Cavalieri templari

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Il sigillo dei cavalieri: i due cavalieri sono stati interpretati come simbolo di povertà o della dualità del monaco/soldato.

Quello dei Pauperes commilitones Christi templique Salomonis ("poveri compagni d'armi di Cristo e del tempio di Salomone"), meglio noti come cavalieri templari o semplicemente templari, fu uno dei primi[1] e più noti ordini religiosi cavallereschi cristiani medioevali.

La nascita dell'Ordine si colloca nella Terrasanta al centro delle guerre tra forze cristiane e islamiche scoppiate dopo la prima crociata indetta nel 1096. In quell'epoca le strade della Terrasanta erano percorse da pellegrini provenienti da tutta Europa, che venivano spesso assaliti e depredati. Per difendere i luoghi santi e i pellegrini, nacquero diversi ordini religiosi. Intorno al 1118-1119 un pugno di cavalieri decise di fondare il nucleo originario dell'Ordine templare, dandosi il compito di assicurare l'incolumità dei numerosi pellegrini europei che continuavano a visitare Gerusalemme. L'Ordine venne ufficializzato nel 1129, assumendo una regola monastica, con l'appoggio di Bernardo di Chiaravalle. Il doppio ruolo di monaci e combattenti, che contraddistinse l'Ordine templare negli anni della sua maturità, fu sempre fonte di perplessità in ambito cristiano.

L'ordine templare si dedicò nel corso del tempo anche alle attività agricole, creando un grande sistema produttivo, e a quelle finanziarie, gestendo i beni dei pellegrini e arrivando a costituire il più avanzato e capillare sistema bancario dell'epoca. Cresciuto nei secoli in potere e ricchezza, l'ordine si inimicò il re di Francia Filippo il Bello e andò incontro, attraverso un drammatico processo, alla dissoluzione definitiva tra il 1312 e il 1314 a seguito della Bolla di Papa Clemente V che scomunica l'Ordine Templare e ne impedisce così la ricostituzione in eterno .

I templari erano identificabili per la loro sopravveste bianca, nera, o bigia (con mantello bianco solo per i fratelli cavalieri), alla quale in seguito si aggiunse una distinta croce patente rossa, ricamata sul lato sinistro; tale croce era di piccole dimensioni (come ben si evince dalle rappresentazioni dell'epoca) e non di grandi dimensioni sul torace o sulla schiena, come si vede invece in varie rappresentazioni ottocentesche o nella filmografia moderna. Fra i simboli dei templari vi era il beauceant, caratterizzato appunto dalla croce patente rossa in campo bianco e nero.

Nell'immaginario popolare la figura dei templari rimane controversa, sia riguardo al valore etico dell'ordine stesso, sia a causa delle leggende moderne circa una presunta prosecuzione dell'ordine, non comprovata da fonti storiche.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Origini[modifica | modifica sorgente]

Fortezze templari in Terrasanta

La nascita dell'Ordine è da collocarsi territorialmente e storicamente nella Terrasanta al centro delle guerre tra forze cristiane e islamiche scoppiate dopo la prima crociata, indetta da papa Urbano II al concilio di Clermont nel 1096. In quell'epoca le strade della Terrasanta erano infestate da predoni e fanatici musulmani, che assalivano e depredavano i pellegrini. Nel 1099 i cristiani riconquistarono la Terrasanta in mano ai musulmani. L'opinione generale, però, era che la situazione, col tempo, sarebbe peggiorata: la maggior parte dei cavalieri di ritorno in Europa sarebbe stata attaccata; le esigue milizie cristiane rimaste nei territori conquistati si sarebbero dovute arroccare nei pochi centri abitati.

Alla fine dello stesso 1099 si presentò il problema di come difendere i luoghi santi e di come dare un passaggio sicuro alle migliaia di pellegrini che giungevano da tutta Europa. Nacquero così diversi ordini religiosi che si prefissero l'obiettivo di garantire l'incolumità dei devoti. Il primo fu l'Ordine dei canonici del santo Sepolcro, fondato nel 1099 da Goffredo di Buglione. Subito dopo vennero a costituirsi quello di San Giovanni dell'Ospedale, di Santa Maria di Gerusalemme o dei teutonici e quello del Tempio, che, secondo teorie non da tutti accettate, risalirebbe agli anni 1118-1120.

Secondo la storiografia di fonte francese, Ugo di Payns, originario dell'omonima cittadina francese della Champagne, insieme al suo compagno d'armi Goffredo di Saint-Omer e ad alcuni altri cavalieri, decise di fondare il nucleo originario dell'Ordine Templare, dandosi il compito di assicurare l'incolumità dei numerosi pellegrini europei che continuavano a visitare Gerusalemme.

Secondo altre versioni[2], il fondatore fu Ugo dei Pagani, latinizzato in Hugo de Paganis (nome che compare nel testo originale latino di Guglielmo di Tiro[3]), originario di Nocera, nell'odierna Campania.

La mancanza di documenti dell'epoca rende impossibile l'esatta ricostruzione dei primi anni dell'Ordine del Tempio. Dunque è solo possibile impostare la ricerca attraverso ipotesi e supposizioni, basate sui diversi documenti successivi.

« Durante il suo splendido regno [l'Autore sta parlando di Goffredo di Buglione] alcuni [cavalieri o crociati] decisero di non tornare fra le ombre del mondo, dopo aver così intensamente sofferto per la gloria di Dio. Di fronte ai principi dell'armata di Dio essi si votarono al Tempio del Signore, con questa regola: avrebbero rinunciato al mondo, donato i beni personali, rendendosi liberi di perseguire la purità e conducendo una vita comunitaria, con abiti dimessi, usando le armi solo per difendere le terre dagli attacchi incalzanti dei pagani, quando la necessità lo richiedeva. »
(Simone di St. Bertin, Gesta degli Abati di San Bertino, annali, c. 1140[4])

Con queste parole il cronista Simone di Saint Bertin, in data anteriore alla sua morte, 1140, documenta la nascita del gruppo di cavalieri che si votarono al Tempio del Signore. Simone è contemporaneo agli eventi di cui tratta e, sulla base delle sue parole, pone la data di nascita dell'Ordine nel 1099, prima della morte di Goffredo di Buglione, che aveva rifiutato di essere re della città santa, per assumere il titolo di Avvocato di Gerusalemme. Simone associa questa nuova milizia al Tempio avvalorando così la qualifica di templari, rivelando anche una forma comunitaria di convivenza assai prossima al monachesimo.

Baldovino II cede la sede del Tempio di Salomone a Hugues de Payns e Gaudefroy de Saint-Homer. Miniatura da Histoire d'Outre-Mer di Guglielmo di Tiro, XIII secolo
« Nello stesso anno (1118), alcuni nobili cavalieri, pieni di devozione per Dio, religiosi e timorati di Dio, rimettendosi nelle mani del signore patriarca per servire Cristo, professarono di voler vivere perpetuamente secondo le consuetudini delle regole dei canonici, osservando la castità e l'obbedienza e rifiutando ogni proprietà. Tra loro i primi e i principali furono questi due uomini venerabili, Ugo de Paganis e Goffredo di Santo Aldemaro… »
(Guglielmo di Tiro, Historia rerum in partibus transmarinis gestarum (La storia delle gesta in Oltremare), c. 1184)

In queste righe[5], scritte alla fine del XII secolo, Guglielmo di Tiro narra i primi anni dei pauperes milites Christi. La sua Historia, però, compilata successivamente alla fondazione della Nova Militia e durante il regno di Amalrico I di Gerusalemme (1162-1174), come quella di Giacomo di Vitry, vescovo di San Giovanni d'Acri (Historia orientalis seu Hierosolymitani scritta nel XIII secolo) non conobbe gli anni in cui i primi cristiani giunsero in Outremer per la riconquista della Terrasanta e non vide la nascita di quegli Ordini che tanti onori meritarono sul campo.

Uno dei pochi documenti coevi all'epoca di fondazione fu il testo della regola dei templari, conosciuto come Regola Primitiva, approvata nel 1129[6] con il Concilio di Troyes:

« ...pertanto, in letizia e fratellanza, su richiesta del maestro Ugo, dal quale fu fondata, per grazia dello Spirito Santo, convenimmo a Troyes da diverse province al di là delle montagne, nel giorno di S. Ilario, nell'anno 1128 dall'incarnazione di Cristo, essendo trascorsi nove anni dalla fondazione del suddetto Ordine, ci riunimmo a Troyes, sotto la guida di Dio, dove avemmo la grazia di conoscere la regola dell'Ordine equestre, capitolo per capitolo, dalla bocca dello stesso Maestro Ugo. Pur nella nostra modesta conoscenza, approvammo ciò che ci appariva buono e utile. »
(Regola dei Templari[7])

La Regola Primitiva è stata tramandata in latino, come proposto nel Concilio di Troyes, nel 1129, e in antico francese, datato fra il 1139 e il 1148. Il testo, seppur diffuso dagli stessi Templari, poco aiuta ad identificare con esattezza i momenti della fondazione. Il terzo capoverso del prologo di questa regola si riferisce al 1119 come anno di nascita dell'Ordine, ma lascia aperta la possibilità che l'inizio delle attività di protezione dei pellegrini possa essere avvenuta anche in tempi precedenti[8]:

Un testo del 1468, Libro nel quale si dimostra la nobiltà dell'antica famiglia Amarelli Della Nobilissima Città di Rossano, custodito nella Biblioteca privata della Famiglia Amarelli, a Rossano, riporta la versione italiana di una lettera, firmata da Ugo de Paganis e datata 1103,[9] nella quale si asserisce che la prima intenzione di costituire la milizia sia stata formulata a Goffredo di Buglione, nel 1099. Benché certificata da un sigillo notarile, e nota agli studiosi già nei secoli passati,[9] la Lettera Amarelli è stata contestata e sottoposta ad un vaglio critico tuttora controverso.[10]

Gli elementi di incertezza sono molteplici e gli studiosi non sono concordi sull'interpretazione di questi documenti. Anche il numero esatto dei cavalieri che vi aderirono è oggetto congetture non sempre concordi. Mentre il testo della Regola parla di sei cavalieri, la tradizione parla di nove cavalieri ("Nove uomini aderirono a questo patto santo e servirono per nove anni in abiti laici che i credenti avevano dato loro in elemosina.")[11], ma tale numero avrebbe un significato soprattutto allegorico. La scarsa disponibilità di documenti non esime gli studiosi dal tracciare, comunque, una storia della sua fondazione, stando a testimonianze e scritti successivi, e alle motivazioni che spinsero alcuni cavalieri ad abbandonare gli agi di corte e ad abbracciare la povertà. Alcuni studiosi, comunque, collocano ufficialmente la fondazione nel 1118/1119. Sarebbe stato in quell'anno che il re Baldovino II di Gerusalemme avrebbe dato, secondo Giacomo di Vitry nel suo Historia orientalis seu Hierosolymitana, ai "poveri cavalieri di Cristo" alcuni locali del palazzo reale, presso la moschea di al-Aqsā, situata in prossimità del Tempio di Salomone, dal quale l'ordine prese il nome. Resta comunque possibile che, pur senza una fondazione formale, i cavalieri possano aver iniziato ad operare fin dal 1099.

