Saladino

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Miniatura di Saladino (ms. arabo del XII secolo)

Saladino, arabo: صلاح الدين يوسف بن أيوب بن شادى بن مروان , Ṣalāḥ al-Dīn Yūsuf b. Ayyūb b. Shādī b. Marwān, o più sinteticamente, in arabo: صلاح الدّين الأيّوبي, Ṣalāḥ al-Dīn al-Ayyūbi e in turco Selahaddin Eyyubi (Tikrit, 1138Damasco, 3 marzo 1193), è stato un Sultano d'Egitto e Siria e Hijaz, dal 1174 alla sua morte, col laqab di al-Malik al-Nāṣir ("il sovrano vittorioso"). Ha fondato la dinastia degli Ayyubidi ed è annoverato tra i più grandi strateghi di tutti i tempi.

Etnia[modifica | modifica sorgente]

Malgrado quasi tutti gli storici maggiormente accreditati indichino in quella curda la sua etnia d'origine,[1] [2] [3] [4] [5] [6] non manca tuttavia chi afferma invece che la sua etnia fosse turca[7][8]

In Egitto[modifica | modifica sorgente]

Da giovane, Saladino studiò a lungo e con brillanti risultati tanto le materie giuridiche quanto quelle letterarie. Chi era chiamato a governare doveva presentarsi infatti con un ottimo corredo conoscitivo ai propri sudditi.

Con suo zio Shīrkūh, acquisì un'ottima preparazione anche militare, seppure sembra che egli preferisse lo studio dal quale si sentiva particolarmente attratto.

Nel 1168 seguì lo zio Shīrkūh, inviato dal turco Nūr al-Dīn ibn Zankī (Norandino) in Egitto: qui era scoppiata una grave crisi sotto gli imām fatimidi, della quale aveva approfittato il re "crociato" di Gerusalemme Amalrico I, che aveva occupato alcuni territori egiziani. L'imām/califfo al-ʿĀḍid nominò Saladino vizir (una sorta di Primo ministro), ma nel 1171 Saladino depose lo stesso Imām del Cairo, ponendo fine alla dinastia ismailita che aveva regnato dal X secolo. L'Egitto divenne così, anche ai vertici, di nuovo sunnita. Saladino ne divenne il sultano e avviò una dinastia che, dal nome di suo padre, prese il nome di ayyubide.

La conquista di Gerusalemme[modifica | modifica sorgente]

Alla morte di Norandino (maggio 1174), Saladino ne sposò la vedova e iniziò la sua personale opera di conquista dell'area siro-palestinese: riuscì a prendere il controllo di Damasco nel novembre 1174.

Nel marzo 1175 conquistò la cittadella di Homs e il 21 giugno Azaz. L'anno successivo mise sotto assedio Aleppo; mentre era accampato fuori dalle mura della città, il 22 maggio 1176, scampò a un tentativo di assassinio da parte di tredici appartenenti alla setta dei Nizariti. Dopo un'inutile spedizione sulle montagne dove avevano rifugio gli Assassini, Saladino si ritirò al Cairo.

Nel 1177 si rivolse verso il Regno di Gerusalemme. Venuto a conoscenza dei piani di Saladino, Baldovino IV lasciò Gerusalemme con 500 cavalieri per tentare la difesa di Ascalona, ma venne bloccato sul posto da Saladino, forte di 30.000 uomini. I Cavalieri Templari cercarono di prestare soccorso a Baldovino ma vennero posti sotto assedio a Gaza. Saladino giustiziò i suoi prigionieri cristiani e continuò la sua marcia verso Gerusalemme, conquistò Ramla e prese d'assedio Lidda e Arsuf, ma poiché non considerava più Baldovino come una minaccia, permise al suo esercito di sparpagliarsi in una vasta area, per razziare e riposare. Nel frattempo, sia Baldovino sia i Templari riuscirono a liberarsi dai rispettivi assedi, e marciarono lungo la costa, nella speranza di intercettare Saladino prima che raggiungesse Gerusalemme. Il 25 settembre 1177 si scontrarono con Saladino a Montgisard, nei pressi di Ramla, cogliendolo del tutto di sorpresa.

I musulmani furono messi in rotta. Molti vennero uccisi e Saladino stesso riuscì a fuggire solo perché cavalcava un cammello da corsa. Saladino tornò in Egitto, subendo continui attacchi dalle tribù di beduini lungo il tragitto. Soltanto un decimo del suo esercito riuscì a tornare in Egitto con lui. Anni dopo, avrebbe definito quella sconfitta “grande come una catastrofe”. Baldovino tallonò Saladino fino nella penisola del Sinai, ma non riuscì a trarne vantaggio e in seguito Saladino tentò un nuovo attacco nel 1179.

Saladino quindi si impegnò nella conquista di Aleppo (1183) e di Mossul (1186), grandi empori commerciali.

