Alessandro I di Russia

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Alessandro I di Russia
Alkruger.jpg
Imperatore e Autocrate di tutte le Russie
Stemma
In carica 1801-1825
Incoronazione 27 settembre, 1801
Predecessore Paolo I di Russia
Successore Nicola I di Russia
Nome completo Alessandro Pavlovič Romanov
Nascita San Pietroburgo, 23 dicembre 1777
Morte Taganrog, 1º dicembre 1825 (ufficiale)
Luogo di sepoltura Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo, San Pietroburgo
Casa reale Romanov
Padre Paolo I di Russia
Madre Sofia Dorotea di Württemberg
Consorte Luisa Maria di Baden
Figli Maria ed Elisabetta
Firma SignatureAlexanderI.jpg
Zar di Russia
Romanov

Coat of Arms of Russian Empire.svg

Alessandro I (1801 - 1825)

Alessandro I Pavlovič Romanov (in russo: Александр I Павлович Романов?; San Pietroburgo, 23 dicembre 1777Taganrog, 1º dicembre 1825) , detto il Beato[1], fu imperatore di Russia, dal 23 marzo 1801, fino alla morte.

Era il figlio primogenito dello zar Paolo I di Russia e di Sofia Dorotea di Württemberg, figlia di Federico II Eugenio di Württemberg, che aveva assunto il nome di "Maria Fedorovna", dopo la conversione. Sconfitto, più di una volta, da Napoleone Bonaparte, sarà lui il vincitore definitivo sul grande corso, insieme agli alleati della Sesta coalizione, ed entrerà, per primo, a Parigi, pochi giorni prima dell'abdicazione dell'imperatore francese. È stato uno dei protagonisti del Congresso di Vienna.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Primi Anni[modifica | modifica sorgente]

Il giovane granduca Alessandro Paplovič, così come il fratello minore, Konstantin Pavlovič Romanov, fu educato dalla nonna, la zarina Caterina II[1] poiché, come sostengono alcuni autori[2] desiderava che fosse il nipote a succederle e non il figlio Paolo; forse furono proprio queste lotte famigliari a stimolare il futuro zar ad assumere l'atteggiamento eclettico, che sempre lo distinse, mutando idee e personalità a seconda con chi fosse.

Sin dall'infanzia ricevette un eccellente anche se contraddittoria istruzione. Infatti, dalle istanze illuministe della corte della nonna e dal suo precettore svizzero, Frédéric-César de La Harpe, assorbì i principi di Rousseau sul vangelo dell'umanità; dall'istruttore militare, Nikolay Saltykov, le tradizioni di autocrazia russa[3]. Per l'istruzione religiosa fu scelto Andrey Afanasyevich Samborsky, sacerdote ortodosso assai atipico per l'epoca, avendo vissuto per lungo tempo in Inghilterra e che fu un eccellente insegnante di inglese sia per Alessandro che per il fratello minore Costantino. Infine, alla morte di Caterina, il padre, divenuto zar con il nome di Paolo I lo iniziò nell'amore per l'esercito e le parate militari.

Queste tendenze discontinue rimasero con lo zar per tutta la vita[3] facendo oscillare la politica estera ed interna della Russia da periodi di maggiore liberalismo ad altri in cui furono più forti le tendenze conservatrici, specialmente negli ultimi anni di regno dello zar.

Matrimonio[modifica | modifica sorgente]

Il 9 ottobre 1793, a seguito delle pressioni di Caterina II, Alessandro celebrò, quindicenne, il suo matrimonio con la principessa Luisa Maria di Baden che assunse il nome di Elisabetta Alexeievna[4]. L'unione, dopo alcuni anni di serenità, fu, a detta dello stesso Alessandro, infelice per entrambi come dimostrano le avventure sentimentali di entrambi i coniugi. Solo per via del comune dolore per la morte dei figli, la granduchessa Maria l'8 luglio 1800 e la granduchessa Elisabetta il 12 maggio 1808, riavvicinò marito e moglie.

La morte di Caterina e il regno di Paolo I[modifica | modifica sorgente]

Tre anni dopo il matrimonio del Nipote, nel novembre del 1796, Caterina II morì prima che potesse nominare un successore e pertanto le successe il figlio Paolo, persona introversa e poco amata dalla zarina.

Il regno di Paolo I fu assai breve e tormentato da una persistente ostilità della nobiltà del regno nei confronti dello zar il quale, diffidente dell'aristocrazia, aveva abrogato le leggi materne che avevano ripristinato le punizioni corporali per i contadini e appesantito le condizioni dei servi della gleba e tentato di risanare il tesoro, esausto per gli scandalosi intrallazzi nobiliari.

Queste ed altre misure dello zar scatenarono l'ostilità nobiliare che ben presto degenerò in tentativi di assassinare lo zar.

Agi inizi del 1801, i conti Peter Ludwig von der Pahlen, Nikita Petrovich Panin e l'ammiraglio ispano-napoletano Ribas, progettarono un colpo di stato ma la morte del Ribas ne impedì l'esecuzione. Nella notte del 23 marzo[5] un gruppo di ufficiali licenziati, capeggiati dai generali Bennigsen e Jašvil insieme al principe, Platon Zubov, ultimo amante di Caterina II e al fratello, il generale Nikolaj Zubov, fecero irruzione nella camera da letto dello Zar Paolo nel Castello Michajlovskij e, trovato lo zar nascosto dietro una tenda, lo costringono ad uscire per firmare l'atto di abdicazione. Lo Zar oppose resistenza e allora Nikolaj Zubov lo colpì con una tabacchiera d'oro, poi il valletto di camera si sedette sul corpo di Paolo ed infine l'ufficiale Skariatin finì lo zar strangolandolo con la sua sciarpa.[6]

Il ruolo di Alessandro, che risiedeva in un'altra ala del palazzo non è stato chiarito né è stato possibile verificare la sua appartenenza ai congiurati. L'opinione più diffusa, tuttavia, afferma che, disposto ad assumere il trono, lo zarevic abbia inutilmente insistito che il padre venisse risparmiato e che la morte del padre gli procurò sempre un forte senso di rimorso e vergogna[7].

Una personalità misteriosa[modifica | modifica sorgente]

Tutti questi aspetti contribuirono a fare di Alessandro I una delle figure più interessanti del XIX secolo. Autocrate e "giacobino"[3], uomo di mondo e mistico, egli appare, ai suoi contemporanei, come un enigma, che ciascuno può cercare di decifrare, in accordo con il proprio temperamento. Napoleone si riferisce a lui definendolo uno scaltro bizantino, e chiamandolo il "Talma del Nord"[3], in grado di recitare qualsiasi parte. Per Metternich egli è un pazzo, che deve essere assecondato. Lord Castlereagh scrive di lui, a lord Liverpool, dandogli credito di grandi qualità, ma aggiungendo che è sospettoso ed indeciso[3].

