Jean-Baptiste Jules Bernadotte

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Carlo XIV/III Giovanni
Carlo XIV di Svezia
Carlo XIV di Svezia
Re di Svezia e di Norvegia
Stemma
In carica 1818-1844
Predecessore Carlo XIII di Svezia
Successore Oscar I di Svezia
Nome completo Jean-Baptiste Jules Bernadotte
Altri titoli Principe di Pontecorvo
Nascita Pau, 26 gennaio 1763
Morte Stoccolma, 8 marzo 1844
Luogo di sepoltura Chiesa di Riddarholmen, Stoccolma
Dinastia Bernadotte
Padre Henri Bernadotte
Madre Jeanne de St. Vincent
Consorte Desideria Clary
Figli Oscar I
Motto Folkets kärlek min belöning ("L'amore del mio popolo è la mia ricompensa")
Firma Autograf, Carl Johan, Nordisk familjebok.png

Jean-Baptiste Jules Bernadotte (Pau, 26 gennaio 1763Stoccolma, 8 marzo 1844) è stato un generale francese, divenuto poi Maresciallo del Primo Impero francese, Principe di Pontecorvo e quindi Re di Svezia e di Norvegia come Giovanni Carlo XIV di Svezia e Giovanni Carlo III di Norvegia.

Jean-Baptiste Jules Bernadotte
Ritratto di Jean-Baptiste Bernadotte, generale delle armate rivoluzionarie francesi
Ritratto di Jean-Baptiste Bernadotte, generale delle armate rivoluzionarie francesi
26 gennaio 1763 - 8 marzo 1844
Soprannome "Sergent belle-jambe"
Nato a Pau
Morto a Stoccolma
Cause della morte malattia
Dati militari
Paese servito Francia Prima repubblica francese
Francia Primo Impero francese
Svezia Regno di Svezia
Specialità fanteria (agli inizi della carriera militare)
Unità Armata del Reno
Armata di Sambre e Mosa
Armata d'Italia
Armata dell'Ovest
Grande Armata
Armata del Nord
Guerre Guerre rivoluzionarie francesi
Guerre napoleoniche
Battaglie Battaglia di Fleurus
Battaglia di Kreuznach
Battaglia di Neumarkt
Battaglia del Tagliamento
Battaglia di Ulma
Battaglia di Austerlitz
Battaglia di Jena
Battaglia di Halle
Battaglia di Lubecca
Battaglia di Wagram
Battaglia di Dennewitz
Battaglia di Lipsia
Nemici storici Duca di Coburgo
arciduca Carlo
Karl Mack
Michail Kutuzov
principe di Hohenlohe
Gebhard von Blücher
Michel Ney
Napoleone Bonaparte

Fonti citate nel corpo del testo

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Di origini borghesi, coraggioso e di imponente presenza fisica, si dimostrò acceso fautore delle istanze giacobine durante la Rivoluzione francese e prese parte come generale alle guerre rivoluzionarie francesi, dimostrandosi valente comandante sul fronte tedesco e su quello italiano. Entrato ben presto in contrasto, anche per motivi personali, con il generale Napoleone Bonaparte, venne coinvolto in intrighi contro il Primo console, da cui peraltro fu elevato al titolo di maresciallo di Francia nel 1804.

Partecipò a gran parte delle guerre napoleoniche, ma nel 1809 venne destituito da Napoleone, e quindi accettò di divenire principe ereditario di Svezia svolgendo una politica di autonomia dalla Francia. Nel 1812 entrò in campo nella sesta coalizione contro Napoleone e, alla testa delle truppe svedesi, giocò un ruolo importante nella campagna di Germania del 1813 e nella battaglia di Lipsia, combattendo contro i suoi antichi commilitoni. Nel 1818 divenne re di Svezia.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

« E dire che io fui un tempo maresciallo di Francia e ora sono soltanto il re di Svezia! »
(Parole pronunciate da Bernadotte alla notizia che le ceneri di Napoleone Bonaparte erano state riportate in Francia dall'isola di Sant'Elena[1])

Gli inizi e il periodo rivoluzionario[modifica | modifica sorgente]

Figlio di un avvocato, dopo aver ricevuto un'incompleta formazione come fattorino del tribunale, all'età di 17 anni gli morì il padre, per cui per necessità e per spirito d'avventura abbracciò la carriera militare, arruolandosi come semplice soldato nel 1780 nell'esercito del re di Francia. Combatté in India e fu ferito e fatto prigioniero dagli Inglesi a Gondeloä nel corso di una guerra fra popolazioni locali. Al conflitto partecipavano, appoggiando da parti opposte i contendenti con truppe e rifornimenti, Francia e Gran Bretagna.

