Graal

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Il Sacro Graal, di Dante Gabriel Rossetti

Il termine graal designa in francese antico una coppa o un piatto e probabilmente deriva dal latino medievale gradalis, con il significato di "piatto", o dal greco κρατήρ (kratḗr "vaso"). In particolare secondo la tradizione medievale il sacro Graal è la coppa con la quale Gesù celebrò l'Ultima Cena e nella quale Giuseppe d'Arimatea raccolse il sangue di Cristo dopo la sua crocifissione. Proprio per aver raccolto il sangue di Gesù, tale oggetto sarebbe dotato di misteriosi poteri mistico-magici.

In altre culture il Graal è associato al calderone dei Dagda, un antico talismano della civiltà celtica.

Alcune tradizioni, invece, raccontano che Set, terzo figlio di Adamo ed Eva, tornò nel Paradiso Terrestre in cerca di una cura per il padre moribondo, ed ottenne da Dio una medicina capace di curare qualsiasi male, simboleggiante il fatto che Dio non ci avrebbe mai dimenticati.

Altre tradizioni, ancora, affermano che il Graal fu una pietra caduta dalla corona di Lucifero, staccatasi precisamente nello scontro fra gli angeli del bene e del male, e cadde sulla Terra.

Lo sviluppo della leggenda del Graal è stato tracciato in dettaglio dagli storici culturali: sarebbe una leggenda orale gotica, derivata forse da alcuni racconti folcloristici precristiani e trascritta in forma di romanzo tra la fine del XII secolo e l’inizio del XIII secolo. Gli antichi racconti sul Graal sarebbero stati imperniati sulla figura di Percival e si sarebbero poi intrecciati con il ciclo arturiano.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Il mito del calice o piatto di Gesù Cristo affonda le sue radici in epoche remote antecedenti al medioevo. La fonte di questa credenza è Jacopo da Varagine, il quale nel 1260 circa, racconta nella Legenda Aurea che durante la prima Crociata (del 1099), i Genovesi trovarono il calice usato nell'Ultima Cena.

Uno dei primi reperti a cui si attribuì la leggenda, poi detta "del Graal", fu quello che ad oggi viene chiamato il Sacro Catino, ovvero il piatto o calice utilizzato da Gesù nell'Ultima Cena; si tratta di un vaso, intagliato in una pietra verde brillante e traslucida, recuperato dal condottiero della Repubblica di Genova Guglielmo Embriaco Testadimaglio dalla Terrasanta, quando al fianco di Goffredo di Buglione contribuì in maniera decisiva alla caduta di Gerusalemme. Re Baldovino fece scrivere sopra la porta del Santo Sepolcro: Praepotens Genuensium Praesidium, a ricordo della incredibile impresa dei Genovesi e riportò nel 1101 il reperto, che è ancor oggi conservato al Museo del Tesoro della cattedrale di San Lorenzo a Genova.

Le origini del Graal letterario possono invece essere ricondotte ad antiche saghe celtiche intorno ad un eroe viaggiatore che si ritrova in un "altro mondo", su un piano magico parallelo al nostro. In questi racconti il Graal era semplicemente un piatto o coppa, come l'inesauribile cornucopia greco-romana, presentato per significare la natura mistica dell'altro mondo.

Lo sviluppo di ciò che attualmente si conosce come "ciclo" del Graal è stato tracciato in dettaglio dalla ricerca storiografica. I romanzi del Graal furono originariamente scritti in francese e successivamente tradotti nelle altre lingue europee, senza l'aggiunta di nuovi elementi.

Fu solo dopo che il ciclo dei romanzi del Graal si fu costituito che il Graal venne identificato con la coppa dell'ultima cena di Gesù Cristo, collegando l'etimologia dei termini francesi san greal ("Sacro Graal") e sang real ("sangue reale").

