Georg Wilhelm Friedrich Hegel

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« Ciò che è razionale è reale, e ciò che è reale è razionale. »
(Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Lineamenti di filosofia del diritto, Bompiani, Milano 2006, p. 59.)
Georg Wilhelm Friedrich Hegel

Georg Wilhelm Friedrich Hegel (Stoccarda, 27 agosto 1770Berlino, 14 novembre 1831) è stato un filosofo tedesco, considerato il rappresentante più significativo dell'idealismo tedesco.

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È autore di una delle linee di pensiero più profonde e complesse[1] della tradizione occidentale. Partendo dal lavoro dei suoi predecessori nell'idealismo (Fichte e Schelling) e con influenze e suggestioni di altri sistemi di pensiero, sviluppò una filosofia innovativa, profonda e articolata. La sua visione storicista e idealista della realtà nel suo complesso ha rivoluzionato il pensiero europeo, gettando le basi della filosofia continentale e del marxismo successivi.

« La filosofia è necessariamente sistema.[2] »

Hegel sviluppò un quadro teorico completo, un "sistema"[3](idealismo assoluto), studiando il rapporto tra mente e natura, soggetto e oggetto della conoscenza e della psicologia; e tenendo conto nella sua prospettiva dello stato, della storia, dell'arte, della religione e della filosofia. In particolare, ha sviluppato un concetto di mente o spirito, manifestatasi in una serie di contraddizioni e di opposizioni e, in ultima analisi, pervenendo a una filosofia della totalità. Esempi di contraddizioni che vengono superate nel suo sistema filosofico sono quelle tra natura e libertà o tra immanenza e trascendenza. Le pagine che ricercano tali soluzioni sono spesso di una complessità tale da lasciare incerti sull'interpretazione più corretta.

L'influenza di Hegel sul pensiero filosofico[4] fu notevolissima. Attirò a sé un immenso numero di ammiratori (Bauer, Feuerbach, Green, Marx, Bradley, Dewey, Sartre, Küng, Kojève, Žižek, Brandom), ma un'altrettanto ampia schiera di critici (Schelling, Kierkegaard, Schopenhauer, Marx, Nietzsche, Peirce, Popper, Russell, Heidegger). Le sue concezioni di logica speculativa o "dialettica", di "idealismo assoluto", di "Spirito", di "negatività", di "sublimazione" (o "superamento" della contraddizione, Aufhebung in tedesco), la dialettica del "Servo/Padrone", la "vita etica" e l'importanza della storia influirono a tal punto che buona parte della filosofia successiva procedette sostanzialmente sotto forma di critica a Hegel.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Primogenito di Georg Ludwig, capo della cancelleria del duca del Württemberg Karl Eugen, e di Maria Magdalena Fromm, che avranno altri due figli, Ludwig e Christiane, fu educato in famiglia secondo i principi di una ferma ortodossia politica e religiosa. Fin dall'adolescenza apparve, a coloro che lo frequentarono, di temperamento conformista e borghese.[5]

Dal 1773 frequentò per cinque anni la scuola elementare; dal 1777 seguì studi umanistici nel Ginnasio di Stoccarda e, privatamente, studi scientifici.

Rimasto orfano della madre nel 1784, dal 1785 al 1787 tenne un diario da cui si rilevava il suo interesse per il mondo classico, la Bibbia e autori contemporanei come Goethe, Friedrich Schiller e Gotthold Lessing.

Conseguita la maturità nel 1788, il 27 ottobre di quello stesso anno Hegel s'iscrive all'Università di Tubinga, ospite come borsista nel locale seminario, lo Stift, senza apprezzare né la disciplina vigente nel collegio, né i metodi di insegnamento, né la preparazione dei professori. Influenza molto importante ha la frequentazione con il futuro grande poeta Friedrich Hölderlin - che lo definisce ingegno alto e prosaico - e Schelling, con i quali condivide per alcuni anni la camera e celebra gli anniversari della Rivoluzione francese.

Studia, in particolare, i classici greci, gli illuministi, Kant e i kantiani; il 27 settembre 1790 conclude il primo biennio di studi, conseguendo il titolo di Magister philosophiae; il 20 settembre 1793 conclude gli studi ottenendo il titolo di Kandidat; il giudizio ottenuto in filosofia non è lusinghiero: Philosophiae nullam operam impendit, ossia non si è impegnato nella filosofia.

Dall'ottobre del medesimo anno è precettore dei figli del nobile bernese Karl Friedrich von Steiger. Nel luglio 1795 conclude La vita di Gesù (scritta secondo un'ottica moralistico-kantiana e pubblicata dal Nohl soltanto nel 1906) e una parte dei Frammenti su religione popolare e Cristianesimo, pubblicati nel 1907. Nel 1796 conclude La positività della Religione Cristiana, pubblicata nel 1907.

Non ama l'ambiente clericale e oligarchico di Berna; nel gennaio 1797 si trasferisce a Francoforte, dove Hölderlin gli ha procurato un nuovo posto di precettore. Nel 1798 scrive il saggio Sulle più recenti vicende interne del Württemberg specialmente sul deplorevole stato della magistratura , pubblicato nel 1913, in cui lamenta la crisi interna della sua patria e propone l'elezione diretta dei magistrati da parte dei cittadini. Con Hölderlin e Schelling dà stesura definitiva al Programma di sistema, manifesto dell'Idealismo tedesco. Il 14 gennaio 1799 muore il padre.