L'Ordine, in ogni caso, assunse reale importanza solo a partire dal 1126, in seguito al viaggio compiuto in Europa dal Maestro Ugo e con l'ingresso del conte Ugo di Champagne, quando iniziarono a pervenire donazioni e lasciti.[12]

Ulteriore definizione del ruolo e delle prerogative dell'Ordine fu espressa il 29 marzo 1139 dalla bolla Omne Datum Optimum di Innocenzo II. La bolla fu di vitale importanza per l'Ordine dei cavalieri templari perché sancì la totale indipendenza del suo operato e l'essere esente dal pagare tasse e gabelle.

Attività militare in Terrasanta[modifica | modifica sorgente]

La parabola storica dei Cavalieri Templari è strettamente connessa con lo svolgimento delle Crociate. Se la fondazione dell'Ordine trova le sue ragioni nelle vicende legate alla conquista di Gerusalemme, lo svolgersi delle Crociate determina il suo sviluppo e vede i Cavalieri sempre più coinvolti negli eventi bellici. La fine dei Templari, al di là degli episodi sconcertanti che la caratterizzano, è la naturale conseguenza del termine dell'avventura in Terrasanta. Seppure con qualche approssimazione, è pertanto possibile tracciare una sequenza della loro storia militare sulla base dello svolgersi delle varie Crociate.

Prima crociata[modifica | modifica sorgente]

La Prima Crociata, la cui fase bellica durò dal 1096 al 1099, non vide i Templari in veste di corpo combattente, non essendo ancora stato creato formalmente il loro Ordine. Fu solo negli anni seguenti che essi organizzarono il loro contingente e si impegnarono prevalentemente nella protezione armata dei pellegrini. In tale veste i Cavalieri ricevettero i riconoscimenti e i favori dei primi re di Gerusalemme, fra i quali l'assegnazione dei locali presso la Moschea al-Aqsa, da parte di Baldovino I, re di Gerusalemme, e le prime donazioni in terre e di denaro. Solo verso il 1125 l'ambiente religioso europeo e i governanti di Gerusalemme si resero conto della loro potenzialità bellica. Il Maestro Ugo de Paganis fu inviato sul continente europeo, dal 1125 al 1129, per raccogliere adesioni, donazioni e denaro.[13]

Guido di Lusignano rende le armi a Saladino dopo la disastrosa battaglia di Hattin.

Il primo scontro militare a cui partecipano dei Templari è riportato dal cronista inglese Matteo Paris, si verifica nel 1133 e si risolve in una sconfitta. Un secondo scontro coinvolge la guarnigione di Gerusalemme chiamata a respingere un attacco di predatori beduini e turcomanni provenienti da Tekoa, a 7 km a sud da Betlemme; anche questa volta l'esito è nefasto.

Seconda crociata[modifica | modifica sorgente]

La Seconda Crociata (1147), indetta per il recupero del principato di Antiochia, caduto in mano Turca, fu predicata da Bernardo di Chiaravalle che, dopo le esitazioni dei primi tempi, sembrava aver sposato la causa dei Crociati. Fu condotta da Luigi VII di Francia e dall'imperatore Corrado III. Nell'estate del 1147 i Templari guidati da Everard des Barres, loro precettore in Francia, si dimostrano decisivi nel riportare all'ordine l'esercito di Luigi VII che, in seguito a numerose imboscate turche nei pressi del monte Honaz, era finito allo sbaraglio e rischiava di essere massacrato dalle frecce turche. Dopo aver riportato la disciplina nei ranghi dell'esercito francese, alcuni gruppi di soldati guidati ciascuno da un Templare riescono prima a proteggersi dalle frecce creando colonne protette da scudi triangolari ai fianchi, poi ad infliggere pesanti perdite ai Turchi nel corso di diverse sortite, fino a raggiungere la salvezza nel porto di Antalya da cui poi l'esercito si imbarcherà per Antiochia.

Un attacco a Damasco (1148) in cui partecipò anche un gruppo di Templari guidati dal maestro Robert de Craon ebbe un secondo insuccesso e pose praticamente fine all'avventura di Luigi VII e Corrado III.[14] Negli anni seguenti i Templari evolsero in un corpo combattente a tutti gli effetti. Protessero le forze crociate in rotta dopo la sconfitta di Cadmos (1148) e di Inab (1149).[15] Entrarono in possesso di Gaza[16] (1149) e parteciparono alla conquista di Ascalona (1153). Nel frattempo andava consolidandosi una fitta rete di castelli e di guarnigioni affidata ai Cavalieri templari.[17] Fu il periodo della loro affermazione, attraverso vicende complesse e conflittuali. La bolla Omne Datum Optimum, del 1139, e le successive Milites Templi (1144) e Militia Dei (1145) avevano già da tempo dato all'Ordine un'autonomia e un'indipendenza che risultò sgradita a molti. Si creò una forte ostilità nei loro confronti che esplose in questo periodo.[18] La battaglia di Damasco, nel 1149, finì in un bagno di sangue, nel quale, secondo alcuni cronisti, venne trucidato l'intero corpo dei monaci combattenti. Fra il 1162 e il 1174 ebbe luogo un lungo contrasto con Amalrico I, re di Gerusalemme[19], che giunse ad impiccare dodici cavalieri colpevoli di aver ceduto una postazione militare in seguito ad un attacco nemico. La comparsa di Salah ad Din, il Saladino, capace di dare maggiore coordinamento alle forze musulmane locali, cambiò lo scenario della regione, portando alla disfatta nella battaglia di Hattin (1187, dopo la quale i Templari prigionieri furono ferocemente massacrati[20]) e alla caduta di Gerusalemme. In precedenza gli Ordini cavallereschi avevano già subito una terribile sconfitta alle sorgenti di Cresson.[21]

Terza crociata[modifica | modifica sorgente]

Una Terza Crociata, denominata "parata dei principi", fu indetta da papa Gregorio VIII nel 1187 e vide la partecipazione di Federico I Barbarossa, Filippo II Augusto, re di Francia e Riccardo Cuor di Leone, re d'Inghilterra, nel tentativo di riconquistare Gerusalemme e di contrastare i successi del Saladino. Nel 1191 i Templari si stabilirono ad Acri, riconquistata da re Riccardo, e nel settembre dello stesso anno, insieme agli Ospitalieri contribuirono in modo decisivo alla battaglia di Arsuf, dove il Saladino fu sconfitto e con lui il mito della sua invincibilità. Nel 1192 I Templari occuparono Cipro.

Successive crociate[modifica | modifica sorgente]

Nel 1199 ebbe inizio una serie di operazioni, intensamente volute da papa Innocenzo III e variamente attuate dalle signorie e dai regni europei, volte all'invio di armati verso il Vicino Oriente. La spedizione che ne conseguì, da molti considerata come Quarta Crociata, non raggiunse mai la Terrasanta.

Eventi verificatisi fra il 1208 e il 1217 crearono le condizioni per l'attuazione di una nuova Crociata, solitamente individuata come la quinta. L'obiettivo della spedizione fu in realtà l'Egitto e il vari corpi di spedizione raggiunsero Damietta nel 1218. Il tentativo di conquistare la città vide coinvolti i Templari, ma la situazione strategica e tattica fu talmente sfavorevole che nel 1221, nonostante le velleità di Pelagio, l'esercito cristiano rinunciò all'impresa. I Templari, che pure persero il Maestro nei combattimenti, tennero una condotta non sempre limpida[22] e si attirarono ostilità e polemiche che sarebbero riemerse per secoli, comparendo anche nei versi della Divina Commedia.[23]

Nel 1225 l'imperatore Federico II, protagonista di un ripetuto e acceso contrasto con il papato, decise di recarsi in Terrasanta per riconquistare Gerusalemme. L'evento, usualmente indicato come Sesta Crociata, fu condotto sul campo diplomatico ed ottenne realmente la riconquista pacifica della Città Santa. Federico si autonominò re.[24] Con la sola eccezione della corte imperiale, l'intera vicenda suscitò un'ostilità generale, sia in campo islamico che in campo cristiano. Si creò un conflitto insanabile fra l'imperatore e i Templari, che avevano perso, oltre al ruolo ormai consolidato sui campi di battaglia, anche i diritti sui locali del Tempio, a causa degli accordi stipulati dall'imperatore. Nel 1244 l'impazienza di alcuni comandanti cristiani condusse il grosso delle forze crociate in un tragico scontro con forze islamiche inferiori, per numero e per organizzazione, a Herbiyya (o La Forbie). Nonostante il vantaggio numerico dei crociati, la loro sconfitta fu totale: dei trecento Cavalieri templari riuscirono a salvarsi solo una trentina di uomini. I vantaggi ottenuti durante anni di diplomazia, accortamente gestiti dagli Ordini cavallereschi e dai Templari in particolare, furono azzerati, riconducendo i cristiani del Medio Oriente in uno stato di profonda e disastrosa crisi.[25]

Luigi IX il Santo, re di Francia. Interpretò autenticamente il significato della crociata.

Una successiva serie di spedizioni in Terrasanta, sotto la guida di Luigi IX di Francia, ebbe inizio nel 1249. Gli storici usano distinguere due episodi diversi, indicandoli come Settima e Ottava crociata. Le navi crociate si diressero verso l'Egitto e Damietta, ancora in mani islamiche, fu rapidamente riconquistata. Sull'onda di questa vittoria i franchi non seguirono i consigli dei Templari, ma si gettarono sulla città di Mansura, senza le necessarie precauzioni (1250). Il disastro fu totale. Dei duecentonovanta cavalieri templari che avevano partecipato al combattimento pur avendo ripetutamente cercato di dissuadere i comandanti franchi, se ne salvarono solo cinque. Ma la tragedia continuò: in fase di ritirata i soldati cristiani furono attaccati e decimati. I prigionieri furono così numerosi (e fra questi il re Luigi) da creare un grave problema logistico ai vincitori. Nel 1266 avvenne la caduta di Safed, per opera di un cavaliere traditore.

Luigi IX promosse una seconda spedizione, indicata come Ottava Crociata. La spedizione partì da Aigues Mortes nel luglio del 1270. Il re sbarcò a Tunisi assieme al fratello Carlo I d'Angiò, ma l'assedio si prolungò molto: la peste e la dissenteria decimarono l'esercito e uccisero lo stesso re nell'agosto dello stesso anno.

Nel 1270 Edoardo I d'Inghilterra e Carlo d'Angiò, re di Sicilia, giunsero in Terrasanta con l'intento, rivelatosi tardivo, di soccorrere Luigi IX. Proseguirono nelle operazioni militari, cercando di sfruttare i dissidi variamente articolati fra Ugo III, formalmente re di Gerusalemme, i Templari e i veneziani. Fu riconquistata Acri, ma la situazione era confusa e i cristiani erano ormai in condizioni precarie su tutto il territorio. Nel 1291 alcuni cristiani attaccarono una carovana siriana provocando la morte di 19 mercanti musulmani. Il sultano mamelucco Khalīl (al-Malik al-Ashraf), che aveva invano richiesto un risarcimento, decise di porre sotto assedio Acri, ultimo avamposto crociato in Terrasanta. La città cadde dopo 43 giorni di resistenza. Dopo il massacro di almeno 60.000 cristiani, i Templari, in considerazione dello stato di debolezza territoriale conseguente, decisero di evacuare Tortosa e Athlit. Nel 1302 la perdita di Ruad e il massacro della guarnigione templare pose definitivamente fine alle Crociate e all'avventura dei cristiani in Terrasanta. Sporadici tentativi e velleitari pronunciamenti dei decenni successivi non avrebbero incitato nessuno a prendere nuovamente le armi in nome della fede. La ragione stessa dell'esistenza dei Poveri Cavalieri aveva cessato di esistere.

