Mahmud II

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Mahmud II
Sultan Mahmud II of the Ottoman Empire.jpg
Sultano dell'Impero Ottomano
In carica 15 novembre 1808 - 1 luglio 1839
Predecessore Mustafa IV
Successore Abdülmecid I
Nascita Istanbul, 20 luglio 1785
Morte Istanbul, 1 luglio 1839
Luogo di sepoltura Istanbul (Mausoleo di Mahmud II)
Dinastia Casa di Osman
Padre Abdul Hamid I
Madre Naksh-i-Dil Haseki Sultan
Firma Tughra Mahmud II bw.png

Mahmud II (in turco ottomano: محمود ثاني Maḥmūd sānī; Istanbul, 20 luglio 1789Istanbul, 1 luglio 1839) fu il trentesimo sultano dell'Impero ottomano dal 1808 al 1839. Durante il suo regno siglò nel 1812 la pace di Bucarest con la Russia e promosse l'eliminazione dei giannizzeri nel 1826, perché di ostacolo alle riforme, contrastate anche dalle rivolte interne, in Grecia e Serbia del 1830, e dalla guerra contro Mehmet Ali nel 1833, dopo la quale Egitto, Siria e Cilicia si liberarono del dominio dell'impero ottomano.
Introdusse numerose riforme amministrative, militari e fiscali, culminate con il Decreto delle Tanzimat (Riorganizzazioni) che fu promulgato dai suoi figli Abdülmecid I e Abdul Aziz.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

I primi anni e l'ascesa al trono[modifica | modifica wikitesto]

Sua madre era la Valide Sultan Naksh-i-Dil Haseki (che secondo una leggenda era ritenuta cugina della prima moglie di Napoleone, Josephine).[1] Nel 1808, il predecessore di Mahmud II (e suo fratellastro) Mustafa IV (1807–08) aveva ordinato la sua decapitazione assieme a suo cugino, il deposto sultano Selim III (1789–1807), in modo da stronca la ribellione. Selim III venne ucciso, ma Mahmud si salvò grazie a sua madre e posto sul trono dopo che i ribelli ebbero deposto Mustafa IV. Il capo di questa ribellione, Alemdar Mustafa Pascià, divenne poi visir di Mahmud II.

Secondo la versione ottocentesca dello storico turco Cevdet Pascià la fuga di Mahmud che gli permise di scampare ai suoi assassini avvenne in tal modo: una delle sue schiave, una ragazza georgiana di nome Cevri, stava ripulendo il camino della stanza principale dell'harem quando sentì la notizia dell'assassinio di Selim III. Quando gli assassini si avvicinarono all'harem dove Mahmud si trovava, ella fu in grado di raggiungerli e di gettare cenere nei loro occhi, rendendoli temporaneamente ciechi. Questo diversivo permise a Mahmud di scappare da una finestra, lungo i tetti dell'harem, giungendo sino alla terza corte dove lo aspettavano alcuni paggi con abiti civili poveri, rimediati frettolosamente. In quel momento giunse a palazzo anche il capo della ribellione, Alemdar Mustafa Pascià che, visto il corpo morto di Selim III, proclamò Mahmud nuovo Padishah. La ragazza schiava Cevri Kalfa, per il coraggio e la lealtà dimostrate, venne nominata haznedar usta, ovvero capo tesoriere dell'harem imperiale, che era il secondo incarico in ordine di importanza all'interno della gerarchia di corte. Uno scalone sull'Altınyol (Via d'Oro) dell'Harem è ancora oggi chiamato Scalone di Cevri (Jevri) Kalfa, dal momento che la leggenda vuole che qui si siano compiuti i fatti che la resero poi celebre.[2]

Il regno[modifica | modifica wikitesto]

La tughra di Mahmud II. Vi si legge: "Mahmud Khan figlio di Abdülhamid il sempre vittorioso".

Il nuovo visir riprese quelle riforme bloccate dal colpo di Stato del 1807 che aveva portato al potere Mustafa IV. Anche egli venne tuttavia ucciso durante una ribellione nel 1808 e Mahmud, temporaneamente, aveva quindi abbandonato quelle riforme.

