Mahmud II

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Mahmud II
Sultan Mahmud II of the Ottoman Empire.jpg
Sultano dell'Impero Ottomano
In carica 15 novembre 1808 - 1 luglio 1839
Predecessore Mustafa IV
Successore Abd-ul-Mejid I
Nascita Istanbul, 20 luglio 1785
Morte Istanbul, 1 luglio 1839
Luogo di sepoltura Istanbul
Dinastia Casa di Osman
Padre Abdul Hamid I
Madre Naksh-i-Dil Haseki Sultan
Firma Tughra Mahmud II bw.png

Mahmud II (in turco ottomano: محمود ثاني Mahmud-ı sānī; Istanbul, 20 luglio 1789Istanbul, 1 luglio 1839) fu il trentesimo sultano dell'Impero ottomano dal 1808 al 1839. Durante il suo regno siglò nel 1812 la pace di Bucarest con la Russia e promosse l'eliminazione dei giannizzeri nel 1826, perché di ostacolo alle riforme, contrastate anche dalle rivolte interne, in Grecia e Serbia del 1830, e dalla guerra contro Mehmet Ali nel 1833, dopo la quale Egitto, Siria e Cilicia si liberarono del dominio dell'impero ottomano. Introdusse numerose riforme amministrative, militari e fiscali, culminate con il Decreto di Tanziman (Riorganizzazione) che fu promulgato dai suoi figli Abd-ul-Mejid I e Abdul Aziz.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

I primi anni e l'ascesa al trono[modifica | modifica sorgente]

Sua madre era Valide Sultan Naksh-i-Dil Haseki (che secondo una leggenda infondata venne definita come cugina della prima moglie di Napoleone, Josephine).[1] Nel 1808, il predecessore di Mahmud II (e suo fratellastro) Mustafa IV (1807–08) aveva ordinato la sua decapitazione assieme a suo cugino, il deposto sultano Selim III (1789–1807), in modo da schiacciare la ribellione. Selim III venne ucciso, ma Mahmud venne mantenuto salvo da sua madre e posto sul trono dopo che i ribelli ebbero deposto Mustafa IV. Il capo di questa ribellione, Alemdar Mustafa Pasha, divenne poi visir di Mahmud II.

Second la versione ottocentesca dello storico turco Cevdet Pasha così viene raccontata la fuga di Mahmud dall'assassinio: una delle sue schiave, una ragazza georgiana di nome Cevri, stava ripulendo il camino della stanza principale dell'harem quando seppe della notizia dell'assassinio di Selim III. Quando gli assassini si avvicinarono all'harem dove Mahmud si trovava, ella fu in grado di raggiungerli e di gettare della genere sui loro occhi, rendendoli temporaneamente cechi. Questo diversivo permise a Mahumd di scappare da una finestra per i tetti del'harem, giungendo sino alla terza corte dove lo aspettavano dei paggi con dei vestiti civili da povero riuniti frettolosamente. In quel momento giunse a palazzo anche il capo della ribellione, Alemdar Mustafa Pasha che, visto il corpo morto di Selim III, proclamò Mahmud quale nuovo padishah. La ragazza schiava Cevri Kalfa per il coraggio e la lealtà dimostrate venne nominata haznedar usta, ovvero capo tesoriere dell'harem imperiale, che era il secondo incarico in ordine di importanza all'interno della gerarchia. Uno scalone sull'Altınyol (Via d'Oro) dell'Harem è ancora oggi chiamato Scalone di Cevri (Jevri) Kalfa, dal momento che la leggenda vuole che qui si siano compiuti i fatti che la resero poi celebre.[2]

Il regno[modifica | modifica sorgente]

Il tughra di Mahmud II scritto in calligrafia espressiva. Vi si legge: "Mahmud Khan figlio di Abdülhamid è per sempre vittorioso".

Il nuovo visir prese l'iniziativa di riprendere quelle riforme che erano state poste a termine dal colpo di stato del 1807 che aveva portato al potere Mustafa VI. Ad ogni modo, egli venne ucciso durante una ribellione nel 1808 e Mahumd temporaneamente aveva abbandonato queste riforme.

