Battaglia di Lipsia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Coordinate: 51°15′00″N 12°38′24″E / 51.25°N 12.64°E51.25; 12.64

Battaglia di Lipsia
La Battaglia di Lipsia
La Battaglia di Lipsia
Data 16 ottobre - 19 ottobre 1813
Luogo Lipsia, Sassonia
Esito vittoria finale dei coalizzati
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
191.000 uomini 430.000 uomini
Perdite
38.000 tra morti e feriti
30.000 catturati
250 cannoni
16.000 prussiani (600 ufficiali morti), 21.000 russi (600 ufficiali), 20.000 austriaci (600 ufficiali): tot 58.800 uomini
Voci di battaglie presenti su Wikipedia

La battaglia di Lipsia (16-19 ottobre, 1813), conosciuta anche come la battaglia delle nazioni (Völkerschlacht bei Leipzig in tedesco), fu lo scontro più grande, in termini di forze impegnate e di perdite subite dalle due parti, verificatosi durante le guerre napoleoniche e una delle sconfitte decisive subite da Napoleone Bonaparte. Determinò la disfatta francese nella campagna di Germania, costrinse l'imperatore ad una difficile ritirata fino in Francia e provocò il crollo definitivo del sistema di alleanze organizzato da Napoleone in Europa. La battaglia, combattuta con grande accanimento dalle due parti, vide per la prima volta la partecipazione contemporanea sul campo della massa degli eserciti delle potenze europee continentali anti-francesi (Russia, Prussia, Austria e Svezia) ed il suo esito venne determinato soprattutto dalla netta superiorità numerica dei coalizzati.

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Prima fase della campagna di Germania[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la disastrosa campagna di Russia e le sconfitte nella guerra peninsulare, Napoleone si trovò a fronteggiare la sesta coalizione, della quale facevano parte la Gran Bretagna, la Russia, la Spagna, il Portogallo, la Prussia, l'Austria, la Svezia e vari piccoli Stati tedeschi e italiani.

Napoleone tentò infatti di ristabilire il suo dominio sulla Germania grazie alle vittorie conseguite sulle forze russo-prussiane presso Lützen e Bautzen.

Rottura dell'armistizio e offensiva dei coalizzati[modifica | modifica wikitesto]

Ne seguì un breve armistizio (da Napoleone indicato in seguito come "la più grande sciocchezza della sua vita"), dopo il quale gli Alleati si riunirono sotto il comando di Gebhard von Blücher, Carlo XIV di Svezia (Jean-Baptiste Jules Bernadotte) e Carlo Filippo Principe di Schwarzenberg.

Il piano alleato era stato discusso il 12 luglio a Trachenberg, oggi Żmigród in Polonia, dove lo zar Alessandro aveva riunito gli altri sovrani e i comandanti degli eserciti: in un primo momento si progettò di costituire due masse a nord, con Blücher e Bernadotte, e a sud, al comando di Schwarzenberg, per sbucare in Sassonia da due direzioni e prendere alle spalle Napoleone. Alla fine fu concordato di organizzare tre armate separate integrando reparti dei quattro eserciti principali dei coalizzati[1].

La tattica degli Alleati, come appare chiaro dal Piano Trachenberg, consisteva nell'evitare lo scontro diretto con Napoleone, cercando invece di affrontare i suoi marescialli. In tal modo gli Alleati arrivarono alle vittorie di Grossbeeren, Kulm, Katzbach e Dennewitz.

Il maresciallo Nicolas Oudinot fallì nel suo tentativo di prendere Berlino con un esercito di 120.000 uomini.

Concentramento intorno a Lipsia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la vittoria di Dresda Napoleone aveva rinunciato a organizzare personalmente l'inseguimento dell'armata dei coalizzati che stava ripiegando lungo le pericolose e disagevoli strade che attraversavano i monti Metalliferi della Boemia; l'imperatore, in non buone condizioni di salute, aveva preferito tornare nella capitale sassone affidando al generale Dominique Vandamme il compito di intercettare le vie di comunicazione nemiche a Teplitz[2]. Senza la direzione dell'imperatore, l'inseguimento non proseguì e il generale Vandamme si trovò improvvisamente attaccato da forze preponderanti russe e prussiane; accerchiato, venne costretto alla resa nella battaglia di Kulm[2].

