Oderzo

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Oderzo
comune
Oderzo – Stemma Oderzo – Bandiera
Oderzo – Veduta
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Veneto-Stemma.png Veneto
Provincia Provincia di Treviso-Stemma.png Treviso
Sindaco Pietro Dalla Libera (lista civica) dal 30/05/2011
Territorio
Coordinate 45°46′51″N 12°29′34″E / 45.780833°N 12.492778°E45.780833; 12.492778 (Oderzo)Coordinate: 45°46′51″N 12°29′34″E / 45.780833°N 12.492778°E45.780833; 12.492778 (Oderzo)
Altitudine 13 m s.l.m.
Superficie 42,57 km²
Abitanti 20 361[2] (31-01-2012)
Densità 478,29 ab./km²
Frazioni Camino, Colfrancui, Faè, Fratta, Piavon, Rustignè

Località: Magera, San Vincenzo[1]

Comuni confinanti Chiarano, Fontanelle, Gorgo al Monticano, Mansuè, Ormelle, Ponte di Piave
Altre informazioni
Cod. postale 31046
Prefisso 0422
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 026051
Cod. catastale F999
Targa TV
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti opitergini
Patrono San Tiziano, santa Maria Maddalena
Giorno festivo 16 gennaio, 22 luglio
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Oderzo
Il territorio comunale nella provincia di Treviso.
Il territorio comunale nella provincia di Treviso.
Sito istituzionale

Oderzo (IPA: [o'dɛrʦo], Odèrso in veneto) è un comune italiano di 20.361 abitanti[2] della provincia di Treviso in Veneto.

Antichissimo centro di origine paleoveneta, raggiunse il massimo splendore nel I secolo come municipium romano. Oggi è un importante centro agricolo e industriale della Sinistra Piave.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Scorcio tipico della campagna nei dintorni di Oderzo (Camino).

Inserito nel cuore della pianura veneta, il territorio del comune di Oderzo è completamente pianeggiante essendo interamente compreso tra i 6 e i 15 m s.l.m.[3] A presentare i maggiori dislivelli è la zona centrale, su cui si estende il capoluogo. Le differenze di altitudine un tempo erano più marcate, oggi sono meno significative a causa dei livellamenti apportati nel corso dei secoli.

Idrografia[modifica | modifica sorgente]

Il territorio opitergino è inserito nel bacino idrografico del Livenza. Il fiume più importante è senza dubbio il Monticano che con il suo tortuoso percorso, diretto grossomodo verso est, lambisce l'area nordorientale del centro storico.

Altro corso d'acqua degno di nota è il Lia, fiume di risorgiva che confluisce alla destra nel Monticano presso Camino.

Importante, specialmente dal punto di vista storico, è il Piavon, che costituiva assieme al Lia un unico affluente del Piave. Rappresentò la più importante via di comunicazione fluviale dell'antica Opitergium sino alla sconvolgente alluvione del 589 che lo trasformò in un modesto corso d'acqua. In epoca medievale i Caminesi lo recuperarono mediante lo scavo del Navisego, il canale che unisce il Lia al Piavon attraversando il centro storico (il suo letto è oggi in parte sotterraneo)[4][5].

Altri corsi d'acqua di minore importanza sono la Peressina e la fossa dei Negadi.

L'abbondante presenza di acqua, anche nel sottosuolo, rende questa zona molto fertile e quindi atta all'agricoltura, ma soggetta allo stesso tempo a frequenti inondazioni, pericolo mitigato da un capillare sistema di argini: l'ultima alluvione disastrosa è stata quella del 1966 che rese per anni la ferrovia inagibile.

Con i rilevanti danni causati dal maltempo nei primi anni del XXI secolo, la questione è tornata d'attualità: la notevole cementificazione degli anni ottanta-novanta ha infatti minato l'assetto idrogeologico dell'intero territorio.

Sismologia[modifica | modifica sorgente]

Secondo la classificazione sismica, il comune di Oderzo è inserito in zona 3, ovvero può essere soggetto a scuotimenti modesti[6]. Tuttavia l'attività sismologica della zona è da decenni pressoché irrilevante, ed ha avuto il suo culmine nel crollo dell'allora malridotto campanile della frazione di Faè nel 1977, come conseguenza delle scosse provocate dal terremoto del Friuli nell'anno precedente[7].

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Oderzo e Caio Voltejo Capitone.
(LA)
« Flumen Liquentia ex montibus Opiterginis et portus eodem nomine. »
(IT)
« […] Il fiume Livenza che proviene dai monti Opitergini e il porto con lo stesso nome. »
(Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, libro III, 18.)
Toponimo

Il nome della città deriva dal latino Opitergium che a sua volta deriva dal venetico Opterg, ovvero "Piazza del mercato"[8]. L'antico nome sopravvive nell'aggettivo che indica l'appartenenza alla città, ovvero Opitergino, ed è ancora di uso comune in città, in quanto dà il nome allo stadio e a numerosi enti e associazioni locali. Il nome Opitergium è stato inoltre affiancato, su sfondo marrone, a quello moderno sui cartelli stradali presenti all'ingresso in città lungo i principali assi viari.

Oderzo nacque a metà strada tra i monti del Cansiglio e il Mare Adriatico attorno all'XI secolo a.C., ad opera degli antichi Veneti. La zona scelta per l'insediamento era fertile e strategicamente importante, perché servita da due fiumi, con sicure vie di commercio: il Monticano ed un ramo oggi inesistente del Piave.

Pacificamente inglobata nell'area d'influenza della Repubblica Romana, nel 49 a.C., grazie alla Lex de Gallia Cisalpina ottenne lo status di municipium. Raggiunse il massimo splendore nel I-II secolo - si presume che a quell'epoca la città avesse circa 50.000 abitanti. L'importanza fu tale che all'epoca la Laguna di Venezia fu detta opitergina, ed i monti del Cansiglio Monti opitergini. Vari autori nominano la città; tra di essi: Tolomeo, Strabone[9], Plinio il Vecchio[10], Lucano[11], Tacito[12], Tito Livio e Quintiliano.

Foro Romano, resti di un'antica villa romana

Da questo momento in poi, Oderzo era a pieno titolo parte di Roma e partecipò della sua stessa sorte subendo per secoli le pesanti conseguenze delle invasioni barbariche e delle guerre tra Bizantini e Longobardi (Ducato di Ceneda): iniziò a riprendersi molto lentamente soltanto dopo l'anno 1000, pure senza mai tornare agli antichi fasti.

In seguito venne contesa dalle grandi famiglie feudali della zona, in particolar modo dai da Camino, dai Collalto e dagli Scaligeri. Nel 1380 passò sotto il controllo della Repubblica di Venezia, della quale fece parte pressoché ininterrottamente fino all'arrivo di Napoleone (1797). La città divenne quindi austriaca nel 1815 e italiana nel 1866. In questo periodo la città subì le conseguenze del fenomeno dell'emigrazione.

Nel 1917 la ritirata di Caporetto portò alla città gravi danni, tra cui la distruzione dell'archivio comunale e lo scempio di varie opere artistiche e architettoniche. A partire dal 1943, Oderzo fu teatro, come tutta la zona, di asperrimi scontri tra fascisti e partigiani che culminarono nella strage del Brandolini[13]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Strage di Oderzo.

Similmente a quanto accaduto nell'intera provincia, la città ha visto il susseguirsi di due fasi di sviluppo nel dopoguerra: la prima con il boom economico degli anni sessanta, e la seconda negli anni ottanta-novanta[14].

Simboli[modifica | modifica sorgente]

Come riportato nello Statuto, i simboli ufficiali del comune di Oderzo sono tre: lo stemma, il gonfalone e il sigillo.