Allo scoppio della Rivoluzione francese Bernadotte era ancora sergente, dato che un militare senza un titolo nobiliare non poteva aspirare a diventare ufficiale. Nell'esercito repubblicano le regole cambiarono e Bernadotte diventò ufficiale di carriera. Dopo essersi distinto nell'Armata del Reno e in quella della Sambre e della Mosa, fu nominato sul campo di battaglia generale di brigata dal generale Jean-Baptiste Kléber (1794). Solo due mesi dopo venne promosso generale di divisione e combatté sotto il comando di Jourdan nella battaglia di Fleurus (26 giugno 1794).

La campagna d'Italia[modifica | modifica sorgente]

Incaricato di portare in Italia 20.000 uomini dell'armata della Sambre e della Mosa a Napoleone Bonaparte, rivaleggiò in ardore con il giovane generale còrso e sebbene provasse per lui poca simpatia, sospettando i progetti ambiziosi di quest'ultimo, si sottomise al suo potere. Prese parte al passaggio del Tagliamento, s'impadronì di Trieste, e dopo la campagna presentò al Direttorio le bandiere tolte al nemico.

Dopo il 4 settembre 1797, Colpo di Stato del 18 fruttidoro, ottenne il comando della piazzaforte di Marsiglia, ma a causa della ripugnanza che provava per le misure violente prese a seguito dei disordini in questa parte della Francia, rinunciò al posto e ritornò nell'armata d'Italia.

Nel febbraio 1798, dopo il Trattato di Campoformio, fu inviato come ambasciatore francese a Vienna dove non brillò certo nella diplomazia. In particolare provocò delle manifestazioni ostili per aver inalberato la bandiera tricolore sul palazzo dell'ambasciata: non ricevendo le scuse ufficiali, lasciò l'Austria ad aprile dello stesso anno. Il 17 agosto 1798 sposò Désirée Clary, ex fiamma di Napoleone Bonaparte, sorella di Marie-Julie Clary, che era la moglie di Giuseppe Bonaparte del quale divenne cognato entrando così a far parte della "parentela" dello stesso Napoleone.

Ministro della Guerra[modifica | modifica sorgente]

Assunto il comando dell'armata nel 1799, ricevette l'ordine di passare il Reno per bloccare Philisbourg, ma i rovesci dell'armata francese in Italia e in Germania lo costrinsero a rinunciare ai suoi piani.

Nominato ministro della guerra dal 3 luglio al 14 settembre del 1799 grazie all'influenza di Paul Barras, cercò di ripristinare lo zelo delle armate francesi con misure drastiche e in due mesi riorganizzò i servizi che si trovavano in uno stato deplorevole. Egli aveva già richiamato la vittoria sotto le sue bandiere quando fu messo da parte a causa di un intrigo di Emmanuel Joseph Sieyès, membro del Direttorio: a torto o a ragione gli furono attribuiti molti fatti che provocarono il malcontento e lo obbligarono a dare le dimissioni poco prima del colpo di Stato del 18 brumaio, cioè 9 novembre 1799.

Si ritirò quindi in campagna e, sollecitato da Napoleone, non si pronunciò apertamente a favore del colpo di Stato: la freddezza, che già era presente fra i due, aumentò. Egli fu tuttavia trattato molto bene da Bonaparte, essendo Bernadotte cognato di Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone. Entrò nel Consiglio di Stato e accettò il comando dell'armata della Vandea nel 1800: con le sue abili disposizioni riuscì a impedire lo sbarco dei Britannici a Quiberon e a ristabilire la tranquillità nel paese.

Si trovò invischiato nella «cospirazione dei libelli», detta anche «cospirazione del pot de beurre» organizzata dal suo capo di stato maggiore generale Édouard François Simon. Joseph Fouché soffocò lo scandalo, ma Bernadotte fu privato del comando.

