Giovanni Verga

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
sen. Giovanni Carmelo Verga
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Senato del Regno d'Italia
Giovanni Verga
Giovanni Verga
Luogo nascita Catania
Data nascita 31 agosto o 2 settembre 1840
Luogo morte Catania
Data morte 27 gennaio 1922
Professione Scrittore
Legislatura XXV Legislatura del Regno d'Italia
Senatore a vita
Investitura Categoria 20 (Coloro che con servizi o meriti eminenti hanno illustrata la Patria)
Data 3 ottobre 1920
Pagina istituzionale
« La sua anima errava vagamente dietro i rumori della campagna, il pianto del chiù, l'uggiolare lontano, le forme confuse che viaggiavano nella notte, tutte quelle cose che le facevano una paura deliziosa. »
(Giovanni Verga, Mastro-don Gesualdo)

Giovanni Carmelo Verga (Catania, 2 settembre 1840Catania, 27 gennaio 1922) è stato uno scrittore e drammaturgo italiano, considerato il maggior esponente della corrente letteraria del verismo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Autografo di G. Verga[1]

La data di nascita di Giovanni Verga non è specificata, ma si pensa che sia nato o il 31 agosto 1840 o il 2 settembre 1840 da una famiglia di piccoli proprietari terrieri: fu registrato all'anagrafe di Catania. Il padre, Giovanni Battista Catalano, era di Vizzini, dove la famiglia Verga - di lontane ascendenze spagnole, visto che erano giunti in Sicilia col nome di Vegas nel 1282 circa[2] - aveva delle proprietà, e discendeva dal ramo cadetto della famiglia alla quale appartenevano anche i baroni di Fontanabianca; la madre si chiamava Caterina Di Mauro e apparteneva ad una famiglia borghese di Catania. Il nonno di Giovanni, come testimonia il De Roberto[3] in un articolo raccolto, insieme a molti altri, in un volume a cura di Carmelo Musumarra, era stato carbonaro e, nel 1812, eletto deputato per Vizzini al primo Parlamento Siciliano.[4] Verga aveva due fratelli, Mario e Pietro.[2]

Il luogo[modifica | modifica wikitesto]

Verga - ritratto penna acquarello di Antonino Gandolfo, collezione Francesco Paolo Frontini

Rappresentano da sempre motivo di acceso dibattito la questione riguardante l'esatto luogo di nascita di Giovanni Verga, nonché la data dell'evento; benché gran parte dei testi lo collochino a Catania, basandosi sul contenuto dell'atto di nascita, esistono fondate argomentazioni sulla base delle quali è possibile ritenere che essa sia avvenuta nei pressi di Vizzini.

La seconda tesi, secondo cui Verga sarebbe nato in un podere di campagna, di proprietà dello zio don Salvatore, in contrada Tièpidi (una zona di campagna a pochi chilometri dal centro abitato di Vizzini, citata dall'autore verista nei suo scritti col nome di Tebidi o Tèpidi), poggia su diverse constatazioni. La prima riguarda l'epidemia di colera che nell'estate del 1840 si era abbattuta su Catania, e che avrebbe spinto la famiglia Verga (già abituata ad abbandonare l'afosa Catania d'estate per la frescura collinare di Vizzini) a scegliere il piccolo centro del Calatino per proteggere sia la madre sia il nascituro da ogni potenziale rischio. Nato prematuro, di sette mesi, il piccolo sarebbe poi stato riportato nel capoluogo, dove il padre, Giovanni Battista Verga (originario di Vizzini ma residente nel capoluogo), registrò il figlio come nato a Catania, nell'abitazione di via Sant'Anna. Il documento riporta infatti il numero 284 ter, prova del fatto che si tratta di un atto famiglia. È probabile, inoltre, che Giovanni Battista Verga avrebbe scelto Catania anche per compiacere la moglie Caterina Di Mauro (o Mauro), catanese, ed anche per comodità, visto che la futura eventuale richiesta di certificazioni avrebbe necessitato un viaggio nella distante Vizzini.

La terza constatazione è relativa a un'annotazione apposta sull'occhiello di una copia della prima edizione delle Novelle Rusticane, che Verga regalò all'amico scrittore Luigi Capuana. Si legge:

« A Luigi Capuana "villano" di Mineo - Giovanni Verga "villano" di Vizzini. »

Sebbene secondo Corrado Di Blasi, curatore della biblioteca Capuana, la nota esatta sarebbe

« A Luigi Capuana da Mineo Giovanni Verga da Vizzini o quasi "villani entrambi". »

l'uso del termine villani dimostrerebbe, comunque, come Verga fosse a conoscenza di essere nato in un piccolo paese di provincia (come Capuana), a Vizzini o quasi, appunto in una contrada di campagna, e pertanto villano.
Infine lo stesso Verga, in molte delle sue missive a diversi interlocutori, si dimostra schivo nell'affrontare l'argomento, segno che, effettivamente, anche in lui esiste la consapevolezza che Catania come luogo di nascita è una dichiarazione più che dubbia. Non è da trascurare, inoltre, che molti amici personali dell'epoca, come lo scienziato geologo Ippolito Cafici, il chirurgo on. Gesualdo Costa, il prof. comm. Luigi La Rocca e l'avv. Giovanni Selvaggi, sostenevano, per conoscenza diretta, che Verga fosse nato nelle campagne di Vizzini.

La data[modifica | modifica wikitesto]

Sull'esatta data di nascita l'incertezza è altrettanto ampia, ma si pensa che sia il 2 settembre del 1840. L'atto di nascita[5] riporta la data del 2 settembre 1840. Il 1º marzo 1915, Verga scrive tuttavia in una sua missiva a Benedetto Croce quanto segue[6]:

« Illustre amico, sono stato al Municipio per avere la data precisa che desidera conoscere: 31 agosto 1840, Catania. Io invece credevo fosse il 2, oppure l'8 settembre dello stesso anno. Eccomi dunque più vecchio di una settimana, ma sempre con grande stima ed affetto per Lei. »

L'8 settembre è in realtà la data di battesimo, mentre quella di nascita è probabilmente antecedente e potrebbe risalire alla fine di agosto, se non addirittura il 29, giorno in cui a Vizzini si festeggia San Giovanni. Il trasferimento da Vizzini a Catania giustificherebbe dunque il ritardo nella registrazione e la posticipazione della data.

