Rosso Malpelo

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Rosso Malpelo
Interguglielmi, Eugenio (1850-1911) - Sicilia - Carusi all’imbocco di un pozzo della zolfara, 1899.jpg
Foto ritraente un gruppo di giovanissimi minatori di una cava della Sicilia (1899)
Autore Giovanni Verga
1ª ed. originale 1880
Genere novella
Lingua originale italiano
Ambientazione una cava di rena rossa in Sicilia
Protagonisti Rosso Malpelo, ragazzino minatore

Rosso Malpelo è una novella dell'opera di Giovanni Verga, che comparve per la prima volta su "Il Fanfulla" nel 1878 e che venne in seguito raccolta e pubblicata nel 1880 insieme ad altre novelle uscite nel 1879-1880 in "Vita dei campi."

La novella narra di un ragazzo abituato a lavorare in una cava, vittima di pregiudizi per via dei suoi capelli rossi. L'unico affezionato a lui è il padre, che muore nella miniera, lasciandolo solo con la madre e la sorella che lo maltrattano e mostrano diffidenza nei suoi confronti. In seguito alla morte del suo unico amico Ranocchio, rendendosi conto di non contare più per nessuno, Malpelo accetta con rassegnazione di esplorare un cunicolo pericoloso nella cava. Imboccato il cunicolo sparisce nel nulla, lasciando negli animi dei lavoratori della miniera la paura che egli possa tornare da un momento all'altro come un fantasma.

La novella[modifica | modifica sorgente]

Rosso Malpelo è una novella di Verga dove vi è un narratore onnisciente e quindi vi è un eclissarsi dell'autore che da un punto di vista distaccato mette in scena i personaggi, e semplicemente li presenta nel loro agire (e, di fatto, finisce per giudicarli o compatirli). L'effetto artistico in questa novella è raggiunto da Verga attraverso la tecnica dello "straniamento" (teorizzata dal narratologo russo Šklovskij), per la quale viene mostrato strano qualcosa di diverso, o viceversa, dal momento che viene preso un punto di vista diverso dal consueto. Verga ottiene questo effetto attuando una regressione culturale, facendo coincidere il suo punto di vista con l'opinione comune del villaggio di Malpelo, come è possibile evincere dall'incipit:

Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo, che prometteva di riuscire un fior di birbone. Sicché tutti alla cava della rena rossa lo chiamavano Malpelo; e persino sua madre, col sentirgli dir sempre a quel modo, aveva quasi dimenticato il suo nome di battesimo."[1]

Verga narratore utilizza infatti delle proposizioni consecutive e conclusive che stonano all'orecchio del lettore, il quale percepisce che la vera opinione di Verga autore è diversa.

Rosso Malpelo è un ragazzo con i capelli rossi: i capelli rossi, secondo le superstizioni del popolo, erano simbolo di malizia. Per questo motivo, il ragazzo viene maltrattato dai compagni di cava e dalla gente del paese, preferendo starsene per sé:

« Egli era davvero malvagio contro chi lo maltrattava, torvo, ringhioso e selvatico. Al mezzogiorno, mentre tutti gli altri operai della cava si mangiavano in crocchio la loro minestra, e facevano un po' di ricreazione, egli andava a rincattucciarsi col suo corbello fra le gambe, per rosicchiarsi quel pane di otto giorni, come facevano le bestie sue pari; e ciascuno gli diceva la sua motteggiandolo, e gli tirava dei sassi, finché il soprastante lo rimandava a lavorare con una pedata".[2] »

