Luigi Capuana

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Luigi Capuana

Luigi Capuana (Mineo, 28 maggio 1839Catania, 29 novembre 1915) è stato uno scrittore, critico letterario e giornalista italiano, teorico tra i più importanti del Verismo.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Le origini e gli studi[modifica | modifica sorgente]

Atto di nascita dello scrittore
Targa commemorativa sulla casa natale
Palazzo Capuana, casa natale dello scrittore a Mineo

Capuana nasce a Mineo, in provincia di Catania (nel 1839), da una famiglia di agiati proprietari terrieri e a Mineo frequenta le scuole comunali. Nel 1851 si iscrive al Reale Collegio di Bronte che lascia dopo solo due anni per motivi di salute, proseguendo comunque lo studio da autodidatta.
Conseguita la licenza si iscrive, nel 1857, alla Facoltà di Giurisprudenza di Catania che abbandona nel 1860 per prendere parte all'impresa garibaldina in funzione di segretario del comitato clandestino insurrezionale di Mineo e in seguito come cancelliere nel nascente consiglio civico.

L'avventura letteraria[modifica | modifica sorgente]

Luigi Capuana, disegno di Antonino Gandolfo.

Risale al 1861 la leggenda drammatica in tre canti "Garibaldi" pubblicata a Catania dall'editore Galatola. Nel 1864 si stabilisce a Firenze per tentare "l'avventura letteraria"[1], e vi rimarrà fino al 1868. A Firenze frequenta gli scrittori più noti dell'epoca, tra i quali Aleardo Aleardi, C. Capponi, C. Levi e nel 1865 pubblica i suoi primi saggi critici sulla "Rivista italica", diventando nel 1866 critico teatrale del quotidiano "La Nazione". Nel 1867 pubblica sul quotidiano fiorentino la sua prima novella dal titolo "Il dottor Cymbalus" che prende a modello il racconto di Dumas figlio La boîte d'argent. Tra le opere narrative migliori di Capuana sono da annoverare le novelle ispirate alla vita siciliana, ai personaggi e ai fatti grotteschi e tragici della propria provincia, come nel realismo bozzettistico di alcuni racconti della raccolta "Le paesane" e in altre che non presentano situazioni drammatiche, ma sono divertenti e cercano sempre di mettere in evidenza il lato comico anche se il caso si fa serio. Nelle novelle numerosi sono i ritratti dei canonici, dei prevosti, dei frati cercatori con la passione della caccia, del gioco e della buona tavola, tipici di tanti personaggi della narrativa del secondo Ottocento.

Le fiabe, scritte in una prosa svelta, semplificata al massimo, ricche di ritornelli, cadenze e cantilene rimangono forse le opere più felici del Capuana. Esse non nascono da un interesse per il patrimonio folkloristico siciliano e non vengono raccolte come documenti della psicologia popolare, ma nascono dall'invenzione. Di queste l'unico volume reperibile è: Si conta e si racconta (Muglia Editore, 1913; Pellicanolibri, 1985).

Il ritorno in Sicilia[modifica | modifica sorgente]

Nel 1868 ritorna in Sicilia pensando di rimanervi per poco tempo ma la morte del padre e i problemi economici, lo costringono a rimanere nell'isola.
Diventa dapprima ispettore scolastico, poi consigliere comunale di Mineo e infine viene eletto sindaco del paese. In questo periodo si accosta alla filosofia idealistica di Hegel e ha modo di leggere Dopo la laurea, un saggio del medico hegeliano e positivista Angelo Camillo De Meis in cui il pensiero filosofico si salda alla problematica letteraria, rimanendo entusiasta dalla sua teoria dell'evoluzione e morte dei generi letterari.

