Raffaello Sanzio

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« Questi è quel Raffaello per cui la natura temette di esser vinta, mentr' era vivo e di morire, una volta morto »
(epigrafe della tomba di Raffaello nel Pantheon di Roma)
Presunto autoritratto; olio su tavola, 45 x 33 cm, 1506, Galleria degli Uffizi, Firenze

Raffaello Sanzio (Urbino, 6 aprile 1483Roma, 6 aprile 1520) è stato un pittore e architetto italiano, tra i più celebri del Rinascimento italiano.

Indice

[modifica] Biografia

[modifica] La formazione artistica (1483 - 1504)

Madonna col Bambino, affresco, 97 x 67 cm, 1498, Casa Santi, Urbino

Raffaello nacque a Urbino «l'anno 1483, in venerdì santo,[1] a ore tre di notte, d'un Giovanni de' Santi, riceve la sua formazione nella bottega del padre e, a Perugia, in quella di Pietro Perugino. A Urbino può avere anche una prima conoscenza dell'opera di Melozzo, che avrà notevole influenza su di lui: "Non ci sarebbe stato il Cinquecento di Raffaello e di Michelangelo senza Melozzo", dice Antonio Paolucci [2].

Nell'autunno del 1504 si trasferisce a Firenze dove operano Leonardo e Michelangelo; qui vive fino al 1508 quando è chiamato a Roma da Papa Giulio II. Giovanni non era un pittore molto eccellente, ma sibbene uomo di buono ingegno ed atto a indirizzare i figliuoli per quella buona via che per mala fortuna sua non era stata mostra nella sua gioventù».[3]

Raffaello (ritratto bambino dal padre nella Cappella Tiranni in Cagli) fu il primo e unico figlio di Giovanni Santi e di Magia di Battista di Nicola Ciarla, la madre che morirà di lì a poco, il 7 ottobre 1491. Il padre, ben noto nella città di Urbino, pittore e autore di una storia della pittura contemporanea in versi, si risposò poco dopo con una certa Bernardino, dalla quale ebbe la figlia Elisabetta.

Angelo, olio su tavola, 31 x 27 cm, 1501, Tosio-Martinengo, Brescia

Raffaello apprese i primi insegnamenti di disegno e pittura nella bottega del padre, [4] In realtà, Raffaello era solo undicenne quando il padre morì il 1º agosto 1494, e non è noto attraverso quali vie il giovanissimo pittore arrivò a far parte della bottega del Perugino: non sembra infatti credibile la notizia del Vasari secondo la quale Raffaello sia stato allievo del Perugino ancora prima della morte del padre e persino di quella della madre.[5] È tuttavia certo che «studiando Raffaello la maniera di Pietro, la imitò così appunto e in tutte le cose, che i suoi ritratti non si conoscevano dagli originali del maestro, e fra le cose sue e di Pietro non si sapeva certo discernere».[6] Le ultime tendenze della critica si concentrano proprio sugli anni giovanili, prendendo in esame la prevalenza, nella formazione di Raffaello, del rapporto con il padre, con la sua bottega e soprattutto con la grande cultura che ha come epicentro il Palazzo Ducale con le sue collezioni d’arte[7].

Si è ritenuto di vedere un suo intervento nella tavola della Natività della Madonna della chiesa di Santa Maria Nuova a Fano, compiuta nel 1497, e negli affreschi del Collegio del Cambio a Perugia, del 1498, ma sembra che la sua prima opera cui possa darsi un reale credito attributivo sia la Madonna del Bambino, affrescata nella stanza in cui si crede sia nato, in casa Santi a Urbino, databile al 1498 (e che fino a pochi anni addietro si riteneva opera del padre, che avrebbe raffigurato nei personaggi lo stesso Raffaello e la prima moglie Magia Ciarla).

Il 10 dicembre 1500 il magister Rafael Johannis Santis de Urbino ed Evangelista da Pian di Meleto ricevettero dalle suore del convento di Sant'Agostino a Città di Castello la commissione della Pala del beato Nicola da Tolentino, terminata il 13 settembre 1501. Danneggiata da un terremoto nel 1789, fu smembrata e dispersa - le due tavole con i miracoli del beato a Detroit e quella dell' Eterno al Museo di Capodimonte sono attribuite a Evangelista - si riconosce senz'altro come parte di quella pala e di sua mano l' Angelo conservato nella Pinacoteca Tosio-Martinengo di Brescia; anche il frammento dell' Angelo del Louvre è attribuito a Raffaello.

