Abdul Hamid II

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Abdul-Hamid II
Abdul Hamid II, 1868
Abdul Hamid II, 1868
Sultano dell'Impero Ottomano
In carica 31 agosto 1876 –
27 aprile 1909
Predecessore Murad V
Successore Mehmet V
Nascita Istanbul, 21 settembre 1842
Morte Istanbul, 10 febbraio 1918
Firma Tughra of Abdülhamid II.JPG

Abdul-Hamid II, detto il Sanguinario (in turco ottomano: عبد الحميد ثانی `Abd ül-Ḥamīd-i sânî, in turco: İkinci Abdülhamid; Istanbul, 21 settembre 1842Istanbul, 10 febbraio 1918), fu il 34° sultano dell'Impero Ottomano, dal 31 agosto 1876 al 27 aprile 1909, quando, a causa della sollevazione militare dei Giovani Turchi, gli subentrò il fratello Mehmet V. Egli visse il periodo di declino della potenza dell'Impero ottomano, ma durante il suo periodo di regno egli fu il principale responsabile degli ammodernamenti che consentirono all'impero di progredire, esercitando ancora un forte controllo sui suoi affari interni. Tra i cambiamenti si ricordano la razionalizzazione della burocrazia, l'ambizioso progetto della Ferrovia Hijaz, la creazione di un sistema moderno di codici di leggi (1896), la fondazione di un censimento su sistemi moderni, un sistema per la registrazione ed il controllo della stampa, la sistemazione dei salari degli ufficiali (1880), la prima moderna scuola di legge (1898).

Il Sultano fu anche proprietario del mitico diamante Hope, il diamante maledetto, che ricevette un anno prima di essere destituito dal fratello.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

I primi anni[modifica | modifica sorgente]

Il principe ereditario Abdül Hamid in un ritratto fotografico del 1867 eseguito presso il Castello di Balmoral, in Scozia, ospite della Regina Vittoria.

Abdul, secondo figlio del sultano Abdülmecid I e della sua sposa armena Tirimüjgan, nacque al Palazzo Topkapı, divenendo subito anche figlio adottivo di un'altra delle mogli del sultano in carica, Valide Sultan Rahime Perestu.

Sin dalla gioventù, la sua propensione ai lavori manuali lo aveva portato a fabbricare personalmente molti mobili ed oggetti intagliati nel legno che ancora oggi possono essere ammirati nel Palazzo Yıldız e nel Palazzo Beylerbeyi di Istanbul. Abdul era inoltre un grande appassionato di opera e personalmente egli trascrisse le prime versioni in turco di molte opere classiche. Egli compose anche molti pezzi d'opera per i Mızıka-ı Hümayun che egli fondò, ospitandoli nel teatro del Palazzo Yıldız. A differenza di molti altri sultani ottomani, Abdul ancora principe ereditario viaggiò in paesi molto distanti dalla Turchia. Nove anni prima della sua ascesa al trono, ad esempio, egli accompagnò il sultano Abdülaziz in una sua visia in Austria, Francia e Regno Unito nel 1867

Il regno[modifica | modifica sorgente]

Abdul Hamid salì al trono allorché fu destituito suo fratello Murad V, il 31 agosto del 1876.

Fu l'ultimo sultano ottomano con poteri assoluti e colui che ritardò di alcuni decenni la modernizzazione della Turchia, con i suoi metodi autoritari e talvolta spietati nei rapporti con i separatisti, e con le sue manovre diplomatiche che tentarono di trarre vantaggio dai conflitti tra le potenze europee. Era conosciuto col nome di Ulu Hakan (Divino Khan) dai sui sostenitori e come il Sultan Rouge (Sultano Rosso) dai suoi oppositori come i Giovani Turchi ed i loro simpatizzanti stranieri. Fu responsabile dei cosiddetti massacri hamidiani, oggi considerati la prima fase del genocidio degli armeni.

La Prima Era Costituzionale, 1876–1877[modifica | modifica sorgente]

Truppe ottomane durante l'Assedio di Plevna (1877).

Nel corso del suo discorso per l'ascesa al trono, Abdul Hamid II non diede chiare indicazioni circa gli obbiettivi prossimi del suo regno, ma egli lavorò coi Giovani Turchi per apportare alcuni cambiamenti costituzionali al sistema governativo[1] La nuova forma di governo, nel suo spazio teoretico, l'avrebbe aiutato a realizzare una transazione liberale del proprio regno, ma in stile islamico, che avrebbe portato ad un'imitazione si delle norme occidentali pur mantenendo un carattere legato alla religione islamica che costituiva essa stessa un cardine fondamentale per i sultani ed il popolo ottomano. Il 23 dicembre 1876, sulla scorta delle insurrezioni in Bosnia ed Erzegovina, la guerra con Serbia e Montenegro nonché per via della ribellione bulgara, egli si risolse a dichiarare una costituzione per l'impero e la creazione di un parlamento.

La conferenza internazionale tenutasi a Istanbul[2][3] che si tenne sul finire del 1876 fu la causa della promulgazione della costituzione, ma le potenze europee si rifiutarono di credere che essa avrebbe avuto un ruolo impattante sullo scenario ottomano.

La Russia mantenne infatti la propria mobilitazione alla guerra e la flotta britannica si appressò al Mar di Marmara. Il sultano a questo punto sospese (ma non abolì) la costituzione e Midhat Pasha, il suo autore materiale, venne esiliato poco dopo. Già dal 1877 l'Impero ottomano riprese la guerra con l'impero russo.