A Milano: l'attività letteraria[modifica | modifica sorgente]

Foto inedita, Capuana a Milano - Collezione Francesco Paolo Frontini

Nel 1875, Capuana si reca per un breve soggiorno a Roma e nello stesso anno, su consiglio dell'amico Giovanni Verga, si trasferisce a Milano dove inizia a collaborare al Corriere della Sera come critico letterario e teatrale.
Nel 1877 esce a Milano la sua prima raccolta di novelle, "Profili di donne", edita da Brigola e nel 1879, ancora influenzato da Émile Zola, il romanzo "Giacinta", considerato il manifesto del verismo italiano.
Nel 1880, nello stesso anno in cui Verga pubblica Vita dei campi, Capuana, che è entusiastico divulgatore del naturalismo francese e contribuisce con Verga a elaborare la poetica del verismo italiano, raccoglie i suoi articoli su Zola, i Goncourt, Verga e altri scrittori dell'epoca in due volumi di "Studi sulla letteratura contemporanea" (1890-1892) e ritorna a Mineo, dove inizia a scrivere il romanzo che lo renderà celebre vent'anni dopo, dal titolo "Il Marchese di Roccaverdina" (originariamente Il Marchese di Santaverdina).

Cartolina con autografo di Capuana a Francesco Paolo Frontini.

A Roma: scrittore eclettico[modifica | modifica sorgente]

Dal 1882 al 1883 lo scrittore risiede a Roma e dirige il "Fanfulla della domenica". Gli anni fino al 1888 li trascorrerà a Catania e a Mineo, per tornare infine a Roma dove rimarrà fino al 1901.
In questi anni la sua produzione letteraria fu ricchissima.
Nel 1882 pubblica una raccolta di fiabe dai molti motivi folkloristici, "C'era una volta"; in seguito, dà alle stampe le raccolte di novelle "Homo" (1883), "Le appassionate" (1893), "Le paesane" (1894) e i migliori saggi critici nei quali, staccandosi dal naturalismo, rivela una propria estetica dell'autonomia dell'arte. Sempre di questo periodo sono i suoi romanzi più noti, tra i quali "Profumo", che apparve dapprima in 10 puntate su "Nuova Antologia" dal luglio al dicembre 1890 e in volume nel 1892 e Il Marchese di Roccaverdina (1901).
Nel maggio del 1888 va in scena, al teatro Sannazaro di Napoli, una commedia in cinque atti tratta dal romanzo Giacinta con buon successo di critica e di pubblico.
Nel 1900 lo scrittore ottiene la cattedra di letteratura italiana presso l'Istituto Femminile di Magistero a Roma, approfondisce la sua amicizia con D'Annunzio e conosce Pirandello che è suo collega al Magistero. Lavora inoltre al romanzo "Rassegnazione" che esce in cinque puntate su "Flegrea" dall'aprile al maggio dello stesso anno. Nel 1898, per i tipi di Giannotta esce a Catania "Gli ismi contemporanei".

Ritratto

A Catania: l'impegno universitario e la morte[modifica | modifica sorgente]

Nel 1902 Capuana fece ritorno a Catania, per insegnare lessicografia e stilistica alla locale università. In questi anni si dedicò alla stesura del romanzo Rassegnazione che uscì sulla rivista "Flegrea" nell'aprile e maggio del 1900 e nel 1907 pubblicato da Treves in volume. Tra le sue ultime opere vi sono i volumi di fiabe e novelle, Coscienze (1905), Nel paese di Zagara (1910), Gli Americani di Rabbato (1912).

Contribuisce al genere fantascientifico con alcuni dei suoi racconti fantastici, tra i quali Nell'isola degli automi (1906), Nel regno delle scimmie, Volando e La città sotterranea del 1908, L'acciaio vivente (1913, ne Il Giornale d'Italia).[2][3]

Muore il 29 novembre 1915 a Catania, poco dopo l'entrata in guerra dell'Italia.

Tomba di Luigi Capuana a Mineo.

Famiglia[modifica | modifica sorgente]

Nel 1875 ebbe inizio una relazione amorosa tra lui ed una ragazza analfabeta, Giuseppina Sansone, che era stata assunta dalla sua famiglia come domestica. Da questa relazione nacquero parecchi figli, che finirono però tutti all’ospizio dei trovatelli di Caltagirone. Non era infatti pensabile a quell’epoca che un rispettabile borghese riconoscesse come suoi i figli nati dalla relazione con una donna di bassa estrazione sociale. La “Beppa di Don Lisi” rimase con lui fino al 1892, quando, proprio per volontà dello scrittore sposò un altro uomo. E da questi figli nacquero diverse famiglie come la famiglia Martello.

