Nuova Antologia

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Nuova Antologia è un periodico trimestrale di lettere, scienze ed arti fondato nel gennaio 1866 a Firenze. È edito dalla Fondazione Spadolini-Nuova Antologia. Tra le riviste italiane in attività è tra le più longeve e prestigiose.

Frontespizio di un volume della rivista.
L'Impenitente di Mario Rapisardi, estratto dalla Nuova Antologia (1900).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La rivista fu fondata a Firenze sul finire del 1865 da Francesco Protonotari (1836-1888), professore di Economia politica a Pisa. Il nome completo della testata, edita da Le Monnier, era Nuova Antologia di scienze, lettere ed arti.

Il titolo indicava chiaramente le intenzioni del fondatore di rifarsi all'illustre Antologia del Gabinetto Vieusseux (1821-1832). Come la rivista da cui traeva esempio e ispirazione, la Nuova Antologia voleva unire il sapere scientifico a quello letterario. La rivista però non voleva essere un esercizio teorico di erudizione: insieme ai saggi conteneva commenti sull'attualità e sulla politica italiana, interna ed estera[1].

Il primo numero recò la data di gennaio 1866. La Nuova Antologia era edita dalla «Società Successori Le Monnier», presieduta da Bettino Ricasoli.[2] Nelle prime dodici annate la rivista, che uscì in fascicoli mensili di circa 200 pagine, ebbe come collaboratori nomi illustri come Manzoni, Petruccelli della Gattina, Tommaseo, Maffei, Mamiani, Boni e altri.

Nel gennaio 1878 la periodicità passò da trimestrale a quindicinale. In marzo Nuova Antologia fu trasferita a Roma, in via San Sebastianello, nei pressi di piazza di Spagna. Dopo la trasformazione della periodicità e il trasferimento, nel gennaio 1880 si decise anche di togliere dalla testata le parole scienze, lettere e arti, trasferite nel sottotitolo «Rivista di scienze, lettere e arti». Dopo la morte del fondatore (1888), la direzione venne affidata al fratello, Giuseppe Protonotari. Nel 1900 il sottotitolo divenne «Rivista di lettere scienze ed arti».

La Nuova Antologia, sotto la direzione di Maggiorino Ferraris (1897 - 1926) conobbe uno dei periodi di maggiore produttività e diffusione, sia per i nomi prestigiosi dei collaboratori, tra i quali il redattore capo Giovanni Cena e intellettuali quali Labriola, Croce, Carducci, Pascoli, sia per la qualità dei testi prodotti e anche per il tocco di modernità che la nuova direzione aveva impresso. In questo periodo le pagine della rivista ospitarono i Saggi critici di De Sanctis, il Mastro-don Gesualdo di Verga, Piccolo Mondo antico di Fogazzaro, Il fu Mattia Pascal di Pirandello, la Signorina Felicita di Gozzano, Cuore di De Amicis e altre importanti opere letterarie dell'epoca, nonché inchieste giornalistiche e politico-culturali, tra le quali si ricorda quelle della giovane scrittrice e pioniera del femminismo italiano Clelia Romano Pellicano.

Durante la Prima guerra mondiale la rivista interruppe le pubblicazioni, ma quando nel dopoguerra le riprese, non riuscì a recuperare le caratteristiche che l'avevano distinta nel panorama letterario fra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento. Nuova Antologia non cercò di stare al passo con le altre riviste che avevano recuperato scegliendo la via del dibattito e della polemica letteraria, ma ne rimase distante preferendo sempre la linea più tradizionale e non incline alle battaglie ideologiche.

Con l'avvento del fascismo, il regime decise d'impossessarsi della rivista. La sede fu trasferita in via del Collegio Romano.[3]Nuova Antologia divenne la rivista ufficiale dell'Accademia d'Italia; la direzione fu affidata a Luigi Federzoni (dal 1932 alla caduta del regime nel luglio 1943). La rivista presentava delle rubriche fisse, come le "Rassegne" di letteratura, economia, arti e scienze e le "Ricerche". Ebbe altri collaboratori famosi, come Eugenio Garin, Alessandro Bonsanti, Carlo Bo, Nicola Abbagnano, Norberto Bobbio, Renzo De Felice, Arturo Carlo Jemolo, Matilde Serao, Grazia Deledda, Giovanni Papini, Luigi Ugolini e Nicolò d'Alfonso. Tra le anticipazioni si ricordano le pagine delle Sorelle Materassi di Aldo Palazzeschi e de Il mulino del Po di Riccardo Bacchelli.

