Cromolitografia
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La cromolitografia è un'arte litografica per mezzo della quale si stampano i disegni a colori, imitando soprattutto i colori a tempra. Il termine deriva dal greco chroma (colore), lithos (pietra) e graphia (da graphein, disegnare).
Si tratta di un metodo che si sviluppa nel 1837 a partire dalla litografia (quest'ultima sperimentata dal tedesco Aloys Senefelder nel 1796).
Consiste nel disegnare figure con una particolare matita grassa su una matrice di pietra e, di seguito, nel versare il colore sulla matrice. Questo si espande entro i limiti ed i bordi della figura delimitato appunto dai tratti della matita grassa. Per ogni differente colore è necessaria una differente matrice. Grazie alla cromolitografia è quindi possibile utilizzare tanti colori senza sbaffi, più velocemente, con maggiori sfumature e toni molto più brillanti.
Nei primi tempi le cromolitografie erano senza scritte ed erano utilizzate come decorazione di oggetti (mobili, scatole, ventagli e contenitori di vari prodotti). Le immagini stampate venivano spesso ritagliate e usate per diversi passatempi (ad esempio, quello di ornare album e quaderni).
A partire dalla seconda metà dell'Ottocento iniziano a comparire immagini cromolitografiche stampate su fogli o cartoncini che pubblicizzano, con varie scritte, il prodotto da vendere.
Agli inizi del Novecento questa tecnica venne (in linea di massima) abbandonata con la diffusione della fotografia. Non avvenne però così bruscamente. Addirittura sino agli inizi degli anni sessanta, sopravvissero nelle periferie italiane piccole stamperie litografiche artigianali che si servivano degli ultimi incisori o comunque disegnatori litografi. Alcuni ancora bravissimi, veri e proprii epigoni di quell'arte.
Nella storia della cromolitografia, il primo grande maestro è stato Jules Chéret.[1] Egli portò questa tecnica dal livello sperimentale a quello di vera e propria forma d'arte. Chéret, infatti, non si limitò semplicemente a creare versioni colorate delle classiche litografie in bianco e nero, ma per primo riuscì a piegare il procedimento ai fini della resa pittorica.
[modifica] Note
- ^ * Ilderosa Lausida e Elena Petrucci. La pittura di pietra: Jules Chéret - 97 inediti. Carra Editrice, Casarano (Lecce), 2007. p. 43. ISBN 88-86406-41-X.
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