Resurrezione, olio su tavola, 52 x 44 cm, 1501, Museu de Arte, San Paolo

Manca la documentazione sulle opere datate intorno al 1501: la Madonna leggente col Bambino e la Madonna col Bambino e i santi Gerolamo e Francesco di Berlino, e il San Sebastiano dell'Accademia Carrara di Bergamo, tutte di impianto peruginesco, mentre la commissione fattagli in quell'anno dalle clarisse di Monteluce, presso Perugia, di una Incoronazione della Madonna non fu da lui mai portata a compimento e la tavola, infine eseguita da Giulio Romano, fu consegnata alle suore soltanto cinque anni dopo la morte del Maestro.

La Resurrezione di San Paolo del Brasile si trovava nell'Ottocento in una collezione scozzese e fu venduta al Museo brasiliano come opera di Mariano di ser Austerio; la critica, già divisa nell'attribuzione fra Perugino e Raffaello, è attualmente concorde nell'attribuirla all'urbinate, ravvisandovi bensì una chiara ispirazione del maestro di Città della Pieve, uniti tuttavia a riferimenti al Pinturicchio - nel paesaggio, nei particolari della decorazione del sarcofago e nella preziosità delle vesti dei personaggi - secondo l'indicazione del Longhi, sostenitore di un influsso, nei primi anni del secolo, dei modi del raffinato maestro perugino.

Ancora motivi del Perugino sono presenti nella Crocefissione con due angeli, la Madonna e i santi Gerolamo, Maddalena e Giovanni Evangelista, che fu dipinta per la chiesa di San Domenico di Città di Castello ed è conosciuta come "Crocefissione Gavari" dal nome della famiglia committente o anche Crocefissione Mond dal nome del collezionista inglese che la vendette alla National Gallery di Londra nel 1924, reca ai piedi della croce la firma «Raphael Urbinas P.».

L'Incoronazione della Vergine o «Pala Oddi», perché commessa nel 1502 da Maddalena degli Oddi per la chiesa perugina di San Francesco, finì, dopo la requisizione fatta dai Francesi nel 1797, alla Pinacoteca Vaticana. Non convince la disposizione a due piani - gli apostoli dal basso guardano all'incoronazione che avviene in cielo - mentre Raffaello si sforza di variare atteggiamenti ed espressioni, testimoniando così una ricerca personale.

Per la chiesa di San Francesco di Città di Castello fu commesso dalla famiglia Albizzini lo Sposalizio della Vergine, dove rimase fino al 1798 per passare all'Accademia di Brera nel 1806; compiuto nel 1504, è firmato nel fregio del portico del tempio «Raphael Urbinas». È debitore di due dipinti del Perugino: della Consegna delle chiavi della cappella Sistina e soprattutto dell'analogo Sposalizio, ora a Caen, che il Maestro umbro aveva appena dipinto per la Cattedrale di Perugia. Raffaello alleggerisce e insieme rende più imponente l'architettura del tempio che, allontanato prospetticamente, assume la funzione di asse di riferimento alla disposizione circolare delle figure in primo piano.

[modifica] Il periodo fiorentino (1505 - 1508)

Pala Colonna, olio su tavola, 98 x 68 cm, 1504, Metropolitan, New York

Nell'autunno del 1504 Raffaello è a Firenze, forse raccomandato al gonfaloniere Pier Soderini da Giovanna Feltria, figlia di Federico da Montefeltro e moglie di Giovanni della Rovere. Giunto a Firenze e «fatta amicizia con alcuni giovani pittori, tra cui furono Ridolfo Ghirlandaio, Aristotile da San Gallo[8] ed altri, fu nella città molto onorato e particolarmente da Taddeo Taddei, il quale lo volle sempre in casa sua ed alla sua tavola, come quegli che amò sempre tutti gli uomini inclinati alla virtù»,[9] per il quale Raffaello fece, nel 1506, la Madonna del prato di Vienna - che il Vasari giudica ancora della maniera del Perugino e, forse l'anno dopo, la Madonna Bridgewater di Londra, «molto migliore», perché nel frattempo Raffaello «studiando apprese».[9]