Ascesa al trono[modifica | modifica sorgente]

Dopo il buio in cui Paolo aveva immerso la Russia, Alessandro, apparve ai suoi sudditi come un'alba radiosa. Alto, forte, piacevole, umano e pieno di entusiasmo, voleva un regno prospero e sognava di grandi e necessarie riforme[7]. Con quattro amici, provenienti da famiglie nobili e di idee liberali, il principe Adam Czartoryski, il conte Pavel Stroganov, il conte Viktor Kočubej, e Nikolaj Novosilzòv formò il Consiglio Privato (Негласный Комитет, Neglasnyj Komitet), il cui scopo era inquadrare "buone leggi, che sono la fonte del benessere della nazione."[7]

A tale scopo, Alessandro e i suoi stretti consiglieri realizzarono molti miglioramenti amministrativi e curarono soprattutto l'istruzione pubblica mediante la fondazione di scuole di formazione per il personale e la costituzione di scuole secondarie e tre università.

Tuttavia, nonostante le idee umanitarie inculcategli da Harpe e nonostante il suo desiderio rendere la sua gente felice, lo zar difettava l'energia necessaria per portare a termine la riforma più urgente, l'abolizione della servitù della gleba, definita dallo stesso zar un "degrado"[7].

Infatti, la completa liberazione dei servi della gleba, i tre quarti della popolazione, avrebbe suscitato l'ostilità dei loro padroni nobili ed ecclesiastici e ciò avrebbe destabilizzato lo stato e pertanto lo zar si limitò a ridurre il peso dei tributi in danaro e natura[7].

La mancanza di energia paralizzò un altro importante progetto, ovvero la concessione di una costituzione, mai promulgata per evitare di imporre con la forza un simile cambiamento ad una nobiltà recalcitrante[4].

Il fallimento di questi progetti, però, si deve principalmente all'indole instabile del sovrano, un visionario, incapace di trasformare i suoi sogni in realtà, slegato dalla realtà sociale russa del tempo a causa dell'educazione teoretica di stampo illuminista[7].

Politica interna[modifica | modifica sorgente]

Nei primi anni, il sovrano, del tutto preso dal comitato di amici e dai progetti di riforma, lasciò ben poco spazio alla chiesa ortodossa e all'antiquata burocrazia il cui vertice era rappresentato dal collegio, istituito da Pietro il Grande.

L'11 aprile del 1801, dopo aver istituito il consiglio privato, lo zar fondò il primo nucleo di quello che poi diventerà il consiglio di stato, composto da 12 consiglieri avente come obbiettivo la razionalizzazione e l'unificazione del diritto e di risolvere gli eventuali conflitti tra le varie fonti[3].

l'8 febbraio del 1802, Alessandro I, promulgò un decreto con cui rese il senato, organo collegiale composto principalmente da nobili e funzionari e con il blando compito di consigliare lo zar sulle faccende di politica interna, la suprema autorità dell'impero e gli garantì competenze amministrative e poteri supremi di vigilanza sulla magistratura e sulla burocrazia con la facoltà di proporre disegni di legge allo zar. La morte dello zar, in ogni caso, bloccò il processo di codificazione delle norme dell'impero[3].

Nello stesso giorno lo zar emanò un manifesto con il quale costituiva, al posto dell'antico organo collegiale di Pietro I otto ministeri, competenti nei confronti della corona[3]:

Secondo il manifesto, ogni ministero, composto da un ministro, dal vice e da una cancelleria, doveva essere suddiviso in dipartimenti a seconda delle funzioni ed i dipartimenti a loro volta in uffici mentre tutti insieme costituivano un Comitato dei ministri, presieduto dallo zar[3].

Michail Speranskij[modifica | modifica sorgente]

Progressivamente emerse la figura di Michail Michajlovič Speranskij che divenne, nel 1808, segretario dello zar e che resse la politica interna ed estera dell'impero fino alla campagna di Russia del 1812.

Speranskij, buon funzionario, era stato direttore di uno dei primi giornali della Russia e grazie alle sue capacità, lodate anche da Napoleone che lo defnì "l'unica mente dalle idee chiare in Russia"[8] e al quale si dovette la riforma dell'istruzione, della tesoreria e la non completa riforma codicistica.

In un primo momento Speranskij limitò il proprio raggio d'azione alla riforma amministrativa mirando soprattutto ad un migliore selezionamento del personale imponendo come requisito per l'accesso alla carriera burocratica il superamento di un esame o, nel caso della magistratura, la laurea[8].

In secondo luogo aumentò i ministeri da otto a dodici ed impose la costituzione di un bilancio unico dello stato. Infine, nel 1809, propose allo zar una bozza di costituzione in base alla quale la popolazione sarebbe stata suddivisa in tre classi sociali con diritti civili e politici progressivi in base al censo; la popolazione dotata di diritto di voto avrebbe poi eletto un parlamento monocamerale, la Duma, con un pieno potere legislativo alla quale si sarebbe affiancato un consiglio di stato, suddiviso in diverse sezioni con compiti amministrativi[8].

La proposta fu però accantonata per via del pericolo napoleonico e per l'opposizione nobiliare: se il consiglio di stato fu creato il primo gennaio del 1810, la duma rimase sulla carta[8].

Infine Speranskij pose la propria attenzione all'istruzione pubblica. Infatti, se all'inizio del regno erano esistenti tre università presso le città di Mosca, Vilna e Dorpat (Tartu), Alessandro I ne costituì altre tre a San Pietroburgo, Kharkov e Kazan. Inoltre, grazie all'appoggio imperiale e della nobiltà, nacquero diversi licei, istituti superiori letterari o scientifici[3].

Il problema della servitù della Gleba[modifica | modifica sorgente]

Il regno di Alessandro I vide anche alcuni tentativi di abolizione della servitù della gleba che però non andarono mai in porto a causa dei forti interessi dell'aristocrazia e dell'incertezza dello zar[1].

Tuttavia, sebbene l'abolizione completa fosse fallita tranne che nei paesi baltici e sebbene lo zar confermasse il diritto dei padroni di trasmettere i servi ai propri discendenti o di esiliarli in Siberia, in questi anni migliorò un poco la condizione dei servi dal momento che Alessandro estese a tutti i sudditi il diritto di acquistare terra, ridusse i canoni feudali e le corvée[3].

La politica estera[modifica | modifica sorgente]

La grandiosa immaginazione di Alessandro è fortemente attratta dalle grandi questioni della politica europea, più che dalle riforme interne che, alla fine, feriscono il suo orgoglio e mostrano i limiti del suo potere assoluto.

Nell'aprile del 1801, subito dopo la sua ascesa al trono, ribalta la politica del padre, denunciando l'accordo con la Francia e stipulando la pace con la Gran Bretagna (aprile 1801) ed, allo stesso tempo, aprendo negoziati con Francesco II, Sacro Romano Imperatore. In seguito all'affare di Memel, stipula una stretta alleanza con la Prussia, non per motivi politici ma per puro spirito di cavalleria e di amicizia, verso il giovane re Federico Guglielmo III e la sua affascinante moglie Luisa di Meclemburgo-Strelitz[9]. Lo sviluppo di questa alleanza fu interrotto dalla breve pace stipulata, nel ottobre 1801, quando sembra che Francia e Russia possano cominciare a comprendersi.

Guerra della terza e della quarta coalizione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerre Napoleoniche, Terza coalizione e Guerra della quarta coalizione.