Capuana critico e teorico[modifica | modifica sorgente]

Capuana fu l'assertore più corato del verismo, sostenitore instancabile del "metodo impersonale" che vide pienamente realizzato nelle opere dell'amico Verga, in quelle di De Roberto e in parte nelle proprie. Ebbe notevoli doti di critico, che a giudizio di alcuni furono superiori alle sue capacità inventive - dove veniva spesso a mancare proprio quella "forma vitale" che egli cercava nell'opera d'arte.

La poetica del vero[modifica | modifica sorgente]

Nella raccolta di saggi Il Teatro italiano contemporaneo. Studi sulla letteratura contemporanea (1872) la poetica del verismo che Capuana aveva elaborato si poneva come regola fondamentale quella di ritrarre direttamente dal vero. Lo scrittore doveva assumere dalla vita contemporanea la materia e narrare fatti realmente accaduti, senza limitarsi a ritrarli dall'esterno, ma ricostruendo la storia cogliendo e rivelando tutto il processo mediante il quale il fatto si era prodotto.

Il metodo scientifico[modifica | modifica sorgente]

La ricostruzione doveva avvenire attraverso il metodo scientifico, considerato il più idoneo a far parlare le cose direttamente impedendo che l'autore si servisse dei fatti come di un pretesto per esprimere sé stesso. Bisognava pertanto usare l'impersonalità.

Linguaggio usato[modifica | modifica sorgente]

Per poter inoltre condurre una ricostruzione del tutto veritiera era necessario usare una prosa duttile e viva, non retorica, che risultasse aderente ai fatti. Si richiedeva pertanto un linguaggio che non alterasse in nessun modo il mondo che si voleva rappresentare e Capuana scelse di proposito la lingua italiana.

Il gusto per la sperimentazione[modifica | modifica sorgente]

« L'opera d'arte come organismo vivente - Quando l'artista riesce a darmi il personaggio vivente davvero, non so che dargli altro e lo ringrazio. Mi pare ch'egli mi abbia dato tutto quello che dovea. Pel solo fatto di essere vivente, quel personaggio è bello, è morale: e se opera bene e predica meglio, non nuoce: torno a ringraziar l'artista del più. E al pari del personaggio amo viva l'azione. L'azione allo stesso modo, pel solo fatto di esser vivente è bella, è morale: non bisogna pretendere l'assurdo. Sotto la veste dell'artista, convien rammentarselo, c'è sempre più o meno un pensatore. Se questi fa capolino un po' più dell'altro, tanto meglio; è quel che ci vuole a questi benedetti lumi di luna. Ma se si dovesse scegliere ad ogni patto, o l'uno o l'altro, io non esiterei, trattandosi di teatro, a scegliere l'artista. »

Conoscere la realtà che l'artista voleva rappresentare significava perciò conoscere tutti i nuovi strumenti che la cultura contemporanea poteva fornire, dall'indagine dei processi psicologici secondo i principi della fisiologia alla documentazione folkloristica per rappresentare il mondo contadino. Queste regole, proprie di tutti i veristi, rivelano in Capuana una grande apertura verso tutte le novità culturali che spiega la simpatia che lo scrittore proverà, a settanta anni, verso il futurismo, come anche la sua passione per l'allora nascente arte della fotografia. Più di un critico ha rimproverato a Capuana il gusto per la sperimentazione, ma è stato proprio questo gusto per la novità che gli consentì di difendere sempre le nuove tendenze e di farsi interprete della narrativa verghiana e delle opere del naturalismo francese. In seguito lo scrittore si dimostrò pronto a cogliere le tendenze spiritualistiche, estetizzanti e irrazionali, e fu incuriosito dalla parapsicologia. Capuana fu inoltre pronto ad abbandonare il verismo con Gli "Ismi" contemporanei e Arte e scienza, quando riconobbe che esso rappresentava solamente uno dei tanti ismi della letteratura contemporanea.

Le opere narrative e drammatiche[modifica | modifica sorgente]

Profili di donne[modifica | modifica sorgente]

L'attività di critico trova riscontro nell'opera narrativa di Capuana dove, fin dagli inizi, con la raccolta di novelle Profili di donne del 1877 si coglie il tema principale della sua ricerca, quello della psicologia femminile, teso a ricostruire narrativamente i processi generatori dei "fatti umani" con un gusto per i racconti che hanno dello straordinario, ricchi di situazioni misteriose e personaggi enigmatici.

Giacinta[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Giacinta (romanzo).

