Shirkuh

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Asad al-Dīn Shīrkūh[1] (in arabo: اسد الدين شيركوه, Şêrko in curdo; ... – 1169) è stato un generale curdo di Norandino, atabeg d’Aleppo e di Damasco.

Divenne anche vizir dell'Egitto fatimide nel 1169. Era membro della famiglia degli Ayyubidi ed era zio paterno di Saladino, che gli succedette in Egitto, dove era giunto al seguito dello zio per volere dello stesso Nūr al-Dīn.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Ufficiale dei Selgiuchidi[modifica | modifica sorgente]

Abū l-Ḥārith Shīrkūh era figlio di Shādhī ibn Marwān, un capo curdo, e uno dei fratelli di Ayyūb. La famiglia apparteneva al clan curdo dei Rawādiyya, anch'esso branca della tribù Hadhabani. Erano parenti della dinastia curda degli Shaddadidi e, quando l'ultimo di costoro fu deposto a Dvin nel 1130, Shadhi condusse la sua famiglia dapprima a Baghdad e poi a Tikrit, di cui egli divenne governatore per conto di Bihrūz, Ṣāḥib al-shurṭa (Comandante della polizia), o shiḥna d'Iraq per conto del Sultano selgiuchide presso il Califfo abbaside. Shādhī morì poco dopo e Ayyūb gli succedette come governatore di Tikrīt[2].

Nel 1132, il Califfo al-Mustarshid approfittò della morte del Sultano Mahmud II e della lotta per la sua successione per tentare di emanciparsi dalla tutela selgiuchide. Il turco Zengi, Emiro di Mossul, marciò su Baghdad per aiutare i turchi Selgiuchidi, ma fu sconfitto vicino Tikrit dall'esercito del Califfo. Accerchiato col suo esercito sulla sponda del fiume, dovette la propria salvezza ad Ayyub che gli fece attraversare il fiume e l'aiutò nella sua fuga[3]. Verso il 1137, i due fratelli lasciarono Tikrit, qualche giorno prima della nascita di Saladino,[4] per raggiungere Zangi, che nominò Ayyūb governatore di Baalbek.[5].

Ufficiale degli Zengidi[modifica | modifica sorgente]

Più tardi, Shīrkūh divenne l'uomo di fiducia di Nur al-Din e l'accompagnò in Siria nel 1146. Nel 1149 uccise il principe Raimondo d’Antiochia nella battaglia d'Inab. Nel 1154 Nūr al-Dīn lo inviò col fratello Ayyub per indebolire l'influenza dell'atabeg Mujir al-Din Abaq e isolarlo, in modo che Norandino potesse conquistare la città senza difficoltà il 18 aprile 1154[6]. Nel maggio 1157, Nur al-Din progettò di strappare Bāniyās ai Crociati e inviò Shīrkūh alla testa di un distaccamento militare nella zona tra Bāniyās e Toron. Avendo mal valutato l'importanza della sua truppa, un centinaio di cavalieri crociati la attaccarono ma furono sgominati, catturati e inviati a Damasco il 18 maggio 1157). Tale vittoria tuttavia con permise la conquista di Bāniyās, giacché re Baldovino III di Gerusalemme giunse in aiuto della città sotto assedio[7]. Poco dopo, nel mese d'ottobre 1157, Nūr al-Dīn fu colpito da una malattia grave e sembra che in quel periodo Shīrkūh abbia voluto impadronirsi di Damasco, ma non lo fece, seguendo i prudenti consigli di suo fratello Ayyūb, tanto che Norandino confermò Shīrkūh a Damasco durante la sua malattia.[8]. Nūr al-Dīn si ristabilì in salute nell'aprile 1158 e Shīrkūh lanciò poco dopo un'incursione all'interno della Contea di Sidone, ma patì un rovescio e una parte dei suoi soldati fu fatta prigioniera.[9].

La conquista dell'Egitto[modifica | modifica sorgente]

Alcuni anni dopo, nel 1163, Ḍirghām, un funzionario egiziano e ḥājib, si ribellò contro il vizir Shāwar. Quest'ultimò riuscì però a fuggire e a rifugiarsi alla corte di Norandino.[10].

