Campagna di Russia
| Campagna di Russia Parte delle guerre napoleoniche
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| Data | 24 giugno-12 dicembre 1812 | ||
| Luogo | Impero Russo | ||
| Esito | Vittoria russa | ||
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La campagna di Russia fu il punto di svolta dell'epopea napoleonica e delle sue guerre. In Russia l'invasione napoleonica, così definita, è tuttavia più conosciuta come guerra patriottica (in russo: Отечественная война[?], Otečestvennaja Vojna). A fine campagna le truppe napoleoniche erano ridotte a meno del due per cento dell'iniziale. Questo importante avvenimento nella storia della Russia, ha influenzato profondamente anche la cultura russa, il cui esempio più noto è il celebre romanzo di Lev Tolstoj Guerra e pace.
Indice |
[modifica] La Grande Armée
Il 24 giugno 1812, la Grande Armata di 800.000 uomini, la più grande concentrazione di uomini mai costituita in Europa prima di allora, attraversò il fiume Neman ed avanzò verso Mosca. Ufficialmente lo Stato Maggiore francese aveva battezzato quest'impresa bellica col nome di "Seconda campagna di Polonia".
La Grande Armée era costituita nel modo seguente:
- Una forza d'urto centrale di 250.000 uomini al comando diretto dell'Imperatore;
- Due altre linee frontali al comando di Eugenio di Beauharnais (80.000 uomini) e Gerolamo Bonaparte (70.000 uomini);
- Due corpi distaccati sotto il comando di Jacques MacDonald (32.500 uomini) e Karl Schwarzenberg (34.000 truppe austriache).
- Una riserva di 225.000 uomini.
In aggiunta 80.000 uomini della Guardia Nazionale erano stati chiamati alle armi per difendere le frontiere con il Granducato di Varsavia. Comprese queste, il totale di soldati dell'armata francese ai confini e sul territorio russo era di circa 800.000 uomini. Questo enorme impegno di uomini debilitò seriamente l'Impero - specialmente considerando che c'erano ulteriori 300.000 soldati francesi che lottavano in Spagna e più di 200.000 in Germania ed in Italia.
450.000 soldati francesi erano la maggioranza mentre il resto delle truppe apparteneva agli alleati di Napoleone. Inoltre era presente un distaccamento di truppe austriache di 34.000 uomini sotto il comando di Schwarzenberg, 95.000 polacchi, 90.000 uomini della Confederazione del Reno, 24.000 bavaresi, 20.000 sassoni, 20.000 prussiani, 17.000 uomini del Regno di Vestfalia, diverse migliaia dei piccoli Stati tedeschi, 30.000 italiani, 25.000 napoletani, 12.000 svizzeri, 4.800 spagnoli bonapartisti, 3.500 croati e 2.000 portoghesi simpatizzanti di Napoleone. Vi erano anche uomini provenienti dall'Olanda e dal Belgio. In sintesi, era rappresentata ogni nazionalità del vastissimo impero napoleonico (Contingenti stranieri nella Grande Armata).
La qualità degli uomini della grande armata del 1811-1812 era molto varia, passava dall'eccellente ed eccezionale (cavalleria, guardia, artiglieria, reggimenti francesi con una buona percentuale di soldati veterani), al buono e discreto (armata d'Italia, contingenti polacchi, svizzeri), al sufficiente (contingenti francesi di recente formazione, bavaresi, sassoni), all'insufficiente (parte dell'armata della confederazione del Reno, malsicuri contingenti Olandesi, Prussiani, Austriaci alcuni reparti di reclute francesi mal addestrati e utilizzati come sostituti per reparti dispiegati in Spagna, contingenti iberici filo napoleonici). Molti dei soldati della grande armata erano lì controvoglia (in particolar modo i 25.000 austriaci, i 20.000 prussiani, la legione portoghese e i 15.000 spagnoli) e potevano tradire da un momento all'altro se i francesi fossero stati sconfitti duramente sul campo. La grande armata del 1812 era, in effetti, molto meno preparata ed addestrata di quella del 1805, inoltre gli ufficiali francesi tendevano a sottovalutare la qualità delle loro reclute e quindi le schieravano tatticamente in maniera semplificata, utilizzando sempre più spesso la colonna rispetto alla linea all'ordine misto, la colonna aveva dimostrato la sua validità nelle precedenti campagne, ma l'artiglieria Russa era molto migliore di quella Prussiana e anche di quella Austriaca.