Nel 1187 inviò a Tiberiade una piccola armata guidata da suo figlio al-Afdal, per rappresaglia nei confronti di un precedente attacco ad una carovana musulmana da parte di Rinaldo di Chatillon. Raimondo III di Tripoli nutriva la speranza che Saladino si potesse alleare con lui contro Guido di Lusignano e per questo permise alla spedizione di attraversare Tiberiade il 30 aprile; ma Gerardo di Ridefort, maestro dei Cavalieri Templari, radunò velocemente un piccolo contingente di soli 140 cavalieri in tutto; la forza di Saladino era composta da 7000 uomini. Si scontrarono a Cresson, presso Nazaret il 1º maggio. Narra l'Itinerarium Peregrinorum et Gesta Regis Ricardi:

Così Saladino radunò il suo esercito e marciò velocemente verso la Palestina. Egli inviò l'emiro di Edessa, Manafaradin (al-Muzaffar), a capo di 7.000 Turchi per razziare la Terra Santa. Ora, quando questo Manafaradin giunse nella regione di Tiberiade, si scontrò con il maestro del Tempio, Gerardo de Ridefort, e con il maestro dell'Ospedale, Ruggero des Moulins. Nello scontro inaspettato che seguì, egli mise in fuga il primo ed uccise il secondo.

I musulmani finsero una ritirata, Gerardo ordinò una carica, nonostante il parere contrario di Ruggero, ed i cavalieri si separarono così dalla fanteria. I musulmani riuscirono a contrastare facilmente la carica diretta dei cristiani, uccidendo prima i cavalieri esausti e poi la fanteria. Gerardo sopravvisse ma tutti gli altri cavalieri vennero uccisi. Saladino raccolse un esercito ancora più potente, forte di 20.000 uomini, e invase il regno a giugno: ebbe strada facile anche grazie alla insipiente smania aggressiva del Reggente del regno, Guido di Lusignano, di Rinaldo di Chatillon, di Umfredo II di Toron e del nuovo Patriarca Eraclio, arcivescovo di Cesarea (che erano riusciti a vanificare l'assennata linea strategica del defunto re lebbroso di Gerusalemme, Baldovino IV, orientata a un accordo con le forze musulmane dell'area).

L'esercito del Regno di Gerusalemme, mossosi dalla Città Santa in direzione nord per contrattaccare, fu distrutto nella battaglia di Hattin (4 luglio 1187), durante la quale vennero catturati sia il re Guido, sia il Gran Maestro templare, che vennero usati da Saladino come ostaggi da rilasciare in cambio della consegna di piazzeforti. La reliquia della vera Croce, portata in battaglia dai crociati come miracolosa insegna, fu presa e di essa si persero le tracce. Saladino decapitò di propria mano Rinaldo di Châtillon, adempiendo al voto solenne che aveva espresso in precedenza di vendicare una carovana di pellegrini musulmani diretti alla Mecca e spietatamente trucidati da Rinaldo. Tutti gli Ospitalieri e i Templari catturati vennero uccisi, perché la loro regola vietava di pagar riscatti per la loro liberazione e imponeva ai guerrieri liberati di tornar subito a combattere.

Il 10 luglio Saladino otteneva anche la città e il porto di San Giovanni d'Acri; il sultano voleva mantenere intatto questo centro commerciale che portava ricchezza ai suoi domini e infatti nei termini della resa concedeva che gli abitanti cristiani avrebbero avuto salva la vita e conservate le loro proprietà, ma, per la maggior parte, rifiutarono di restare ed emigrarono senza essere molestati.

Saladino partì poi alla conquista di altri centri costieri, di Giaffa e Beirut. La strada per Gerusalemme era ormai aperta per Saladino ed egli pose l'assedio alla città, ma non ebbe bisogno di espugnarla: il suo difensore, Baliano di Ibelin, ebbe la saggezza di negoziare una resa onorevole in cambio di un'evacuazione ordinata dei circa 16.000 abitanti cristiani che vi erano asserragliati, i quali vennero fatti uscire e imbarcare senza subire perdite. Saladino entrò trionfante nella città il 2 ottobre 1187. Ai Crociati rimase solo il controllo di Tiro, Tripoli ed Antiochia, che pure Saladino attaccò nel 1188, ma senza successo. Il regno crociato si riduceva così a una sottile striscia costiera.

La terza crociata e lo scontro con Riccardo Cuor di Leone[modifica | modifica sorgente]

La notizia della perdita di Gerusalemme e della Palestina fu sconvolgente per l'Europa cristiana e vi fu presto la richiesta di una nuova Crociata, proclamata da Papa Gregorio VIII e dal suo successore Papa Clemente III. Nel 1189 giunsero numerosi contingenti militari per la liberazione della Terrasanta.

