa subirono gli effetti della soppressione del 1866, quest'ultima rimase in funzione ancora fino a metà '900, quando ormai pericolante fu definitivamente spogliata di tutti gli arredi e abbandonata (alcune opere superstiti sono in Santa Maria della Stella e San Benedetto). I locali del convento ospitarono invece un asilo infantile (Asilo Laganà Campisi), scuole e abitazioni private. Fortunatamente l'intero complesso a inizio XXI secolo è stato recuperato e valorizzato. La chiesa è adibita oggi ad Auditorium Comunale, l'ex convento ospita invece uffici comunali, la Biblioteca Comunale "Angelo Majorana", il Museo Civico e la Pinacoteca Civica "Sebastiano Guzzone".
  • Chiesa ed ex convento di San Francesco d'Assisi dei frati Minori Osservanti (o dell'Immacolata). Secondo un'antica tradizione, suffragata da riscontri documentali, il convento fu fondato nel 1235 da frate Paolo da Venezia, discepolo di San Francesco d'Assisi. Fu uno dei primi conventi francescani di Sicilia. Ricostruito più volte a seguito di eventi calamitosi e dell'usura del tempo, di esso oggi rimane la sola chiesa, in quanto il resto dell'edificio conventuale fu demolito negli anni '40 del XX secolo per riutilizzarne i materiali altrove. Dell'antico convento si individuano solo la cisterna e alcuni conci di raccordo del portico colonnato del chiostro. L'8 dicembre di ogni anno vi si celebra la festa dell'Immacolata Concezione di Maria, della quale si conserva una pregevole statua lignea policroma realizzata nel 1693 dallo scultore Camillo Confalone. La chiesa era arricchita anche da diverse tele d'autore (alcune di Filippo Paladini) raffiguranti prevalentemente santi francescani, oggi trasferite presso il Museo San Nicolò.
  • Chiesa e convento di Santa Maria degli Angeli dei frati Cappuccini. Il convento dei frati Cappuccini di Militello fu voluto nel 1575 da Caterina Barresi, pochi anni dopo la morte del fratello Vincenzo primo marchese di Militello. Accanto al convento esisteva già una piccola chiesa che tuttavia fu ricostruita nel 1582. L'edificio resistette alle scosse del 1693, le poche parti rovinate furono rifatte e completate nel 1709. La chiesa ad unica navata presenta diverse cappelle a intaglio e uno straordinario altare maggiore in legno che fa da cornice alla superba pala con Santa Maria degli Angeli e sei santi dipinta nel 1612 da Filippo Paladini. La pala nasconde inoltre uno straordinario reliquiario a intaglio del 1777 che conserva oltre cinquecento reliquie di santi. In un altare della chiesa è esposto il corpo di San Feliciano Martire, qui traslato da una basilica romana. Il convento in passato fu sede di noviziato e ospitò diversi capitoli provinciali dell'Ordine. A seguito della soppressione del 1866 l'edificio passò al demanio ma fu presto riscattato. Fino ai primi anni '80 del XX secolo era abitato dai frati. Oggi per mancanza di religiosi la chiesa, proprietà della Provincia Cappuccina di Siracusa, è affidata ai religiosi del convento cappuccino di Augusta (SR), che una volta al mese vi celebrano la Messa. Il convento è affidato in comodato d'uso ad un ente assistenziale.
  • Chiesa ed ex convento di San Francesco di Paola all'Annunziata dei Frati minimi.
    F. Frazzetto. Annunciazione (1552)
    Inizialmente intitolata a Santa Maria Annunziata, questa chiesa fu voluta dal barone di Militello Antonio Piero Barresi intorno al 1480. Pochi decenni dopo, tra il 1503 e il 1515, fu notevolmente ingrandita e le fu affiancato un cenobio dove si insediarono i frati Domenicani. Nel 1613 i Domenicani si trasferirono presso il nuovo convento fatto costruire per loro dal principe Francesco Branciforte al centro della città, e al loro posto si insediarono i frati Minimi di San Francesco di Paola. Questi ultimi vollero intitolare la chiesa al loro fondatore e riedificare il cenobio rimanendovi fino al 1866, anno in cui il complesso fu sequestrato dallo Stato italiano e passato di proprietà al Comune di Militello, che a sua volta lo cedette alla Congregazione della Carità per adibirlo a nosocomio. La chiesa di inizio '500, ad unica navata, presentava all'esterno un portico sostenuto da colonne sotto il quale erano raffigurate in affresco la Gloria del Paradiso e le Pene del Purgatorio; all'interno possedeva invece tre cappelle in pietra bianca riccamente scolpite. Danneggiata dal terremoto del 1693, fu riparata e decorata di semplici e graziosi intagli nella facciata e di pregevoli stucchi tardo-barocchi all'interno, ancor oggi visibili. Solo gli stucchi dell'altare maggiore, che fanno da cornice alla statua di San Francesco di Paola, sono precedenti al terremoto. Numerose opere d'arte, preziosi paramenti e sacre suppellettili si conservavano in questa chiesa, anche per via del patronato esercitatovi dai signori della città, in particolare: una bellissima tavola del 1552 del militellese Francesco Frazzetto raffigurante l'Annunciazione; una tela con Sant'Isidoro Agricola del 1630 dell'artista militellese Giovan Battista Baldanza jr.; e un tronetto in legno dorato donato nel 1718 dal principe di Butera e marchese di Militello Nicolò Placido III Branciforte. Molte di queste opere d'arte sono oggi esposte presso il Museo San Nicolò. La chiesa, rimasta in funzione fino ai primi anni 2000, versa oggi in stato di abbandono e necessiterebbe di urgente restauro.

