Giuliano de Grenier

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Giuliano de Grenier (... – 1275) fu Signore di Sidone e Beaufort dal 1239 al 1260, in seguito divenne solo titolare.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Era il figlio e il successore di Baliano I e Margherita (o Anais) di Brienne, figlia di Gualtieri III, Conte di Brienne (fratello maggiore di Giovanni di Brienne). Egli non mostrò la saggezza di suo padre nei suoi rapporti con ì Saraceni, fu descritto dai suoi contemporanei come irresponsabile e superficiale.

Nel 1257 Giuliano vendette ai Cavalieri Teutonici la Signoria dello Shuf,[1] vassalla della Signoria di Sidone.

Kitbuga assedia Sidone a seguito dell'uccisione di suo nipote da parte di Giuliano de Grenier.

Nel 1260, dopo che i Mongoli insieme con gli armeni ed i Crociati di Antiochia avevano conquistato Damasco,[2] Giuliano pensò di attaccare e di saccheggiare l'area della Beqāʿ, un territorio recentemente conquistato dai Mongoli. Il generale mongolo Kitbuga Noyan inviò il proprio nipote con una piccola forza per ottenere soddisfazione, ma Giuliano colse i Mongoli in un'imboscata e li uccise; Kitbuga allora saccheggiò la città di Sidone distruggendone le mura,[3] ma non espugnò il castello.[4] Di conseguenza quello stesso anno Giuliano vendette la signoria ai Cavalieri Templari ed entrò nell'ordine del Tempio egli stesso, per esserne espulso per ragioni sconosciute.

Non si sa quello che avvenne in seguito di lui, ma è scritto:

« Julien d'Agrain, Conte di Sidone, che inviò da Gerusalemme a Notre Dame du Puy, la sua patria, le reliquie di cui si parla in Odo de Gissey; e la sua sua famiglia, tornata in Francia a seguito di San Luigi, ottenne dalla chiesa di Le Puy il diritto di portare la spada nuda, il giorno del Corpus Domini, davanti al Santissimo Sacramento, in segno di gratitudine per i suoi servizi in Oriente e per i suoi doni alla cattedrale. »
(Louis Mayeul Chaudon, Dictionnaire universel, historique, critique, et bibliographique[5])

Matrimonio e discendenza[modifica | modifica sorgente]

Nel 1252 o 1255[5] sposò Eufemia, figlia di Aitone I d'Armenia, che gli diede tre figli:

Dal 1256 al 1261 ebbe una relazione con Plaisance d'Antiochia, vedova di Enrico I di Cipro, facendo infuriare il Papa. Si separò da Eufemia nel 1263.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Denys Pringle e Peter E. Leach, The Churches of the Crusader Kingdom of Jerusalem, Cambridge University Press, 1993, p. 373, ISBN 978-0-521-39037-8. URL consultato il 12 novembre 2008.
  2. ^ Grousset, Histoire des Crusades III, p. 581
  3. ^ (EN) Mary Nickerson Hardwicke, The Crusader States, 1192–1243 in R. L. Wolff; H. W. Hazard (a cura di), The Later Crusades, 1189–1311, Vol. II della collana A History of the Crusades, curata da Kenneth M. Setton, Madison, Wisconsin, University of Wisconsin Press, 1969, cap. XV, p. 573.
  4. ^ "Accadde che alcuni uomini di Sidone e di Belfort si riunirono, saccheggiarono villaggi e campi dei Saraceni, uccisero molti Saraceni e altri ne presero prigionieri insieme ad una grande quantità di bestiame. Un certo nipote di Kit-Bugha che risiedeva lì, con pochi cavalieri, inseguì i cristiani che avevano fatto queste cose per dir loro, a nome di suo zio, di lasciare il bottino. Ma alcuni dei cristiani lo attaccarono e uccisero lui ed altri Tartari.
    Quando Kit-Bugha apprese tutto ciò, conquistò immediatamente la città di Sidone e ne distrusse la maggior parte delle mura [ed uccise tutti i cristiani che trovò. Ma gli abitanti di Sidone fuggirono su un'isola, e solo pochi furono uccisi]. In seguito i Tartari non ebbero più fiducia nei Cristiani, né i Cristiani nei Tartari." Fleur des Histoires d'Orient, Capitolo 30
  5. ^ a b Chaudon, op. cit., p. 299

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Robert Lee Wolff e Harry W. Hazard (a cura di), The Later Crusades, 1189–1311, Vol. II della collana A History of the Crusades curata da Kenneth M. Setton, Madison, Wisconsin, University of Wisconsin Press, 1969.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Signore di Sidone Successore
Baliano I de Grenier 1239-1260 Signoria venduta ai Templari

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]