Contemporaneamente anche gli altri luogotenenti di Napoleone erano in difficoltà; la loro sconfitta in una serie di battaglie modificò completamente la situazione strategica, logorò lentamente le forze francesi e costrinse progressivamente l'imperatore a rinunciare all'offensiva ed a retrocedere per contrastare le minacce nemiche provenienti da sud, da nord e da est[3].

Fu così che, a settembre inoltrato, Napoleone si vide costretto a ritirarsi ad ovest, attraversando l'Elba e organizzando le sue forze intorno a Lipsia. Napoleone schierò il suo esercito da Taucha a Lindenau, passando per Stötteritz (dove collocò il suo comando).

Nel frattempo, i prussiani avanzarono da Wartenburg, gli austriaci e i russi da Dresda, mentre gli svedesi calarono da nord. In totale, Napoleone poteva contare su 190.000 soldati, mentre gli Alleati ne schieravano 330.000. Entrambe le parti disponevano di una folta artiglieria (si calcola circa 2.500 pezzi).

La battaglia[modifica | modifica wikitesto]

La battaglia cominciò il 16 ottobre con un attacco - subito respinto - sferrato da sud da 78.000 soldati alleati e da altri 54.000 dal nord. Il giorno seguente si ebbero solo piccole schermaglie, con entrambe le parti che si rafforzavano organizzando i loro rinforzi appena sopraggiunti. Tuttavia, mentre i francesi ricevettero soltanto 14.000 uomini, gli Alleati poterono contare su rinforzi per un totale di ben 145.000 soldati (il che determinò con tutta probabilità lo sviluppo successivo dello scontro).

L'attacco generale dei coalizzati il 18 ottobre[modifica | modifica wikitesto]

« Ora tutto l'universo è contro di noi »
(Frase pronunciata da alcuni soldati francesi durante la fase finale della battaglia di Lipsia[4])
Napoleone Bonaparte, l'imperatore dei francesi e il comandante in capo dell'armata di Germania.
Gioacchino Murat, comandante dell'ala destra francese
Michel Ney, comandante dell'ala sinistra francese.
Il maresciallo Macdonald, comandante del centro francese.

Decisioni di Napoleone[modifica | modifica wikitesto]

Fin dalla sera del 16 ottobre Napoleone era consapevole che la sua situazione si stava aggravando e certamente ipotizzò una ritirata; infatti al generale Bertrand disse di tenersi pronto a partire verso ovest con il IV corpo d'armata, lasciando Lindenau, per proteggere i ponti sulla Saale indispensabili per ripiegare verso il Reno[5]; a Murat l'imperatore disse esplicitamente che "bisognava pensare ad una ritirata"[6]. Napoleone decise tuttavia di rimanere ed attendere l'attacco degli alleati, che si stavano continuamente rafforzando, nel timore che il suo esercito si disgregasse nel corso di una ritirata e per evitare la defezione dei suoi alleati tedeschi, probabile nel caso di sconfitta; inoltre l'imperatore non poté risolversi ad abbandonare gli oltre 140.000 soldati francesi che erano ancora bloccati nelle fortezze tedesche[7]; egli tentò anche di trarre in inganno i suoi avversari rilasciando, dopo una conversazione in cui aveva mostrato sicurezza e ventilato una riconciliazione con l'Austria, il generale austriaco Merveldt caduto prigioniero, per trattare un armistizio[8], ma non ottenne alcun risultato, al contrario diede impressione di debolezza e rafforzò la determinazione degli alleati[5].

Il principe Karl Philipp Schwarzenberg, capo dell'armata di Boemia e comandante in capo nominale dei coalizzati a Lipsia.
Il feldmaresciallo prussiano Gebhard Leberecht von Blücher, comandante dell'armata di Slesia.
Jean-Baptiste Jules Bernadotte, il futuro re Carlo XIV di Svezia, comandante dell'armata del Nord a Lipsia
Il feldmaresciallo russo Levin August von Bennigsen, comandante dell'armata di Polonia.