Shāwar chiese allora a Nur al-Din di aiutarlo a recuperare il suo incarico in Egitto. Norandino era però reticente al riguardo, poiché non voleva intervenire nel ginepraio costituito dalle questioni egiziane fatimidi. Ma venne a sapere che il re Amalrico I di Gerusalemme tentava un'incursione in Egitto e che assediava senza successo la città di Bilbays. Dal momento che Norandino non voleva assolutamente che i re di Gerusalemme s’insediassero nella vallata del Nilo e che Shāwar gli prometteva di versargli indennità di guerra e anche uno stabile tributo, egli inviò allora nel maggio 1164 un esercito comandato da Shīrkūh. L'azione, coordinata con un'operazione diversiva per allontanare i Crociati dall'Egitto, riuscì e Ḍirghām, incapace di organizzare una difesa, fu rovesciato e ucciso mentre fuggiva. Una volta ristabilito il suo vizirato, Shāwar chiese però a Shīrkūh di abbandonare subito l'Egitto, senza aver incassato le promesse indennità, avviando segretamente contatti coi Crociati, promettendo loro di versare un'indennità di 1000 dīnār quotidiani.[11] Shīrkūh rispose che non avrebbe lasciato il Paese senza le somme pattuite.

Shīrkūh si trincerò per tre mesi a Bilbays, che i Crociati e gli Egiziani assediarono. Shāwar ritardava l'attacco sperando di sfiancare i suoi occasionali alleati. Il tempo sembra dargli ragione, dal momento che Norandino, per soccorrere il suo luogotenente curdo assediato, invase il Principato di Antiochia, sconfigge Boemondo III a Harrim e lo fa prigioniero. Obbligato a ritirarsi per soccorrere Antiochia, Amalrico I conclude un accorso con Shīrkūh, in base al quale i due eserciti - quello crociato assediante e quello zengide assediato - s'impegnavano a ritirarsi contemporaneamente dall'Egitto nel novembre del 1164.[12]

Assedio di Alessandria d'Egitto. (Manoscritto della Bibliothèque nationale de France, 68, folio 340).

Durante i tre anni successivi, Shīrkūh non cessa di chiedere a Norandino l'autorizzazione e gli strumenti per vendicarsi di Shāwar. Ma Nūr al-Dīn preferisce mantenere lo status quo con l'Egitto, giacché questo tiene parimenti calmi i Crociati. Secondo Guglielmo di Tiro, Shīrkūh intraprende anche un passo verso il Califfo abbaside, facendogli balenare la possibilità di far scomparire il Califfo concorrente (ovvero l'Imam fatimide) e di orientamento ismailita, ma Ibn al-Athīr è muto su questo punto. Shāwar, inquieto di tali passi a lui ostili, negozia un trattato d'aiuto reciproco con Amalrico.
Venutolo a sapere, Nūr al-Dīn dà allora la sua autorizzazione a Shīrkūh e una truppa di duemila cavalieri lascia Damasco nel gennaio 1167. I due eserciti crociato e zengide arrivano simultaneamente in Egitto. Shīrkūh non può marciare direttamente sul Cairo e si attesta a Gīza. I Crociati concludono un patto d'alleanza con l'Egitto, ratificato dall'Imam al-ʿĀḍid li-dīn Allāh. Poi gli eserciti si scontrano a Bābayn-Ashmūnayn e Shīrkūh vince, ma i Crociati subiscono poche perdite. Shīrkūh prende Alessandria, che affida a suo nipote Saladino, figlio di Ayyūb, poi si reca in Alto Egitto dove pone l'assedio alla città di Qūs, durante il quale Crociati ed Egiziani assediano a loro volta Alessandria.
Ancora una volta Amalrico e Shīrkūh concludono una pace ed evacuano contemporaneamente l'Egitto, ma Amalrico lascia una guarnigione nel Paese e un piccolo contingente incaricato d'incassare il tributo di 100.000 dīnār annui, concordato con Shāwar.[13].