La disintegrazione dell'impero[modifica | modifica sorgente]

Sigillo del sultano Abdul Hamid II
Gruppi di rifugiati musulmani circassiani lasciano le loro terre d'origine a causa dell'invasione russa del Caucaso.

La peggior paura di Abdul Hamid circa la dissoluzione lenta ed inesorabile del suo impero, iniziò a reificarsi con la dichiarazione di guerra da parte dei russi il 24 aprile 1877 e con la successiva vittoria russa del febbraio del 1878. Durante lo scontro Abdul Hamid non poté contare su alcun aiuto. Il cancelliere principe Gorchakov eveva ottenuto a tutti gli effetti la neutralità austriaca con l'Accordo di Reichstadt, e l'Impero britannico, sebbene temesse la predominanza russa nell'Asia meridionale, preferì non venire coinvolto nel conflitto per la brutalità con la quale erano conosciuti gli ottomani dalla soppressione della rivolta pubblica. Il Trattato di Santo Stefano, sottoscritto tra Russia ed Impero ottomano, pose fine alla guerra, imponendo condizioni sfavorevoli per gli ottomani: l'Impero ottomano avrebbe riconosciuto l'indipendenza di Romania, Serbia e Montenegro, garantendo autonomia locale alla Bulgaria e prospettando per questi paesi nuove riforme, cedendo inoltre la Dobrugia e parti dell'Armenia alla Russia, alla quale inoltre dovette pagare un'enorme indennità di guerra.

Uno dei Bashibazouk Neri in servizio all'Esercito ottomano, dipinto di Jean-Léon Gérôme, del 1869.

Dal momento che la Russia dominava di fatti la politica dei nuovi stati, la sua influenza poteva dirsi di molto aumentata nell'Europa sudorientale dopo il Trattato di Santo Stefano. Per via dell'insistenza delle Grandi Potenze (in particolare del Regno Unito), il trattato venne poi rivisto dal Congresso di Berlino di modo da ridurre i grandi vantaggi acquisiti dalla Russia. In cambio di questi favori, Cipro venne "venduta" al Regno Unito nel 1878 mentre le forze inglesi poterono facilmente occupare l'Egitto ed il Sudan nel 1882 col pretesto di "riportare l'ordine" in quelle province. Cipro, Egitto e Sudan rimasero province ottomane "sulla carta" sino al 1914, anno in cui l'Inghilterra ufficialmente annetté quei territori al proprio impero come risposta all'entrata in guerra degli ottomani al fianco delle Potenze Centrali nella prima guerra mondiale.

Problemi si riscontravano anche in Albania per la costituzione della Lega di Prizren e sul fronte greco e montenegrino. L'unione nel 1885 del Principato di Bulgaria con la Rumelia orientale fu un altro punto di decadenza dell'impero ottomano che temeva seriamente la ricostituzione di un potente stato bulgaro autonomo sul confine con i propri domini.

Creta ottenne grandi privilegi, ma questo ancora non soddisfaceva la popolazione, che aspirava all'unificazione con la Grecia. All'inizio del 1897 una spedizione greca salpò alla volta di Creta per rovesciare il governo ottomano dell'isola. Questo atto aprì la strada alla Guerra greco-turca del 1897. Alcuni mesi dopo Regno Unito, Francia e Russia ottennero la "tutela" del territorio cretese che la assegnarono poi in governo al principe Giorgio di Grecia che ne decretò la definitiva scorporazione dall'Impero ottomano.

Il supporto della Germania[modifica | modifica sorgente]

Abdul Hamid II mantenne una fitta corrispondenza con i musulmani cinesi in servizio all'esercito imperiale della dinastia Qing al comando del generale Dong Fuxiang.

La Triplice intesa (composta da Regno Unito, Francia e Impero russo), mantenne sempre relazioni tese con l'Impero ottomano. Abdül Hamid ed i suoi consiglieri più fidati ritenevano che l'impero turco dovesse essere trattato alla stregua delle principali potenze europee. Nella visione del sultano, l'Impero ottomano era a tutti gli effetti da considerarsi "europeo", dal momento che esso aveva tra i propri sudditi sia musulmani che cristiani. Abdül Hamid ed il divan si ritenevano modernizzati, anche se spesso le loro azioni venivano ritenute bizzarre o addirittura incivili dai loro corrispettivi occidentali.[4]

Abdül Hamid ora vedeva l'Impero tedesco come un potenziale alleato del suo governo. Il kaiser Guglielmo II venne ospitato per ben due volte da Abdül Hamid ad Istanbul: la prima il 21 ottobre 1899 e la seconda nove anni più tardi, il 5 ottobre 1898 (Guglielmo II visitò una terza volta poi Istanbul il 15 ottobre 1917 come ospite di Mehmet V). Ufficiali tedeschi (come il barone von der Goltz e von Ditfurth) vennero impiegati nella riorganizzazione dell'esercito ottomano col beneplatico del sultano.

Gli ufficiali del governo tedesco vennero chiamati a risanare anche le finanze turche, consentendo ad Abdül Hamid di acquisire ulteriore potere personale privando i ministri del loro influsso politico. L'amicizia della Germania, ad ogni modo, non era disinteressata, ma venne ripagata con la connessione di tratte ferroviarie e terreni a condizioni vantaggiose. Nel 1899 il governo turco sottoscrisse il desiderio tedesco della costruzione della tratta ferroviaria Berlino-Baghdad.