Lo stemma

Oderzo-Stemma.png
« [...] è rappresentato da uno scudo attraversato da una croce bianca in campo rosso, con due bianche stelle a 6 punte una per angolo superiore della medesima croce. Dallo stemma pende la croce dell'Ordine dei Cavalieri di Malta. Sopra lo stemma una corona con cinque torri, simbolo della città. Sotto lo stemma un ramoscello di alloro e uno di quercia si incrociano tra di loro. »
(Comune di Oderzo - Statuto, art. 7, comma 3)

Il blasone è molto simile quello di Treviso, a sua volta analogo a quello delle maggiori città venete. La croce è un richiamo alle radici guelfe e cristiane della città. Le due stelle sono probabilmente un motivo ornamentale. La scelta dello scudo rosso-crociato è anche un riferimento alla partecipazione di alcuni opitergini alla quinta crociata.

Il gonfalone, approvato con d.p.R 27 settembre 1985,

Gonfalone Oderzo.JPG
« [...] è costituito drappo bianco riccamente ornato di ricami d'oro e caricato dello stemma civico con l'iscrizione, centrata in oro, "Città di Oderzo". Le parti in metallo ed i cordoni sono dorati. L'asta verticale è ricoperta di velluto bianco con bullette dorate poste a spirale. Nella freccia è rappresentato lo stemma della Città e sul gambo inciso il nome. Cravatta con nastri tricolori dai colori nazionali frangiati di oro. Dal Gonfalone pendono due croci quali benemerenze della Guerra Mondiale 1915-1918: Croce al Merito di Guerra e Croce della 3ª Armata, con relativi nastri. »
(Comune di Oderzo - Statuto, art. 7, comma 4)

Il sigillo, infine, è in bronzo e riproduce in miniatura lo stemma con la scritta "Sigillo della città di Oderzo".

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Croce di Malta - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Malta
— 9 febbraio 1642[15]
Croce al Merito di Guerra - nastrino per uniforme ordinaria Croce al Merito di Guerra
— 1920
Croce della 3ª Armata - nastrino per uniforme ordinaria Croce della 3ª Armata
— 1939

Oderzo si fregia inoltre del titolo di città sin dall'epoca austriaca[16].

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Come si può notare dal grafico, da quindici anni la città sta subendo un significativo aumento di popolazione che l'ha portata a raggiungere ventimila abitanti a gennaio 2009. Dal 2000 in poi la crescita della popolazione è pari a quella avuta nei trent'anni precedenti. Questo aumento è dovuto in minima parte ad una lieve inversione di tendenza riguardante la natalità dei residenti, in calo da anni, e nella maggior parte dall'arrivo sempre maggiore di stranieri e di italiani dai comuni limitrofi[17].

Abitanti censiti[18]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Gli stranieri residenti nel comune sono 2.607, ovvero il 12,9% della popolazione. Di seguito sono riportati i gruppi più consistenti[19]:

  1. Romania Romania, 1040
  2. Albania Albania, 298
  3. India India, 149
  4. Marocco Marocco, 148
  5. Senegal Senegal, 114
  6. Moldavia Moldavia, 89
  7. Cina Cina, 83
  8. Serbia Serbia, 76
  9. Ucraina Ucraina, 70
  10. Kosovo Kosovo, 55

Si noti la netta prevalenza delle nazionalità dell'Europa orientale, in particolare Romeni.

Religione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Diocesi di Oderzo e Tiziano di Oderzo.

In un'epoca imprecisata la città divenne sede diocesana, ma nel VI secolo, a causa delle distruzioni dei Barbari, questa fu trasferita ad Eraclea. L'entroterra, compresa Oderzo, passava più tardi alla diocesi di Ceneda, l'attuale diocesi di Vittorio Veneto cui tuttora appartiene.

La chiesa di Oderzo mantenne però un ruolo di primo piano anche nei secoli successivi: nel medioevo fu pieve con giurisdizione su numerose cappelle (le attuali parrocchiali delle frazioni, cui si aggiungono quelle di Tempio e Gorgo al Monticano) e il 25 maggio 1609, inoltre, papa Paolo V vi istituiva una collegiata, soppressa nel 1810 sotto Napoleone

In virtù di questo glorioso passato, il parroco del duomo può oggi fregiarsi del titolo di abate mitrato, concesso il 27 marzo 1926 da papa Pio XI. Esiste inoltre la carica di vescovo titolare di Oderzo, ripristinata da papa Paolo VI nel 1968; l'ultimo prelato a fregiarsi di questo titolo onorifico è stato mons. Raffaele Farina fino all'elevazione a cardinale, avvenuta nel novembre 2007[20].

Il dinamismo economico della cittadina portò alla formazione di una comunità ebraica di una certa consistenza, attestata tra il Quattrocento e il Seicento[21].

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Duomo di San Giovanni Battista[modifica | modifica sorgente]

Iniziato intorno all'XI secolo e consacrato nel 1535 a san Giovanni Battista, è stato costruito sulle rovine di un antico tempio dedicato a Marte. L'aspetto originale, in stile romanico-gotico è stato pesantemente compromesso da rifacimenti eseguiti nei secoli. L'ultimo grande restauro, voluto da mons. Domenico Visintin, risale agli anni 1921-1924 e ha ripristinato, per quanto possibile, l'antica conformazione dell'edificio. All'interno sono conservate alcune pregevoli opere di Pomponio Amalteo, Domenico Tintoretto, Palma il Giovane e la copia di una pala, trafugata in epoca napoleonica, di Cima da Conegliano, oggi esposta alla Pinacoteca di Brera a Milano[22]. Il campanile è stato edificato nel Cinquecento sulla base di una torre della vecchia cinta muraria, e presenta una pendenza di 98 centimetri.

Altri edifici sacri[modifica | modifica sorgente]

La chiesa di Santa Maria Maddalena.
  • Chiesa del Beato Bernardino Tomitano - Sita in pieno centro storico tra due palazzi di proprietà, venne eretta verso la fine del XVII secolo come oratorio privato dai Tomitano, famiglia nobile di origine feltrina cui apparteneva il titolare Bernardino da Feltre. La chiesetta ospita una lapide dedicata ai caduti di tutte le guerre e raccoglie i nomi e le immagini di numerosi di essi[23].
  • Chiesa di Santa Maria Maddalena - Le origini di questa chiesa in stile romanico risalgono intorno all'anno Mille. Nella prima metà del Cinquecento fu ceduta alle suore domenicane che vi istituirono un monastero attivo sino alle soppressioni volute da Napoleone. A causa dei numerosi rifacimenti, dell'antica struttura rimane solo la sacrestia e il campanile. La chiesa viene chiamata "il pantheon degli opitergini" perché al suo interno sono sepolti alcuni illustri cittadini.[senza fonte]
  • Chiesa di San Giuseppe - Si trova lungo via Roma, al centro della borgata omonima. Le sue origini dovrebbero essere cinquecentesche e in un documento del 1627 viene ricordata come "Chiesiola Nova"[24]. Al suo interno trova posto un presepio di età settecentesca.[senza fonte]

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Meridiana monumentale tracciata sulla parete sud-ovest di Palazzo Muletti. È il più importante esempio di meridiana ottocentesca presente nella Marca.
Il Torresin.
  • Palazzo Tomitano - Si trova in via Umberto I insieme ad altri palazzetti simili del Quattrocento e del Cinquecento.
  • Palazzo Muletti di Porcia e Brugnera - Edificio del XVI secolo con paramenti affrescati; sulla parete sud-ovest è presente una grande meridiana ottocentesca. Si trova in via Garibaldi.
  • Palazzo Porcia e Brugnera - Si tratta della residenza cinquecentesca della famiglia omonima, restaurata nel 2005. Si trova in piazza Castello ed è sede periodica di piccole mostre d'arte.[senza fonte]
  • Il Torresin - Trae origine dall'antica porta Trevisana, attraverso la quale la Callalta proveniente da Treviso entrava nel nucleo fortificato medievale[25]. Sotto il dominio della Serenissima fu residenza del podestà[26]. L'attuale edificio è però una ricostruzione degli anni 1930[27].