Infatti, spinto dall'entusiasmo di Laharpe, appena tornato in Russia, da Parigi, Alessandro inizia a proclamare apertamente la sua ammirazione per le istituzioni francesi e per la persona di Napoleone Bonaparte. L'entusiasmo è, però, di breve durata e ben presto si trasforma in risentimento quando Laharpe, dopo una nuova visita a Parigi, presenta allo zar la sua opera Riflessioni sulla vera natura del consolato a vita[9].

L'opera, come affermò lo stesso Alessandro, contribuì ad aprirgli gli occhi fino a rivelare che Napoleone non è un vero patriota, ma solo il più famoso tiranno che il mondo ha prodotto[9]. La sua disillusione è completata dall'uccisione dell'ambasciatore francese. La corte russa viene sospettata di essere coinvolta in tale atto e le relazioni diplomatiche con Parigi sono interrotte[9].

Franz Krüger, ritratto equestre di Alessandro I, (1812).

In opposizione a Napoleone, da lui stesso definito come "l'oppressore dell'Europa ed il disturbatore della pace mondiale"[9], Alessandro si convince di essere il mandatario di una missione divina. Nelle sue istruzioni a Novosiltsov, suo inviato speciale a Londra, lo zar elabora le motivazioni della sua politica, con un linguaggio che, come quello successivo del trattato della Santa Alleanza, fa più appello all'etica che alla politica. Secondo Alessandro, lo scopo della guerra non è solo la liberazione della Francia, bensì il trionfo dei "sacri diritti dell'umanità"[9]. Per fare questo, è necessario, "dopo aver attaccato la nazione (la Francia) e il suo governo, allo scopo di renderla incapace di agire, nel maggior interesse dei suoi sudditi, fissare le relazioni tra gli stati, secondo precise regole che ognuno abbia interesse a rispettare"[9].

Inoltre, secondo lo Zar, un trattato generale tra tutti gli stati europei avrebbe dovuto formare la base di una vera e propria "Confederazione Europea"[9] allo scopo di raggiungere se non la pace universale, almeno un accordo per impedire che i diritti dei popoli vengano calpestati[9] e nelle istruzioni all'ambasciatore Novotosilov, datate 11 settembre 1804, lo zar scrisse:

« [...]Perché qualcuno non dovrebbe accettare ciò [l'accordo comune], i diritti positivi dei popoli assicurano il privilegio della neutralità, includono l'obbligo di non iniziare un conflitto fino a quando non siano state esaurite tutte le risorse che la mediazione di una terza parte possa offrire e attraverso questa portare alla luce i rispettivi punti d'attrito e cercare di rimuoverli? Ed è su tali principi che si potrebbe procedere ad una pacificazione generale e dar vita ad un'alleanza della quale le disposizioni formerebbero, per così dire, un diritto delle genti, che, sancito dalla maggior parte delle nazioni europee, potrebbe, senza difficoltà alcuna, divenire la regola immutabile dei governi mentre quelli che tentassero di infrangerlo, attirerebbero su di sé le forze della nuova unione[9][10]»

Il risultato di ciò è la costituzione della Terza coalizione che vide alleati Austria, Russia, Gran Bretagna, Napoli e Svezia contro Francia, Spagna, Regno Italico, Baviera e Württemberg, dove l'armata napoleonica, sfruttando la sua grande mobilità, poté sconfiggere gli austriaci ad Ulm e poi l'esercito congiunto austro-russo nella battaglia di Austerlitz (2 dicembre 1805), altrimenti detta "battaglia dei tre imperatori" per la presenza sul campo di Napoleone, dello zar e dell'imperatore d'Austria.

Dopo la cocente disfatta, Napoleone ebbe più fretta di trattare con Alessandro I, che di entrare trionfante a Vienna. L'impero russo e la Francia, afferma l'imperatore, sono alleati geografici[9], in quanto, tra essi, non vi sono veri conflitti d'interesse ed, insieme, possono governare il mondo.

Alessandro, tuttavia, ancora determinato a "persistere nell'imparzialità, verso tutti gli stati d'Europa che egli ha, fin qui, seguito", rimase alleato della Prussia[9].

Nel 1806, la guerra si riaccese con la costituzione della quarta coalizione tra Russia, Prussia, Gran Bretagna, Sassonia e Svezia: l'esercito prussiano fu disfatto a Jena e la Prussia occupata; l'esercito russo, nella battaglia di Eylau mise in difficoltà quello francese che, tuttavia, ottenne la vittoria.

Allora, Napoleone, sempre interessato all'alleanza con la Russia, coinvolse polacchi, turchi e persiani, nel tentativo di vincere l'ostinazione dello zar. In Russia, un gruppo di opinione, capeggiato dal fratello dello zar, il granduca Costantino, chiese a gran voce la pace, ma Alessandro, dopo un vano tentativo di formare una nuova coalizione, fece appello alla nazione russa per una guerra santa contro Napoleone, nemico della fede ortodossa ed il risultato fu una completa disfatta, nella battaglia di Friedland (13 giugno 1807).

La Pace di Tilsit[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Pace di Tilsit.

La sconfitta abbatté la risolutezza dei generali russi e dello zar Alessandro e d'altro canto lo stesso Napoleone temeva, in caso di ulteriore resistenza, di portare la guerra oltre il Niemen: il 19 giugno si ebbero i primi contatti tra le due parti e il 21 giugno venne concluso un armistizio.

Se Napoleone desiderava chiudere le ostilità per evitare di prolungare la sua assenza dalla Francia, lo zar Alessandro, invitato alla prudenza dal fratello Costantino, temeva conseguenze rivoluzionarie per il suo regno: i nobili o i militari avrebbero potuto ribellarsi, le province polacche dell'impero insorgere, le masse contadine sollevarsi contro la servitù della gleba[11].

Napoleone e Alessandro alla fine degli incontri di Tilsit.

Pertanto, Napoleone, avendo deciso di allettare lo zar evocando possibili spartizioni dell'Oriente e delle Indie a scapito della Gran Bretagna, propose il 23 giugno ad Alessandro un incontro diretto e il sovrano russo, già irritato per il presunto egoismo britannico e invitato dalla stessa Prussia a ricercare un accordo a tre con la Francia per ridisegnare la carta europea, decise di accettare la proposta dell'imperatore.

L'incontro ebbe luogo il 25 giugno su una zattera predisposta in mezzo al Niemen e si prolungò anche nei giorni seguenti con una serie di colloqui segreti tra i due senza testimoni, di cui non esistono resoconti attendibili[12]; la Prussia non fu ammessa alle trattative e subì le conseguenze della sconfitta e dell'accordo tra Francia e Russia.

Gli accordi di Tilsit furono conclusi il 7 luglio 1807 e prevedevano oltre al trattato di pace tra Russia e Francia, a cui si unì la Prussia il 9 luglio, un trattato di alleanza tra i due imperi e delle clausole segrete.