Gli studi e la prima formazione[modifica | modifica wikitesto]

Verga, compiuti gli studi primari presso la scuola di Francesco Carrara, venne inviato, per gli studi secondari, alla scuola di don Antonio abate, scrittore, fervente patriota e repubblicano, dal quale assorbì il gusto letterario romantico ed il Patriottismo. Abate faceva leggere ai suoi allievi le opere di Dante, Petrarca, Ludovico Ariosto, Torquato Tasso, Vincenzo Monti, Manzoni e pagine dell'Estetica di Hegel; inoltre proponeva anche il romanzo storico-patriottico I tre dell'assedio di Torino (scritto nel 1847) del poeta catanese Domenico Castorina, che era lontano parente di Verga e che a quei tempi "era considerato dai contemporanei il miglior poeta e scrittore catanese della prima metà dell'Ottocento".[7]

Nel 1854, a causa di un'epidemia di colera, la famiglia si rifugiò nella campagna di Tèbidi e vi ritornerà nel 1855 per lo stesso motivo. I ricordi di questo periodo, legati alle sue prime esperienze adolescenziali e alla campagna, ispireranno molte delle sue novelle, come Cavalleria rusticana e Jeli il pastore, oltre al romanzo Mastro-don Gesualdo. A soli quindici anni, tra il 1856 ed il 1857, Verga scrisse il suo primo romanzo d'ispirazione risorgimentale Amore e patria rimasto inedito. Il romanzo infatti ottenne giudizio positivo da parte di Abate, ma venne considerato immaturo dall'insegnante di latino, don Mario Torrisi, che lo convinse a non pubblicarlo. Iscrittosi nel 1858 alla Facoltà di legge all'Università di Catania, non dimostrò però grande interesse per le materie giuridiche e nel 1861 abbandonò i corsi, preferendo dedicarsi all'attività letteraria e al giornalismo politico. Con il denaro datogli dal padre per concludere gli studi, il giovane pubblicò a sue spese il romanzo I carbonari della montagna (1861- 1862), un romanzo storico che si ispira alle imprese della Carboneria calabrese contro il dispotismo napoleonico di Murat. La sua fu dunque una formazione irregolare che, come scrive Guido Baldi,[8] "... segna inconfondibilmente la sua fisionomia di scrittore, che si discosta dalla tradizione di scrittori letteratissimi e di profonda cultura umanistica che caratterizza la nostra letteratura, anche quella moderna: i testi su cui si forma il suo gusto in questi anni, più che i classici italiani e latini sono gli scrittori francesi moderni di vasta popolarità, ai limiti con la letteratura di consumo, come Dumas padre (I tre moschettieri) e figlio (La signora delle camelie), Sue (I misteri di Parigi), Feuillet (Il romanzo di un giovane povero)". Oltre a questo genere di romanzi egli prediligeva i romanzi storici italiani, soprattutto quelli a carattere fortemente romantico, come quelli di Guerrazzi la cui influenza si coglie anche nel suo terzo romanzo, pubblicato nel 1863, dapprima a puntate sulle appendici della rivista fiorentina La nuova Europa, intitolato Sulle lagune, nel periodo in cui, ottenuta ormai l'Italia l'indipendenza, Venezia è ancora sotto la potenza austriaca. Il romanzo narra la vicenda sentimentale di un ufficiale austriaco con una giovane veneziana in uno stile severo e privo di retorica. Entrambi innamorati della vita finiranno per morire insieme. Verga lavorò in questo periodo frequentemente anche ad Acitrezza ed Acicastello.

Le prime esperienze a Catania[modifica | modifica wikitesto]

In Sicilia si verificò un periodo di violente sommosse popolari per l'abolizione del dazio sul macinato e, soprattutto nella provincia catanese, si assistette alla reazione dei contadini che, esasperati, arrivarono ad uccidere e a saccheggiare le terre. Sarà Nino Bixio che, con la forza, riuscirà a riportare l'ordine. Nella novella Libertà, il Verga rivive con forza drammatica una di queste rivolte, quella di Bronte.

« Sciorinarono dal campanile un fazzoletto a tre colori, suonarono le campane a stormo, e cominciarono a gridare in piazza: "Viva la libertà!". Come il mare in tempesta. La folla spumeggiava e ondeggiava davanti al casino dei galantuomini, davanti al Municipio, sugli scalini della chiesa: un mare di berrette bianche, le scuri e le falci che luccicavano[9]»

Con l'arrivo di Garibaldi a Catania venne istituita la Guardia Nazionale e il Verga, nel 1860, si arruolò in essa prestando servizio per circa quattro anni ma, non avendo inclinazioni per la disciplina militare, se ne liberò con un versamento di 3.100 lire[10] alla Tesoreria Provinciale. Nel frattempo, insieme a Nicolò Niceforo, conosciuto con lo pseudonimo di Emilio Del Cerro, fondò il settimanale Roma degli Italiani, che si basava su un programma anti-regionale, e lo diresse per tre mesi oltre a collaborare alla rivista L'Italia contemporanea. Il settimanale passerà in seguito sotto la direzione di Antonino Abate.

Nel 1862, Verga e Niceforo ritentano l'esperienza con la rivista letteraria L'Italia contemporanea sulla quale il Verga pubblica la sua prima novella verista, Casa da thè. La rivista però ha breve durata e, dopo il primo numero, viene assimilata da Enrico Montazio alla rivista fiorentina Italia, veglie letterarie.

Anche il giornale l'Indipendente, fondato e diretto da Verga sempre nel '62, venne, dopo dieci numeri, lasciato alla direzione dell'Abate. In quello stesso anno Verga pubblicò sulla Nuova Europa le prime due puntate del romanzo Sulle lagune che verranno sospese per un anno e infine riprese dall'inizio e terminate il 15 marzo 1863 dopo 22 puntate.

Gli anni fiorentini[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1865 si recò per la prima volta , a malincuore, lasciando la provincia, a Firenze e vi rimase dal 13 gennaio fino al 14 maggio. In questo periodo scrisse una commedia, che è stata pubblicata solo nel 1982, dal titolo I nuovi tartufi, che venne inviata, sotto forma anonima, al Concorso Drammatico bandito dalla Società d'incoraggiamento all'arte teatrale ma senza successo e il romanzo Una peccatrice.

Firenze era a quei tempi la capitale del Regno e rappresentava il punto d'incontro degli intellettuali italiani e il giovane Verga avrà modo di conoscere, in questo primo breve periodo, Luigi Capuana, allora critico della Nazione, i pittori Michele Rapisardi e Antonino Gandolfo, il maestro Giuseppe Perrotta e il poeta Mario Rapisardi.

A Firenze ritornerà nell'aprile 1869 dopo che la nuova epidemia di colera diffusasi nel 1867 l'aveva costretto, insieme alla famiglia, a trovare rifugio dapprima nelle proprietà di Sant'Agata li Battiati e poi a Trecastagni.