Patronato Turroni[modifica | modifica sorgente]

L'oratorio cittadino trova sede nell'edificio che fu della Scuola Apostolica del Sacro Cuore, l'ex seminario minore della diocesi, restaurato tra il 1994 e il 1998. Aperto nel 1921 dai Giuseppini del Murialdo e passato in gestione alla parrocchia nel 1926, è un pezzo di storia di questa cittadina, essendo stato per decenni principale luogo di ritrovo per centinaia di giovani della zona. In particolare la squadra di calcio del Patronato alla fine degli anni cinquanta lanciò nel professionismo quattro giovani calciatori; qui sono nati tra gli altri anche il gruppo scout e l'Azione Cattolica locale, un circolo cinematografico e la banda musicale cittadina[28].

Palazzo Foscolo[modifica | modifica sorgente]

Fu innalzato sul finire del Cinquecento dal procuratore di San Marco Alessandro Contarini. Situato in via Garibaldi, si inserisce all'interno del nucleo urbano, tuttavia presenta caratteristiche simili a quelle delle tradizionali ville venete essendo stato concepito come palazzo da villeggiatura. Nei secoli ha subito numerose manomissioni, ma si può ancora percepire la magnificenza descritta da Jacopo Agostinetti nel 1679.

La casa padronale e il lato corto della barchessa si affacciano sulla strada, mascherando l'ampio parco retrostante. Il suo aspetto originale non era certamente povero come l'attuale: esso era abbellito da statue e viali lastricati, nonché di una peschiera contornata da un colonnato (l'attuale vasca di acqua stagnante); non rimane traccia della cedraia, né delle due fontane (unico resto, la statua di Nettuno che oggi orna la fontana dei Cavalli di Conegliano).

La facciata principale della casa padronale presenta la tipica tripartizione dei palazzi veneziani, impostandosi su un ampio porticato ad archi ribassati. Le aperture si sviluppano verticalmente ma sono equilibrate dalla presenza di fasce marcapiano che dividono i tre livelli. Al centro del piano nobile si apre una quadrifora con parapetto del poggiolo molto elaborato, ripetuta al secondo piano ma con altezza ridotta. Il tutto è concluso da una cornice dentellata su cui poggia il tetto a padiglione. Il palazzo ospita numerosi eventi culturali e conferenze, ed è inoltre sede permanente della pinacoteca "Alberto Martini", contenente una collezione di quadri del pittore opitergino donati dalla moglie, nonché di altri pittori della città e della zona.

La barchessa è proprietà della parrocchia del duomo. Nel 1994 ha subito un restauro per modificarne la destinazione d'uso: l'assetto planimetrico ne è risultato stravolto ma, d'altro canto, è stata l'occasione per il recupero delle finiture a bugnato[29].

Villa Wiel[modifica | modifica sorgente]

L'origine della villa, localizzata nei pressi della stazione, va individuata nelle soppressioni degli ordini religiosi operate a partire dal 1766 dalla Repubblica di Venezia. In questo luogo sorgeva infatti un convento di benedettini, iniziato nel 1574 grazie alla donazione di un terreno e ampliato negli anni successivi per l'accrescersi della comunità monastica. Nei pressi sorgeva anche una preesistente chiesa di San Rocco che nel 1700, con la traslazione delle reliquie di Santa Sabina, venne intitolata a quest'ultima.

Nel 1769, dunque, il monastero venne chiuso e le strutture vendute a Francesco Picco che operò una serie di demolizioni e trasformazioni volte alla costruzione di una villa patrizia: sulla destra fu aggiunta la barchessa, mentre la facciata orientale fu modificata con un'addizione neoclassica di Giannantonio Selva.

Il complesso, sottoposto a vincolo sin dal 1991, si presenta oggi come una serie continua di volumi che sono, da nord a sud, la barchessa, la casa padronale, un altro edificio di servizio e l'oratorio (quest'ultimo, distrutto durante la Grande Guerra, fu ricostruito nel decennio successivo)[30].

Villa Bortoluzzi[modifica | modifica sorgente]

Localizzata in borgo San Martino, fu costruita nell'Ottocento su un terrapieno artificiale di origine antichissima. Qualcuno asserisce infatti che sul luogo fosse presente il capitolium della città romana, mentre più tardi (IX-X secolo) vi fu eretta la chiesa di San Martino che diede il nome alla località. L'edificio sacro fu poi rinnovato e affiancato da un convento, donato nel 1274 all'ordine camaldolese. La comunità monastica, costituita, pare, sia da religiosi che da religiose residenti in sezioni separate del monastero, fu soppressa verso il 1780 e l'intera proprietà divenne proprietà demaniale.

Nel 1831 fu demolita la chiesa e nel 1836 l'intero complesso è venduto alla famiglia Giacomuzzi, per passare poi ai Revedin. Frattanto il convento venne distrutto e sostituito dapprima da delle scuderie, quindi dall'attuale villa, progettata nel 1927. Si tratta di un edificio complesso anche artisticamente, essendo caratterizzato dalla convivenza di numerosi stili architettonici: dal neomoresco della loggia di ponente al neoromanico dell'avancorpo orientale, dal neogotico merlato della torretta al neogotico veneziano dell'ala est.

Il parco sembra essere preesistente alla villa in quanto segue le tendenze romantiche ottocentesche[31].

Altro[modifica | modifica sorgente]

Piazza ed edifici circostanti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Piazza Grande (Oderzo).
La "meridiana" in Piazza Grande

Piazza Grande, già intitolata a Vittorio Emanuele II, è una delle più famose piazze del Veneto per la sua particolare forma a palcoscenico, e fa da sfondo a numerose iniziative culturali: tra queste anche la prima puntata del Maurizio Costanzo Show registrata all'esterno del Teatro Parioli nel 1997. L'aspetto attuale della piazza è il risultato di un grande restauro terminato nel 1993 su progetto dell'architetto Toni Follina. Nella parte orientale della piazza è tracciata una curva a forma di otto: comunemente chiamata "la meridiana", si tratta in realtà di un grande analemma, che funge da calendario grazie all'ombra del pinnacolo centrale del Duomo. Su Piazza Grande si affacciano il Duomo di san Giovanni Battista, il Torresin, la Loggia Comunale, il Torresòn ed altri edifici storici, tra cui il Palazzo Saccomani e lo storico Caffè Commercio.

Sul lato nord di piazza Grande oltre il sottoportico Zeno Lovato, sito dove sono presenti dei reperti romani visibili sotto il percorso pedonale per mezzo di una vetrata, si giunge a piazza Castello. Piazza Castello è una piazza pedonale, la seconda per estensione in città, recentemente rimodernata, e offre una vista su piazza Grande e sul Monticano che passa sotto il ponte Manin. Vi si affaccia, tra l'altro, il palazzo Porcia e Brugnera.

I portici del centro

Centro storico[modifica | modifica sorgente]

Comprende la parte romana, medievale e rinascimentale della città. Si concentra attorno a via Alberto Martini e via Umberto I, strade lastricate in pavé, ai cui lati si affacciano palazzi affrescati realizzati dal Quattrocento al Settecento, quasi tutti di proprietà privata e non aperti al pubblico.

