Nizariti

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Nizariti
Leone ismailita adottato dai Nizariti
Pertinenza Ismailismo
Moschea principale Ismaili Centres (Londra, Burnaby, Lisbona, Dubai, Dushanbe, Toronto)
Numero di membri 18 milioni (2007)
Data di creazione 1080 d.C.
Fondatore Ḥasan-i Ṣabbāḥ
Imam ereditario Karim Aga Khan IV
Sito web http://www.theismaili.org/

I Nizariti sono attualmente la principale setta degli ismailiti, una corrente dell'islam sciita, seguaci dell'Aga Khan, conosciuti in passato anche come Setta degli Assassini oppure semplicemente Assassini (che, per lo più, si vorrebbe derivi dal sostantivo plurale arabo al-Hashīshiyyūn, "coloro che sono dediti all'hashish"),[1] particolarmente attivi tra l'VIII e il XIV secolo in Vicino Oriente come seguaci di Hasan.
La parola italiana "assassino" deriverebbe dalla pratica in uso di questa setta di ricorrere per l'affermazione della loro politica a omicidi politici mirati (specialmente contro i sunniti selgiuchidi e ayyubidi).

L'apice della loro attività si ebbe in Persia e in Siria a partire dall'XI secolo, in seguito ad un'importante scissione della corrente ismailita e proseguita in modo più organizzato qualche decennio più tardi nel 1094 grazie a Ḥasan-i Ṣabbāḥ, detto "il Vecchio della Montagna" (in realtà capo della Montagna, dalla confusione del significato dell'arabo shaykh, che vuol dire sia "vecchio" sia "capo"), la cui roccaforte fu Alamūt, nel nord della Persia, fra Teheran e il mar Caspio. Alla fine del Medioevo questa setta scomparve, praticamente sommersa dal ramo principale dell'Ismailismo.

Tra le caratteristiche più note del movimento scismatico si ricorda la completa e assoluta sottomissione dei seguaci al loro eresiarca e capo carismatico. Il loro principio fondamentale della sottomissione all'autorità rivelata spiega la devozione fanatica che essi nutrivano verso i loro maestri, ritenuti figure a metà strada tra il semi-divino e semi-umano.[2]

Gli inizi con Ḥasan b. al-Ṣabbāḥ[modifica | modifica sorgente]

Un'immagine del Vicino Oriente nel periodo delle crociate, si può notare l'area controllata dagli Assassini.

All'inizio, i membri che in futuro saranno definiti "Nizariti" non erano che gli adepti dell'Ismailismo in Iran, cioè una setta sciita minoritaria in un paese allora sunnita. Sotto la guida del loro capo carismatico, Ḥasan-i Ṣabbāḥ, gli ismailiti presero nel 1090 il controllo del forte di Alamūt ed estesero la propria influenza all'Iran e alla Siria.

Gli adepti venivano inquadrati nei vari gradi della setta, da novizio a Gran Maestro, secondo il loro livello d'istruzione, di affidabilità e di coraggio, seguendo un piano intensivo di indottrinamento e di addestramento fisico.

Ḥasan terrorizzava i nemici attraverso gli omicidi individuali: membri della setta venivano inviati, singolarmente o a piccoli gruppi, con la missione di uccidere una persona importante. Le esecuzioni, per impressionare di più, erano condotte in pubblico, nelle moschee, preferibilmente il venerdì, giorno sacro dell'Islam. Di solito gli Assassini ( fidāʾī ) erano uccisi sul fatto. La serenità con cui si lasciavano massacrare fece pensare ai contemporanei che fossero drogati con hashish, donde l'appellativo di hashīshiyyūn o hashashīn (= mangiatori d'erba, i.e. di hashish).

Nel 1094, alla morte dell'Imām fatimida del Cairo, al-Mustanṣir bi-llāh, si aprì una guerra tra i due figli Nizār e al-Mustaʿlī per la successione. Ḥasan si schierò col fatimide Nizār, ma i partigiani di quest'ultimo furono sconfitti in Egitto: fu la rottura tra gli ismailiti di Alamūt e tutti gli altri (da qui il termine Nizariti, da Nizāriyyah). Sotto il severo governo di Ḥasan comunque i Nizariti prosperarono.

I Turchi selgiuchidi, che regnavano sull'Iran, l'Iraq e parte della Siria (all'epoca in buona parte sunniti[3]), costituivano tuttavia una minaccia costante. Essi intrapresero diverse campagne militari contro i Nizariti, ma senza grandi successi. Per reazione, Ḥasan aprì la campagna di esecuzioni mirate contro capi politici e militari. Una delle prime vittime fu il visir dei sultani selgiuchidi Niẓām al-Mulk, nel 1092.