Pochi anni dopo, nel 1307, con l'arresto dei Templari in Francia, sarebbe iniziato il processo di dissoluzione dell'Ordine, concluso nel 1314 con l'esecuzione di Jacques de Molay e di Geoffrey de Charnay. L'archivio templare di Cipro sarebbe stato distrutto, nel 1571, dagli Ottomani, venendo così cancellata la memoria diretta dei molti eventi che avevano coinvolto i Cavalieri.

Oltre che in Palestina, l'Ordine combatté successivamente anche nella Reconquista di Spagna e Portogallo, guadagnandosi estesi possedimenti e numerosi castelli lungo le frontiere tra le terre cattoliche e quelle musulmane. Arrivarono ad ereditare, insieme con gli altri Ordini militari, il Regno d'Aragona, che però rifiutarono dopo lunghe trattative.

Caduta e soppressione[modifica | modifica sorgente]

Dopo la caduta di San Giovanni d'Acri nel 1291, trecento baroni crociati, francesi e germanici, alla guida di Giovanni di Montfort (Maestro dei Templari) sbarcarono a Cipro e qui vissero come monaci eremiti (distribuiti in vari eremi), onorati e tenuti per santi dalla popolazione locale. L'Ordine, comunque, dopo la definitiva perdita degli Stati Latini in Terra Santa, si avviò al tramonto: la ragione fondamentale per la quale era nato, due secoli prima, era ormai venuta meno. Il suo scioglimento, tuttavia, non fu mosso per via ordinaria dalla Santa Chiesa, ma attraverso una serie di accuse infamanti esposte dal re di Francia Filippo IV il Bello, desideroso di azzerare i propri debiti e impossessarsi del patrimonio templare, riducendo nel contempo il potere della Chiesa.

Il rogo sul quale arsero vivi l'ultimo Maestro Jacques de Molay e Geoffrey de Charnay, acceso su di un'isoletta sulla Senna a Parigi, davanti alla Cattedrale di Notre Dame, il 18 marzo 1314 (manoscritto della fine del XIV secolo).

Il 14 settembre 1307 il re inviò messaggi sigillati a tutti i balivi, siniscalchi e soldati del Regno ordinando l'arresto dei templari e la confisca dei loro beni, che vennero eseguite il venerdì 13 ottobre 1307. La mossa riuscì in quanto fu astutamente avviata in contemporanea contro tutte le sedi templari di Francia; i cavalieri, convocati con la scusa di accertamenti fiscali, vennero tutti arrestati.

Le accuse che investirono il Tempio erano infamanti: sodomia, eresia, idolatria. Vennero in particolare accusati di adorare una misteriosa divinità pagana, il Bafometto (o Banfometto, forse la storpiatura in lingua occitana di Maometto). Nelle carceri del re gli arrestati furono torturati finché non iniziarono ad ammettere l'eresia. Il 22 novembre 1307 il papa Clemente V, di fronte alle confessioni, con la bolla Pastoralis præminentiæ ordinò a sua volta l'arresto dei templari in tutta la cristianità.

Il 12 agosto 1308 con la bolla Faciens misericordam furono definite le accuse portate contro il Tempio. Il re fece avviare dal 1308 sino al 1312, grazie anche alla debolezza di papa Clemente V, diversi processi tesi a dimostrare le colpe dei cavalieri rosso-crociati di Parigi, Brindisi, Penne, Chieti e Cipro. Nel generale clima di condanna ci fu l'eccezione rappresentata da Rinaldo da Concorezzo, arcivescovo di Ravenna e responsabile del processo per l'Italia settentrionale: egli assolse i cavalieri e condannò l'uso della tortura per estorcere confessioni (concilio provinciale di Ravenna, 1311).

L'Ordine fu ufficialmente soppresso con la bolla Vox in excelso[26] del 3 aprile 1312 ed i suoi beni trasferiti ai Cavalieri Ospitalieri il 2 maggio seguente (bolla Ad providam). Jacques de Molay, l'ultimo gran maestro dell'Ordine, il quale in un primo momento aveva confermato le accuse, le ritrattò spinto da un'ultima fiammata di orgoglio e dignità, venendo arso sul rogo assieme a Geoffrey de Charnay il 18 marzo 1314 davanti alla cattedrale di Parigi, sull'isola della Senna detta dei giudei.

Filippo il Bello distrusse il sistema bancario dei templari, e, benché una bolla papale avesse trasferito tutti gli averi dei Templari agli Ospitalieri, riuscì ad addurre a sé parte del tesoro. Questi eventi e le originali operazioni bancarie dei templari sui beni depositati, che furono improvvisamente mobilitati, costituirono due dei molti passaggi verso un sistema di stampo militare per riprendere il controllo delle finanze europee, rimuovendo questo potere dalle mani della Chiesa. Visto il destino dei templari, gli Ospitalieri di San Giovanni furono ugualmente convinti a cessare le proprie operazioni bancarie.

Molti sovrani e nobili inizialmente sostennero i cavalieri e dissolsero l'Ordine nei loro reami solo quando fu loro comandato da papa Clemente V. Roberto I, re degli Scoti, era già stato scomunicato per altri motivi e quindi non era disposto a prestare attenzione ai comandi papali; di conseguenza, molti membri dell'Ordine fuggirono in Scozia; in Portogallo i Cavalieri e il patrimonio del loro ordine confluirono in un nuovo ordine, fondato col permesso del Papa[27] per combattere contro i mori nell'Algarve, l'"Ordine del Cristo". Il principe Enrico il Navigatore (1394 - 1460) guidò per vent'anni, fino alla propria morte, tale ordine, utilizzandone il denaro[28] per organizzare la prima scuola per navigatori, preparando la via alla supremazia marittima portoghese che porterà alle grandi esplorazioni cinquecentesche. In Spagna, dove il re a sua volta si opponeva all'incorporazione del patrimonio templare da parte dell'Ordine degli Ospitalieri, l'Ordine di Montesa subentrò a quello dei templari.

Persecuzione e perdono[modifica | modifica sorgente]

Illustrazione di un manoscritto (1350 circa) che allude all'accusa di "baci osceni"
Filippo IV assiste al rogo dei Templari, manoscritto del XV secolo.

I templari furono accusati di "connivenza col nemico", in quanto spesso strinsero rapporti di buon vicinato, se non di amicizia, con signori musulmani. Con alcuni di loro, come Usama ibn Munqidh, arrivarono a veri e propri favori, come quello di concedergli di pregare nella Cupola della Roccia, benché già trasformata in chiesa cristiana.

È tuttora aperto il dibattito sulla fondatezza delle accuse di eresia formulate agli appartenenti dell'Ordine. I templari furono accusati di rinnegare Cristo, di sputare sulla Croce, di praticare la sodomia e di adorare un idolo barbuto, il Baphomet o Bafometto. Il maestro Jacques de Molay, che aveva ceduto inizialmente di fronte alla marea di accuse, si riebbe e rigettò le sue parziali ammissioni. Ma era tardi, il rogo accolse il maestro e i suoi dignitari e l'Ordine fu sciolto.

Studi recenti accreditano sempre più la teoria secondo la quale la vera causa della fine dei templari fu dettata dalla volontà di impossessarsi del loro patrimonio, tesi peraltro già sostenuta da Dante Alighieri nel canto XX del Purgatorio,[29] e si concretizzò attraverso una cospirazione indotta dal re di Francia Filippo IV il Bello. Infatti, mentre il re si trovava quasi in bancarotta e il popolo francese era esasperato per la grave crisi economica, accentuata dalla svalutazione della moneta ad opera del re medesimo, l'Ordine risultava proprietario di terre, castelli, fortezze ed abbazie: un tesoro immenso. Fu probabilmente il sovrano che, dopo aver tentato inutilmente di entrare a farne parte, incaricò i propri consiglieri (capeggiati dall'astuto Guglielmo di Nogaret) di formulare delle precise accuse contro l'Ordine e di richiedere l'intervento del papato, da poco trasferitosi in Francia. Quando la Chiesa si rese conto dell'errore nella condanna e di essere stata manipolata, fu troppo tardi.

La studiosa italiana Barbara Frale[30] ha rinvenuto agli inizi degli anni duemila negli Archivi vaticani un documento, noto come pergamena di Chinon,[31] che dimostra come papa Clemente V intendesse perdonare i templari nel 1314 assolvendo il loro maestro e gli altri capi dell'ordine dall'accusa di eresia, e limitarsi a sospendere l'ordine piuttosto che sopprimerlo.[32] Il documento appartiene alla prima fase del processo, nella quale il pontefice ancora sperava di poter salvare l'ordine, seppure a costo di assoggettarlo ad una profonda riforma. L'inchiesta di Chinon, in ogni caso, ribadisce le pratiche indecenti e gli sputi sulla croce effettuate come rito d'iniziazione all'ingresso di un novizio nell'Ordine, pratiche di ancora dubbia origine e motivazione.

Organizzazione e diffusione dei Templari[modifica | modifica sorgente]

Portale di una commenda templare a Chanonat (Puy-de-Dôme, Francia).
Ricostruzione di una commenda templare, quella di Coulommiers nella regione dell'Île-de-France

Il sistema templare[modifica | modifica sorgente]

Nel corso della sua esistenza l'Ordine Templare svolse sostanzialmente tre azioni, oltre a quella religiosa: l'attività militare, la coltivazione delle terre, la gestione di sistemi economici e finanziari. Queste azioni furono consentite dalla formazione di un'imponente struttura territoriale, organizzativa ed economica, che interessò non solo il Vicino Oriente, ma anche una grande parte delle regioni europee. Il mantenimento di un ingente gruppo di armati in Terrasanta richiedeva infatti un adeguato sforzo produttivo[33] anche sul continente europeo, non solo per rifornire di vettovagliamenti le milizie, ma soprattutto per sostenere i costi legati alle armi, ai cavalli,[34] alla flotta navale,[35] alle attrezzature di servizio e alla costruzione di edifici e fortificazioni. I Templari usarono in realtà una cospicua parte delle loro ricchezze per costruire numerose fortificazioni in tutta la Terrasanta.[36] In questa prospettiva la crescita dell'Ordine, che inizialmente si era retto sulle donazioni dei primi cavalieri, fu ben presto accentuata dal favore del papa Innocenzo II, che aveva concesso all'Ordine la totale indipendenza dal potere temporale, compreso l'esonero dal pagamento di tasse e gabelle, oltre al privilegio di rendere conto solo al pontefice in persona e alla possibilità di esigere le decime.