Siti archeologici[modifica | modifica sorgente]

Area archeologica di via dei Mosaici

Sono sparsi in vari punti della cittadina; i principali sono:

  • L'area del Foro Romano (tra via Roma e via Mazzini). Sono i resti di un complesso forense di età augustea e di una grande domus, ubicata all'incrocio tra i due principali assi viari cittadini, scoperti tra il 1978 e il 1995. Si conservano i resti di una piazza (misure probabili 40x100 metri), i resti della basilica civile e di un'imponente gradinata. L'area è interamente sovrastata da un edificio polifunzionale e da una piazza sospesa (Piazza del Foro Romano). L'intero complesso è stato progettato da Toni Follina, lo stesso architetto autore della nuova piazza[32]
  • L'area delle ex carceri (Calle Pretoria) si trova curiosamente all'interno di un noto ristorante con sede presso il "Torresin" (vedi). È composta di reperti e murature di varie epoche, più i resti delle carceri medievali, le quali ebbero come "ospite" più illustre il trovatore Sordello da Goito.[senza fonte]
  • Area di via dei Mosaici. Vi si conserva la parte inferiore di due pozzi, nonché la pavimentazione musiva di una domus, indagata tra il 1951 e il 1988.
  • Area tra Piazza Grande e Piazza Castello. Si tratta di un tunnel ricavato nell'edificio moderno posto tra le due piazze. Attraversandolo si possono scorgere i resti di uno dei due assi principali della città e di una pavimentazione esposta a muro[33]
  • Area di via Dalmazia. Si trova presso la cantina sociale. Scoperta nel 1989, consta della parte inferiore di un pozzo[34].
Scavi archeologici sotto la Piramide

Uno dei vari siti archeologici della città è protetto da una struttura piramidale in vetro che, sebbene di dimensioni ridotte, richiama vagamente la famosa piramide del Louvre di Parigi. Antistante alla piramide, in un edificio che ingloba alcuni resti della cinta muraria medievale, ha sede l'ufficio turistico[35].

Aree naturali[modifica | modifica sorgente]

Il Parco Ca' Diedo trova collocazione in una zona della città di rilievo. Accessi: via Gasparinetti, via Mazzini e via Garibaldi, presso il Municipio. All'interno c'è un monumento dedicato a Luigi Luzzatti, deputato della circoscrizione di Oderzo e Presidente del Consiglio dal 1910 al 1911. Il parco si estende in un'area molto vasta e comprende spazi verdi con tavoli per pranzare, ma anche aree da gioco per bambini piccoli.

Dintorni di Oderzo[modifica | modifica sorgente]

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Biblioteche[modifica | modifica sorgente]

Attiva dal 1973 in una ex abitazione privata del XVIII secolo, è stata riaperta nel 2002 dopo un importante intervento di ristrutturazione; si trova in via Garibaldi di fronte a Palazzo Foscolo. Al suo interno è presente, tra i 29.000 volumi, anche la collezione di 1500 libri di storia donata dalla vedova dello storico opitergino Eno Bellis, nonché la piccola galleria d'arte "Tullio Vietri".

Scuole[modifica | modifica sorgente]

Nel comune di Oderzo sono presenti 15 scuole, 13 pubbliche e 2 private.[36]

Tra le scuole secondarie di secondo grado sono presenti il Liceo Linguistico A.Scarpa, l'Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri Sansovino, l'Istituto Professionale per i Servizi Commerciali e Turistici A.V. Obici e l'Istituto Professionale per l'Agricoltura e l'Ambiente Cerletti, che al suo interno ospita anche un museo.

Oltre a queste scuole statali è presente anche la scuola privata Brandolini Rota che al suo interno oltre alle scuole primarie ospita il Liceo Linguistico Europeo e il Liceo Scientifico[37].

Musei[modifica | modifica sorgente]

  • Il Museo civico archeologico "Eno Bellis" è uno dei più vecchi in Italia, essendo stato fondato nel 1876.[38]. Il museo prende il nome dall'ultimo podestà di Oderzo. In continuo allestimento, ospita solo una minima parte del grande patrimonio archeologico emerso dal sottosuolo opitergino.

Media[modifica | modifica sorgente]

Radio[modifica | modifica sorgente]

Dal 1976 al 1978 Oderzo fu la sede di RadioCentroVeneto, una delle prime radio libere italiane che trasmetteva dai monti al mare con modulazione di frequenza di 102,450 MHz. Dal 1984, Oderzo è sede di un'emittente radiofonica locale, Top Radio, che trasmette in Veneto e in Friuli-Venezia Giulia sui 99,000 e 98,400 MHz. www.topradio.it

Stampa[modifica | modifica sorgente]

La principale testata locale è il mensile Il Dialogo. Edito dalla Parrocchia del Duomo dal 1967, conta circa seimila abbonati, tra cui qualche centinaio anche all'estero, principalmente emigranti. L'altra è Qui Oderzo, quadrimestrale edito dall'amministrazione comunale.

Musica[modifica | modifica sorgente]

La città è sede di un qualificato istituto musicale: l'Istituto Musicale Opitergium fondato dall'organista e compositore Fabrizio Visentin e dalla moglie Lydia Bertin, a sua volta direttrice del Coro Città di Oderzo.

In città inoltre vi sono vari complessi corali e strumentali. Storica tra queste la Banda cittadina "Turroni" con i suoi oltre 200 anni di tradizione. Vi ha sede il prestigioso ensemble cameristico, l'orchestra e il coro In Musica Gaudium diretti dal maestro Battista Pradal, il coro Alpes del CAI di Oderzo, diretto dal flautista Paolo Dalla Pietà e la prestigiosa "Schola Cantorum" del Duomo diretta dal maestro Claudio Provedel, istituzione di antichissima data.

Oderzo ha inoltre dato i natali a tre donne che hanno saputo farsi apprezzare in tre diversissimi ambiti musicali: il celebre soprano Maria Chiara, grande interprete del repertorio pucciniano e verdiano; Alessandra Drusian, cantante del duo Jalisse che vinse il Festival di Sanremo 1997, ed infine Rosita Ziroldo, giovane cantautrice blues più nota all'estero che in madrepatria.

Per quanto riguarda invece la musica indie, negli ultimissimi anni si sono fatti apprezzare in particolare tre gruppi dell'Opitergino: i Sostrato, i Wetfinger Operation e i Chinasky.

Cucina[modifica | modifica sorgente]

Persone legate a Oderzo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi categoria:Personalità legate a Oderzo.

Eventi[modifica | modifica sorgente]

Opera in Piazza Giuseppe Di Stefano[modifica | modifica sorgente]