Durante i primi anni del regno di Mahmud II, il suo governatore dell'Egitto Mehmet Ali Paşa riconquistò le Città Sante di Medina (1812) e Mecca (1813), co0ntese dai ribelli wahhabiti del Najd.

Il suo regno fu contrassegnato da una grave spaccatura dell'Impero ottomano, con l'indipendenza della Grecia a seguito di una ribellione iniziata nel 1821. Nel 1827 una flotta combinata inglese, francese e russa, sconfisse la flotta ottomana nella Battaglia di Navarino; successivamente, l'Impero ottomano venne forzato a riconoscere la costituzione dello Stato greco con il Trattato di Costantinopoli nel luglio del 1832. Questo evento, assieme all'occupazione della provincia ottomana dell'Algeria da parte della Francia nel 1830, diede inizio alla graduale disgregazione dell'Impero ottomano.

Il mausoleo (türbe) del sultano Mahmud II nell'attuale Divan Yolu caddesi (Çemberlitaş) di Istanbul.

Tra gli atti più importanti del regno di Mahmud II figura l'abolizione nel 1826 del corpo dei giannizzeri, che permise la fondazione di un moderno esercito sullo stile europeo basato sul sistema della coscrizione, con uomini reclutati specialmente in Rumelia e in Anatolia. Mahmud II inoltre riuscì a soggiogare i mamelucchi iracheni con Ali Rida Pascià nel 1831. Ordinò l'uccisione di Alì Pascià di Tepeleni e inviò il suo Gran Visir in persona per decapitare l'eroe bosniaco Husein Gradaščević che aveva provocato una grande rivolta nell'Eyalet di Bosnia.

Avviò il processo per le riforme (Tanzimat) che verranno poi fatte progredire dal suo successore. Le Tanzimat segnarono l'inizio della modernizzazione della Turchia ed ebbero immediati effetti nella vita sociale e legale dell'Impero, modificando profondamente i costumi, l'architettura, la legislazione, l'organizzazione istituzionale e le riforme agricole, per metterle al passo con quelle europee.

Interessato anche a molti aspetti della tradizione turca, Mahmud II era particolarmente appassionato di tiro con l'arco e pertanto richiese a uno studente della materia, Mustafa Kani, di scrivere un libro sulla storia, la costruzione e l'uso dell'arco turco.[3]

Mahmud II morì nel 1839 di tubercolosi nel Palazzo di Esma Sultana, Çamlıca (Üsküdar). A lui succedette il figlio Abdülmecid.

Le riforme[modifica | modifica wikitesto]

Riforme legali[modifica | modifica wikitesto]

Mahmud II by John Young.jpg Mahmud II.jpg
Mahmud II prima della riforma dei costumi del 1826 (a sinistra) e dopo di essa (a destra).

Tra le riforme promosse da Mahmud II ricordiamo gli editti (firman), che egli emise per la Corte di Confisca, che tolsero potere ai Pascià.

In precedenza al primo firman, la proprietà di tutte le persone messe al bando o condannate a morte, passava di diritto alla Corona e questo incoraggiava talvolta l'eliminazione di ricchi proprietari per incrementare i fondi dello Stato, ma anche per arricchire personalmente alcuni amministratori.

Il secondo firman rimosse l'antico diritto dei governatori turchi di mettere a morte qualunque uomo secondo il loro arbitrio; ai Pascià, agli Ağa e agli altri ufficiali di governo, fu ingiunto "di non più presumere di poter infliggere personalmente pene capitali ad un qualsiasi uomo, Raya[4] o Turco che sia, senza l'autorizzazione di una sentenza legale pronunciata da un Kadi, e regolarmente siglata da un giudice".

Nel medesimo periodo in cui Mahmud II ordinava questi cambiamenti, egli personalmente diede l'esempio partecipando regolarmente al Divan (Consiglio di Stato) al posto di escludersi dagli affari di Stato. La pratica del sultano di evitare di partecipare al Divan era stata introdotta già dal regno di Solimano I ed oggi viene considerata uno dei motivi principali di decadenza dell'Impero nei secoli in quanto senza il controllo diretto del sultano sugli affari di governo si ebbe un'esplosione della corruzione e degli interessi personali.