Il Canone del Graal[modifica | modifica wikitesto]

Apparizione del Sacro Graal, manoscritto, Parigi, XV secolo

Il Graal appare per la prima volta sotto forma letteraria nel Perceval ou le conte du Graal di Chrétien de Troyes (XII secolo). In questo racconto il Graal non viene mai definito "sacro" e non ha niente a che vedere col Calice che avrebbe contenuto il sangue di Cristo. Non si sa neppure di preciso che forma abbia perché Chrétien, descrivendo il banchetto nel castello del Re Pescatore, dice semplicemente che «un graal antre ses deus mains / une dameisele tenoit» (un graal tra le sue due mani / una damigella teneva) e descrive le pietre preziose incastonate nell'oggetto d'oro. Il Graal viene citato di nuovo in una delle scene finali, quella in cui un eremita rivela a Perceval che il Graal porta al padre del Re Pescatore un'ostia, nutrimento spirituale (secondo alcuni però questa scena potrebbe essere un'aggiunta spuria[1]).

Una successiva interpretazione del Graal è quella che si trova nel Parzival di Wolfram von Eschenbach, secondo il quale il Graal sarebbe una pietra magica (lapis exillis) che produce ogni cosa che si possa desiderare sulla tavola in virtù della sua sola presenza.

Fu Robert de Boron, nel suo Joseph d'Arimathie composto tra il 1170 ed il 1212, ad aggiungere il dettaglio che il Graal sarebbe la coppa usata nell'Ultima Cena, nella quale Giuseppe di Arimatea avrebbe poi raccolto le gocce di sangue del Cristo sulla croce. Giuseppe avrebbe poi portato la coppa nelle Isole britanniche e lì fondato la prima chiesa cristiana. La cristianizzazione della leggenda del Graal è proseguita dalla Queste del Saint-Graal, romanzo anonimo scritto verso il 1220, probabilmente da un monaco, che fa del Graal la Grazia divina.

Vari cavalieri intrapresero la ricerca del Graal in racconti annessi al ciclo arturiano. Alcuni di questi racconti presentano cavalieri che ebbero successo, come Percival o Galahad; altri raccontano di cavalieri che fallirono nell'impresa per la loro impurità, come Lancillotto. Nell'opera di Wolfram, il Graal fu messo in salvo nel castello di Munsalvaesche (mons salvationis) o Montsalvat, affidato a Titurel, il primo re del Graal. Alcuni hanno identificato il castello con il Monastero di Montserrat in Catalogna.

La leggenda del Graal è riportata anche in racconti popolari gallesi, dei quali il Mabinogion è il più vecchio dei manoscritti sopravvissuti (XIII secolo). Esiste anche un poema inglese Sir Percyvelle del XV secolo. In seguito le leggende di re Artù e del Graal furono collegate nel XV secolo da Thomas Malory nel Le Morte d'Arthur (anche chiamato Le Morte Darthur) che diede al corpus della leggenda la sua forma classica.

Il Graal come Calice dell'Ultima Cena[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il racconto dei Vangeli sinottici (Matteo 26,26-29; Marco 14,22-25; Luca 22,15-20), durante l'Ultima Cena Gesù prese il pane, lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli e disse: "Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi"; poi prese il calice, rese grazie, lo diede ai suoi discepoli e disse: "Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell'alleanza versato per voi e per molti in remissione dei peccati".

Il giorno dopo, Venerdì Santo, Gesù fu crocifisso. Quando venne deposto dalla croce uno dei suoi discepoli, Giuseppe d'Arimatea, lo avvolse in un lenzuolo e lo portò nella tomba di famiglia che si era da poco fatta costruire lì vicino. Robert de Boron, autore del Roman dou l'Estoire de Graal ou Joseph d'Arimathie (secolo XIII) aggiunge a queste vicende un episodio che non compare né nei vangeli canonici né negli apocrifi[2]: mentre il corpo di Gesù veniva lavato e preparato per essere sepolto, alcune gocce di sangue uscirono dalla ferita infertagli dal centurione; Giuseppe le raccolse nella stessa coppa che era servita per la consacrazione dell'Ultima Cena. Giuseppe lasciò poi la Palestina e si rifugiò in Britannia[3] con il Sacro Graal, raggiungendo la valle di Avalon (identificata già con Glastonbury) che sarebbe diventata il primo centro cristiano oltre la Manica.

Il Graal e il re Pescatore[modifica | modifica wikitesto]

Il racconto del Re Pescatore riguarda un re zoppo la cui ferita alla gamba rende la terra sterile. L'eroe (Gawain, Percival, o Galahad) incontra il re pescatore ed è invitato ad una festa al castello. Il Graal è ancora presentato come un vassoio di abbondanza ma è anche parte di una serie di reliquie mistiche, che includono anche una lancia che stilla sangue (da alcuni interpretata come la Lancia di Longino) ed una spada spezzata. Lo scopo delle reliquie è di incitare l'eroe a porre domande circa la loro natura e quindi rompere l'incantesimo del re infermo e della terra infruttuosa, ma l'eroe invariabilmente fallisce nell'impresa.