Festival organizzato dall'Associazione Musicale e Corale Oder Atto II°, comprende una serie di manifestazioni musicali (Opera Lirica, Jazz, Musical, Balletto, Concerti sinfonici, Musica sacra, Musica popolare, Operetta) che vengono realizzate nel periodo da maggio a dicembre in vari contenitori della città, (piazze, chiese, teatri) nei dintorni di Oderzo e all'estero.[40] Il grande evento operistico che si tiene a luglio in Piazza Grande è intitolato al tenore Giuseppe Di Stefano per volontà della moglie Monica Curth Di Stefano. La piazza viene trasformata in un suggestivo teatro all'aperto. L'evento attrae anche turisti stranieri, tanto che negli ultimi anni sempre più biglietti vengono venduti all'estero, perfino in Giappone e in America. Le prime due edizioni (1991 e 1992) si tennero al cinema-teatro comunale "Cristallo", essendo ancora in corso i lavori di restauro della piazza. Questa fu inaugurata in occasione dell'edizione del 1993, con l'esecuzione del Nabucco alla presenza di seimila persone.
Negli anni sono state portate in scena opere di Rossini, Mozart, Puccini, Verdi, Mascagni, Leoncavallo, Ciaikovsky, Theodorakis; hanno presenziato, tra gli altri, Simonetta Puccini, nipote e unica discendente di Giacomo Puccini, Giuseppe Pugliese e Giorgio Gualerzi (critici musicali), Giuseppe Di Stefano, Renzo Martinelli (regista cinematografico), Gianantonio Stella (giornalista e scrittore), quindi Pippo Baudo, Michele Mirabella e Antonio Lubrano in qualità di presentatori; hanno cantato i tenori Nicola Martinucci e Gianfranco Cecchele, il baritono Renato Bruson e il basso Michele Pertusi, i soprano Katia Ricciarelli e Luciana Serra, sono intervenuti lo scultore Mauro Corona, il critico d'arte Vittorio Sgarbi, Theodorakis, Mario Maffucci (già capo-struttura di Raiuno). Dal 2000 al 2007, nell'ambito della manifestazione, è stato assegnato a grandi nomi della musica classica e lirica il Premio Oder Atto II. Dal 2008 il Festival si chiama "Opera in Piazza Giuseppe Di Stefano" ed è stato istituito il "Premio Internazionale Giuseppe Di Stefano", consegnato al già Sovrintendente del Teatro alla Scala di Milano Carlo Fontana e ad Adua Veroni, prima moglie di Luciano Pavarotti.
Le esecuzioni sono una quindicina circa, iniziano a maggio in Germania, continuano a Oderzo in estate all'aperto in PIazza Grande e Piazza del Foro Romano; proseguono in autunno presso il Palateatro di Via Pontremoli e per i ragazzi delle scuole. Si concludono la prima domenica di dicembre in Duomo dove viene organizzato il concerto natalizio denominato "Note di Stelle".

Rassegna bandistica "Memorial Bepi Da Ros"[modifica | modifica sorgente]

Evento organizzato dalla proloco e dalla Banda cittadina "Turroni" durante i mesi di maggio e giugno in memoria di Bepi Da Ros, per anni maestro della banda stessa. Organizzata a partire dal 2004 si compone di una serie di concerti che vedono esibirsi sul palco i gruppi filarmonici del territorio.

Opitergium - rievocazione storica[modifica | modifica sorgente]

Si tratta di una settimana di rievocazioni storiche romane la cui prima edizione si è svolta dal 4 al 10 giugno 2007. Il programma ha previsto spettacoli di lotte tra gladiatori e una battaglia tra legionari e celti organizzati da compagnie di attori italiane e straniere, conferenze con esperti, la ricostruzione di un accampamento e di una taverna con pietanze dell'epoca. Le vetrine degli esercizi pubblici sono state allestite con richiami all'età classica.

Maggio archeologico opitergino[modifica | modifica sorgente]

Si tratta di un ciclo di conferenze con esperti riguardanti il mondo romano e gli ultimi ritrovamenti archeologici, inframezzate a visite gratuite in notturna alle aree archeologiche. La prima edizione si svolse nel 2003.

Premio "Oderzo Azienda Design"[modifica | modifica sorgente]

Si tiene dal 2003 da maggio a giugno, con lo scopo di "segnalare, valorizzare e promuovere le aziende del Triveneto che abbiano raggiunto livelli di eccellenza grazie al contributo del design sia interno, sia esterno alla struttura organizzativa dell'azienda stessa"[41].

Premio di architettura "Città di Oderzo"[modifica | modifica sorgente]

Un premio pubblico esistente dal 1997 il cui intento è "promuovere una riflessione critica sul ruolo dell'architettura nella qualificazione dell'ambiente" e che si assegna ad architetture realizzate nelle regioni del Triveneto[41].

Oderzo Porte Aperte[modifica | modifica sorgente]

Si svolge a scadenza variabile, solitamente nei mesi primaverili, la domenica: i negozi restano aperti e vengono organizzati piccoli spettacoli ed attrazioni per le vie del centro storico.

Conoscere il volontariato[modifica | modifica sorgente]

Un appuntamento che si tiene solitamente in un fine settimana di maggio durante il quale il centro storico si trasforma in una vetrina per le associazioni di volontariato della zona. Nell'ambito della manifestazione in Piazza Grande si tengono esibizioni musicali, teatrali e di danza organizzate in collaborazione con gli istituti scolastici superiori della città.

"Nden sajar"[modifica | modifica sorgente]

Tradotto dal veneto diventa "Andiamo ad assaggiare", è un'altra manifestazione enogastronomica che si tiene a inizio dicembre in cantina e che attrae un numero sempre maggiore di visitatori.

Sagre e mercati[modifica | modifica sorgente]

Piazza Grande in un giorno di mercato, 2005

Durante l'anno si svolgono varie sagre e fiere organizzate direttamente dal comune o dalle singole frazioni o quartieri. Le principali durante l'anno sono:

  • L'accensione del Panevin, appuntamento folcloristico veneto, che solitamente si svolge il sabato successivo all'Epifania. Solitamente il falò viene posto in una zattera sulle acque del Monticano e accesa da sommozzatori, mentre nella zona circostante si possono gustare i tipici pinza e vin brulè;
  • Le Fiere della Maddalena si tengono ogni anno a metà luglio fin dall'antichità. Oltre alle giostre e alle bancarelle, la fiera viene arricchita da molte iniziative culturali. Tra queste l'opera in Piazza, vari percorsi enogastronomici, esibizioni musicali, fiere aviarie, sfilate di moda e saggi di danza;
  • Sagra di San Giuseppe, dintorno alla chiesetta dell'omonimo borgo (domenica successiva al 19 marzo);
  • Sagra di Magera, nell'omonimo borgo (dal 1º maggio);
  • Sagra del quartier Marconi, nell'omonimo borgo (fine maggio);
  • Festa d'estate a Piavon (seconda metà giugno);

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Urbanistica[modifica | modifica sorgente]

Oderzo, Piazza Grande nel 1870

L'attuale assetto urbanistico della città si è sviluppato a partire da quello di epoca basso medievale-rinascimentale, in quanto della situazione urbanistica romana non è rimasto pressoché nulla a causa delle devastazioni barbariche e degli interramenti avvenuti nel corso dei secoli precedenti.

L'attuale centro storico si è sviluppato essenzialmente in tre fasi: la prima corrisponde al periodo successivo all'anno Mille, quando viene edificato il borgo fortificato immediatamente a sud e ad ovest di piazza Grande, nucleo della vita sociale e religiosa della città: si tratta delle cosiddette contrade Rossa e del Cristo, che presentano strade strette e perpendicolari, forse l'unico richiamo alla pianta romana, con lastricatura a ciottolato in parte ristrutturata negli anni novanta. La zona era contenuta in una cinta muraria quadrilatera, i cui vertici corrispondono attualmente al campanile del Duomo e al Torreson, entrambi edificati sulla base di due vecchie torri rispettivamente nel 1596 e nel 1995, alla Piramide e alla piccola rotatoria di Piazza Castello.

Le mura avevano tre porte di accesso: porta Trevisana, ovvero l'attuale Torresin, da cui entrava la strada Callalta, che conduceva a Treviso; porta Friuli o di Stalla, demolita nell'Ottocento, in prossimità del Monticano; porta San Martino, sita presso l'attuale l'imbocco di via Roma in piazza Castello. Il borgo fortificato sorgeva a pochi metri dal fiume Monticano, ovvero il confine naturale e civile con il territorio di Camino e quindi con la giurisdizione di Portobuffolè.

