Charles-Henri Sanson

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Illustrazione di Charles-Henri Sanson

Charles-Henri Sanson (Parigi, 15 febbraio 1739Parigi, 5 luglio 1806) è stato un ufficiale e boia francese.

È il più celebre di una nota dinastia familiare di esecutori di giustizia parigini che ricoprirono con continuità questo incarico tra il 1687 e il 1847. Eseguì, tra le altre, la decapitazione di Luigi XVI di Francia durante la rivoluzione francese.

Charles-Henri: tra romanzo e realtà storica[modifica | modifica wikitesto]

Non ci rimane alcun ritratto di Charles-Henri Sanson, ma esistono, invece, alcune biografie molto romanzate del XIX secolo basate sui diari - in realtà degli apocrifi successivi - tenuti dall'ufficiale francese. I presunti diari furono pubblicati, per la prima volta, nel 1829 con il titolo di Mémoires pour servir a l'histoire de la Revolution Française par Sanson (2 volumi, 1829) e l'introduzione di Honoré de Balzac. Un'altra opera biografica (Sept générations d'exécuteurs. Mémoires des Sanson, 1862-1863, in 6 volumi) fu redatta dal nipote, Henri-Clément Sanson.

Tra i pochi manoscritti sicuramente autentici di Charles-Henri Sanson vi è una lettera del 23 febbraio 1793[1] destinata alla pubblicazione sui giornali in risposta alle accuse di codardia avanzate contro di lui dal giornale repubblicano Thermomètre du Jour in occasione della decapitazione di Luigi XVI. La replica di Sanson descrive gli ultimi momenti di vita del sovrano francese, riporta le esatte frasi scambiate tra i due sul patibolo, e le impressioni di Charles-Henri.

Il boia di Parigi[modifica | modifica wikitesto]

Il boia (in francese bourreau) era, in quel periodo storico, il pubblico ufficiale incaricato di eseguire le sentenze giudiziarie quando riguardassero pene corporali di qualunque tipo compresa la tortura e la condanna a morte.

La famiglia Sanson aveva acquisito il titolo, poi ereditario, di "Executeur des hautes oeuvres de Paris" (Esecutore delle alte opere di Parigi) nel 1688 con Charles Sanson de Longval (1658-1707), il bisnonno di Charles-Henri.

Figlio del boia Jean-Baptiste Sanson, Charles-Henri sposò, il 10 gennaio 1765, Marie Anne Jugier, figlia di un maresciallo dell'esercito, da cui avrebbe avuto due figli: Henri - che sarebbe poi succeduto al padre come ufficiale esecutore - e Gabriel, aiuto-boia dal 1790 al 1792, anno in cui morì in un incidente.

Charles-Henri intraprese la carriera nel 1754, quando dovette succedere al padre gravemente malato. Nel 1778, alla morte di quest'ultimo, ottenne le lettere di provvigione che lo nominavano ufficialmente "bourreau de la Ville, Prévôté et Vicomté de Paris". Nel medesimo anno divenne ufficiale esecutore del re (Prévôté de l'Hôtel du Roy) alla corte di Versailles, una carica che aveva già esercitato il fratello, Nicolas Charles Gabriel Sanson.

Durante la rivoluzione francese[modifica | modifica wikitesto]

Esecuzione del re Luigi XVI

Allo scoppio della rivoluzione francese, nel 1789, simpatizzò con gli insorti, ma senza partecipare ai moti rivoluzionari, ottenendo il titolo di cittadino. Continuò ad esercitare la sua professione durante il periodo rivoluzionario - dal 1789 al 1794 - officiando a tutte le esecuzioni capitali.

Il 21 gennaio 1793, per autorità della Convenzione Nazionale, Sanson eseguì la decapitazione, tramite ghigliottina, di Luigi XVI di Francia.

Sanson fu l'esecutore materiale di 2.918 decapitazioni negli anni della rivoluzione francese. Nel cesto della ghigliottina, da lui azionata, rotolarono - fra le altre - le teste di Maria Antonietta, moglie del sovrano francese, e di molti aristocratici, ma anche di diversi esponenti di fazioni rivoluzionarie quali: Jacques-René Hébert, Georges Danton e i suoi sostenitori, i Girondini, Robespierre e i Montagnardi.

Nel 1795 Sanson, sfinito, decise di ritirarsi, passando l'incarico al figlio Henri. Pur non occupandosi più delle esecuzioni, rimase ufficialmente in carica fino alla morte avvenuta nel 1806; Sanson, a tutt'oggi, riposa nel presso il Cimitero di Montmartre.

Leggende sull'esecuzione di Luigi XVI[modifica | modifica wikitesto]

Una leggenda contemporanea vide Sanson raffigurato come lo "strumento" della maledizione che Jacques de Molay, ultimo gran maestro dei templari, avrebbe lanciato contro Filippo il Bello. Mentre veniva arso sul rogo, il 18 marzo 1314, Molay avrebbe maledetto la discendenza del sovrano capetingio suo accusatore fino alla tredicesima generazione.

Alcuni giornalisti e storici sensazionalisti del XIX secolo, riprendendo la nota diceria della maledizione di Molay, riportarono la voce che Sanson, prima di decapitare il sovrano francese e porre in questo modo virtualmente fine alla dinastia capetingia, gli avrebbe mormorato: "Io sono un templare, e sono qui per portare a compimento la vendetta di Jacques de Molay."[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Una trascrizione dell'inizio del XIX secolo è ancora conservata (Mss Fr. 10, 268) alla Biblioteca nazionale di Francia, mentre l'originale è stato venduto ad un'asta di Christie's a Londra, il 7 giugno 2006, per 120.000 euro.
  2. ^ Massoneria, Firenze, Giunti, 2002, pag.51, ISBN 88-440-2502-7.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Michel e Danielle Demorest, Dictionnaire historique et anecdotique des bourreaux, 424 p., Gens de Justice, 1996
  • Henri-Clément Sanson, Sept générations d'exécuteurs. Mémoires des Sanson, Vol. 3, Vol. 4 e Vol. 5.
  • Jacques Delarue, Le Métier de bourreau, Fayard, 1989 ISBN 2-213-02336-0
  • Charles Henri Sanson, voce su Enciclopedia Britannica, 11ª Edizione.
  • Henri E Marquand, "Confessioni di un boia" (intervista a Henri Sanson), Endemunde Edizioni, 2012

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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