Arsuf

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.

Arsūf (ebraico: אַרְסוּף ,ארשוף, "'aRShOoPh", in arabo: أرسوف, Arsūf , nome latino Apollonia), è il nome d'una località israeliana, sita a 16 chilometri a settentrione di Giaffa, bagnata dal Mediterraneo. Il sito, Tel Arsuf, è stato scavato sistematicamente dal 1994 e nel 2002 è diventato un parco archeologico, l'Apollonia National Park.

Storia antica[modifica | modifica sorgente]

L'insediamento fu fondato dai Fenici nel VI o V secolo a.C., e chiamato Arshuf da Reshef divinità cananea. Entrato a far parte dell'Impero persiano, fu governato da Sidone. I Fenici di Arsuf producevano la preziosa porpora, colorante derivato dal murice comune, che esportavano verso l'Egeo.

Durante il periodo ellenistico divenne una città portuale, dei Seleucidi e fu rinominata Apollonia in quanto i greci identificavano Reshef con Apollo.

Sotto il dominio romano la città crebbe e divenne un importante insediamento di transito lungo la strada costiera (Via maris) tra Giaffa e Cesarea in Palestina. Nel 113, Apollonia fu parzialmente distrutta da un terremoto, ma venne presto ricostruita, sviluppando i traffici con l'Italia e il Nordafrica.

Durante il periodo bizantino la città si estese, divenendo, tra il V e il VI secolo la seconda città della pianura di Sharon dopo Cesarea, popolata da cristiani ed ebrei samaritani, con una raffinata chiesa ed una prospera industria vetraria.

I musulmani e i crociati[modifica | modifica sorgente]

Nel 640 la città venne conquistata dai musulmani che la ribattezzarono con il suo nome semitico di Arsuf e la fortificarono con una cinta di mura ed un fossato, con lo scopo di trasformarla in un caposaldo contro i continui attacchi dal mare delle flotte bizantine. Compaiono in quest'epoca una sviluppata produzione ceramica e vasti mercati. Nell'809, con la morte del califfo abbaside Hārūn al-Rashīd, la comunità samaritana venne distrutta e il suo tempio demolito.

Foto con i resti della fortezza di Arsuf

Nel 1101 Arsuf venne occupata da Baldovino I di Gerusalemme e dal suo esercito. Fu ribattezzata Azotus, fu ricostruita la cinta di mura e nacque così la Signoria di Arsuf, vassalla del Regno di Gerusalemme. Nel 1187, con la caduta di Gerusalemme, la città venne nuovamente conquistata da Saladino, ma il 6 settembre 1191, a seguito di una battaglia tra le armate di Riccardo Cuor di Leone e Saladino, che vide la sconfitta di quest'ultimo, la città tornò nuovamente in mano cristiana.

Nel 1207 Giovanni di Ibelin Signore di Beirut, assunse anche la signoria di Arsur, prendendo in moglie Melisenda di Arsur. Il titolo venne ereditato dal loro figlio Giovanni di Arsur e dal figlio maggiore di quest'ultimo Baliano di Arsur che nel 1241 edificò nuove mura, la fortezza e il porto. Dal 1261 la città venne governata e presidiata dagli Ospitalieri.

La località rimase in mano ai Crociati fino al 1265, anno in cui il sultano mamelucco Baybars Bunduqdārī la espugnò al termine di un assedio durato 40 giorni. La città era difesa da circa 300 Ospitalieri che combatterono duramente fino a quando furono costretti alla resa dopo aver perduto circa un terzo delle loro forze. La resa venne accettata con la condizione di lasciare in libertà i difensori. La promessa non fu tuttavia mantenuta da Baybars che li uccise tutti, radendo in seguito al suolo la fortezza e le mura nel timore che potesse essere riutilizzata dai Crociati. La distruzione della città fu totale ed essa non venne mai più ricostruita.

Il parco archeologico[modifica | modifica sorgente]

Il sito è stato riordinato ed è parzialmente accessibile, tuttavia vi continuano periodiche campagne di scavo. Sono stati scavati, fra l'altro, parte delle mura, una villa romana costruita attorno ad un cortile centrale, cisterne e sistemi di distribuzione dell'acqua di epoca bizantina, le triplici mura e strutture edilizie del forte crociato.

Campagne di archeologia subacquea hanno inoltre individuato le strutture del porto crociato, materiali ceramici dall'epoca persiana a quella bizantina, lingotti di vetro, monete, una cinquantina di ancore le più antiche delle quali databili alla media età del bronzo, statue di divinità in bronzo e in terracotta tra cui una Minerva romana.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]