Il trattato di pace prevedeva che la Prussia avrebbe ceduto tutti i territori a ovest dell'Elba ed anche le sue province polacche tranne uno stretto corridoio di collegamento tra Prussia orientale e Pomerania. I territori occidentali sottratti alla Prussia sarebbero stati uniti all'Assia-Kassel, al Braunschweig e a parte dell'Hannover e avrebbero costituito il nuovo regno di Vestfalia, assegnato da Napoleone al fratello minore Girolamo. Inoltre i territori restanti della Prussia per il momento sarebbero rimasti occupati dall'esercito francese fino al pagamento di una pesante indennità di guerra, regolata secondo una convenzione conclusa il 12 luglio[13].

La flotta britannica dell'ammiraglio James Gambier al largo di Copenaghen; il bombardamento del porto danese fu la prima misura presa dalla Gran Bretagna, il 2 settembre 1807, in risposta agli accordi di Tilsit.

Mentre Danzica sarebbe diventata città libera con una guarnigione francese al comando del generale Jean Rapp, le province polacche della Prussia avrebbero costituito, tranne la regione di Białystok che sarebbe stata annessa dalla Russia, il Granducato di Varsavia, formalmente assegnato al re di Sassonia, ma in realtà amministrato dalla nobiltà polacca, occupato dalle truppe francesi e diretto dal maresciallo Louis-Nicolas Davout, nominato governatore. Alessandro accettava quindi lo smembramento della Prussia e la minacciosa ricostituzione di uno stato polacco, alleato della Francia, ai suoi confini occidentali e inoltre cedeva a Napoleone anche le Isole Ionie e Cattaro, conquistare dai russi ai tempi dello zar Paolo, e prometteva di evacuare i Principati danubiani, occupati dal suo esercito[14].

Gli accordi prevedevano infine che Alessandro e Napoleone avrebbero cercato di mediare con l'Impero Ottomano e la Gran Bretagna per ricercare una pace generale: in caso di fallimento, i due sovrani si sarebbero uniti in una alleanza continentale anti-britannica, chiudendo i porti alle navi inglesi e facendo aderire al blocco continentale, oltre alla Prussia, anche l'Austria, la Svezia, il Portogallo e la Danimarca. Verosimilmente nei colloqui a due venne ipotizzata una spartizione dell'Impero Ottomano, la conquista del Portogallo da parte di Napoleone, della Finlandia e del Levante da parte dello zar[15] come punto d'appoggio per la conquista dell'India. Un simile programma risveglia, nella mente impressionabile di Alessandro, un'ambizione che finora non ha conosciuto, tant'è che il suo interesse per le sorti dell'Europa è dimenticato: egli afferma, all'ambasciatore francese, "Cos'è l'Europa? Dov'è se non dove siamo noi?"[3][16].

La rottura dell'alleanza[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Quarta coalizione, Campagna di Napoleone in Spagna e Quinta coalizione.

L'alleanza tra Francia e Russia, conclusa formalmente il 7 luglio 1807 dopo i colloqui diretti a Tilsit tra l'imperatore Napoleone e lo zar, si dimostrò fragile e instabile fin dall'inizio.

Infatti, nonostante l'accordo e la simpatia personale tra i due sovrani, i contrastanti interessi concreti di politica di potenza e di politica economica dei due stati rendevano difficile una collaborazione sincera e prolungata nell'instabile scenario internazionale uscito dalla guerra della Quarta coalizione. Inoltre persisteva grande ostilità ideologica nella nobiltà russa nei confronti della Francia e del suo capo, considerato il continuatore e il diffusore, alla testa dei suoi eserciti, delle idee della Rivoluzione francese.

In un primo tempo Alessandro sembrò ignorare le critiche di molti suoi collaboratori e di una parte dei suoi famigliari e riprese, con la collaborazione di Michail Speranskij, la sua politica riformista mentre d'altro canto, dall'accordo con Napoleone, si aspettava dei vantaggi concreti nel baltico (la Finlandia), nei Balcani e soprattutto in Oriente[17].

Dopo aver dovuto, secondo i termini dell'accordo di Tilsit, chiudere i porti del Mar Baltico al commercio britannico e aver dichiarato guerra alla Gran Bretagna il 31 ottobre 1807[18], lo zar, dispiaciuto anche di aver dovuto cedere le Isole Ionie alla Francia, contava di conservare i Principati danubiani.

Inoltre, sempre legato da una forte amicizia con i sovrani della Prussia, lo zar Alessandro non cessava di richiedere l'evacuazione del territorio prussiano da parte della Grande Armata che invece Napoleone manteneva tra l'Elba e l'Oder in attesa del pagamento dell'indennità di guerra prevista dal trattato di pace e, a riguardo, lo zar affermò: "Noi abbiamo combattuto una guerra leale", ora dobbiamo fare una pace leale"[3] In aggiunta, lo zar non vedeva collaborazione concreta da parte francese neppure nella guerra che la Russia combatteva contro la Svezia che in questa fase, dopo l'entrata in Finlandia, continuava in modo sfavorevole ai russi[19].

L'incontro a Tilsit tra Napoleone e lo zar in una zattera in mezzo al fiume Niemen.

Infine, la questione d'Oriente era un grande motivo conflittualità tra i due alleati: Alessandro riprese le guerre contro la Persia e l'Impero Ottomano per conquistare l'odierna Georgia[1]. Di conseguenza questi paesi allentarono i loro rapporti con la Francia e si riavvicinarono alla Gran Bretagna e nel marzo 1808 fallirono i colloqui tra l'ambasciatore Armand de Caulincourt e Nikolaj Rumjančev per una possibile spartizione dell'Impero Ottomano tra Russia e Francia.

La situazione mutò a vantaggio di Alessandro dopo le infelici iniziative di Napoleone nella penisola iberica e la conseguente insurrezione della Spagna: le sconfitte subite dall'esercito francese nell'estate 1808 costrinsero l'imperatore a progettare il trasferimento di gran parte della Grande Armata a sud dei Pirenei e ciò rese necessaria la collaborazione dello zar per impedire iniziative austriache o prussiane in Germania contro il predominio francese.

A tale scopo Napoleone organizzò un incontro con lo zar ad Erfurt il 27 settembre 1808 ma, a causa degli insuccessi iberici, lo zar poté ottenere i Principati danubiani, l'evacuazione della Prussia e garanzie sul Granducato di Varsavia dietro la promessa che avrebbe invitato alla moderazione gli austriaci. Napoleone dovette accontentarsi: il 12 ottobre 1808 venne firmata una convenzione franco-russa e la Prussia venne evacuata dalle truppe francesi che vennero trasferite a ovest dell'Elba prima di partire per la Spagna sotto il comando dell'imperatore[20].

La mancata collaborazione di Alessandro favorì le iniziative aggressive dell'Austria; nel gennaio 1809 Napoleone, da Valladolid, aveva proposto allo zar di presentare un ultimatum congiunto a Vienna per impedire la guerra, ma Alessandro, pur acconsentendo a inviare una nota formale, rifiutò di rompere le relazioni diplomatiche. Napoleone fu costretto a interrompere prematuramente il suo intervento in Spagna senza aver ottenuto una vittoria definitiva, e il 23 gennaio 1809 rientrò precipitosamente a Parigi dove si affrettò ad organizzare un nuovo esercito per affrontare l'inevitabile attacco austriaco[21].