Porta a compimento Lo spirito del Cristianesimo e il suo destino, pubblicato nel 1907, gradualmente allontanandosi dalla concezione kantiana di una religione nei limiti della pura ragione; nel settembre del 1800 scrive il Frammento di Sistema, in cui, oltre a un abbozzo di dialettica, mostra un'oscillazione, nella sua filosofia, fra una conclusione di tipo prettamente filosofico e uno religioso, che si trascinerà per tutta la vita.

Da Jena a Heidelberg[modifica | modifica sorgente]

Nel gennaio del 1801 si trasferisce a Jena, in quegli anni capitale della cultura tedesca, ospite di Schelling che insegna nella locale università. Pubblica in luglio la Differenza tra il sistema filosofico di Fichte e quello di Schelling per aprirsi la strada all'insegnamento, che ottiene con la dissertazione De Orbitis Planetarum dove sostiene la superiorità dei propri schemi ideologici sulla realtà (al punto da affermare, reagendo a un'obiezione: "Tanto peggio per i fatti"). Conosce a Weimar Goethe e Schiller; in una lettera a Schiller, Goethe sottolinea la goffaggine di Hegel nella conversazione, un difetto che appare anche nell'esposizione delle sue lezioni universitarie.

Dal 1802 al 1803 con Schelling pubblica il Giornale critico della filosofia e scrive La costituzione della Germania e il Sistema dell'eticità, pubblicati nel 1893. Inizia nel 1806 una relazione con la sua affittacamere Christiane Charlotte Fischer Burckhardt, dalla quale, il 5 febbraio 1807, ha il figlio Ludwig. Il 13 ottobre l'esercito francese entra a Jena; Hegel vede da lontano Napoleone e scrive all'amico e collega Friedrich Niethammer:"...l'imperatore - quest'anima del mondo - l'ho visto uscire a cavallo dalla città, in ricognizione; è davvero una sensazione singolare vedere un tale individuo che qui, concentrato in un punto, seduto su un cavallo, spazia sul mondo e lo domina...".[6] Il suo alloggio viene requisito e va a Bamberg per due mesi; tornato a Jena, pubblica nel marzo 1807 la Fenomenologia dello spirito con la quale, per le critiche che vi sono contenute, si consuma la rottura con Schelling. Il 1º marzo Hegel si trasferisce a Bamberg a dirigere il modesto quotidiano Bamberger Zeitung (Gazzetta di Bamberg).

Il 6 dicembre 1808 viene nominato rettore e professore di filosofia all'Egidiengymnasium di Norimberga: le sue lezioni saranno pubblicate postume nel 1840 con il titolo di Propedeutica filosofica. Si sposa nel settembre 1811 con la ventenne aristocratica Marie von Tucher, da cui avrà due figli, Karl (1813-1901) e Immanuel (1814-1891). Nell'occasione, scrive all'amico Niethammer: "Ho raggiunto il mio ideale terreno, perché con un impiego e una donna si ha tutto in questo mondo".[7]

Dal 1812 al 1816 pubblica la Scienza della logica, dal 1813 è sovrintendente delle scuole elementari di Norimberga, dal 28 ottobre 1816 insegna filosofia all'Università di Heidelberg.

Mostra la sua posizione politica nel 1817 con lo scritto, pubblicato anonimo, Valutazione degli atti a stampa dell'assemblea degli stati territoriali del regno del Württemberg negli anni 1815 e 1816, in cui sostiene che in una costituzione quale quella proposta da Francesco I, re del Württenberg, siano riconosciuti i privilegi degli Stände, le corporazioni rappresentate negli Stati generali del regno. Nel giugno pubblica l'Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio.

A Berlino[modifica | modifica sorgente]

Il 24 gennaio 1818 è nominato professore di filosofia nell'Università di Berlino: nella prolusione del 22 ottobre esalta lo Stato prussiano ed entra in polemica con il giurista Friedrich Carl von Savigny e con il filosofo e teologo Friedrich Schleiermacher.

Il 23 marzo 1819 un membro dell'associazione studentesca radicale Burschenschaft uccide a Mannheim il drammaturgo tedesco e spia russa August von Kotzebue. Il regime prussiano reagisce limitando ulteriormente la già scarsa libertà di stampa e d'insegnamento; Hegel, in precedenza sostenitore dell'associazione, la condanna e si affretta a rielaborare i suoi Lineamenti di filosofia del Diritto che escono nell'ottobre del 1820.

La tomba di Hegel a Berlino.

Nel 1822 viaggia in Olanda, nel 1824 a Praga e a Vienna; nel 1825 impone al figlio illegittimo Ludwig, che gli ha rubato del denaro, di non portare più il suo cognome. Ludwig assume il cognome della madre, Fischer, e lascia la Germania: arruolato nell'esercito olandese, morirà di malaria a Giakarta il 28 agosto 1831, pochi mesi prima del padre.

Nel 1827 escono gli Annali per la critica scientifica, rivista dell'hegelismo, cui collaborano, tra gli altri, Goethe e i fratelli Wilhelm e Alexander von Humboldt. Ad agosto parte per Parigi, dove è ospite dello storico e filosofo Victor Cousin. Il 18 ottobre, di ritorno a Berlino, incontra Goethe a Weimar; discutono della dialettica ed Hegel dice che essa non è altro che lo spirito di contraddizione insito in tutti gli uomini, disciplinato in regole coltivate.