L'Impero[modifica | modifica sorgente]

Dopo la pace di Lunéville Bernadotte fu nominato ambasciatore negli Stati Uniti d'America ma la ripresa delle ostilità gli impedì di recarsi sul posto. Nel 1804 venne inviato ad Hannover come governatore generale e ricevette il bastone da Maresciallo dell'Impero al momento della prima istituzione. Formò in questo paese un corpo d'armata alla testa del quale partecipò a molti fatti d'arme: così, nel 1805, ristabilì il principe elettore di Baviera Massimiliano I a Monaco e conquistò Salisburgo.

Successivamente partecipò alla battaglia di Ulma che si concluse con l'accerchiamento e la resa dell'armata austriaca. Nella battaglia di Austerlitz comandava il I Corpo d'armata posto al centro dello schieramento francese con l'incarico di far fronte agli assalti dei Russi. Più volte i suoi interventi risultarono importanti per la vittoria di Napoleone.

Il 5 giugno 1806 fu nominato Principe di Pontecorvo. Quello stesso anno, durante la guerra della quinta coalizione, comandò il I corpo d'armata ma nel giorno delle battaglie di Jena e Auerstädt (14 ottobre 1806) fece solo degli avanti-indietro tra i due campi di battaglia senza quasi parteciparvi, giustificando piuttosto debolmente la sua condotta con un presunto e improbabile ritardo nel ricevere gli ordini dell'Imperatore. La sua condotta fu tale che Napoleone stava quasi per farlo tradurre davanti a un tribunale militare, ma poi l'Imperatore recedette dal proposito.[2]

Napoleone diede ordine ai suoi comandanti d'incalzare i Prussiani in rotta e Bernadotte si lanciò all'inseguimento delle truppe in ritirata per cancellare la pessima figura di Jena-Auerstädt. Raggiunse le truppe prussiane del principe di Wuerttemberg ad Halle (16 ottobre 1806), diede battaglia e le sconfisse duramente, quindi inseguì i Prussiani di Blücher fino a Lubecca (5 novembre 1806), ove una parte delle truppe di Blücher che lì si erano rifugiate non riuscì a impedire la conquista della città da parte dei francesi di Bernadotte, nonostante questi si trovasse in inferiorità numerica. Blücher, riparato nella vicina Ratkau con altri 10.000 prussiani, si arrese successivamente a Bernadotte.

Questi catturò anche un'intera divisione svedese inviata a Lubecca da Gustavo IV di Svezia in aiuto alle truppe della coalizione. I soldati francesi, nonostante gli sforzi dei loro generali per impedirlo, si diedero al saccheggio della città anseatica commettendo numerose atrocità contro i nemici arresi. In questo frangente Bernadotte si adoperò per proteggere i vinti, in particolare gli ufficiali e le truppe svedesi. Il suo comportamento risultò poi importante per la scelta della sua persona come successore al trono di Carlo XIII di Svezia.

In occasione della battaglia di Eylau (8 febbraio 1807) incorse in un secondo sfortunato incidente con Napoleone : i messaggeri incaricati di portargli gli ordini dell'Imperatore vennero catturati dai cosacchi, per cui l'ignaro e incolpevole Bernadotte giunse a Eylau a battaglia terminata, scatenando nuovamente le ire dell'Imperatore che fece di lui il capro espiatorio della cattiva conclusione della battaglia. Il 5 giugno venne ferito alla testa durante un combattimento sul fiume Passarge e questo fatto gli impedì di partecipare alla successiva battaglia di Friedland (14 giugno 1807).

Dopo la guarigione venne nominato governatore delle città anseatiche e fu incaricato di agire contro gli svedesi ma sospese le ostilità quando apprese che una rivoluzione in Svezia aveva cacciato dal trono Gustavo IV Adolfo di Svezia, il solo ostile alla Francia (13 marzo 1808). Questa condotta leale gli fece guadagnare la stima degli Svedesi ma pare destò il malcontento in Napoleone Bonaparte del quale contrariava i progetti. Inoltre Napoleone lamentò che Bernadotte non aveva brillato sui campi di battaglia: era stato inattivo ad Auerstädt ed era per di più giunto in ritardo alla battaglia di Eylau, mentre in giugno si era lasciato sfuggire il corpo di spedizione spagnolo del generale La Romana, imbarcato dai britannici a Gothemburg per portarli a combattere agli ordini del generale Arthur Wellesley nel sud della Spagna contro i francesi che avevano invaso quel paese.