A Firenze, dove rimarrà fino al 1871, decise quindi di stabilirsi avendo compreso che la sua cultura provinciale era troppo restrittiva e che gli impediva di realizzarsi come scrittore.

Nel 1866 l'editore torinese Negro gli aveva intanto pubblicato Una peccatrice, un romanzo di carattere autobiografico e fortemente melodrammatico, che narra la vicenda di un piccolo borghese catanese che, pur avendo ottenuto la ricchezza e il successo, si suicida per amore di una donna.

Gli anni fiorentini saranno fondamentali per la formazione del giovane scrittore che avrà modo di conoscere artisti, musicisti, letterati e uomini politici oltre che frequentare i salotti più conosciuti del momento.

Con una lettera di presentazione di Mario Rapisardi si introdusse facilmente in casa dello scrittore e patriota Francesco Dall'Ongaro dove incontra Giovanni Prati, Aleardo Aleardi, Andrea Maffei e Arnaldo Fusinato.

Introdotto dal Dall'Ongaro presso i salotti culturali di Ludmilla Assing e delle signore Swanzberg, madre e figlia entrambe pittrici, conobbe Vittorio Imbriani e altri letterati. Iniziò quindi a condurre una vita mondana frequentando il Caffè Doney, dove conosce letterati e attori, il Caffè Michelangelo luogo d'incontro dei pittori macchiaioli più noti dell'epoca e recandosi spesso alla sera a teatro.

Risale a questo periodo la stesura del romanzo epistolare Storia di una capinera che apparve nel 1870 sul giornale di moda Il Corriere delle Dame e che l'anno seguente verrà pubblicato, per interessamento del Dall'Ongaro, dalla tipografia Lampugnani di Milano. La prefazione al romanzo venne scritta dal Dall'Ongaro che riportava la lettera da lui scritta a Caterina Percoto per presentarle il libro. Il romanzo ebbe un gran successo e Verga incominciò ad ottenere i suoi primi guadagni.

Il ventennio a Milano[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Verga

Il 20 novembre 1872 Verga si trasferì a Milano dove si fermerà, pur con diversi e lunghi ritorni a Catania, fino al 1893. Lo presenteranno l'amico Capuana con una lettera per il romanziere Salvatore Farina direttore della Rivista minima e il Dall'Ongaro con una al pittore e scrittore Tullo Massarani.

A Milano frequenterà in modo assiduo il salotto Maffei dove conosce i maggiori rappresentanti del secondo romanticismo lombardo e si incontra con l'ambiente degli scapigliati, legando soprattutto con Arrigo Boito, Emilio Praga e Luigi Gualdo.

Frequentando i ristoranti, come il Cova e il Savini, ritrovo di scrittori e artisti, conosce Gerolamo Rovetta, Giuseppe Giacosa, Emilio Treves e il Felice Cameroni con il quale intreccerà una fitta corrispondenza epistolare molto interessante sia per le opinioni sul verismo e sul naturalismo espresse, sia per i giudizi dati sulla narrativa contemporanea, da Zola a Flaubert, a D'Annunzio. Conoscerà inoltre il De Roberto con il quale sarà amico per tutta la vita.

Gli anni milanesi saranno ricchi di esperienze e favoriranno la nuova poetica dello scrittore. Risalgono a questi anni Eva (1873), Nedda (1874), Eros e Tigre reale (1875). Sono opere che si iscrivono nella poetica tardoromantica del primo Verga, ad eccezione di Nedda, anticipo verista, corrente di cui lo scrittore catanese sarà il massimo esponente dalle novelle di Vita dei campi in poi.

Lo scrittore intanto si era avvicinato ad autori nuovi per tematiche e forme, come Zola, Flaubert, Balzac, Maupassant, Daudet, Bourget, e aveva iniziato un abbozzo del romanzo I Malavoglia.

Nel 1876 verrà pubblicata dall'editore Brigola una raccolta di novelle, Primavera e altri racconti, che erano precedentemente apparsi sulle riviste Illustrazione italiana e Strenna italiana, che presentano stile e soggetto diversi dai precedenti scritti.

Nel 1878 apparve sulla rivista Il Fanfulla la novella Rosso Malpelo e nel frattempo egli iniziò a scrivere Fantasticheria. Lo stesso anno morì sua madre.[2]

Risale a questi anni il progetto, annunciato in una lettera del 21 aprile all'amico Salvatore Paolo Verdura,[11] di scrivere un ciclo di cinque romanzi, Padron 'Ntoni, Mastro-don Gesualdo, La Duchessa delle Gargantas, L'onorevole Scipioni, L'uomo di lusso, che in origine avrebbero dovuto essere titolati la Marea per poi essere cambiati in I vinti, che, nell'intenzione del Verga, dovevano rappresentare ogni strato sociale, da quello più umile a quello più aristocratico e sarà questo "l'inizio della più felice e fervida stagione narrativa dello scrittore catanese".[12]

Il 5 dicembre 1878 Verga ritornò a Catania in seguito alla morte della madre e farà seguito un lungo periodo di depressione. In luglio lasciò Catania e, dopo essere stato a Firenze ritornò a Milano dove ricomincerà, con maggior fervore, a scrivere. Nell'agosto 1879 uscirà Fantasticherie sul Fanfulla della domenica e, nello stesso anno, scriverà Jeli il pastore oltre a pubblicare, su diverse riviste, alcune novelle di Vita dei campi che vedrà la luce presso l'editore Treves nel 1880.

Nel 1881 apparve sul numero di gennaio della Nuova Antologia l'episodio tratto da I Malavoglia che narra della tempesta con il titolo Poveri pescatori e, nello stesso anno, verrà pubblicato da Treves il romanzo che sarà però accolto molto freddamente dalla critica come confesserà il Verga stesso all'amico Capuana in una lettera dell'11 aprile da Milano: "I Malavoglia hanno fatto fiasco, fiasco pieno e completo. Tranne Boito e Gualdo, che ne hanno detto bene, molti, Treves il primo, me ne hanno detto male".[13]

Nel 1882, oppresso da bisogni economici, pubblicò presso l'editore Treves il romanzo "Il marito di Elena" dove verranno ripresi i temi erotico-mondani della prima maniera anche se con una più accurata indagine psicologica.

Risale a questo periodo la stesura delle future "Novelle rusticane" che verranno pubblicate man mano su alcune riviste.