Nel 1879 Capuana pubblica il suo primo romanzo, Giacinta, nel quale si avverte un'esclusiva attenzione per il "documento umano".
Nel romanzo si racconta la storia di una donna che, avendo subito una violenza sessuale da bambina, si trova a dover scontare con tutta la sua vita e fino al suicidio la "colpa" che il pregiudizio sociale non le perdona.
Capuana, attraverso il punto di vista di un medico, cerca di rappresentare il personaggio "da scienziato" ma, come nota Ghidetti[4] "il dottore, può solo prendere pessimisticamente atto di una predestinazione senza riuscire (anche per la grande confusione, è lecito dedurre, di maestri e dottrine che aveva in testa, proprio come il giovane Capuana) a penetrare il segreto di una rivolta consumata tutta all'interno della condizione femminile ed esaurita e spenta dall'autodistruzione". Ed infatti l'unico aiuto che la scienza potrà dare a Giacinta sarà il curaro, il veleno che il dottore le aveva dato come medicamento per il padre e con il quale la donna si ucciderà.
Giacinta fu il primo romanzo naturalista italiano e al suo apparire fu definito immorale. Esso, come lo stesso autore dichiara nella prefazione, fu composto dopo la lettura di Balzac, di Madame Bovary di Flaubert e dei Rougon Macquart di Zola, al quale è dedicato.
Il romanzo è puramente naturalista, c'è l'attenzione per i fatti patologici, in questo caso patologia morale, l'amore che diviene ossessione quindi malattia.
La figura che ne emerge è quella del medico, che da scienziato può intervenire nella realtà malata e curarla. In esso, tuttavia, il Capuana non si sofferma tanto sugli elementi "patologici" di Giacinta, quanto sulle sue reazioni consce e inconsce di fronte alla realtà. L'autore vuole penetrare "il segreto di certe azioni", vuole mostrare, nell'apparente incoerenza del comportamento della donna, una coerenza che, pur in contrasto con le leggi della ragione, rientrano in un sistema psicofisiologico. La violenza, subita da bambina, è quindi la chiave che spiega, in termini deterministici, ogni scelta di Giacinta che, anche se inspiegabile, la condurrà alla scelta estrema: il suicidio. Sul piano della tecnica narrativa siamo lontani, come sostengono alcuni critici, dall'impersonalità di Verga; in Giacinta è presente il narratore onnisciente che osserva i fatti dall'esterno ed interviene con i suoi commenti. Come osserva Maria Luisa Ferlini[5] "Il romanzo presenta squilibri di struttura e di tono (come testimoniano le diverse riscritture dell'autore)."

Profumo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Profumo (romanzo).

Il romanzo, che fu pubblicato nel 1891, era in precedenza uscito dalla "Antologia" nel secondo semestre del 1890. In esso sono evidenti le influenze del naturalismo zoliano e gli elementi ispirati alla fisiologia e alla patologia compaiono come in Giacinta, anche se Capuana sembra voler ritornare al nucleo centrale della sua ispirazione, cioè all'indagine psicologica. Con questo romanzo Capuana si inoltra nella via del romanzo psicologico moderno, risalendo all'infanzia dei protagonisti e ritrovando i germi del male in azioni apparentemente trascurabili. Inoltre entrano nel racconto scene e immagini regionali, descrizioni pittoresche di folle paesane in movimento, come la festa della Passione e la processione dei Flagellanti."[6]

Malìa[modifica | modifica sorgente]

Malìa - Collezione Francesco Paolo Frontini.

Caso più unico che raro, lo stesso anno del libretto (1891), nacque la commedia omonima in italiano, e poi, nel 1902, quella in lingua siciliana malgrado il parere contrario di Verga, che non credeva in una Malìa in siciliano, e che fu portata alle stelle da Giovanni Grasso e Mimì Aguglia. La musicò Francesco Paolo Frontini che, prima di accingersi alla stesura dell'opera, fece leggere il libretto a Mario Rapisardi e a Verga. Rapisardi lo trovò «bellissimo». Verga ne fu «entusiasta». Il successo dell'opera si rinnovò a Bologna, Milano, Torino e al Teatro Nazionale di Catania. «A leggere l'opera anche oggi» - scriveva il maestro Pastura alla morte del Frontini - «un brivido di commozione ci avvince. Il dramma del Capuana trovò in Frontini un commentatore raffinato e preciso, un musicista che facendo musica seppe fare anche della psicologia. Jana, Nedda, Cola e Nino sono tratteggiati con profondo intuito e con una indagine psicologica che mette a nudo le loro anime inquiete, che precisa i caratteri, che ne riassume la tragedia». Sempre a proposito di Malìa, l'accento è stato posto ancora sull'isterismo della protagonista Jana, nata agli albori degli studi freudiani.

