Signoria di Sidone

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Il Castello del Mare (in arabo: ﻗﻠﻌﺔ ﺍﻠﺑﺤﺮ, Qalʿat al-baḥr) la fortezza costruita dai Crociati nel 1228 su un isolotto dinnanzi al porto di Sidone.

La Signoria di Sidone fu, secondo il giurista del XIII secolo Giovanni di Ibelin, uno dei quattro maggiori Vassalli del Regno di Gerusalemme. Tuttavia, in realtà, sembra essere stato molto più piccolo rispetto degli altri ed aver avuto lo stesso livello di importanza di vari vicini, come ad esempio Toron e Beirut, che erano valvassori.

Il suo territorio consisteva in una fascia sulla costa del Mediterraneo tra Tiro e Beirut.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Kitbuqa assedia Sidone a seguito dell'uccisione di suo nipote da parte di Giuliano de Grenier.

Sidone fu conquistata dai crociati nel dicembre 1110 ed assegnata ad Eustachio I de Grenier. Fu riconquistata da Saladino nel 1187 e rimase in mano ai musulmani fino al 1193 quando Amalrico II di Gerusalemme, aiutato da crociati tedeschi al comando dell'Arcivescovo di Magonza, la riconquistò insieme a Beirut; essi posero sotto assedio anche Toron ma sopraggiunse la morte dell'imperatore Enrico VI che indusse i tedeschi a ritirarsi, il 2 febbraio 1198.

Nel 1260, dopo che i Mongoli insieme con gli armeni ed i Crociati di Antiochia avevano conquistato Damasco,[1] Giuliano de Grenier, Signore di Sidone e Beaufort, descritto dai suoi contemporanei come irresponsabile e superficiale, pensò bene di attaccare e saccheggiare l'area della Beqa', in territorio mongolo. Il generale mongolo Kitbuqa inviò il proprio nipote con una piccola forza per ottenere soddisfazione, ma Giuliano colse i Mongoli in un'imboscata e li uccise; Kitbuqa allora saccheggiò la città di Sidone, distruggendone le mura e massacrando i cristiani,[2] anche se il castello della città non fu espugnato.[3] Di conseguenza, quello stesso anno Giuliano de Grenier vendette la signoria ai Cavalieri Templari

La città fu conquistata dai Mamelucchi nel 1291, in contemporanea con la presa di Acri e Tiro.

Signori di Sidone[modifica | modifica wikitesto]

sposò la nipote (ma forse era la figlia) di Arnolfo di Roeux, Emma, chiamata anche Emelota, (che in seguito si risposerà con Ugo II du Puiset)
sposò Agnese di Bures, sorella di Guglielmo II di Bures, principe di Galilea
sposò prima Agnese di Courtenay e poi Helvis di Ibelin
  • 1187-1193: la signoria fu conquistata da Saladino, Reginaldo rimase solo titolare
  • 1193-1202: Reginaldo de Grenier, restaurato
sposò Margherita di Brienne
sposò Eufemia (m. 1309), figlia di Aitone I, re della Piccola Armenia

Signori titolari[modifica | modifica wikitesto]

  • Filippo di Lusignano (c. 1460)

Signoria dello Shuf[modifica | modifica wikitesto]

Una delle regioni vassalle fu la Signoria dello Shuf, creata attorno al 1170 nel territorio della Signoria di Sidone; era incentrata sulla Cave de Tyron, la fortezza scavata nella montagna di fronte alla città di Sidone[4].

Giuliano de Grenier la vendette ai Cavalieri Teutonici nel 1257[5].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Grousset, Histoire des Crusades III, p. 581
  2. ^ (EN) Mary Nickerson Hardwicke, The Crusader States, 1192–1243 in R. L. Wolff; H. W. Hazard (a cura di), The Later Crusades, 1189–1311, A History of the Crusades, vol. II, collana curata da Kenneth M. Setton, Madison, Wisconsin, University of Wisconsin Press, 1969, p. 573.
  3. ^ "Accadde che alcuni uomini di Sidone e di Belfort si riunirono, saccheggiarono villaggi e campi dei Saraceni, uccisero molti Saraceni e altri ne presero prigionieri insieme ad una grande quantità di bestiame. Un certo nipote di Kit-Bugha che risiedeva lì, con pochi cavalieri, inseguì i cristiani che avevano fatto queste cose per dir loro, a nome di suo zio, di lasciare il bottino. Ma alcuni dei cristiani lo attaccarono e uccisero lui ed altri Tartari. Quando Kit-Bugha apprese tutto ciò, conquistò immediatamente la città di Sidone e ne distrusse la maggior parte delle mura [ed uccise tutti i cristiani che trovò. Ma gli abitanti di Sidone fuggirono su un'isola, e solo pochi furono uccisi]. In seguito i Tartari non ebbero più fiducia nei Cristiani, né i Cristiani nei Tartari." Fleur des Histoires d'Orient, Capitolo 30
  4. ^ (EN) Kristian Molin, Unknown Crusader Castles, Continuum International Publishing Group, 2001, p. 19, ISBN 978-1-85285-261-0. URL consultato l'11 novembre 2008.
  5. ^ (EN) Denys Pringle, Peter E. Leach, The Churches of the Crusader Kingdom of Jerusalem, Cambridge University Press, 1993, p. 373, ISBN 978-0-521-39037-8. URL consultato il 12 novembre 2008.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Jonathan Simon Christopher Riley-Smith, The Feudal Nobility and the Kingdom of Jerusalem, 1174-1277, The Macmillan Press, 1973, ISBN 978-0-333-06379-8.
  • (EN) Steven Tibble, Monarchy and Lordships in the Latin Kingdom of Jerusalem, 1099-1291, Oxford, Clarendon Press, 1989, ISBN 978-0-19-822731-1.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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