Dopo aver atteso l'attacco il 17 ottobre, nella notte del 18 decise di concentrare le sue truppe ritirando intorno a Lipsia le sue formazioni più esposte; il movimento si svolse sotto una fitta pioggia a partire dalle ore 02.00 del mattino. Il quartier generale imperiale venne trasferito a Stotteritz e vennero diramati ordini tardivi di costruire altri ponti a Lindenau, da utilizzare in caso di ritirata[9]. L'imperatore per la battaglia del 18 ottobre assegnò il lato destro del suo schieramento a Murat con i corpi d'armata di Poniatowski (VIII corpo), Augereau (IX corpo) e Victor (II corpo), posizionati tra Connewitz e Probstheida e rinforzati in seconda linea dalla Guardia imperiale e dal grosso della cavalleria al comando di Latour-Marbourg (I corpo di cavalleria) e Pajol (V corpo di cavalleria)[10]. Al centro, sotto il controllo del maresciallo Macdonald, schierò da Zuckelhausen a Steinberg l'XI corpo, rinforzato dal V corpo di Lauriston e dal II corpo di cavalleria di Sebastiani; sul lato sinistro il maresciallo Ney difendeva il settore di Paunsdorf e Schönfeld con il contingente sassone e la divisione Durutte del VII corpo di Reynier, il VI corpo di Marmont, il III corpo di Souham e una parte del III corpo di cavalleria di Arrighi. A Lipsia rimasero la divisione polacca Dombrowski, e la divisione cavalleria Longe, a Lindenau era raggruppata la Giovane Guardia del maresciallo Mortier, il IV corpo di Bertrand era a ovest di Lindenau. Napoleone disponeva ancora di circa 160.000 soldati con 630 cannoni, ma le truppe erano esauste, i corpi di Augereau, Marmont, Macdonald, Bertrand e Poniatowski avevano subito gravi perdite negli scontri dei giorni precedenti e le munizioni d'artiglieria erano pericolosamente ridotte[10].

Intorno alle truppe francesi si stringeva la manovra dei coalizzati; i soldati dell'imperatore videro nella notte il grande cerchio dei fuochi di bivacco dei nemici che quasi li accerchiavano; mentre i feriti si trascinavano a piedi o in misere carrette nelle retrovie, i villaggi bruciavano e i resti della battaglia precedente erano disseminati sul campo; anche alcuni reparti francesi erano in movimento, le divisioni di Reynier erano appena arrivate mentre le truppe di Bertrand marciavano verso ovest per proteggere le spalle dell'armata[11].

Inizio degli attacchi dei coalizzati[modifica | modifica wikitesto]

L'attacco dei coalizzati si sviluppò a partire dalle ore 08.00 piuttosto lentamente e con una mancanza di coesione; frazionato in sei colonne d'attacco separate l'enorme esercito alleato disperse in parte la sua forza d'urto. Al mattino lo scontro principale si accese sul fianco destro francese dove la colonna guidata da Hessen-Homburg, composta principalmente da soldati austriaci, si spinse in avanti ed in un primo momento conquistò Dosen e Dölitz, minacciando Connewitz, Lösnig e la fondamentale strada per Lipsia[12]. Le forze francesi e polacche di Augereau e Poniatowksi contrattaccarono con efficacia, sostenute da una parte della Giovane Guardia e dalla cavalleria, l'artiglieria francese intervenne sotto la direzione del generale Drouot e decimò i ranghi serrati nel nemico[8]; i coalizzati vennero respinti. Hessen-Homburg rimase ferito e venne sostituito da Colloredo, Schwanzerberg, preoccupato dal contrattacco francese, portò avanti le riserve russe del generale Raevskij e una divisione di corazzieri. I francesi di Augereau riconquistarono Dölitz ma poi vennero a loro volta fermati[10].