Il marchese di Roccaverdina[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Il marchese di Roccaverdina.

Ma il capolavoro di Capuana fu un altro romanzo: Il marchese di Roccaverdina pubblicato nel 1901, dopo circa quindici anni di lavoro. Il romanzo intreccia motivi di carattere sociologico, sulla linea della più tipica narrativa verista, all'elemento psicopatologico. La storia narrata è quella del marchese di Roccaverdina che, per ragioni di convenienza sociale, dà in sposa la giovane contadina che tiene in casa come serva-amante a un suo sottoposto, Rocco Criscione, che si impegna a rispettarla come una sorella ma che in seguito, avvelenato dal sospetto, proprio il marchese uccide a tradimento, lasciando che venga incolpato del delitto un altro contadino. La vicenda, che si snoda sullo sfondo di una campagna siciliana arida e desolata con un ritmo cupo e ossessivo, è narrata in flash-back dal marchese come ricordo angoscioso e come confessione. Il tema dominante, tutt'altro che facile, è quello della progressiva follia del protagonista dalle prime paure spiritistiche ai vari tentativi di placare l'angoscia e il rimorso con la religione, con il lavoro, con il matrimonio, con il materialismo e l'ateismo, fino alla follia, alla demenza, alla morte. Esso è risolto felicemente dal narratore con una formula realistica che non insiste sul caso patologico, come in Giacinta e in Profumo, ma si serve di una vicenda umana per risalire alla complessa psicologia dei personaggi. Prevale in questa opera di Capuana la fredda analisi a danno dell'abbandono poetico e fantastico.

Le novelle[modifica | modifica sorgente]

Tra le opere narrative migliori di Capuana sono da annoverare le novelle ispirate alla vita siciliana, ai personaggi e ai fatti grotteschi e tragici della propria provincia, come nel realismo bozzettistico di alcuni racconti della raccolta "Le paesane" e in altre che non presentano situazioni drammatiche, ma sono divertenti e cercano sempre di mettere in evidenza il lato comico anche se il caso si fa serio. Nelle novelle numerosi sono i ritratti dei canonici, dei prevosti, dei frati cercatori con la passione della caccia, del gioco e della buona tavola, tipici di tanti personaggi della narrativa del secondo Ottocento.

Le fiabe[modifica | modifica sorgente]

Le fiabe, scritte in una prosa svelta, semplificata al massimo, ricche di ritornelli, cadenze e cantilene rimangono forse l'opera più felice del Capuana. Esse non nascono da un interesse per il patrimonio folkloristico siciliano e non vengono raccolte come documenti della psicologia popolare, ma nascono dall'invenzione.
Di queste l'unico volume reperibile è: Si conta e si racconta (Muglia Editore, 1913; Pellicanolibri, 1985).

Adattamenti cinematografici[modifica | modifica sorgente]

Capuana ha ispirato poco il cinema, a differenza di Giovanni Verga. Il primo film, infatti, è ispirato ad un'opera minore come Lu cavalieri Pidagna con il titolo Zaganella e il cavaliere (1932). Era diretto da Giorgio Mannini e Gustavo Serena, sceneggiato da Amleto Palermi con la partecipazione di Marcella Albani nel ruolo di Lia e Carlo Lombardi in quello di Ignazio Meli.
Nel 1933 Paraninfo diretto da Amleto Palermi. Il romanzo che, invece, ha avuto maggiore verve ispirativa è stato Il marchese di Roccaverdina che è stato alla base di due film con lo stesso titolo: Gelosia. Il primo è di Ferdinando Maria Poggioli, del 1942, sceneggiato da Sergio Amidei, con Luisa Ferida nel ruolo di Agrippina Solmo e Roldano Lupi in quello del marchese. Il secondo, del 1953, è invece diretto da Pietro Germi, su sceneggiatura di Giuseppe Berto, con Marisa Belli (Agrippina), Erno Crisa (marchese) e Paola Borboni. Entrambi sono ottimi risultati, il primo con una forte impronta verista, il secondo con un'ottima ambientazione.
Ricordiamo infine Malìa del 1946 diretto e sceneggiato da Giuseppe Amato con Anna Proclemer nel ruolo di Jana, María Denis in quello di Nedda e Roldano Lupi in quello di Nino, il fidanzato di Jana. Film che è anche stato Nastro d'argento per la musica di Enzo Masetti.