Nell'ottobre 1829 Hegel, rettore dell'università di Berlino, nella prolusione accademica, celebra l'accordo tra la legge dello Stato e la libertà d'insegnamento. Nel 1830 condanna duramente le rivoluzioni liberali in Francia e in Belgio; nell'aprile del 1831 esce nella Gazzetta ufficiale dello Stato prussiano l'ultimo scritto di Hegel, Sul progetto inglese di riforma elettorale, in cui condanna l'estensione del suffragio elettorale e si dichiara a favore del riconoscimento degli ordini sociali (gli Stände). Muore improvvisamente il 14 novembre, di colera o forse di un tumore allo stomaco; gli vengono tributati funerali straordinari e viene sepolto vicino alla tomba di Fichte nel cimitero Dorotheenstädtischer Friedhof.

Dopo la sua morte, sulla base degli appunti raccolti dagli studenti, furono pubblicate nel 1832 le Lezioni sulla filosofia della religione e le Lezioni sulla storia della filosofia, nel 1837 le Lezioni sulla filosofia della storia, nel 1836 e 1838 le Lezioni sull'Estetica.

Quadro sintetico del pensiero[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Pensiero di Hegel, Fenomenologia dello spirito e Scienza della logica.
L'Assoluto di Hegel

Hegel inaugura una nuova concezione dell'Assoluto, in grado di risolvere, a suo modo di vedere, le aporie delle metafisiche precedenti, incapaci secondo lui di spiegare perché Esso abbia bisogno di generare la molteplicità. Egli Lo concepisce come l'Uno di Plotino in senso rovesciato: mentre quest'ultimo restava collocato su un piano mistico e trascendente, a partire dal quale generava il divenire e si disperdeva nel molteplice senza una ragione apparente, l'Assoluto hegeliano entra nel divenire per rendere ragione di sé. La molteplicità serve, dunque, all'Uno per poter diventare alla fine consapevole di sé, per riconoscersi, attraverso vari passaggi, in se stesso.

La prospettiva plotiniana, dove la consapevolezza che l'Uno ha di sé era posta all'origine e si affievoliva man mano che esso si sperdeva nel molteplice, risulta così capovolta: per Hegel l'Uno si trova all'inizio disperso nel molteplice e prenderà coscienza di sé solo alla fine, acquistando concretezza nel suo percorso mondano.

Questa nuova concezione comporta il sovvertimento della logica di non-contraddizione, dato che l'Uno viene ora a coincidere con il suo contrario, cioè con la molteplicità. L'Assoluto hegeliano non è più qualcosa di statico, che si trovi già «in sé e per sé», ma è un divenire, un essere per sé, la cui verità scaturisce da una dimostrazione dialettica, anziché essere posta con un'intuizione originaria. In Hegel certezza e verità tornano a coincidere, così come pensiero ed essere, ma in forma mediata (dalla ragione).

Monismo assoluto materiale e spirituale[modifica | modifica sorgente]

Sin dagli scritti teologici giovanili Hegel si oppone energicamente al cosiddetto "principio del nord", a quella separazione tra ideale e reale che era tipica del kantismo e che non lasciava spazio alla conoscenza del Reale, inteso questo come l'Intero dal quale la Ragione traeva il suo senso e il suo perché. Per Hegel il presupposto della verità della conoscenza è un monismo assoluto di forme spirituali che si evolvono e si assolutizzano in un'unicità diveniente continua, dove il materiale e lo spirituale sono indistinguibili e connessi in un continuo superamento di "momenti" necessari del divenire storico per mezzo di una fenomenologia dove ciò che è posto trova la sua negazione e poi il suo superamento in una nuova figura (o appunto "fenomeno").

Si tratta di un processo teleologico necessario, che già nel 1807 veniva presentato così:

« Il rapporto del quale si è qui sopra discusso, dell'organico con la natura degli elementi, non esprime l'essenza dell'organico stesso; questa essenza è invece contenuta nel concetto finalistico. Invero a questa coscienza osservativa quel concetto non è l'essenza propria dell'organico; anzi, a quella coscienza medesima il concetto cade fuori dell'essenza, e quindi è poi soltanto quell'estrinseco rapporto teleologico. Solamente, l'organico come testé fu determinato è esso stesso proprio il fine reale; infatti, poiché l'organico "conserva se stesso" pur nel rapporto ad Altro, esso viene appunto ad essere quella naturale essenza in cui la natura si riflette nel concetto, e in cui i momenti di causa e di effetto, di attivo e di passivo, che nella necessità sono posti l'uno di fronte all'altro, vengono contratti in unità.[8] »

La separazione tra ideale e reale ad opera della religione[modifica | modifica sorgente]

La separazione tra ideale e reale, tra cielo e terra, ebbe luogo, secondo il filosofo tedesco, con l'avvento del pensiero ebraico e con il successivo pensiero cristiano. La religione cristiana, derivata da quella ebraica, aveva staccato il senso della propria vita dalla vita stessa, ponendolo al di sopra della terra, in un dio lontano posto in cielo. Dio non apparteneva più all'intima natura delle cose, com'era, per esempio, presso gli antichi Greci, ma veniva scisso dal mondo; l'uomo così, lasciato al suo destino, viveva in uno stato, per così dire, di minorità dal quale, attraverso il senso del peccato e l'insoddisfazione per la propria esistenza, sentiva il bisogno di ricongiungersi con il senso vero delle cose. Con il cristianesimo era nato perciò quel senso di frustrazione e di pena, di infelicità concettuale nella "scissione", che per millesettecento anni aveva impedito di capire il vero senso dello Spirito.