Durante i primi anni del regno di Mahumd II, il suo governatore dell'Egitto Mehmet Ali Paşa riconquistò le città sante di Medina (1812) e Mecca (1813) dai ribelli Nejdi.

Il suo regno inoltre portò alla prima spaccatura dell'Impero ottomano con l'indipendenza della Grecia a seguito di una ribellione iniziata nel 1821. Nel 1827 una flotta combinata inglese, francese e russa, sconfisse la flotta ottomana nella Battaglia di Navarino; successivamente, l'Impero ottomano venne forzato a riconoscere la costituzione dello stato greco con il Trattato di Costantinopoli nel luglio del 1832. Questo evento, assieme all'occupazione della provincia ottomana dell'Algeria da parte della Francia nel 1830, diede inizio alla graduale disgregazione dell'Impero ottomano.

Il mausoleo (türbe) del sultano Mahmud II nell'attuale Divan Yolu street.

Tra gli atti più importanti di Mahmud II durante il suo regno vi fu l'abolizione del corpo dei giannizzeri nel 1826, permettendo la fondazione di un moderno esercito sullo stile europeo basato sul sistema della coscrizione, con uomini reclutati specialmente in Rumelia ed Asia Minore. Mahumd II inoltre fu responsabile di aver soggiogato i mamelucchi iracheni con Ali Ridha Pasha nel 1831. Egli ordinò l'uccisione del rinnovato Ali Pasha di Tepelena. Egli inviò il suo Grand Visir in persona per decapitare l'eroe bosniaco Husein Gradaščević che aveva provocato una grande rivolta nell'Eyalet di Bosnia.

Egli inizio i preparativi per le riforme Tanzimat che verranno poi portate avanti dal suo successore. Il Tanzimat segnò l'inizio della modernizzazione della Turchia ed ebbe immediati effetti nella vita sociale e legale dell'impero, apportando poi i costumi, l'architettura, la legislazione, l'organizzazione istituzionale e le riforme agricole al pari di quelle europee.

Interessato anche a molti aspetti della tradizione turca, Mahmud II era particolarmente appassionato di tiro con l'arco e pertabnto richiese ad uno studente della materia, Mustafa Kani, di scrivere un libro sulla storia, la costruzione e l'uso dell'arco turco.[3]

Mahmud II morì di tubercolosi al Palazzo di Esma Sultana, Çamlıca, nel 1839, venendo succeduto da suo figlio Abdülmecid.

Le riforme[modifica | modifica sorgente]

Riforme legali[modifica | modifica sorgente]

Mahmud II prima della riforma dei costumi del 1826 (a sinistra) e dopo (a destra) Mahmud II prima della riforma dei costumi del 1826 (a sinistra) e dopo (a destra)
Mahmud II prima della riforma dei costumi del 1826 (a sinistra) e dopo (a destra)

Tra le riforme promosse da Mahumd II ricoridamo gli editti (o firman), che egli emise per la Corte di Confisca, che tolsero potere ai Pashas.

In precedenza al primo firman, la proprietà di tutte quelle persone bandite o condannate a morte, passava di diritto alla corona e questo incoraggiava talvolta l'eliminazione di ricchi proprietari per aumentare i fondi dello stato o le ricchezze personali di alcuni amministratori.

Il secondo firman rimosse l'antico diritto dei governatori turchi di porre a morte qualunque uomo secondo la loro volontà; i Paşas, gli Ağas ed altri ufficiali di governo, vennero ingiunti "di non più presumere di poter infliggere personalmente pene capitali ad un qualsiasi uomo, Raya o Turco che sia, senza l'autorizzazione di una sentenza legale pronunciata da un Kadi, e regolarmente siglata da un giudice".

Nel medesimo periodo in cui Mahmud II ordinava questi cambiamenti, egli personalmente diede l'esempio partecipando regolarmente al Divan (consiglio di stato) al posto di escludersi dagli affari di stato. La pratica del sultano di evitare di partecipare al Divan era stata introdotta già dal regno di Solimano I ed oggi viene considerata uno dei motivi principali di decadenza dell'impero nei secoli in quanto senza il controllo diretto del sultano sugli affari di governo si ebbe un'esplosione della corruzione e degli interessi personali.