Chiese extraurbane[modifica | modifica sorgente]

  • Chiesa di Santa Maria delle Grazie fuori le mura. Fu costruita nel 1504 per volere della baronessa Costanza Barresi e Speciale, figlia di Blasco II Barresi barone di Militello. Edificata fuori l'abitato, era situata sulla vecchia strada che collegava Militello a Scordia. Risparmiata dal terremoto del 1693, conserva ancora l'originale sacrestia con volta a tutto sesto in pietra levigata. Fino a qualche anno fa era ancora leggibile l'immagine della Madonna delle Grazie dipinta all'interno di un'edicola sul fianco Est. Il 2 luglio di ogni anno è meta di un devoto pellegrinaggio cittadino.
  • Chiesa della Santa Croce. Fu edificata a metà del '400 in cima ad un alto colle (680 m) sulla vecchia strada che collegava Militello a Mineo. Alcune leggende ne raccontano le origini ma più verosimilmente fu fatta edificare dai Barresi, signori della città, con lo scopo di marcare i confini del loro territorio oltre che assicurare i sacramenti ai contadini residenti in quelle contrade. Parzialmente crollata nell'Ottocento, e rifatta agli inizi del Novecento, la piccola chiesa conserva ancora alcune strutture originarie: l'arcata presbiteriale a sesto ribassato su cui s'imposta una volta a crociera costolonata di gusto tardogotico; sull'altare un affresco, più volte rimaneggiato e ormai molto danneggiato, raffigurante il Trionfo della Santa Croce. Il primo maggio di ogni anno vi si celebra la Santa Messa con concorso di popolo. In passato il giorno della festa era il tre maggio.
  • Chiesa del Santissimo Crocifisso al Franco. Situata a ridosso del greto del torrente Iatrini, lungo la provinciale per Catania, se ne ha notizia a partire dal XVIII secolo. Al suo interno, in corrispondenza dell'altare (rimosso), presenta un'immagine dipinta molto rovinata raffigurante il Crocifisso tra gli apostoli Pietro e Paolo. Oggi versa in stato di abbandono.

Chiese in rovina o scomparse[modifica | modifica sorgente]