Il Graal e la leggenda arturiana[modifica | modifica wikitesto]

La storia del Re pescatore ed il Graal fu più tardi incorporata nel ciclo arturiano. In principio il racconto del re pescatore fu un episodio inserito prima dell'arrivo di Percival a Camelot, per poi evolvere in una esplicita ricerca del Graal da parte dei dodici cavalieri della Tavola Rotonda.

Il Graal nelle tradizioni esoteriche[modifica | modifica wikitesto]

Molte tradizioni esoteriche hanno inteso sotto il nome Graal il simbolo della Conoscenza, della Sapienza, Tradizione Arcaica o Primordiale. Il Graal rappresenterebbe dunque la "Parola Perduta" cioè quella conoscenza che doveva essere concessa all'"Uomo dell'Eden" ed il cui simbolo era rappresentato dall'Albero della Vita. In tale ottica le tradizioni esoteriche occidentali tracciano una breve storia del percorso che avrebbe subito il Graal da dopo la caduta edenica del genere umano fino ad arrivare all'Ultima Cena. Il Graal, caduto dalla fronte di Lucifero, perso da Adamo, recuperato da Seth e perso di nuovo, fu salvato durante il diluvio da Noè e successivamente fu utilizzato da Melchisedek per benedire Abramo e Sara. Dunque nuovamente fu posseduto da Mosè e dai Patriarchi prima di scomparire nuovamente. Il Graal sarebbe stato poi recuperato da Veronica detta Serapia la quale lo consegnò a Gesù Cristo per celebrare l'Ultima Cena. Molte di queste informazioni, ormai diventate patrimonio comune della letteratura esoterica si trovano nelle Visioni della beata Anna Katharina Emmerick riportate dal Brentano.

Interpretazioni recenti[modifica | modifica wikitesto]

Il Graal come sangue reale[modifica | modifica wikitesto]

Secondo una recente interpretazione il sacro Graal deriverebbe da "sang real", ovvero il sangue della discendenza di Gesù, sposato con Maria Maddalena. La Maddalena, assieme ad altre donne citate nei vangeli, dopo la crocifissione sarebbe fuggita dalla Palestina su una barca per approdare in Provenza assieme al figlio avuto da Gesù. Avrebbe poi risalito il Rodano raggiungendo la tribù dei Franchi, che non sarebbero stati altro che i discendenti della tribù ebraica di Beniamino nella diaspora. I Merovingi, i primi re dei Franchi, proprio a causa di questa origine avrebbero avuto l'appellativo di re taumaturghi, ovvero guaritori, per la loro facoltà di guarire gli infermi con il solo tocco delle mani, come il Gesù dei vangeli.

Questa tesi si trova esposta nel best seller Il sacro Graal di Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln, un libro del 1982 che ha dato lo spunto a moltissimi altri testi sulla "linea di sangue del Graal" (tra cui il romanzo Il codice da Vinci), ma non è suffragata da alcuna fonte storica a parte l'ovvia citazione della famosa leggenda medievale dello sbarco della Maddalena in Francia, resa popolare da Jacopo da Varazze nella Legenda Aurea.

La tesi nasce tra il 1969 e il 1970. Lincoln, un attore e documentarista inglese, entrò in contatto con il trio de Chérisey - Plantard - de Sède (che avevano dato origine al controverso Priorato di Sion) e decise di riscrivere la storia de L'Or de Rennes in una forma più adatta al pubblico di lingua inglese, presentandola prima in tre documentari trasmessi dalla BBC tra il 1972 e il 1979 e poi in un libro pubblicato nel 1982 con l'aiuto di Michael Baigent e Richard Leigh.

