Enrico Corradini

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
sen. Enrico Corradini
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Senato del Regno d'Italia
Enrico Corradini
Luogo nascita San Miniatello di Montelupo Fiorentino
Data nascita 20 luglio 1865
Luogo morte Roma
Data morte 10 dicembre 1931
Titolo di studio laurea in Lettere
Professione giornalista
Legislatura XXVI
Incarichi parlamentari

Enrico Corradini (San Miniatello, 20 luglio 1865Roma, 10 dicembre 1931) è stato uno scrittore e politico italiano, esponente di punta del nazionalismo italiano. Fu senatore del Regno d'Italia nella XXVI legislatura.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Inviato di guerra durante la guerra italo-turca, da sinistra Filippo Tommaso Marinetti, Ezio Maria Gray, Jean Carrere, Enrico Corradini e G. Castellini

Laureato in Lettere nel 1888, giornalista. Nel 1897 dirige la rivista "Il Marzocco", da lui fondata. Autore dannunziano, nel 1903 fonda con Giovanni Papini, Vilfredo Pareto e Giuseppe Prezzolini la rivista Il Regno. Nel 1910 contribuisce a creare l'Associazione Nazionalista Italiana.

Nel 1911 appoggia la campagna in favore della guerra Italo-Turca con due saggi politici ("Il volere d'Italia" e "L'ora di Tripoli") e sempre nello stesso con la collaborazione di Alfredo Rocco e Luigi Federzoni diede alle stampe il settimanale L'Idea Nazionale, che riprese le teorie guerrafondaie del suo precedente; dal 1908 al 1912 collaborò anche al Corriere della Sera.

Nel 1913 si candidò alla Camera nel collegio di Marostica ma non fu eletto, nonostante l'appoggio dei cattolici[1]. Favorevole ad una politica estera imperialista, colonialista ed espansionista, nel 1914 trasformò L'idea Nazionale in quotidiano grazie ai finanziamenti di militari ed armatori.

Elaboratore di una teoria nazionalistica nutrita di populismo e di corporativismo, fu ovviamente un acceso interventista nella Prima guerra mondiale, prima a favore della Triplice Alleanza, poi a sostengo della Triplice Intesa, ingaggiando violente campagne di stampa contro i neutralisti (in particolare Giovanni Giolitti). Favorevole all'impresa di Fiume, tentò di convincere Gabriele D'Annunzio ad attuare nel 1919 una "marcia su Roma".[1]

Terminato il conflitto bellico presentò liste comuni insieme al Partito Nazionale Fascista alle elezioni politiche italiane del 1921, chiamate Blocchi Nazionali, e nel 1923 aderì al PNF, facendovi confluire la sua ANI. Fu nominato senatore dal Re Vittorio Emanuele III il 1º marzo 1923[2]. Inizialmente favorevole allo smantellamento dello Stato Liberale, espresse successivamente alcuni suoi dubbi in epistole inviate a Luigi Federzoni: quando quest'ultimo divenne Ministro nel 1928, Corradini venne politicamente emarginato[1]. Fu membro del Gran Consiglio del Fascismo dal gennaio 1925 al dicembre 1929.[3]. Morì nel 1931.

Pensiero politico[modifica | modifica sorgente]

L’Italia deve avere una sua politica coloniale perché le nazioni povere devono cercare, attraverso l’imperialismo, un “posto al sole”; l’Italia è una potenza povera ma non deve più farsi mettere i piedi in testa dalle nazioni plutocratiche. Il nazionalismo è la trasposizione internazionale del socialismo, si deve mettere in essere una sorta di lotta di classe tra nazioni proletarie e nazioni plutocratiche; “il socialismo è nostro maestro ma nostro avversario”: avversario perché pacifista, maestro perché insegna ad utilizzare lo strumento della lotta di classe in una dimensione internazionale.

Corradini vede un’Europa dove, al di sotto delle due plutocrazie Inghilterra e Francia, vi sono le nazioni proletarie; Italia e Germania non possono, però, più accettare di essere potenze di serie B. Il pacifismo è volto esclusivamente alla conservazione dello status quo europeo: in risposta a ciò bisogna esaltare la lotta di classe internazionale. La nazione deve essere coesa e non individualista, il buon cittadino deve essere pronto a sacrificarsi per la patria. Corradini matura, insomma, una concezione materialisticamente proletaria ma spiritualmente aristocratica: per dimostrare la propria grandezza spirituale, l’Italia deve essere guidata dagli uomini migliori (che non è possibile scegliere attraverso la democrazia).

Il governo della cosa pubblica va affidato agli aristocratici: non è vero che siamo tutti uguali e non hanno più significato, perciò, i fondamenti della democrazia. Fa parte della natura umana lottare gli uni contro gli altri, è un istinto naturale voler sopraffare il proprio avversario, l’istinto bellicoso va esportato per il bene nazionale. Distingue tra Cristianesimo, che deve venir respinto per i suoi collegamenti semitici e per sostenere l'uguaglianza tra gli uomini, e Cattolicesimo che viene adottato perché "universale" e romano o latino.[4]

Opere[modifica | modifica sorgente]

romanzi[modifica | modifica sorgente]

  • "La patria lontana" (1910)
  • "La guerra lontana" (1911)
  • "Le Vie Dell'Oceano" (1913)
  • "La Patria lontana"
  • "Le sette lampade d'oro"

Teatro[modifica | modifica sorgente]

  • "L'aurea leggenda di madonna Chigi, commedia in tre atti", Mondadori, 1930
  • "Giulio Cesare, Dramma in V atti", 1902
  • "Carlotta Corday. Dramma in tre atti", 1908
  • "Le vie dell'Oceano. Dramma in tre atti", 1913

Saggi[modifica | modifica sorgente]

  • "La Conquista Di Tripoli: Lettere Dalla Guerra"
  • "Sopra Le Vie del Nuovo Impero; Dall'Emigrazione di Tunisi alla Guerra nell'egeo"
  • "Scritti e discorsi 1901 - 1914"
  • "L'unità e la potenza delle nazioni", Firenze, 1922
  • "Diario postbellico" (1924)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Enrico Corradini in Dizionario Biografico – Treccani
  2. ^ Scheda senatore CORRADINI Enrico
  3. ^ Mario Missori, Gerarchie e statuti del PNF, 1986, Bonacci, Roma, pagina 192
  4. ^ Cf. Rocco D'Alfonso, «Il nazionalismo italiano e le premesse ideologico-politiche del Concordato» in Marco Mugnaini, Stato, Chiesa e relazioni internazionali, Milano, FrancoAngeli, 2007, p. 69.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Pier Ludovico Occhini, Corradini, 1933, Rinascimento del Libro
  • Riccardo Gatteschi, Un uomo contro: Enrico Corradini, letterato e politico, Lcd, 2003

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 13116857