La "coscienza infelice"[modifica | modifica sorgente]

Hegel definisce tale stato di scissione o alienazione "Coscienza infelice". Quest'ultima è una situazione necessaria che serve all'uomo per ricercare quel senso dell'armonia perduta, per creare in lui la consapevolezza della propria esperienza tragica, la quale si risolve nell'aspirare alla riconciliazione finale con Dio, in una sorta d'armonia dinamica, con lo stesso significato che ne aveva dato Platone nel Sofista, quando si trovò a definire la Dialettica come rapporto dell'unità con la molteplicità. Questo fenomeno pregresso della storia dell'uomo è così descritto da Hegel:

« Questa coscienza infelice scissa entro se stessa è così costituita che, essendo tale contraddizione della sua essenza una coscienza, la sua prima coscienza deve sempre avere insieme anche l'altra. In tal modo, mentre essa ritiene di aver conseguito la vittoria e la quiete dell'unità, deve immediatamente venire cacciata da ciascuna delle due coscienze.[9] »

L'atteggiamento di Hegel si pone allora come una negazione del cristianesimo ma anche come suo assorbimento nel procedere storico. L'Aufhebung (il Superamento) è possibile se, come dice più avanti con la fusione dell'effettualità reale con l'autocoscienza:

« Tale coscienza deve pertanto innalzare all'assoluto divenir-uno il rapporto inizialmente esteriore verso quell'intrasmutabile figurato, come fosse un'effettualità estranea. Il movimento nel quale la coscienza inessenziale si adopera a raggiungere questo esser-uno è un triplice movimento, secondo la triplice relazione che essa assumerà in rapporto al suo al di là che ha forma e figura: in primo luogo come coscienza pura, poi come essenza singola, comportantesi verso la effettualità come appetito e lavoro, e in terzo luogo come coscienza del suo essere-per-sé.[10] »

La nuova definizione dell'Assoluto[modifica | modifica sorgente]

È su questa strada speculativa che si determina la nuova definizione dell'Assoluto come unione di finito ed infinito ma anche come non-unione, opposizione di finito ed infinito e immanenza dell'Assoluto nel mondo.

Questa concezione può sembrare, quindi, simile alla visione spinoziana dell'assoluto che coincide con la natura del Deus sive Natura; ma Spinoza intende una coincidenza statica di sostanza come assoluto con la natura mentre per Hegel è soggetto spirituale in divenire ovvero egli afferma che la realtà non è ipostaticamente sostanza, qualcosa d'immutabile ma soggetto in continuo divenire.

Elementi della definizione dell'Assoluto hegeliano, secondo alcuni interpreti, sembrano ispirati dal neoplatonismo di Proclo, a proposito della dialettica dello spirito divino.

La Fenomenologia dello Spirito[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fenomenologia dello spirito.

È sulla base di questa nuova visione dell'Assoluto che si possono intendere le critiche di Hegel alle filosofie precedenti di Kant, Fichte e Schelling. Nei confronti di Schelling, Hegel lamenta, a partire dalla Fenomenologia dello spirito, l'assenza della prospettiva metodologica della dialettica. Per quanto concerne la conoscenza del Reale, che per Schelling si risolveva nella indifferenziata sinossi di ideale e reale, è "la notte in cui tutte le vacche sono nere", come commenta Hegel nella prefazione della sua opera.

Proprio in virtù di questo attacco alle filosofie precedenti La Fenomenologia dello spirito cerca di spiegare la storia del pensiero, attraverso un divenire, nel tempo e nelle epoche, dell'esperienza della coscienza, che Hegel intese come sottotitolo alla sua opera e che meglio inquadra il suo testo. L'opera descrive i tre momenti che, nella storia, hanno caratterizzato la cultura umana e che si ripetono continuamente nella vita di ciascun individuo, con l'intento di dimostrare, laddove ce ne fosse bisogno, la contemporaneità del modello astratto e del modello concreto, affinché, attraverso i fatti della storia, possa dispiegarsi, rendendo conto di sé, il divenire dello Spirito.

  • La prima posizione che lo Spirito ha assunto nella storia è quella dello stato ingenuo dell'armonia originaria, rappresentata dai Greci, dove le forze del dio erano presenti nella natura stessa delle cose, un aspetto del pensiero che contraddistingueva anche le religioni più primitive (animismo).
  • Il secondo momento è quello della scissione dal dio, introdotto dalla religioni abramitiche; Dio si manifesta all'uomo, ma, attraverso il peccato originale, opera la scissione; l'uomo, come un angelo caduto, sperimenta l'angoscia e il dolore nella Valle di lacrime che il Padre celeste ha posto per lui: è il Medioevo, l'età che precede la modernità fino a Kant.
  • Il terzo momento è scandito dall'avvento della Ragione, lo Spirito si eleva ad una consapevolezza compiuta, conscio della tristezza della scissione, vuole riconciliarsi con il mondo, diventa così Autocoscienza, la presenza attiva di uno Spirito nel mondo che si riconcilia con il mondo stesso, è, dunque, lo Spirito infinito, non più rappresentato dalla sostanza che è posta staticamente al di sotto delle cose, ricoperte dalla loro apparenza fenomenica. La realtà è Soggetto, attività e automovimento.

Non sono le cose che procedono dall'Assoluto, ma l'Assoluto è questo stesso procedere. Da ciò se ne deduce che per Hegel la Realtà è infinita, è un Soggetto che tiene i fili della storia e che parla attraverso i suoi uomini, quegli uomini che la storia l'hanno sempre fatta in prima persona, che come strumenti nelle mani di questo ineluttabile essere supremo, ne operano il naturale svolgimento. Cosicché le vicende del mondo non sono estranee alla storia dello Spirito perché la storia del mondo è la storia stessa di Dio, è la storia dell'avvento dello Spirito, del realizzarsi della Ragione.