Già a partire dal XIII secolo iniziò l'espansione del borgo all'esterno delle mura, in particolare lungo la Callalta, ovvero l'attuale Borgo Maggiore (via Umberto I); ancor oggi questa zona è parzialmente circondata dal Gattolè, un canale artificiale scavato dai Caminesi e collegato al Monticano e al fossato che circondava le mura, interrato tra Settecento e Ottocento. Le strade di Borgo Maggiore presentano un'ampiezza maggiore e sono lastricate in pavé.

Durante la dominazione veneziana la città si sviluppò in particolare ancora più a sud, lungo l'attuale via Garibaldi, con edifici disposti su lotti stretti e allungati (il cosiddetto "lotto gotico"), e verso nord-ovest, arrivando così in prossimità dei vari conventi edificati in periferia nello stesso periodo[42].

La città vide a partire dalla fine dell'Ottocento una lunga fase di espansione urbana, che è proseguita, con poche interruzioni, fino ai giorni nostri, non sempre nel rispetto della storia e dell'estetica della città, per i discutibili restauri e per le demolizioni di edifici antichi. Nel primo Novecento la città iniziò ad espandersi in ogni direzione, compresa la sinistra Monticano, nel frattempo diventata parte del Comune di Oderzo, con il risultato che oggi il capoluogo è, di fatto, contiguo alle zone periferiche di alcune frazioni.

A partire dagli anni del boom economico, alcuni condomini hanno fatto la loro ingombrante comparsa in centro; un maggior attenzione all'aspetto estetico e all'impatto ambientale delle nuove lottizzazioni si è avuta soltanto a partire dalla fine degli anni ottanta[42].

Suddivisioni storiche[modifica | modifica sorgente]

Il centro storico è formato da alcuni antichi borghi:

  • Contrada Rossa e Contrada del Cristo, presso il borgo medievale;
  • Borgo Maggiore, la parte del centro circondata dal canale Gattolè;
  • Borgo di Santa Maria Maddalena, presso la chiesa omonima;
  • Borgo San Rocco, a nord della stazione ferroviaria dove sorgeva il convento omonimo;
  • Borgo delle Grazie, lungo la via omonima;
  • Borgo della Pirama o di San Martino, tra il centro e la borgata San Giuseppe.
  • Borgo San Giuseppe, all'incrocio tra viale Dalmazia e via Roma.
  • Borgo di Stalla, nelle vicinanze di Piazza Grande lungo l'altra sponda del Monticano.

Frazioni[modifica | modifica sorgente]

Come riportato nello statuto comunale, al capoluogo si aggiungono altre sei frazioni[1]:

Lo stesso statuto riporta anche due località[1]:

  • Magera - Piccolo nucleo rurale sulle rive del Monticano, a metà strada fra Oderzo e Gorgo.
  • San Vincenzo - Quartiere di recente urbanizzazione a sud ovest del centro storico, corrispondente all'omonima parrocchia istituita nel 1950.

Nel documento è comunque ricordata l'esistenza di altri quartieri, borgate e colmelli riconosciuti dalla comunità[1]. Si citano, per esempio, il quartiere Guglielmo Marconi, nei dintorni della stazione, Spinè, lungo la strada per Piavon, o Tre Piere, a sud di San Vincenzo.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Il territorio di Oderzo è stato caratterizzato per secoli da un'economia a carattere prevalentemente agricolo. Sarà a partire dagli anni sessanta che la città inizierà a sviluppare un significativo settore secondario, in particolare con l'apertura della SOLE (Società Opitergina Lavorazione Elettrodomestici), ancor oggi l'azienda con più dipendenti presente in città.

Ma soltanto alla fine degli anni settanta, con l'inizio del fenomeno chiamato a posteriori "il miracolo del Nordest" tutta la zona vedrà un rapidissimo sviluppo economico nel settore artigiano, industriale e commerciale, con la conseguente nascita di una miriade di piccole aziende, quasi tutte con meno di dieci dipendenti. È anche per questo motivo che attualmente a Oderzo sono attive più di venti banche, una ogni meno di mille abitanti.

Sempre per quanto riguarda il settore economico, Oderzo può vantare per esempio il più grande mercato del bestiame del Veneto dopo quello di Padova e un fiorente mercato immobiliare sviluppatosi negli ultimi anni.

Oderzo è inoltre all'avanguardia nel campo della gastronomia e della viticoltura, in particolare nella produzione di Verduzzo, Merlot, Cabernet e Raboso.

Servizi[modifica | modifica sorgente]

Turismo[modifica | modifica sorgente]

Il fiume Monticano verso il centro di Oderzo

Un altro settore in crescita. Oggi Oderzo è seconda solo al capoluogo come numero di turisti annuali in provincia di Treviso[43]. Si tratta per la stragrande maggioranza di "pendolari", provenienti soprattutto da Germania ed Europa orientale, che restano in città da uno a tre giorni.

Negli anni novanta Oderzo ha guadagnato il titolo di "città archeologica". In seguito è stata nominata dal Touring Club Italiano "Città più porticata d'Italia": i portici infatti sono uno dei simboli della città, e ne sono dotati praticamente tutti gli edifici del centro storico e i palazzi sorti negli ultimi quarant'anni.[44].

A gennaio 2007 infine, dopo anni di richieste, la Provincia di Treviso ha concesso a Oderzo il titolo di "Città d'arte"[44].

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Strade[modifica | modifica sorgente]

La principale via di comunicazione del comune è la ex strada statale 53 Postumia (oggi strada regionale) che collega Vicenza a Portogruaro passando per Treviso. Nonostante la denominazione, la romana via Postumia si trovava in realtà più a nord: l'attuale corrisponde alla Callalta, realizzata nel medioevo per collegare la città a Treviso.

Altra strada di grande percorrenza è la SP 15 "Cadore-Mare", realizzata a partire dal secondo dopoguerra per collegare la statale di Alemagna proveniente dal Bellunese alle località balneari della costa veneziana. L'arteria è poi proseguita dalla SP 54 "Piavon", diretta a Cessalto.

Ultima importante infrastruttura è la SP 50 "di Portobuffolè" orientata verso nordest (Pordenone).

Altre strade di un certo rilievo sono la SP 35 "Opitergina" (per Pordenone), la SP 7 "delle Gherle" (da Rustignè a Roncadelle) e la SP 133 "Talponada" (da Piavon a Salgareda).

È attualmente in fase di realizzazione una circonvallazione intorno alla città con lo scopo di risolvere i problemi dell'attuale sistema viario, che nel corso degli anni è diventato inadeguato a sostenere il volume di traffico pesante della zona. Concepita alla fine degli anni settanta, verrà completata nei prossimi anni con la realizzazione dell'ultimo tratto che collegherà Piavon a Gorgo al Monticano, uscendo così dai confini comunali.

All'interno del territorio opitergino, invece, non transita alcuna autostrada. I caselli più vicini, tutti distanti una ventina di chilometri, sono quelli di Conegliano sullo snodo A27-A28 e di Cessalto sull'A4.

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

Oderzo possiede inoltre una piccola stazione sulla linea ferroviaria Treviso-Portogruaro. La ferrovia divenne inagibile dopo l'alluvione del 1966 e fu riaperta solo trentaquattro anni dopo. Meglio collegate sono le vicine stazioni ferroviarie di Conegliano e San Donà di Piave.

Aeroporti[modifica | modifica sorgente]

L'aeroporto più vicino è quello di Treviso-Sant'Angelo (km 30).