La presenza dei Templari sul territorio di entrambi i continenti, asiatico ed europeo, era assicurata dalle diverse sedi templari: le Precettorie, le Mansioni e le Case fortezza o “Capitanerie” (queste ultime due meno importanti delle Precettorie), largamente autonome dal punto di vista gestionale[37] Precettorie e Mansioni distribuite in Oriente e in Occidente, Capitanerie soprattutto in Terrasanta. Nelle grandi capitali (Parigi, Londra, Roma e altre) vi erano le Case, ognuna delle quali aveva il controllo di una delle sette grandi province dall'Inghilterra alle coste dalmate in cui i templari avevano diviso la loro organizzazione monastica.[38] Al massimo del loro fulgore arrivarono presumibilmente ad avere migliaia di sedi,[39] distribuite capillarmente in tutta Europa e Medio Oriente, il che indica la loro notevole influenza economica e politica nel periodo delle Crociate.

Dal punto di vista organizzativo, si potevano distinguere sommariamente quattro tipologie di confratelli:

Vari gradi di responsabilità di comando e amministrazione erano attribuiti al Maestro (Gran Maestro secondo una dizione diffusa ma inesatta), ai Commendatari, ai Siniscalchi, ai Marescialli, ai Gonfalonieri e ad altri ruoli.[41] Alcuni confratelli si occupavano esclusivamente di attività bancarie, in quanto l'Ordine trattava frequentemente il denaro e le merci preziose connessi con lo svolgimento delle Crociate. La parte più significativa dei Cavalieri templari si dedicava tuttavia alle azioni militari ed erano probabilmente le unità da combattimento meglio addestrate e disciplinate del proprio tempo,[42] precursori dei moderni corpi speciali o unità d'élite, identificabili, almeno per quanto riguarda i Templari delle origini, in una forma embrionale dei corpi di protezione civile e di difesa civile. A sostegno del corpo militare dell'Ordine venivano aggregate truppe ausiliarie, anche mercenarie, come i Turcopoli.[43] Ciascun cavaliere disponeva sempre di due o tre sergenti che lo accompagnavano in battaglia e un gruppo di sei o sette scudieri per assisterlo sia in tempo di pace che di guerra, nonché di più cavalli.

A differenza della totalità degli altri ordini monacali, non sembra che i Templari abbiano dedicato una parte significativa del loro tempo all'elaborazione di testi o documenti, religiosi o d'altro genere: a parte le copie della Regola che ci sono pervenute, non lasciarono tracce consistenti del loro pensiero;[44] in ogni caso, la damnatio memoriae a cui furono soggetti avrebbe nel tempo cancellato le loro produzioni. Il maggiore influsso dei Templari non fu comunque di tipo militare, quanto piuttosto di tipo culturale ed economico sotto il profilo della diffusione di strumenti economico-finanziari, con la distribuzione del reddito attraverso la creazione di posti di lavoro: con le abbazie ed i loro terreni agricoli, con la costruzione delle cattedrali, l'ordine portò sviluppo e lavoro in molte parti dell'Europa medioevale, attraverso un'estesa rete di succursali. Molti governi europei (ed italiani in particolare) ricorsero ai loro servizi per ottenere finanziamenti, per gestire le contabilità e le finanze pubbliche.

La Regola[modifica | modifica sorgente]

Una raffigurazione tipica dei cavalieri templari in un manoscritto del 1215

Le prime testimonianze sulla nascita dei Templari non consentono di definire con certezza se essi si fossero aggregati sulla base di una regola precisa. Solo durante il Concilio di Troyes del 1129 essi assunsero una regola di forma monastica, avallata anche dall'appoggio di Bernardo di Chiaravalle, sostanzialmente basata su alcuni elementi della Regola di San Benedetto.

Della Regola Templare originale possediamo alcuni esemplari, redatti in latino, in quel periodo storico lingua ufficiale usata nei testi formali, religiosi e laici.[45] Versioni successive privilegiano invece la lingua francese.[46] I testi che ci sono pervenuti conservano le tracce di un rimaneggiamento: agli originali cinquanta capitoli, formalmente conclusi dall'esortazione di osservanza rivolta ai destinatari, risultano aggiunti altri ventidue capitoli, una sorta di appendice, dotata di un secondo prologo.

I tre classici voti degli ordini monastici - povertà, obbedienza e castità – non risultano esplicitamente espressi. La formulazione della castità appare solo nei capitoli dell'appendice e sembra soprattutto volta a scoraggiare la convivenza fra fratres e sorores (cap. 56), implicitamente ammessa però come usanza pregressa, da evitare per il futuro. Risulta esplicito il consenso all'ingresso degli uomini sposati (cap. 55) e alla possibilità di un'adesione temporanea all'Ordine, sostanzialmente inconciliabile con una castità permanente. Si scoraggia poi, sempre in appendice, la frequentazione e l'intimità con donne, madri comprese (cap. 72). In merito alla povertà, si esortano i cavalieri a donare tutti i loro beni (solo metà se sposati) a sostegno dell'Ordine, consentendo però il possesso di terre e l'asservimento di uomini e agricoltori (cap. 51).

In altri testi posteriori si ammette anzi che sia giustificata la pratica del bottino di guerra.[47] In relazione all'obbedienza, appare chiaro l'intento di conservare una disciplina collettiva, con limiti soprattutto indirizzati all'ostentazione degli abiti e degli accessori, al decoro personale, alle regole quotidiane, alla preghiera, all'alimentazione e alla solidarietà collettiva. Preciso è il divieto alla pratica di atti di violenza superflua (caccia e uso di archi e balestre - cap. 46 e 47). Le successive versioni della regola pervenute, redatte in francese, risultano molto più dettagliate e ricche di prescrizioni inerenti soprattutto la vita militare, risultando più adatte ad un Ordine ormai altamente strutturato.[48]

Crescita dell'Ordine e ramificazione in Europa[modifica | modifica sorgente]

Per oltre due secoli, i Cavalieri templari, grazie anche ai concili loro favorevoli (Concilio Pisano, 1135 e Lateranense II, 1139), acquisirono - attraverso lasciti, donazioni e altre forme di liberalità laiche ed ecclesiastiche - terre, castelli, casali in quantità tali da farli diventare l'Ordine più potente, dunque invidiato e temuto, dell'epoca. La bolla Omne Datum Optimum di Innocenzo II del 29 marzo 1139 fu di vitale importanza per l'Ordine dei cavalieri templari perché sancì la totale indipendenza del suo operato e l'essere esente dal pagare tasse e gabelle. Essi avviarono con meticolosità e professionalità la loro organizzazione nell'intero Occidente, trasformandolo in un gran magazzino per l'approvvigionamento dell'Oltremare, costituendo in tutti gli Stati d'Europa propri insediamenti agricoli, economici e politici.

Cavalieri templari che giocano a scacchi in un manoscritto del 1283

Grandi insediamenti ed edilizia templare[modifica | modifica sorgente]

Un alone di leggenda ha sempre circondato le attività templari nel campo dell'edificazione di grandi strutture militari e religiose. Il mito delle segrete tecnologie, trovate nelle fondamenta del Tempio ed utilizzate dai Templari per realizzare opere edilizie eccezionali, non poggia su nessun dato reale[49], ma certamente trova una certa comprensibile suggestione nelle imponenti opere realizzate in Terrasanta per presidiare il territorio, dai monti dell'Amano, fino alle regioni a sud di Gerusalemme.

Strutture militari[modifica | modifica sorgente]

Destroit, primo insediamento fortificato templare.

In campo militare, come gli altri Ordini cavallereschi, i Templari realizzarono castelli, ribat[50], cittadelle fortificate, posti di guardia in genere, con caratteristiche di grande solidità e di notevole funzionalità bellica. Da questi presidi erano pronti a partire piccoli drappelli o grandi corpi militari, per le azioni di soccorso o di protezione dei pellegrini e degli eserciti cristiani.

Gli insediamenti più significativi furono, secondo i dati disponibili, oltre quaranta, distribuiti strategicamente sui confini della Terrasanta, in prossimità delle vie di comunicazione più frequentate o delle aree militarmente più critiche. Parte di essi era localizzato nella zona settentrionale, nella regione di Antiochia, partendo dal mare e giungendo ad est oltre il gruppo di rilievi del monte Amano. Fra essi rivestiva particolare importanza Bagras, in prossimità del passo di Belen.[51] Più a sud, non lontano da Tripoli, si trovavano Tortosa, Al-Arimah e Chastel Blanc (Safita). In Galilea furono affidati ai Templari i castelli di Safed, e di Chastellet, presso il Guado di Giacobbe. In prossimità del mare si localizzavano Atlit e Destroit, quest'ultimo ritenuto storicamente il primo presidio dei Templari.[52] Oltre il Giordano si localizzava Ahamant.[53] Lungo la costa i Cavalieri Templari disponevano anche di strutture fortificate ad Acri, a Cesarea, ad Ascalona, a Tripoli.

Sotto il profilo strategico, i più importanti erano ritenuti Bagras, Tortosa e Safed, ma l'intera rete consentiva un controllo capillare del territorio. Il piccolo isolotto di Ruad, arido e privo di sorgenti d'acqua, ma potentemente fortificato, fu l'ultimo ad essere abbandonato dai Templari, nel 1303, sotto l'impeto degli invasori Mamelucchi.

Edifici religiosi[modifica | modifica sorgente]

Bolle e documenti religiosi

riguardanti l'Ordine Templare


Approvazione della Regola da parte dei Padri Conciliari

San Bernardo loda la nuova cavalleria e consacra i Templari

Ratifica della Regola e concessioni ai Templari

Innocenzo II approva la regola ed accorda la protezione papale.

Celestino II fornisce protezione ecclesiastica e sollecita elargizioni.

  • 1145 (7 aprile) - Militia Dei

Eugenio III concede di raccogliere decime e sepoltura autonoma.
Il pontefice concede anche l'uso della croce patente.

  • 1307 (22 novembre) - Pastoralis Praeminentiae

Clemente V ordina l'arresto dei Cavalieri e la confisca dei beni.

  • 1308 (12 agosto) - Faciens Misericordiam

Clemente V dispone la procedura per perseguire i Templari.

  • 1308 (12 agosto) - Regnans in Coelis

Clemente V convoca il Concilio di Vienne per discutere dei Templari.

  • 1312 - Concilio di Vienne

20 marzo: si decide la soppressione dell'Ordine.

  • 1312 (22 marzo) - Vox in Excelso

Clemente V scioglie l'ordine dei Cavalieri Templari.

  • 1312 (2 maggio) - Ad Providam Christi Vicarii

Clemente V concede le proprietà dei Templari agli Ospitalieri.

  • 1312 (6 maggio) - Considerantes Dudum

Clemente V - Definisce le sorti dei confessi e dei relapsi.

