Associazione Nazionalista Italiana

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Associazione Nazionalista Italiana
Leader Enrico Corradini
Gabriele D'Annunzio
Alfredo Rocco
Luigi Federzoni
Segretario Enrico Corradini (1910-1914)
Antonello Caprino (1914-1919)
Armando Zanetti (1919-1920)
Umberto Guglielmotti (1920-1923)
Stato Italia Italia
Fondazione 1910
Dissoluzione 1923 (confluisce nel PNF)
Ideologia Nazionalismo italiano,
Interventismo,
Irredentismo italiano
Coalizione Blocchi Nazionali (1921)
Seggi massimi Camera
20 / 630
1921
Seggi massimi Senato
0 / 315
1921
Testata L'Idea Nazionale

L'Associazione Nazionalista Italiana - detta anche Partito Nazionalista - è stata l'espressione politico-organizzativa del nazionalismo italiano, sorta a Firenze nel dicembre 1910 a seguito del primo congresso dei nazionalisti italiani che già da alcuni anni si identificavano nel fondatore dell'Associazione Enrico Corradini. Nel 1923 confluì nel Partito Nazionale Fascista. All'associazione aderirono intellettuali come Gabriele D'Annunzio e Giovanni Verga e giuristi come Alfredo Rocco o come Costanzo Ciano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini dell'Associazione Nazionalista[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1896 le ambizioni coloniali italiane furono notevolmente ridimensionate con la battaglia di Adua, in cui i ras etiopi sconfissero il generale italiano Oreste Baratieri. Fu in questo contesto storico che le idee dei nazionalisti iniziarono a diffondersi nella società italiana di fine secolo. In quest'epoca i principali esponenti del movimento presero ad esempio i modelli politici di Inghilterra, Francia, Giappone e Stati Uniti che stavano ribaltando gli equilibri internazionali intervenendo in America Latina, Sudafrica, Magreb ed Asia. Alfredo Oriani fu uno dei precursori di questa tendenza politica: biasimando la tradizione mazziniana del nazionalismo storico italiano, egli auspicava per la nuova Italia un progetto di conquista coloniale che l'avrebbe resa la nazione più importante del Mediterraneo, ritenendo necessario l'intervento militare nell'Adriatico e nell'Africa settentrionale. Crispi fu preso come modello politico. Esponenti di spicco del nazionalismo "letterario" degli anni 1896-1910 furono Corradini,Borrelli,Viana,Borgese,Prezzolini e Papini che con le loro riviste influenzarono il dibattito non solo politico ma anche "etico" sullo Stato immaginato dai nazionalisti; in particolare le riviste "Il Regno" (Corradini),"Il Tricolore" (Viana) e "Il Leonardo" (Papini e Prezzolini) aprirono dibattuti su argomenti come "l'entusiasta esaltazione della morale eroica" (articolo scritto da Viana che contribuirà non poco all'impianto teorico del militante nazionalista) o "la codardia ignobile del socialismo" (che fu il primo dei critici articoli di Corradini contro il socialismo ufficiale). Intorno al 1908 il movimento nazionalista supera il suo periodo più incerto; i singoli intellettuali ed i vari simpatizzanti hanno preso contatto tra loro e molti di essi hanno fondato circoli politici patriottici e giornali nelle maggiori città italiane. Tutti gli organi di stampa nazionalisti di questo periodo trattano con molta attenzione le vicende legate alla Crisi bosniaca del 1908,all'irredentismo (appoggiando non di rado le iniziative della Società Trento e Trieste e quelle della Lega Navale Italiana) ed alla critica contro i socialisti e Giolitti. Le tesi nazionaliste sull'Italia imperiale in breve contagiano le giovani leve del corpo diplomatico e non pochi giovani ufficiali delle forze armate,da sempre critici nei confronti dell'Italia demoliberale,moderata e "pantofolaia" (come la definisce il nazionalista Maraviglia). A dare la svolta prettamente politica al movimento nazionalista unendolo intorno ad un unico polo è però Enrico Corradini che emerge come leader naturale oltre che intellettuale di punta tra tutti quelli presenti sulla scena.