  • Chiesa e monastero benedettino del Pirato.
    Ruderi monastero benedettino del "Pirato" (sec. XII).
    Fu il primo monastero di Militello. Secondo quanto narra Rocco Pirro (1577 - 1651), fu costruito nel 1154 per volere di Manfredi Del Vasto conte di Butera, figlio di Simone del Vasto conte dei Lombardi di Sicilia (nipote di Adelaide del Vasto moglie del gran conte di Sicilia Ruggero I). Il cenobio sorse non lontano dal vecchio abitato e fu affidato ai monaci benedettini. Anche la fondazione del monastero di Militello rientrava nella politica di latinizzazione della Sicilia favorito dall'immigrazione di genti lombarde e dall'introduzione di ordini religiosi legati alla Chiesa di Roma e alla lingua latina. Il luogo dove sorse il cenobio prese il nome di "Cava dei Monaci". Non si conosce il periodo in cui chiesa e monastero furono abbandonati.
  • Chiesa di San Nicolò il Vecchio (o la matrice vecchia). Edificata in età medievale, si sa con certezza che era attiva come chiesa sacramentale prima del 1308. Alcuni usi religiosi ad essa collegati suggeriscono che in essa si officiava inizialmente in rito greco (ad esempio, la benedizione dell'acqua nel giorno dell'Epifania), sostituito ben presto però da quello latino. Nel periodo del suo massimo splendore (sec. XVII), esibiva una magnifica facciata con torre campanaria a tre ordini (simile a quella del duomo di Enna). Completamente distrutta dal terremoto del 1693, è stata poi del tutto spogliata dei materiali da costruzione, degli arredi e delle opere d'arte, per l'edificazione in altro sito della nuova matrice. Al suo posto oggi sorge una piazza su cui si affacciano abitazioni private, che ne nascondono le esigue rovine.
  • Chiesa dei Santi Pietro e Paolo.
    San Pietro in cattedra (polittico del XV sec.). Particolare.
    Fu edificata nel Quattrocento per ospitare la confraternita del clero. Nella prima metà del '600 vi fu provvisoriamente trasferita l'amministrazione dei sacramenti della parrocchia di Santa Maria della Stella, distrutta da un incendio nel 1618 e in ricostruzione. Questa circostanza ha erroneamente indotto alcuni scrittori locali ad attribuirle un titolo parrocchiale mai posseduto. Ormai pericolante, fu demolita negli anni '60 del XX secolo per fare spazio ad una piazzetta. Di questa chiesa rimane soltanto un'edicola realizzata recuperando i conci del seicentesco portale d'ingresso e dell'altare maggiore. Da questa chiesa provengono alcune opere d'arte, tra cui lo straordinario polittico quattrocentesco su tavola raffigurante San Pietro in cattedra, riconducibile - secondo la critica - alla produzione artistica antonelliana. Il retablo è esposto oggi in una sala del Tesoro di Santa Maria della Stella.
  • Chiesa di Sant'Antonio Abate, Ospedale e Convento dei Fatebenefratelli. Di questa chiesa si aveva notizia già dalla metà del '400. Nel 1473 vi fu seppellita la baronessa Aldonza Santapau, fatta uccidere per gelosia dal marito Antonio Piero Barresi barone di Militello. Nel secolo successivo vi fu istituita la confraternita omonima che ivi aveva la propria fossa di sepoltura. Nel 1628, per volere della marchesa di Militello Giovanna d'Austria, le furono annessi l'ospedale e il convento dei Fatebenefratelli che furono attivi fino al 1866, anno in cui l'intero complesso fu sequestrato dallo Stato italiano e spopolato dei religiosi che lo abitavano. La chiesa, gravemente danneggiata dal terremoto del 1693 che determinò il crollo del campanile e della facciata e ricostruita nei decenni successivi, continuò a funzionare fino al 1929, anno in cui fu definitivamente demolita per fare posto alla nuova canonica della parrocchia di Santa Maria della Stella. Dell'antico ospedale rimasero solo alcuni ambienti adibiti poi ad abitazioni private. La chiesa, ad unica navata, presentava un ricco prospetto all'esterno e cinque pregevoli altari all'interno. Tutti gli arredi e le immagini sacre sfuggite all'incameramento da parte dello Stato Italiano furono trasferiti in Santa Maria della Stella, tra questi: il Sant'Antonio abate in cattedra del 1575 di Antonio De Mauro (oggi nella chiesa del Santissimo Sacramento al Circolo), con ricco e originale fercolo a bassorilievi; il Cristo alla colonna del XVII secolo della scuola del frate Umile da Petralia; un reliquiario argenteo raffigurante il santo monaco, del '700; una notevole Madonna con Bambino (o del Carmelo) in pietra policroma, riconducibile alla scuola di Antonello Gagini (1478-1536).
  • Chiesa di Santa Maria dell'Itria. Fu costruita su iniziativa della confraternita omonima nel 1538, a Est dell'abitato, non lontano dal convento di San Francesco d'Assisi, nei pressi di una grotta dove, secondo la tradizione, si rifugiò San Neofito primo vescovo di Lentini al tempo della Persecuzione di Decio. Vi si celebrava la festa annuale il martedì dopo Pasqua. Fu quasi certamente distrutta dal terremoto del 1693, dal momento che da allora non se ne hanno più notizie. I suoi materiali furono utilizzati per la costruzione della nuova matrice.
  • Chiesa di Santa Margherita. La chiesa viene citata nel testamento della contessa Eleonora Barresi e Speciale, baronessa di Militello, redatto nel 1500. Successivamente fu utilizzata come cappella privata dai baroni Majorana della Nicchiara ma già alla fine del XIX secolo era in rovina. I pochi resti furono rasi al suolo negli anni '20 per lasciare posto ad una piazzetta, dove una colonna, rimossa pochi anni fa, indicava il luogo dell'altare. Da questa chiesa proviene un bassorilievo in pietra raffigurante Sant'Agata in cattedra oggi in Santa Maria della Stella.
  • Chiesa di San Filippo d'Agira. Dedicata al santo sacerdote e taumaturgo morto ad Agira a metà del V secolo, era situata nei pressi dell'attuale Pozzo Comunale (in contrada San Filippo) all'entrata nord del paese. Sebbene sopravvisse al terremoto del 1693, andò progressivamente in disuso, ragion per cui nel 1724 il parroco della matrice di San Nicolò, cui questa chiesa era filiale, ne autorizzò la demolizione per riutilizzarne altrove i materiali.
  • Chiesa della Madonna della Misericordia. Questa piccola cappella fu costruita nel XVI secolo, nei pressi dell'attuale viale Regina Margherita, in suffragio delle vittime di un'epidemia di peste sepolte in quella contrada. Probabilmente distrutta dal terremoto del 1693, i suoi averi e pertinenze nel 1750 furono trasferiti alla Chiesa di San Nicolò.
  • Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria. Si trattava della cappella domestica dei signori di Militello all'interno del castello. A seguito del terremoto del 1693 non ne rimase traccia alcuna.
  • Chiesa di San Barnaba apostolo. Ricavata in epoca sconosciuta all'interno di una grotta nei pressi della chiesa di Santa Maria la Vetere, fu meta di pellegrinaggi per via di un rivolo d'acqua che fuoriusciva dalle pareti di roccia, ritenuta miracolosa. Quasi del tutto franata nei secoli successivi, di essa oggi si conserva solo il lacerto di un affresco cinquecentesco raffigurante il canuto "santo di Cipro" benedicente, erroneamente e ostinatamente scambiato da scrittori locali di metà '900 per un Cristo Pantocratore di età bizantina.
  • Chiesa di Santa Sofia vergine e martire. Sorgeva dirimpetto l'attuale chiesa del Purgatorio. Il tempio di culto era dedicato alla vergine costantinopolitana Sofia, martirizzata sul finire del II secolo. Il culto di questa santa era ed è molto diffuso in diversi centri del Val di Noto (Caltagirone, Chiaramonte Gulfi, Ferla, Mazzarino, Modica, Sortino). Già nel XVIII secolo di essa rimaneva solo un'edicola in rovina. Alcuni scrittori locali del XX secolo ne hanno erroneamente confuso il titolo con quello della più nota Santa Sofia (Cristo Sapienza di Dio) di Costantinopoli, attribuendole anche un antico titolo parrocchiale mai posseduto.
  • Chiesa di Santa Barbara. Si tratta di una ampia chiesa rupestre situata dirimpetto ai quartieri più antichi della città (San Vito, Santa Maria la Vetere), in posizione dominante rispetto a un abitato rupestre alto-medievale distribuito su più livelli, che dal titolo della chiesa prende il nome. In origine probabilmente soltanto una tomba, la grotta fu ampliata e utilizzata in più modi nel corso dei secoli. All'interno della chiesa sono rari e ormai compromessi gli elementi riconducibili all'uso cultuale, come alcune nicchie e un altare scavato sulla parete Sud.
  • Chiesa di San Vito.
    Ruderi del Conventazzu (XVI sec.)
    Sede della confraternita omonima fino ai primi del '600, era situata a Sud del vecchio abitato. Di essa rimane oggi solo un'edicola.
  • Chiesa di Santa Maria della Scala. Questa piccola chiesa era ricavata all'interno di una grotta naturale sul fianco di una rupe a Sud del paese; vi si celebrava la festa della Presentazione di Maria al Tempio, il 21 novembre di ogni anno, fino alla fine dell'Ottocento. Di essa rimangono l'altare e la volta del soffitto in conci.
  • Chiesa del Conventazzu. Situata fuori dall'abitato, e forse dedicata a San Marco, era annessa al romitorio che ospitò i monaci Agostiniani fino al loro trasferimento in città (sec. XVII). Le rovine che attualmente si vedono sono del Cinquecento. Il complesso monastico era impostato sui resti di una fortificazione greca.
  • Altre chiese scomparse: Santa Maria di Portosalvo, San Costantino, Santa Maria delle Grazie dentro le mura. Di queste chiese non rimane alcuna traccia e se ne ricorda a stento l'ubicazione.