Durante la primavera lo scrittore si recò a Parigi dove incontrerà lo scrittore svizzero di lingua francese Louis Edouard Rod, conosciuto l'anno precedente, che nel 1887 pubblicherà I Malavoglia nella traduzione francese. Dopo Parigi compì un altro viaggio a Médan per vedere Zola e a giugno si recò a Londra. Alla fine dell'anno, ma con data 1883, pubblicò la raccolta di dodici novelle con il titolo Novelle rusticane dove si fa predominante il tema della "roba". Lavorava intanto intensamente ai racconti Per le vie, iniziati l'anno precedente, che saranno pubblicati sul Fanfulla della domenica, nella Domenica letteraria e sulla Cronaca bizantina e da Treves nello stesso anno.

Il 1884 sarà caratterizzato dall'esordio teatrale dello scrittore che, adattando la novella omonima apparsa in Vita dei campi, mise in scena Cavalleria rusticana che verrà rappresentata il 14 gennaio 1884 dalla compagnia di Cesare Rossi al Teatro Carignano di Torino e avrà come attori Eleonora Duse nella parte di Santuzza e Flavio Andò nella parte di Turiddu. Il dramma, come già aveva intuito il Giacosa che aveva seguito il lavoro del Verga, ottenne un grande successo.

Confortato da ciò, Verga preparò un'altra commedia adattando una novella di Per le vie, Il canarino del n. 15, e il 16 maggio 1885, con il titolo In portineria, essa venne rappresentata a Milano al Teatro Manzoni, senza però ottenere il successo di quella precedente.

Il ritorno a Catania[modifica | modifica wikitesto]

Afflitto da una grave crisi psicologica dovuta alle preoccupazioni di carattere finanziario e dal fatto che non riusciva a portare avanti come voleva il Ciclo dei Vinti, decise di ritornare in Sicilia. Nel 1887 uscì, presso l'editore Barbèra di Firenze, la raccolta Vagabondaggio.

Gli anni tra l'86 e l'87 li trascorse lavorando, ampliandole, alle novelle pubblicate dal 1884 in poi per la raccolta Vagabondaggio che uscirà nel 1887 presso l'editore Barbèra.

Nel 1890 soggiornò per un periodo di alcuni mesi a Roma e all'inizio dell'estate ritornò in Sicilia e, tranne alcuni soggiorni a Roma, vi rimase fino al novembre del 1890. Terminata nel frattempo la prima stesura del romanzo Mastro-don Gesualdo, esso venne pubblicato a puntate sulla rivista La Nuova Antologia.

Durante il 1889 si dedicò completamente alla revisione del Mastro-don Gesualdo che venne dato alle stampe, da Treves, a fine anno ottenendo una buona accoglienza sia dal pubblico sia dalla critica.

Lo scrittore, rincuorato dal buon successo del romanzo, progettò di continuare il Ciclo dei Vinti con La duchessa di Leyra e L'Onorevole Scipioni mentre continuò la pubblicazione delle novelle che faranno poi parte delle due ultime raccolte.

L'8 aprile 1890, al Teatro Costanzi di Roma, venne intanto messa in scena Mala Pasqua tratta dalla novella dello scrittore che però non ottenne un gran successo. Solo un mese dopo venne rappresentata, nello stesso teatro, l'opera Cavalleria rusticana musicata da Pietro Mascagni riscuotendo grande applauso di pubblico e di critica.

L'opera continuò ad essere rappresentata con sempre maggior successo e il Verga chiese al musicista e all'editore, come da accordi pattuiti, la parte di guadagno per i diritti d'autore. Gli verrà offerta una modesta cifra, 1.000 lire che il Verga non volle accettare. Rivoltosi alla Società degli Autori, che si dimostrò solidale con lo scrittore, egli sarà però costretto ad agire attraverso vie legali. Ha inizio così nel 1891 una complessa vicenda giudiziaria che sembra concludersi, il 22 gennaio 1893, allorché Verga accetta, una tantum, la somma di lire 143.000 come "compensazione finale".[14]

Nel 1891 erano intanto usciti presso l'editore Treves I ricordi del capitano d'Arce e nel 1894 Don Candeloro e C.i.

Nel 1893 lo scrittore si trasferì definitivamente a Catania dove rimase, a parte qualche breve viaggio a Milano e a Roma, fino alla morte. Sebbene continuasse a scrivere, si dedicò anche alla fotografia.

La crisi creativa[modifica | modifica wikitesto]

Ebbe inizio tuttavia la sua crisi creativa, che gli impedì di proseguire sulla strada del Verismo, per riaccostarsi allo stile post-romantico.[15] Non smise mai, tuttavia, di tentare il completamento del Ciclo dei Vinti: nel 1895 iniziò minuziose indagini di costume che affermava necessarie per il terzo romanzo dei Cicli dei vinti, La duchessa di Leyra, che però non terminò mai (ci rimangono solamente il primo capitolo e un frammento del secondo), a causa della difficoltà di mantenere la poetica dell'impersonalità verso le classi agiate che disprezza, e che aveva già descritto efficacemente nei romanzi milanesi.[15]

Da alcuni anni lo scrittore aveva intanto intrapreso una relazione con la pianista Dina Castellazzi, contessa di Sordevolo che durò tutta la vita, anche se la riluttanza del Verga al matrimonio ridusse la relazione amorosa ad un'affettuosa amicizia. Un'altra relazione sentimentale conosciuta fu con la contessa milanese Paolina Greppi Lester, che durò dal 1878 al 1905. La Greppi è l'amica del Verga che compare, in forma romanzata, come interlocutrice in Fantasticheria, la novella che racconta il soggiorno della coppia ad Aci Trezza, e che è considerata il preludio a I Malavoglia.[16]

Una fotografia scattata da Verga: La Sicilia rurale

Presso Treves, vennero pubblicati nel 1896 i drammi La Lupa, In portineria, Cavalleria rusticana, tutti ricavati da novelle. La Lupa venne rappresentata con successo sulle scene del Teatro Gerbino di Torino e a metà dell'anno lo scrittore ricominciò a lavorare a La duchessa di Leyra.

Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Sulla rivista di Catania Le Grazie, il 1º gennaio 1897, venne pubblicata la novella intitolata La caccia al lupo e l'editore Treves pubblicò una nuova versione di Vita dei campi, con le illustrazioni di Arnaldo Ferraguti che presentava notevoli cambiamenti se confrontata all'edizione del 1880.