Il sogno del cavaliere, olio su tavola, 17 x 17 cm, 1505, National Gallery, Londra

Raffaello era giunto a Firenze avendo ancora diverse commissioni da completare: nel 1503 aveva ricevuto l'incarico, dalle suore del convento di Sant’Antonio a Perugia, di una pala d'altare, la Pala Colonna, che ebbe una lunga elaborazione, visibile nelle differenze di stile tra la lunetta ancora «umbra» e il gruppo «fiorentino» della tavola centrale. Terminato nel 1506, il complesso della pala comprendeva, oltre all'elemento centrale e alla lunetta - ora al Metropolitan di New York - cinque tavolette che costituivano la predella: il Santo francescano e il Sant'Antonio da Padova, ora a Dulwich, la Pietà ora a Boston, l'Andata al Calvario, ora alla National Gallery di Londra e l' Orazione nell'orto, anch'essa al Metropolitan. Il complesso fu infatti smembrato e venduto dalle suore di Sant'Antonio nel 1677 al perugino Antonio Bigazzini, da cui pervenne alla famiglia romana dalla quale prese il nome, poi ai Borboni di Napoli e di qui in Spagna nel 1861 e infine negli Stati Uniti nel 1901.

Le Tre Grazie, olio su tavola, 17 x 17 cm, 1505, Mosée Condé, Chantilly

Nel Sogno del cavaliere, composizione apparentemente semplice, ma che è il risultato di una ricerca sottile di equilibrio delle masse in primo piano e dei piani che digradano nel fondo, Raffaello affrontò un tema gradito agli ambienti intellettuali fiorentini, impregnati di neo-platonismo: quello dell'esortazione al bene, alla scelta dei piaceri dell'anima piuttosto che di quelli del corpo. Secondo André Chastel[10] l'iconografia del dipinto trae le sue fonti nel poema di Silio Italico Punica, ritrovato dall'umanista Poggio Bracciolini nel 1417, e dal ciceroniano Somnium Scipionis nel commento di Macrobio: nel sogno, Scipione viene esortato da Pallade, a sinistra, a seguire la via della virtù, evitando quella del vizio, indicata da Venere, a destra.

La tavoletta delle Tre Grazie è il pendant del Sogno e rappresenta il seguito dell'esortazione: Castità, Bellezza e Amore ricompensano l'eroe con i pomi delle Esperidi. Le due tavole sarebbero state dedicate al giovanissimo Scipione di Tommaso Borghese e infatti esse appartennero a quella famiglia romana fino alla fine del Settecento, passando poi in Inghilterra dove Il sogno del cavaliere rimase, mentre le Tre Grazie pervennero al Museo di Chantilly nel 1885.

Pala Ansidei, olio su tavola, 274x152 cm, 1506, National Gallery, Londra

Anche la commissione ricevuta a Perugia nel 1504 per una Madonna col Bambino e i santi Giovanni Battista e Nicola da collocare nella cappella Ansidei della chiesa di San Fiorenzo, fu completata, secondo quanto sembra leggersi nel dipinto, nel 1505. La pala, che reca sul trono la scritta «SALVE MATER CHRISTI», passò in Inghilterra nel 1764 fino a pervenire nel 1885 alla National Gallery di Londra che conserva anche una parte della predella. Nell'opera ancora di ispirazione umbra, Raffaello apporta una sostanziale semplificazione dell'impianto architettonico, così da dare all'insieme una più efficace e rigorosa monumentalità.

Per Guidobaldo da Montefeltro Raffaello avrebbe dipinto nel 1505 tre tavolette di soggetto simile, San Michele e il drago e due San Giorgio e il drago: il San Michele e uno dei San Giorgio sarebbero presto passati, non si sa come,[11] a uno sconosciuto milanese che li avrebbe venduti al conte piacentino Ascanio Sforza - omonimo del noto cardinale - passando poi al cardinal Mazzarino e da questi a Luigi XIV e quindi al Louvre, il terzo San Giorgio fu donato da Guidobaldo a Enrico VII d'Inghilterra nel 1506, dal quale, dopo lunghi passaggi di proprietà nel corso dei secoli, arrivò all'odierna sede di Washington.