Tra la caduta del regime (25 luglio 1943) e la liberazione di Roma (4 giugno 1944) la rivista ebbe uscite irregolari. Durante la Repubblica Sociale Italiana, una Nuova Antologia fu edita tra Firenze e Milano (diretta da Giovanni Gentile nei suoi ultimi mesi di vita), mentre a Roma ripresero le uscite regolari nell'Italia liberata. La rivista venne riscattata (1945) da un gruppo di industriali presieduto da Guido Zerilli Marimò. La società editrice venne denominata «Nuova Antologia», lo stesso nome della rivista.[4]

Alla metà del XX secolo la diffusione era limitata a poche migliaia di copie, vendute perlopiù su abbonamento, ma era elevato il suo prestigio, dato che raccoglieva il meglio dell'intellettualità italiana. Nel Comitato direttivo della Nuova Antologia entrarono Giovanni Spadolini (direttore de facto della rivista), Aldo Ferrabino, Pasquale Jannaccone, Giuseppe Paratore ed Arturo Carlo Jemolo, Roberto Ago e Mario Toscano.[5]

Alla fine degli anni Cinquanta Nuova Antologia trovò una nuova sede in via dell'Umiltà. Nel decennio successivo la sede fu trasferita in via Marcello Malpighi (nei pressi della Nomentana). Negli anni settanta la Nuova Antologia attraversò un periodo di crisi, giungendo a un passo dalla chiusura. Giovanni Spadolini, direttore dal 1956, lanciò una campagna di stampa che incontrò un insperato successo (novembre 1977 – febbraio 1978). Dopo aver salvato la rivista di cui era direttore, Spadolini ne rilevò anche la proprietà (al prezzo simbolico di una lira) e si occupò in prima persona del suo rilancio.[6]

Trasferì la sede della rivista a Firenze, dov'era nata, e mutò la periodicità da mensile a trimestrale. Il primo fasciolo della nuova edizione uscì all'inizio del 1978 e fu composto di quasi settecento pagine. Conteneva saggi di Eugenio Montale e Jemolo, Eugenio Garin e Bauer, Leo Valiani, Galasso, Piero Chiara, Alberto Ronchey ed altri. Infine, nel luglio 1980 nacque la Fondazione Nuova Antologia, la società che è tutt'ora proprietaria della rivista. [7] Dopo la morte di Giovanni Spadolini (4 agosto 1994), la fondazione è stata rinominata Fondazione Spadolini Nuova Antologia.

Nella sua lunga storia, Nuova Antologia lanciò due giovani che divennero firme di prim'ordine del giornalismo italiano: Indro Montanelli (1935) ed Eugenio Scalfari (1946).[8]

Firme del secondo Novecento[modifica | modifica wikitesto]

Riconoscimenti assegnati[modifica | modifica wikitesto]

La Fondazione Spadolini Nuova Antologia assegna un premio annuale fondato in onore della madre di Spadolini, Lionella, il cui bando è rivolto a tesi di laurea ed a tesi di dottorato.

Direttori[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Protonotari (gennaio 1866 - 1888)
  • Giuseppe Protonotari (fratello del precedente, 1888 - 1897)
  • Maggiorino Ferraris (1897 – aprile 1926)

Dall'aprile 1926 al luglio 1943 la rivista è retta da un Comitato di direzione. Presidenti:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ceccuti, p. 15
  2. ^ Ceccuti, p. 14
  3. ^ Ceccuti, p. 18
  4. ^ Ceccuti, p. 22
  5. ^ Ceccuti, pp. 23-24
  6. ^ Ceccuti, p. 26
  7. ^ Ceccuti, p. 27
  8. ^ Ceccuti, p. 22
  9. ^ Spadolini era dal 1955 direttore del Resto del Carlino, quindi non poteva assumere ufficialmente la carica di direttore. Fu ripresa la formula del Comitato direttivo. Spadolini assunse la direzione formale del periodico nel 1972, dopo aver lasciato il Corriere della Sera.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Cosimo Ceccuti, Antologia della Nuova Antologia (1866-2000), Firenze, La Loggia, 2001.
  • Antonio Carrannante, Centotrenta anni di discussioni sulla scuola: la "Nuova Antologia" (dal 1866 al 1966), I, ne I Problemi della Pedagogia, 4/6, 2003, pp. 449-504
  • Antonio Carrannante, Centotrenta anni di discussioni sulla scuola: la "Nuova Antologia" (dal 1866 al 1966), II, ne I Problemi della Pedagogia, 1-3, 2004, pp. 119-176

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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