Il 4 ottobre 1189 Saladino mosse ad est della città di San Giovanni d'Acri verso il campo di Guido di Lusignano e schierò le sue truppe in un semicerchio ad oriente della città; l'esercito crociato era in mezzo e mantenne la sua posizione di fronte alle forze di Saladino, con i balestrieri dotati di corazza leggera in prima linea e la cavalleria pesante in seconda. Nello scontro i Templari prevalsero sui musulmani a tal punto che Saladino dovette richiedere rinforzi da altre parti del campo di battaglia; ma i balestrieri cristiani prepararono la strada per la carica della cavalleria pesante crociata e la costante avanzata del centro cristiano contro le truppe di Saladino non incontrò grande resistenza. Il centro ed il fianco destro di Saladino furono messi in fuga. Ma i vincitori cristiani si sparsero per saccheggiare, allora Saladino radunò i suoi uomini e quando i cristiani cominciarono a ritirarsi con il bottino, scatenò la sua cavalleria leggera su di loro. I crociati dovettero ritirarsi soffrendo gravi perdite, ma alla fine sconfissero le truppe di Saladino al costo della perdita di 7.000 uomini.

Nel 1191 Riccardo Cuor di Leone giunse in Terrasanta per tentare la riconquista di Gerusalemme. Con lo scopo di prevenire la presa di Giaffa da parte dei Crociati, Saladino attese l'esercito nemico ad Arsuf, a nord di Giaffa, per bloccarne il passaggio. Lo schieramento musulmano era superiore numericamente e la cavalleria era dotata di armamenti leggeri; al contrario, i cavalieri crociati montavano cavalcature massicce e robuste, e portavano armamenti pesanti. La battaglia si aprì con una carica della fanteria di Saladino, che effettuò una serie di lanci ripetuti di lance e giavellotti contro lo schieramento serrato dei crociati; poi la fanteria musulmana si aprì per lasciare spazio alla cavalleria, che caricò a ondate le file cristiane. Nonostante i ripetuti inviti di attaccare da parte dei suoi comandanti, Riccardo continuava a tenere serrato lo schieramento, finché si pose al comando della carica e spezzò le file dei musulmani, stanchi dall'attacco sferrato senza esito.
La battaglia durò solo pochi minuti e l'esercito musulmano fu messo in rotta e costretto alla fuga.

Saladino non subì perdite eccessivamente pesanti, anzi riuscì a riorganizzare il suo esercito subito dopo; ma nel campo crociato le conseguenze psicologiche per il morale furono enormi, poiché questo era il primo vero e proprio scontro diretto con l'invincibile Saladino dopo il disastroso massacro di Hattin. Saladino ebbe col sovrano plantageneto rapporti di stima, ma il re d'Inghilterra non rimase in Terra Santa abbastanza a lungo per mettere a frutto le sue indubbie qualità guerriere.

La morte e l'eredità politica[modifica | modifica sorgente]

La tomba (non originale) di Saladino nel mausoleo di Damasco

Saladino governò con energia ed efficienza l'Egitto, la Siria e lo Hijaz, tenendo sotto il proprio controllo anche le due principali città sante dell'Islam: Mecca e Medina.

Morì nel marzo 1193, appena due anni dopo la partenza del suo grande antagonista, il re d'Inghilterra Riccardo Cuor di Leone.

A ereditare i suoi possedimenti, che andavano dall'Eufrate alla Terrasanta al Sudan, non furono tuttavia ovunque i suoi figli perché, se al Cairo, a Damasco e ad Aleppo regnarono rispettivamente al-ʿAzīz ʿUthmān, al-Afdal ʿAlī e al-Zāhir Ghāzī, la Jazīra fu governata invece dal fratello Safedino (al-Malik al-ʿĀdil Sayf al-Dīn), i territori al di qua del fiume Giordano dal nipote al-Mu'aẓẓam ʿĪsà, figlio di Safedino, e Hims dai discendenti di Shīrkūh. Con essi si compì il frazionamento di un territorio così vasto conquistato da Saladino, che inizialmente era composto solo dai due sultanati di Damasco e di Cairo; il primo si frammentò all'inizio del XIII secolo, il secondo venne acquisito nel 1250 dai mamelucchi dell'ultimo Sultano ayyubide, al-Salih Ayyub, morto senza eredi.

I Mamelucchi regneranno fino al 1517, anno in cui le forze ottomane del sultano Selim II avranno la meglio sui loro avversari.

Letteratura europea su Saladino[modifica | modifica sorgente]

Dante Alighieri porrà, oltre un secolo più tardi, Saladino tra i valorosi non cristiani del Limbo, a testimoniare la sua duratura fama di uomo retto ed esempio di virtù cavalleresca. Questo non vuol dire, naturalmente, che Saladino non operasse con la durezza tipica dei suoi tempi verso i suoi avversari, senza però scadere nell'efferatezza fine a se stessa o nella crudeltà gratuita.