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • La fontana della bellezza
  • Garibaldi, leggenda drammatica, Galatola, Catania, 1861
  • Il bucato in famiglia. Discorso pronunziato il dì 24 novembre 1870, Galatola, Catania, 1870
  • Il teatro italiano contemporaneo, saggi critici, Pedone Lauriel, Palermo, 1872
  • Il Comune di Mineo, relazione del sindaco, Galatola, Catania, 1875
  • Profili di donne, novelle, Brigola, Milano, 1877
  • Giacinta, Brigola, Milano, 1879
  • Studi sulla letteratura contemporanea, I serie, di saggi critici, Brigola, Milano, 1880
  • C'era una volta... Fiabe, F.lli Treves, Milano, 1882 (I edizione)
  • Studi sulla letteratura contemporanea, II serie, Giannotta, Catania, 1882
  • Spiritismo?, Giannotta, Catania, 1884
  • Il regno delle fate (fiabe), Morelli, Ancona, 1883
  • La Reginotta (fiabe), Brigola, Milano, 1883
  • Manoscritto inedito redatto in occasione del discorso tenuto durante la premiazione dell'anno scolastico 1885-86 nelle scuole elementari di Mineo
  • Homo, Treves, 1888
  • Vento e tempesta, Sandron, 1889
  • Profumo, dieci puntate in Nuova Antologia dal I luglio al I dicembre 1890, poi in volume, Pedone Lauriel, Palermo, 1892
  • La Sicilia e il Brigantaggio, il Falchetto, Roma, 1892
  • Spera di Sole (commedia per burattini), in "Cenerentola", n. 7-8-9-10, Roma, 29 gennaio-19 febbraio 1893
  • La commedia dei grandi rifatta dai piccini, “Cenerentola”, 20 maggio 1893
  • Il pecoro nero, fiabe e novelle illustrate da D. Lacava Feola, Giannotta, Catania, s. d. (Raya suggerisce la data 1894).
  • Il Raccontafiabe, seguito al C'era una volta Bemporad, Firenze, 1894
  • Fanciulli allegri, Voghera, Roma, 1894
  • La Sicilia nei canti e nella novellistica contemporanea, conferenza letta al Comitato bolognese della Società Dante Alighieri, 12 maggio, 1894
  • Il drago, novelle, raccontini e altri scritti per fanciulli, Voghera, Roma, 1895
  • Schiaccianoci, novelle e novelline, Bemporad, Firenze, 1897
  • Scurpiddu, racconto illustrato per ragazzi. Libro raccomandato dal Ministero della Pubblica Istruzione, Paravia, Torino, 1898
  • Gli "ismi" contemporanei, Giannotta, Catania, 1898
  • Raccontini e ricordi, Paravia, Torino, 1899
  • Avarizia, racconto, Sandron, Palermo, 1899
  • Le prodezze d'Orlando racconto, Sandron, Palermo, 1899
  • L'ultima scappata, racconto, Sandron, Palermo, 1899
  • Pupattolina, racconto, Sandron, Palermo, 1899
  • Tentennone, Barabba, Lanciano, 1900
  • Il marchese di Roccaverdina, incompiuto in ventidue puntate sul quotidiano "L'ora" di Palermo, dal 12 settembre all'11 novembre 1900, poi in volume, Treves, Milano, 1901
  • Gambalesta, racconto per ragazzi, Biondo, Palermo, s. d. (1903)
  • La Sicilia e il brigantaggio, in "L'isola del sole", Giannotta, Catania, 1903
  • I fatti principali della storia d'Italia, raccontati da uno zio ai nipoti scolari IV classe elementare. Battiato, Catania, 1904
  • Breve storia d'Italia ad uso delle scuole tecniche e complementari (3 volumi), Battiato, Catania, 1905
  • I diritti e i doveri ad uso dei giovanetti delle scuole elementari superiori, Battiato, Catania, 1905
  • Re Bracalone, romanzo fiabesco, con diciotto composizioni di C. Chiostri, Bemporad, Firenze, 1905
  • Storia d'Italia ad uso dei ginnasi inferiori (2 volumi), Battiato, Catania, 1905-06
  • Coscienze, Fratelli Battiato, Catania, 1905
  • La paura è fatta di nulla ed altre novelle, Paravia, Torino, 1906
  • Come Berto divenne buono, novellina, Corselli, Palermo, 1906
  • Cardello, racconto illustrato da G. Bruno, Sandron, Palermo, 1907
  • Prima fioritura, corso di letture educative per le classi elementari maschili, libro ad uso della III classe, Biondo, Palermo, 1907
  • State a sentire! Novelle, Sandron, Palermo, 1907
  • La prima sigaretta ed altre novelle, Paravia, Torino, 1907
  • Chi vuol fiabe, chi vuole?, Bemporad, Firenze, 1908
  • Prima fioritura, ad uso della IV classe maschile e femminile, Biondo, Palermo, 1908
  • Cara infanzia, racconti per fanciulli, Carabba, Lanciano, 1908
  • Sillabario semplicissimo per la I elementare maschile e femminile, Biondo, Palermo, 1909
  • Nel paese della zagara, novelle siciliane, Bemporad, Firenze, 1910
  • Fiabe (in collaborazione con P. Lombroso e D. B. Segrè), Podrecca e Galantara, Roma, 1911
  • Gli "Americani" di Rabbato, racconto illustrato da A. Terzi, Sandron, Palermo, 1912
  • Prima fioritura ad uso delle classi V e VI Biondo, Palermo, 1912
  • Si conta e si racconta... fiabe minime, Muglia, Catania, 1912, Pellicanolibri, Catania-Roma, 1989
  • La primavera di Giorgio, racconto "La scolastica", Ostiglia, 1913 *Testoline!, racconti, Barabba, Lanciano, 1913
  • Il diario di Cesare, Sandron, Palermo, 1914
  • Buono per inganno, Sandron, Palermo, 1914
  • L'omino di mamma, Sandron, Palermo, 1914
  • Guerra! Guerra!, Sandron, Palermo, 1914
  • Sarta per bambole, Sandron, Palermo, 1914
  • Un piccolo fregoli, Sandron, Palermo, 1914
  • Tiritituf, fiaba, "La scolastica", Ostiglia, 1915
  • Prime armi, Sandron, Palermo, 1915
  • L'avventura di Liana, Sandron, Palermo, 1915

