Fantasticheria
Fantasticheria è il titolo di una novella di Giovanni Verga, tratta dalla raccolta Vita dei campi del 1880.
Indice |
[modifica] Soggetto e trama
Rievoca un dialogo ideale tra il narratore ed una sua amica francese che, insieme a lui, osserva la vita di paese di Aci Trezza. Il primo momento di romantica illusione della donna la porta a soffermarsi sulle bellezze del paesaggio, come i faraglioni. Dopo due giorni, però, la donna si rende conto della monotonia della vita di paese e della sua società. Riparte quindi da Aci Trezza, dove a dire il vero aveva pianificato di fermarsi per un intero mese.
Il narratore, dal canto suo, cerca di spiegare alla donna le caratteristiche della vita di Aci Trezza: prova a superare le prime superficiali impressioni presentando il punto di vista della povera gente che vi abita, indispensabile per capire la natura del posto. Fondamentale è il fatto che in questo villaggio di pescatori è praticamente impossibile sopravvivere senza l'appoggio dei compaesani.
La novella, la prima della raccolta, funge in un certo modo da introduzione a Vita dei campi. La figura della donna francese può rappresentare, in senso lato, quella del lettore delle novelle. Effettivamente, chi legge non sempre è in grado di immedesimarsi in questa società spesso così diversa dalla sua, e ha dunque bisogno di spiegazioni per capire la gente e la poetica che il lettore ritroverà continuamente nell'opera verghiana: infatti col tempo, il lavoro di Verga si incentra sempre di più sulle dinamiche della società di paese.
La gente di Aci Trezza viene spiegata anche con l'uso di metafore e similitudini come quelle dell'ostrica e della formica.
[modifica] L'ostrica e la religione della famiglia
| Per approfondire, vedi la voce Concetto dell'ostrica. |
I paesani si comportano come le ostriche. Accalcati l'uno sull'altro, si aggrappano caparbiamente allo scoglio e resistono alla violenza delle onde anche grazie alla loro vicinanza reciproca, un po' secondo il motto l'unione fa la forza. Asportare una sola ostrica dallo scoglio può costituire un pericolo per tutte le altre; se una conchiglia viene strappata dallo scoglio, inoltre, non potrà essere più riattaccata alle altre, né sarà capace di vivere autonomamente.
Si può pensare alla brutta fine fatta dai protagonisti di altre storie di Verga come la Cavalleria rusticana: il protagonista Turiddu torna infatti dal servizio di leva per scoprire che la sua fidanzata è ormai avviata al matrimono con un altro; lo stesso principio si ritrova nel romanzo I Malavoglia: il giovane 'Ntoni, recatosi a Napoli anche lui per assolvere all'obbligo di leva, si trasforma in un perfetto disadattato.
Alcune volte, i singoli personaggi del romanzo verghiano si allontanano dallo "scoglio" del loro paese di loro spontanea volontà, alla ricerca di un progresso o di un miglioramento che sarà loro negato.
L'attaccamento e la solidarietà nei confronti dei propri consimili e della famiglia ha un'enorme importanza ed è inoltre un atteggiamento fortemente emotivo, tanto da potersi definire "religioso".
[modifica] La società delle formiche
La società del paese è organizzata secondo regole ed architetture precise, come quelle che governano la vita sociale delle formiche, che interagiscono tra di loro e che si comportano in base ai ruoli loro assegnati. Per capire la loro vita, è indispensabile dimenticarsi per un momento il proprio individualismo, immaginarsi di dover sottostare alle regole e farsi piccoli come sono appunto le formiche.
Si tratta di una similitudine tipica dell'epoca del Naturalismo e quindi del Verismo. L'autore cerca da una parte di descrivere la vita del gruppo con un approccio scientifico, obiettivo e realista. D'altro canto il suo progetto è destinato a incontrare problemi: al geometrico e calcolabile ordine del mondo delle formiche si oppone infatti l'irrazionale ed imprevedibile religiosità dell'attaccamento alla famiglia e al gruppo (concetto dell'ostrica).
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[modifica] Bibliografia
- G. Verga, Vita dei campi, Oscar Classici Mondadori, 1997, ISBN 88-04-22894-6.