Reale e razionale[modifica | modifica sorgente]

Tra essere e pensiero, tra realtà e razionalità vi è assoluta compenetrazione e connessione. Il Pensiero è pensiero dell'essere e l'Essere è essere del pensiero. Lo sviluppo della realtà è ragione in movimento:

  • Tutto ciò che è razionale è reale (il pensiero sarà certamente razionale e non immaginazione, fantasia, quando troverà la sua corrispondenza con la realtà);
  • e tutto ciò che è reale è razionale (nel senso che è inconcepibile che nella realtà ci sia qualcosa di refrattario al pensiero, qualcosa di estraneo ad esso).
Mentre la logica classica partiva da un punto A del tutto a priori rispetto all'esito del ragionamento (B), nella dialettica hegeliana il flusso logico che va da A a B, dove questo antiteticamente contraddice ma non annulla (aufheben), spinge ad arricchire la tesi iniziale in una sintesi onnicomprensiva (C).[11]

Allora la logica, che studia i processi del pensiero, troverà la sua corrispondenza nella metafisica, che studia i processi della realtà. Una delle colpe di Kant è stata quella di avere privato con il criticismo il popolo tedesco della metafisica, ma un popolo senza metafisica è come «un tempio senza santuario». Bisogna restituire alla speculazione la metafisica identificandola con la logica.

La logica hegeliana vuole presentarsi come la logica del concreto opponendosi a quella aristotelica, logica dell'astratto[12], che coglie la realtà nella sua struttura formale, che astrae dal contenuto. È una logica quella aristotelica che esprime un pensiero che astrae dalla vita.

Hegel realizza, in questo percorso della Ragione, l'unità di forma e contenuto; la vita intesa non più come astrazione formale, con un insieme di nozioni tra loro isolate, ma compresa in un suo sviluppo interno.

La dialettica[modifica | modifica sorgente]

Hegel riconosce nel pensiero di Kant l'oggettività di questo pensiero puro, ma esso è rimasto prigioniero della finitezza umana, di quell'orizzonte che per forza di cose ci fa fantasticare di mondi separati o cose in sé, senza costruire niente di veramente razionale, di veramente oggettivo.

Hegel definì il trascendentale di Kant come una sorta di psicologismo che si fermava al fenomeno ed era perciò incapace di andare alla cosa in sé. Nelle tre parti in cui viene definita la logica, come scienza pura della ragione, Hegel distingue le tre dottrine principali della logica oggettiva, distinguendole in Dottrina dell'essere, Dottrina dell'essenza e Dottrina del concetto.

La struttura, la vita, il procedimento dello Spirito è la dialettica non più intesa come quella aristotelica costituita dai due momenti della tesi e dell'antitesi ma da un movimento a spirale con ritmo triadico[13] a tre lati, secondo il quale ogni posizione[14] (tesi) deve essere superata, negata (antitesi) nelle sue determinazioni particolari, per riaffermarsi, negando l'ultimo stadio raggiunto, con la negazione della negazione (quindi con una nuova affermazione), in una determinazione superiore (sintesi).

L'Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio[modifica | modifica sorgente]

Nella Fenomenologia dello spirito, l'opera in cui Hegel descrive la Scienza dell'apparire dello Spirito stesso attraverso delle tappe del suo percorso, si possono identificare due piani:

  • il primo è la via che percorre lo spirito per giungere a sé attraverso tutte le vicende della storia del mondo;
  • il secondo è la via del singolo individuo empirico che deve ripercorrere quella stessa via ed appropriarsela.[15]

Secondo Hegel la libertà individuale non esiste e tutto è determinato nello Spirito e dallo Spirito, che è anche Ragione e Idea e, insieme, il Dio di Platone, quello di Plotino, di Proclo e di Spinoza. Il Dio di Hegel è necessità assoluta che si fa identità assoluta. Nell'Enciclopedia delle scienze filosofiche scrive:

§149. Quindi la necessità è "in sé" un'unica essenza identica "con sé".

§150. Ciò che è necessario è "in sé" relazione assoluta. Nella sua processualità la relazione si nega e si supera [Aufhebung] in assoluta identità.

"Il tutto è l'essenza che viene a compimento mediante il suo sviluppo, di esso si può dire che è essenzialmente risultato, che esso è alla fine quello che in realtà è."[16]

Critiche[modifica | modifica sorgente]

F. Schelling

Nonostante abbia goduto di ampio consenso per quasi tutto l'Ottocento, Hegel e la sua filosofia sono stati oggetto di numerose critiche. Già l'ultimo Schelling vedeva in lui una grave impostura di fondo: dal fatto che una realtà sia razionalmente pensabile, infatti, Hegel concludeva che questa debba necessariamente esistere. Per Schelling è assurdo: il pensiero può stabilire soltanto le condizioni negative o necessarie (ma non sufficienti) perché qualcosa esista; la realtà effettiva, invece, non può essere creata, determinata dal pensiero logico, perché nasce da una volontà libera e irriducibile alla mera necessità razionale. Le condizioni positive che rendono possibile l'esistenza scaturiscono da un atto incondizionato e assoluto che, in quanto tale, è al di sopra di ogni spiegazione dialettica, mentre Hegel intendeva fare dell'Assoluto proprio il risultato di una mediazione logica, che giungerebbe a consapevolezza di sé solo a conclusione del processo dialettico.

