Fasci siciliani

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Fasci Siciliani
Fasci Siciliani dei Lavoratori
Tipo Organizzazione politica
Fondazione 1889
Fondatore Giuseppe de Felice Giuffrida
Scioglimento 1894
Scopo Rivoluzione socialista riformista
Denuncia sociale operaia Secessione dall'Italia
Sede centrale Italia Palermo
Presidente Italia Bernardino Verro
Lingua ufficiale Italiano
siciliano
 
« ...questi tumulti hanno rivelato condizioni tali, che non possono e non devono assolutamente durare, per l'onore d'Italia e della razza umana; hanno reso necessaria una fraterna intesa di tutti i partiti democratici in un ideale, in una fede, in un'opera comune; hanno ridotto la questione sociale all'aut-aut degli scolastici. »
(M. Rapisardi, Lettera a Napoleone Colajanni, Catania 1894)

I Fasci siciliani, detti anche Fasci siciliani dei lavoratori, furono un movimento di massa di ispirazione democratica e socialista ma con chiari intenti secessionisti, sviluppatosi in Sicilia dal 1891 al 1894 e diffusosi fra proletariato urbano, braccianti agricoli, minatori ed operai. Fu disperso solo dopo un duro intervento militare sotto il governo Crispi che pur sentimentalmente da sempre vicino alle classi più umili della popolazione non ne accettava la istanze secessioniste antinazionali.

''Amo il popolo; sono lavoratore anch' io, perché non ho vissuto e non vivo che del mio lavoro; ma mentre sono favorevole a tutte le legittime associazioni, che hanno per scopo il miglioramento delle classi operaie non posso ammettere alcune di queste associazioni che abbiano di mira lo sfascio dello stato attuale". Francesco Crispi

Profilo storico[modifica | modifica sorgente]

Sull'esempio dei fasci operai nati nell'Italia centro-settentrionale, il movimento fu un tentativo di riscatto delle classi meno abbienti e, inizialmente, era formato dal proletariato urbano, a cui si aggiunsero braccianti agricoli, "zolfatai" (minatori), lavoratori della marineria ed operai. Essi protestavano sia contro la proprietà terriera siciliana, sia contro lo Stato che appoggiava apertamente la classe benestante. La società in Sicilia era all'epoca parecchio arretrata, il feudalesimo, sebbene abolito (dagli stessi aristocratici illuminati) agli inizi del XIX secolo, aveva condizionato la distribuzione delle terre e quindi delle ricchezze. L'unità d'Italia d'altro canto, non aveva portato i benefici sociali sperati ed il malcontento covava fra i ceti più umili. Il movimento chiedeva fondamentalmente delle riforme, soprattutto fiscali ed una più radicale nell'ambito agrario, che permettesse una revisione dei patti agrari (abolizione delle gabelle) e la redistribuzione delle terre. Una grande forza rivoluzionaria si ebbe anche dalle minoranze presenti nell'isola, quella albanese in particolare modo, in cui un folto gruppo di donne albanesi fu particolarmente agguerrita e fiduciosa di un possibile cambiamento (agli albanesi in Sicilia gravava maggiormente la situazione socio-economica dell'epoca).

La costituzione dei Fasci ed il massacro di Caltavuturo[modifica | modifica sorgente]

Giuseppe de Felice Giuffrida

I Fasci furono ufficialmente fondati il 1º maggio del 1891 a Catania, ad opera Giuseppe de Felice Giuffrida. Il movimento era però nato in maniera spontanea già alcuni anni prima il 18 marzo 1889 a Messina. A questo fece seguito il Fascio di Palermo (29 giugno 1892) guidato da Rosario Garibaldi Bosco e la costituzione del Partito dei Lavoratori Italiani (agosto 1892). Il 4 settembre 1892, fu costituito il Fascio dei lavoratori trapanesi, di cui fu eletto presidente Giacomo Montalto[1].

A questi fasci se ne aggiunse quello di Siracusa, uno dei primi con 5000 aderenti, presieduto dall'avv. Luigi Leone ed altri ancora e, già alla fine del 1892, il movimento si era diffuso in tutto il resto dell'isola con sedi in ogni capoluogo, tranne Caltanissetta. Il 20 gennaio 1893, a Caltavuturo (PA), cinquecento contadini, di ritorno dall'occupazione simbolica di alcune terre del demanio, vennero dispersi da soldati e carabinieri armati di fucile, e tredici manifestanti caddero vittime. A seguito di tale massacro furono organizzate numerose manifestazioni di solidarietà sia da parte dei Fasci, che sul piano nazionale, ed aumentò l'esasperazione dello scontro sociale.

Il Congresso di Palermo[modifica | modifica sorgente]

Il 21 e 22 maggio 1893 si tenne il congresso di Palermo cui parteciparono 500 delegati di quasi 90 Fasci e circoli socialisti. Venne eletto il Comitato Centrale, composto da nove membri: Giacomo Montalto per la provincia di Trapani, Nicola Petrina per la provincia di Messina, Giuseppe De Felice Giuffrida per la provincia di Catania, Luigi Leone per la provincia di Siracusa, Antonio Licata per la provincia di Girgenti, Agostino Lo Piano Pomar per la provincia di Caltanissetta, Rosario Garibaldi Bosco, Nicola Barbato e Bernardino Verro per la provincia di Palermo

L'apice del movimento fu raggiunto nell'autunno del 1893, quando il movimento organizzò scioperi in tutta l'isola e tentò un'effimera insurrezione. La società siciliana fu sconvolta, ovunque si ebbero violenti scontri sociali, ed il movimento dettò le proprie condizioni alla proprietà terriera per il rinnovo dei contratti.

La repressione[modifica | modifica sorgente]

In questo contesto, il presidente del consiglio Francesco Crispi, siciliano di origini albanesi, nel tentativo di ristabilire l'ordine e pronto a reprimere ogni intento di disgregazione del suolo nazionale, adottò la linea dura con un intervento militare comprendente esecuzioni sommarie e arresti di massa. Il movimento fu sciolto nel 1894 e i capi vennero arrestati dal Commissario Regio Roberto Morra di Lavriano. Il 30 maggio il tribunale militare di Palermo condannò Giuseppe de Felice Giuffrida a 18 anni di carcere, Rosario Bosco, Nicola Barbato e Bernardino Verro a 12 anni di carcere quali capi e responsabili dei Fasci siciliani. L'on. de Felice fu difeso in sede giudiziaria dall'avvocato siciliano G.B. Impallomeni. Nel 1895, con un atto di amnistia, venne concessa la clemenza a tutti i condannati in seguito ai fatti dei Fasci siciliani.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Giacomo Montalto in Dizionario Biografico – Treccani

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]