[modifica] L'esercito russo
Secondo molti storici, l'esercito russo, all'inizio della campagna, era inferiore per numero a quello napoleonico. Circa 280.000 uomini erano dislocati lungo le frontiere della Polonia (pronti ad invadere il Granducato di Varsavia facente parte dell'Impero francese). Il complesso dell'esercito russo poteva contare su circa 500.000 uomini, (alcuni parlano di 350.000 soldati mentre altri propendono per 710.000, ma il numero di circa 400.000 è il più probabile) all'epoca della guerra. Questi erano divisi in tre principali contingenti - la Prima Armata dell'est (comandata dal generale Mikhail Barclay de Tolly) di circa 160.000 uomini, la Seconda Armata dell'ovest (comandata dal generale Pyotr Bagration) di circa 62.000, e la Terza Armata (comandata dal generale Alexander Tormasov composta da circa 58.000 soldati). Due forze di riserva, una di 65.000 e l'altra di 47.000 erano a supporto delle tre forze in prima linea. In seguito a questi numeri la forza russa che fronteggiava l'esercito napoleonico era costituita da circa 392.000 effettivi. Inoltre la pace aveva assicurato la presenza degli svedesi a San Pietroburgo e dell'esercito dell'Impero ottomano, che apportarono più di 100.000 uomini. Vennero compiuti sforzi per incrementare gli effettivi dell'esercito russo ed in settembre le truppe dello Zar potevano contare su circa 900.000 uomini, escluse le truppe irregolari cosacche che probabilmente contavano fra 70.000 e 80.000 uomini
Le truppe russe si distinguevano tra regolari dell'esercito permanente e contingenti cosacchi e delle minoranze (tartari, calmucchi ecc.), cui furono in seguito aggiunti i miliziani. La cavalleria russa regolare era di ottima qualità, anche se scarsa di cavalli pesanti; la cavalleria cosacca era superlativa nelle scaramucce, nelle ricognizioni e nelle incursioni, ma poco abile nelle operazioni di combattimento campale. Gli ufficiali russi nel complesso erano molto coraggiosi e determinati, con un'ossessione per la disciplina, ma erano rosi da rivalità e vi erano uomini poco professionali che riuscivano ad andare avanti nella carriera; le campagne del 1800 e del 1806 avevano però permesso ai russi di selezionare ottimi ufficiali giovani e di epurare le loro forze dai più incompetenti (inviati come comandanti di guarnigione in Siberia e su fronti secondari). L'esercito russo si era dedicato, in particolare dopo il 1810, ad un vasto piano di riorganizzazione: era stata migliorato l'addestramento tattico, era in corso un più attento processo di standardizzazione delle armi da fuoco (nel 1799 l'esercito russo impiegava 16 tipi differenti di calibro per i fucili, nel 1815 si era scesi a 3 come in Prussia, Austria, e Inghilterra); inoltre, e fu un cambiamento epocale, l'esercito era stato riorganizzato su armate e corpi d'armata sul modello napoleonico che era stato copiato e forse anche superato. Il soldato russo, in particolare quello regolare e della milizia, aveva già dimostrato in precedenza la sua riluttanza ad arrendersi, il suo fanatismo (dovuto in parte anche alla dura disciplina), la capacità di sopportare dure perdite e, a differenza degli eserciti occidentali, la sua indifferenza nello scoprire truppe nemiche alle sue spalle. Non era affatto facile indurre il panico nei soldati russi, e nessun quadrato russo si scompaginò sotto le cariche della cavalleria francese. L'arma segreta dei russi era l'artiglieria, armata con armi moderne, ben rifornita di cavalcature per il trasporto, dotata di un numero sovrabbondante di pezzi (4 ogni 1000 fanti, mentre i francesi dovevano, nella migliore delle ipotesi, accontentarsi di 3, ma spesso combattevano con un solo cannone ogni 1000 uomini). Non mancavano criticità, per esempio l'esercito russo aveva più pezzi d'artiglieria campale pesanti (12 libbre) che leggeri, restando poco mobile e lento nei ridispiegamenti e nelle avanzate. La tattica russa di artiglieria era speculare a quella napoleonica: mentre Napoleone tendeva a concentrare tutta la sua artiglieria in una grande batteria davanti al punto debole nemico, per scardinarlo prima dell'attacco finale (uso aggressivo e offensivo dell'artiglieria), i russi formavano, in maniera relativamente rapida, delle difese campali dietro le quali si formavano grandi batterie difensive che potevano proteggere i punti deboli dello schieramento con un'eccezionale concentrazione di pezzi (uso difensivo dell'artiglieria). Qualsiasi attacco alle linee russe schierate comportava quindi, come si vide a Borodino, perdite elevatissime; inoltre gli artiglieri russi non abbandonavano mai i loro pezzi e riuscivano, se sconfitti, a salvarli o a lesionarli in maniera irreparabile.