« Per quanto riguarda Hegel, questi si vantava proprio di avere Dio come Spirito Assoluto a conclusione della filosofia. Ora, si può pensare uno Spirito Assoluto che non sia al contempo assoluta personalità, un essere assolutamente consapevole di sé?[17] »

Secondo Schelling è in particolare nella Natura, regno della caduta, che la filosofia hegeliana mostra tutti i suoi limiti, incapace com'è di cogliere l'aspetto volontario e non necessario del passaggio alla realtà. Il presunto estraniarsi dell'Idea nell'«Altro-da-sé» infatti avviene sempre all'interno del processo iniziale, in una maniera automatica che non rende ragione della caducità e della disgregazione a cui la Natura spesso è assoggettata.[18]

Tra gli altri critici, il filosofo anti-idealista Arthur Schopenhauer definì Hegel «un ciarlatano di mente ottusa, insipido, nauseabondo, illetterato, che raggiunse il colmo dell'audacia scarabocchiando e scodellando i più pazzi e mistificati non-sensi». Schopenhauer sostenne che, se si volesse istupidire un giovane, basterebbe fargli leggere le opere di Hegel per renderlo inetto a pensare.[19] Questa critica viene menzionata ironicamente da De Sanctis nel saggio in forma di dialogo Schopenhauer e Leopardi, in cui appunto viene esposta l'opinione di Schopenhauer secondo cui per istupidire un giovane non bisogna far altro che dargli in mano un libro di Hegel, e quando quello leggerà che «l'essere è il nulla», «l'infinito è il finito», «il generale è il particolare», «la storia è un sillogismo», finirà con l'andare all'ospedale dei pazzi[20].
Schopenhauer criticò l'hegelismo soprattutto perché presuppone un mondo razionale, dominato dalla Ragione, dallo Spirito Assoluto, quando a lui invece il mondo appariva dominato da un impulso irrazionale e inconscio, da una volontà di vivere che spinge l'uomo (ma anche gli altri esseri viventi e persino la materia inanimata) ad agire e così a soffrire, almeno fino a quando egli non se ne liberi praticando le vie della catarsi come l'arte, l'etica e la vita ascetica.

Anche l'esistenzialista Kierkegaard criticò aspramente il sistema hegeliano, ravvisandovi un illusorio superamento delle contraddizioni della realtà, che a suo avviso sono lacerate da un drammatico aut aut, generatore dell'angoscia della scelta, mentre Hegel credeva di poterle sanare nella logica dialettica astratta dell'et et, della tesi e dell'antitesi, che trova sempre la sua soluzione nella finale sintesi progressiva.

La filosofia di Friedrich Nietzsche presenta, per molti versi, un'evoluzione di pensiero opposta a tutto il sistema filosofico hegeliano. Anch'egli come Schopenhauer, seppur in modo differente, criticava la visione di un mondo perfetto, razionale e sistematico presentata da Hegel.[21]

Di diverso tenore le critiche di Karl Marx e Ludwig Feuerbach, i quali rimproveravano ad Hegel il suo ideologismo, il fatto che questi facesse discendere la realtà dall'idea, mentre secondo loro sarebbe la base materiale, economica e storica, a generare quella teoria che poi, a sua volta, tornerà a modificare la prassi. Nonostante ciò, Marx fondava il suo materialismo storico sulla dialettica hegeliana, mirando appunto a prelevarne il nocciolo razionale nascosto nel "guscio mistico".

Più recentemente Karl Popper ha definito Hegel un "profeta del totalitarismo"[22] per la sua concezione della storia in cui prevale la dimensione assoluta dello Stato. Popper respingeva anche l'idea che la dialettica hegeliana avesse un valore reale e ontologico, essendo palesemente contraria al principio di non-contraddizione. Popper contestava il fatto che le contraddizioni possano essere accolte e accettate come un dato di fatto, mentre in realtà dovrebbero servire a testimoniare l'incoerenza di una teoria e a falsificarla. Hegel invece, sostenendo che la realtà è intimamente contraddittoria, si è sottratto ad ogni logica e quindi, con fare disonesto, al rischio stesso di poter essere confutato. In proposito, Popper si è rifatto a Kant e alla differenza che questi poneva tra "opposizione logica" e "opposizione reale". Esempi di opposizione reale erano per Kant il salire e il cadere, il sorgere e il tramontare, il debito e il credito: in tutti questi casi, ciò che chiamiamo negativo è nella realtà un positivo anch'esso, perché non esistono oggetti "negativi" di per sé. Se esistono non possono venir equiparati a un non-essere; la negazione può essere solo logica. L'opposizione che su un piano astratto assume come estremi A e non-A, sul piano reale ha come estremi A e B, cioè opposti che sono entrambi positivi, reali. Hegel invece, secondo Popper, ha attribuito alla realtà le caratteristiche della logica astratta, in maniera assurda, trasferendo le contraddizioni logiche dal pensare all'essere e sostenendo, come poi avrebbe fatto Marx, l'"oggettività" del negativo.