La crescente ostilità di Alessandro divenne evidente durante la guerra della Quinta coalizione: lo zar, infatti, dopo aver rifiutato di trattenere l'Austria, non collaborò con i polacchi del principe Józef Antoni Poniatowski per respingere l'attacco austriaco contro il Granducato di Varsavia; al contrario sembrò favorevole all'Austria e manifestò grandi preoccupazioni per una possibile rinascita di uno Stato polacco indipendente, tanto da riferire, il 3 agosto 1809, all'ambasciatore Caulaincourt che si opponeva fortemente alla eventuale ricostituzione della Polonia[22].

L'incontro di Erfurt nel settembre 1808; nell'immagine Napoleone accoglie l'ambasciatore austriaco, si riconoscono, sulla destra, lo zar Alessandro e, al centro, Tallyerand.

I rapporti franco-russi peggiorarono ulteriormente a causa dei successi dello zar sul Danubio nella guerra contro i turchi, e a nord, dove la Svezia, sconfitta, dovette cedere all'Impero la Finlandia il 17 settembre 1809 e di conseguenza, alla fine della Guerra della quinta coalizione, Napoleone cercò di bilanciare i successi russi rafforzando il Granducato di Varsavia con l'assegnazione delle regioni di Cracovia e Lublino, lasciando allo zar solo la città di Ternopol

Già dall' autunno lo zar iniziò a considerare probabile una rottura dell'alleanza e una nuova guerra con la Francia e perciò spinse Adam Jerzy Czartoryski a riprendere i vecchi progetti di un regno di Polonia all'interno dell'Impero russo, in funzione antifrancese[23] anche se in altre occasioni precedenti lo zar aveva manifestato all'ambasciatore austriaco, con parole esplicite, i suoi propositi a lungo termine di rimettere completamente in discussione il predominio napoleonico in Europa[24].

Nikolaj Rumjančev, il consigliere dello zar Alessandro favorevole ad un accordo con la Francia.

Dopo la fine della Quinta coalizione, la decisione di Napoleone di divorziare da Giuseppina e di scegliere una nuova moglie per organizzare un matrimonio dinastico, introdusse un nuovo motivo di conflitto, anche personale, con lo zar. Il 22 novembre 1809 l'imperatore diede disposizione all'ambasciatore Caulaincourt di presentare ad Alessandro una domanda formale di matrimonio della sorella minore dello zar, Anna Pavlovna; l'imperatore offriva di concludere contemporaneamente un trattato sulla questione polacca che sarebbe andato incontro ai desideri del sovrano russo, contrario alla ricostituzione di una Polonia indipendente[25][26].

Lo zar, deciso ormai a rompere l'alleanza con la Francia, non era intenzionato a concedere la mano della sorella e, con una serie di pretesti, rinviò una risposta definitiva; nel frattempo egli convinse Caulaincourt a concludere il trattato sulla Polonia che venne firmato il 4 gennaio 1810 in termini molto favorevoli alla Russia. Napoleone, di fronte ai ripetuti rinvii di Alessandro, si insospettì e sospese la ratifica del trattato; ma egli aveva già pronto un piano di riserva. Fin dal novembre 1809 l'Austria, su indicazione del nuovo cancelliere Klemens von Metternich, desideroso di inasprire il conflitto franco-russo, aveva proposto all'imperatore francese di sposare l'arciduchessa Maria Luisa, figlia di Francesco II. Il 5 febbraio 1810 Napoleone, irritato dal nuovo rinvio richiesto dallo zar, decise di chiedere la mano dell'arciduchessa austriaca e l'accordo venne concluso il 7 febbraio; intanto, il 4 febbraio 1810 Alessandro aveva infine comunicato il suo rifiuto della proposta di matrimonio della sorella Anna[27].

Il polacco Adam Jerzy Czartoryski, consigliere e amico dello zar.

Al mancato matrimonio dinastico franco-russo seguì quindi un netto raffreddamento dei rapporti personali tra i due sovrani ed il fallimento delle trattative sulla Polonia; il 13 luglio 1810, dopo la decisione di Napoleone di bloccare il progetto concluso da Caulaincourt a febbraio, l'inviato dello zar, Karl Vasil'evič Nesselrode, respinse nettamente una nuova proposta di trattato avanzata dall'imperatore, meno favorevole ai russi; le trattative furono quindi interrotte da Napoleone[28]. I sorprendenti avvenimenti che si verificarono in Svezia poco dopo provocarono nuove polemiche e sospetti tra i due sovrani. Dopo la sconfitta in Finlandia e la conclusione della pace con la Francia, il 6 gennaio 1810 una crisi di successione provocò cambiamenti clamorosi nel quadro istituzionale del paese scandinavo; dopo la morte dell'erede designato dal re Carlo XIII, il partito filo-francese presente in Svezia, prima progettò di richiedere uno dei fratelli di Napoleone come nuovo erede al trono e poi, di fronte alle reticenze dell'imperatore preoccupato delle reazioni di Alessandro, propose al maresciallo Jean-Baptiste Bernadotte di accettare la designazione. Il maresciallo informò l'imperatore che rimase prudente ma non gli proibì di accettare; egli giustamente riteneva Bernadotte, con cui aveva avuto anche recentemente duri contrasti, personaggio poco affidabile. Il 21 agosto 1810 la dieta svedese designò il maresciallo Bernadotte erede al trono di Svezia e Napoleone nonostante i dubbi, diede la sua approvazione. Infine, il 17 novembre la Svezia, apparentemente allineata alla Francia, dichiarò guerra ai britannici.

Lo zar Alessandro reagì duramente a questa macchinazione diplomatica, temendo che il maresciallo Bernadotte potesse rappresentare un fedele esecutore delle direttive dell'imperatore; invece il maresciallo fece subito sapere ai rappresentanti russi che egli non sarebbe stato un fantoccio di Napoleone, che avrebbe rinunciato per sempre alla Finlandia e che avrebbe salvaguardato l'amicizia con la Russia, anche nel caso di un conflitto franco-russo[29].

Gustaf Mauritz Armfelt, il consigliere di origine svedese dello zar, acceso fautore della guerra contro la Francia.

Alessandro iniziò a preparare una guerra contro la Francia fin dalla primavera 1810; in aprile egli parlò esplicitamente a Czartoryski di iniziare il conflitto entro nove mesi e richiese, senza successo, il suo appoggio per ottenere l'aiuto del Granducato di Varsavia; nello stesso periodo i suoi inviati a Vienna fecero proposte di alleanza anti-francese che vennero però respinte dal cancelliere[30]. Oltre alle controversie di politica di potenza e alla rivalità personale tra i due sovrani, anche importanti fattori economici resero ben presto evidente l'impossibilità di una reale collaborazione tra i due paesi. L'adesione della Russia al Blocco continentale aveva avuto effetti disastrosi per l'economia ed i commerci; le esportazioni di grano, canapa e legname verso la Gran Bretagna erano cessate, senza che i commercianti russi potessero trovare altri sbocchi per i loro prodotti. Il Mar Baltico era ormai chiuso ai commerci, mentre le navi britanniche dell'ammiraglio James Saumarez dominavano quelle acque e favorivano il contrabbando. La Francia non necessitava dei prodotti russi e invece esportava beni di lusso, profumi e liquori che non potevano sostituire i prodotti di prima necessità di cui la Russia aveva bisogno; la bilancia commerciale russa era quindi in grave deficit e il malcontento si accresceva tra i mercanti ed i produttori[31].