Se l'architettura militare si localizza prevalentemente in Terrasanta, l'edilizia religiosa trova importanti realizzazioni anche nelle regioni europee. Esiste una molteplice varietà di chiostri, chiese e cappelle che in genere risentono delle forme architettoniche proprie dei tempi e dei luoghi di edificazione.[54] Fra queste possono essere citate le modeste cappelle di Frosini, nel senese, di Magrigne, presso St. Laurent d'Arce, di Santa Croce ad Ascoli Piceno, di San Bevignate a Perugia. Di maggiore dimensione e di più ricca fattura, si possono citare Santa Maria La Major, di Villamuriel di Cerrato, Santa Maria La Blanca, di Villalcazar de Sirga, di San Pietro alla Magione a Siena, di San Jacopo in Campo Corbolini a Firenze. Più articolato è il complesso di Ognissanti a Trani, considerato un insediamento non solo religioso ma anche militare, preesistente alla creazione dell'Ordine utilizzato fin dai tempi della Prima Crociata, per l'imbarco delle truppe crociate, e poi passato alla gestione templare. Occorre tuttavia precisare che tale complesso è ritenuto templare solo dalla tradizione, non vi è alcun documento nel quale si menzionino legami tra l'abbazia di Ognissanti e i cavalieri del Tempio.[55]

Un secondo gruppo di chiese e cappelle, di grande rilevanza architettonica, appare più chiaramente ispirato alla forma ottagonale della Cupola della Roccia, che i Templari osservarono a lungo sulla spianata del Tempio, a Gerusalemme, in prossimità della loro residenza nella Moschea Al-Aqsà. Il nome Templari con cui i Cavalieri sono popolari allude infatti al loro storico quartier generale non lontano dalla Cupola della Roccia (Qubbat al-Sakhrā'), santuario islamico in cima al Monte Moriah a Gerusalemme. L'area circostante è sacra ad ebrei e cristiani come Monte del Tempio così come ai musulmani, che usano il nome di Monte Majid (o al-Ḥaram al-Šarīf). Si credeva erroneamente che la Cupola della Roccia e la vicina moschea di Al-Aqsà costituissero i resti del biblico Tempio di Gerusalemme. Il Templum Domini con la sua pianta centrale, di forma ottagonale divenne il modello per molte chiese edificate successivamente dai Cavalieri. Fra queste realizzazioni si annoverano: Santa Maria di Eunate, in Spagna, la Cappella templare di Laon, la Cappella Templare di Metz, la Round Church del Tempio di Londra, San Michele di Fulda (Germania), la Cappella di Athlit, Vera Cruz di Segovia.[56]

Organizzazione agricola[modifica | modifica sorgente]

In funzione delle attività militari i Templari crearono un grande sistema agricolo e produttivo. Le aziende agrarie del Tempio si chiamavano casali, grange, masserie.[57] I casali della Puglia talora ricordavano le fattorie fortificate d'Outremer. I templari davano da lavorare le loro terre a concessionari (conductores); ma, dove il personale delle commende rurali era più numeroso, essi coltivavano direttamente il suolo. In tal caso, secondo il modello cistercense, si ricorreva per il lavoro dei campi ai membri più umili dell'Ordine, quando non addirittura alla manodopera servile, rappresentata dai contadini Saraceni del regno di Sicilia o di Siria. L'allevamento del bestiame da carne, da latte, da lana e da lavoro costituiva una voce primaria nel bilancio del Tempio: le fertili campagne della Puglia offrivano ricchi pascoli alle mandrie di buoi e bufali di proprietà dei templari, mentre in Toscana le loro greggi di pecore praticavano la transumanza; allevamenti di suini nei boschi del Tempio erano infine segnalati in Piemonte, come in Sicilia. Le colture più diffuse erano quelle dei cereali, della vite, dei legumi. Generalmente in Italia la produzione agricola dell'Ordine serviva al consumo interno, le eccedenze erano destinate alla vendita e parte del ricavato veniva versato al tesoro centrale sotto forma di responsiones; ma è soprattutto dai porti della Puglia che nella seconda metà del Duecento salpavano navi cariche di cereali e legumi, per andare a rifornire le case dei templari in Siria, rese sempre più dipendenti dalle occidentali sotto l'aspetto alimentare a causa della progressiva perdita di territori e aree coltivabili a vantaggio dei Saraceni. Dopo la catastrofe del 1291 divenne Cipro la destinazione delle vettovaglie pugliesi.

Attività bancarie[modifica | modifica sorgente]

I templari entrarono nelle attività bancarie quasi per caso. Quando dei nuovi membri si univano all'ordine, generalmente donavano ad esso ingenti somme di denaro o proprietà, poiché tutti dovevano prendere il voto di povertà. Grazie anche ai vari privilegi papali, la potenza finanziaria dei Cavalieri fu assicurata dall'inizio. Poiché i templari mantenevano denaro contante in tutte le loro case e templi, fu nel 1135 che l'ordine cominciò a prestare soldi ai pellegrini spagnoli che desideravano viaggiare fino alla Terra Santa.

Il coinvolgimento dei Cavalieri nelle attività bancarie crebbe nel tempo verso una nuova base per il finanziamento, dato che fornivano anche servizi di intermediazione bancaria.

Sotto l'aspetto economico-finanziario, i templari rivestirono un ruolo così importante da arrivare a "prestare" agli stati occidentali ingenti somme di denaro e gestire perfino "le casse" di stati come la Francia.

Un'indicazione dei loro potenti legami politici è che il coinvolgimento dei templari nell'usura non portò a particolari controversie all'interno dell'ordine e nella Chiesa in generale. Il problema dell'interesse fu generalmente eluso grazie ai complicati tassi di cambio delle valute e grazie ad un accordo con cui i templari detenevano i diritti della produzione sulle proprietà ipotecate.

Le connessioni politiche dei templari e la consapevolezza della natura eminentemente cittadina e commerciale delle comunità d'oltremare portarono l'Ordine a raggiungere una posizione significativa di potenza, sia in Europa che in Terrasanta. Il loro successo attrasse la preoccupazione di molti altri Ordini, come pure della nobiltà e delle nascenti grandi monarchie europee, le quali a quel tempo cercavano di monopolizzare il controllo del denaro e delle banche, dopo un lungo periodo nel quale la società civile, non escludendo la Chiesa ed i suoi ordini, aveva dominato le attività finanziarie. Le tenute dei templari erano estese sia in Europa che nel Medio Oriente e tra queste vi fu, per un certo periodo, l'intera isola di Cipro.

Sistema navale[modifica | modifica sorgente]

La necessità di trasporto delle vettovaglie, degli uomini, dei cavalli e delle armi generò la necessità di istituire un vasto ed articolato sistema di navigazione, sia per i Templari che per gli altri Ordini cavallereschi.[58] Si ricorse sostanzialmente alle due principali categorie di navi in uso nel medioevo:

  • Le navi lunghe (galee) destinate agli scopi bellici, dalle forme allungate, spinte soprattutto dai remi, con l'eventuale ausilio di una vela, in genere la vela latina, triangolare, reintrodotta dagli arabi, che permetteva di navigare parzialmente contro vento. Gli equipaggi giungevano fino a 250 uomini, in genere prigionieri di guerra resi schiavi e incatenati permanentemente ai remi.
  • Le navi tonde erano destinate fondamentalmente al trasporto di materiali e, occasionalmente, di truppe e animali. Corte, tozze e panciute, era mosse a vela e aveva un equipaggio più ridotto, Nel caso specifico del trasporto dei cavalli le navi erano attrezzate con un grande portellone laterale, che permetteva di movimentare gli animali. Durante il viaggio le fessure del portellone venivano accuratamente calafatate.

Le navi degli Ordini cavallereschi si prestarono occasionalmente anche ad attività corsare e di pirateria.[59]

La diffusione in Italia[modifica | modifica sorgente]

La vastissima diffusione delle sedi dell'Ordine, in Europa ed anche in Italia, fu legata anzitutto alla necessità di mantenere attiva in Terrasanta la forza combattente, in termini economici e finanziari. La maggioranza degli insediamenti era rivolta alle colture agricole, ma non mancavano le sedi dedicate alla gestione amministrativa delle proprietà, al reclutamento, o al controllo di attività complementari, come l'allevamento di cavalli da trasporto e da combattimento, o le attività metallurgiche connesse con la produzione di armi. La presenza delle sedi templari in Italia[60] ammontava ad almeno 200 località, dal nord al sud.[61] Nel nord si annoveravano, fra gli altri, Milano[62], Piacenza, Ferrara, Torino, Trieste, Venezia. Fra gli edifici dell'Ordine tuttora meglio conservati si segnala la commenda di Castel Negrino, ad Aicurzio. Vasta la diffusione in Toscana, dove rivestiva un particolare ruolo la sede di Frosini, nel senese, in prossimità delle Colline Metallifere, dove si estraevano metalli di particolare interesse e valore commerciale, ferro, rame e allume. In Italia centrale si trovavano gli insediamenti di Perugia, di Roma, di Civitavecchia. Se la presenza nel nord rivestiva un aspetto eminentemente agricolo, le sedi più meridionali erano spesso connesse con i trasferimenti verso la Terrasanta. L'Ordine approdò precocemente anche nel Regno di Sicilia e vi si diffuse in epoca normanna, successivamente al 1139, anno in cui fu raggiunta la pace tra Ruggero II d'Altavilla (fedele alla causa di Anacleto II) ed Innocenzo II. La Puglia fu la regione italiana che prima fra le altre accolse le domus gerosolimitane rosso-crociate grazie all'importanza strategica e commerciale dei suoi porti e delle sue città. Tutto il Meridione d'Italia venne compreso inizialmente nella provincia templare d'Apulia e, solo in epoca sveva, indicato quale provincia d'Apulia e Sicilia. Tra le prime fondazioni dell'ordine, oltre quella di Trani, va ricordata la casa di Molfetta (documentata nel 1148), Minervino Murge (documentata con un atto di proprietà, infatti, qui un gruppo di templari acquistò dei terreni coltivabili), Barletta (1169), Matera (1170), Brindisi (1169) con possedimenti nel leccese, Bari, Andria, Foggia (nel periodo di transizione normanno-svevo), Troia (anteriore al 1190), Salpi (documentata nel 1196) e Monopoli (documentata nel 1292). Tra le sedi più importanti, va menzionata la Casa templare di Barletta, che ricoprì il ruolo di Casa Provinciale sino al processo del 1312.[63]

Ordini moderni e rivendicazioni di discendenza[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Neotemplarismo.
La Croce templare, simbolo per eccellenza dell'ordine

Alla tradizione dei cavalieri templari si rifanno numerosi e variegati gruppi e associazioni, talora rivendicando una qualche forma di derivazione diretta dall'ordine. Si tratta di un fenomeno moderno che va sotto il nome di templarismo o neotemplarismo, sorto a partire dal XVIII secolo in Francia, in coincidenza con la diffusione dell'Illuminismo.