Al tempo di Mahmud II la situazione finanziaria dell'impero era in profonda crisi e la popolazione era oppressa da pesanti tasse. Un firman datato 22 febbraio 1834 mise fine alle vessazioni dei pubblici funzionari ai danni della popolazione. "Nessuno ignori - scrisse il sultano Mahmud II nel rescritto imperiale - che Noi stiamo sostenendo la popolazione contro ogni tipo di abuso e vessazione; Noi stiamo assicurando loro pace e tranquillità. Pertanto qualsiasi atto di oppressione è contrario alla volontà di Allah e ai miei ordini imperiali".

Il haraç, o raccolta delle tasse, divenne meno esosa e quanti svolgevano il servizio militare per l'impero furono esentati dal suo pagamento, ponendo così fine alla tirannia dei governatori locali che per lungo tempo si erano impegnati alacremente nella riscossione violenta delle tasse. Il firman del 1834 abolì la riscossione diretta e previde che la riscossione delle tasse venisse attuata da una commissione composta dal Kadı, giudice musulmano, e dagli Ayan,[5] o capi municipali o Raya di ciascun distretto.

Riforme militari[modifica | modifica wikitesto]

La Mahmudiye (1829), costruita dall'Arsenale Navale Imperiale posto sul Corno d'Oro a Costantinopoli, fu per molti anni la più grande nave militare al mondo: 76.15 m × 21.22 m. La nave di linea venne armata con 128 cannoni su tre lati e imbarcava 1.280 marinai d'equipaggio. Prese parte a numerose battaglie navali tra cui l'Assedio di Sebastopoli durante la Guerra di Crimea.

Mahmud II portò avanti numerose riforme in campo militare, sostituendo le forze precedenti e rafforzando l'aspetto generale dell'esercito ottomano. Una delle più importanti riforme in questo senso fu la soppressione del ruolo dei Dere Bey, i capi ereditari locali (con potere di nominare i loro successori anche in mancanza di eredi maschi diretti) che portò ad un abuso sostanziale del potere feudale e militare ottomano.

Altro punto assai noto del governo di Mahmud II fu l'abolizione (per lo più con la forza, l'esecuzione e l'esilio) del corpo dei giannizzeri nel 1826, dando vita al vero e proprio esercito ottomano, chiamato Asakir-i Mansure-i Muhammediye (col significato di Vittoriosi soldati di Muhammad).

Dopo la perdita della Grecia a seguito della Battaglia di Navarino, per intervento di una flotta combinata anglo-francese-russa nel 1827, Mahmud II si pose come prima priorità del suo governo la ricostruzione di una potente marina militare turca. Le prime navi a vapore della marina imperiale ottomana vennero acquistate nel 1828. Nel 1829 venne varata la più grande nave al mondo per l'epoca, la Mahmudiye, che poteva imbarcare più di mille marinai e che era stata interamente costruita nell'arsenale turco di Istanbul, sul Corno d'Oro.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine del Crescente - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine del Crescente
Gran Maestro dell'Ordine di Nichan Iftikar - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di Nichan Iftikar

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Christine Isom-Verhaaren, "Royal French Women in the Ottoman Sultans' Harem: The Political Uses of Fabricated Accounts from the Sixteenth to the Twenty-first Century", Journal of World History, vol. 17, No. 2, 2006
  2. ^ Claire Davis, The Palace of Topkapi in Istanbul, New York, Charles Scribner's Sons, 1970, pp. 214–217, ASIN B000NP64Z2.
  3. ^ Paul E Klopsteg, Turkish Archery and the Composite Bow. Chapter I, Background of Turkish Archery. Second edition, revised, 1947, published by the author, 2424 Lincolnwood Drive, Evanston, Ill.
  4. ^ Lett. "gregge". Con questa espressione di ancestrale sapore pastorale, in cui il Sultano ottomano era una sorta di "Buon pastore", si indicavano i sudditi ottomani non turchi.
  5. ^ Lett. "ottimati".

Bibliografia in italiano[modifica | modifica wikitesto]

  • Maurizio Costanza, La Mezzaluna sul filo - La riforma ottomana di Mahmûd II, Marcianum Press, Venezia, 2010.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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Mustafa IV 1808-1839 Abd-ul-Mejid I
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