L'adesione al colonialismo e al nazionalismo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1896, lo scrittore, che non era mai stato un progressista, ma comunque di idee liberali, approvò la repressione delle proteste sindacali dei Fasci siciliani attuata dal governo di Francesco Crispi, segno della sua involuzione politica, e del suo distacco totale dalle idee politiche dei naturalisti francesi come Émile Zola. Essi infatti credevano nel socialismo, mentre il pessimismo verghiano lo porta a negare ogni riscatto degli umili che si distaccano dalla tradizione, verso cui prova comunque simpatia, e nei suoi ultimi anni Verga adottò idee conservatrici, anche se continuava comunque a provare disgusto verso le classi ricche.[15] Egli giustificò anche la sanguinosa repressione dei moti di Milano ad opera di Fiorenzo Bava-Beccaris, esprimendo anche una certa insofferenza verso la democrazia parlamentare, e appoggiò il colonialismo italiano.[17] Queste posizioni furono dovute anche ad alcune leggi economiche che avevano, a suo dire, danneggiato la produzione dei suoi agrumeti, e, durante la vecchiaia, la sua chiusura contro il resto del mondo e la sua riservatezza aumentarono sempre di più.[17] Nonostante questo, mantiene comunque una certa benevolenza per le classi umili. Sembra intanto proseguire assiduamente la stesura de La duchessa di Leyra, come si apprende da una lettera scritta all'amico Edouard Rod nel 1898, notizia confermata da La Nuova Antologia che ne annuncia la prossima pubblicazione.[18]

Nel 1901 furono rappresentati i bozzetti La caccia al lupo e La caccia alla volpe al teatro Manzoni di Milano e gli stessi saranno pubblicati nel 1902 dall'editore Treves.

Busto del Verga nel Giardino Bellini.

Alla morte del fratello Pietro, avvenuta nel 1903, il Verga ebbe in affido i nipoti, Giovanni Verga Patriarca, Caterina e Marco, che poi adottò facendone i suoi figli adottivi.[2]

Nel novembre dello stesso anno venne rappresentato, sempre al teatro Manzoni, il dramma Dal tuo al mio che uscirà solamente nel 1905 a puntate su La Nuova Antologia e vedrà le stampe, ancora da Treves, nel 1906.

Lontano ormai dalla scena letteraria, il Verga rallentò notevolmente la sua attività di scrittore per dedicarsi in modo assiduo alla cura delle sue terre anche se, come abbiamo notizia da una lettera all'amico Rod del 1º gennaio 1907, egli continuava a lavorare a La duchessa di Leyra del quale vedrà la luce un solo capitolo pubblicato postumo in La Letteratura a cura del De Roberto il 1º giugno 1922. Al De Roberto lo scrittore affidò, tra il 1912 e il 1914, la sceneggiatura cinematografica di alcune delle sue opere ed egli stesso provvedette alla riduzione della Storia di una capinera e della La caccia al lupo allo scopo di farne una versione per il teatro. Nel 1915, alla prima guerra mondiale, prese posizione a fianco degli interventisti, entrando a far parte dell'Associazione Nazionalista Italiana, a fianco di Enrico Corradini e Gabriele D'Annunzio, del quale apprezzava l'azione politica. Nel dopoguerra si avvicinò al movimento fascista, mostrando simpatia per la figura politica in ascesa di Benito Mussolini, anche se non si iscrisse mai ai Fasci di combattimento.[17]

Riconoscimenti pubblici e morte[modifica | modifica wikitesto]

La sua ultima novella, intitolata Una capanna e il tuo cuore, risale al 1919 e fu pubblicata anch'essa postuma, il 12 febbraio 1922 sull'Illustrazione italiana, mentre nel 1920 verrà pubblicata una edizione riveduta delle Novelle rusticane a Roma sulla rivista La Voce.

Nel luglio di quell'anno, per gli ottanta anni dello scrittore, si tennero a Catania le onoranze presso il Teatro Massimo Vincenzo Bellini alla presenza dell'allora Ministro della Pubblica Istruzione Benedetto Croce e il discorso ufficiale fu tenuto da Luigi Pirandello. Sempre in quell'anno Verga ricevette, a Roma, la nomina di senatore del Regno, per decisione del re Vittorio Emanuele III. Furono tra le poche apparizioni pubbliche dello scrittore dopo il ritiro a Catania.

Il 24 gennaio 1922, colto da ictus, non riprese conoscenza e il 27 gennaio morì per emorragia cerebrale a Catania nella casa di Sant'Anna, assistito dai nipoti e dall'amico De Roberto, e dopo aver ricevuto l'estrema unzione, richiesta dai familiari nonostante durante tutta la vita fosse stato dichiaratamente scettico, se non ateo e materialista, posizione che emerge da molti scritti e che contrasta con le sue idee moderate.[19] Il patrimonio di Verga passò, in maggioranza, al nipote primogenito Giovanni Verga Patriarca.[20]

Giovanni Verga riposa oggi nel "viale degli uomini illustri" del cimitero monumentale di Catania.[21]

La poetica e le idee[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Opere e poetica di Giovanni Verga, Giovanni Verga (darwinismo sociale) e Tecnica narrativa di Giovanni Verga.

L'ideologia che sta alla base della sua letteratura migliore è una personale ripresa della scientificità, dell'impersonalità e del positivismo dei naturalisti, declinati in senso pessimistico, senza alcuna speranza di miglioramento sociale. Forte è l'influsso di alcune teorie dell'epoca, come quella del darwinismo sociale. Agli umili delle sue novelle e romanzi è negata quasi ogni speranza, sia provvidenziale rifacendosi allo stile del Manzoni, sia laica e sociale di ispirazione Zoliana. Verga nega che una vera felicità sia presente o raggiungibile anche da parte degli appartenenti alle classi ricche, data la rappresentazione che egli ne fa sia nei romanzi non veristi, sia in alcune parti del Ciclo dei Vinti e delle novelle. Solo alcuni valori, come la famiglia, il proprio ambiente ed il lavoro ("concetto dell'ostrica") possono dare un po' di serenità.[22]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Commendatore dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Romanzi[modifica | modifica wikitesto]

Frontespizio della prima edizione de I Malavoglia

Novelle[modifica | modifica wikitesto]