I primi anni del soggiorno fiorentino sono soprattutto quelli di molte importanti Madonne col Bambino: la Madonna col Bambino e san Giovannino, detta Madonna Diotallevi, dal nome del collezionista riminese che la vendette ai Musei berlinesi nel 1842 come opera di Perugino, la Madonna col Bambino o Madonna Connestabile, essendo il Connestabile di Perugia il proprietario che cedetta la tavola nel 1871 alle Collezioni imperiali di San Pietroburgo, la Madonna Cowper di Washington - già appartenuta ai lords Cowper di Panshanger[12] - la Madonna Torrenuova, venduta nel 1854 dal duca di Terranuova ai Musei di Berlino e la Madonna del Granduca di Palazzo Pitti, appartenuta già al pittore Carlo Dolci, che fu acquistata nel 1799 da Ferdinando III di Toscana.

Il Trasporto di Cristo morto (Galleria Borghese, Roma) è il soggetto principale della pala «Baglioni», dipinta nel 1507 per San Francesco di Perugia; vi si trova eccezionalmente uno stile teso, con una ricerca plastica ispirata a Michelangelo. L'affresco con la Trinità e santi, dipinto nella Cappella di San Severo a Perugia, mostra in compenso un'ampiezza tranquilla che annuncia il Trionfo dell'Eucarestia. Al periodo fiorentino appartengono infine alcuni bei ritratti nei quali è manifesta l'influenza di Leonardo: Donna gravida, Agnolo Doni e Maddalena Doni (Palazzo Pitti), sullo sfondo di un paesaggio come la Dama con il liocorno (Galleria Borghese). Del 1508 circa è la Muta (Galleria nazionale, Urbino), capolavoro della ritrattistica di Raffaello, anch'esso caratterizzato dall'adesione a motivi leonardeschi.

[modifica] Il periodo romano (1509 - 1520)

La fine del 1508 vide il suo trasferimento a Roma dove, appena venticinquenne, prestò servizio per papa Giulio II: a questo periodo risalgono le decorazioni delle stanze papali nel Palazzo Vaticano, come La scuola di Atene che rivela, tra l'altro, una profonda conoscenza del progetto per San Pietro del Bramante, a contatto del quale maturerà la sua sensibilità architettonica che si manifesterà in un breve ma intenso periodo di attività tra il 1513 ed il 1520.

Pur ingraziandosi altri mecenati presso i quali prestò servizio Raffaello mantenne la posizione di pittore papale, proseguendo il lavoro sotto il papato di papa Leone X, successore di Giulio II che gli affidò l'incarico di custodia e registrazione dei marmi antichi. In questo periodo Raffaello conduce un attento studio dei resti antichi, per esempio esaminando le strutture e gli elementi architettonici del Pantheon, come nessuno aveva fatto fino a quel momento[13].

In questo periodo all'amicizia con Bramante si contrappose la rivalità di entrambi con Michelangelo e Sebastiano del Piombo. Sotto il pontificato di Giulio II la fama di Raffaello crebbe a tal punto che fu nominato nel 1514 architetto della basilica di San Pietro, sebbene la morte dell'artista, avvenuta il 6 aprile 1520, non abbia permesso ai progetti originali di essere portati a compimento secondo le idee originarie. Era stato lo stesso Bramante a proporre Raffaello come suo successore, grazie alla fama che aveva come pittore.
L'interesse per l'architettura di Raffaello, maturato grazie all'influenza di Bramante ed allo studio delle antichità, si estende alle agli aspetti teorici: fece fare una traduzione da Fabio Calvo il De architectura di Vitruvio, rimasta inedita, evidentemente per poterlo studiare direttamente ed utilizzarlo nello studio sistematico dei minumenti romani[14]. Nella sua breve attività come architetto portò a termine a Roma altri edifici; tra i tanti, il Palazzo Branconio dell'Aquila in Borgo, e la chiesa di S. Eligio degli Orefici vicino via Giulia.