Mobilità urbana[modifica | modifica sorgente]

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1853 1857 Teodoro Wiel Podestà
1857 1859 Angelo Moro Podestà
1859 1865 Paolo di Porcia Podestà
1867 1869 Pompeo Tomitano Sindaco
1870 1870 Pietro Zanchetta Sindaco
1871 1873 Emilio Galvagna Sindaco
1876 1877 Paolo di Porcia Sindaco
1878 1879 Emilio Galvagna Sindaco
1880 1890 (vari consiglieri comunali, a turno) Sindaco
1890 1896 Giovanni Manfren Sindaco
1896 1898 Andrea Bisson Sindaco
12 settembre 1902 1914 Francesco Gasparinetti Sindaco
1914 1914 Giovanni Manfren Sindaco
26 agosto 1914 1920 Antonio Levada Sindaco
1920  ? Achille Lorenzon Partito Nazionale Fascista Podestà
1925 1927 Luigi De Giudici Partito Nazionale Fascista Podestà
1927 1930  ? Partito Nazionale Fascista Podestà
1930 1935 Eno Bellis Partito Nazionale Fascista Podestà
1935 1945  ? Partito Nazionale Fascista Podestà
28 aprile 1945 8 agosto 1945 Plinio Fabrizio Democrazia Cristiana Sindaco
9 agosto 1945 22 aprile 1946 Attilio Baradel Democrazia Cristiana Sindaco
23 aprile 1946 18 luglio 1949 Giovanni Battista Maccari Democrazia Cristiana Comm. pref.
3 novembre 1950 4 aprile 1952 Alberto Appoloni Democrazia Cristiana Sindaco
5 aprile 1952 29 dicembre 1954 Gerolamo Lino Moro Democrazia Cristiana Sindaco [45]
30 dicembre 1954 11 dicembre 1963 Arturo Pujatti Democrazia Cristiana Sindaco
12 dicembre 1963 29 giugno 1970 Piero Feltrin Democrazia Cristiana Sindaco [46]
3 luglio 1970 12 settembre 1971 Giorgio Gherlenda Democrazia Cristiana Sindaco
3 ottobre 1971 28 settembre 1973 Aldo Cappellotto Democrazia Cristiana Sindaco [47]
29 settembre 1973 17 aprile 1975 Mario Madonna Democrazia Cristiana Sindaco
18 aprile 1975 30 marzo 1977 Davide Bozzo Democrazia Cristiana Sindaco
31 marzo 1977 10 aprile 1987 Daniele Martin Democrazia Cristiana Sindaco
11 aprile 1987 18 giugno 1993 Fulgenzio Zulian Democrazia Cristiana Sindaco
27 giugno 1993 12 giugno 2001 Giuseppe Covre Lega Nord Sindaco [48]
13 giugno 2001 11 giugno 2006 Elio Pujatti Lega Nord Sindaco [49]
12 giugno 2006 in carica Pietro Dalla Libera lista civica Oderzo Sicura Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

La città è inoltre gemellata dal 1978 con l'associazione Donatori di Sangue di Pontremoli (MS)[51].

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica sorgente]

La circoscrizione territoriale ha subito le seguenti modifiche: nel 1929 aggregazione di territori del soppresso comune di Piavon.[52]

Sport[modifica | modifica sorgente]

Principali società sportive[modifica | modifica sorgente]

  • La LAE Electronic Oderzo era la principale società di pallavolo cittadina[53]. Nata nel 1975, gestiva due formazioni maschili ed una femminile oltre ad un nutrito vivaio. Nel campionato 2008/09 ha militato in serie C: infatti, dopo aver vinto il campionato di serie B1 nel 2008, nonché la Coppa Italia di serie, ha dovuto rinunciare alla promozione per motivi economici. Giocava nel palazzetto dello sport Opitergium.
  • Il Basket Oderzo è la squadra di pallacanestro della città[54], la quale al termine della stagione 2007/08 è retrocessa in Serie C1 dopo venti campionati consecutivi di Serie B. È la seconda squadra della provincia di Treviso in ordine di importanza dopo la Benetton Treviso, società con la quale da alcuni anni collabora a livello di vivaio. Nel campionato 2005/2006 militò per la prima volta in serie B1; retrocessa e quindi ripescata, dovette rinunciare alla categoria per motivi economici.
  • La Società Sportiva Rugby Oderzo[55], che milita invece in serie C Veneto; nel 2006 ha dovuto rinunciare alla promozione in B per motivi economici. Dalle giovanili di questa squadra sono usciti numerosi talenti che hanno vestito anche la maglia della nazionale, altri invece si sono distinti in altri campi diventando giornalisti, imprenditori, assessori, docenti universitari: tra questi Gianmario Tondato Da Ruos, attuale amministratore delegato di Autogrill. Una nuova iniziativa della società Rugby Oderzo ha portato alla costituzione della sezione Touch rugby della stessa squadra con il nome di Rugby Touch Oderzo che partecipa a vari tornei estivi e competizioni.
  • La squadra opitergina di calcio a 5 è la Moinet Vini Mareno di Piave - Oderzo (matricola FIGC 918768) che attualmente milita nel girone D del campionato di Serie C2.
  • La squadra cittadina di Hockey su pista, oggi non più esistente, militò in serie A2 negli anni settanta sponsorizzata dal marchio IGNIS. Si tratta dell'unica compagine sportiva cittadina ad aver militato nella serie maggiore della propria disciplina fino al 2013, quando il record è stato uguagliato dalla pallamano. Per mancanza di un impianto coperto si trasferì a Pordenone.

Oderzo ha visto più volte passare la carovana del Giro d'Italia, l'ultima il 25 maggio 2010 in occasione della quindicesima tappa con partenza a Mestre e arrivo nel monte Zoncolan (UD); ospitò in data 29 gennaio 1986 un'amichevole di lusso della Nazionale di rugby XV dell'Italia, la quale ha visto gli azzurri battere gli australiani del Queensland Reds per 15 a 13[59]; sempre a Oderzo, si è svolta a luglio 2008 la prima edizione italiana dei campionati universitari di pallamano.

Impianti sportivi[modifica | modifica sorgente]

