Toron

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Toron.

Toron, oggi Tibnin (in arabo: تبنين, Tibnīn), nel meridione del Libano, fu un importante castello dei Crociati, costruito nelle montagne del Libano sulla strada da Tiro a Damasco.

Fu il centro della Signoria di Toron, un valvassore del Principato di Galilea, nel Regno di Gerusalemme.

Il nome del castello di Toron deriva dal francese antico "collina" o "colle isolato" certamente a causa della sua ubicazione geografica.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il castello fu costruito da Ugo di Saint Omer, secondo principe di Galilea, nel 1105 per contribuire alla conquista di Tiro, che era ancora in mano ai Fatimidi.

Dopo la morte di Ugo, l'emiro Izz al-Muluk tentò di approfittare della mancanza di difensori per impadronirsi del castello, ma il re Baldovino I lo infeudò a Gervasio de Bazoches, che però morì poco dopo, giustiziato sulla piazza di Damasco.

Toron divenne allora una signoria indipendente e, prima del 1109, fu assegnata ad Umfredo I; dopo di lui il castello e la Signoria di Toron passarono ai suoi discendenti Umfredo II ed Umfredo IV, quest'ultimo fu anche principe titolare di Oltregiordano.

Bāniyās, che era stata data a Baldovino II dai Nizariti nel 1128, fu ereditata dai Signori di Toron attorno al 1148 quando Umfredo II sposò la figlia di Rénier Brus, signore di Bāniyās ed Assebebe. Umfredo II vendette parti delle signorie di Chastel Neuf e di Bāniyās ai Cavalieri ospitalieri nel 1157; il resto di Bāniyās rimase unita con Toron finché fu conquistata da Norandino, il 18 novembre 1164; quando fu ripresa dai cristiani divenne parte della Signoria (Seigneury) di Joscelin III di Edessa.

Toron rimase in mano ai Crociati fino al 1187 quando cadde di fronte alle forze di Saladino che, dopo la Battaglia di Hattin, quasi annientò gli Stati crociati. Dieci anni dopo, nel novembre 1197, Toron fu assediata da un contingente tedesco della Terza crociata, ma la guarnigione musulmana resistette fino all'arrivo di rinforzi dall'Egitto.

Nel 1219 il Sultano al-Mu'azzam fece smantellare segretamente le fortificazioni di Toron, come pure quelle di Gerusalemme ed i castelli di Safad e Bāniyās.
Questo fu fatto perché il sultano prevedeva la necessità di scambiarle con le più importanti difese di Damietta, sul Delta del Nilo, che era stata occupata dalle forze della Quinta crociata, che minacciavano ora il Cairo, e al-Mu'azzam non era disposto a dare ai crociati città dotate di forti difese, se poteva evitarlo.

Lo scambio risultò non necessario, ma la posizione geografica dei siti rimase importante per i Crociati che volevano riprendere Gerusalemme dai musulmani. Infatti, nonostante la loro distruzione, Federico II recuperò Toron, Safed e Bāniyās due anni esatti dopo la morte di al-Mu'azzam, l'11 novembre 1227, con il trattato stretto nel 1229 con il Sultano al-Malik al-Kamil.

Toron fu venduta nel 1220, insieme con i territori chiamati Seigneury de Joscelin, ai Cavalieri teutonici, causando una controversia tra questi ed Alice d'Armenia, la nipote di Umfredo IV ed erede della Signoria di Toron. Alice fece valere con successo i suoi diritti dinanzi all'Alta Corte e Federico II assegnò a lei la Signoria.

Nel 1239, alla scadenza del trattato, Toron tornò agli Ayyubidi; ma due anni più tardi, nel 1241, fu restituito ai Crociati grazie a un altro trattato tra Riccardo di Cornovaglia e il sultano al-Salih Ayyub.

Nel 1244 i castelli resistettero all'esercito dell'Impero corasmio riuscendo a deviare l'attacco musulmano a Gerusalemme; ciononostante alla fine Gerusalemme cadde di fronte alla superiorità numerica dei Corasmi e lo scopo primario dei castelli divenne obsoleto.
Tuttavia, Toron rimase in mano ai Crociati e fu periodicamente posto sotto assedio dai Mamelucchi finché il jihad di Baybars lo isolò ulteriormente. Nel 1266 dopo un ultimo, breve assedio, Baybars in una rara dimostrazione di benevolenza consentì al piccolo contingente di crociati di evacuare in cambio della resa: cosa che essi accettarono di fare.

Signori di Toron[modifica | modifica sorgente]

I signori di Toron tendevano ad essere molto influenti nel regno; Umfredo II fu connestabile di Gerusalemme. Umfredo IV sposò Isabella, figlia del re Amalrico I e Toron passò nel Demanio regio durante il loro matrimonio, il solo titolo fu restituito ad Umfredo IV dopo il divorzio.
Fu anche una delle poche signorie ad avere una linea diretta di successione maschile, almeno per qualche generazione.
I signori di Toron erano anche legati alla Signoria di Oltregiordano per il matrimonio di Umfredo III e l'eredità materna di Umfredo IV.
Toron fu in seguito fusa con il Demanio regio di Tiro, che andò ad un ramo degli Antiochia, poi ai loro eredi di Montfort.

  • Umfredo IV (11901192 circa) restaurato nel titolo dopo il divorzio
  • 1229 post 1236: Alice d'Armenia, nipote di Umfredo III
  • ante 12571266: Giovanni di Montfort
  • 1266 la signoria fu perduta definitivamente

Signori titolari[modifica | modifica sorgente]

  • Giovanni di Montfort (1266 – 1283)

Vassalli minori[modifica | modifica sorgente]

Vassalli di Toron furono:

Il castello[modifica | modifica sorgente]

Il castello di Toron occupa una ripida collina, in realtà un tell dell'età del bronzo, a nord del villaggio di Tibnin, ad una quota di 725 m sul livello del mare. La sua pianta ovale segue il contorno del tell. Una volta aveva dodici torri rettangolari e una di esse, a sud, era il torrione.

Il castello fu raso al suolo nel 1266 dai Mamelucchi e ricostruito 500 anni dopo, nella metà del XVIII secolo da uno sceicco sciita locale, durante la su lotta contro il dominio Ottomano. Egli usò le rovine delle mura medievali come base per il nuovo castello che quindi oggi appare prevalentemente come una costruzione Ottomana.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Jonathan Simon Christopher Riley-Smith, The Feudal Nobility and the Kingdom of Jerusalem, 1174-1277, The Macmillan Press, 1973, ISBN 978-0-333-06379-8.
  • (EN) Steven Runciman, The Kingdom of Jerusalem and the Frankish East, 1100-1187 in A History of the Crusades, vol. II, Cambridge University Press, 1952; (traduzione italiana di E. Bianchi, A. Comba, F. Comba, in due volumi: Storia delle Crociate, Torino, Einaudi, 2005. ISBN 978-88-06-17481-1).

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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Coordinate: 33°11′44.57″N 35°24′44.37″E / 33.195714°N 35.412325°E33.195714; 35.412325