Al centro le grandi forze russo-prussiane al comando di Barclay de Tolly avanzarono molto lentamente nella mattinata e si fermarono senza attaccare Probstheida in attesa dell'arrivo delle altre colonne di Bennigsen e Bernadotte per concertare un attacco combinato, in questo settore i corpi di Macdonald e Sebastiani raggiunsero le nuove posizioni con ordine[13], mentre Bennigsen si avvicinò sulla sinistra raggiungendo le posizioni di attacco intorno alle ore 10.00. L'attacco dei russi si sviluppò inizialmente con successo, Holzhausen e Zuckelhausen vennero conquistate dopo duri scontri, la divisione Gerard fu costretta a cedere Steinmberg e l'XI corpo di Macdonad e la cavalleria di Sebastiani furono messi in difficoltà. La resistenza francese tuttavia fu tenace: Zweinaundorf e Stotteritz erano fortemente difesi dai corpi di Reynier e Sebastiani e gli attacchi furono respinti fino alle ore 14.00, costringendo anche Bennigsen ad interrompere gli assalti in attesa dell'arrivo a nord dell'armata di Bernadotte e Blücher[14].

Carta delle operazioni del terzo giorno della battaglia di Lipsia.

I francesi mantennero il controllo della situazione anche a nord dove si avvicinava in modo aggressivo l'armata del feldmaresciallo Blücher: Marmont, al comando del VI corpo, trattenne l'avanzata del corpo russo di Langeron che marciava verso la linea del fiume Parthe e il villaggio di Schönfeld; la divisione polacca di Dombrowski venne rafforzata da Napoleone con una divisione della Giovane Guardia e riuscì per il momento a controllare il pericoloso avvicinamento del corpo prussiano di Sacken verso i sobborghi di Lipsia. A ovest Bertrand con il IV corpo non ebbe difficoltà a respingere ancora una volta gli austriaci di Gyulai e quindi mantenne libera la strada per Weissenfels[14]. Alle ore 14.00 la situazione di Napoleone era difficile in ragione dell'inevitabile rafforzamento dello schieramento nemico, ma l'imperatore aveva respinto con facilità i primi attacchi, il suo schieramento a semicerchio era solido e i soldati francesi occupavano ancora le posizioni più importanti, la strada per l'ovest era libera e quindi una ritirata organizzata era possibile e poteva permettere ancora a Napoleone di evitare una disfatta campale[14].

Battaglia a Connewitz e Probstheida[modifica | modifica wikitesto]

La battaglia divenne sempre più aspra e sanguinosa a partire dal primo pomeriggio: sulla destra francese Colloredo con il I ed il II corpo d'armata austriaco, rinforzati dal corpo russo di Raevskij e dalle divisioni Bianchi e Weissenwolf, ripresero ad attaccare per occupare l'importante villaggio di Connewitz, ma Augereau e Poniatowski organizzarono una dura resistenza e gli scontri, molto cruenti e dall'esito alterno, si prolungarono fino alla serata[13]. Gli austro-russi riuscirono a conquistare Lösnig dopo combattimenti violentissimi, ma fallirono tutti gli attacchi a Connewitz e nella notte il villaggio era ancora tenuto dai francesi che in questo modo mantenevano il controllo della strada per Lipsia[14].

Gli scontri più cruenti si accesero al centro intorno al villaggio di Probstheida, trasformato in una fortezza dai soldati francesi; Murat organizzò un'accanita difesa con i corpi di Victor (II) e Lauriston (V) ed il generale Drouot ammassò numerose batterie di cannoni che disgregarono ripetutamente le file della fanteria nemica che avanzava in massa[15]. Il raggruppamento russo-prussiano di Barclay sferrò una serie di attacchi con i corpi d'armata di Wittgenstein e Kleist e con la Guardia russo-prussiana di Ermolov, ma venne decimato dal fuoco dell'artiglieria francese e subì 12.000 perdite in tre ore[15]; il principe Schwarzenberg, presente insieme allo zar, all'imperatore d'Austria e al re di Prussia in questo settore del campo di battaglia, rimase impressionato dalla carneficina e ordinò un temporaneo ripiegamento di alcune centinaia di passi per portare avanti a sua volta l'artiglieria e battere le linee francesi[15]. Il villaggio di Probstheida venne ridotto in rovina e incendiato e cambiò di mano più volte durante il pomeriggio, ma nella notte era ancora in possesso dei soldati francesi.