Lincoln si rese conto che a chi spettasse il titolo di pretendente al trono di Francia era di scarso interesse per il pubblico inglese. Nello stesso tempo era stato introdotto da Plantard nel piccolo mondo delle organizzazioni esoteriche francesi dove aveva conosciuto Robert Ambelain (1907-1997), figura notissima di questo ambiente e autore di libri su astrologia, divinazione, profezie, tradizioni iniziatiche. Nel 1970 Ambelain aveva pubblicato Jésus ou Le mortel secret des templiers[4], in cui sosteneva che Gesù Cristo aveva una compagna, pur non essendo legalmente sposato, e identificava questa «concubina» in Salomè, una discepola citata nel vangelo di Tommaso, uno dei vangeli gnostici ritrovati a Nag Hammadi. Lincoln fuse la narrazione del matrimonio di Gesù ricavata da Ambelain con quella dei Merovingi di Plantard e «rivelò» che i Merovingi protetti dal Priorato di Sion sono importanti, ben al di là della rivendicazione del trono di Francia, perché discendono da Gesù Cristo e dalla Maddalena.[5] Anche l'appellativo di "re taumaturghi" risulta assai dubbio: in realtà i Merovingi vennero chiamati "re fannulloni", mentre il primo accenno storico di re taumaturgo è riferito a Enrico I di Francia, terzo re della terza dinastia di re francesi, i Capetingi, che si racconta guarisse la scrofola con l'imposizione delle mani.[6]

Il Graal e Maat[modifica | modifica wikitesto]

Una recente interpretazione (Sudbury - Il Graal è dentro di noi - 2006) vede nel Graal un simbolo denso che si presenta come oggettivizzazione medioevale di concezioni morali di verità e giustizia, di probabile origine egizia. Partendo dalla concezione di von Eschenbach del Graal come pietra e ripercorrendo il cammino del simbolo-pietra nella tradizione occidentale (in particolare della Massoneria) e medio-orientale, è possibile risalire, infatti, al nucleo tematico egizio legato agli attributi della dea Maat, solo successivamente integrati in ambito religioso giudeo-cristiano. Tale ipotesi originale è attualmente al vaglio degli studiosi.

Il Graal e la Sindone[modifica | modifica wikitesto]

Recentemente lo storico Daniel Scavone ha avanzato l'ipotesi che il Graal fosse in realtà la Sindone[7].

Egli ipotizza che la leggenda del Graal sia stata ispirata dalle frammentarie notizie giunte in Occidente di un oggetto legato alla sepoltura di Gesù e che ne "conteneva" il sangue; queste notizie vennero poi forse fuse con le leggende preesistenti che parlavano di una coppa o un piatto.

A supporto di questa teoria Scavone nota che, secondo alcune fonti, il Graal offriva una particolare "visione" di Cristo nella quale egli appariva prima come bambino, poi via via più grande, infine adulto: egli ipotizza che queste fonti riportassero, in modo impreciso, un rituale nel quale la Sindone veniva dispiegata gradualmente e la sua immagine era resa visibile, man mano che il rito procedeva, in misura sempre maggiore, fino ad essere mostrata nella sua interezza.

Inoltre, secondo le sue ricerche, la notizia secondo la quale Giuseppe d'Arimatea avrebbe raggiunto la Gran Bretagna deriverebbe da un'errata lettura della parola Britio, nome del palazzo reale di Edessa (dove, secondo molti storici, la Sindone si trovava tra il VI e il X secolo), che sarebbe stata fraintesa per Britannia.

I luoghi del Graal[modifica | modifica wikitesto]

Già nel Medioevo esistono testimonianze relative al luogo dove sarebbe conservato il Graal. Le più importanti sono:

  1. La fonte più antica sulla coppa dell'Ultima Cena parla di un calice argenteo a due manici che era rinchiuso in un reliquiario di una cappella vicino Gerusalemme tra la basilica del Golgotha e il Martirio. Questo Graal appare solamente nel racconto di Arculfo, un pellegrino anglo-sassone del VII secolo, che l'avrebbe visto ed anche toccato. Questa è la sola testimonianza che il calice fosse conservato in Terra Santa.
  2. Un'altra fonte della fine del XIII secolo parla di una copia del Graal a Costantinopoli. La testimonianza si trova nel romanzo tedesco del XIII secolo Titurel il giovane. Questo Graal sarebbe stato trafugato dalla chiesa del Boucoleon durante la quarta crociata e portata da Costantinopoli a Troyes da Garnier de Trainel, decimo vescovo di Troyes, nel 1204. Viene ricordato lì ancora nel 1610, ma sarebbe scomparso durante la Rivoluzione francese.
  3. Dei due calici sopravvissuti fino ad oggi e creduti essere il Graal, uno si trova a Genova, nella cattedrale di san Lorenzo. La coppa esagonale genovese è conosciuta come il sacro catino. Il calice è di vetro egiziano verde e la tradizione vuole che sia stato intagliato in uno smeraldo; tuttavia fu portato a Parigi dopo la conquista napoleonica dell'Italia e tornò rotto, rivelando in effetti la struttura in vetro verde. La sua origine è incerta; secondo Guglielmo di Tiro, che scrive verso il 1170, fu trovato nella moschea a Cesarea nel 1101. Secondo un'altra versione di una cronaca spagnola fu trovato quando Alfonso VII di Castiglia prese Almeria ai Mori nel 1147 con l'aiuto genovese; questi in cambio avrebbero voluto solo questo oggetto dal saccheggio di Almeria. L'identificazione del sacro catino con il Graal non è comunque tarda, dato che si trova nella cronaca di Genova scritta da Jacopo da Varagine, alla fine del XIII secolo.
  4. Il santo cáliz della Cattedrale di Valencia
    L'altro calice identificato con il Graal è il santo cáliz, una coppa di agata conservata nella cattedrale di Valencia.[8] Essa è posta su un supporto medievale e la base è formata da una coppa rovesciata di calcedonio. Sopra vi è incisa un'iscrizione araba. Il primo riferimento certo al calice spagnolo è del 1399, quando fu dato dal monastero di San Juan de la Peña al re Martino I di Aragona in cambio di una coppa d'oro. Secondo la leggenda il calice di Valencia sarebbe stato portato a Roma da San Pietro.

In tempi moderni vi è stata una fiorente speculazione sul luogo dove potrebbe essere custodito il Graal e sono state fatte varie ipotesi:

  1. Castel del Monte in Puglia.[9][10]
  2. Castello di Gisors in Francia, dove lo avrebbero portato i Cavalieri templari.
  3. Takht-I-Sulaiman in Iran, uno dei principali centri del culto zoroastriano.
  4. Cattedrale di Bari, sul cui portale si trova un'immagine di Re Artù.
  5. Cappella di Rosslyn in Scozia.
  6. Glastonbury in Inghilterra, dove sarebbe stato portato da Giuseppe di Arimatea.
  7. In Britannia, sull'isoletta di San Patrizio[11] poco distante dall'Isola di Man dove sarebbe stato sepolto Giuseppe di Arimatea.
  8. Isola di Oak in Canada.
  9. Valona in Albania.
  10. Castello di Montsegur in Francia, dove lo avrebbero custodito i Catari.
  11. Chiesa di Rennes-le-Château in Francia.
  12. Disperso in val Codera in Lombardia.[12]
  13. All'interno della Sagrada Família, in Spagna.
  14. Sepolto in un profondo pozzo nei dintorni di Aquileia il Puteum aureo.
  15. Chiesa della Gran Madre di Torino.
  16. Nei sotterranei del Convento di Cristo a Tomar.
  17. Basilica di San Lorenzo fuori le Mura in Roma.[13]
  18. Nella Cappella di San Galgano a Montesiepi in Toscana.[14]
  19. Nella Cappella di San Francesco d'Assisi della Chiesa di San Panfilo in Villagrande di Tornimparte (L'Aquila).
  20. Sotto la Basilica di Santa Maria di Collemaggio a L'Aquila.
  21. Cattedrale della Virgen del Carmen in Valencia, Spagna.
  22. Meseta di Somuncurá, deserto Patagonico, Argentina. secondo la fondazione Delphos i templari arrivarono in Patagonia grazie a delle mappe create secoli prima dai fenici. Partirono da La Rochelle per arrivare in Patagonia e fondarono città che poi le leggende indigene chiamarono "città dei Cesari". Oltre alle leggende indigene furono trovati reperti archeologici tra i quali una pietra con scolpito una croce templare.[15]
  23. Sotto la chiesa di Naantali in Finlandia.
  24. Il Santo Graal al museo del Panteon di San Isidoro a León in Spagna: il 23/03/2014 è apparso sul sito del museo del Panteon di San Isidoro, la notizia che la coppa finora nota come cáliz de Doña Urraca. sarebbe il vero santo Graal.[16]. Li presente da quasi mille anni.