Enrico Corradini e la «nazione proletaria»[modifica | modifica wikitesto]

Corradini si ricollegava alle correnti più accesamente patriottiche ed irredentiste del Risorgimento. Aderì alle ideologie nazionaliste dopo la sconfitta di Adua, fondando poi la rivista Il Regno» in cui sosteneva le sue tesi politiche contro il socialismo e la borghesia. Dopo una serie di studi sulle condizioni dei lavoratori italiani in Tunisia e America meridionale si impegnò a diffondere una nuova idea di lavoro, che avrebbe dovuto arginare il fenomeno dell'emigrazione e il pessimo stato delle attività italiane all'estero. Nel suo programma egli proponeva ancora una volta un intervento militare per colonizzare l'Africa e così lo «spirito migratorio» dell'italiano si sarebbe mutato in «spirito coloniale, imperialista». Riprese poi il concetto marxista del proletariato e formulò l'idea di «nazione proletaria», secondo cui l'Italia avrebbe dovuto fondare la propria ricchezza sul lavoro e non sul capitale, come succedeva in Francia ed Inghilterra. Se in Europa prevaleva il sistema plutocratico, l'Italia sarebbe stata la nazione proletaria per eccellenza, con un uso proprio delle ideologie socialiste in senso antirivoluzionario.

Corradini non si servì solo di articoli e saggi storico-politici per propagandare le sue idee ma fu anche scrittore di romanzi. Soprattutto uno di essi,"La Patria lontana",servì da base programmatica. Il romanzo ambientato in Argentina tra gli immigrati italiani vede contrapporsi il nazionalista Buondelmonti,il sindacalista rivoluzionario Rummo ed il liberale Axerio; quest'ultimo funge da nemico degli altri due e rappresentante dell'Italietta giolittiana mentre alla fine del romanzo il Buondelmonti apprenderà da Rummo le tecniche insurrezionali e l'abilità di coinvolgere le masse proletarie per poi indicare al sindacalista rivoluzionario la via del nazionalismo. Ancora una volta dunque il Corradini romanziere non si distacca dal Corradini politico e sottolinea di nuovo la necessità di un'alleanza tra Nazionalismo e sindacalismo rivoluzionario nel nome della "Nazione proletaria". Le tesi corradiniane sulla "Nazione proletaria" verranno poi riprese dal movimento fascista delle origini per poi essere sostituite dal corporativismo.

Dall'interventismo allo scioglimento[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1910 si riunirono a Roma i principali esponenti del nazionalismo e dell'interventismo italiano, tra cui Icilio Bacci, Enrico Corradini, Luigi Federzoni,Picardi e Castellini. Essi decisero di costituire l'Associazione Nazionalista Italiana, convocando per il dicembre dello stesso anno il primo congresso a Firenze, al quale partecipò anche Fulcieri Paulucci de Calboli, che diverrà noto, a partire dagli ultimi anni di guerra, come il "Santo" dei mutilati. Al congresso fiorentino prenderanno la parola anche esponenti repubblicani e radicali che poi abbandoneranno polemicamente l'aula in seguito alla virata anti-mazziniana dei nazionalisti. Al congresso nazionalista parteciparono anche i rappresentanti di importanti società ed enti patriottici come la Società Dante Alighieri,la Lega Navale Italiana e la Società Trento e Trieste (che nel corso degli anni avevano finanziato le iniziative ed i giornali nazionalisti). Il 1 marzo 1911 iniziò le pubblicazioni il giornale "L'Idea Nazionale",organo ufficiale dell'Associazione Nazionalista Italiana,che intraprese immediatamente una grande campagna di stampa a favore dell'intervento militare italiano in Libia.

Alle Elezioni politiche italiane del 1913 l'Associazione presentò proprie liste e ottenne 5 deputati. A seguito delle elezioni l'ANI smette di essere un movimento prettamente intellettuale accogliendo tra le sue file anche esponenti dell'alta borghesia industriale e della media borghesia facendo presa soprattutto negli ambienti universitari.