Caduta di Paunsdorf e Schönfeld[modifica | modifica wikitesto]

Mentre i francesi si battevano aspramente a sud, la situazione lentamente si stava aggravando a nord e nord-est; i soldati dell'imperatore avvertirono l'avvicinarsi del cannoneggiamento e della battaglia alle loro spalle[15]; il feldmaresciallo Blücher aveva infatti attraversato in forze il fiume Parthe con i corpi russi Langeron, Sacken e St.Priest e stava marciando energicamente in direzione dell'armata del Nord che, al comando del principe di Svezia Bernadotte, stava finalmente entrando in campo con il corpo prussiano di Bülow all'avanguardia[15]. Anche i russi di Bennigsen ripresero i loro attacchi contro Zweinaunsdorf e Stotteritz; il maresciallo Macdonald con l'XI corpo e la cavalleria di Sebastiani dovette cedere Zweinaunsdorf ma riuscì a resistere duramente a Stotteritz mentre il maresciallo Ney che difendeva gli importanti villaggi di Paunsdorf, Schönfeld e Molkau con i corpi di Reynier, Souham e Marmont venne attaccato da tre direzioni e la sua situazione divenne critica[16].

I russi di Bennigsen riuscirono ad avanzare e occuparono Molkau, mentre il corpo prussiano di Bülow, precedendo il resto dell'armata del Nord, attaccò in forze, nonostante le incertezze dell'esitante Bernadotte, il villaggio di Paunsdorf che dopo aspra lotta le truppe di Reynier dovettero abbandonare. Napoleone, molto preoccupato per il cedimento in questo settore, inviò subito in soccorso la Giovane e la Vecchia Guardia che contrattaccarono e riconquistarono Paunsdorf[16]. Ma il successo fu di breve durata; a metà pomeriggio il maresciallo Ney fu costretto a ripiegare su una linea più arretrata tra Sellerhausen e Schönfeld, e Paunsdorf venne di nuovo occupata dai prussiani di Bülow[16]. La ritirata francese venne affrettata dalla defezione improvvisa di due brigate di fanteria sassone e da reparti di cavalleria sassone e wurttenburghese del corpo di Reynier che intorno alle ore 16.00 passarono nelle file nemiche e attaccarono la divisione Durutte[15]. L'importanza di questo cambio di campo durante la battaglia è enfatizzata dallo storico francese Jean Tulard che parla di "avvenimento decisivo"[17], mentre lo storico Georges Lefebvre scrive di evento che avrebbe "affrettato la disfatta"[18]; altri autori minimizzano l'importanza della defezione[14]. In ogni caso Napoleone si mantenne calmo anche di fronte a questo eventi imprevedibili, anche se manifestò qualche segno di scoraggiamento[17]. I soldati francesi, malgrado la defezione, mantennero la coesione e il morale e si batterono ancor più accanitamente[15]; dopo aver ripiegato si fortificarono a Sellerhausen e soprattutto a Schönfeld dove il maresciallo Marmont organizzò una difesa disperata con il VI corpo d'armata.

La battaglia per Schönfeld continuò fino al tramonto, oltre 90.000 russi dei corpi di Langeron e St.Priest dell'armata del feldmaresciallo Blücher e gli svedesi del corpo di Stedingk attaccarono ostinatamente, con l'appoggio di un potente schieramento di artiglieria, i 28.000 francesi del corpo di Marmont; il maresciallo disponeva di pochi cannoni e di munizioni insufficienti, ma i soldati francesi delle divisioni Compans, Lagrange e Friedrichs si batterono disperatamente e inflissero con il fuoco di fucileria perdite elevatissime alle file compatte nemiche. Le perdite furono pesanti anche per i francesi, la cavalleria russa e svedese venne respinta più volte, lo stato maggiore di Marmont fu decimato, le rovine di Schönfeld cambiarono di mano per sette volte[19]. Bernadotte comparve finalmente sul campo di battaglia, mentre Napoleone preoccupato per l'avanzata nemica che minacciava Reudnitz fece portare avanti una divisione della Guardia che trattenne gli svedesi e i russi e stabilizzò la situazione proteggendo il quartier generale dell'armata. Ma Schönfeld dovette essere infine abbandonata. I francesi di Marmont affrontarono il settimo assalto dei russi del corpo di Langeron e si batterono in ritirata nelle case, nei giardini, nel cimitero; nella notte ripiegarono, molto provati dai sanguinosi scontri fino ai sobborghi nord-orientali di Lipsia dove non furono inseguiti dal nemico[20].