Le moderne associazioni neotemplari sono laiche, e pur richiamandosi spesso ai valori religiosi cristiani e caritativi, non hanno alcun tipo di riconoscimento ufficiale da parte della Chiesa cattolica.[64] Altri gruppi neotemplari sono invece caratterizzati da uno stampo massonico e, specie nel mondo anglosassone, da un'aperta ostilità nei confronti della Chiesa cattolica. Occorre anche tenere presente che papa Clemente V con la bolla Vox in excelso, emessa durante il Concilio di Vienne del 1312, con la quale sopprimeva l'Ordine del Tempio, ha espressamente proibito qualsiasi forma di ricostituzione dello stesso, sotto pena di automatica scomunica, in modo perenne e irrevocabile.[65]

Altra caratteristica che accomuna molti dei gruppi neotemplari è poi un'alta conflittualità l'uno rispetto all'altro, dato che molti di essi rivendicano di essere gli unici "autentici" eredi degli antichi templari, a scapito degli altri. Non esiste tuttavia alcuna prova storicamente accertata della sopravvivenza dell'Ordine Templare dopo il 1314, né del resto appare possibile tracciare, dopo quasi sette secoli dall'abolizione di tale ordine religioso da parte del papa, una qualche forma di discendenza storicamente valida.[66]

Molti gruppi neotemplari sostengono la tradizione che l'ordine sarebbe sopravvissuto nascostamente anche dopo la morte dell'ultimo Maestro, Jacques de Molay, il quale prima di affrontare il rogo avrebbe affidato la propria carica al cavaliere Jean-Marc Larménius (o de l'Armenie). Quest'ultimo avrebbe redatto un documento, la cosiddetta Charta di Larménius, che successivamente sarebbe stata via via firmata dai Maestri segreti succeduti nel tempo. La maggioranza degli storici tuttavia non riconosce l'autenticità del documento.

L'idea di una nascosta continuazione dell'ordine dei templari si è diffusa anche nella massoneria, in particolare in Francia e in Germania, e in alcuni casi riti massonici (come il Rito scozzese antico ed accettato e il Rito Scozzese Rettificato) adottano riferimenti templari. Alcuni ritengono che i templari siano all'origine sia dei riti che di vari rami cavallereschi della massoneria ma, malgrado alcuni storici abbiano tentato di disegnare una successione tra i due fenomeni storici, un collegamento di questo tipo non è mai stato provato; taluni studiosi che si sono occupati del problema, come Michele Moramarco, sono tassativi nel rigettare la "leggenda templare". La tesi di una prosecuzione segreta dell'ordine è stata definita da specialisti di storia medievale quali Régine Pernoud come «completamente demenziale» e legata a pretese e leggende «uniformemente sciocche».[66][67]

Leggende[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Leggende sui Templari.
Rotolo in pergamena con il sigillo dei Templari

La rapida successione dell'ultimo diretto re della dinastia dei Capetingi di Francia tra il 1314 e il 1328, i tre figli di Filippo il Bello, ha portato molti a credere che la dinastia fosse maledetta, da cui il nome di "re maledetti" (rois maudits). Infatti Jacques de Molay, ultimo gran maestro dell'Ordine, mentre giaceva sulla pira, avrebbe maledetto il re Filippo e addirittura il Papa, profetizzando che sarebbero morti presto. Clemente in effetti morì un mese dopo di dissenteria e Filippo il Bello fu stroncato nel dicembre successivo dalle conseguenze di una caduta da cavallo.[68] I commentatori dell'epoca, compiaciuti da un simile sviluppo della vicenda, riportavano spesso questa storia nelle loro cronache. Poiché, inoltre, sempre al momento della morte sul rogo, Jacques de Molay avrebbe dannato la casa di Francia "fino alla tredicesima generazione", in tempi più recenti si è diffusa la leggenda secondo cui l'esecuzione di Luigi XVI durante la Rivoluzione francese - che pose fine in qualche modo alla monarchia assoluta in Francia - sarebbe stata il coronamento della vendetta dei templari (alcuni storici sensazionalisti dell'epoca riportarono la notizia che il boia Charles-Henri Sanson, prima di calare la ghigliottina sulla testa del sovrano, gli avrebbe mormorato: «Io sono un Templare, e sono qui per portare a compimento la vendetta di Jacques de Molay»).[69]

In realtà i Cavalieri templari in seguito alla loro scomparsa cessarono ben presto di fare notizia: già alla fine del XIV secolo ci si era dimenticati di loro e della loro triste fine.[70] Solo molti secoli dopo, durante l'Illuminismo, il tema dei templari tornò in auge e la fama degli antichi cavalieri fu sommersa da leggende riguardanti segreti e misteri che si vogliono tramandati da prescelti fin dai tempi antichi. Forse i più noti sono quelli riguardanti il Santo Graal, l'Arca dell'Alleanza e i segreti delle costruzioni. Alcune fonti dicono che il Santo Graal sarebbe stato ritrovato dall'ordine e portato in Scozia nel corso della caduta dell'ordine nel 1307, e che ciò che ne rimane sarebbe sepolto sotto la Cappella di Rosslyn. Altre voci sostengono che l'ordine avrebbe ritrovato anche l'Arca dell'Alleanza, lo scrigno che conteneva gli oggetti sacri dell'antico Israele, compresa l'"asta di Aronne" e le tavole di pietra scolpite da Dio con i Dieci comandamenti.

Questi miti sono connessi con la lunga occupazione, da parte dell'ordine, del Monte del Tempio a Gerusalemme come loro quartier generale. Alcune fonti[71] sostengono che avrebbero scoperto i segreti dei maestri costruttori che avevano costruito il tempio originale e il secondo tempio, nascosti lì assieme alla conoscenza che l'Arca sarebbe stata spostata in Etiopia prima della distruzione del primo tempio. Viene fatta allusione a questo in rappresentazioni nella Cattedrale di Chartres (considerata con le cattedrali di Amiens e di Reims come uno degli esempi migliori di gotico), sulla cui costruzione ha avuto grande influenza Bernardo di Chiaravalle, che fu egualmente influente nella formazione dell'ordine. Ulteriori collegamenti sia sulla ricerca da parte dell'ordine dell'Arca che della relativa scoperta degli antichi segreti del costruire sono suggeriti dall'esistenza della chiesa monolitica di San Giorgio (Bet Giorgis) a Lalibela in Etiopia, tuttora esistente, la cui costruzione è erroneamente attribuita ai templari. Vi è allo stesso modo una chiesa sotterranea che risale allo stesso periodo ad Aubeterre in Francia. Si stanno poi sviluppando speculazioni sulla possibilità che i Cavalieri templari avessero intrapreso viaggi in America prima di Colombo.

Alcuni ricercatori e appassionati di esoterismo ed ermetismo hanno sostenuto che l'ordine sarebbe stato depositario di "conoscenze segrete".[66] Secondo costoro, nei 200 anni della loro storia i monaci-militari si sarebbero rivelati anche un'organizzazione sapienziale esoterica e occultistica, custode di conoscenze iniziatiche. Inoltre, in quest'ottica, i templari sono stati collegati ad altri argomenti leggendari o fortemente controversi come Rosacroce, Priorato di Sion, Rex Deus,[72] Catari, Ermetismo, Gnosi, Esseni e, infine, a reliquie o supposti insegnamenti perduti di Gesù tra cui la Sacra Sindone [73] o il "testamento di Giuda". Alcuni ipotizzano che i Cavalieri del Tempio avrebbero avuto legami, oltre che con la tradizione esoterica di ispirazione cristiana ed ebraica, anche con organizzazioni mistico-esoteriche ispirate all'Islamismo.

La grande quantità di testi non rigorosi su questo tipo di teorie ha portato Umberto Eco ad affermare che "l'unico modo per riconoscere se un libro sui Templari è serio è controllare se finisce col 1314, data in cui il loro Gran Maestro viene bruciato sul rogo."[74]

Forse l'unico mistero di cui si debba fare approfondimento è come un ordine di guerrieri esperti con un esercito senza precedenti si sia lasciato distruggere senza abbozzare la più timida reazione, benché le avvisaglie di cospirazioni nei loro confronti da parte di Filippo il Bello ci fossero e fossero note. Con ogni probabilità, non si ribellarono perché il papa aveva tolto loro il suo appoggio ed essi, essendo un ordine cristiano e il simbolo della lotta per la fede, non vollero opporsi alla decisione di Clemente V, di cui rispettavano e riconoscevano l'autorità papale.

I templari nelle opere di fantasia[modifica | modifica sorgente]

Ricostruzione stereotipata dell'aspetto di un Cavaliere del Tempio (museo Duinenabdij, Koksijde, Belgio)

La suggestione per i Cavalieri templari e i misteri che sono stati a loro collegati (come il Graal) è un elemento centrale della trama di varie opere di fantasia, dai romanzi ai film, dai fumetti alle serie televisive. Celebri esempi ne sono il romanzo di Pierre Klossowski Il Bafometto (1965), il romanzo di Umberto Eco Il pendolo di Foucault (1988), il romanzo di Steve Berry L'ultima cospirazione (2006) e il film Indiana Jones e l'ultima crociata di Steven Spielberg (1989).

Una delle prime opere di fantasia interamente dedicata a quest'ordine è I figli della valle (Die Söhne des Thales, 1806) di Zacharias Werner, uno dei principali tragediografi del primo romanticismo tedesco e autore di numerosi drammi fatalistici. I sei atti di questo lunghissimo dramma sono imperniati sulla fine dell'ordine dei Templari, alla vigilia della partenza dell'ultimo Maestro per la Francia dove troverà la morte. Al centro dell'opera spicca la figura carismatica di Jacques de Molay, con la sua rettitudine morale condotta fino all'estremo sacrificio. Il dramma suggerisce altresì un legame dei Cavalieri con i massoni (nella descrizione dettagliatissima, sebbene un po' fantasiosa, del cerimoniale di ammissione dei nuovi adepti che, per quanto basato sui documenti dell'epoca, presenta numerosi riferimenti a riti esoterici, soprattutto alla figura di Baffomet ed è per di più ambientato in una cripta sotterranea); allude anche a una possibile sopravvivenza dell'ordine dopo la sua soppressione: alcuni testi fondamentali per l'ordine vengono infatti trafugati in segreto dal Gran Maestro e dai suoi sei sapienti e portati in Francia. Viene inoltre introdotta la figura di Robert d'Heredon, nobile scozzese espulso dall'ordine, che sarà presente all'esecuzione di Molay e porterà con sé i preziosi testi nella sua Madrepatria, dove secondo alcune leggende sarebbero ancora custoditi.

Una serie italiana a fumetti che ha esplorato a lungo i luoghi legati ai templari e i miti connessi è Martin Mystère, il detective dell'impossibile ideato da Alfredo Castelli nel 1982. Di recente l'interesse per il mito templare si è ulteriormente diffuso grazie alla sua riproposizione nel romanzo di Dan Brown intitolato Il codice da Vinci (The Da Vinci Code, 2003), trasposto in un film omonimo nel 2006, nel film Il mistero dei templari (National Treasure, 2004) e nella mini serie televisiva La maledizione dei Templari (2005).

I templari sono comparsi anche nei videogiochi, come nelle serie di videogiochi di Broken Sword (dal 1996), Assassin's Creed (dove combattono una guerra millenaria contro gli Assassini) e Knights of the Temple e nell'avventura tridimensionale Time Gate: il segreto dei Templari.