Al tempo di Mahumd II la situazione finanziaria dell'impero era in profonda crisi e la popolazione era sotto l'oppressione di pesanti tasse. Un Firman datato 22 febbraio 1834 abolì le vessazioni dei pubblici funzionari sulla popolazione locale. "Nessuno ignora," scrisse il sultano Mahmud II nel documento, "che Noi stiamo supportando la popolazione contro ogni tipo di abuso e vessazione; noi stiamo assicurando loro pace e tranquillità. Pertanto qualsiasi atto di oppressione è contrario alla volontà di Allah ed ai miei ordini imperiali".

L'haraç, o raccolta delle tasse, divenne più moderata ed esentò quanti svolgevano il servizio militare per l'impero, ponendo così fine alla tirannia dei governatori locali che per lungo tempo si erano impegnati alacremente nella riscossione violenta delle tasse. Il Firman del 1834 abolì la riscossione diretta e decise di prevedere che la riscossione delle tasse venisse attuata da una commissione composta dal Kadı, governatore musulmano, e dagli Ayans, o capi municipali o Rayas di ciascun distretto.

Riforme militari[modifica | modifica sorgente]

La Mahmudiye (1829), costruita dall'Arsenale Navale Imperiale posto sul Corno d'Oro a Costantinopoli, fu per molti anni la più grande nave al mondo: 76.15 m × 21.22 m. La nave di linea venne armata con 128 cannoni su tre lati e poteva portare a bordo 1.280 marinai. Prese parte a numerose battaglie navali tra cui l'Assedio di Sebastopoli durante la Guerra di Crimea.

Mahmud II portò avanti numerose riforme in campo militare, sostituendo le forze precedenti e rafforzando l'aspetto generale dell'esercito ottomano. Una delle più importanti riforme in questo senso fu la soppressione del ruolo dei Dere Beys, i capi ereditari locali (con potere di nominare i loro successori anche in mancanza di eredi maschi diretti) che portò ad un abuso sostanziale del potere feudale e militare ottomano.

Altro punto famossissimo del governo di Mahumd II fu l'abolizione (talvolta con la forza, l'esecuzione e l'esilio) del corpo dei giannizzeri nel 1826, dando vita al vero e proprio esercito ottomano, chiamato Asakir-i Mansure-i Muhammediye (col significato di Vittoriosi soldati di Muhammad).

Dopo la perdita della Grecia a seguito della Battaglia di Navarino per intervento di una flotta combinata anglo-francese-russa nel 1827, Mahumd II si pose come prima priorità del suo governo la ricostruzione di una potente marina militare turca. Le prime navi a vapore della marina imperiale ottomana vennero acquistate nel 1828. Nel 1829 venne varata la più grande nave al mondo per l'epoca, la Mahmudiye, che poteva caricare più di mille marinai a bordo e che era stata interamente costruita dall'arsenae turco a Costantinopoli, sul Corno d'Oro.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Gran Maestro dell'Ordine del Crescente - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine del Crescente
Gran Maestro dell'Ordine di Nichan Iftikar - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di Nichan Iftikar

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Christine Isom-Verhaaren, "Royal French Women in the Ottoman Sultans' Harem: The Political Uses of Fabricated Accounts from the Sixteenth to the Twenty-first Century", Journal of World History, vol. 17, No. 2, 2006
  2. ^ Claire Davis, The Palace of Topkapi in Istanbul, New York, Charles Scribner's Sons, 1970, pp. 214–217, ASIN B000NP64Z2.
  3. ^ Paul E Klopsteg. Turkish Archery and the Composite Bow. Chapter I, Background of Turkish Archery. Second edition, revised, 1947, published by the author, 2424 Lincolnwood Drive, Evanston, Ill.

Bibliografia in italiano[modifica | modifica sorgente]

  • Maurizio Costanza, La Mezzaluna sul filo - La riforma ottomana di Mahmûd II, Marcianum Press, Venezia, 2010.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Sultano ottomano Successore Ottoman flag.svg
Mustafa IV 1808-1839 Abd-ul-Mejid I
Predecessore Califfo dell'Islam Successore Flag of the Ottoman Caliphate.svg
Mustafa IV 1808-1839 Abd-ul-Mejid I

Controllo di autorità VIAF: 35392079 LCCN: n88252103