  • Nedda. Bozzetto siciliano, Milano, Brigola, 1874.
  • Primavera; La coda del diavolo; X; Certi argomenti; Le storie del castello di Trezza; Nedda, Milano, Brigola, 1877.
  • Rosso Malpelo, in "Fanfulla", 2-5 agosto 1878.
  • Vita dei campi. Nuove novelle, Milano, Treves, 1880. [Fantasticheria, Jeli il pastore, Rosso Malpelo, Cavalleria rusticana, La Lupa, L'amante di Gramigna, Guerra di Santi, Pentolaccia]
  • Un'altra inondazione, in "Roma-Reggio", numero speciale del "Corriere dei Comuni", Roma, Tipografia elzeviriana dell'Officina Statistica, 1880.
  • La roba, in "Rassegna settimanale di politica, scienze, lettere ed arti", 26 dicembre 1880.
  • Casamicciola, in "Don Chisciotte", n. 8, 3 aprile 1881.
  • I dintorni di Milano, in Milano 1881, Milano, Ottino, 1881.
  • Il come, il quando ed il perché, in appendice alla seconda edizione di Vita dei campi, Milano, Treves, 1881.
  • Pane nero, Catania, Giannotta, 1882.
  • Libertà, in "Domenica letteraria", 12 marzo 1882.
  • Novelle rusticane, Torino, Casanova, 1883. [Il Reverendo, Cos'è il Re, Don Licciu Papa, Il Mistero, Malaria, Gli orfani, La roba, Storia dell'asino di S. Giuseppe, Pane nero, I galantuomini, Libertà, Di là del mare]
  • Per le vie, Milano, Treves, 1883. [Il bastione di Monforte, In piazza della Scala, Al veglione, Il canarino del N. 15, Amore senza benda, Semplice storia, L'osteria dei «Buoni Amici», Gelosia, Camerati, Via Crucis, Conforti, L'ultima giornata]
  • Nella stalla, in Arcadia della carità. Strenna internazionale a beneficio degli inondati, Lonigo, Tipo-litografia ed. Luigi Pasini, 1883.
  • Drammi intimi, Roma, Sommaruga, 1884. [Drammi intimi, frammento 2, «Nel carrozzone dei profughi» (frammento 3), frammento IV, Un'altra inondazione, - Il Carnevale fallo con chi vuoi; - Natale e Pasqua falli con i tuoi. -, Ultima visita]
  • Mondo piccino, in "Nuova Antologia", 1º ottobre 1884.
  • vagabondaggio, Firenze, Barbera, 1887. [Vagabondaggio, Il maestro dei ragazzi, Un processo, La festa dei morti, Artisti da strapazzo, Il segno d'amore, L'agonia d'un villaggio, ...e chi vive si dà pace, Il bell'Armando, Nanni Volpe, Quelli del colèra, Lacrymae rerum]
  • I ricordi del capitano d'Arce, Milano, Treves, 1891. [I ricordi del capitano d'Arce, Giuramenti di marinaio, Commedia da salotto, Né mai, né sempre!, Carmen, Prima e poi, Ciò ch'è in fondo al bicchiere, Dramma intimo, Ultima visita, Bollettino sanitario (Corrispondenza in 4ª pagina)]
  • Don Candeloro e C.i, Milano, Treves, 1894. [Don Candeloro e C.i, Le marionette parlanti, Paggio Fernando, La serata della diva, Il tramonto di Venere, Papa Sisto, Epopea spicciola, L'opera del Divino Amore, Il peccato di donna Santa, La vocazione di suor Agnese, Gli innamorati, Fra le scene della vita]
  • Una capanna e il tuo cuore, in "Illustrazione italiana", 12 febbraio 1922.
  • Tutte le novelle, 2 voll., Milano, A. Mondadori, 1940-1942.

Trasposizioni teatrali[modifica | modifica wikitesto]

La caccia al lupo - La caccia alla volpe bozzetti scenici ed. Treves, Milano 1902.

Versioni cinematografiche[modifica | modifica wikitesto]

  • Chavalerie rustique (1910) di Victorin Jasset (o secondo altri storici Emile Chautard o ancora Raymond Agnel).
  • Cavalleria rusticana (1916) di Ugo Falena.
  • Cavalleria rusticana (1916) di Ubaldo Maria Del Colle.
  • Tigre reale (1916) diretto da Piero Fosco (Giovanni Pastrone).
  • La storia di una capinera (1917) di Giuseppe Sterni.
  • Caccia al lupo (1917) di Giuseppe Sterni.
  • Una peccatrice (1918) di Giulio Antamoro.
  • Eva (1919) di Ivo Illuminati.
  • Il marito di Elena (1921) di Riccardo Cassano
  • Cavalleria rusticana (1924) di Mario Gargiulo.
  • Cavalleria rusticana (1939) di Amleto Palermi.
  • La storia di una capinera (1943) di Gennaro Righelli.
  • La terra trema (1948) diretto da Luchino Visconti, ispirato a I Malavoglia.
  • La lupa (1953) di Alberto Lattuada.
  • Cavalleria rusticana (1953) di Carmine Gallone.
  • L'amante di Gramigna (1968) di Carlo Lizzani.
  • Bronte - Cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato 1972 diretto da Florestano Vancini, tratto dalla novella di Giovanni Verga intitolata Libertà.
  • Cavalleria rusticana (1981) di Franco Zeffirelli, film-opera.
  • Storia di una capinera (1993) di Franco Zeffirelli con Vanessa Redgrave, ispirato al romanzo omonimo.
  • La lupa (1996) diretto da Gabriele Lavia con Monica Guerritore, Michele Placido e Raoul Bova, ispirato alla novella omonima.
  • Rosso malpelo (2007) di Pasquale Scimeca.[23]

Omaggi[modifica | modifica wikitesto]