La presenza dei Crociati al Cairo irritò la popolazione e Amalrico inviò Guglielmo di Tiro a Bisanzio per mettere a punto un'azione concertata in vista di conquistare l'Egitto. Venuto a sapere, Shāwar si riavvicinò a Nūr al-Dīn e Amalrico, spinto dai suoi baroni che denunciavano il tradimento del vizir, invase l'Egitto. Mentre Shāwar tentava di negoziare con Amalrico, l'Imām al-ʿĀḍid li-dīn Allāh inviò una missiva a Norandino chiedendo il suo aiuto. Quando i Crociati arrivarono davanti al Cairo, trovarono la città incendiata: gli abitanti avevano preferito dare alle fiamme la loro città piuttosto che consegnarla ai Crociati. Davanti a una simile determinazione, Amalrico preferì ritirarsi e lasciare l'Egitto il 2 gennaio 1169, poco prima che Shīrkūh arrivasse. Il 18 gennaio, Shāwar fu attirato in un'imboscata e ucciso direttamente da Saladino e Shīrkūh divenne allora vizir d'Egitto, ma egli stesso morì il 23 marzo 1169 a causa di un pasto eccessivamente abbondante, lasciando il Paese a suo nipote Saladino.[14].

Matrimoni e figli[modifica | modifica sorgente]

Shīrkūh lasciò come figli[2]:

  • Nasir al-Din Muhammad (m. nel 1186), Emiro di Homs dal 1180 al 1186.
Predecessore Vizir d'Egitto Successore
Shawar 1169 Saladino (1169 – 1171)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ In arabo "Asad al-Dīn" significa "Leone della religione", mentre in persiano "Shīrkūh" significa "Leone di montagna".
  2. ^ a b Foundation for Medieval Genealogy.
  3. ^ Maalouf 1983, pp. 160-61 e Grousset 1935, pp. 60-61.
  4. ^ Le ragioni di tale partenza non sono note. Secondo alcuni, Shīrkūh avrebbe ucciso un cristiano col quale era entrato in litigio, e i due fratelli sarebbero allora stati esiliati. Si vuole anche che Saladino sia nato nella notte della loro fuga ma non si capisce bene il perché l'uccisione di un cristiano, mentre erano tra l'altro in corso le Crociate, possa giustificare l'esilio di personaggi di rilievo come il governatore e suo fratello. Sembra più ragionevole pensare che il governo di Baghdad se la sia presa con i due fratelli che avevano manifestato chiaramente il loro sostegno a Zengi, anziché attaccare direttamente il troppo forte Zengi.
  5. ^ Jean Michel Mouton, Saladin, le sultan chevalier, Parigi, Gallimard, 2001. ISBN 2-07-076208-4.
  6. ^ Maalouf 1983, p. 178.
  7. ^ Grousset 1935, pp. 358-360.
  8. ^ Grousset 1935, pp. 378-80.
  9. ^ Idem, pp. 375-76.
  10. ^ Maalouf 1983, p. 186 e Grousset 1935, pp. 429-430.
  11. ^ Claudio Lo Jacono, Storia del mondo islamico, p. 317.
  12. ^ Claudio Lo Jacono, op. cit., p. 318.
  13. ^ Claudio Lo Jacono, op. cit., p. 318.
  14. ^ Maalouf 1983, pp. 195-198 e Grousset 1935, pp. 489-509.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Amin Maalouf, Le crociate viste dagli arabi, Società editrice internazionale, Torino 1989. ISBN 8805050504 (ed. orig.: Amin Maalouf, Les croisades vues par les arabes, Paris 1983. ISBN 978-2-290-11916-7).
  • René Grousset, Histoire des croisades et du royaume franc de Jérusalem - II. 1131-1187 L'équilibre, 1935.
  • Michael Chamberlain, The crusader era and the Ayyubid dynasty, in The Cambridge History of Egypt, 2 voll., 1998
  • Claudio Lo Jacono, Storia del mondo islamico (VII-XVI secolo). I. Il Vicino Oriente, Torino, Einaudi 2003 (collana Piccola Biblioteca Einaudi. Storia e geografia).

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]