Il Graal nella letteratura, nella musica, nel cinema, nella TV[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ J. Vendryes, "Il Graal nel ciclo bretone", in: Luce del Graal, a cura di Reneé Nelli, Mediterranee, Roma, 2001, p. 73.
  2. ^ Jessie Weston afferma che la storia dell'origine cristiana del Graal «non regge di fronte al fatto sconcertante che non c'è nessuna leggenda cristiana riguardo a Giuseppe d'Arimatea ed il Graal. Non vi è nessuna traccia della storia né nel mito né nell'arte; essa non esiste al di fuori della letteratura del Graal, è una invenzione romanzesca senza una autentica tradizione» (Jessie L. Weston, Indagine sul Sacro Graal, Sellerio, Palermo, 1994, pag. 24)
  3. ^ Freculfo di Lisieux nel suo Chronicon racconta che Giuseppe d'Arimatea, nel 63 d.C., si recò da San Filippo in Gallia e da qui, si spostò in Inghilterra. (Freculfus Chronicorum libri duo a cura di E. Grunauer con il titolo di De fontibus historiae Freculfi, Winterthur 1864)
  4. ^ Robert Laffont, Parigi
  5. ^ Il Codice da Vinci: FAQ - Risposta ad alcune domande frequenti , di Massimo Introvigne
  6. ^ Marc Bloch, I re taumaturghi, 1989 Einaudi.
  7. ^ Daniel Scavone, Joseph of Arimathea, the Holy Grail and the Turin Shroud (1996) [1].
  8. ^ Sito ufficiale della cattedrale di Valencia.
  9. ^ Luca Leonello Rimbotti, Castel del Monte, dimora del Graal in centrostudilaruna.it, 5 luglio 2006. URL consultato il 25-05-2014.
  10. ^ La Sacra Coppa in castellodelmonte.it. URL consultato il 25-05-2014.
  11. ^ San Colombano d'Irlanda - Abate d'Europa, Renata Zanussi, Bobbio 2007.
  12. ^ Questa ipotesi, descritta in molte pagine web come leggenda antica ma senza alcuna citazione di fonti, è in realtà contenuta in un romanzo recente: L'Isola di Giovanni Galli. In questo romanzo si racconta che il Graal sarebbe rimasto per cinque secoli nella chiesa di Aquae Sulis in Britannia ma nel VI secolo a causa dell'avanzata di eserciti pagani si volle portarlo in un luogo più sicuro. Quindi un sacerdote si incaricò di portarlo a Roma dal Papa. Ma quando arrivò all'Isola Comacina, a causa dell'invasione dei Longobardi fu costretto a fermarsi. Al Sacro Graal venne dato il merito della resistenza riuscita contro i Longobardi, e venne costruita una chiesa (sull'isola) in suo onore. Con la vittoria dei Longobardi si cercò quindi di portare in salvo il Sacro Graal, nascondendolo in un posto sperduto in Val Codera, da dove si sono perse le sue tracce.
  13. ^ Il Santo Graal è a Roma
  14. ^ [2]
  15. ^ [3]
  16. ^ Sito ufficiale della museo del Panteon di san Isidoro

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  • Walter - Poirion (ed.), Le Livre du Graal. Tome I, Joseph d'Arimathie – Merlin – Les Premiers Faits du roi Arthur, Paris 2001 ISBN 2-07-011342-6
  • Chrétien de Troyes, Le Conte de Graal or Perceval, Cambridge, N.J., 1982
  • Chrétien de Troyes, Perceval il gallese - La ricerca del Sacro Graal (anonimo), Vallardi, Milano, 1995, ISBN 88-11-91030-7
  • Wolfram von Eschenbach, "Parzival", Tea Due, Milano, 1994, ISBN 88-7819-130-2
  • La Leggenda del Sacro Graal, a cura di Graziella Agrati e Maria Letizia Magini, Mondadori, 1995. Cofanetto in due volumi che contiene i romanzi del ciclo del Graal, escluso il Parzival di von Eschenbach.

Bibliografia ulteriore[modifica | modifica wikitesto]

  • Darrel L. Bock. Il codice Da Vinci, verità e menzogne. Milano, Armenia, 2004. ISBN 88-344-1755-0

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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