Guglielmo di Tiro

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Guglielmo di Tiro
arcivescovo della Chiesa cattolica
William of tyre.jpg
Guglielmo di Tiro scrive la sua Cronaca, da una traduzione francese del XIII secolo, Bibliothèque nationale de France, Parigi
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Incarichi ricoperti Arcivescovo di Tiro
Nato 1130 ca.
Consacrato arcivescovo giugno 1175
Deceduto tra il 1184 e il 1186
Guglielmo di Tiro scopre i primi sintomi della malattia di Baldovino, dal manoscritto L'Estoire d'Eracles, traduzione in francese della Historia di Guglielmo di Tiro, realizzato in Francia intorno al 1250 e conservato alla British Library, Londra.

Guglielmo di Tiro (latino: Guillelmus Tyrensis; francese: Guillaume de Tyr; Gerusalemme, 1130 circa – 1186 circa) fu arcivescovo della città di Tiro, nell'odierno Libano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Molto probabilmente nacque a Gerusalemme da una famiglia francese. Studiò a Parigi e a Bologna.

Nel 1167 l'arcivescovo di Tiro lo elesse arcidiacono della città di Tiro su richiesta del re Amalrico I di Gerusalemme. Si fece apprezzare per le sue capacità intellettuali e subito dopo fu inviato a Bisanzio a capo di una delegazione.

Nel 1169 era a Roma; fece ritorno in Terra Santa, dove Amalrico lo scelse prima come precettore del figlio, il futuro Baldovino IV di Gerusalemme, e poi cancelliere del Regno di Gerusalemme. Fu eletto arcivescovo di Tiro nel maggio 1174.

Entrò in conflitto con i Templari, probabilmente per motivi legati a una differente visione politica nei rapporti con i musulmani. Nei suoi scritti si scagliò contro il Gran Maestro del Tempio, Oddone di Saint Amand.

Preoccupato per i problemi incontro ai quali andava il Regno di Gerusalemme, minacciato da Saladino e governato da un giovane Baldovino attaccato dalla lebbra, nel 1177 si recò in Europa, dove non fu ascoltato. Al ritorno si imbarcò da Brindisi con le truppe di Pietro di Courtenay e giunse a Costantinopoli, dove rimase alcuni mesi presso la corte di Manuele I Comneno con quale mise in atto importanti relazioni diplomatiche; si recò anche ad Antiochia per concludere altre alleanze politiche e poi rientrò a Tiro.

Ma già l'anno dopo era in viaggio per partecipare al Concilio Lateranense III e per una nuova missione diplomatica col papa Alessandro III e presso i re di Francia e di Inghilterra.

Tornato in Terra Santa, morì poco dopo, tra il 1184 e il 1186.

Le opere[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Historia rerum in partibus transmarinis gestarum.

La Historia rerum in partibus transmarinis gestarum è un dettagliato resoconto scritto in latino della storia delle prime crociate e del Regno di Gerusalemme dal 1095 al 1183.

Da molti critici, il tono degli scritti viene considerato distorto ed eccessivo, ma le sue cronache sono in realtà ricchissime di notizie anche sull'Ordine dei Templari e sulla sua origine. D'altra parte, egli viene considerato come uno dei pochi cronisti del tempo che conosceva approfonditamente il mondo musulmano, i sunniti, le dinastie al potere. Era in stretto contatto con i regnanti di Gerusalemme e partecipò in prima persona a parecchi eventi.

La cronistoria si interrompe intorno al 1183, pressappoco l'anno della sua morte. Tuttavia altri cronisti proseguirono la cronaca redigendo altri scritti in antico francese: tra i Continuatori di Guglielmo (come oggi sono noti alla storiografia) spicca Ernoul.

A Guglielmo vengono anche attribuiti i Gesta orientalum principum, una storia dell'Impero romano d'Oriente dal 612 al 1182, che ci è pervenuta solo frammentaria.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • R.B.C. Huygens, "Guillaume de Tyr étudiant", in Latomus 21 (1962), pp. 811–829.
  • (EN) Guglielmo di Tiro, Historia rerum in partibus transmarinis gestarum (A History of Deeds Done Beyond the Sea), a cura di Emily Atwater Babock e A. C. Krey, traduzione di Emily Atwater Babock e A. C. Krey, Columbia University Press, 1943.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Arcivescovo di Tiro Successore ArchbishopPallium PioM.svg
Federico di la Roche 1175-1186 Ioscio

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