Palazzi e Monumenti[modifica | modifica sorgente]

  • Castello Barresi-Branciforte.
    Castello Barresi-Branciforte (XIV-XVII sec.) e Porta della Terra.
    Costruito nel XIV secolo, probabilmente su un preesistente fortilizio di età sveva, era in parte addossato al circuito delle mura medievali e separato da un fossato sul lato Ovest. Sebbene di dimensioni più piccole, ricordava nell'impianto i castelli Maniace di Siracusa e Ursino di Catania. Presentava una pianta quadrata con torri cilindriche ai quattro vertici, e sul lato di Ponente un grande mastio adibito ad abitazione del signore. Subì diversi rifacimenti, specie a seguito del terremoto del 1542. Gli ultimi significativi interventi si devono al principe Francesco Branciforte (primo ventennio del '600), che smantellò il mastio per costruire una nuova ala a Sud, con funzione abitativa e rappresentativa, in linea con l'edilizia aristocratica del tempo. Gravemente danneggiato dal terremoto del 1693 e ulteriormente compromesso dall'azione del tempo e dall'aggressione degli uomini, di esso rimangono soltanto: la porta di ingresso alla corte Sud (detta Porta della Terra); due torri cilindriche e sale adiacenti, i grandi vani del trappeto, il bastione Sud sul lato dove era collocata la biblioteca, e qualche brano murario della cortina Nord. A Sud del castello, in asse con la Porta della Terra, sopravvive un'altra delle porte delle mura medievali della città, la Porta del Bastione.
  • Fontana della Ninfa Zizza. Originariamente nella corte Sud del castello, la fontana venne edificata nel 1607 per celebrare la realizzazione del primo acquedotto di Militello voluto dal principe Francesco Branciforte. In essa si ammirava il pregevole bassorilievo in marmo raffigurante la Ninfa Zizza di Giandomenico Gagini. Il bassorilievo originario, al fine di una sua maggiore tutela, è stato sostituito da una copia in gesso.
  • Torre normanna. Il sito, a lato della chiesa di Santa Maria la Vetere, suggerisce l'originario legame fra i due edifici, rivelando l’originaria natura castrale del luogo di culto. Ormai soltanto un rudere, la torre riflette la tipologia del dongione anglo-normanno (XI-XII sec.), e la sua duplice funzione residenziale e difensiva. Si tratta di una modesta costruzione quadrangolare, distribuita su più ordini di piani. Il piano terreno è addossato al fianco roccioso della collina, e al suo interno custodisce una interessante tomba a camera più antica (probabilmente di età greca); il primo piano, invece, sostenuto da una volta a botte in conci di pietra, presenta un’ampia finestra a Nord, con larga mensola. Del secondo piano sopravvive un brano del muro Est, e alcuni gradini della scala a chiocciola di raccordo. Trascurata a seguito della costruzione più a monte del castello Barresi (XIV sec.), la torre fu successivamente adibita ad ossario della parrocchia di Santa Maria della Stella, circostanza che ha oscurato del tutto, nella storiografia locale, il ricordo della sua primitiva funzione militare, in relazione alle origini normanne di Militello.
  • Palazzo Baldanza. È situato in via Baldanza. Fu costruito nel XVIII secolo, e occupa un intero isolato. È arricchito da un giardino lussureggiante cinto da mura.
  • Palazzo Baldanza-Denaro. Situato nell'odierna piazza San Benedetto (o piazza Municipio), fu costruito nel XVII secolo, e sopravvisse al terremoto del 1693. È attualmente sede dell'Associazione Turistica "Pro Loco".
  • Palazzo Iatrini I. Situato in largo Iatrini, è una splendida dimora gentilizia del XVIII secolo. All'esterno, un magnifico balcone sorretto da ricchissime mensole ad intaglio con maschere. All'interno presenta numerosi ambienti, comprendenti anche una accogliente corte con cisterna e giardino. Non si esagera se si ritiene questo il palazzo più bello di Militello.
  • Palazzo Iatrini II. È situato in via Porta della Terra, all'angolo con via Baldanza. La sua costruzione fu completata nel 1771.
  • Palazzo Liggieri (ex Reforgiato). Si tratta di un grande edificio che chiude per un intero lato piazza Vittorio Emanuele II. Oltre che per le dimensioni, questo edificio del XVIII secolo si caratterizza per i notevoli intagli barocchi dei balconi e del grande portale.
  • Palazzo Majorana della Nicchiara (o "dei Leoni"). Si trova in via Porta della Terra dirimpetto la chiesa di Santa Maria della Stella. Rara testimonianza dell'edilizia civile di epoca cinquecentesca, l'enorme edificio fu voluto dai Barresi come sede dell'amministrrazione della città. Sebbene rimaneggiato in epoche successive, e trasferito più volte di proprietà, presenta gli originali cantonali a bugnato, arricchiti da severi leoni in pietra di età medievale, certamente recuperati da edifici più antichi.
    Palazzo Majorana della Nicchiara (XVI-XVIII sec.). Sullo sfondo, il convento di San Domenico.
  • Palazzo Niceforo. Si trova in via Baldanza. Costruito nel XVIII secolo, presenta un ricchissimo portale a telamoni. È uno degli esempi più belli dell'edilizia aristocratica del dopo-terremoto.
  • Palazzo Oliva (ex Interlandi dei principi di Bellaprima). Situato in via Porta della Terra, risale ai secoli XVII-XVIIII. Presenta un'elegante finestra ad intaglio, di stile manierista, sul cui timpano è collocato un ricco stemma araldico in marmo.
  • Palazzo Reburdone. Situato in via Reburdone, questo edificio di stile manierista sopravvisse in parte al terremoto del 1693.
  • Palazzo Rejna dell'Aere del Conte. Situato in via Pietro Carrera, questo grande palazzo dalle forme severe, con spunti neoclassici, risale alla fine del XVIII secolo.
  • Palazzo Sciannaca. Si staglia fra piazza Sant'Agata e via Pietro Carrera, sulla quale si esibisce l'affaccio principale. Fu costruito nel XIX secolo in forme classiche, nello stesso luogo dove sorgeva l'antico palazzo d'estate dei Barresi. Nel 1936 vi nasce Pippo Baudo.
  • Palazzo Tineo. È situato in via San Sebastiano. Elegante palazzetto ricco di intagli barocchi, risale al XVII secolo.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[5]