[modifica] La marcia su Mosca
L'invasione ebbe inizio il 23 giugno 1812. Napoleone inviò un'offerta di pace definitiva a San Pietroburgo prima di dare inizio alle operazioni. Non ricevendo risposta, diede inizio all'invasione del territorio polacco sotto l'influenza russa. Agli inizi incontrò poca resistenza e andò avanti velocemente. Barclay, il comandante in capo delle forze russe, si rifiutò di combattere nonostante la richiesta fatta da Bagration. Egli attese molto prima di predisporre una forte linea difensiva ed in questo frattempo i francesi avanzavano prima che le sue difese fossero pronte, obbligandolo conseguentemente ad un ulteriore ripiegamento. Quando gli eserciti si addentrarono ulteriormente, divennero sempre più difficili gli approvvigionamenti a causa della tattica di terra bruciata messa in atto dai russi.[2][3]
Pressioni politiche su Barclay per dare battaglia e le sue continue resistenze (viste con intransigenza dalla popolazione) portarono alla sua rimozione da comandante in capo dell'esercito russo. Al suo posto venne nominato il generale Mikhail Illarionovich Kutuzov. Nonostante la sua retorica, egli continuò a comportarsi sulla falsariga di Barclay, notando immediatamente che uno scontro frontale con l'armata napoleonica avrebbe comportato enormi perdite. Finalmente iniziò a costruire una linea di difesa a Borodino subito dopo uno scontro senza conseguenze alla Battaglia di Smolensk tra il 16 ed il 18 agosto. La Battaglia di Borodino del 7 settembre fu il più sanguinoso giorno di guerra fra tutte le battaglie della campagna napoleonica. L'armata russa poté radunare soltanto metà dei suoi effettivi il giorno successivo e fu costretta a ritirarsi, lasciando la strada per Mosca libera davanti all'esercito francese. Kutuzov ordinò inoltre l'evacuazione della città.
Da questo momento i russi iniziarono l'arruolamento di un grande numero di rinforzi, radunando tutte le forze dell'intero territorio nazionale e raggiungendo così un totale di 904.000 uomini, di cui circa 100.000 nelle immediate vicinanze di Mosca.
[modifica] La conquista di Mosca
Napoleone entrò nella città il 14 settembre. Contando sulle regole classiche di guerra che puntano ad occupare la capitale del nemico, (anche se all'epoca la capitale dell'Impero russo era San Pietroburgo), il Bonaparte si aspettava la capitolazione da parte dello Zar Alessandro I, ma il comando russo non pensò affatto ad arrendersi, anzi.
Il governatore Fyodor Rostopchin aveva fatto evacuare la città dalla popolazione facendola svuotare anche di ogni cosa, in particolare cibo, che potesse essere utile alle truppe francesi.