Alla fine della giornata del 18 ottobre quindi i francesi mantenevano ancora le posizioni più importanti a sud della città a Connewitz, Probstheida e Stotteritz, dove Murat e Macdonald erano ancora solidamente schierati, ma le formazioni dell'Imperatore avevano dovuto ripiegare soprattutto a nord e nord-est sotto la pressione di Blücher, Bennigsen e Bernadotte[21]. Dopo aver perduto Paunsdorf e Schönfeld, i francesi si erano organizzati su una linea alla periferia di Lipsia tra Sellerhausen e Reudnitz; la ritirata dei corpi decimati di Marmont, Souham e Reynier si svolse nella notte alla luce delle case in fiamme, in mezzo ai cadaveri e ad equipaggiamenti e cannoni distrutti, mentre gruppi di sbandati entravano nella città alla ricerca di cibo e bottino[20].

Ritirata[modifica | modifica wikitesto]

Soldati prussiani della Landwehr nell'uniforme del 1813.

Fin dalle ore 19.00 del 18 ottobre Napoleone aveva deciso, dopo un rapporto dei generali Sorbier e Dulauloy, i comandanti dell'artiglieria, sulla scarsezza delle munizioni rimaste sufficienti solo per due ore di fuoco, di rinunciare alla battaglia e iniziare a ripiegare in direzione di Erfurt; durante la notte l'Imperatore, stabilitosi a Lipsia nell'albergo "Alle armi di Prussia", diramò gli ordini di marcia per la difficile manovra al cospetto del nemico. Il traino dell'armata, le munizioni e l'artiglieria, che avevano già iniziato a ripiegare, dovevano subito attraversare l'Elster, seguiti dai corpi di Victor, Augereau, dai corpi di cavalleria di Arrighi e Sebastiani e dalla Guardia di Oudinot e Mortier; messaggeri furono inviati alle truppe bloccate nelle fortezze tedesche con l'ordine di abbandonare le piazzeforti e cercare di raggiungere la Francia[22].

La manovra di ripiegamento attraverso l'abitato urbano di Lipsia si presentava difficile; quattro porte davano accesso alla città da est su cui potevano transitare le colonne in ritirata, ma solo una via di uscita era disponibile ad ovest[23]; nonostante il rischio di confusione e ingorghi, inizialmente la manovra, durante la notte e nella nebbia del primo mattino, si effettuò con notevole abilità. Le truppe del settore meridionale iniziarono a muovere nelle prime ore del 19 ottobre, e, mantenendo all'oscuro il nemico, marciarono senza difficolta verso ovest, mentre i corpi di Reynier, Poniatowski e Macdonald, con circa 30.000 soldati, avrebbero dovuto tenere le posizioni e coprire la manovra del grosso dell'armata verso il ponte di Lindenau. I coalizzati non organizzarono in tempo un servizio di esplorazione e quindi solo alle ore 07.00 alcune pattuglie rilevarono i movimenti francesi[24]. In realtà anche le truppe alleate erano esauste dopo i durissimi scontri del giorno precedente e i comandanti supremi erano seriamente preoccupati per un eventuale terzo giorno di battaglia[14]. I movimenti delle truppe furono lenti; alcuni abboccamenti per discutere una tregua fecero guadagnare ulteriore tempo ai francesi, e quindi solo alle ore 10.30 la massa degli eserciti coalizzati passò all'offensiva per irrompere dentro Lipsia.

In quel momento due terzi dell'armata francese avevano già ripiegato e attraversato il fiume Elster[25]; Napoleone si trattenne ancora a Lipsia e prima di partire incontrò Poniatowski a cui aveva conferito il grado di maresciallo per il valore dimostrato nella battaglia e a cui ora affidò l'incarico di difendere i sobborghi meridionali della città; quindi l'imperatore si congedò dal re di Sassonia, Federico Augusto, che apparve dispiaciuto per la defezione delle sue truppe[26]. Dopo l'incontro con il re di Sassonia Napoleone lasciò la città e attraversò il fiume intorno alle ore 11.00 a Lindenau; nelle strade era ora presente tra le truppe ansietà e confusione ed il disordine stava aumentando[25]. Napoleone era esausto e si ritirò in un mulino vicino al fiume dove si addormentò nonostante il frastuono dei cannoni e il rumore delle truppe in ritirata[26].