Nel XVIII secolo la città di Militello, con i suoi 8.000 abitanti, si diceva in gergo che "contava" 3.500 fuochi, essendo ogni focolare domestico un nucleo familiare. Dopo l'Unità d'Italia, perse in parte il suo antico splendore, passando ad una fase di decadenza della sua storia, che perdura. Rimane una cittadina di modesta importanza demografica.

Ospedali[modifica | modifica sorgente]

Ospedale vecchio[modifica | modifica sorgente]

Il primo ospedale della città fu quello di San Michele in prossimità della chiesa degli Angeli Custodi. Questo funzionò dal XV agli inizi del XVII secolo. Successivamente, nel 1629, per volere di donna Giovanna d'Austria, sposa del principe Francesco Branciforte e marchesa di Militello, fu costruito con lascito perpetuo un nuovo ospedale affidato alla cura dei Fatebenefratelli di San Giovanni di Dio presso il loro convento. Distrutto dal terremoto del 1693, questo ospedale smise di funzionare per alcuni decenni fino a quando, nel 1721, fu ricostruito insieme al convento e alla annessa chiesa di Sant'Antonio Abate. Nel 1929 la chiesa e il convento, ormai pericolanti, furono demoliti per far posto alla nuova canonica di Santa Maria della Stella.

Ospedale nuovo[modifica | modifica sorgente]

La costruzione del nuovo ospedale ebbe inizio negli anni trenta del '900, inglobando lo stabile del convento dei Minimi di San Francesco di Paola, che pochi anni prima era stato adibito ad ospizio per anziani invalidi a seguito di un lascito del benefattore Saverio Pappalardo Lombardo (1912). Un nuovo padiglione invece, inaugurato nel 1933, fu dovuto alla munificenza del dott. Antonio Astuti, anch'egli artefice di un lascito disposto con proprio testamento del 1926, nel quale dichiarava di istituire per suo “erede universale l'ospedale di Militello”, al quale donava e legava tutti i suoi “beni urbani e rusticani”. L'ospedale civile, intitolato poi a Mario Basso Ragusa, è ancora oggi in funzione.

Mercati e fiere[modifica | modifica sorgente]

Il mercato a Militello in Val di Catania venne istituito nel secondo dopoguerra e si svolgeva (come oggi) una volta a settimana, il martedì. Nel 2001 il Comune decise di spostare la sede del mercato settimanale da piazza Sant'Agata e vie limitrofe all'attuale sede di viale Regina Margherita, sito più capiente e periferico, in modo da decongestionare il traffico nel centro cittadino. A Militello in Val di Catania esistevano anche alcune fiere storiche, come quella annuale di San Giuseppe che si svolgeva tra il 18 e il 26 marzo. Questa fiera andò in oblio già alla fine del Settecento. Si sperò di riattivarla, inutilmente, grazie ad un regio decreto del 1845. L'annuale fiera di Santa Maria della Stella, invece, fu istituita nel 1446 per privilegio del re di Sicilia Alfonso I d'Aragona, era una fiera franca e si svolgeva dall'1 al 15 settembre. Era una fiera ricchissima, tra le più importanti del Regno di Sicilia, che attirava commercianti da tutta l'isola. Vi si poteva trovare ogni genere di mercanzia ed alimentari; per secoli fu molto fiorente. Quest'ultimo appuntamento perse importanza nell'Ottocento, sino a scomparire del tutto agli inizi del XX secolo.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Scuole e istruzione[modifica | modifica sorgente]

  • Istituto comprensivo "Pietro Carrera". Comprende: Scuola dell'Infanzia, Scuola Primaria e Scuola Secondaria di primo grado.
  • Istituto d'istruzione secondaria superiore "Vittorio Emanuele Orlando". Comprende: Istituto Tecnico Commerciale a indirizzo giuridico-economico; Istituto Tecnico per Geometri; Istituto d'Arte.

Biblioteca comunale "Angelo Majorana"[modifica | modifica sorgente]

Istituita nel 1910, ne fu fondatore il direttore didattico Giuseppe Musumeci Ristagno. Possiede un patrimonio librario di circa 40.000 volumi con un fondo antico di oltre 2.000 tomi che vanno dalla fine del XV agli inizi del XX secolo. A questi si aggiunge una fornitissima raccolta di dischi in vinile, compact-disc e videocassette custodite in una sala multimediale. Il numero degli iscritti al prestito è di circa 2.500 utenti.

Musei e gallerie[modifica | modifica sorgente]

  • Museo Civico e Archivio Storico "Sebastiano Guzzone" inaugurato nel 2007.
    Museo d'arte sacra "San Nicolò".
  • Museo d'arte sacra "San Nicolò". Inaugurato nel 1985 è ospitato nei locali delle antiche cripte di sepoltura della Chiesa Madre. Il suggestivo allestimento evidenzia il valore e la bellezza degli oggetti esposti: una ricca collezione di paramenti liturgici dei secoli XVII-XVIII; i tesori di alcune chiese cittadine, tra cui gli argenti della chiesa di Santa Maria della Catena e gioielli votivi; gli ex voto ed il corredo liturgico della chiesa di Sant'Agata. Chiude la visita la pinacoteca con la pala della Annunciazione di Francesco Frazzetto (1555), lo Attentato a San Carlo Borromeo del toscano Filippo Paladini (1612), caratterizzato da un certo luminismo caravaggesco, la dolce Immacolata del Vaccaro e molte altre tele.
  • Tesoro di Santa Maria della Stella, inaugurato nel 1995.
  • Museo d'arte contemporanea "Antonio Cannata".
Tesoro di Santa Maria della Stella
  • Galleria d'arte contemporanea "Baldanza", inaugurata nel 2007.