[modifica] La Cappella Chigi in Santa Maria del Popolo

Una nuova concezione dello spazio è l'elemento che caratterizza anche l’unico edificio religioso di Raffaello, che si sia conservato nella sua forma originaria, la Cappella Chigi. Alla cappella si accede attraverso un arco aperto alla navata laterale della chiesa, l’interno è composto da tre arcate cieche che seguono lo schema di quelle dell’ingresso. Questo sistema sostiene una cupola su pennacchi (assomiglianza alla crociera in versione ridotta di San Pietro del Bramante). Come in San Pietro il diametro è maggiore dell’ampiezza dell’arco d’ingresso. Come il Coro (Bramante), anche la cappella è una struttura autonoma annessa a Santa Maria del Popolo, e come il Tempietto essa è coperta da una cupola. Al contrario degli edifici bramanteschi, nella cappella lo spettatore deve guardare da più punti di vista per cogliere tutto lo splendore. Lo spettatore deve stare nello spazio non davanti ad esso. Raffello disegna i mosaici che decorano la cupola della cappella.

[modifica] Palazzi

Raffaello progettò (secondo Vasari) il palazzo del protonotario apostolico Giovan Battista Branconio dell'Aquila, che fu demolito nel Seicento per fare spazio al colonnato del Bernini di fronte a San Pietro. La facciata aveva cinque campate (riferimento al Palazzo Caprini di Bramante), ma nel palazzo dell’Aquila il pianterreno, che doveva essere affidato a botteghe, non era bugnato ma articolato da un ordine tuscanico tra arcate cieche. Al piano superiore Raffaello abbandona gli ordini classici, rompendo così la tradizione da Palazzo Rucellai a Palazzo Caprini. Se si confronta il Palazzo d'Aquila con quello bramantesco, con la sua chiara distinzione tra elementi portanti e parti di riempimento, la facciata del primo appare inquieta e senza logica. L’ordine classico si trova solo dove si manifesta un reale rapporto tra carico e sostegno.

Altri palazzi progettati da Raffaello, con l'aiuto della sua bottega, che comprendeva Giulio Romano, sono il Palazzo Jacopo da Brescia ed il Palazzo Alberini.

Palazzo Vidoni Caffarelli,nonostante sia stato attribuito per molto tempo a Raffaello, non fu progettato personalmente dal mastro, ma sicuramente da un suo allievo, probabilmente Ludovico Lorenzetti, e rispecchia comunque un modello e uno stile riferibile non solo a Raffaello ma anche a Bramante. In origine la facciata era di sette campate; il prolungamento e l’ultimo piano appartengono a una fase di costruzione più tarda. Il pian terreno è trattato come un basamento bugnato (orizzontale), mentre le colonne binate in rilievo poste al piano nobile richiamano il Palazzo Caprini e come unico elemento verticale assumono una grande importanza visiva.

A Raffaello è attribuito, secondo anche quanto riportato dal Vasari, anche il progetto del Palazzo Pandolfini a Firenze. La costruzione iniziò già dal 1516, ma Raffaello non seguì i lavori affidati a Giovanfrancesco da Sangallo e poi Bastiano da Sangallo, detto Aristotile. Probabile che l'originario progetto di Raffaello sia stato modificato dagli esecutori nell'impostazione di questo palazzo insolitamente a due soli piani, invece dei tre canonici. Non è inoltre chiaro se il palazzo sia un'opera compita a metà, vista la posizione del portale posto tra l'edificio ed un corpo basso ad un solo piano che forse si è rinunciato a rialzare raddoppiando le dimensioni della facciata. Lo stesso Vasari parlava di un progetto incompleto. Inoltre la prima raffigurazione iconografica del palazzo come lo si vede oggi risale solo al 1779, mentre planimetrie più antiche non riportano una pianta come quella attuale. In ogni caso il fabbricato alla destra del portone è un'aggiunta settecentesca.

[modifica] Villa Madama

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Villa Madama.