L'assalto finale dei coalizzati a Lipsia, che aveva avuto inizio alle ore 10.30, venne organizzato da Schwarzenberg su cinque colonne separate ma progredì lentamente di fronte alla ostinata resistenza della retroguardia francese di Reynier, Macdonald e Poniatowski; inoltre i tentativi dei corpo austriaco di Giulay e del corpo prussiano di Yorck di intercettare la ritirata vennero facilmente contenuti[14]. I soldati francesi difesero accanitamente le strade, gli accessi e gli edifici principali della città e guadagnarono tempo costringendo il nemico ad un combattimento all'interno dell'area urbana; i cavalieri polacchi di Poniatowski si batterono con grande valore[26]. A nord i corpi russi di Sacken, St. Priest e Kapzevic, dell'armata di Blücher, attaccarono attraverso la Halle Tor ma incontrarono una resistenza molto dura di francesi e polacchi delle divisioni Durutte e Dombrowski e i primi tre assalti furono respinti; a sud l'armata russa di Bennigsen attaccò la Spital Tor e la Sand Tor; ad est il corpo prussiano di Bülow irruppe attraverso la Grimma Tor, difesa dalle divisioni Marchand e Friedrichs, e riuscì ad entrare in città. Infine fu un battaglione prussiano del corpo di Bülow, guidato dal maggiore Friccius che riuscì a irrompere nel centro di Lipsia; venne contrattaccato ma riuscì a mantenere le posizioni raggiunte grazie anche all'intervento di un reparto di fanteria leggera svedese[27].

Nel frattempo il disordine delle truppe della retroguardia in ritirata stava inevitabilmente crescendo; dovendo tutte concentrarsi nella sola uscita disponibile verso ovest da Lipsia alla Ranstadter Tor e, dovendo attraversare un primo ponte sulla Pleisse poi il terrapieno sulle paludi e quindi un secondo ponte a Lindenau sull'Elster, era quasi inevitabile che le truppe francesi, sempre più schiacciate dalla pressione nemica proveniente da differenti direzioni e concentrate in un solo luogo, si sarebbero progressivamente frammischiate e disorganizzate[28]. La confusione divenne incontrollabile dopo che alle ore 13.00 venne fatto saltare prematuramente il ponte sull'Elster; l'incarico, assegnato al generale Dulauloy e da questo a sua volta affidato al colonnello Monfort, ricadde alla fine su un caporale e quattro zappatori francesi che, alla vista dell'avvicinarsi dei prussiani, fecero esplodere le mine quando molti reparti di truppa stavano ancora attraversando o erano in combattimento nella città[29]. Da quel momento molti reparti francesi si disgregarono; alcuni soldati ricordarono l'avvenimento come una "Beresina senza il freddo"; molti soldati caddero in acqua, altri cercarono di attraversare a nuoto con tutto l'equipaggiamento, si diffusero voci di tradimenti. Alcuni ufficiali entrarono nel fiume con i cavalli sperando di riuscire a risalire sulla sponda occidentale; in questo modo annegò Poniatowski, la cui cavalcatura non riuscì a risalire la ripida sponda e lo trascinò nella corrente, Macdonald invece scampò a nuoto dopo aver assistito a scene drammatiche di disperazione tra i soldati abbandonati sulla riva occidentale[30], anche il maresciallo Oudinot riuscì ad attraversare il fiume a nuoto.

I combattimenti dentro Lipsia continuarono fino al tardo pomeriggio; infine i reparti francesi rimasti tagliati fuori si arresero dopo gli ultimi scontri; caddero prigionieri anche Lauriston e Reynier e il generale polacco Dombrowski; lo zar Alessandro e il re di Prussia poterono raggiungere finalmente la piazza del mercato al centro della città dove si incontrarono con Bernadotte, Blücher, Bennigsen e Gneisenau[27]; la dura battaglia era finita.