Malpelo non trova affetto nemmeno dalla madre che non accetta la sua scelta di vita (il lavoro alla cava) e che non si fida di lui a tal punto da sospettare che egli rubi soldi dallo stipendio che porta alla famiglia; Inoltre la sorella lo "accoglie" sempre picchiandolo. Malpelo lavora con il padre, Mastro Misciu (al quale è stato dato il soprannome di Bestia), in una cava di rena rossa. È molto legato col padre: Misciu infatti è l'unico ad avergli dato affetto, e Malpelo, appena gli altri operai provano a prendere in giro il povero padre, lo difende. Un giorno Misciu Bestia accetta di lavorare all'abbattimento di un pilastro ormai giudicato inutile nella cava, mettendo a rischio la propria vita, mentre gli altri lavoratori si erano rifiutati di scavare egli è spinto a farlo dal disperato bisogno di soldi. Di sera, mentre Misciu lavorava, gli cadde addosso il pilastro. Rosso Malpelo, preso dalla disperazione e dal panico, inizia ad urlare e a chiedere aiuto ma, quando anche gli altri accorrono, ormai è troppo tardi e Mastro Misciu è già morto. Dopo la morte del padre, Malpelo diventa ancora più scorbutico agli occhi degli altri e riprende a lavorare nella galleria dov'era morto il padre. Qualche tempo dopo alla cava viene a lavorare un ragazzino lussatosi il femore, prima semplice muratore, che è stato costretto ad abbandonare il mestiere a causa di una caduta. Il ragazzo, soprannominato Ranocchio per il modo di camminare e di atteggiarsi, viene subito preso di mira da Malpelo che cerca di stimolare il suo spirito di reazione picchiandolo e insultandolo. Più Ranocchio non si difende, più lui continua: vuole che impari a reagire e ad affrontare la vita che non è sempre facile, e che secondo lui è una continua sfida. In realtà, il vero motivo di tutto ciò è che Malpelo si sente legato a lui e vuole insegnargli come difendersi. Spesso infatti, per Ranocchio, si priva di parte della sua razione di cibo oppure lo aiuta nei lavori pesanti. Dopo qualche tempo viene ritrovato il cadavere di Mastro Misciu,che non era stato ancora recuperato da sotto il pilastro. Tutto ciò che a Malpelo rimane del padre sono pochi oggetti che egli custodisce come tesori che stimolano il suo ricordo. Non molto tempo più tardi Ranocchio, che da un po' di tempo si era ammalato di tisi, muore all'improvviso. Malpelo, rimasto solo (la madre, ormai rimaritata, e la sorella che era andata a vivere in un altro quartiere) scompare nella cava: gli era stato affidato il compito di esplorare una galleria ancora sconosciuta. Nessuno si sarebbe assunto un compito così pericoloso ma lui, sapendo che ormai non gli è rimasto più niente, accetta e parte: preso del pane, del vino, gli attrezzi e i vestiti di suo padre, si addentra in quella galleria e non ne uscirà mai più. Morto anche lui, ha come vendetta il potere di far paura ai lavoratori della cava che ancora temono di vederselo spuntare da un momento all'altro con i suoi "occhiacci grigi e i capelli rossi".

Significati[modifica | modifica sorgente]

Rosso Malpelo descrive la realtà di povertà e sfruttamento delle classi disagiate in Sicilia alla fine del XIX secolo, realtà che Verga conosceva ma che emergeva altresì dalle inchieste del Regno d'Italia da poco formatosi (1861). Principalmente, l'opera è un ritratto, umanissimo e di grande attualità, di un adolescente condannato dai pregiudizi popolari a causa del suo nomignolo e del colore rosso dei capelli spesso attribuito al male (vedi in basso) e dalla violenza della gente all'emarginazione e ad una tragica fine, similmente a quella del padre, oltre ad un duro lavoro nelle cave di rena siciliane.

Nonostante il principio dell'impersonalità, che caratterizza gli scrittori veristi, Verga lascia trasparire la pietà che prova per Malpelo, un "vinto" che non ha alcuna possibilità di sottrarsi al suo destino. Fa capire che i ragazzi come lui reagiscono al male che viene loro fatto infliggendo altrettanta sofferenza e cercando di reprimere i sentimenti di compassione pur di sopravvivere (emblematici sono i comportamenti rudi del protagonista nei confronti di Ranocchio e dell'asino). Per rendere più realistico il racconto, inoltre, decide di esprimersi con parole dialettali e modi di dire popolari; per descrivere Malpelo, il cui nome già lo caratterizza come personaggio negativo, almeno secondo credenze popolari secondo le quali i capelli rossi erano collegati al male, lo paragona spesso ad una bestia. Il linguaggio realistico e le descrizioni neutre e oggettive dei maltrattamenti che Malpelo subisce causano un profondo disagio nel lettore, forzandolo ad una riflessione sulle pessime condizioni in cui la vita del povero ragazzino versava. Rosso Malpelo è costretto ad avere le stesse condizioni lavorative del padre e come lui a subirne la stessa fine cioè la morte sotto la cava di rena rossa. Questa novella rispetta il pensiero di Verga il quale crede che chi nasce povero tornerà alla sua posizione sociale iniziale nonostante i vari sforzi che ha fatto per cambiare la sua vita.Inoltre il narratore si impersona in alcuni minatori della cava.

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ in op.cit., pag. 173
  2. ^ Rosso Malpelo, in Giovanni Verga. Tutte le novelle, a cura di Carla Riccardi, Mondadori, Milano, 1979, pag. 173

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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