Circa un secolo dopo, durante la Terza crociata, membri della setta degli Assassini cercarono di assassinare anche Saladino, all'assedio di Aleppo (22 maggio 1176).

Ḥasan-i Ṣabbāḥ morì ad Alamūt nel 1124. Gli succedette il suo luogotenente Bozorg-ummīd (Grande speranza) e poi il figlio di questi, Muḥammad I, nel 1138. La lotta contro i Selgiuchidi proseguì in modo intermittente, con altri assassinî, tra cui quello del califfo abbaside al-Mustarshid nel 1135, e poco dopo di suo figlio al-Rāshid nel 1136.

La "Grande risurrezione"[modifica | modifica sorgente]

Nel 1162 Hasan II successe a suo padre Muhammad I e sconvolse totalmente le idee religiose dei Nizariti. Durante il Ramadan del 1164 annunciò, nel nome dell'Imam nascosto, la Resurrezione (qiyāma) ed abrogò la Legge islamica, particolarmente per il divieto di bere vino e per l'obbligo del digiuno. Il suo regno fu breve: fu assassinato 18 mesi dopo da un oppositore della nuova dottrina.

Suo figlio Muhammad II consolidò la nuova fede, giungendo a proclamarsi discendente diretto di Nizār, cosa che avrebbe fatto di lui un Imām.

Dopo la morte di suo padre nel 1210, Hasan III pose fine a questa eresia e restaurò la Sharīʿa. Tuttavia, a differenza dell'epoca di suo padre, i Nizariti si conformarono al rito sunnita, abbandonando lo sciismo.

Gli Imam nizariti dall'XI al XIII secolo[modifica | modifica sorgente]

anni di regno Imam Regioni
1094 - 1100 Ḥasan-i Ṣabbāḥ Persia
1100 - 1124 Ḥasan-i Ṣabbāḥ Persia e Siria
1124 - 1138 Khoja Buzurg-ummīd I Roudbar Persia e Siria
1138 - 1162 Muhammad I Persia e Siria
1162 - 1166 al Khand Hasan II Persia e Siria
1166 - 1210 Muhammad II Persia e Siria
1210 - 1221 Jelaladdin Hasan III Persia e Siria
1221 - 1255 Alahaddin Muhammad III Persia e Siria
1255 - 1256 Khur-Shāh Rukn al-Dīn Gur Shah Persia e Siria
1256 - 1273 al-Kahf Siria

Il declino[modifica | modifica sorgente]

In Iran, dopo il regno dell'instabile e violento imām Muhammad III fino al 1255, suo figlio Khur-Shāh si trovò a fronteggiare un nemico temibile: l'armata mongola guidata da Hulagu Khan, nipote di Gengis Khan, lanciata alla conquista del Vicino e Medio Oriente.

Nonostante diversi infruttuosi tentativi di assassinio, le truppe di Hulagu assediarono il castello dove Khur-Shāh si era rifugiato ed egli finì per arrendersi, morendo lungo la via per la Mongolia. Malgrado una sporadica resistenza, gli altri castelli caddero o deposero le armi. Alamūt fu raso al suolo e la sua preziosa biblioteca andò distrutta. Molti nizariti furono massacrati, compresa tutta la famiglia dell'Imām, tranne un figlio di Khur-Shāh che si riuscì a portare al sicuro per garantire la successione dell'Imām.

I discendenti[modifica | modifica sorgente]

Poco si sa della storia dei Nizariti nel periodo che seguì le distruzioni e i massacri mongoli. Ciò che restava della comunità si disperse in gruppi isolati e tentò di sopravvivere quasi mimetizzandosi, sotto la costante minaccia di persecuzione da parte dei musulmani ortodossi.

Nel XV secolo il movimento conobbe una certa ripresa, insediandosi ad Anjudan, nell'Iran centrale. Da qui missionari furono inviati in India ed in Asia centrale. I nuovi convertiti indiani presero il nome di Khoja.

Negli anni trenta del XIX secolo Ḥasan ʿAlī Shāh, Imām discendente della lunga successione di Imām ismailiti e nizariti, ricevette il titolo di Aga Khan dallo Scià d'Iran. Costretto a lasciare l'Iran per ragioni politiche, Ḥasan ʿAlī si installò in India. I Khoja dell'India furono così costretti dall'Impero britannico a riconoscerlo come loro Imām, cosa che essi fecero fino all'indipendenza.

Attualmente, la comunità ismailita è guidata da Karim Aga Khan IV (nato nel 1936).