Edizioni postume[modifica | modifica sorgente]

Monumento sepolcrale a Mineo
  • Le ultime fiabe, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1919
  • Otto novelle per ragazzi, Sandron, Palermo, 1921
  • Ricordi d'infanzia, Sandron, Palermo, 1922
  • La fiaba lunga lunga…, Sandron, Palermo, 1923
  • La festa dei pastori, Bemporad, Firenze, 1924
  • Il figlio di Scurpiddu, Mondadori, Milano, 1933

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Angela Asor Rosa, in Luigi Capuana, Letteratura italiana, Gli autori, Dizionario Bio-Bibliografico, Giulio Einaudi Editori, Torino,1990, pag. 457
  2. ^ Bibliografia italiana di Luigi Capuana in Catalogo Vegetti della letteratura fantastica, Associazione culturale Delos Books. URL consultato il 29 aprile 2014.
  3. ^ Corrado Sarri in Fondazione Franco Fossati - Museo del fumetto, dell'illustrazione e dell'immagine animata. URL consultato l'8 maggio 2014.
  4. ^ Enrico Ghidetti, "Luigi Capuana", Racconti, Tomo I, vol. III, Salerno, Roma, 1973, pag. 97
  5. ^ Maria Luisa Ferlini, Il romanzo italiano nell'Ottocento e nel Novecento, Edizione Bignami, 1997, pag. 62
  6. ^ op. cit., pag. 63