Quando Napoleone si preparò ad entrare a Mosca fu sorpreso di non aver ricevuto delegazione alcuna da parte del governo cittadino. All'arrivo di un comandante vittorioso, generalmente, le autorità civili si presentavano alle porte della città con le chiavi per scongiurare danni alla popolazione civile ed alle loro proprietà. Ma i suoi ufficiali mandati in avanscoperta per cercare sistemazioni per le truppe non trovarono alcuno ad accoglierli. A questo punto divenne chiaro che i russi avevano lasciato incondizionatamente la città.
In una resa normale, gli ufficiali della città avrebbero dovuto trovare l'alloggio ed il vitto per le truppe d'occupazione, ma la situazione costrinse ogni uomo a cercarsi per proprio conto la sua sistemazione ed il suo cibo.
Prima dell'ordine di evacuazione, Mosca aveva una popolazione di circa 270.000 abitanti. Le poche persone rimaste in città stavano appiccando il fuoco alle abitazioni ed alle ultime riserve di cibo rimaste. Quando Napoleone entrò nel Cremlino, trovò ancora un terzo della popolazione originale, costituita principalmente da commercianti stranieri, servitori e persone che erano incapaci o semplicemente non disposte a fuggire. Questi cercarono, per quanto possibile, di evitare le truppe, compresa la folta rappresentanza di francesi residenti in città.
[modifica] L'incendio di Mosca
Appena il grosso delle truppe entrò in città, iniziò fra i soldati napoleonici una lotta serrata per la ricerca di cibo. Questo portò alla perdita di contatto fra ufficiali e subalterni precipitando tutto nel più grande caos, situazione questa che contribuì all'espandersi degli incendi anche se non ne fu la causa diretta. Già prima di essere informato da Kutuzov infatti, il governatore Fyodor Rostopchin aveva fatto i preparativi per eliminare tutto ciò che poteva essere utile all'esercito francese - negozi di cibo, granai, empori e negozi di stoffe - e prima di lasciare egli stesso la città ordinò al Sovrintendente di polizia Voronenko di appiccare il fuoco non solo alle provviste ma ad ogni cosa che potesse venire utilizzata dal nemico.
Mosca, a quel tempo, era costituita per due terzi da case in legno che bruciarono quasi completamente (si stima che circa quattro quinti della città fossero andati distrutti), privando così di riparo le truppe napoleoniche. Ed i roghi furono anche in parte accesi dalla popolazione russa. Prima di lasciare Mosca, Napoleone diede ordine di bruciare il Cremlino e tutti gli altri edifici pubblici della città. La Grande Armée, sfiduciata per le condizioni degli uomini e senza alcun segno di vittoria, cominciò a saccheggiare quel poco che era rimasto prima di ritirarsi, ma molte cose dovettero essere abbandonate durante la ritirata.
Napoleone più tardi dichiarò di essersi mosso da Mosca due settimane prima di quanto avrebbe dovuto, perdendo così la possibilità di distruggere l'esercito di Kutuzov accampato nelle vicinanze di Tarutino, fatto che pur non lasciando la Russia del tutto indifesa, l'avrebbe però privata del suo unico esercito concentrato in grado di sfidare i francesi.
[modifica] La ritirata
Seduto sulle rovine della città senza aver ottenuto la capitolazione del nemico e fronteggiando le manovre dell'esercito russo che lo costringevano ad uscire dalla stessa, Napoleone, il 18 ottobre diede inizio alla lunga ritirata. Alla Battaglia di Maloyaroslavets Kutuzov fu abile nell'obbligare i francesi a prendere la stessa strada per Smolensk che era stata precedentemente spogliata di ogni tipo di rifornimento da entrambi gli eserciti. Questo viene presentato come un ulteriore esempio della tattica della terra bruciata. Continuando a bloccare il fianco sud per prevenire il cambiamento di direzione all'esercito francese, Kutuzov schierò di nuovo i partigiani per far spostare la ritirata francese sulle strade peggiori possibili. La cavalleria leggera russa, fra cui i cosacchi a cavallo, assaltava a più riprese le esauste ed isolate unità francesi. Rifornire l'esercito era ormai impossibile - la mancanza di foraggio indeboliva i pochi cavalli rimasti, che morirono di stenti o vennero uccisi per sfamare i soldati. La cavalleria francese cessò così di esistere ed i cavalieri furono obbligati a marciare con la fanteria. Inoltre la mancanza di cavalli da traino significò l'abbandono di cannoni e carri, privando l'esercito di artiglieria e supporto logistico. Fame e malattie fecero aumentare la diserzione delle truppe in modo vertiginoso. Molti dei disertori vennero fatti prigionieri o uccisi dai contadini russi. In questa situazione la notevolmente indebolita Grande Armée venne battuta in battaglie di movimento a Vyazma ed a Krasnoi, mentre isolati corpi dell'esercito francese furono sconfitti a Polotsk, Czasniki e Smoliani. Nell'attraversamento del fiume Berezina vi fu la catastrofe finale dell'esercito francese nella campagna di Russia, anche se, nelle condizioni disperate in cui avvenne, l'evento fu considerato un eccellente movimento tattico da parte di Napoleone.