Note sui Nizariti[modifica | modifica sorgente]

Condizionamento psicologico[modifica | modifica sorgente]

Come scritto tra le ipotesi etimologiche, le cronache nemiche disegnavano gli assassini come drogati assuefatti che utilizzavano l’hashish per affrontare le missioni senza paura inibendo i sensi. Quest’immagine dell’assassino, non trova però spazio nella realtà del tempo e del luogo. Hasan era un musulmano austero che certamente non avrebbe permesso l’uso di sostanze stupefacenti in sua presenza ne, tantomeno, durante una missione. Il suo zelo è dimostrato anche da alcuni racconti curiosi che vedono il Gran Maestro degli Assassini mandare a morte due dei suoi figli uno dei quali per essersi ubriacato.

L’hashish e l’oppio non erano usati (solo?) per scopi bellici. Venivano usati soprattutto a scopi  religiosi, durante cerimonie nelle quali si cercava la verità divina o i sensi nascosti della vita attraverso l’ estasi. Durante queste cerimonie essi affermavano di cogliere il potere dei testi sacri, e di poter contattare i djinn.

L'hashish era infatti la chiave di volta mistica e della pratica spirituale nel sufismo e dei dervisci, usata per sopportare le lunghissime sedute di meditazione e per sperimentare, nell'alterazione delle facoltà mentali, il kif, la felicità e il riscatto eterno attesi dal credente.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

  1. Nella tradizione, il termine "assassino", che designa anche la setta, deriverebbe da hashish. In effetti, in arabo "mangiatori di hashish" si dice ḥashshāshīn o ḥashāshīn (حَشَّاشِين o حشاشين).

Questa ipotesi etimologica è tuttavia contestata da alcuni arabisti e da alcuni scrittori, come Amin Maalouf che nel suo romanzo Il manoscritto di Samarcanda ne dà un'etimologia diversa e certamente meno evocatrice, facendolo derivare da asās, che significa "basi, fondamenti".

  1. un'etimologia diversa e certamente meno evocatrice, farebbe derivare la parola da asās, che significa "basi, fondamenti". In riferimento allo zelo che imperava tra gli adepti della setta.
  2. Un’altra ancora vedrebbe l’origine del termine dalla parola araba assas che significa “guardiano”.
  3. Secondo quest’ultima invece l’origine del termine è da attribuire alla storpiatura del nome del suo fondatoreHasan Ibn Sabbah.

I Nizariti nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

I Nizariti sono descritti nella letteratura sia in opere come Il Milione di Marco Polo che nei romanzi di Umberto Eco Il pendolo di Foucault e Baudolino, e molto dettagliatamente in Alamut di Vladimir Bartol. Anche nel romanzo di Dan Brown, Angeli e demoni, è presente un personaggio facente parte della setta degli assassini.

La figura dei nizariti è inoltre inclusa in alcuni videogiochi tra cui Medieval: Total War (ed il sequel Medieval II: Total War), Gothic III e nelle serie Assassin's Creed e Broken Sword.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Si veda Bernard Lewis, The Assassins: a Radical Sect of Islam, Oxford University Press, 1967, pp. 30-31.
  2. ^ Assassini in “Enciclopedia Italiana” – Treccani
  3. ^ La sciitizzazione della Persia avverrà, forzatamente, solo nel XVI secolo con la dinastia safavide.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • 1833: Joseph Von Hammer-Purgstall scrive una "Histoire de l'ordre des Assassins de sa fondation à sa chute".
  • 1896: Alfred Jarry scrive un dialogo intitolato "Le Vieux de la montagne" sull'incontro fra Marco Polo, Genghis Khan et Hasan-Alaodin.
  • 1938: Vladimir Bartol fa di Ḥasan-i Ṣabbāḥ uno dei personaggi principali del suo romanzo Alamūt.
  • 1983: Le crociate viste dagli arabi (SEI, 2001. ISBN 88-05-05900-5) è il titolo di un'opera di Amin Maalouf che utilizza le note dei cronisti arabi dell'epoca per fornire un punto di vista inusuale in Occidente sulle crociate.
  • Bernard Lewis: Gli Assassini, Milano, A. Mondadori, 1992, ISBN 88-04-35401-1 (trad. dell'originale The Assassins: a Radical Sect in Islam, Londra, Weidenfeld and Nicolson, 1967, apparso in Francia nel 1984 come Les assassins, Terrorisme et politique dans l'islam médiéval, Éditions Complexe).Il saggio contesta il legame tra il termine assassino e l'hashish. Maxime Rodinson, nella sua introduzione, contesta per conto suo la tesi sostenuta dall'autore sulla natura rivoluzionaria di questo movimento.
  • 1988: Amin Maalouf, Il manoscritto di Samarcanda (romanzo).
  • 2013: AA.VV., "L'Anello Invisibile", Arktos Edizioni, il libro ipotizza, tramite un'ardita analisi storica e delle dottrine esoteriche, l'esistenza di rapporti tra Ḥasan-i Ṣabbāḥ, i Templari e il tantrismo.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]