Dopo la pace di Tilsit comandò fino al 1809 l'armata d'occupazione della Germania settentrionale. Alla rottura dei rapporti fra Austria e Francia assunse il comando del IX corpo d'armata, composto in gran parte da Sassoni. Nella battaglia di Wagram (5-6 luglio 1809) il primo giorno venne respinto dalle truppe austriache e si attestò nel villaggio di Aderklaa, una posizione strategica che il giorno successivo abbandonò senza avvisare il comando. Napoleone, appreso il fatto, andò su tutte le furie, ordinò di mantenere la posizione a tutti i costi, ma Bernadotte, investito dalle truppe dell'arciduca austriaco, si trovò a dover cercare di ricompattare le sue truppe disperse. In quel frangente incontrò casualmente l'Imperatore che lo destituì sul campo.[3] Era in piena disgrazia quando la fortuna volle che gli venisse offerto il trono di Svezia.

I rapporti con Napoleone[modifica | modifica sorgente]

I suoi rapporti con Napoleone furono sempre difficili e persino ambigui. Pur ammirandone le grandi capacità militari e nutrendo per lui persino dell'invidia, Bernadotte, rivoluzionario e repubblicano della prim'ora, considerava Napoleone un dittatore e un traditore della rivoluzione, avendo egli preso illegalmente il potere con il colpo di stato del 18 brumaio e avendo per di più ricostituito un potere di tipo monarchico. Egli non fece mai mistero di questi suoi sentimenti. Napoleone, invece, lo trattò in modo sorprendentemente benevolo visti gli eventi militari in cui Bernadotte si comportò in modo piuttosto scadente e data la palese ostilità di quest'ultimo alla politica imperiale. Altri al suo posto sicuramente sarebbero finiti di fronte al plotone di esecuzione o spediti in qualche luogo sperduto. Napoleone gli fece fare invece un'ottima carriera, gratificandolo con il massimo titolo militare (Maresciallo dell'Impero), con quello di Principe di Pontecorvo, acconsentendo a che divenisse Re di Svezia. I motivi di questo comportamento non sono mai stati chiari, tuttavia è probabile che abbiano giocato un ruolo determinante i rapporti di parentela. Napoleone, da buon còrso qual era, sentiva molto importanti i legami familiari e non si limitava ai soli parenti diretti, ma a tutti coloro che in un modo o nell'altro erano collegati alla sua famiglia. Bernadotte aveva sposato,infatti, la sorella della moglie di Giuseppe Bonaparte, e ciò era sufficiente per farlo diventare membro del clan verso il quale era giusto mostrarsi particolarmente benevolo. Inoltre la moglie di Bernadotte era stata la prima fidanzata di Napoleone e questo fatto probabilmente lo poneva in una situazione imbarazzante. Punire Bernadotte poteva destare nel pubblico l'idea che Napoleone si comportasse così solo per un ritorno di gelosia, per una rivalità amorosa mai sopita (cosa piuttosto improbabile, visto che Désirée Clary sposò Bernadotte oltre due anni dopo che Napoleone aveva sposato Giuseppina di Beauharnais). Ma è anche possibile che Napoleone nutrisse ancora dei sentimenti d'affetto per la moglie del suo generale e/o si ritenesse in colpa per il modo in cui l'aveva lasciata pochi mesi dopo il fidanzamento. In questo caso un generoso trattamento nei confronti di Bernadotte poteva essere vissuto da Napoleone come un gesto di «risarcimento» nei confronti della ex fidanzata.

Famiglia reale svedese
Casato di Bernadotte
Bernadotte coa.svg

Carlo XIV (1763-1844)
Oscar I (1799-1859)
Carlo XV (1826-1872)
Oscar II (1829-1907)
Gustavo V (1858-1950)
Gustavo VI Adolfo (1882-1973)
Carlo XVI Gustavo (1946)

Principe di Svezia[modifica | modifica sorgente]

Gli emissari della corte del Re Carlo XIII di Svezia, dopo una concordata decisione, e ovviamente dopo aver contattato discretamente l'interessato, svilupparono il progetto di fare assumere al Maresciallo di Francia l'incarico di sovrano di Svezia. La motivazione di tale decisione da parte della corte svedese derivò dal fatto che re Carlo XIII, ultimo sovrano regnante della casata Holstein-Gottorp, non aveva eredi.