Negli ultimi anni della sua vita Raffello lavorò al progetto della villa a Monte Mario. Sovrintendente dei lavori fu nominato Antonio da Sangallo il Giovane, che era assistente di Raffaello a San Pietro. Un disegno mostra lo stato del progetto nel 1520, in cui al centro della villa doveva trovarsi un grande cortile circolare. Oltre alle stanze, la villa avrebbe compreso un teatro, stalle per duecento cavalli, un immenso ippodromo e giardini con giochi d’acqua; una grande scalinata, avrebbe dovuto condurre all’ingresso della villa. La Curia, dopo l’elezione di Clemente VII, difficilmente poteva permettersi di continuare i lavori al Belvedere; così si fermarono anche quelli a Monte Mario. La parte completata venne incendiata durante il Sacco di Roma. Dopo un restauro la villa divenne proprietà di Margherita di Parma (da lì il nome Villa Madama). Le sole parti dell’edificio originario sono, oltre a qualche zona del giardino, sono alcune parti incomplete della rotonda, cinque stanze e una loggia a tre campate. C’era un’idea di fare come nel Cortile del Belvedere (terrazze) ma venne abbandonata. Non esisteva un unico punto dal quale vedere la villa nel suo insieme; l’ippodromo,il teatro, la loggia, le terrazze del giardino e anche il vestibolo erano pensati per essere usati o tutti insieme o anche solo uno alla volta. In Villa Madama troviamo la stessa insistenza sulle visuali interne, come nella Cappella Chigi, e la medesima rinuncia a un sistema strutturale che governi tutto l’insieme, come Palazzo d’Aquila. Nessun edificio precedente aveva riprodotto così esattamente la funzione e le forme degli antichi modelli romani. Il teatro così come appare nel disegno di Sangallo è una precisa ricostruzione del teatro romano. Non esiste niente di più vicino all’epoca romana come la loggia (il modello più vicino era la decorazione della Domus Aurea e delle terme di Tito). Struttura e ornamento si fondono insieme. Erano proprio questi edifici che Raffaello, nella Lettera a Papa Leone X, considerava la massima conquista dell’arte dell’antichità. I giardini e la terrazza, nonostante secoli di abbandono, rendono ancora l’idea della fusione di paesaggio e architettura che caratterizzava la villa.

[modifica] Basilica di San Pietro

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Basilica di San Pietro in Vaticano.

Il lavoro di Raffaello a San Pietro si svolse sotto cattivi auspici, perché Leone X era molto meno interessato del suo predecessore al nuovo edificio. Si concentrava di più sulla facciata della chiesa di famiglia, San Lorenzo a Firenze, sulla ricostruzione di San Giovanni dei Fiorentini, a Roma (nel frattempo il lavoro a San Pietro procedette molto lentamente).

Un solo disegno si può attribuire a Bramante, molti invece a Raffaello; quest’ultimo era solito preparare molti dipinti con disegni metodici e accurati (si rese conto che non era possibile una sola pianta per tutta San Pietro). Era complicato mettere tutto per iscritto, quindi Raffaello utilizzò un nuovo sistema, quello della proiezione ortogonale (dice: l’architetto non ha bisogno di saper disegnare come un pittore, ma di avere disegni che li permettono di vedere l’edificio così come). Abbandonò la configurazione prospettica del Bramante.

Sebastiano Serlio precisa che molte parti del modello bramantesco sono incomplete, e Raffaello disegnando la propria pianta riutilizzò le idee di Bramante. Questa pianta si distingue da tutte le altre per la sua completa chiarezza: una navata di cinque campate, con navate laterali, viene posta davanti allo spazio cupolato bramantesco; la facciata è costituita da un ampio portico a due piani, i pilastri presentano doppie paraste sia verso la navata maggiore sia verso le navate laterali. L’altezza della navata maggiore era fissata dagli archi a crociera bramanteschi. Il sistema delle cupole minori fu ripreso. Le fondazioni dei piloni si mostrano insufficienti; per questa ragione si decise di posizionare i muri (quelli più sollecitati dal carico) più vicini ai piloni della cupola. L’ordine gigante della crociera prosegue sui pilastri del transetto, e le colonne tra i pilastri formano un ordine minore.

Raffaello non aveva alcuna intenzione di modificare la cupola di Bramante: l’aspetto esterno della chiesa sarebbe stato dominato dal sistema trabeato all’antica, composto cioè da sostegni verticali e architravi orizzontali senza l’uso di archi. Sia nei deambulatori che sulla facciata, colonne libere o semicolonne addossate alla muratura sostengono una trabeazione dorica; la facciata come quella di un tempio classico, consiste di colonne e timpano (Sant'Andrea a Mantova).