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Comune di Oderzo - Statuto.
  2. ^ a b popolazione residente nel Comune — Comune di Oderzo
  3. ^ Dati ISTAT.
  4. ^ Il Canale Piavon, Comune di Chiarano. URL consultato l'11 giugno 2012.
  5. ^ Il Piavon, Comune di Chiarano, gennaio 2009. URL consultato l'11 giugno 2012.
  6. ^ Sito internet della Protezione Civile. URL consultato il 18-12-2007.
  7. ^ Fonte: Arturo Benvenuti (a cura di), Faè, una parrocchia (vedi bibliografia).
  8. ^ Il suffisso Terg si ritrova anche in Tergeste, nome latino di Trieste
  9. ^ Geografia, (EN) libro V, capitolo I, parte 8.
  10. ^ Naturalis Historia, libro III.
  11. ^ Pharsalia, libro IV.
  12. ^ Historiae, Libro III, capitolo VI
  13. ^ Federico Maistrello, Partigiani e nazifascisti nell'Opitergino (1944-1945), pag. 65-67; Gianpaolo Pansa, Il sangue dei vinti, pag. 193-206 (vedi bibliografia).
  14. ^ Fonti della sezione "Storia": vedi bibliografia
  15. ^ Gaetano Mantovani, Museo opitergino, Tip. e libr. Carlo Colombo, 1874, p. 235.
  16. ^ Marco Meriggi, Tra stato moderno e tradizione. La difficile identità cittadina di Portogruaro nella prima metà dell'Ottocento in Ruggero Simonato, Roberto Sandron (a cura di), Portogruaro nell'Ottocento. Contesto storico e ambiente sociale, Portogruaro, Ediciclo editore, 1995, pp. 20-21.
  17. ^ Dati dell'Ufficio Anagrafe comunale.
  18. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  19. ^ Bilancio Demografico e popolazione residente straniera al 31 dicembre 2010 per sesso e cittadinanza, ISTAT. URL consultato il 23 giugno 2012.
  20. ^ Scheda della Parrocchia 'Oderzo' - Diocesi di Vittorio Veneto.
  21. ^ Giovanni e Silvia Tomasi, Ebrei nel Veneto orientale. Conegliano, Ceneda e insediamenti minori, Firenze, Giuntina, 2012, pp. 65-66.
  22. ^ Fonte: Eno Bellis, Cenni storici sul Duomo di Oderzo, Comune di Oderzo 1958
  23. ^ Eno Bellis, Conventi Chiese minori e Oratori nella vecchia Oderzo, La Tipografica, Treviso 1963
  24. ^ Maria Stella Busana, Oderzo. Forma urbis, Roma, l'Erma di Bretschneider, 1995, p. p. 119.
  25. ^ Maria Stella Busana, Oderzo. Forma urbis, Roma, l'Erma di Bretschneider, 1995, p. p. 117.
  26. ^ Maria Teresa Todesco, Oderzo e Motta. Paesaggio agrario, proprietà e conduzione di due podesterie nella prima metà del secolo XVI, Dosson, Studi Veneti, 1995, p. p. 4.
  27. ^ Lanfranco Binni, Giovanna Bergamaschi, Arte in Italia. Guida ai luoghi ed alle opere dell'Italia artistica, Electa, 1983, p. p. 391.
  28. ^ Fonte: Giuseppini del Murialdo, opera di Oderzo.
  29. ^ Scheda di Palazzo Contarini, Foscolo dal sito dell'IRVV.
  30. ^ [catalogo.irvv.net/pdf?30941.PDF Scheda di villa Villa Wiel, Berti, Stefanel] dal sito dell'IRVV.
  31. ^ Scheda di villa Bortoluzzi dal sito dell'IRVV.
  32. ^ Area del Foro Romano e domus di Via Mazzini di Oderzo: cosa vedere e visitare, guida con informazioni.
  33. ^ La strada basolata tra Piazza Grande e Piazza Castello — Comune di Oderzo
  34. ^ Margherita Tirelli, Soprintendenza archeologica del Veneto, Gli itinerari archeologici di Oderzo, collana Tesori del Veneto (vedi bibliografia).
  35. ^ Pagina ufficiale dell'ufficio turistico. URL consultato il 12-09-2007.
  36. ^ Scuole di Oderzo URL consultato 5 aprile 2012
  37. ^ Brandolini Rota
  38. ^ Gaetano Mantovani.. Museo Opitergino (vedi bibliografia).
  39. ^ Presentazione museo "Guido Fregonese" e primo in Italia.
  40. ^ Sito ufficiale dell'Opera in piazza. URL consultato il 12-09-2007.
  41. ^ a b Fonte: www.oderzocultura.it. URL consultato il 12-09-2007.
  42. ^ a b Luciano Mingotto, Il centro storico di Oderzo in Le Tre Venezie, speciale Oderzo, Rivista, Ponzano Veneto, Grafiche Vianello, gennaio-marzo 1995.
  43. ^ Fonte: Provincia di Treviso, assessorato al Turismo.
  44. ^ a b Oderzo 'Città Archeologica' e 'Città d'arte'
  45. ^ Si dimette in quanto eletto senatore.
  46. ^ Presidente della Regione Veneto tra il 1972 e il 1973.
  47. ^ Attualmente è diacono permanente in servizio presso la parrocchia del Duomo di Oderzo. Sito web personale. URL consultato il 12-09-2007.
  48. ^ È stato anche parlamentare per la Lega Nord dal 1996 al 2001.
  49. ^ Figlio di Arturo già sindaco.
  50. ^ [urlhttp://www.suffolkva.us/SisterCities/italy.html Suffolk Sister Cities - Oderzo, Italy], City of Suffolk. URL consultato il 15 giugno 2012.
  51. ^ Donatori di Sangue Pontremoli, Comune di Pontremoli. URL consultato il 15 giugno 2012.
  52. ^ Fonte: ISTAT - Unità amministrative, variazioni territoriali e di nome dal 1861 al 2000 - ISBN 88-458-0574-3
  53. ^ Sito ufficiale della squadra. URL consultato il 12-09-2007.
  54. ^ Sito ufficiale della squadra. URL consultato il 12-09-2007.
  55. ^ Sito ufficiale della squadra. URL consultato il 12-09-2007.
  56. ^ Sito ufficiale della squadra. URL consultato il 12-09-2007.
  57. ^ Sito ufficiale della squadra. URL consultato il 12-09-2007.
  58. ^ Sito ufficiale della manifestazione. URL consultato il 12-09-2007.
  59. ^ Si veda, a proposito, Rugby a 15 nel 1986
  60. ^ Sito ufficiale. URL consultato il 12-09-2007.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Paolo Diacono, Historia Langobardorum, Abbazia di Montecassino, VIII secolo d.C..
  • Gaetano Mantovani, Museo Opitergino, Bergamo, Tipografia Colombo, 1874.
  • Eno Bellis, Cenni storici sul Duomo di Oderzo, Comune di Oderzo, 1958.
  • Eno Bellis, Annali Opitergini, Comune di Oderzo, 1957-1960.
  • Giovanbattista Picotti, I Caminesi e la loro signoria in Treviso dal 1283 al 1312, Ristampa anastatica, Roma 1975, Livorno, Editore ignoto, 1875.
  • Eno Bellis, Oderzo Romana, Ristampa anastatica del 1978, Oderzo, Edizioni Bianchi, 1960.
  • Eno Bellis, Origini di Oderzo, IV edizione riveduta ed ampliata, 1979, Edizioni Coden, 1960.
  • Giuseppe Migotto (a cura di), Colfrancui: una parrocchia giovane per una comunità antica, Oderzo, Parrocchia di Colfrancui, 1987.
  • Circolo Vittoriese di Ricerche Storiche, Il dominio dei Caminesi tra Piave e Livenza, Atti del 1º convegno nazionale sulla famiglia da Camino, 23 novembre 1985, Vittorio Veneto, 1988.
  • Arturo Benvenuti (a cura di), Faè, una parrocchia, Godega di Sant'Urbano, 1989.
  • Margherita Tirelli, Soprintendenza archeologica del Veneto, Gli itinerari archeologici di Oderzo, Padova, Editoriale Programma, 1992. ISBN 88-7123-113-9.
  • Rino Bechevolo, Nilo Faldon; Giorgio Mies; Pierangelo Passolunghi, Storia religiosa del Veneto - Diocesi di Vittorio Veneto, Padova, GregorianaLibreria Editrice, 1993.
  • Dario Canzian, Oderzo medievale. castello e territorio, Trieste, Università di Padova - Edizioni Lint, 1995.
  • Le Tre Venezie, speciale Oderzo, Rivista, Ponzano Veneto, Grafiche Vianello, gennaio-marzo 1995.
  • Giovanni Tomasi, La Diocesi di Ceneda. Chiese e uomini dalle origini al 1586, Diocesi di Vittorio Veneto, 1998.
  • Giordano Bruno Brisotto (a cura di), Guida di Oderzo, Associazione Nazionale Artiglieri d'Italia, sezione di Oderzo, 1999.
  • Dario Canzian, Vescovi, signori, castelli. Conegliano ed il Cenedese nel medioevo, Fiesole, Nardini Editore, 2000.
  • Federico Maistrello, Partigiani e nazifascisti nell'Opitergino (1944-1945), Verona, Cierre edizioni - Istituto per la storia della Resistenza, 2001.
  • Circolo Vittoriese di Ricerche Storiche, I Da Camino, Atti del 2º convegno nazionale sulla famiglia da Camino, 20 aprile 2002, Godega di Sant'Urbano, 2002.

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