Un tale tipo di progetto fu e rimase alquanto inusuale nella storia delle investiture al trono. In verità la decisione fu presa in seguito alla pesantissima crisi politica del casato Holstein-Gottorp, che aveva persino portato a un incruento colpo di stato, senza risolvere la situazione.

Perfezionato l'accordo, alla sola condizione di abiurare formalmente la religione cattolica a favore di quella riformata/protestante (lo scopo era di evitare conflitti religiosi che avevano travagliato per secoli il regno di Svezia), fu considerato legalmente "adottato dal Re" allo scopo d'istituire una continuità nella monarchia.

Il 21 agosto 1810 gli Stati Generali ad Örebro elessero Bernadotte Principe Ereditario di Svezia. Assunto il nome di Principe Giovanni Carlo, iniziò ad occuparsi progressivamente dei problemi del paese. Tra le sue prime azioni di governo ci fu l'adesione alla politica di Napoleone del Blocco Continentale, poi dal 1811 assunse di fatto l'effettiva direzione del regno come reggente.

Nel 1812 emanò un decreto che apriva i porti della Svezia al commercio con tutte le nazioni, rompendo il blocco.

Prima che Napoleone attaccasse Mosca, Bernadotte pensò bene di occupare la Finlandia, restituendola alla Svezia, (proprio la perdita della Finlandia aveva originato la crisi politica degli Holstein-Gottorp), e poi di marciare su San Pietroburgo, ma poiché le truppe francesi entrarono arbitrariamente nei territori facenti parte del Regno di Svezia, Bernadotte ruppe i rapporti con Napoleone ritenendosi libero da ogni vincolo con quest'ultimo.

Con un'attenta analisi della situazione politica e allettato dalla promessa inglese della cessione della Guadalupa, Bernadotte favorì l'ingresso della Svezia nella 6ª coalizione antifrancese, avvenuto nel luglio 1813, non senza però aver tentato tutto il possibile per convincere Napoleone della pericolosità della situazione in cui si stava cacciando.

Assunse quindi il comando dell'Armata Germanica del Nord con il titolo di Generalissimo sbarcando a Stralsund con 30.000 soldati svedesi. Il corpo d'armata del generale Friedrich Wilhelm von Bülow, sotto il suo comando (e, pare, anche contro il suo parere) sconfisse il generale Oudinot a Großbeeren il 23 agosto 1813, e quindi anche il neo-sovrano di Svezia sconfisse il Maresciallo Ney nella battaglia di Dennewitz del 6 settembre 1813. Infine Bernadotte ebbe una parte decisiva nella vittoria degli eserciti coalizzati nella battaglia di Lipsia.

Disceso con il suo esercito lungo il fiume Elba, s'impadronì della città di Lipsia e si diresse poi verso l'Holstein, ove costrinse il Re di Danimarca a firmare la pace di Kiel (14 gennaio 1814) con la quale la Norvegia venne ceduta alla Svezia. Si diresse quindi lentamente verso la Francia, ma la pace di Parigi gli risparmiò l'attraversamento del Reno, evitandogli di invadere il proprio paese.

Si disse che sia stato tentato dall'idea di ottenere il trono di Francia, ma la restaurazione, successiva al Congresso di Vienna, prevedeva il ritorno dei casati preesistenti, e quindi lui evitò accuratamente di interferire col rientro dei Borbone a Parigi.

La Svezia fu ricompensata per il suo intervento militare contro Napoleone con il riconoscimento dell'annessione della Norvegia al trono svedese.

Quando Napoleone rientrò in Francia dopo il suo esilio all'isola d'Elba, nel 1815 Bernadotte rifiutò di aderire alla nuova e ultima coalizione contro Bonaparte, sconfitto poi definitivamente presso Waterloo.