Con la sua navata, le alte torri e la facciata colossale, questo progetto supera quello della prima fase della fabbrica, sia per dimensione sia per magnificenza. Certamente il progetto di Raffaello presenta un ritorno all’impianto tradizionale a forma di T dell’antica San Pietro.

Durante la direzione di Raffaello la costruzione di San Pietro avanzò molto lentamente. Antonio da Sangallo, successore di Raffaello (1520), espose i difetti del progetto di Raffaello in un famoso memoriale.

[modifica] Stanze negli appartamenti papali

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Stanze di Raffaello.

Il papa fece dipingere a Raffaello tre stanze degli appartamenti papali tra il 1508 e il 1520, con molti allievi come aiuti:

  • Stanza della Segnatura, che era la biblioteca privata del papa: qui è conservato l'affresco La scuola di Atene, che rappresenta dei celebri filosofi antichi intenti a dialogare tra loro, all'interno di un immaginario edificio classico;
  • Stanza di Eliodoro, che il papa utilizzava per le udienze: dove sono rappresentati episodi storici in cui si dimostra la protezione di Dio alla Chiesa. Una di queste rappresentazioni è La liberazione di San Pietro, un'altra è La Messa di Bolsena;
  • Stanza dell'Incendio di Borgo, che era destinata ai pranzi di cerimonia: qui sono rappresentate storie di papi che condividevano il nome di Leone (in onore del nuovo papa Leone X).

Di un'ulteriore stanza, la Stanza di Costantino, Raffaello ha probabilmente fornito soltanto il disegno generale degli affreschi.

[modifica] Ultimi anni e morte

Gli anni tra il 1517 e il 1520 furono per Raffaello particolarmente fecondi e lo portarono a realizzare alcune tra le sue opere più apprezzate come il Ritratto di Leone X con i cardinali Giulio de' Medici e Luigi de' Rossi ed il ritratto di donna conosciuto come La Fornarina in cui raffigurò -secondo alcune ipotesi- la sua musa-amante Margherita Luti; dello stesso periodo è la Trasfigurazione, grande olio su tavola, dinamico ed innovativo, che risulta essere l'ultima opera dell'artista e che fu completata nella parte inferiore da Giulio Romano il giorno prima della morte del maestro, così da poter essere collocata accanto al suo letto al momento del decesso, come racconta il Vasari. Lo stesso Vasari si sofferma sulle cause della morte, sopraggiunta dopo 15 giorni di malattia, iniziata con una febbre, causata secondo il biografo da "eccessi amorosi",ed infelicemente curata con ripetuti salassi. Raffaello morì, comunque, il 6 aprile 1520, a soli 37 anni, nel giorno di Venerdì Santo; la sua scomparsa fu salutata dal commosso cordoglio dei romani e dell'intera corte pontificia. Il suo corpo fu sepolto nel Pantheon, come egli stesso aveva richiesto. L'epigrafe della tomba di Raffaello, un distico scritto appositamente da Pietro Bembo e situato nel Pantheon, recita:

(LA)
« ILLE HIC EST RAPHAEL TIMUIT QUO SOSPITE VINCI
RERUM MAGNA PARENS ET MORIENTE MORI
 »
(IT)
« Questi è quel Raffaello per cui la natura temette di esser vinta,
mentr' era vivo e di morire, una volta morto »

[modifica] Dipinti

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Madonne di Raffaello.
Monumento a Raffaello Sanzio, Urbino.

[modifica] Onorificenze

A Raffaello Sanzio è stato dedicato l'asteroide 9957 Raffaellosanti.

[modifica] Banconote italiane

Dal 1997, Raffaello Sanzio è stato raffigurato sulla banconota da 500.000 lire italiane, fin quando l'Italia adottò l'euro.