Gran maestri dell'Ordine del Tempio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Gran Maestri dell'Ordine templare.
Jacques de Molay in una cromolitografia ottocentesca di Chevauchet
  1. Hugues de Payns (1120-24 maggio 1136)
  2. Robert de Craon (1136-13 gennaio 1147)
  3. Everard des Barres (1147-1151)
  4. Bernard de Tremelay (1151-1153)
  5. André de Montbard (1153-17 gennaio 1156)
  6. Bertrand de Blanchefort (1156-1169)
  7. Philippe de Milly (1169-3 aprile 1171)
  8. Eudes de Saint-Amand (1171-18 ottobre 1179)
  9. Arnau de Torroja (1179-30 settembre 1184)
  10. Gérard de Ridefort (1184-1º ottobre 1189)
  11. Robert de Sablé (1189-13 gennaio 1193)
  12. Gilbert Hérail (1193-20 dicembre 1200)
  13. Philippe de Plaissis (1201-12 novembre 1209)
  14. Guillaume de Chartres (1209-26 agosto 1218)
  15. Pierre de Montaigu (1218-1232)
  16. Armand de Périgord (1232-1244)
  17. Richard de Bures (1244-1247) (?)
  18. Guillaume de Sonnac (1247-3 luglio 1250)
  19. Renaud de Vichiers (1250-19 gennaio 1252)
  20. Thomas Béraud (1252-25 marzo 1273)
  21. Guillaume de Beaujeu (1273-18 maggio 1291)
  22. Thibaud Gaudin (1291-16 aprile 1292)
  23. Jacques de Molay (1292-18 marzo 1314)

Luoghi templari[modifica | modifica sorgente]

Pianta della Cupola della Roccia (con alcune linee di costruzione), una possibile sorgente di ispirazione per le chiese templari

Elenco di alcuni luoghi in cui è storicamente accertata la presenza di sedi templari.

(Per un elenco di alcuni dei luoghi che sono stati associati ai Cavalieri templari nella tradizione, nelle leggende o nelle opere di fantasia, ma di cui non vi è una presenza storicamente accertata, vedi Leggende sui Templari.)

Medio Oriente
Italia
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sedi templari in Italia.
Regno Unito
Portogallo
Spagna
Altri

Altri ordini monastico-cavallereschi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ordini religiosi cavallereschi.
Motto latino dei cavalieri templari: "Non a noi, non a noi Signore dà gloria, ma al nome tuo" (salmo 114,1 della Bibbia CEI; salmo 115,1 della Bibbia Diodati)

La novità assoluta rappresentata dai Templari fu quella che, per la prima volta, due dei tre grandi ordini su cui si reggeva la società medievale (Oratores, Bellatores e Laboratores) venivano riuniti insieme. Il principio su cui si basava questo ardito accostamento fu ideato da Bernardo di Chiaravalle, che attribuendo ai Templari il compito di proteggere i pellegrini che andavano verso i luoghi santi, non attribuiva la qualifica di omicidio alla morte dei sacrileghi assalitori, ma quella di malicidio.

Su questa falsariga nacquero altri ordini (o si trasformarono ordini preesistenti):

  • Ordine dell'Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme o dei Cavalieri Ospitalieri
  • Ordine di Santa Maria Teutonica o dei Cavalieri Teutonici
  • Ordine dei Cavalieri di Livonia o dei Cavalieri Portaspada, poi confluito nell'Ordine Teutonico
  • Ordine Militare e Ospedaliero di San Lazzaro di Gerusalemme o Cavalieri di San Lazzaro, una parte del quale, e precisamente il ramo italiano con sede a Capua, confluì nell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro mentre il ramo francese, con sede a Boigny, continuò il suo percorso, come Ordine di San Lazzaro, sotto la protezione dei re di Francia ed è attivo anche ai nostri giorni.

Successivamente allo scioglimento dei Templari nacquero altri ordini, specialmente nella penisola iberica i cui regnanti erano fortemente legati ai templari per il loro importante contributo alla Reconquista, o furono utilizzati ordini preesistenti in cui far confluire i Templari dopo lo scioglimento dell'ordine:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Solo l'Ordine dei canonici del Santo Sepolcro era sorto prima, nel 1100.
  2. ^ Un consistente gruppo di araldisti e di storici di varia nazionalità fra i quali Heinrich Pantaleon (1581), Carlo Sigonio (1568), Scipione Mazzella (1601), Filiberto Campanile (1610), Johann Jacob Hofmann (1698), Pierre du Puis (1713), confermano la tesi dell'origine italiana.
  3. ^ La dizione latina afferma infatti: "Inter quos primi et praecipui fuerunt, viri venerabiles, Hugo de Paganis et Gaufredus de Sancto Aldemaro." Vedere Guilelmus Tirensis - Historia rerum in partibus transmarinis gestarum - Turnholti : Typographi Brepols, 1986, pp. 553–54.
  4. ^ Simone di san Bertino, “Gesta abbatum Sancti Bertini Sithiensium”, ed. O. Holder-Egger, in Monumenta Germaniae Historica Scriptores, vol. 13, p. 600.
  5. ^ Guilelmus Tyrensis - Historia rerum in partibus transmarinis gestarum – Guilelmus Tyrensis - Chronique [de] Guillaume de Tyr / édition critique par R.B.C. Huygens; identification des sources historiques et détermination des dates par H.E. Mayer et G. Rösch. - Turnholti: Typographi Brepols, 1986, pag. 553: Eodem anno quidam nobiles viri de equestri ordine, deo devoti, religiosi et timentes deum, in manu domini patriarchi Christi servizio se mancipantes, more canonicorum regularium in castigate et obedientia et sine proprio velle perpetuo vivere professi shunt. Inter quod primi et precipui fuerunt viri venerabiles Hugo de Paganis et Gaufridus de Sancto Aldemaro.
  6. ^ Lo studio completo dedicato alla regola del Tempio è certamente quello che Gustav Schnurer pone come introduzione alla sua edizione. Tuttavia le recenti ricerche di Rudolf Hiestand hanno davvero distrutto il fondamento stesso della tesi di Schnurer. Il nucleo della teoria di Schnurer si fonda su questo postulato: il nome del Patriarca di Gerusalemme citato nel prologo della regola, Stefano, è stato aggiunto dopo il concilio di Troyes. Nel 1128, il patriarca era Gormond […] Ma la scoperta di Rudolf Hiestand cambia completamente […] il concilio di Troyes ha avuto luogo il 13 gennaio del 1129 e non del 1128, perché nella Champagne l'anno cominciava o il 25 marzo, o all'Annunciazione, o a Pasqua, in ogni caso dopo il 13 gennaio. Al momento del concilio, Gormond era già morto e Stefano era già stato eletto patriarca di Gerusalemme (Cerrini, 2008:88)
  7. ^ La Regola Primitiva afferma: Nos ergo cum omni granulazione, ac fraterna pietate precibusque Magistri Hugonis, in que prӕdicta militai sumpsit exordium, cùm Spiritu Sancto intimante ex diversis ultramontanӕ provinciӕ mansionibus, in solemnitates S. Hilarij, anno 1128 ab incarnato Dei folio, ab inchoatione prӕdictӕ militiӕ nono, ad Trecas, Deo Duce, in usum convenimmo, et modum, et observantiam Ordinis Equestris per singola Capitula, ex ore ipsius prӕdicti Magisteri Hugonis audire meruimus, ac iuta notitiam exiguitatis nostrӕ scientiӕ, quod nobis videbatur bonum, et utile, collaudavimus.
  8. ^ Franco Cardini, I Templari - Testo a cura di Goffredo Viti, Certosa di Firenze 1995, pag. 88
  9. ^ a b Luigi Accattatis, Le biografie degli uomini illustri delle Calabrie, Vol. I - Dai tempi primitivi a tutto il secolo XV, Tipografia Municipale, Cosenza 1859, p. 68
  10. ^ Moiraghi, pag. 73
  11. ^ Giacomo di Vitry, Historia orientalis seu Hierosolymitani; citazione tratta da M.Bauer, Il mistero dei templari, Newton & Compton 2005, p. 13. Gugliemo di Tiro afferma fossero non nisi novem espressione non del tutto convincente, interpretata come solo nove.
  12. ^ M. Bauer, op. cit., p. 18
  13. ^ Runcimann, pag. 432. - Robertus de Torigny, Chronica, Ed. Léopold Delisle 1872, (Publications del la Société de l'histoirede Normandie, Rouen 1872 – 1873) p. 178: Illos quos Hugo de Paganis secum duxerat ad Jerusalem, male contingit. In vigilia Sancti Nicholai a paucis paganorum multi christianorum devicti sunt, cum antea soleret e contrario contingere. - Bartholomaeus de Cotton - Historia anglicana (AD 449-1298) Ed. H.R. Luard (Londra 1859) pag. 62: "Eodem anno interfecti sunt omnes milites Templi. Eodem anno tenebrae factae sunt in Anglia...” - Cit. anche da Marie Louise Bulst Thiele Sacrae Domus Militiae Templi Hierosolymitani Magistri Ed. Volumnia, Perugia, 2004, pag. 29.
  14. ^ Barber, pag. 85.
  15. ^ Barber, pag. 84 e 88.
  16. ^ Barber, pag. 91.
  17. ^ Barber, pag. 97 e seguenti.
  18. ^ Barber, pag. 118 e 119.
  19. ^ Barber, pag. 115 e 120
  20. ^ Barber pag. 81.
  21. ^ Barber pag. 106
  22. ^ Runcimann, pag. 824.
  23. ^ Inferno, canto XIV, verso 103 e seguenti: Dentro dal monte sta dritto un gran veglio, - che tien volte le spalle inver Damiata - e Roma guarda come süo speglio. Fra le varie interpretazioni di questi versi, potrebbe essere contenuto un riferimento alla vicenda di Damietta. Dante Alighieri fu sempre sensibile alla vicenda dei Templari. Fece riferimento a loro in vari punti della Commedia e fu ritenuto, da fonti esoteriche, terziario dell'Ordine templare. Si veda, in proposito il testo di Robert John, Dante templare.
  24. ^ Runcimann, pag. 847.
  25. ^ Runcimann, pag. 878.
  26. ^ Testo della bolla papale Vox in Excelso del 1312
  27. ^ Il nuovo Ordine venne approvato con la bolla Ad ea ex quibus del 14 marzo 1319 da papa Giovanni XXII
  28. ^ Nel 1460 re Alfonso V garantì ai Cavalieri dell'Ordine del Cristo il 5% delle rendite delle terre africane del regno del Portogallo.
  29. ^
    « Veggio il novo Pilato sì crudele,

    che ciò nol sazia, ma sanza decreto
    portar nel Tempio le cupide vele
     »