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Benedetto Croce, Luigi Capuana, in La letteratura della nuova Italia, Saggi critici, vol. III, Laterza, Bari, 1915
  • Achille Pellizari, Il pensiero e l'arte di Luigi Capuana, Perrella, Napoli, 1919
  • Corrado Di Blasi, Luigi Capuana. Vita, amicizie, relazioni letterarie, Biblioteca Capuana, Mineo, 1954
  • Aldo Cibaldi, Capuana, La Scuola, Brescia, 1959
  • Enzo Petrini, Capuana. Saggi critici di letteratura giovanile, Le Monnier, Firenze, 1966
  • Gino Raya, Bibliografia di Luigi Capuana, Ciranna, Roma, 1969
  • Robuschi, Romagnoli, Luigi Capuana scrittore per l'infanzia, Le stelle, Milano, 1969
  • Enrico Ghidetti, Luigi Capuana, Racconti, Tomo I, vol. III, Salerno, Roma, 1973
  • Giovanni Verga, Lettere a Luigi Capuana, a cura di G. Raya, Le Monnier, Firenze, 1975
  • Enrico Ghidetti, «CAPUANA, Luigi» in Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 19, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1976.
  • Franco La Magna, Lo schermo trema. Letteratura siciliana e cinema, Città del Sole Edizioni, Reggio Calabria, 2010, ISBN 978-88-7351-353-7
  • Enrico Malato, L'elaborazione artistica delle fiabe popolari, in AA. VV., "L'illusione artistica della realtà. Studi su Capuana"
  • Beatrice Solinas Donghi, Capuana, un verista incantato da orchi e fate, in "Tuttolibri", n. 262, 21 marzo 1981
  • Anna Barsotti, C'era una volta... Fiabe di Luigi Capuana, in “Critica letteraria”, n. 3, 1982
  • Giuseppe Congiu Marchese, Luigi Capuana e la tradizione favolistica siciliana, in "Otto/Novecento", VI, 2, 1982
  • Gianni Oliva, Bibliografia Capuaniana (1982-1985), in "Annali della Fondazione Verga" 2-, Catania, 1985
  • Antonio Carrannante, L'epistolario Verga-Capuana, in "La Rassegna della letteratura italiana", gennaio-agosto 1986, pp. 137-146
  • M. Passone, Dal folclore alla favola. Gli studi sull'opera "minore" di Luigi Capuana, in "L'Umanità", 16 settembre 1986
  • Giorgio Manganelli, C'era una volta il grande scrittore in "Il Messaggero Di Roma", 27 febbraio 1989
  • Anna Storti Abate, Introduzione a Capuana, Laterza, Bari, 1989
  • AA. VV., L'illusione della realtà. Studi su Luigi Capuana, Atti del Convegno di Montreal, 16/18 marzo 1989, a cura di Michelangelo Picone e Enrica Rossetti, Salerno editore, Roma, 1990
  • Giuseppe Cattaneo, Stretta è la foglia, in L. Capuana "Tutte le fiabe", Newton, Roma, 1992
  • G. Luti, Capuana e la cultura del suo tempo, in "La rassegna della letteratura italiana", anno 97, n. 3, settembre/dicembre 1993
  • Angelo Cappello, Invito alla lettura di Luigi Capuana, Mursia, Milano, 1994
  • Anna Maria Damigella, Luigi Capuana e le Arti Figurative, LED Edizioni Universitarie, Milano, 2012, ISBN 978-88-7916-515-0

Lettere[modifica | modifica sorgente]

  • Lettera di Luigi Capuana a Mario Rapisardi, per chiedergli un prestito di denaro (1903)
  • Lettera di Luigi Capuana a Mario Rapisardi, per ringraziarlo (1903)
  • Carteggio Capuana-Neera 1881-1885, conservato in "Archivio Martinelli '41-'42" un interessante carteggio. Recuperato dalla nipote di Neera, Maria Martinelli Radius, è formato da 18 lettere di Luigi Capuana e 28 di Neera in copia. È uno scambio di informazioni sulla reciproca attività letteraria e contiene galanti giudizi dell'autore siciliano sulla scrittura e sulla persona di Neera, pseudonimo oraziano di Anna Radius Zuccari, giornalista e scrittrice lombarda (1846-1918), interprete moderata del dibattito sull'emancipazione femminile. Entrambi i due autori esploravano le psicologie femminili, oggetto di tante loro opere.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Testi

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]


Controllo di autorità VIAF: 24615920 LCCN: n79021729 SBN: IT\ICCU\CFIV\021018