Banconota da 500.000 lire italiane raffigurante Raffaello Sanzio

[modifica] Note

  1. ^ Che nel 1483 corrispondeva al giorno 28 marzo
  2. ^ Il Quattrocento a Roma e la grande rinascita culturale nella città dei papi di Antonio Paolucci
  3. ^ Giorgio Vasari, Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori, Firenze 1568. La notizia del Vasari comporta che Raffaello sia nato il 28 marzo (venerdì santo). Tuttavia esiste un'altra versione secondo la quale il giorno di nascita del maestro urbinate dovrebbe essere il 6 aprile, e ciò sulla base della lettera di Michelangelo Michiel ad Antonio Marsilio (confermata dal noto epitaffio di Pietro Bembo) che sottolinea come la data del giorno e dell'ora di morte di Raffaello, apparentemente coincidente con quella di Cristo - ore 3 del 6 aprile, venerdì prima di Pasqua - corrispondano esattamente con la data della sua nascita. Naturalmente, tutto questo ha il sapore della leggenda e se si può ritenere sufficientemente certo il giorno della sua morte, non può essere così per quello della sua nascita.
  4. ^ G. Vasari, Vita di Raffaello da Urbino
  5. ^ Per Vasari, Pietro Perugino, «preso il putto, non senza molte lagrime della madre, che teneramente l'amava, lo menò a Perugia»
  6. ^ G. Vasari, cit.
  7. ^ www.electaweb.it in raffaello e urbino
  8. ^ Ossia Bastiano da Sangallo, soprannominato Aristotile per il suo parlare con gravità, adagio e sentenziosamente
  9. ^ a b G. Vasari, Vita di Raffaello
  10. ^ Art et Humanisme à Florence, 1959
  11. ^ La notizia è contenuta in un sonetto del Lomazzo, del 1587
  12. ^ Si vedano i passaggi di proprietà della tavola: [1]
  13. ^ Frommel, Ray, Tafuri (a cura di), Raffalello architetto, 1984
  14. ^ La traduzione, una delle prime conosciute, di cui esistono due redazioni manoscritte, riporta la seguente intestazione: "...tradocto di latino in lingua e sermone proprio e volgare da Messere Fabio Calvo ravennate, in roma in casa di Raphaello di Giovan de Sancte da Urbino e a sua instantia...": vd. F. Di Todaro, Vitruvio, Raffaello, Piero della Francesca, in Annali di Architettura n. 14, 2002.
  15. ^ Dall'Archivio dei Padri Cappuccini in Ancona: la Madonna dei Bentivoglio a Sassoferrato apparteneva a questa nobile famiglia; per evitare litigi nelle divisioni patrimoniali, fu donata alla chiesa di S. Paolo del convento dei Francescani Cappuccini di Sassoferrato e lì è rimasta fino alle requisizioni napoleoniche. I Cappuccini hanno tramandato che il funzionario incaricato della trasmissione, fece fare una copia che mandò a Parigi e trattenne per sé l'originale. Non si conosce dove è conservata e come è rappresentata.

[modifica] Bibliografia

  • A. Pagnani," Storia di Sassoferrato", Fabriano 1975
  • P. De Vecchi, Raffaello: la pittura, Firenze 1981
  • J. Beck, Raffaello, Milano 1982
  • K. Oberhuber, Raffaello, Milano 1982
  • J. Pope Hennessy, Raffaello, Torino 1983
  • M. Tafuri, C. L. Frommel, S. Ray, Raffaello architetto, Milano 1984
  • A. Zuccari, Raffaello e le dimore del Rinascimento, Firenze 1986
  • N. Dacos Crifò, Le Logge di Raffaello, Roma 1986
  • V. Labella, Una stagione di giganti. Michelangelo, Leonardo, Raffaello, Cinisello Balsamo 1991
  • AA. VV., Raffaello, Milano 1994
  • W. Lotz, Architettura in Italia 1500-1600, a cura di D. Howard, Milano, Rizzoli, 1995.
  • Pasquale Sabbatino, Raffaello Sanzio e Baldassare Castiglione, in La bellezza di Elena. L'imitazione nella letteratura e nelle arti figurative del Rinascimento, Firenze, Olschki, 1997, pp. 35-40, ISBN 88-222-4503-2
  • N. Dacos, Le logge di Raffaello. L'antico, la Bibbia, la bottega, la fortuna, Milano, Jaca Book-LEV-Musei Vaticani, 2008

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

Ritratto spiritoso dell'arte di Raffaello

"Questi è quel Raffaello per cui la natura temette di esser vinta, mentr' era vivo e di morire, una volta morto" (epigrafe della tomba di Raffaello nel Pantheon di Roma)

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