    (Dante Alighieri, Purgatorio, XX, 91-93)
  30. ^ Barbara Frale. Il Papato e il processo ai Templari. L'inedita assoluzione di Chinon alla luce della diplomatica pontificia, Viella, 2003
  31. ^ La Pergamena di Chinon, assoluzione di papa Clemente V ai capi dell'ordine templare. Chinon, diocesi di Tours, 1308 agosto 17-20
  32. ^ L'Osservatore Romano in data 21 agosto 2008 pubblica un articolo della stessa Barbara Frale nel quale si sostiene che "le carte originali del processo ai Templari rinvenute nell'Archivio Segreto Vaticano dimostrano l'infondatezza delle accuse di eresia" http://www.segnideitempi.com/modules.php?name=News&file=article&sid=9548
  33. ^ Barber pag. 267.
  34. ^ Barber pag 271.
  35. ^ Barber pag 274.
  36. ^ Bordonove - Vita quotidiana, pag. 147-156.
  37. ^ Bordonove - Vita quotidiana, pag.110 e 140.
  38. ^ Bordonove - Vita quotidiana, pag. 129.
  39. ^ Barber pag. 266. Si parla di 9000 feudi, di cui almeno 200 in Italia.
  40. ^ dal francese "sergents" a sua volta dal latino "servientes", letteralmente "servi": da Helen Nicholson, Knight Templars, Oxford, Osprey, 2004.
  41. ^ Bordonove - Vita quotidiana, pag. 157.
  42. ^ Pomponio pag.12.
  43. ^ Pomponio pag.16.
  44. ^ Cerrini pag. 17.
  45. ^ Moiraghi cit., pag. 191. Si veda, per riferimento diretto, il testo in latino della Regola Templare.
  46. ^ La vita dell'Ordine del Tempio fu regolata, in fasi successive, dai seguenti documenti:
    • la Regola primitiva, scritta in latino, approvata dal Concilio di Troyes nel 1129;
    • la versione francese, con varianti, della Regola latina, scritta intorno al 1140;
    • i Retraits, raccolta di usi e costumi dell'Ordine, redatta intorno al 1165;
    • gli Status hiérarchiques, che trattano principalmente delle cerimonie, scritti intorno al 1240-1250;
    • gli Egards relativi alla disciplina, scritti intorno al 1257-1267.
  47. ^ Ne sono testimonianza la Lettera di Ugo e la Lettera di Guigo. Cerrini pag. 28, 29 e passim.
  48. ^ Cerrini pag.181.
  49. ^ Si vedano, in proposito, Fulcanelli, Il mistero della Cattedrali, Ed. Mediterranee, pag. 53, e ancora molti altri, come Christopher Knight e Robert Lomas, La chiave di Hiram, Ed. Mondadori.
  50. ^ Ribat è vocabolo arabo che definisce una struttura volta alla difesa delle frontiere, abitata da volontari organizzati su base religiosa e monacale.
  51. ^ Barber, pag. 98.
  52. ^ Régine Pernoud, Les templiers, Parigi, 1977. Ed. ital. Effedieffe, pag. 9
  53. ^ Barber, per questi insediamenti, da pag. 96 a 108.
  54. ^ Di particolare completezza in materia, si veda il testo di Goffredo Viti O. Cist. (a cura di), Monaci in armi, Ed. Certosa di Firenze, 1995
  55. ^ Si veda quanto riportato in F. Bramato, Il Templum Domini e la Militia Templi nella diocesi di Trani. Elementi e prospettive per la ricerca, in Barletta crocevia degli ordini religioso-cavallereschi medioevali. Seminario di studio, Barletta 16 giugno 1996, Taranto 1997, pagg. 57-60 e V. Ricci, La chiesa di Ognissanti di Trani non fu templare, in Cronache medievali, n. 32, 2010, pagg. 7-11.
  56. ^ Goffredo Viti, Monaci in armi, cit. rispettivamente pagine 41, 169, 31, 164, 214, 236, 248 e seg., 27, 46, 50, 59, 63, 75, 117.
  57. ^ Barber, pagine 268 e successive.
  58. ^ Barber, pag. 274 e seguenti
  59. ^ Barber, pag. 278.
  60. ^ Capone – Imperio – Valentini, Guida all'Italia dei Templari, Ed. Mediterranee. Si tratta di un'opera generale sugli insediamenti nella penisola.
  61. ^ Una sommaria elencazione è reperibile anche in Sedi templari in Italia.
  62. ^ Viti, Templari, pag. 221
  63. ^ Capone, cit.
  64. ^ Come più volte l'Osservatore Romano ha precisato, la Santa Sede riconosce ufficialmente e tutela solamente il Sovrano Militare Ordine di Malta e l'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Nel 2005 il cardinale vicario Camillo Ruini ha invitato le chiese della diocesi di Roma a non ospitare le cerimonie dei cosiddetti gruppi neotemplari, dichiarando esplicitamente che la Chiesa riconosce solo il "Sovrano militare ordine di Malta e l'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. (*Andrea Tornielli, "Riti, cavalieri e scomuniche: è la guerra dei Templari italiani" articolo da Il Giornale del 1º luglio 2005.)
  65. ^ Ecco cosa dice un passo finale della bolla: …Anche in altri casi, pur senza colpa dei frati, la chiesa romana qualche volta ha soppresso ordini di importanza assai maggiore per motivi senza paragone più modesti di quelli accennati, pertanto con amarezza e dolore, non con sentenza definitiva, ma con provvedimento apostolico, noi, con l'approvazione del santo concilio, sopprimiamo l'ordine dei Templari, la sua regola, il suo abito e il suo nome, con decreto assoluto, perenne, proibendolo per sempre, e vietando severamente che qualcuno, in seguito, entri in esso, ne assuma l'abito, lo porti, e intenda comportarsi da Templare. Se poi qualcuno facesse diversamente, incorra la sentenza di scomunica ipso facto….
  66. ^ a b c L'«infinita» storia dei Templari - Una recensione di Templari. Il martirio della memoria. Mitologia dei cavalieri del Tempio di Mario Arturo Iannaccone (Sugarco, Milano 2005)
  67. ^ I Templari, trad. it. Effedieffe, Milano 1993, p. 11.
  68. ^ M. Bauer, op.cit., cap.IV, pag.154
  69. ^ Massoneria, Firenze, Giunti, 2002, pag.51, ISBN 88-440-2502-7, ISBN 978-88-440-2502-1.
  70. ^ M. Bauer, op. cit., cap. V, pag. 162
  71. ^ Si veda in proposito il già citato testo: Christopher Knight e Robert Lomas, La chiave di Hiram, Ed. Mondadori
  72. ^ Hopkins, Marilyn; Simmans, Graham; Wallace-Murphy, Tim, Rex Deus: The True Mystery of Rennes-Le-Chateau, Element Books, 2000, ISBN 1-86204-472-4.
  73. ^ E sono sempre aperte le ricerche per sapere se veramente i Templari abbiano custodito la Sindone, come sostiene Barbara Frale dell'Archivio Segreto Vaticano (I Templari e la sindone di Cristo, Bologna, Il Mulino, 2009 - ISBN 978-88-15-13157-7). Di recente uno storico dell'università di Torino, Andrea Nicolotti, ha sostenuto in "Templari e la Sindone, Storia di un falso, Salerno, 2011 - ISBN 978-88-8402-720-7" la falsità di tutti gli argomenti proposti da Frale.
  74. ^ Umberto Eco, da La bustina di Minerva, su L'Espresso
  75. ^ The Times | UK News, World News and Opinion
  76. ^ Cressing Temple
  77. ^ House of Knights Templar - The preceptory of Templecombe | A History of the County of Somerset: Volume 2 (pp. 146-147)
  78. ^ St. Mary's Church, Sompting
  79. ^ Convent of Christ in Tomar - World Heritage Site - Pictures, info and travel reports
  80. ^ Templars Holdings in Portugal
  81. ^ La iglesia de los Templarios (Segovia), perso.wanadoo.es. URL consultato il 2 maggio 2014.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti utilizzate
  • AA VV, I Templari. Una vita tra i riti cavallereschi e fedeltà alla Chiesa, Goffredo Viti (a cura di). Atti del I convegno I Templari e san Bernardo di Chiaravalle, Certosa di Firenze, 23-24 ottobre 1992. Edizioni della Certosa di Firenze, 1995
  • AA VV, Monaci in armi. L'architettura sacra dei Templari attraverso il Mediterraneo, G. Viti-A. Cadei-V. Ascani (a cura di), Atti dal I Convegno I Templari e San Bernardo di Chiaravalle, Certosa di Firenze, 23-24 ottobre 1992. Edizioni della Certosa di Firenze, 1995
  • Malcolm Barber, La storia dei templari (The New Knighthood. A History of the Order of the Temple), traduzione di Mirco Scaccabarozzi, Mondolibri, 2003.
  • Martin Bauer, Il mistero dei Templari (Die Tempelritter Mythos und Wahrheit), Universale storica Newton, Newton & Compton, 1997, ISBN 88-541-0403-5.
  • Bernardo di Chiaravalle, Ai Cavalieri del Tempio. L'elogio della nuova Cavalleria, (a cura di Mario Polia). Il Cerchio, Rimini 2003. ISBN 88-8474-022-3
  • Georges Bordonove, La vita quotidiana dei Templari nel XIII secolo. Mondadori, 1995
  • Georges Bordonove, I Templari. ed. Sugarco, 1993
  • Georges Bordonove, La tragedia dei Templari. Bompiani, 2003. ISBN 88-452-9079-4
  • Bianca Capone, Loredana Imperio, Enzo Valentini, Guida all'Italia dei Templari, Ed. Mediterranee
  • Simonetta Cerrini, La rivoluzione dei Templari. Mondadori, 2008. ISBN 978-88-04-58074-4
  • Barbara Frale, Il Papato e il processo ai Templari. L'inedita assoluzione di Chinon alla luce della diplomatica pontificia (estratto), collana La corte dei papi, Viella, 12 novembre 2003, ISBN 978-88-8334-098-7
  • Mario Moiraghi, L'italiano che fondò i Templari. Ancora, 2005. ISBN 88-514-0279-5
  • Helen Nicholson, Knight Templar Oxford, Osprey, 2004. ISBN 1-84176-670-4.
  • Ennio Pomponio, Templari in battaglia, Penne e Papiri, 1996
  • Goffredo Viti O. Cist. (a cura di), Monaci in armi, Ed. Certosa di Firenze, 1995
  • Goffredo Viti (a cura di), I Templari – Una vita tra riti cavallereschi e fedeltà alla Chiesa, Ed. Certosa di Firenze, 1995
Approfondimenti
  • Franco Cardini, La nascita dei Templari. San Bernardo di Chiaravalle e la Cavalleria mistica. Il Cerchio, Rimini 1999
  • Franco Cardini, Templari e templarismo. Storia, mito, menzogne. Il Cerchio, Rimini 2005. ISBN 88-8474-045-2
  • Simonetta Cerrini, l'Apocalisse dei Templari. Missione e destino dell'Ordine religioso e cavalleresco più misterioso del Medioevo, Mondadori, Milano 2012 (ISBN 978-880-462-241-3).
  • Alain Demurger, Vita e morte dell'Ordine del Tempio. Garzanti, 1996
  • Alain Demurger, I Templari. Un ordine cavalleresco cristiano nel medioevo. Garzanti, 2006. ISBN 978-88-11-68158-8.
  • Barbara Frale, I Templari. Il Mulino, 2004, ISBN 978-88-15-09798-9
  • Barbara Frale, L'ultima battaglia dei Templari. Dal codice ombra d'obbedienza militare alla costruzione del processo per eresia, collana I libri di Viella, 25, ed. Viella, 2007 (I edizione 2001), ISBN 978-88-8334-037-6

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