Tra i critici minori del pensiero di Hegel si possono annoverare infine anche coloro che lamentano la complessità formale dei suoi scritti come Alexandre Koyré secondo cui il linguaggio di Hegel sarebbe «incomprensibile» e «intraducibile» con il ricorso anche a giochi di parole non sempre centrati come il famoso "aufheben". Theodor Haering è convinto che sia «... un segreto di Pulcinella che nessun interprete di Hegel sia in grado di spiegare, parola per parola, una sola pagina dei suoi scritti.»[23]. Il filosofo Massimo Baldini in alcune sue pubblicazioni sul linguaggio filosofico, annovera Hegel fra i filosofi più criptici e oscuri insieme a Fichte e a Schelling[24][25]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Francesco Coniglione, Michele Lenoci, Giovanni Mari, Gaspare Polizzi, Manuale di base di storia della filosofia. Autori, indirizzi, problemi, Firenze University Press, 2009, p.140
  2. ^ Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio in AA. VV., Tutto Filosofia, De Agostini, 2010
  3. ^ Sapere.it alla voce "Sistema hegeliano
  4. ^ Hans Georg Gadamer, Jürgen Habermas, L'eredità di Hegel, Liguori, 1988
  5. ^ In una puntata di "Caffé Filosofico", Remo Bodei ricorda tuttavia che durante il periodo di Tubinga il giovane filosofo sarebbe stato talvolta punito per la sua indisciplina (http://www.youtube.com/watch?v=dLxxMtdQkm8).
  6. ^ Hegel, Epistolario, vol. 1, p. 233. Anteprima disponibile su books.google.it.
  7. ^ In Guido De Ruggiero, Storia della filosofia, Volume 8, Laterza, 1966 p.30
  8. ^ Hegel, Fenomenologia dello spirito, La Nuova Italia, Firenze 1973, vol.I, pp.216-217
  9. ^ Hegel, Fenomenologia dello spirito, cit. vol.I, p.174
  10. ^ Hegel, Fenomenologia dello spirito, cit. vol.I, pp.178-179
  11. ^ Nel formulare la sua Logica, Hegel respingeva come irrazionale qualsiasi forma di trascendenza o di concetto a priori che non potesse essere a sua volta dimostrato, e costruì pertanto una dialettica a spirale dove ogni princìpio iniziale trovi giustificazione, su un piano immanente, alla fine del percorso dimostrativo, in una sintesi che è l'avvio di un ulteriore circolo. Gli studi condotti da Gödel nel XX secolo hanno tuttavia dimostrato l'inconsistenza logica dei ragionamenti circolari, in cui si presume che la verità del sistema possa venire dimostrata dall'interno del sistema stesso (cfr. Teoremi di incompletezza).
  12. ^ Salvatore Cultrera, Storia della filosofia dalle origini ai nostri giorni, C.E.V.E.B., 1947 p.245
  13. ^ «Che ha carattere di triade o forma una triade; costituito di tre elementi. Nella terminologia dell’idealismo neohegeliano, processo, ritmo, nesso t. (della realtà, dello spirito, dell’io, dell’autocoscienza, ecc.), quello costituito dai tre momenti dialettici della tesi, dell’antitesi e della sintesi.» Vedi: Vocabolario Treccani, sito "Treccani.it L'Enciclopedia Italiana".
  14. ^ Per posizione si vuole far intendere che la tesi non ha necessariamente carattere di positività, per esempio "bene", ma che essa può essere espressa anche da una posizione che ha gli aspetti della negatività, ad esempio "male". Sia il bene che il male rappresentano la posizione iniziale, la tesi del processo dialettico.
  15. ^ Hegel, Fenomenologia dello Spirito
  16. ^ In Pietro Piovani, Indagini di storia della filosofia: incontri e confronti, Liguori Editore Srl, 2006. p.105
  17. ^ Schelling, Filosofia della rivelazione, Bompiani, 2002, trad. di Adriano Bausola, pag. 151
  18. ^ Leonardo Lotito, Potenza e concetto nella critica schellinghiana a Hegel, Milano, Guerini, 2006.
  19. ^ Arthur Schopenhauer, Parerga e Paralipomena
  20. ^ Francesco De Sanctis, Schopenhauer e Leopardi
  21. ^ Karl Löwith, Da Hegel a Nietzsche. La frattura rivoluzionaria nel pensiero del secolo XIX, Torino, Einaudi, 1949
  22. ^ K.Popper, La società aperta e i suoi nemici. Hegel e Marx falsi profeti, vol.II, Armando Armando, Roma 1974, pp.46-47
  23. ^ Massimo Baldini, Elogio dell'oscurità e della chiarezza, Armando Editore, 2004 p.89
  24. ^ Contro il filosofese, di Massimo Baldini, Laterza Editori, Bari-Roma 1991
  25. ^ Parlar chiaro, parlare oscuro, di Massimo Baldini, Laterza Editori, Bari-Roma 1989

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Sulla vita di Hegel[modifica | modifica sorgente]

  • Karl Rosenkranz, La vita di Hegel, Bompiani 2012

Traduzioni italiane[modifica | modifica sorgente]

Saggi su Hegel[modifica | modifica sorgente]