Ai primi di dicembre del 1812 Napoleone fu informato che il Generale Claude de Malet aveva tentato un colpo di stato. Egli abbandonò l'armata e tornò in Francia, lasciando il cognato, il Maresciallo dell'Impero e Re di Napoli Gioacchino Murat, al comando di ciò che era rimasto dell'esercito francese. Murat lasciò poco dopo, a sua volta, il comando delle truppe ad Eugenio di Beauharnais, figlio adottivo dell'Imperatore, e rientrò in Italia nel tentativo di salvare il suo Regno di Napoli.
Nelle settimane seguenti ciò che rimaneva della Grande Armée si ridusse ulteriormente ed il 14 dicembre 1812 i soldati francesi lasciarono definitivamente il territorio russo. Soltanto circa 22.000 uomini sopravvissero alla Campagna di Russia. Le perdite russe, nelle poche battaglie combattute in campo aperto, furono paragonabili a quelle francesi, ma i civili morti lungo le strade devastate dalla guerra furono molti di più dei militari. In totale, nonostante le prime stime dessero notizia di diversi milioni di morti, sembra di poter essere molto vicini al vero indicando circa un milione di morti, più o meno equamente divisi fra francesi e russi. Le perdite di militari ammontarono a 300.000 francesi, 70.000 polacchi, 50.000 italiani, 80.000 tedeschi e circa 450.000 russi. Oltre alle vite umane, i francesi perdettero circa 200.000 cavalli e più di 1.000 pezzi di artiglieria.
[modifica] Valutazione storica
La vittoria russa del 1812 su Napoleone dissolse le ambizioni di Napoleone di dominare l'Europa. Così come la sconfitta delle forze navali francesi nella Battaglia di Trafalgar nel 1805 aveva segnato il tramonto della Francia come potenza navale, la Campagna di Russia fu un punto di svolta delle Guerre napoleoniche che condusse Bonaparte all'ultima sconfitta ed all'esilio nell'isola d'Elba. Per la Russia il termine Guerra patriottica fu il simbolo per rafforzare quell'identità nazionale che avrà grande effetto sugli avvenimenti del XIX secolo. La campagna di Russia non aveva tuttavia distrutto l'esercito francese. Già l'anno seguente Napoleone poteva contare su un effettivo di circa 400.000 uomini sostenuto da 250.000 soldati di truppe alleate per combattere contro la Germania. La campagna russa, tuttavia, aveva rivelato che Napoleone non era invincibile.
Alla Battaglia delle Nazioni, nella quale si presentarono rincuorati da questi eventi tutti i suoi vecchi nemici, Napoleone venne definitivamente sconfitto, anche se la sua estromissione poté avvenire solo dopo la campagna di Francia del 1814. Non va sottovalutata la perdita di uomini addestrati, cavalli e materiali (soprattutto d'artiglieria), la campagna di Russia amputò le parti più esperte dei veterani napoleonici e degli eserciti alleati, privò l'imperatore di decine e decine di migliaia di insostituibili cavalli, perdita che ancora nel 1815 non era stata recuperata, causò la morte di centinaia di abili ed insostituibili ufficiali (inclusi molti ufficiali superiori), portò a perdite catastrofiche nel numero dei cannoni e nella qualità degli artiglieri. Si persero in particolare quasi tutti gli ottimi cannoni da 6 libbre di preda bellica austriaca, che Napoleone considerava superiori agli 8 libbre francesi, soprattutto per la superiore qualità dell'acciaio boemo.