Si pose fra le forze politiche più radicalmente interventiste rispetto alla prima guerra mondiale e proprio il dibattito sull'intervento creò una spaccatura nell'ANI tra francofobi (favorevoli alla Triplice Alleanza perché Parigi aveva sempre ostacolato i piani coloniali di Roma) e anti-austriaci (collegati alla tradizione risorgimentale). Dopo la Grande Guerra, con le proprie camicie azzurre,i nazionalisti saranno accanto alle camicie nere del fascismo. Fra i postulati che trasferirà nel fascismo, oltre a quelli citati, v'erano anche l'imperialismo, il colonialismo, lo statalismo etico e politico oltre che economico e l'autoritarismo.

Il 10 aprile 1919 a Roma fu proclamato dai socialisti uno sciopero generale con rivendicazioni genericamente politiche[1] per protestare contro la Conferenza di pace di Parigi[2]. La contromanifestazione, indetta dall'Associazione Nazionalista, che come attesta anche Gaetano Salvemini ottenne l'approvazione degli impiegati ministeriali danneggiati dallo sciopero dei mezzi pubblici[3]. Seguì un imponente corteo inneggiante al Re e all'Esercito[4] che portò in trionfo i reduci e i mutilati e fu ricevuto dal ministro della Guerra[5].

Nel 1919 suoi aderenti si candidarono nel Partito dei Combattenti, che ottenne 20 deputati. Alle Elezioni politiche italiane del 1921 insieme ai Fasci di combattimento e altre forze di destra formarono la lista Blocchi Nazionali, che ottenne 105 deputati. Suoi esponenti entrarono dopo la marcia su Roma nel governo Mussolini.

Nel 1923, nell'ultimo congresso fu approvata la fusione nel Partito Nazionale Fascista. Tra i principali dirigenti dell'Associazione Nazionalista, destinati a diventare ministri del fascismo, vi furono Luigi Federzoni, Costanzo Ciano ed il grande giurista Alfredo Rocco, principale autore della versione originale del codice penale del 1931 detto, appunto, Codice Rocco, così come l'ultimo segretario Umberto Guglielmotti. Corradini e pochi altri cosiddetti nazionalisti ortodossi aderiranno con meno convinzione al movimento mussoliniano, rimanendo ai margini della politica del regime. Altri 8 deputati, invece, come Armando Zanetti, il quale fu segretario dal 1919 al 1920, non aderiranno al fascismo ed entreranno, chi, nel Partito Liberale come fece Zanetti oppure nel Partito dei Combattenti.

Nel 2007 è stata costituita a Corropoli l'associazione politica e culturale denominata Movimento Nazionalista Italiano, che si ispira ai principi patriottici dell'ANI e sul cui simbolo viene riportato l'anno 1910 ad ideale prosecuzione di quella esperienza politica e culturale.

Congressi nazionali[modifica | modifica wikitesto]

  • I Congresso Nazionale - Firenze, 3-5 dicembre 1910
  • II Congresso Nazionale - Roma, 20-22 dicembre 1912
  • III Congresso Nazionale - Milano, 16-18 maggio 1914
  • IV Congresso Nazionale - Roma, aprile 1920
  • V Congresso Nazionale - Bologna, 23-25 aprile 1922

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Roberto Vivarelli, Storia delle origini del fascismo, volume I, Il Mulino, 2012, pag 366: "Proclamato per generiche ragioni politiche"
  2. ^ Nicola Tranfaglia, Il fascismo e le guerre mondiali, UTET, 2011, pag:88
  3. ^ Roberto Vivarelli, Storia delle origini del fascismo, volume I, Il Mulino, 2012, pag 366-367
  4. ^ Nicola Tranfaglia, Il fascismo e le guerre mondiali, UTET, 2011, pag:88
  5. ^ Roberto Vivarelli, Storia delle origini del fascismo, volume I, Il Mulino, 2012, pag 367

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Christopher Seton-Watson, Storia d'Italia dal 1870 al 1925, Bari, Laterza, 1967.
  • Francesco Perfetti, Il nazionalismo italiano dalle origini alla fusione col fascismo, Bologna, Cappelli, 1977.
  • Adriano Roccucci, Roma capitale del nazionalismo, 1908-1923, Roma, Archivio Guido Izzi, 2001.
  • Elena Papadia, Nel nome della nazione. L'Associazione nazionalista italiana in età giolittiana, Roma, Archivio Guido Izzi, 2006.
  • Enrico Corradini, "L'unità e la potenza delle nazioni", Firenze, 1922