Il kaiser Guglielmo di Germania richiese inoltre l'aiuto del Sultano per sedare i problemi coi musulmani riscontrati durante la Ribellione dei Boxers quando l'esercito tedesco si scontrò ripetutamente coi ristretti gruppi di musulmani cinesi nel 1900. I tedeschi, grazie alla mediazione turca, riuscirono dunque con la Spedizione Gasalee a battere le truppe musulmane cinesi nella Battaglia di Pechino. La situazione venne risolta nel 1901 quando Abdul Hamid II si accordò coi tedeschi per inviare in Cina Enver Pasha, ma la ribellione era ormai conclusa.[5]

La Seconda era costituzionale, 1908[modifica | modifica sorgente]

L'umiliazione nazionale della situazione in Macedonia, assieme al risentimento dell'esercito contro le spie di palazzo e gl iinformatori, portò nuovamente l'Impero ottomano in crisi dopo l'inizio del nuovo secolo.

Nell'estate del 1908, i Giovani Turchi fecero scoppiare una rivoluzione ed Abdul Hamid II, dopo essere venuto a conoscenza del fatto che delle truppe da Salonicco stavano marciando alla volta di Istanbul (23 luglio), il giorno successivo un irade annunciò il restauro della sospesa costituzione del 1876; un giorno dopo altri irades abolirono lo spionaggio e la censura, ed ordinarono il rilascio dei prigionieri politici.

Il 17 dicembre successivo, Abdul Hamid aprì il parlamento turco con un discorso dal trono nel quale affermò che il primo parlamento era stato temporaneamente dissolto sin quando l'educazione del suo popolo non fosse stata portata ad un livello sufficientemente adeguato con l'estensione dell'istruzione in tutto l'impero.

Il contraccolpo, 1909[modifica | modifica sorgente]

Le nuove attitudini del sultano non lo salvarono dal sospetto di intrighi con potenti elementi reazionari dello stato, sospetto confermato nella controrivoluzione del 13 aprile 1909 nota col nome turco di 31 Mart Vakası, quando un'insurrezione di soldati riportò l'impero ad una politica conservatrice, rovesciando il gabinetto di governo. Il governo più aperto venne restaurato da soldati di Salonicco, che decisero la deposizione di Abdul Hamid, ed il 27 aprile successivo suo fratello Reshad Efendi venne proclamato sultano col nome di Mehmet V.

Il contraccolpo del sultano, che era stato acclamato a gran voce dagli islamici conservatori contro le riforme liberali dei Giovani Turchi, si concluse con un massacro di decine di migliaia di cristiani armeni della provincia di Adana.[6]

Ideologia e Progressi[modifica | modifica sorgente]

Riforme[modifica | modifica sorgente]

Abdül Hamid mentre saluta la folla dalla sua carrozza.

Gran parte del popolo turco si aspettava che Abdul Hamid II avesse idee liberali e molti conservatori lo vedevano dalla sua ascesa come un pericoloso riformatore. Col proseguire degli eventi, ad ogni modo, anche il sultano si rese conto che nell'Impero ottomano era difficile ottenere nuove riforme. Il default delle finanze pubbliche, il tesoro statale vuoto, l'insurrezione della Bosnia e dell'Erzegovina, la guerra con Serbia e Montenegro ed il risentimento creatosi in Europa per la crudeltà per cui erano noti i turchi, furono tutti punti a sfavore della politica imperiale di fine Ottocento.

Il dissesto finanziario del paese, consentì al sultano di dare a potenze straniere il controllo del debito nazionale turco. In un decreto emesso nel dicembre del 1881, gran parte delle rendite dell'impero erano detenute da capitali stranieri.

Negli anni, Abdul Hamid riuscì però a ridurre i suoi ministri alla posizione di segretari, concentrando maggiormente l'amministrazione dell'Impero nelle sue mani nel Palazzo Yıldız, ma questo non ridusse il dissenso interno. Creta si trovò costantemente in tumulto. I greci che vivevano lungo i confini dell'Impero ottomano erano insoddisfatti, così pure gli armeni per il trattamento ricevuto.

La sua personale sfiducia nei confronti degli ammiragli riformisti della marina turca (i quali erano per la maggior parte sospettati di complottare per riportare in auge la costituzione del 1876) e la siccessiva decisione di bloccare lo sviluppo della flotta turca (che sotto il suo predecessore Abdülaziz si era attestata come la terza al mondo per grandezza) nel Corno d'Oro causò la perdita dei territori ottomani oltremare e di molte isole del Nord Africa, nel Mar Mediterraneo e nell'Egeo.[7]

La questione dell'Islam[modifica | modifica sorgente]

Abdul Hamid II era anche califfo della religione islamica, un titolo ereditario che tutti i sultani si tramandavano per diritto divino.

Abdul Hamid riconobbe che l'idea del Tanzimat non avrebbe potuto portare comunque le disparate popolazioni dell'impero sotto una comune identità come "ottomani". Abdul Hamid tentò di formulare nuovi principi ideologici a tal proposito, sfruttando il fatto che i sultani ottomani dal 1517 erano anche califfi e pertanto egli cercò di promuovere ed enfatizzare il Califfato ottomano.