  • AA. VV., Interpretazioni hegeliane, Firenze, La Nuova Italia, 1980.
  • AA. VV., La logica di Hegel e la storia della filosofia, Edizioni AV, Cagliari 1996.
  • Theodor W. Adorno, Tre studi su Hegel, Il Mulino, Bologna, 1971.
  • Horst Althaus, Vita di Hegel, Laterza, Roma-Bari 1993.
  • Fabio Bazzani, Esperienza del tempo. Studio su Hegel, Firenze, Editrice Clinamen, 2009.
  • Claudio Bazzocchi, "Riconoscimento, libertà e Stato. Saggi sull'eticità hegeliana", ETS, Pisa 2012.
  • Giuseppe Bedeschi, Hegel, Laterza, Bari 1993.
  • Ernst Bloch, Soggetto - oggetto. Commento a Hegel, Bologna, Il Mulino, 1975.
  • Norberto Bobbio, Studi hegeliani. Diritto, società civile, stato, Giulio Einaudi editore, 1981.
  • Remo Bodei, Sistema ed epoca in Hegel, Il Mulino, Bologna 1975.
  • Massimo Bontempelli, Filosofia e realtà. Saggio sul concetto di realtà in Hegel e sul nichilismo contemporaneo, C.R.T., Pistoia 2000.
  • Mauro Cascio, L'Autocoscienza. Immediatezza e mediazione nella sinistra hegeliana, Bastogi, Foggia 2007.
  • Claudio Cesa, Hegel filosofo politico, Guida, Napoli 1976.
  • Claudio Cesa (a cura di), Guida a Hegel, Laterza, Roma-Bari 2004.
  • Gaetano Chiurazzi, Hegel, Heidegger e la grammatica dell'essere, Laterza, Roma-Bari 1996.
  • Lucio Colletti, Il marxismo e Hegel, Laterza, Bari 1969.
  • Lucio Cortella, Dopo il sapere assoluto. L'eredità hegeliana nell'epoca post-metafisica, Guerini e Associati, Milano 1995.
  • Benedetto Croce, Saggio sullo Hegel, Bibliopolis, Napoli, 2006.
  • Enrico De Negri, Interpretazione di Hegel, Sansoni, Firenze 1969.
  • Guido De Ruggiero, Hegel, Roma - Bari, Laterza, 1975.
  • Carla Maria Fabiani, Aporie del moderno. Riconoscimento e plebe nella Filosofia del diritto di Hegel, Lecce, PensaMultimedia 2012.
  • Cornelio Fabro, La prima riforma della dialettica hegeliana, Editrice del Verbo Incarnato, Segni (RM) 2004.
  • Roberto Finelli, "Mito e critica delle forme. La giovinezza di Hegel 1770-1803", PensaMultimedia, Lecce 2009.
  • Roberto Fineschi, Marx e Hegel, Carocci, Roma 2006.
  • Martin Heidegger, Il concetto Hegeliano di esperienza, in Sentieri interrotti, La nuova Italia, Milano 1999.
  • Martin Heidegger, Hegel e i greci, in Segnavia, Adelphi, Milano 2002.
  • Martin Heidegger, La fenomenologia dello spirito di Hegel, Guida, Napoli 2000.
  • Martin Heidegger, Colloquio sulla dialettica, in "Archivio di filosofia" LXVIII, 2000, n. 1-3.
  • Dieter Henrich, Hegel im Kontext, Suhrkamp, Frankfurt a.M. 1981.
  • Jean Hyppolite, Genesi e struttura della Fenomenologia dello Spirito di Hegel, Firenze, La nuova Italia, 1972.
  • Fulvio A. Iannaco, Hegel in viaggio da Atene a Berlino, Nuove Edizioni Romane, Roma, 1997.
  • Alexandre Kojève, Introduzione alla lettura di Hegel, Milano, Adelphi, 1996.
  • Thomas Leinkauf, Sein-Können, Tat, Existenz: Aspekte von Schellings Hegel-Kritik in der Weltalter-Philosophie, in «Perspektiven der Philosophie. Neues Jahrbuch», 30 (2004), pp. 63–104.
  • Francesco Lotito, Potenza e concetto nella critica schellinghiana a Hegel, Guerini e Associati, Milano 2006.
  • Karl Löwith, Da Hegel a Nietzsche. La frattura rivoluzionaria nel pensiero del secolo XIX, Torino, Einaudi, 1949.
  • Leo Lugarini, Hegel. Dal mondo storico alla filosofia, Guerini e Associati, Napoli 2000.
  • Leo Lugarini, Orizzonti hegeliani di comprensione dell'essere. Una rilettura della scienza della logica, Guerini e Associati, 1998.
  • György Lukács, Il giovane Hegel e i problemi della società capitalistica, Einaudi, 1960.
  • Herbert Marcuse, Ragione e rivoluzione, Bologna, Il Mulino 1966 (ed. or. 1941).
  • Monica Marchetto, La natura contesa. Schelling critico di Hegel, Edizioni ETS, Pisa 2008 ISBN 978-88-467-2207-2.
  • Marcello Mustè, "Tra filosofia e storiografia. Hegel, Croce e altri studi", Aracne, Roma 2011
  • Karl Popper, La società aperta e i suoi nemici. Vol. 2: Hegel e Marx falsi profeti, Armando editore, 2004 ISBN 978-88-8358-557-9
  • Costanzo Preve, Hegel Marx Heidegger, C.R.T., Pistoia 1999.
  • Costanzo Preve, Hegel antiutilitarista, Settimo Sigillo, Roma 2007.
  • Luigi Ruggiu, Logica, metafisica, politica. Hegel a Jena, Milano, Mimesis Edizioni, 2010. ISBN 978-88-575-0006-5.
  • Rainer Schaefer, Die Dialektik und ihre besonderen Formen in Hegels Logik, Hegel-Studien Beiheft 45, Meiner, Hamburg 2001 ISBN 3-7873-1585-3
  • Fabrizio Sciacca, Imago libertatis. Diritto e stato nella filosofia dello spirito oggettivo di Hegel, Giappichelli, Torino 1996.
  • Livio Sichirollo, Ritratto di Hegel, Manifestolibri, Roma 1996.
  • Livio Sichirollo, Hegel e la tradizione, Guerini e Associati, Napoli 2002.
  • Valerio Verra, Introduzione a Hegel, Laterza, Roma - Bari 1988 ISBN 88-420-3244-1
  • Valerio Verra, Su Hegel, Il Mulino, Bologna 2007.
  • Vincenzo Vitiello, Dialettica e ermeneutica, Guida, Napoli 1976.
  • Jean Wahl, La coscienza infelice nella filosofia di Hegel, Milano, ILI, 1971.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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