  • Luigi Pirandello pronunziò il discorso dal titolo "Celebrazione di Giovanni Verga", al Teatro Massimo Bellini di Catania il 2 settembre 1920 in occasione dell'ottantesimo compleanno di Giovanni Verga. Vittorio Emanuele Orlando pronunziò l'"Orazione commemorativa di Giovanni Verga", il 27 gennaio 1923 in occasione dell'anniversario della scomparsa di Verga(Scritti su Verga, di Luigi Pirandello e Vittorio Emanuele Orlando, prefazione di Giuseppe Giarrizzo, Giuseppe Maimone Editore, Catania, 1992)
  • Nel 2010 Alitalia gli ha dedicato uno dei suoi Airbus A320-216 (EI-DTK).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Autografo proveniente da lettera del 1890 a Francesco Paolo Frontini
  2. ^ a b c d Scheda della Mostra "Verga dietro le quinte"
  3. ^ Federico De Roberto, Casa Verga e altri saggi verghiani, Firenze, Le Monnier, 1964
  4. ^ Alfredo Mazzone, Polemiche verghiane, Catania, Edigraf, 1971
  5. ^ Archivio generale del Municipio di Catania, volume anno 1840, sezione II, pagina 284 ter
  6. ^ Citata nella rivista da Croce stesso diretta, "La Critica", nel 1916.
  7. ^ Sarah Zappulla Muscarà, Invito alla lettura di Verga, Milano, Mursia, 1984, pag. 37
  8. ^ Guido Baldi, Verga e il verismo. Sperimentazione formale e critica del progresso, Torino, Paravia, 1980, pag. 13
  9. ^ Giovanni Verga, Tutte le novelle, Milano, Arnoldo Mondadori, 1979, pag. 338
  10. ^ Prendendo i dati della tabella Istat (che purtroppo sono disponibili solo dal 1861 e non dal 1860 come la voce richiederebbe) che prendono come riferimento il 2008 si ottiene che 3.100 lire del 1861 corrispondono a 13.631 euro del 2008. Se il calcolo è stato fatto nel 2004 risultano invece 12.514 euro. Per chiarimenti sul valore della lira negli anni e sulla conversione da lire in euro vedi tabella Istat per il 2004: Il valore della moneta in Italia dal 1861 al 2007 n. 8 – 2008 (PDF), Istat, 2008, pp. 158. URL consultato il 20-12-2009. e tabella Istat aggiornata al 2008: Coefficienti per tradurre valori monetari dei periodi sotto indicati in valori del 2008, Istat. URL consultato il 20-12-2009.
  11. ^ Giovanni Verga - Lettera a Salvatore Paolo Verdura (1878), IRRE-Piemonte. URL consultato il 19-09-2009.
  12. ^ Sarah Zappulla Muscarà, Invito alla lettura di Verga, Mursia, Milano, 1984, pag. 50
  13. ^ Carteggio Verga-Capuana, Roma, Edizioni dell'Ateneo, 1984
  14. ^ op. cit., Invito alla lettura di Verga, pag. 59
  15. ^ a b c Sambugar, Salà - Letteratura italiana, La nuova Italia
  16. ^ Cronologia della vita e delle opere di Giovanni Verga, pag. III, in: G. Verga, Tutti i romanzi, le novelle e il teatro, Newton e Compton, 2005
  17. ^ a b c Giovanni Verga: vita e opere
  18. ^ Carla Riccardi, in Giovanni Verga. Tutte le novelle, Milano, Arnoldo Mondadori, 1979, pag. XL
  19. ^ http://trucheck.it/letteratura/23706-giovanni-verga.html L'ideologia verghiana
  20. ^ I 36 manoscritti di Giovanni Verga ritrovati
  21. ^ Verga riposa nel degrado. Così Catania abbandona la tomba del celebre scrittore in corrieredelmezzogiorno.corriere.it, 11 luglio 2011. URL consultato il 04-02-2012.
  22. ^ Giovanni Verga
  23. ^ La presente filmografia verghiana è tratta da Franco La Magna,Lo schermo trema.Letteratura siciliana e cinema, Città del Sole Edizioni, Reggio Calabria, 2010, a cui si rimanda per una puntuale e completa ricognizione comprendente anche documentari e parodie

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Biografie[modifica | modifica wikitesto]

  • Cappellani Nino, Vita di Giovanni Verga, Opere di Giovanni Verga, volumi 2, Firenze, Le Monnier, 1940
  • Cattaneo Giulio, Giovanni Verga, Torino, UTET, 1963
  • De Roberto Federico, Casa Verga e altri saggi verghiani, a cura di C. Musumarra, Firenze, Le Monnier, 1964

Studi sull'opera[modifica | modifica wikitesto]