Abdul Hamid era solito resistere alle pressioni delle potenze europee sino all'ultimo, così da apparire come il campione dell'Islam contro il cristianesimo "infedele". Venne così incoraggiato il panislamismo ed i privilegi degli stranieri insediatisi nell'Impero ottomano che spesso erano visti come un ostacolo al governo effettivo, vennero ridotti notevolmente. Grazie allo strategico sviluppo delle ferrovie Istanbul-Baghdad e Istanbul-Medina, il viaggio per l'Hajj divenne più efficiente e semplice per tutti. Emissari vennero inviati nei paesi distanti a predicare l'Islam e la supremazia del Califfo. Durante il suo periodo di governo, Abdul Hamid rifiutò l'offerta di Theodor Herzl di pagare una parte sostanziosa del debito ottomano (150.000.000 di sterline in oro) in cambio della concessione del permesso ai sionisti di insediarsi in Palestina.

L'appello di Abdul Hamid verso i musulmani, ad ogni modo, non ebbe gli stessi effetti in tutte le parti del vasto impero. In Mesopotamia e nello Yemen i disturbi furono endemici; presso casa venne mantenuta assemblata una vasta guarnigione e lo spionaggio era all'ordine del giorno, costringendo sempre più il sultano a chiudersi nel suo palazzo per terrore di venire assassinato.

La questione armena[modifica | modifica sorgente]

A partire dagli anni '90 dell'Ottocento, gli Armeni iniziarono a chiedere la reificazione delle riforme promesse loro dalla Conferenza di Berlino.[8] Tra il 1892 ed il 1893 a Merzifon e Tokat, gruppi di armeni iniziarono a protestare violentemente al punto che il sultano non esitò a schiacciare queste rivolte con metodi sanguinari, probabilmente per mostrare l'incrollabilità del potere del monarca, servendosi dei musulmani locali (in molti casi curdi) contro gli armeni.[9] Nel 1907, la Federazione Armena Rivoluzionaria tentò di assassinare Abdul Hamid II piazzando una bomba sotto la sua macchina durante un'apparizione pubblica, ma il sultano si salvò miracolosamente perché l'innesco partì prima del dovuto, uccidendo 26 persone e ferendone altre 58 (delle quali poi 4 morirono in ospedale) e distruggendo nel processo altre 17 automobili.

Deposizione e conseguenze[modifica | modifica sorgente]

Il mausoleo (türbe) dei sultani Mahmut II, Abdulaziz e Abdul Hamid II, collocato in Divanyolu street, Istanbul.

L'ex-sultano venne costretto all'esilio srvegliato presso l'isola di Salonicco. Nel 1912, quando la stessa Salonicco passò alla Grecia, egli venne portato ad Istanbul. Il sultano trascorse i suoi ultimi anni di vita studiando, realizzando mobili e scrivendo le sue memorie presso il Palazzo Beylerbeyi nel Bosforo, ove morì il 10 febbraio 1918, appena alcuni mesi prima di suo fratello, il sultano in carica. Venne sepolto ad Istanbul.

Le fotografie dell'impero[modifica | modifica sorgente]

Abdül Hamid commissionò centinaia di fotografie dell'impero. Temendo di essere assassinato, egli non era solito viaggiare (a differenza di molti altri suoi predecessori) e le fotografie gli davano l'idea completa del suo reame. Il Sultano presentava come dono grandi album di fotografie a governi e capi di stato, tra cui agli Stati Uniti (William Allen, "The Abdul Hamid II Collection," History of Photography eight (1984): 119–45.) ed al Regno Unito (M. I. Waley and British Library, "Sultan Abdulhamid II Early Turkish Photographs in 51 Albums from the British Library on Microfiche" (Zug, Svizzera: IDC, 1987).

La passione per la poesia[modifica | modifica sorgente]

Il Tughra (firma) di Abdül Hamid – da destra "el Ghazi" (il veterano).[10]

Abdülhamid was also a poet just like many other Ottoman sultans. One of the sultan's poems translates thus:

« Mio Signore io so che tu sei Unico (Al-Aziz)

... E nessun altro è Unico
Tu sei il solo, e nient'altro
Mio Dio prendi le mie mani in questi tempi difficili
Mio Dio sii il mio aiuto in quest'ora critica »

Abdul Hamid era anche un grande appassionato delle novelle di Sherlock Holmes.[11]

Matrimoni e discendenza[modifica | modifica sorgente]

Primo matrimonio e figli[modifica | modifica sorgente]

Egli sposò in prime nozze ad Istanbul il 15 novembre 1868 la georgiana Bedrifelek Kadin Efendi (Poti, 4 gennaio 1851 – Istanbul, Palazzo Yıldız, 6 febbraio 1930), dalla quale ebbe:

  • Principe Şehzade Mehmed Selim Osmanoğlu Efendi Constantinople, Beşiktaş, Palace Beşiktaş, 11 gennaio 1870 – Beirut, 4 maggio 1937 e sepolto a Damasco), sposò ad Istanbul, Palazzo Yıldız, il 4 giugno 1886 l'abkhaza Deryal Hanım Efendi (Sukhumi, Abkhazia, 10 febbraio 1870 – Istanbul, Palazzo Yıldız, 27 dicembre 1904), ed ebbe una figlia, sposò ad Istanbul, Palazzo Yıldız, il 30 giugno 1905 la nobildonna Nilüfer Eflâkyer Hanım Efendi (Artvin, 1 maggio 1887 – Beirut, 1930), ed ebbe un figlio, e sposò ad Istanbul, Palazzo Yıldız, il 29 marzo 1910 la nobildonna Pervin Dürrüyekta Hanım Efendi (Adapazarı, 6 giugno 1894 – Libano, 1969 ed ivi sepolta), senza eredi. In totale ebbe i seguenti eredi:
    • Principessa Emine Nemika Esin Sultan (Istanbul, Palazzo Yıldız, 26 aprile 1887 – Istanbul, 6 settembre 1969), si sposò ed ebbe discendenza
    • Principe Şehzade Abdul Kerim Efendi (Istanbul, Palazzo Yıldız, 26 giugno 1906 – New York City, 3 agosto 1935), sposò ad Aleppo il 24 febbraio 1930 e poi divorzio nel 1931 da Nimet Hanım Efendi (Damasco, 25 dicembre 1911 – Damasco, 4 agosto 1981), dalla quale ebbe due figli:
      • Principe Şehzade Dündar Aliosman Efendi (n. Damasco, 30 dicembre 1930), sposò Yüsra Hanım Efendi (n. 1927), senza eredi
      • Principe Şehzade Harun Osmanoğlu Efendi (n. Damasco, 10 febbraio 1932), sposò Farizet Darvich Hanım Efendi (n. 1947), ed ebbe:
        • Principe Şehzade Orhan Osmanoğlu Efendi (n. Damasco, 25 agosto 1963), si sposò il 22 dicembre 1985 con Nuran Yıldız Hanım Efendi (n. 1967), ed ebbe i seguenti eredi:
          • Principessa Nilhan Osmanoğlu Sultan (n. Istanbul, 25 aprile 1987)
          • Principe Şehzade Yavuz Selim Osmanoğlu Efendi (n. Istanbul, 22 febbraio 1989)
          • Principessa Nilüfer Osmanoğlu Sultan (n. Istanbul, 5 maggio 1995)
          • Principessa Berna Osmanoğlu Sultan (n. Istanbul, 1 ottobre 1998)
          • Principessa Asyahan Osmanoğlu Sultan (n. Istanbul, ... ... 2004)
        • Principessa Nurhan Osmanoğlu Sultan (n. Damasco, 20 novembre 1973), sposò in prime nozze ad Istanbul il 15 aprile 1994 e divorziò poi da Damat Samir Hashem Beyefendi (n. 24 gennaio 1959), senza eredi, risposandosi poi con Damat Muhammed Ammar Sagherji Beyefendi (n. 1972), dal quale ebbe un figlio ed una figlia:
          • Principe Sultanzade Muhammed Halil Sagherji Beyefendi (n. 2002)
          • Principessa Sara Sagherji Hanımsultan (n. 2004)
        • Principe Şehzade Abdulhamid Kayıhan Osmanoğlu Efendi (n. 4 agosto 1979)
          • Principe Şehzade Muhammed Harun Osmanoğlu Efendi (n. 2007)
  • Principessa Zekiye Sultan (Palazzo Dolmabahçe, 21 gennaio 1872 – Pau, 13 luglio 1950 ed ivi sepolta), sposò ad Istanbul, Palazzo Yıldız, il 20 aprile 1889, Damat Ali Nureddin Pasha Beyefendi (1867–1953), creato Damat nel 1889, ed ebbe eredi:
    • Principessa Ulviye Shükriye Hanımsultan (1890 – 23 febbraio 1893)
    • Principessa Fatima Aliye Hanımsultan (1891 – Istanbul, 14 aprile 1972), nubile e senza figli
  • Principe Şehzade Ahmed Nuri Efendi (Istanbul, Palazzo Yıldız, 11 febbraio 1878 – Nizza, agosto 1944), sposò ad Istanbul, Palazzo Yıldız, nel 1900, Fahriye Hanım Efendi (Istanbul, 1883 – Nizza, 1940 e sepolto a Damasco), senza eredi

Secondo matrimonio e figli[modifica | modifica sorgente]

Egli sposò in seconde nozze ad Istanbul, Palazzo Yıldız, il 2 settembre 1875, la caucasica Biydâr Kadin Efendi (Caucaso, 5 maggio 1858 – Erenköy, Asia Minore, 1 gennaio1918), ed ebbe i seguenti eredi:

  • Principessa Naime Sultan (Istanbul, Palazzo Yıldız, 4 settembre 1875 – Tirana, 1945), sposò ad Istanbul, Ortaköy, Palazzo Ortaköy, il 17 marzo 1898 e divorzio nel 1904, con Damat Mehmed Kemaleddin Pasha Beyefendi (1869–1920), creato Damat nel 1898, ma il titolo gli venne revocato col suo divorzio nel 1904, ed ebbe:
    • Principe Beyzade Mehmed Cahid Osman Beyefendi (Istanbul, Ortaköy, Palazzo Ortaköy, gennaio 1899 – Istanbul, 30 marzo 1977 ed ivi sepolto), sposò in prime nozze nel gennaio del 1922 sua cugina la principessa Dürriye Sultan (Istanbul, Palazzo Dolmabahçe, 3 agosto 1905 – Halki, 15 luglio 1922), senza eredi, e sposò in seconde nozze Levrens Hadjer Hussein Hanım Efendi, dal quale ebbe i seguenti figli:
      • Bulent Osman Bey (n. Nizza, 2 maggio 1930), sposò a Libreville l'8 novembre 1962 la francese Jeannine Crété, ed ebbe:
        • Rémy Gengiz Ossmann (n. 1963), sposò il 16 novembre 19??, Florence Weber, ed ebbe eredi:
          • Sélim Ossmann (n. 1993)
    • Principessa Adile Hanımsultan Hanım Efendi (Istanbul, Ortaköy, Palazzo Ortaköy, 12 novembre 1900 – febbraio 1979), sposò ad Üsküdar il 4 maggio 1922 e divorziò nel 1928, suo cugino il principe Şehzade Mahmud Sevket Efendi (Istanbul, Ortaköy, Palazzo Ortaköy, 20 luglio 1903 – 1 febbraio 1973), esclusa dalla casa imperiale nel 1931, ebbe discendenza femminile
  • Principe Şehzade Mehmed Abdul Kadir Efendi (Istanbul, Beşiktaş, Palazzo Dolmabahçe, 16 gennaio 1878 – Sofia, gennaio o 16 marzo 1944 ed ivi sepolto), capitano dell'Esercito ottomano, sposò in prime nozze a Istanbul, Palazzo Yıldız, il 6 giugno 1907 la principessa Mihriban Hanım Efendi (Istanbul, 18 maggio 1890 – Il Cairo, 1956), senza weredi, ed in seconde nozze a Kızıltoprak, Asia Minore, il 1 giugno 1913 divorziando nel 1934, Hadice Macide Hanım Efendi (Adapazarı, 14 settembre 1899 – Vienna, 1934 ed ivi sepolta), ma il matrimonio non venne riconosciuto dalla casata imperiale, e portò a due figli; in terze nozze sposò a Kızıltoprak, Asia Minore, il 5 febbraio 1916, Mesiyet Fatma Hanım Efendi (İzmit, 17 febbraio 1902 – Istanbul, 13 novembre 1989), dala quale ebbe un figlio e due figlie, in seconde nozze si sposò a Budapest il 4 luglio 1924 con Irene Mer Hanım Efendi, dalla quale ebbe un figlio:
    • [Mehmed] Orhan II
    • Principe Şehzade Ertughrul Necib Ali Efendi (Kızıltoprak, Asia Minore, 15 marzo 1915 – Vienna, 7 febbraio 1994), sposò a Vienna il 14 agosto 1946 l'austriaca Gertrude Emilia Tengler Hanım Efendi (Vienna, 25 maggio 1926 –), ed ebbe eredi:
      • Principessa Margot Leyla Kadir Sultan (n. Vienna, 17 giugno 1947), sposò l'austriaco Damat Werner Schnelle Beyefendi (b. 1942), ed ebbe una figlia:
        • Principessa Katharina Alia Schnelle Hanımsultan (n. 1980)
      • Principe Şehzade Roland Selim Kadir Efendi (n. Vienna, 5 maggio 1949), sposò a Salisburgo nel 1972 con Gerlinde ... Hanım Efendi (n. 1946), ed ebbe eredi:
        • Principe Şehzade René Osman Abdul Kadir Efendi (n. Salisburgo, 23 agosto 1975)
        • Principe Şehzade Daniel Adrian Hamid Kadir Efendi (n. 20 settembre 1977)
    • Principe Şehzade Alaeddin Kadir Efendi (Kızıltoprak, Asia Minore, 2 gennaio 1917 – Sofia, 26 novembre 1999), principe titolare della corona di Turchia dal 1994 al 1999, sposò Lydia ... Hanım Efendi, ed ebbe eredi:
      • Principessa Iskra Sultan (n. Sofia, 1949), sposò l'austriaco Damat Joachim (Peter) Schlang Beyefendi (n. 1940), ed ebbe una figlia:
        • Principessa Andrea Schlang Hanımsultan (n. 1974), sposò l'austriaco Thomas Schüttfort (n. 1972), ed ebbe un figlio:
          • Niklas Peter Schüttfort (b. 1999)
    • Principessa Biydâr Sultan (Kızıltoprak, Asia Minore, 3 gennaio 1924 – Budapest, agosto 1924 ed ivi sepolta)
    • Principessa Safvet Neslişah Sultan (n. Budapest, 25 dicembre 1925), sposò il Damat ... Reda Beyefendi, ed ebbe due figli:
      • Principe Sultanzade Salih Reda Beyefendi (n. 1955), celibe e senza eredi
      • Principe Sultanzade Ömer Reda Beyefendi (n. 1959), sposò Ceylan Fethiye Palay (n. 1971), ed ebbe due figlie:
        • Meziyet Dilara Reda Hanım (n. 1998)
        • Neslişah Reda Hanım (n. 2000)
    • Principe Şehzade Osman Efendi (Budapest, 1925 – Budapest, 1934)

Terzo matrimonio e figli[modifica | modifica sorgente]

Abdul Hamid II sposò in terze nozze ad Istanbul, Palazzo Yıldız, il 10 aprile 1883, la georgiana Dilpesend Kadın Efendi (Tbilisi, 16 gennaio 1865 – Istanbul, Palazzo Yıldız, 5 ottobre 1903), ed ebbe:

Quarto matrimonio e figli[modifica | modifica sorgente]