Teatri e Cinema[modifica | modifica sorgente]

Il primo progetto di un teatro civico a Militello risale al 1871, anche se si deve aspettare fino al 1887 per vedere l'avvio dei lavori, questa volta su progetto del grande architetto palermitano Giovan Battista Filippo Basile (figlio adottivo del botanico, di origini militellesi, Vincenzo Tineo), autore del più famoso Teatro Massimo del capoluogo siciliano. A qualche anno dall'inizio dei lavori, tuttavia, la scomparsa del Basile (1891) determina l'interruzione dell'opera e il definitivo abbandono del progetto. Successivamente un nuovo progetto viene presentato e nel 1942 vede finalmente la luce il Cine Teatro "Tempio" (dal cognome del proprietario), realizzato su disegno del geometra militellese Antonio Portuso che si ispira nello stile al razionalismo italiano di quegli anni. Il Teatro "Tempio" ha costituito il cuore della vita culturale e artistica della città almeno fino alla fine degli anni '90 quando, ormai fatiscente, viene acquistato dalla Provincia regionale di Catania che lo trasforma radicalmente in un nuovo teatro di lirica e prosa su progetto dell'architetto Giorgio Potenza. Di recente è tornato a ricoprire il ruolo di importante infrastruttura culturale della cittadina. Nella città di Militello esisteva anche un'altra sala cinematografica, il Cinema "Fucile" (dal nome del proprietario) oggi scomparso.

Radio e Televisione[modifica | modifica sorgente]

A Militello esiste solo una emittente radiofonica, fondata nel 1978 con il contributo di diversi appassionati. Il suo nome, Radio Venere, si ispira alla dea della bellezza. Il palinsesto dell'emittente prevede giornalmente rubriche varie e approfondimenti. La testata giornalistica è diretta da Lucio Gambera. A Militello esisteva anche una emittente televisiva, la RAM (Radio Audizioni Militello) soppressa negli anni '90 del XX secolo. Tra i programmi della RAM si ricordano le partite di calcio della squadra locale, le feste patronali, il concorso canoro Cantabimbo, il concorso a quiz per i ragazzi delle scuole cittadine Chi sa chi lo sa, le tombole di Capodanno e, non ultima, la diretta del matrimonio tra Pippo Baudo e Katia Ricciarelli nel 1986.

Festività[modifica | modifica sorgente]

  • 6 gennaio, festa del Santo Bambino.
  • 20 gennaio, festa di San Sebastiano.
  • 19 marzo, festa di San Giuseppe.
  • marzo-aprile, riti religiosi della Settimana Santa.
  • 11 luglio, festa di San Benedetto.
  • 18 agosto, festa patronale del SS. Salvatore.
  • 8 settembre, festa patronale della Madonna della Stella (giorno di chiusura di uffici pubblici e banche).
  • Seconda settimana di ottobre, Sagra della Mostarda e del Ficodindia.
  • 8 dicembre, festa dell'Immacolata.
  • dicembre, manifestazioni popolari legate al Santo Natale, con allestimento di presepi artistici, novene musicali nei quartieri, mercatini e preparazione di dolci tipici, presepe vivente.
  • carnevale militellese (febbraio-marzo).

Personaggi celebri[modifica | modifica sorgente]