  • Cameroni Felice, Realismo. "Tigre reale" di Giovanni Verga, in "L'Arte drammatica", 10 luglio 1975; "I Malavoglia", in "La rivista repubblicana", n. 2, 1881; "Novelle rusticane", in "La Farfalla", 17 dicembre 1882; poi in Interventi critici sulla letteratura italiana, a cura di G. Viazzi, Napoli, Guida, 1974
  • Capuana Luigi, Studi sulla letteratura contemporanea, I serie, Milano, Brigola, 1880; II serie, Giannotta, Catania, 1882; ristampa a cura di G. Luti, Milano, Fabbri, 1973
  • Capuana Luigi, Gli "ismi" contemporanei, Catania, Giannotta, 1898
  • Capuana Luigi, Verga e D'Annunzio, a cura di M. Pomilio, Bologna, Cappelli, 1972
  • Torraca Francesco, Saggi e rassegne, Livorno, Vigo, 1885
  • Scarfoglio Edoardo, Il libro di don Chisciotte, Roma, Sommaruga, 1885
  • Panzacchi Enrico, Morti e viventi, Catania, Giannotta, 1898
  • Ojetti Ugo, Alla scoperta dei letterati, Milano, Fratelli Bocca editori, 1899
  • Croce Benedetto, Giovanni Verga, in "La Critica", I, IV, 1903; poi in La Letteratura della nuova Italia, III, Bari, Laterza, 1922
  • Serra Renato, Le lettere, Roma, Bontempelli, 1914
  • Vossler Karl, Letteratura italiana contemporanea, Napoli, Ricciardi, 1916
  • Tozzi Federigo, Giovanni Verga e noi, in "Il messaggero della domenica", 17 novembre 1918; poi in Realtà di ieri e di oggi, Milano, Alpes, 1928
  • Russo Luigi, Giovanni Verga, Napoli, Ricciardi, 1920; nuova edizione, Bari, Laterza, 1934; terza edizione ampliata 1941; ultima edizione, 1974
  • Russo Luigi, Prefazione a G. V., Opere, Milano-Napoli, Ricciardi, 1955
  • Russo Luigi, Profilo critico in I narratori (1850-1957), Milano-Messina, Principato, 1958
  • Russo Luigi, Verga romanziere e novelliere, Torino, Eri, 1959
  • Momigliano Attilio, Giovanni Verga narratore, Palermo, Priulla, 1923; poi in Dante, Manzoni, Verga, Messina, D'Anna, 1944
  • Lugli Vittorio, I due "Mastro-don Gesualdo", in "Rivista d'Italia", marzo 1925, poi in Dante, Balzac, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1952 (contiene anche Il discorso indiretto libero in Flaubert e in Verga)
  • Studi Verghiani, a cura di L. Perroni, Palermo, Edizioni del Sud, 1929 (ristampati con il titolo Studi critici su Giovanni Verga, Roma, Bibliotheca, 1934)
  • Marzot Giulio, L'arte del Verga, in "Annuario dell'Istituto Magistrale A. Fogazzaro", Vicenza, 1930; rielaborato in Preverismo, Verga e la generazione verghiana, Bologna, Cappelli, 1965
  • Ragonese Gaetano, Giovanni Verga. Studio critico, Roma, Maglione, 1931
  • Ragonese Gaetano, La lingua parlata dei "Promessi Sposi" e del Verga, in "Belfagor", III, 3, 1948
  • Ragonese Gaetano, Interpretazione del Verga. Saggi e ricerche, Palermo, Manfredi, 1965
  • Bacchelli Riccardo, L'ammirabile Verga, in Confessioni letterarie, Milano, Soc. ed. "La Cultura", 1932; poi in Saggi critici, Milano, Mondadori, 1962
  • Bacchelli Riccardo, Giovanni Verga, le canzoni, il romanzo, la tragedia, prefazione a G. V., I grandi romanzi, Milano, Mondadori, 1972
  • Pirandello Luigi, Giovanni Verga, in Studi critici su Giovanni Verga; poi in Saggi, Milano, Mondadori, 1939 e in Saggi, poesie e scritti vari, a cura di M. Lo Vecchio Musti, Milano, Mondadori, 1960
  • Trombatore Gaetano, Mastro-don Gesualdo, in "Ateneo veneto", luglio-agosto, 1935; poi in Saggi critici, Firenze, La Nuova Italia, 1950
  • Arrighi Paul, Le vérisme dans la prose narrative italienne, Paris, Boivin e C., 1937
  • Bontempelli Massimo, Verga, in "Nuova Antologia", marzo 1940, poi in Verga, l'Aretino, Scarlatti, Verdi, Milano, Bompiani, 1941
  • Bontempelli Massimo, Sette discorsi, Milano, Bompiani, 1942
  • Garrone Dino, Giovanni Verga, prefazione di L. Russo, Firenze, Vallecchi, 1941
  • De Michelis Eurelio, L'arte del Verga, Firenze, La Nuova Italia, 1941
  • Sapegno Natalino, Appunti per un saggio sul Verga, in "Risorgimento", I, 3, 1945; poi in Ritratto di Manzoni e altri saggi, Bari, Laterza, 1961
  • Lo Nigro Sebastiano, Le due redazioni di Mastro-don Gesualdo, in "Lettere italiane", I, 1, 1949
  • Falqui Enrico, Verga, il verismo e il novecento, in "Giornale"di Sicilia", 28 novembre 1940
  • Seroni Adriano, La Nedda nella storia dell'arte verghiana, Lucca, Lucentia, 1950
  • Seroni Adriano, Studi verghiani, in Nuove ragioni critiche, Firenze, Vallecchi, 1960
  • Seroni Adriano, Verga (antologia della critica), Palermo, Palumbo, 1960
  • Seroni Adriano, Da Dante a Verga, Roma, Editori Riuniti, 1972
  • Navarria Aurelio, "L'amante di Raya" e "L'amante di Gramigna", in "Belfagor", VI, 2, 1951
  • Navarria Aurelio, "Nedda" e "Primavera" nell'opera di Verga, in "Narrativa", giugno, 1961
  • Navarria Aurelio, Lettura di poesia nell'opera di Giovanni Verga, Messina-Firenze, D'Anna, 1962
  • Navarria Aurelio, Giovanni Verga, Catania-Roma-Milano, "La Navicella", 1964
  • Navarria Aurelio, Annotazioni verghiane e pagine staccate, Caltanissetta-Roma, Sciascia, 1976
  • Piccioni Leone, Per una storia dell'arte del Verga, in Lettura leopardiana e altri saggi, Firenze, Vallecchi, 1952
  • Devoto Giacomo, I "piani del racconto" in due capitoli dei "Malavoglia", in "Bollettino del Centro studi filologici e linguistici siciliani", II, 1954; poi in Nuovi studi di stilistica, Firenze, Le Monnier, 1962 e in Itinerario stilistico, Firenze, Le Monnier, 1975
  • Santangelo Giorgio, Storia della critica verghiana, Firenze, La Nuova Italia, 1954, ultima edizione 1969
  • Spitzer Leo, L'originalità della narrazione nei "Malavoglia", in "Belfagor", XI, 1, 1956
  • Debenedetti Giacomo, Presagi del Verga, in Saggi critici, III serie, Milano, Il Saggiatore, 1959
  • Raya Gino, Un secolo di bibliografia verghiana, Padova, Cedam, 1960
  • Raya Gino, Ottocento inedito, Roma, Ciranna, 1960.
  • Raya Gino, La lingua di Verga, Firenze, Le Monnier, 1961.
  • Raya Gino, Mastro don Gesualdo di Giovanni Verga, Roma, Ciranna, 1967.
  • Raya Gino, Giovanni Verga, Roma, Ciranna, 1970.
  • Raya Gino, Bibliografia verghiana, Roma, Ciranna, 1972.
  • Raya Gino, Verga e il cinema, Roma, Herder, 1984.
  • Raya Gino, Carteggio Verga-Capuana, Roma, Edizioni dell'Ateneo, 1984.
  • Raya Gino, Verga e i Treves, Roma, Herder, 1986.
  • Raya Gino, Carteggio Verga-Monleone, Roma, Herder, 1987.
  • Raya Gino, Verga e gli avvocati, Roma, Herder, 1988.
  • Raya Gino, Vita di Giovanni Verga, Roma, Herder, 1990.
  • Ciccia Carmelo, Il mondo popolare di Giovanni Verga, Milano, Gastaldi, 1967.
  • Ciccia Carmelo, Giovanni Verga, in Impressioni e commenti, Milano, Virgilio, 1974.
  • Ciccia Carmelo, Giovanni Verga, in Profili di letterati siciliani dei secoli XVIII-XX, Catania, Centro di Ricerca Economica e Scientifica, 2002.
  • Ciccia Carmelo, Gli scrittori che hanno unito l'Italia, Padova, Libraria Padovana Editrice, 2010. ISBN 978-88-89775-24-0
  • Sciascia Leonardo, I fatti di Bronte, in Pirandello e la Sicilia, Caltanissetta-Roma, Sciascia, 1961
  • Sciascia Leonardo, Verga e la libertà, in La corda pazza, Torino, Einaudi, 1970
  • Sciascia Leonardo, Giovanni Verga e la memoria, in "Notiziario culturaleitaliano", Istituto italiano di cultura, Parigi, XIV, 1, 1973
  • Petronio Giuseppe, Lettura di Mastro-don Gesualdo, in Dall'illuminismo al verismo, Palermo, Manfredi, 1962
  • Asor Rosa Alberto, Scrittori e popolo. Saggio sulla letteratura populista in Italia, Roma, Samonà e Savelli, 1965
  • Ettore Bonora Le novelle milanesi del Verga e Lo stile dei Malavoglia esemplificato nel capitolo dodicesimo in " Manzoni e la via italiana al realismo", Napoli, Liguori 1989
  • Iannello Silvia, Le immagini e le parole dei Malavoglia, Roma, Sovera, 2008
  • Mario Gabriele Giordano, "Il Verismo, Verga e i veristi minori", Napoli, Conte, 1992.
  • Arnaldo Di Benedetto, Verga, D'Annunzio, Pirandello, Torino, Fògola, 1994.
  • Tufarulo, G, M.- La scuola verista nel romanzo e nel dramma, in Giovanni Verga. Corriere del Giorno, 29 maggio, 1996.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 18647 LCCN: n79059632 SBN: IT\ICCU\PALV\049820