Il sultano sposò ad Istanbul, Palazzo Yıldız, il 2 gennaio 1885 l'azerbagiana Mezide Mestan Haseki Kadın Efendi (Ganja, 3 marzo 1869 – Istanbul, Palazzo Yıldız, 21 gennaio 1909), dalla quale ebbe:

  • Principe Şehzade Mehmed Burhaneddin Efendi (Istanbul, Palazzo Yıldız, 19 dicembre 1885 – New York City, 15 giugno 1949 e sepolto a Damasco), capitano dell'Esercito ottomano, re titolare d'Albania nel 1914, sposò in prime nozze al palazzo di Nişantaşı di Pera (attuale Beyoğlu), il 7 giugno 1909 e divorzio nel 1919, con Aliye Melek Nazlıyar Hanım Efendi (Adapazarı, 13 ottobre 1892 – Ankara, 31 agosto 1976), figlia di Huseyin Bey, educato al Theresianum di Vienna e poi all'École des Sciences Politiques di Parigi, sposò in seconde nozze a Parigi il 29 aprile 1925 e divorzio nel 1925 dall'olandese Georgina Leonora Barnard Mosselmans (Bergen op Zoom o L'Aja, 23 agosto 1900 – 1969), figlia di Richard Frederick Hendrik Mosselmans e moglie poi del conte Fernand Bertier de Sauvigny e poi di lord Sholto George Douglas; in terze nozze il principe spos a Londra, il 3 luglio 1933, Elsie Deming Jackson (New York City, 6 settembre 1879 – New York City, 12 maggio 1952). Dalla prima moglie ebbe:
    • Principe Şehzade Mehmed Fahreddin Efendi (Nişantaşı, Palazzo Nişantaşı, Pera (attuale Beyoğlu), 26 novembre 1911 – New York City, 13 luglio 1968), sposò a Parigi il 31 agosto 1933 la greca Catherine Papadopoulos Hanım Efendi (Parigi, 20 maggio 1914 – Atene, 15 giugno 1945), con matrimonio non riconosciuto dalla casa imperiale ottomana, e senza figli
  • Ertuğrul Osman V

Quinto matrimonio e figli[modifica | modifica sorgente]

Egli sposò in quinte nozze a Istanbul, Palazzo Yıldız, il 24 gennaio 1893 la caucasica Peyvesti Osman Haseki Kadın Efendi (Caucaso, 10 maggio 1873 – Parigi, 1944 ed ivi sepolta al Cimitero di Bobigny), dalla quale ebbe:

  • Principe Şehzade Abdurrahim Hayri Efendi (Istanbul, Palazzo Yıldız, 14 agosto 1894 – Parigi, 1 giugno 1952), sposò al Palazzo di Nişantaşı di Pera (oggi Beyoğlu), il 4 giugno 1919 e divorziò nel 1923 sua cugina Nabila Emine Halim Hanım Efendi (Istanbul, 1º giugno 1899 – Istanbul, 6 dicembre 1979), dalla quale ebbe:
    • Principessa Mihrishah Selcuk Sultan (Istanbul, 14 aprile 1920 – Monte Carlo, Monaco, 11 maggio 1980 e sepolta al Cairo), sposò in prime nozze il 7 ottobre 1940 Damat Ahmed el-Djezuly Ratib Beyefendi (Alessandria d'Egitto – 1972), ed ebbe discendenza, ed in seconde nozze al Cairo il 7 aprile 1966 con Ismail Assem, senza eredi; dal primo matrimonio ebbe:
      • Principessa Hatice Türkân Ratib Hanımsultan (n. Cairo, 1941), sposò Hüseyin Fehmi (1941–2000), ed ebbe fue figlie:
        • Melek Fehmi (n. 1966), 3 figli, Ahmed Ragab (n. 1987), Abdelrahman Ragab (n. 1991), Aly Ragab (n. 1996).
        • Nesrin Fehmi (n. 1968), sposò Mohamed El Naggar (n. 1963). 2 figli, Amr El Naggar (n. 1989), Sherif El Naggar (n. 1992).
      • Principessa Mihrimah Ratib Hanımsultan (Il Cairo, 1943 – Il Cairo, 1946 ed ivi sepolta)
      • Principe Sultanzade Beyzade Touran Ibrahim Ratib Beyefendi (n. Giza, 3 May 1950), sposò a Bogotá il 27 luglio 1974 la nobildonna francese Anne de Montozon de Leguilhac (n. Tolosa, 13 gennaio 1947), ed ebbe discendenza:
        • Fatıma Nimet Selçuk Mahiveş Ratib Hanım (n. Rio de Janeiro, 11 luglio 1976)
        • Karim El-Djezouly Ratib Bey (n. Bogotá, 13 dicembre 1978)

Sesto matrimonio e figli[modifica | modifica sorgente]

Egli sposò in seste nozze ad Istanbul, Palazzo Yıldız, il 10 maggio 1900 la georgiana Behice Maan Haseki Kadın Efendi (Batumi, 10 ottobre 1882 – 22 ottobre 1969), dalla quale ebbe:

Settimo matrimonio e figli[modifica | modifica sorgente]

Il sultano sposò in settime nozze ad Istanbul, Palazzo Yıldız, il 4 novembre 1904, Saliha Naciye Haseki Kadın Efendi (1887 – Erenköy, Asia Minore, 4 dicembre 1923), dalla quale ebbe:

Altri matrimoni e figli[modifica | modifica sorgente]

Sposò Nazikedâ Kadın Efendi dalla quale ebbe:

  • Principessa Ulviye Sultan (1868 – 5 ottobre 1875)

Una donna di nome sconosciuto, dalla quale ebbe:

  • Principessa Seniha Sultan (1885–1885)

Sposò la georgiana Emsalinur Kadın Efendi (Tbilisi, 2 gennaio 1866 – ?), dalla quale ebbe:

Sposò la caucasica Müsfikâ Kadın Efendi (Hopa, Caucaso, 10 dicembre 1867 – Istanbul, luglio 1961), dalla quale ebbe:

  • Principessa Ayşe Sultan (Istanbul, Palazzo Yıldız, 31 ottobre 1887 – 11 agosto 1960), sposò a Nişantaşı, Palazzo Nişantaşı di Pera (oggi Beyoğlu), il 3 aprile 1921, Damat Mushir Mehmed Ali Rauf Nami Pashazade Beyefendi (Istanbul, 1877 – Viroflay, Yvelines, 21 settembre 1937 e sepolto a Parigi nel Cimitero di Bobigny), dal quale ebbe i seguenti eredi:
    • Principe Ömer Nami Osmanoğlu Beyefendi (1911 – ?), celibe e senza eredi
    • Principe Osman Nami Osmanoğlu Beyefendi (1918–2010), sposò in prime nozze Adile Tanyeri (?–1958), dalla quale ebbe tre figlie, ed in seconde nozze la tedesca Müşfika Rothraud Granzow (1934–), dalla quale ebbe due figlie; in totale ebbe:
      • Mediha Şükriye Nami Hanım (n. 1947), nubile e senza eredi
      • Fethiye Nimet Nami Bey (n. 1953), celibe e senza eredi
      • Ayşe Adile Nami Hanım (n. 1958), si sposò ed ebbe figli
      • Gül Nur Dorothee Nami Hanım (n. 1960), si sposò ma non ebbe figli
      • Sofia Ayten Nami Hanım (n. 1961), sposò Erman Kunter dal quale ebbe:
        • Roksan Kunter (n. 1985)
    • Principe Beyzade Sultanzade Abdülhamid Rauf Osmanoğlu Beyefendi (ottobre 1921/1922 – 11 marzo 1981), celibe e senza figli

Sposò Sazkâr Haseki Kadın Efendi (8 maggio 1873 – ?), dalla quale ebbe:

Sposò una donna dal nome sconosciuto, dalla quale ebbe:

Sposò una donna dal nome sconosciuto, dalla quale ebbe:

  • Principessa Aliye Sultan (1900–1900)

Sposò la circassiana Gwaschemasch'e Kadın Efendi (Istanbul, Palazzo Çırağan, 21 giugno 1877 – ?), daòlla quale ebbe:

Sposò Safinaz Kadın Efendi, sorella di Yıldız Kadın Efendi, una delle mogli del sultano Abdulaziz I, ma non ebbe eredi

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze ottomane[modifica | modifica sorgente]

Gran Maestro dell'Ordine del Crescente - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine del Crescente
Gran Maestro dell'Ordine di Nichan Iftikar - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di Nichan Iftikar
Gran Maestro e Cavaliere di I classe dell'Ordine di Medjidié - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Cavaliere di I classe dell'Ordine di Medjidié
Gran Maestro dell'Ordine di Osmanie - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di Osmanie

Onorificenze straniere[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere di Gran Croce dell'ordine reale di Kamehameha I - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'ordine reale di Kamehameha I
— 1881[12]
Cavaliere dell'Ordine del Toson d'oro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine del Toson d'oro
Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Nera - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Nera
Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata
Gran Croce dell'Ordine della Torre e della Spada - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine della Torre e della Spada
Gran Commendatore con spade dell'Ordine Reale di Hohenzollern - nastrino per uniforme ordinaria Gran Commendatore con spade dell'Ordine Reale di Hohenzollern

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Roderique H. Davison, Reform in the Ottoman Empire (Princeton, 1963)
  2. ^ The Encyclopædia Britannica, Vol.7, ed. Hugh Chisholm, (1911), 3; Constantinople, the capital of the Turkish Empire
  3. ^ Britannica, Istanbul:When the Republic of Turkey was founded in 1923, the capital was moved to Ankara, and Constantinople was officially renamed Istanbul in 1930.
  4. ^ Selim Deringil "The Well-Protected Domains: Ideology and the Legitimation of Power in the Ottoman Empire, 1876–1909" p 139–150
  5. ^ Kemal H. Karpat, The politicization of Islam: reconstructing identity, state, faith, and community in the late Ottoman state, Oxford University Press US, 2001, p. 237, ISBN 0-19-513618-7. URL consultato il 28 giugno 2010.
  6. ^ Creelman, James, The Slaughter of Christians in Asia Minor in The New York Times, 22 agosto 1909.
  7. ^ Turkish Naval History: The Period of the Navy Ministry
  8. ^ Curios Information about Armenia – Armenia
  9. ^ Constitutional Rights Foundation
  10. ^ Minkus New World-Wide Stamp Catalog (1974–75 ed.)
  11. ^ Turner, Barry. Suez.1956 p.32–33
  12. ^ The Royal Tourist—Kalakaua's Letters Home from Tokio to London. Editore: Richard A. Greer. Data: 10 marzo 1881

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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Murad V 1876-1909 Mehmet V
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Murad V 1876-1909 Mehmet V

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