  • Giovan Battista Baldanza (Militello, secolo XVI-XVII), scultore e pittore. Le sue notevoli opere sono presenti in diversi centri della Sicilia.
  • Filippo Lanza (Militello, secolo XVI - Lipari, 1557), sacerdote, canonista, vescovo di Lipari.
  • Paolo Bellardita (Militello, secolo XVI - Gioiosa Marea, 1592), sacerdote, canonista, inquisitore del Sant'Uffizio a Malta, vescovo di Lipari.
  • Pietro Carrera (Militello, 1573 - Messina, 1647), sacerdote, storico e letterato, autore de Il giuoco degli scacchi (1617).
  • Vincenzo Branciforti (Militello, 1584 - ivi, 1620), religioso, poeta e musicista, abate di Santa Maria di Nuovaluce a Catania.
  • Antonino Scirè Giarro (Militello, 1695 - ivi, 1759), sacerdote, scrittore, pittore e architetto.
  • Benedetto Laganà (Militello, XVIII sec.), religioso, drammaturgo. La sua ricca opera fu edita nel 1763 nel volume unico Il Teatro del Cattolico.
  • Giuseppe Tineo (Militello, 1756 - Palermo, 1812), botanico medico e accademico, fu il primo direttore dell'Orto botanico di Palermo. A lui e al figlio Vincenzo Tineo sono dedicati i generi di orchidea Tinea e Neotinea.
  • Vincenzo Natale (Militello, 1781 - ivi, 1855), politico, storico e scrittore, deputato al Parlamento Siciliano. Autore dell'importante opera Discorsi sulla storia antica della Sicilia, pubblicata a Napoli nel 1843.
  • Sebastiano Guzzone (Militello, 1856 - Firenze, 1890), pittore. La sua vasta produzione artistica si diffuse prevalentemente in Francia e Inghilterra. Altre sue opere sono alla Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea di Roma.
  • Cecilia Deni (Militello, 1872 - Catania, 1934), pedagogista e poetessa, prima direttrice dell'Istituto Magistrale "Regina Elena" di Acireale.
  • Majorana Calatabiano: diversi esponenti della famiglia Majorana Calatabiano, originaria di Militello, si distinsero nella vita politica e culturale nazionale tra la seconda metà del XIX e la prima metà del XX secolo: Salvatore Majorana Calatabiano (Militello, 1825 - Roma, 1897), giurista, economista, senatore del Regno e ministro dell'Agricoltura; Giuseppe Majorana, economista, deputato del Regno, professore universitario e rettore dell'Università di Catania; Angelo Majorana, deputato del Regno e ministro delle Finanze; Quirino Majorana, fisico sperimentale, professore universitario e presidente della Società italiana di fisica; Dante Majorana, giurista, deputato del Regno e rettore dell'Università di Catania; Fabio Massimo Majorana, ingegnere, matematico e ispettore generale del Ministero delle Telecomunicazioni, padre dello scienziato Ettore Majorana.
  • Giuseppe Barone (Militello, 1887 - Catania, 1956), pittore, decoratore e professore di pittura. A lui si devono le pale d'altare e gli affreschi di numerose chiese della Sicilia: Militello, Catania, Siracusa, Messina, Palermo, Scordia, Carlentini, Scicli, Nicolosi, Misterbianco, San Gregorio, Belpasso, Ognina, Borrello.
Il senatore Salvatore Majorana Calatabiano (1825-1897), a sinistra, con moglie e figli.
  • Benedetto Majorana della Nicchiara (Catania, 1899 - ivi, 1982), politico e imprenditore, sindaco di Militello, deputato regionale, presidente della Regione Siciliana, senatore della Repubblica.
  • Santo Marino (Militello 1924 - ivi 1991), pittore.
  • Sebastiano Di Fazio (Militello, 1925 - ivi 2007), economista, storico e docente universitario.
  • Franco Trincale (Militello, 1935), cantastorie.
  • Pippo Baudo (Militello, 1936), conduttore televisivo.
  • Antonio Lo Presti (Militello, 1950 - ivi, 2011), politico e sindaco di Militello per tre mandati.
  • Antonino Francesco Montecassino (New York, 1916 - New York, 2007) musicista e compositore.
  • Nello Musumeci (Militello, 1955), parlamentare europeo, presidente della Provincia di Catania, sottosegretario al Lavoro, deputato regionale.
  • Giovanni Burtone (Catania, 1956), politico militellese, parlamentare europeo, deputato nazionale.
  • Vincenzo Oliva (Catania, 1958), politico militellese, sindaco di Militello, consigliere e assessore provinciale, deputato nazionale, senatore della Repubblica.
  • Jennifer Gareis (Lancaster, 1970), attrice statunitense di origini militellesi. Nel 2009 il Consiglio Comunale le ha conferito la cittadinanza onoraria.
  • Paolo Fucile (Catania, 1981), atleta militellese, primo classificato assoluto ai Campionati Italiani di lotta greco-romana categoria 60 kg anni 2000, 2002, 2003, 2004. Classificazione olimpica ad Atene 2004.

Gastronomia[modifica | modifica sorgente]

Le Cassatelline di Militello.

Il prodotto più conosciuto di Militello è certamente il ficodindia, che eccelle in questo comprensorio per varietà e caratteristiche organolettiche. Lo si trova presente nella tavola militellese non solo come dessert, da gustare fresco a fine pasto o in qualunque altro momento della giornata, ma anche come materia prima di numerose preparazioni. La gastronomia tipica militellese è poi sostanzialmente quella dolciaria. Oltre ai dolci tipici della più vasta tradizione siciliana, Militello vanta anche specialità proprie, frutto della fantasia e della perizia della gente del luogo, e dell’antica arte culinaria coltivata nei numerosi monasteri presenti in città, specie quelli femminili. Ricordiamo:

  • Cassatelline di Militello o della "zia monaca" (cassatiddini da za' monaca). Vera e propria prelibatezza dolciaria, le cassatelline di Militello sono cestini di pasta frolla sfogliata di forma quadrangolare (tra gli ingredienti farina, uova, zucchero, sugna), riempiti con un impasto di mandorle spellate, confettura di frutta, cioccolato, liquore, cannella e chiodi di garofano, il tutto decorato con glassa bianca asciugata al forno. Per la loro preparazione sono necessari tre giorni di lavorazione. Almeno tre laboratori dolciari ne assicurano giornalmente la produzione e la vendita.
  • Mostarda (mustata). Presente nelle due varianti fresca e secca, preparata con mosto di fichi d'India e semola, o mosto d'uva e amido, è giustamente celebrata nell'annuale Sagra della Mostarda e del Ficodindia. A inizio autunno, quasi tutte le famiglie della città si cimentano nella sua preparazione, raggiungendo inconsueti vertici di bontà.
  • Mostaccioli (mastrazzola). Dolci invernali a tocchetti caramellati, ricavati da un impasto tostato al forno di vino cotto, farina, zucchero e aromi.
  • Fasciatelli ('nfasciateddi). Dolci natalizi che consistono di un impasto morbido di farina, mandorle tostate, miele e chiodi di garofano, avvolto in fettuccine di pasta frolla. Il tutto caramellato in pentola con zucchero e buccia di limone.
  • Pipirata. È preparata con vino cotto di ficodindia, riso, pinoli e aromi (ne esiste una variante moderna, che prevede l’aggiunta di scaglie di cioccolato, mandorle e nocciole).
  • Granita di mandorle tostate (minnulata). La granita di Militello è rinomata per fragranza e consistenza in tutto il comprensorio sud della Provincia di Catania.
  • Cannoli di ricotta. Sebbene non siano una invenzione locale, i cannoli di Militello si distinguono per la qualità della materia prima: la ricotta di pecora, frutto degli incontaminati pascoli in quota della zona, e della lavorazione attenta dei pastori locali.
  • Muscardini, noti altrove come ossa dei morti; giammelli, biscotti soffici di forma quadrata ricoperti di glassa; crispelle, qua preparate con purea di patate e farina.
  • Vanno poi menzionate le tradizionali scacciate (focacce ripiene), che a Militello, a differenza della versione catanese o di quella ragusana, prevedono sempre la farcitura con verdura a foglia larga (spinaci, tenerumi, bieta selvatica), oppure broccoli, cavolfiore e cipolla, oltre a salsiccia, formaggio pecorino, patate, olive nere, pomodoro secco, pepe.
  • Rinomati sono infine alcuni insaccati preparati in casa, come anche diversi tipi di olio d'oliva e vino padronale.