Giovanni Carlo XIV Re di Svezia e Giovanni Carlo III di Norvegia[modifica | modifica sorgente]

Il 5 febbraio 1818 alla morte di Carlo XIII di Svezia Bernadotte divenne Re dei regni di Svezia e di Norvegia (la Norvegia si staccherà dalla Svezia nel 1905) prendendo rispettivamente il nome di Giovanni Carlo XIV di Svezia e di Giovanni Carlo III di Norvegia.

Dopo le campagne militari il sovrano decise di dedicarsi solo a misure finalizzate allo sviluppo economico dei due regni, ai quali fu concessa un'ampia autonomia. Ne beneficiarono la pubblica istruzione, l'agricoltura, l'industria e i commerci. Fu favorita la costruzione del canale di Göta (aperto il 26 settembre 1832) che univa per la prima volta l'Oceano Atlantico al Mar Baltico.

Bernadotte assunse il motto: Folkets kärlek min belöning ("L'amore del mio popolo è la mia ricompensa"), fatto che non commosse gli Svedesi più di tanto (ed ancor meno i Norvegesi, che si ritenevano defraudati della libertà essendo essi passati dal dominio danese, che durava da 400 anni, a quello svedese). All'amministrazione pubblica fu imposto l'uso del francese, mentre lui si rifiutò d'imparare lo svedese (e tanto meno il norvegese).

Di lui si narra l'aneddoto (peraltro mai confermato) che durante tutto il suo regno non abbia mai permesso ad alcun medico di esaminargli il petto. La spiegazione si sarebbe avuta dopo la sua morte, quando in occasione della toeletta funebre fu scoperto un tatuaggio sul petto che diceva: «Morte ai Re», tatuaggio che si sarebbe fatto fare all'epoca degli ardori giovanili rivoluzionari.

È da notare che la dinastia dei Bernadotte è tuttora il casato regnante in Svezia.

Statua equestre di Re Carlo XIV Giovanni a Stoccolma

Famiglia[modifica | modifica sorgente]

  • Dalla moglie Désirée Clary Bernadotte ebbe un solo figlio: Oscar, divenuto poi Re di Svezia e di Norvegia.

Ascendenza[modifica | modifica sorgente]

Carlo XIV Giovanni di Svezia Padre:
Jean Henri Bernadotte
Nonno paterno:
Jean Bernadotte
Bisnonno paterno:
Jean Bernadotte
Bisnonna paterna:
Marie de La Barrère-Bertandot
Nonna paterna:
Marie du Pucheu dite de La Place
Bisnonno paterno:
Jacques du Pucheu dit de Laplace
Bisnonna paterna:
Françoise de Labasseur
Madre:
Jeanne de Saint Vincent
Nonno materno:
Jean de Saint Vincent
Bisnonno materno:
 ?
Bisnonna materna:
 ?
Nonna materna:
Marie d'Abbadie de Sireix
Bisnonno materno:
Doumengé Habas d'Arrens
Bisnonna materna:
Marie d'Abbadie, Abbesse Laïque de Sireix

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze svedesi[modifica | modifica sorgente]

Gran Maestro dell'Ordine dei Serafini - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine dei Serafini
Gran Maestro dell'Ordine della Stella Polare - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine della Stella Polare
Gran Maestro dell'Ordine della Spada - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine della Spada
Gran Maestro dell'Ordine di Vasa - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di Vasa
Gran Maestro dell'Ordine di Carlo XIII - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di Carlo XIII

Onorificenze straniere[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante (Danimarca) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante (Danimarca)
— 1808
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore (Impero francese) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore (Impero francese)
Gran Dignitario dell'Ordine della Corona Ferrea (Impero francese) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Dignitario dell'Ordine della Corona Ferrea (Impero francese)
Cavaliere di I Classe dell'Ordine Imperiale di San Giorgio (Impero russo) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I Classe dell'Ordine Imperiale di San Giorgio (Impero russo)
Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Nera (Regno di Prussia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Nera (Regno di Prussia)
Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Rossa (Regno di Prussia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Rossa (Regno di Prussia)
Cavaliere di Gran Croce della Croce di Ferro (Regno di Prussia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce della Croce di Ferro (Regno di Prussia)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Militare di Sant'Enrico (Regno di Sassonia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Militare di Sant'Enrico (Regno di Sassonia)
Cavaliere dell'Ordine del Toson d'oro (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine del Toson d'oro (Spagna)

Araldica[modifica | modifica sorgente]