Dopo la battaglia[modifica | modifica wikitesto]

« Dio Onnipotente ci ha concesso una clamorosa vittoria, dopo una battaglia di quattro giorni sotto le mura di Lipsia, su questo famoso Napoleone... »
(Da una lettera dello zar Alessandro indirizzata al principe Golitzyn[31])

Non si conoscono le perdite totali. Le stime oscillano tra gli 80.000-110.000 morti e feriti da entrambe le parti. Supponendo che si tratti di 95.000 uomini, si ritiene che gli Alleati persero 55.000 uomini e i francesi 40.000, con 30.000 francesi fatti prigionieri. Tra i caduti vi fu il maresciallo polacco Józef Antoni Poniatowski, che aveva ricevuto tale distinzione soltanto il giorno precedente.

La battaglia costò all'Impero francese la perdita dei territori tedeschi a est del Reno e portò vari stati tedeschi dalla parte degli Alleati.

Si ricorda anche un particolare avvenimento nella battaglia: reparti sassoni, dalla parte dei francesi, mentre andavano all'attacco si girarono all'improvviso e fecero fuoco sui soldati di Napoleone Bonaparte.

Gli avvenimenti della battaglia sono ricordati grazie a 45 cippi commissionati a Theodor Apel di Lipsia e che servono a ricordare gli avvenimenti legati alla battaglia e a segnare le posizioni sul terreno delle linee francesi e alleate.

In commemorazione della battaglia venne edificato il Völkerschlachtdenkmal.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ G. Lefebvre, Napoleone, p. 619.
  2. ^ a b G.Lefebvre, Napoleone, p. 622.
  3. ^ G.Lefebvre, Napoleone, pp. 622-623.
  4. ^ G. Blond, Vivere e morire per Napoleone, vol. II, p. 464.
  5. ^ a b D. Chandler, Le campagne di Napoleone, vol. 2, p. 1110.
  6. ^ G. Blond, Vivere e morire per Napoleone, vol. II, p. 463.
  7. ^ P. Hofschroer, Leipzig 1813, p. 80.
  8. ^ a b G. Blond, Vivere e morire per Napoleone, vol. II, pp. 464-465.
  9. ^ D. Chandler, Le campagne di Napoleone, vol. 2, p. 1111.
  10. ^ a b c P. Hofschroer, Leipzig 1813, p. 81.
  11. ^ G. Blond, Vivere e morire per Napoleone, vol. II, pp. 462-463.
  12. ^ P. Hofschroer, Leipzig 1813, pp. 81-83.
  13. ^ a b D. Chandler, Le campagne di Napoleone, vol. 2, p. 1112.
  14. ^ a b c d e f g P. Hofschroer, Leipzig 1813, p. 85.
  15. ^ a b c d e f g G. Blond, Vivere e morire per Napoleone, p. 465.
  16. ^ a b c D. Chandler, Le campagne di Napoleone, vol. 2, pp. 1112-1113.
  17. ^ a b J. Tulard, Napoleone, p. 512.
  18. ^ G. Lefebvre, Napoleone, p. 624.
  19. ^ G. Blond, Vivere e morire per Napoleone, pp. 465-466.
  20. ^ a b G. Blond, Vivere e morire per Napoleone, p. 466.
  21. ^ D. Chandler, Le campagne di Napoleone, vol. 2, p. 1113.
  22. ^ G. Blond, Vivere e morire per Napoleone, pp. 466-467.
  23. ^ P. Hofschroer, Leipzig 1813, pp. 85 e 88.
  24. ^ D.Chandler, Le campagne di Napoleone, vol. 2, pp. 1113-1114.
  25. ^ a b D.Chandler, Le campagne di Napoleone, vol. 2, p. 1114.
  26. ^ a b c G.Blond, Vivere e morire per Napoleone, p. 467.
  27. ^ a b P.Hofschroer, Leipzig 1813, p. 88.
  28. ^ P.Hofschroer, Leipzig 1813, p. 86.
  29. ^ D.Chandler, Le campagne di Napoleone, p. 1114.
  30. ^ G.Blond, Vivere e morire per Napoleone, pp. 467-468.
  31. ^ H.Troyat, Alessandro I, p. 256.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]