Saladino valentissimo signore e allora soldano di Babilonia è protagonista della Novella nona della Decima Giornata del Decamerone di Boccaccio. Del pari, il suo nome, talvolta nascosto dietro l'espressione fantasiosa di "Soldano di Baghdad", appare sovente nel Novellino, come esempio di rettitudine, di saggezza e di buon governo.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Stanley Lane-Poole, Saladin and the Fall of the Kingdom of Jerusalem, Heroes of the Nations, Londra, G. P. Putnam's Sons, 1906.
  • Henri Massé, ʿImâd ad-Dîn al-Iṣfahânî (519-597 / 1125-1201): Conquête de la Syrie et de la Palestine par Saladin (al-Fatḥ al-qussî fî l-fatḥ al-Qudsî), (Documents relatifs à l'Histoire des Croisades publiés par l'Académie des Inscriptions et Belles-Lettres) Parigi, Paul Geuthner, 1972.
  • Giuseppe Ligato, La croce in catene. Prigionieri e ostaggi cristiani nelle guerre di Saladino (1169-1193), Spoleto, Centro italiano di studi sull'alto medioevo, 2005.
  • Geoffrey Hindley, Saladino eroe dell'Islam, Bruno Mondadori, 2010

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Oltre alle numerosissime fonti arabo-islamiche, si può leggere l'incipit del lemma sugli Ayyubidi, scritto da Claude Cahen per l'Encyclopaedia of Islam - la ben nota summa delle conoscenze orientalistiche - che letteralmente afferma: «The eponym of the family, Ayyūb b. Shādhī b. Marwān, born in the village of Adjdanaqān near Dvin (Dabīl) in Armenia, belonged to the Rawwādī clan of the Kurdish tribe of the Hadhbānī».
  2. ^ Cfr. ciò che scrive Bernard Lewis, islamista e turcologo di fama internazionale, sulla ben nota Cambridge History of Islam (P.M. Holt, Ann K. Lamton e [B. Lewis eds., Cambridge, C.U.P., 4 voll., 19954, p. 201): «...Shāwar (i.e. il vizir fatimide d'Egitto) now returnedto Egypt with a Sirian army, commanded by the Kurdish general Shīrkūh; the latter was accompanied by his nephew Ṣalāḥ al-Dīn b. Ayyūb».
  3. ^ M. Chamberlain riprende quasi alla lettera le frasi di Lewis sulla Cambridge History of Egypt (Carl F. Petry ed., 2 voll., Cambridge, C.U.P., 1998, I, p. 213): «...Nūr al-Dīn dispatched a small army under the command of his Kurdish amīr Asad al-Dīn Shīrkūh. Shīrkūh, possibly accompanied by his nephew Ṣalāḥ al-Dīn Ibn Ayyūb (known to the west as Saladin)...».
  4. ^ Il noto autore di biografie di uomini illustri, Ibn Khallikān, nelle sue Wafayāt al-aʿyān (Il Cairo, Maktaba al-nahḍa al-miṣriyya, 1948, VI, p. 139), nel parlare della sua famiglia, scriveva: «...wa annahum akrād», che significa "...ed essi erano Curdi...".
  5. ^ Cfr. anche Carl Brockelmann, Histoire des peuples et des États islamiques, Parigi, Payot, 1949, pp. 193-94: «Deux frères, Ayyoub et Chirkouh, fils du Kurde Chadhi... Chirkouh reparut en Egypte, mais après une première victoire retentissante, son neveau Saladin, fils d'Ayyoub...».
  6. ^ C. Lo Jacono, Storia del mondo islamico (VII-XVI secolo). I. Il Vicino Oriente, Torino, Einaudi, 2003, p. 317: «Il deposto Shāwar pensò di chiedere allora aiuto al sunnita Nūr al-Dīn b. Zenjī, teoricamente soggetto al califfo abbaside, che inviò il suo aiutante, il curdo Shīrkūh (zio di Ṣalāḥ ad-Dīn b. Ayyūb, il futuro Saladino...».
  7. ^ Dr. Mehmet Sılay, "Ortadoğu Barışının Mimarı Selahaddin Eyyubi", İstanbul, 2009.
  8. ^ The chronicle of the kings of England from William the Norman to the death of George III, California Digital Library, (Basım: 1821, Yazar: J. Fairburn, Dil: İngilizce) (Sayfa 33, "Saladin the Turk") (http://www.archive.org/stream/chronicleofkings00dods#page/32/mode/2up )"

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Vizir d'Egitto Successore
Shirkuh (1169) 1169 – 1171 Uthman ibn Yusuf ibn Ayyub (1193- 1198)
Predecessore Sultano ayyubide Successore
-- 1171 – 1193 Al-Adil I (1200- 1218)

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