Stemma Descrizione Blasonatura
Coat of Arms of Jean-Baptiste Bernadotte.svg
Jean-Baptiste Jules Bernadotte
Principe di Pontecorvo
d'azur au pont à trois arches d'argent, sur une rivière de même, ombrée d'azur, et supportant deux tours du second ; au chef des Princes souverains d'Empire brochant
Jean-Baptiste Jules Bernadotte
Principe ereditario di Svezia e Norvegia
Carlo XIV Giovanni di Svezia e Norvegia
Re di Svezia e Norvegia
u pairle patté d'or, cantonné en chef d'azur, à trois couronnes d'or (de Suède moderne), à dextre de gueules, au lion couronné d'or, tenant dans ses pattes une hache danoise d'argent, emmanchée du second (de Norvège ancien) et à sénestre d'azur, à trois barres ondées d'argent, au lion couronné d'or, brochant sur le tout (de Suède ancien) et d'azur, à un pont de trois arches sommé de deux tours crénelées et posé sur une champagne ondée, le tout d'argent, accompagné en chef de sept étoiles du même au chef d'azur à l'aigle contournée d'or au vol abaissé, empiétant un foudre du même (de Bernadotte)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ D.Chandler (a cura di), I marescialli di Napoleone, p. 101.
  2. ^ Ecco che cosa gli scrisse Napoleone quando si accorse che Bernadotte non aveva praticamente partecipato alla battaglia nonostante gli ordini ricevuti: «Secondo un ordine ben preciso, avresti dovuto essere a Dornburg lo stesso giorno in cui il Maresciallo Lannes era a Jena e Davout raggiungeva Naumburg. Nel caso Tu non avessi potuto ricevere quest'ordine, t'informai durante la notte che se tu fossi stato ancora a Naumburg, all'arrivo del messaggio dovevi marciare con il Maresciallo Davout ed appoggiarlo. Eri a Naumburg quando l'ordine ti arrivò e ti fu riferito. Ciononostante hai preferito eseguire la falsa marcia verso Dornburg, di conseguenza non hai preso parte al combattimento ed il maresciallo Davout ha dovuto sostenere da solo gli attacchi più massicci dell'esercito nemico.» (David G. Chandler, Le Campagne di Napoleone, Milano, R.C.S. Libri S.p.A., 1998, vol. I, pag. 608)
  3. ^ La sera precedente Bernadotte aveva, con una grave caduta di stile, criticato pubblicamente l'Imperatore sostenendo che se fosse stato lui il comandante, con un'«energica manovra» avrebbe costretto il comandante nemico, l'Arciduca Carlo, a deporre le armi senza neanche combattere. Il giorno dopo, nel trambusto del tentativo di ricompattare le truppe ad Aderklaa, incrociò per caso Napoleone che lo apostrofò così: «È questo il genere di "energica manovra" con la quale Voi indurrete l'Arciduca Carlo a deporre le armi?» E all'imbarazzato silenzio di Bernadotte Napoleone aggiunse: «Vi destituisco immediatamente dal comando di cui avete fatto pessimo uso». (David G. Chandler, op. cit. , vol. II, pagg. 867 e 871)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • J. Tulard - J. F. Fayard - A.Fierro, Histoire e Dictionaire de la Revolution française, Paris, Éditions Robert Laffont, 1998, ISBN 2-221-08850-6
  • Max Gallo, Napoléon, Paris, Edition Robert Laffont, 2002, ISBN 2-221-09796-3
  • David G. Chandler, Le Campagne di Napoleone, Milano, R.C.S. Libri S.p.A., 1998 (2 voll.), ISBN 88-17-11576-2 (vol. I) e ISBN 88-17-11577-0 (vol. II)

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Re di Svezia e di Norvegia Successore
Carlo XIII 5 febbraio 1818-8 marzo 1844 Oscar I
Predecessore Principe ereditario di Svezia Successore
Titolo inesistente 1810-1818 Sé stesso come sovrano
Predecessore Principe di Pontecorvo Successore
Titolo inesistente 1806-1810 Achille Murat
Predecessore Ministro della Guerra della Repubblica Francese Successore
Louis Marie de Milet de Mureau 2 luglio-14 settembre 1799 Edmond Louis Alexis Dubois-Crancé

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