Lo zar Alessandro prestò ascolto alle proteste ed in effetti, consapevole del grave danno economico causato dalle misure di blocco adottate, fin dal 1809 aveva favorito la ripresa del commercio su navi "presumibilmente neutrali" nel Mar Baltico e nonostante le rimostranze francesi, non adottò i provvedimenti ancor più restrittivi contro la navigazione decisi da Napoleone con i decreti del Trianon e di Fontainebleau[32].

Infine il 31 dicembre 1810 lo zar promulgò un ukaz che liberalizzava il commercio neutrale e stabiliva una serie di pesanti tasse doganali sui prodotti di lusso francesi importati via terra[33]. Napoleone, che nell'estate 1810 non considerava ancora inevitabile una guerra con la Russia, ritenne la rottura della coesione del Blocco continentale un punto di non ritorno, e prese la decisione di costringere alla sottomissione lo zar, eventualmente ricacciandolo in Asia, dopo avergli strappato le sue province europee[34]. Contemporaneamente all'ukaz di Alessandro, l'imperatore francese decise di annettere il ducato di Oldenburgo, il cui sovrano era cognato dello zar, in violazione degli accordi stabiliti a Erfurt[35]. Questi eventi sancirono la rottura anche formale dell'alleanza franco-russa stabilita a Tilsit e precipitarono l'Europa in una guerra decisiva tra le due maggiori potenze continentali.

La campagna di Russia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Campagna di Russia.

Nell'estate del 1812 i conflitti da lungo tempo latenti tra Francia e Russia scoppiarono quando Napoleone decise di dare il via a quella che definì la "Seconda campagna di Polonia" e che ben presto divenne nota come "Campagna di Russia".

L'invasione, sebbene non cogliesse lo zar impreparato, non cancellò del tutto i suoi sentimenti personali di rispetto verso Napoleone almeno fino all'arrivo delle truppe francesi a Mosca.

Infatti, l'occupazione dell'antica capitale e la profanazione del Cremlino, centro sacro dell'impero, indussero lo zar a non cedere[1] e lo inasprirono al punto che rifiutò di rispondere ad una lettera a lui indirizzata da Napoleone, otto giorni dopo l'ingresso a Mosca, che richiedeva una tregua d'arme fino a commentare con il colonnello Michaud "Nessun altra pace con Napoleone, Lui o Io, Io o Lui: non possiamo regnare a lungo insieme!"[36][37]

In ogni caso, la campagna di Russia, segnò il punto di svolta della vita dello zar, la cui mente ben presto fu sconvolta dal peso delle responsabilità e dagli orrori della guerra; egli tentò di placare le proprie inquietudini riavvicinandosi alla religione fino ad affermare, nei giorni dell'Incendio di Mosca, di aver avuto la rivelazione della missione divina di pacificare l'Europa[36].

Il congresso di Vienna e la Santa Alleanza[modifica | modifica sorgente]

Dopo la campagna di Russia, lo zar cercò di calmare le agitazioni della sua coscienza intrattenendo fitti rapporti epistolari con i leader del movimento evangelico e leggendo le sacre scritture al fine di trarne presagi e segni del volere divino[36].

L'incontro, avvenuto a Basilea nell'autunno del 1813, con la baronessa Barbara von Krüdener e con il suo collega, lo studioso evangelico Henri-Louis Empaytaz, completò la conversione dello zar al misticismo e ben preso la baronessa e il suo collega divennero i confidenti dei più segreti pensieri dello zar[36].

Uniforme, appartenuta ad Alessandro I, con i gradi di generale del Regno di Polonia

Tale misticismo, tuttavia, destava varie perplessità dal momento che molti, Metternich in testa, ricordavano bene il Trattato di Tilsit e ritenevano, come scrisse il cancelliere austriaco, che lo zar mascherasse "sotto le parole di un'evangelica abnegazione" una forte ambizione[36].

La perplessità dei leader europei veniva ulteriormente alimentata dal fatto che, insieme al tutore e consigliere, Frédéric-César de La Harpe, aveva sì denunciato Napoleone ma in nome dei principi di libertà e uguaglianza e ciò faceva temere che fosse in contatto con i gruppi liberali francesi per sostituire il dominio russo a quello napoleonico[36].

Tutto ciò influì non poco sulle decisioni prese al Congresso di Vienna dove Austria e Gran Bretagna cercarono con ogni mezzo di contenere la potenza russa ed il ministro degli afferi esteri inglese lord Castlereagh, alla ricerca di un giusto equilibrio, rimproverò aspramente lo zar che, in contrasto agli accordi, manteneva una forte presa sugli affari del Regno di Polonia[36][38].

Di conseguenza, per tacitare le proteste inglesi, lo zar fu costretto a concedere alla Polonia una costituzione che sanciva espressamente l'indipendenza dello stato dalla Russia nonostante l'unione dinastica. In ogni caso Alessandro ottenne che la Francia non fosse smembrata in modo da non lasciare troppo spazio a Gran Bretagna, Prussia e Austria, nell'Europa Occidentale.

Gli ultimi anni[modifica | modifica sorgente]

A partire dal 1818, la visione politica dello zar Alessandro, iniziò a mutare: infatti, una cospirazione rivoluzionaria tra gli ufficiali della guardia imperiale e poi un tentativo di rapimento, mentre si stava recando al Congresso di Aix-la-Chapelle (sventato dai cavalieri del fedelissimo amico Fabian Gottlieb von Bellingshausen), scossero le fondamenta della sua visione del liberalismo.

Lo zar perse quasi tutto il suo interesse nelle questioni di politica interna[39] e, sebbene permise a Nikolai Novosiltsov di preparare un secondo progetto di costituzione, ben presto si disinteressò di questo[1]. Identico destino subì l'antico desiderio di abolire la servitù dei servi della gleba per quanto lo zar continuò ad incoraggiare le liberazioni nei Paesi Baltici e cercò di ridurre il peso dei canoni feudali[1] .

In tali dubbi si insinuò Metternich allo scopo di condurre l'irresoluto zar dalla propria parte politica[39]. La conversione fu, in ogni caso, lenta: infatti, benché allarmato dalle agitazioni rivoluzionarie che in Germania erano culminate con l'assassinio (23 marzo 1819) del drammaturgo August von Kotzebue, agente dello zar, Alessandro approvò la protesta di Castlereagh, contro la politica di Metternich "governi alleati contro i popoli", come formulata nel decreto di Carlsbad, del luglio 1819, e deprecò ogni intervento in Europa a supporto "di coalizioni, il cui solo obiettivo sia l'assurda pretesa del potere assoluto"[36][40].

In seguito lo zar dichiarò di credere ancora in:

« [...]libere istituzioni anche se non in quelle minate dalla debolezza così come dall'età, né in contratti che legano i leader popolari ai loro sovrani, né in costituzioni concesse in circostanze difficili per oltrepassare una crisi. La libertà dovrebbe essere limitata nei suoi giusti confini. Ed i limiti della libertà sono i principi dell'ordine[36][41]. »

L'apparente trionfo del disordine, che segnò le rivolte di Napoli e Piemonte, combinate con l'aumento di sintomi di scontento in Francia, Germania e persino in Russia, completarono la conversione ai principi conservatori del riluttante Alessandro.

