Jean Fouquet

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Autoritratto, Louvre, Parigi

Jean Fouquet[1] (Tours, 1420 circa – 1481) è stato un pittore e miniatore francese, massimo rappresentante della pittura del suo paese nel XV secolo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Tours, verso il 1415-1420, ma la sua formazione avvenne a Parigi, nell'ambito degli atelier di miniatura. Per tutta la sua carriera alternò la pittura su tavola con opere di miniatura di straordinaria qualità. La scarsità di documentazione rende difficoltosa la ricostruzione del suo percorso biografico, mentre è ormai appurato, almeno nelle principali linee, l'evoluzione stilistica nelle sue opere. Della sua prima attività si conoscono un Ritratto di Carlo VII e la Pietà di Nouans-les-Fontaines in Turenna, che risentono dell'insegnamento di Jan van Eyck e delle sculture di Claus Sluter.

Probabilmente tra il 1445 e il 1447[2] compì un viaggio in Italia, durante il quale fu fondamentale il soggiorno a Roma, alla corte di Eugenio IV del quale dipinse, forse, un perduto ritratto con due dignitari.[3] Qui conobbe alcuni artisti, tra i quali forse il Filarete[4] e quasi certamente Beato Angelico, ed ebbe modo di apprezzare le opere di Masolino e altri. Ne apprese le recenti formulazioni prospettiche e trasse inoltre, dai resti degli edifici romani, un repertorio classico che impiegò nelle opere successive. L'influenza dell'Angelico è visibile ad esempio nel Libro d'Ore di Etienne Chevalier. Visitò, forse, anche Napoli, sostò a Firenze, dove entrò in contatto con la pittura di Piero della Francesca e di Domenico Veneziano, e Ferrara, dove gli viene attribuito il Ritratto del Buffone Gonella, un nano della corte di Lionello d'Este. Comunque risultano evidenti sia la conoscenza dei monumenti italiani, che compaiono spesso raffigurati nelle sue opere, sia della prospettiva, dei volumi e della razionalità della luce dei pittori italiani.[5]

Tornato in Francia nel 1448, fu attivo alla corte di Carlo VII, del quale dipinse un Ritratto (1448-1450), e poi di Luigi XI, del quale fu pittore ufficiale da 1475. In Francia lavorò per i più alti funzionari statali, come Guillaume Jouvenel des Ursins, cancelliere di Francia (Ritratto, 1460 circa), Simon de Varie (Libro d'Ore, 1460 circa) o il tesoriere Etienne Chevalier. Per quest'ultimo miniò un Libro d'Ore oggi al Museo Condé di Chantilly, ma soprattutto dipinse quello che è considerato il suo capolavoro, il Dittico di Melun (1450 circa), commissionato per un altare della cattedrale di Melun, eretto in memoria di Agnès Sorel, amante di Carlo VII e morta nel 1450, di cui il committente era esecutore testamentario. Il dittico, da cui proviene anche il piccolo tondo con l'autoritratto dell'artista ora al Louvre, in cui riesce a conciliare le influenze fiamminghe, evidenziate dal realismo dei personaggi che si muovono in paesaggi di grande respiro, ed italiane, manifestate nel controllo dello spazio e nella definizione dei volumi, in un plasticismo nuovo che influenzerà a lungo l'arte francese.[6]

Tra il 1465 e il 1470 si dedicò ad altri splendidi lavori di miniatura, tra cui le illustrazioni per le Antichità giudaiche di Flavio Giuseppe e per le Grandes chroniques de France.

Tra il 1470 e il 1476 l'interesse dell'artista si orientò verso composizioni più complesse, descriventi movimenti di masse e la narrazione mutò dalla focalizzazione dell'individuo verso un'azione corale di grandi folle.[7]

Morì tra il 1478 e il 1481.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Jean Fouquet (French, born about 1415 - 1420, died before 1481) - Hours of Simon de Varie - Google Art Project.jpg Jean Fouquet (French, born about 1415 - 1420, died before 1481) - Simon de Varie Kneeling in Prayer - Google Art Project.jpg
Simon de Vaire in preghiera davanti alla Vergine, Los Angeles

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ È anche detto Giovanni Fochetta nelle Opere di Giorgio Vasari
  2. ^ Non vi è accordo tra gli storici sulle date del viaggio in Italia come del resto su un ampio periodo della vita di Fouquet: Jean Lestocquoy, Eugène IV, Jean Fouquet et Grachetto, in: Journal des savants. 1976, N°1. pp. 141-148.
  3. ^ "... il quale fé a Roma papa Eugenio e due altri de' suoi appresso di lui, che veramente parevano vivi proprio; i quali dipinse in su uno panno, il quale fu collocato nella sagristia della Minerva. Io dico così perché a mio tempo li dipinse." così il Filarete, che è la fonte di tale notizia, nel suo Trattato di architettura, descrive il dipinto, anche se tale attribuzione non è accettata da tutti gli storici: E.Castelnuovo, Presenze straniere: viaggi di opere, itinerari d’artisti nel Quattrocento in "La pittura in Italia, Il Quattrocento", vol. II, Electa, 1986
  4. ^ Filarete lo ricorda con il soprannome di Giachetto francioso nel suo Trattato di architettura ritenendolo tra i maggiori pittori viventi, ma non tutti gli autori accettano tale identificazione: Jean Lestocquoy , Eugène IV, Jean Fouquet et Grachetto, in: Journal des savants. 1976, N°1. pp. 141-148
  5. ^ "Le Muse", De Agostini, Novara, 1965, vol.5, pag.89-90
  6. ^ E.Castelnuovo, Op. cit. in "La pittura in Italia, Il Quattrocento", vol. II, Electa, 1986
  7. ^ "Le Muse", De Agostini, Novara, 1965, vol.5, pag.89-90
  8. ^ E.Castelnuovo, Op. cit. in "La pittura in Italia, Il Quattrocento", vol. II, Electa, 1986.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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