Contemporaneamente la campagna di Spagna (guerra peninsulare) costava un continuo, lento, insidioso salasso di truppe esperte e di giovani coscritti. L'ulcera spagnola aveva già costretto Napoleone a far cominciare la campagna utilizzando un forte numero di reclute appena addestrate, amalgamate ai suoi reparti veterani, se queste ultime furono più che decimate tra Borodino e la ritirata, le reclute furono letteralmente ingoiate dal freddo inverno russo (per il quale mancavano di qualsivoglia equipaggiamento), subirono una proporzione altissima di casi di zoppia per le lunghe marce (i soldati di ascendenza contadina sotto i 19-20 anni del XIX secolo non avevano ancora le giunture del ginocchio completamente formate a causa della dieta povera di grassi) e patirono tremendamente per le epidemie di tifo e colera scoppiate nell'esercito malnutrito già durante l'avanzata.
In Francia prima del 1809 la leva era stata accolta con favore ed orgoglio, la guerra di Spagna (e la costosa campagna contro l'Austria culminata nella battaglia di Wagram) aveva cominciato a creare disaffezione tra il popolo per il servizio militare, i risultati della campagna di Russia, che furono ben percepiti dall'opinione pubblica malgrado la censura e la propaganda, provocarono un'ondata di diserzioni e di renitenza alla leva. I soldati reclutati dopo il 1812 furono principalmente reclute inesperte, troppo giovani per prestare servizio di prima linea, e costretti ad entrare nell'esercito sempre più spesso contro la loro volontà. Mancavano cavalli e cannoni, e questi ultimi, troppo pochi e di qualità inferiore, erano spesso fusi in fretta.
[modifica] Lista dei comandanti russi
- Mikhail Illarionovich Kutuzov - Comandante in capo
- Mikhail Bogdanovich Barclay de Tolly - Comandante in capo e Ministro della Guerra
- Peter Khristianovich Wittgenstein - Comandante dell'ala destra
- Petr Ivanovich Bagration - Comandante dell'ala sinistra
- Nikolay Nikolayevich Raevsky - maggior-comandante
- Dmitry Sergeyevich Dokhturov - maggior-comandante
- Mikhail Andreyevich Miloradovich - maggior-comandante
- Alexander Ivanovich Ostermann-Tolstoy - maggior-comandante
- Aleksey Petrovich Yermolov - generale
- Mikhail Semyonovich Vorontsov - generale
- Yakov Petrovich Kulnev - generale
- Matvey Ivanovich Platov - Ataman dei Cosacchi del Don
[modifica] Note
- ^ Bogdanovich, "History of Patriotic War 1812", 1859-1860, Appendice, pagine 492-503
- ^ George Nafziger, 'Napoleon's Invasion of Russia (1984) ISBN 0-88254-681-3
- ^ George Nafziger, "Rear services and foraging in the 1812 campaign: Reasons of Napoleon's defeat" (Traduzione in inglese dal russo online)
[modifica] Bibliografia
- (EN) Adam Zamoyski, 1812: Napoleon's Fatal March on Moscow, HarperCollins, 644 Pages. ISBN 0-00-712375-2
- (EN) Owen Connelly, Blundering to Glory:Napoleon's Military Campaigns (2nd edition) 254 pages. ISBN 0-8420-2780-7
[modifica] La guerra nella cultura
- Ouverture 1812: pezzo per orchestra scritto da Čajkovskij nel 1882 per celebrare il 70º anniversario della vittoria russa sui francesi.
- (RU) Guerra e pace: romanzo di Lev Tolstoj basato sulla Campagna di Russia, 938 pagine (prima pubblicazione 1863-1869)
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
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[modifica] Collegamenti esterni
- L'esercito russo durante le Guerre napoleoniche
- Perdite subite dalla Grande Armée durante la Campagna di Russia (grafico)