Nella solitudine della piccola città di Troppau, dove, nell'ottobre 1820, si riunirono i potenti d'Europa, Metternich trovò finalmente la strada per cementare la sua influenza sullo zar.

Infatti, se in gennaio lo zar aveva proposto una libera confederazione degli stati europei, simboleggiata dalla Santa Alleanza, intesa come fratellanza tra i popoli, e proponendo la costituzione di una forza armata internazionale allo scopo di garantire l'applicazione della legge[1] in opposizione alla politica del diritto d'intervento negli stati sovrani, ad ottobre il cancelliere poté, con continui colloqui, convincerlo dei mali del liberalismo fino a affermare, rassegnato, a Metternich:

« Tu non hai nulla da rinnegare, ma io si![36][42].» »

Il 19 novembre, con la firma del protocollo di Troppau, lo zar accettò il principio dell'intervento allo scopo di mantenere lo status quo[4].

La rivolta della Grecia[modifica | modifica sorgente]

Al congresso di Laibach, nella primavera del 1821, Alessandro fu per la prima volta informato della rivolta in Grecia che, fino alla morte, lacerò l'animo tra l'ansietà di realizzare il suo sogno di una confederazione di stati europei e quella che vedeva come obiettivo la missione di guidare gli ortodossi nella crociata contro l'Impero ottomano[9].

Inizialmente, sotto l'attenta sorveglianza di Metternich, che non desiderava sconvolgimenti nei Balcani, prevalse il primo interesse[9]: Infatti, lo zar, in contrasto alla simpatia della popolazione per i correligionari Greci[39], licenziò Alessandro Ypsilanti, leader degli insorti dai suoi incarichi nell'esercito russo e comandò al suo ministro degli esteri, il greco Giovanni Capodistria, di negare qualsiasi simpatia russa per la rivolta di Grecia; l'anno seguente costrinse una deputazione di greci della Morea in viaggio per presenziare al congresso di Verona a tornare indietro[9].

Presto, però, altalenando tra le diverse posizioni, asserì che il sultano ottomano, Mahmud II dovesse essere escluso dalla Santa Alleanza, che gli affari dell'Impero Ottomano fossero esclusi dalle deliberazioni del congresso di Vienna, in quanto "affari interni alle questioni domestiche russe", e che avrebbe marciato contro l'Impero Ottomano, così come l'Austria su Napoli, in qualità di rappresentante dell'Europa[9].

La netta opposizione di Metternich a questi argomenti costrinse Alessandro ad aprire gli occhi sugli autentici propositi del cancelliere e sulla di lui scarsa considerazione delle proprie idee e, tornato in Russia, lontano dall'influenza del cancelliere austriaco, lo zar riprese le iniziali posizioni anti-ottomane[9].

Il ritorno in patria, tuttavia, non contribuì a migliorare l'animo ormai amareggiato e stanco dello zar il quale lasciò il paese nelle mani del fidato generale Aleksej Andreevič Arakčeev e, con il pensiero che il "regno di Satana" fosse ovunque, irrigidì il sistema[39]

In contrasto alla politica conservatrice dello zar sorsero ben presto numerose società segrete composte prevalentemente da ufficiali che si proponevano di rigenerare il paese e di renderlo uno stato liberale e che iniziarono a tessere complotti contro il regime[39].

Lo zar, sebbene informato, rifiutò di reprimere le società segrete e, oppresso dal peso della corona, cominciò a parlare ai suoi familiari e conoscenti del suo desiderio di abdicare[39].

La scomparsa di Alessandro I[modifica | modifica sorgente]

Alessandro I di Russia in un dipinto del 1825.

Nell'autunno 1825, con la motivazione ufficiale di far cambiare clima all'imperatrice, la cui salute declinava velocemente[39], lo zar e la corte si trasferirono a sud dove già veniva concentrato il grosso dell'esercito russo in risposta al continuo peggioramento delle relazioni diplomatiche con l'Impero Ottomano.

Ritiratosi Taganrog, Alessandro si trasferì insieme alla moglie in una modesta abitazione: il 17 novembre, di ritorno da una visita in Crimea, si ammalò di raffreddore che però degenerò in tifo. Si spense il 1º dicembre dello stesso anno tra le braccia della moglie[1].

La sua morte fu, però, avvolta dal mistero e ben presto sorse la leggenda che, in realtà, abbia inscenato tale fatto allo scopo di potersi ritirare a vita privata e che avrebbe vissuto ancora lunghi anni, sotto le spoglie di un monaco eremita, di nome Fomič o Kuzimič[1], vivendo a Tomsk, una città della Siberia, fino al 1864.

Tale versione, riportata nel racconto incompiuto di Lev Tolstoj, Memorie postume dello stareta Fedor Kuzimič e suffragata anche dallo storico Nikolaj Karlovic Schilder, contemporaneo agli eventi, risulta verosimile per il fatto che tutti erano a conoscenza delle crisi mistiche che periodicamente colpivano il sovrano e per il suo proposito di rinunciare al trono e fuggire dal mondo.

Tale teoria è, peraltro, supportata dai suoi sostenitori anche con altri elementi: le testimonianze per i quali i conoscenti faticarono a riconoscere in quel corpo quello del sovrano e quella dell'ambasciatore inglese in Russia che affermò di aver visto Alessandro I a bordo della nave dell'amico di sempre, il fedelissimo ammiraglio Fabian Gottlieb von Bellingshausen dopo la sua presunta morte, i rapporti anatomici che non riportavano lesioni conseguenti a patologie pregresse di Alessandro ed infine la deferenza mostrata dai successori di Alessandro I, Nicola I e Alessandro II, nei confronti di Fedor Kuzimič che morì il primo febbraio del 1864.

Unico fatto certo è l'assenza delle spoglie dello zar nella sua tomba, sita nella cattedrale di San Pietro e Paolo a San Pietroburgo, aperta nel 1921[43].

