Arnaldo Fusinato

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Busto di Arnaldo Fusinato (Parco dei Donatori di sangue, Schio)

Arnaldo Fusinato (Schio, 25 novembre 1817Roma, 28 dicembre 1888) è stato un poeta e patriota italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Autore di numerose poesie giocose e romantiche, compì a Schio, sua città natale, i primi studi, per poi proseguirli all'Università di Padova. In questo periodo cominciarono le sue lotte contro l'Austria.

La situazione politica e culturale di quegli anni era caratterizzata dalla mancanza di libertà, specialmente per gli intellettuali ed i personaggi non strettamente conformi al pensiero politico dominante.
Nel marzo del 1848 insorsero le città del Lombardo Veneto, costringendo alla ritirata le guarnigioni austriache. Il 17 e 18 marzo insorse anche la città di Vicenza. L'allora trentenne Fusinato fu in prima fila a combattere per la difesa della città assediata, ma invano: Vicenza venne presa il 24 marzo. Fu in questi giorni che Fusinato compose la canzone il Canto degli insorti.

Perduta Vicenza, Fusinato continuò a combattere gli Austriaci a Venezia, dove era stata proclamata la Repubblica di San Marco. Anche qui, nonostante l'epica difesa guidata da Daniele Manin, dopo quasi un anno la città si dovette arrendere alle forze austriache. Nella poesia L'ultima ora di Venezia si può leggere tutto lo sconforto provato da Fusinato in quei momenti (celebre il passaggio: "Il morbo infuria / il pan ci manca / sul ponte sventola / bandiera bianca"). Questo è forse l'unico dei suoi canti valido per sincera immediatezza ed emozione. Gli ultimi due versi sono stati resi celebri in tempi recenti dalla famosa canzone di Franco Battiato "Bandiera bianca", contenuta nell'album La voce del padrone del 1981.

Nel 1855 Fusinato collaborò con Giuseppe Verdi traducendo dal francese I vespri siciliani (Les vêpres siciliennes), rappresentati nel dicembre di quello stesso anno a Parma con il titolo di Giovanna di Guzman (prima assoluta italiana). Nel 1874 si trasferì a Roma, dove in seguito lavorò per il Senato del Regno d'Italia, grazie anche all'interessamento di Giovanni Prati. In questa stessa città morì nel 1888 e fu sepolto nel cimitero del Verano, dove riposa tuttora.

Dal punto di vista letterario, dapprima imitò il Giusti, nelle poesie satiriche sulla fatuità e sulla ipocrisia del costume, poi si avvicinò ai toni del Berchet in poemetti sentimentali e negli inni patriottici.[1] Fusinato fu molto popolare, per la vena semplice, i soggetti ovvi, la metrica facile e canterina.

Principali opere[modifica | modifica wikitesto]

Poesie patriottiche[modifica | modifica wikitesto]

  • L'illuminazione degli Apennini (1846)
  • Maria Luigia e Francesco I (1848)
  • Il canto degli insorti (1848)
  • Alla nobil donna C. R. S. (1848)
  • A Genova (1848)
  • Il popolo a Carlo Alberto (1848)
  • Per album (1848)
  • Per la nobile fanciulla settenne S. P. (1848)
  • Il profugo (1849)
  • L'ultima ora di Venezia (1849)
  • Addio Venezia (1849)
  • A Monsignor Fransoni (1850)
  • L'esigliato a Parigi, ad Angelo Comello (1851)
  • Il lamento della spia (1851)
  • Il Passatore a Forlimpopoli (1851)
  • Un programma politico (1855)
  • Si annunzia il giornale (1856)
  • La confessione di Asmodeo (1857)
  • A Sua Grazia Asmodeo I (1856)
  • Un consiglio d'amico (1857)
  • Don Pirlone (1857)
  • Al don Pirlone del Pungolo (1857)
  • A fra Fusina (1857)
  • A don Pirlone (1857)
  • Il mio programma ministeriale (1857)
  • Asmodeo I in extremis (1858)
  • Sinfonia (1858)
  • Petizione di fra Fusina contro don Fuso (1858)
  • Risposta di don Fuso contro fra Fusina (1858)
  • Replica di fra Fusina contro don Fuso (1858)
  • Sentenza dell'Uomo di pietra nella controversia don Fuso - fra Fusina
  • Al reverendo padre Lamoricière (1860)
  • Il giallo e il nero (1863)
  • Dio ci ajuti (1863)
  • La questione veneta (1863)
  • Goldoni che parte per la Francia (1865)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Le Muse, De Agostini, Novara, 1966, Vol.V, pag.141

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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