Trasporti[modifica | modifica sorgente]

  • Ferrovie dello Stato. Linea a binario semplice, non elettrificata, gestita da RFI assicura il collegamento con Scordia, Lentini diramazione e Catania e con Vizzini-Licodia Eubea, Grammichele, Caltagirone, Niscemi e Gela. Il comune è servito dalla stazione di Militello.
  • Autolinee Interbus. Assicura il collegamento con Scordia e Catania tramite corse giornaliere, feriali e festive (una coppia di corse andata e ritorno transita per l'Aeroporto di Catania.
  • Autolinee Molinaro. Garantisce il collegamento con Palagonia, Ramacca e Castel di Judica tramite corse giornaliere, feriali e festive.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Sport[modifica | modifica sorgente]

Impianti sportivi[modifica | modifica sorgente]

Militello è stato il primo comune della provincia di Catania, dopo il capoluogo, a dotarsi di un Palazzetto dello Sport, ancora oggi in funzione. Situato in viale Regina Margherita, la sua realizzazione fu fortemente voluta, alla fine degli anni '60, dalla giunta comunale presieduta dal sindaco cav. uff. Matteo Oliva (1913-1983). La struttura, progettata dall'ingegnere Santi Lupo dell'Assessorato Regionale allo Sport, si estende per una superficie di 9.053 mq ed è stata inaugurata nel 1971. Altre strutture cittadine a servizio dello sport sono: la piscina comunale, i campi da tennis e calcetto (tutti in viale Regina Margherita), lo stadio comunale di contrada Piano Mole (inaugurato nel 2007) con pista di atletica leggera che si estendente su una superficie di quasi 60.000 mq.

Calcio[modifica | modifica sorgente]

La principale squadra di calcio della città è l'A.S.D. Atletico Militello (nata nel 1988 dopo la radiazione dai ruoli della Figc siciliana della Società Sportiva Sporting Militello). Milita nel girone F di Prima Categoria e si propone di valorizzare, oltre ai migliori elementi locali, le risorse calcistiche di un vasto comprensorio. I suoi colori sociali, nel solco di una tradizione vecchia di 60 anni, sono il giallorosso. Le partite ufficiali si disputano nel vecchio "Comunale" di viale Regina Margherita, dopo qualche stagione disputata nel nuovo impianto sportivo (campo in erba e pista in tartan per atletica leggera) di contrada Piano Mole, che attende l'ultimo stralcio di finanziamenti per il completamento (viabilità esterna, parcheggi, impianti d'illuminazione del rettangolo di gioco)...Dal 1º Luglio 2014 il Club a cambiato denominazione sociale in A.S.D. Militello ,cambiando anche il logo sociale con il soldato Romano simbolo della città di Militello val di Catania

Volley[modifica | modifica sorgente]

Il Cp Militello è stato fondato nel 1979 dai coniugi Salvo Di Salvo e Salvina Cirnigliaro: il club, che ha rappresentato una delle bandiere storiche nella Sicilia orientale del volley, ha chiuso ogni attività dopo 25 anni di militanza nei ranghi della Fipav, disputando molti tornei di B1 e B2 (memorabile nel 2001/2002 il mancato accesso in A2 soltanto per il peggiore quoziente set con la compagine pugliese del Castellana). Anche l'Assovolley (Serie C) ha dismesso definitivamente la sua attività dilettantistica dopo 15 campionati e iniziative di promozione sportiva. Solo nel 2009 si è costituita una nuova associazione sportiva, lo Sporting Militello 2009, che partecipa a campionati femminili (Serie C) e maschili di pallavolo (I divisione).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Scordia, a seguito dell'abolizione della feudalità e delle riforme amministrative del 1816-19, Scordia fu elevato a Comune autonomo
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 395.
  5. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Matteo Malgioglio, Le origini normanne di S. Maria la Vetere a Militello in Val di Catania, in La Biblioteca di don Francesco Branciforte n° 8 - Edizioni Novecento, 2006.
  • Francesco Benigno, Tra memoria e storia. Ricerche su di una comunità siciliana: Militello in Val di Catania, Giuseppe Maimone Editore, Catania, 1996.
  • Sebastiano Di Fazio, Frammenti 2, Cronache e storie militellane d'altri tempi, Edizioni dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Militello, 2005.
  • Mario Ventura, L'Ospedale dei Benfratelli a Militello, in Vita Ospedaliera, XXII, n° 3, marzo 1967.
  • Lèmbasi n.4 anno III, Museo San Nicolò Militello in Val di Catania, 2011.
  • Nello Musumeci, Militello dalla A alla Z, Biblioteca della Provincia Regionale di Catania, 2003.
  • Militello in Val di Catania, in Kalos - Luoghi di Sicilia, 1995.
  • Matteo Malgioglio, Percorsi di fede, arte e storia nel Santuario di S. Maria della Stella a Militello in Val di Catania, Ed. Santuario S. Maria della Stella - Militello, 2007
  • Melo Minnella, Giuseppe Pagnano, Terra del miele, Bruno Leopardi Editore, 2002.
  • Mario Aurelio Abbotto, Militello in Val di Catania nella storia, Edizioni Novecento, 2008.
  • Carolina Miceli, Diego Ciccarelli, Francescanesimo e Cultura negli Iblei, Biblioteca Francescana Officina di Studi Medievali, Palermo 2004.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]


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