Ascendenza[modifica | modifica sorgente]

Alessandro I di Russia Padre:
Paolo I di Russia
Nonno paterno:
Pietro III di Russia
Bisnonno paterno:
Carlo Federico di Holstein-Gottorp
Trisnonno paterno:
Federico IV di Holstein-Gottorp
Trisnonna paterna:
Edvige Sofia di Svezia
Bisnonna paterna:
Anna Petrovna Romanova
Trisnonno paterno:
Pietro I di Russia
Trisnonna paterna:
Caterina I di Russia
Nonna paterna:
Caterina II di Russia
Bisnonno paterno:
Cristiano Augusto di Anhalt-Zerbst
Trisnonno paterno:
Giovanni Luigi I di Anhalt-Zerbst
Trisnonna paterna:
Cristina di Zeutsch
Bisnonna paterna:
Giovanna di Holstein-Gottorp
Trisnonno paterno:
Cristiano Augusto di Holstein-Gottorp
Trisnonna paterna:
Albertina di Baden-Durlach
Madre:
Sofia Dorotea di Württemberg
Nonno materno:
Federico II Eugenio di Württemberg
Bisnonno materno:
Carlo I Alessandro di Württemberg
Trisnonno materno:
Federico Carlo di Württemberg-Winnental
Trisnonna materna:
Eleonora Giuliana di Brandeburgo-Ansbach
Bisnonna materna:
Maria Augusta di Thurn und Taxis
Trisnonno materno:
Anselmo Francesco di Thurn und Taxis
Trisnonna materna:
Maria Ludovica Anna di Lobkowicz
Nonna materna:
Federica Dorotea di Brandeburgo-Schwedt
Bisnonno materno:
Federico Guglielmo di Brandeburgo-Schwedt
Trisnonno materno:
Filippo Guglielmo di Brandeburgo-Schwedt
Trisnonna materna:
Giovanna Carlotta di Anhalt-Dessau
Bisnonna materna:
Sofia Dorotea di Prussia
Trisnonno materno:
Federico Guglielmo I di Prussia
Trisnonna materna:
Sofia Dorotea di Hannover

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze russe[modifica | modifica sorgente]

Gran Maestro dell'Ordine di Sant'Andrea - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di Sant'Andrea
Gran Maestro dell'Ordine Imperiale di San Giorgio - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Imperiale di San Giorgio
Gran Maestro dell'Ordine Imperiale di Sant'Alexander Nevsky - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Imperiale di Sant'Alexander Nevsky
Gran Maestro dell'Ordine di Sant'Anna - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di Sant'Anna
Gran Maestro dell'Ordine di San Vladimiro - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di San Vladimiro
Gran Maestro dell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme in Russia - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme in Russia

Onorificenze straniere[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere dell'Ordine del Toson d'oro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine del Toson d'oro
Cavaliere di Gran Croce della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce della Legion d'Onore (Francia)
Cavaliere dell'Ordine Militare di Maria Teresa (Impero austriaco) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Militare di Maria Teresa (Impero austriaco)
Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera (Regno Unito)
Cavaliere dell'Insigne e reale ordine di San Gennaro (Regno di Napoli) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Insigne e reale ordine di San Gennaro (Regno di Napoli)
Cavaliere di Gran Croce del Reale Ordine di San Ferdinando e del Merito (Regno di Napoli) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce del Reale Ordine di San Ferdinando e del Merito (Regno di Napoli)
Cavaliere di Gran Croce del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio (Regno di Napoli) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio (Regno di Napoli)

Cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Manga e anime[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g h i j Alessandro I. URL consultato il 1º gennaio 2009.
  2. ^ McGrew, op. cit., p.184
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m Phillips, op. cit., p.556
  4. ^ a b c Phillips, op. cit., p.559
  5. ^ 11 marzo, secondo il Calendario Giuliano, allora vigente in Russia
  6. ^ E. Radzinskij, op. cit., pp. 33-35
  7. ^ a b c d e f Alexander I, Ascent to the throne. URL consultato il 20 luglio 2013.
  8. ^ a b c d Speransky. URL consultato il 20 luglio 2013.
  9. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q Phillips, op. cit., p.557
  10. ^ Tatischeff, op. cit., p.82
  11. ^ Lefebvre, op. cit., p.275
  12. ^ Lefebvre, op. cit., p.275-276
  13. ^ Lefebvre, op. cit., p.276-277
  14. ^ Lefebvre, op. cit., p.277
  15. ^ Lefebvre, op. cit., p.277-278
  16. ^ Tatischeff, op. cit., p.232
  17. ^ Lefebvre 2009,  p. 304
  18. ^ Lefebvre 2009,  p. 288
  19. ^ Lefebvre 2009,  pp. 304-306
  20. ^ Lefebvre 2009,  pp. 307-308
  21. ^ Lefebvre 2009,  pp. 312, 336 e 339
  22. ^ Lefebvre 2009,  pp. 347-349
  23. ^ Lefebvre 2009,  pp. 348-350
  24. ^ Lefebvre 2009,  p. 336; lo zar avrebbe detto all'ambasciatore austriaco, dopo averlo invitato alla prudenza: "l'ora della vendetta suonerà più tardi".
  25. ^ Lefebvre 2009,  p. 351
  26. ^ Tulard, op. cit., p.38
  27. ^ Lefebvre 2009,  pp. 351-353
  28. ^ Lefebvre 2009,  p. 353
  29. ^ Lefebvre 2009,  pp. 359-361
  30. ^ Lefebvre 2009,  p. 361
  31. ^ Tulard 1994,  pp. 498-499
  32. ^ Lefebvre 2009,  pp. 361-363
  33. ^ Tulard 1994,  p. 499
  34. ^ Lefebvre 2009,  p. 428
  35. ^ Lefebvre 2009,  p. 362
  36. ^ a b c d e f g h i j Phillips, op. cit., p.558
  37. ^ Tatischeff, op. cit., p.612
  38. ^ Lettera di Castlereagh a Lord Liverpool, 2 ott 1814. F.O. Papers. Vienna VII
  39. ^ a b c d e f g Alexander I, the last Decade. URL consultato il 20 luglio 2013.
  40. ^ Dispaccio di Lieven, 30 novembre (12 dicembre) 1819 e Circolare del 27 gennaio 1820. Martens, IV, I, p. 270
  41. ^ Aperçu des idées de l'Empereur, Martens IV. part i. p. 269.
  42. ^ Memorie di Metternich
  43. ^ Эйдельман, Натан Яковлевич, Связь времён. URL consultato il 2 agosto 2013.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Phillips, Alexander I (tsar) on Encyclopaedia Britannica, Cambridge University Press, 1911.
  • Tim Chapman, Imperial Russia, 1801-1905, Routlege, 2001. ISBN 978-0-415-23110-7
  • Nolan, J Chatal, The Greenwood Encyclopedia of International Relations: S-Z. The Greenwood Encyclopedia of International Relations, Greenwood Publishing Group, 2002. ISBN 978-0-313-32383-6
  • Jean Henry e Johann Heinrich Schnitzler, "Chapter I. Character of Alexander I". Secret History of the Court and Government of Russia Under the Emperors Alexander and Nicholas, R. Bentley, 1847.
  • Stella Ghervas, Réinventer la tradition. Alexandre Stourdza et l'Europe de la Sainte-Alliance, Parigi, Honoré Champion, 2008. ISBN 978-2-7453-1669-1.
  • Alan Palmer, Alexander I: Tsar of War and Peace, New York, Harper and Row, 1974.
  • Georges Lefebvre, Napoleone, Bari, Editori Laterza, 2009, ISBN 978-88-420-5902-8.
  • Henri Troyat, Alessandro I, Milano, Biblioteca Storica Il Giornale, 2001, ISBN non esistente.
  • Jean Tulard, Napoleone, Milano, Rusconi libri, 1994, ISBN 88-18-70091-X.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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Paolo I dal 1801 al 1825 Nicola I
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Stanislao II di Polonia dal 1815 al 1825 Nicola I
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Pavel Petrovič Romanov
Poi sovrano col nome di Paolo I
Zarevic
1796 - 1801
Konstantin Pavlovič Romanov

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