Battaglia di Austerlitz

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Coordinate: 49°07′40″N 16°45′49″E / 49.127778°N 16.763611°E49.127778; 16.763611

Battaglia di Austerlitz
Napoleone alla Battaglia di Austerlitzdipinto dell'artista francese François Gérard
Napoleone alla Battaglia di Austerlitz
dipinto dell'artista francese François Gérard
Data 2 dicembre 1805
Luogo Austerlitz
Esito Vittoria decisiva francese
Fine della Terza coalizione
Discioglimento del Sacro Romano Impero
Pace di Presburgo
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
73.000 uomini[1]
139 cannoni[2]
85.700 uomini[2]
278 cannoni[2]
Perdite
1.305 morti
6.940 feriti
573 prigionieri[3]
15.000 morti e feriti
12.000 prigionieri
180 cannoni persi[3]
Voci di battaglie presenti su Wikipedia

La battaglia di Austerlitz, detta anche battaglia dei tre imperatori[N 1], fu l'ultima e decisiva battaglia svoltasi durante la guerra della terza coalizione, parte delle guerre napoleoniche. Fu combattuta il 2 dicembre 1805 (11 frimaio, anno XIV del CRF) nei pressi della cittadina di Austerlitz (l'attuale comune di Slavkov u Brna nella Repubblica Ceca, nelle vicinanze di Brno) tra la Grande Armée francese composta da circa 73.000 uomini[N 2] comandati dall'imperatore francese Napoleone Bonaparte e un'armata congiunta, formata da russi e austriaci, composta da oltre 85.000 uomini[N 3], comandata dal generale russo Michail Kutuzov, con la collaborazione del generale austriaco Franz von Weyrother che era stato l'ideatore del piano di battaglia austro-russo[8].

Dopo avere accerchiato e distrutto un intera armata austriaca durante la Campagna di Ulma, le forze francesi occuparono Vienna l'11 novembre 1805[9]. Gli austriaci riuscirono a evitare ulteriori combattimenti fino all'arrivo dei rinforzi russi. Napoleone necessitava di una vittoria decisiva e, per attirare gli avversari sul terreno di battaglia da lui scelto nei pressi di Austerlitz, finse di trovarsi in difficoltà, facendo ripiegare le sue avanguardie. L'imperatore fece anche evacuare la posizione dominante sul Pratzen, un altopiano formato da una serie di colline vicino la cittadina. Egli schierò l'esercito francese al riparo dietro queste colline e indebolì deliberatamente il suo fianco destro, sperando in questo modo di indurre gli Alleati a sferrare l'assalto principale proprio in quel punto.

Con una marcia forzata da Vienna, il maresciallo Louis Nicolas Davout e il suo III Corpo si inserirono nel vuoto lasciato da Napoleone appena in tempo. Nel frattempo, i generali austro-russi, raggruppando la maggior parte delle forze contro la destra francese, sguarnirono pericolosamente sul Pratzen il centro del loro fronte, che subì il violento attacco di sorpresa del IV Corpo del Maresciallo Nicolas Jean-de-Dieu Soult. Dopo il crollo del centro nemico, i francesi poterono sbaragliare entrambi i fianchi dello schieramento nemico e costrinsero gli alleati ad una fuga caotica, catturando migliaia di prigionieri.

Francia e Austria conclusero un armistizio immediato cui seguì poco dopo, il 26 dicembre, la pace di Presburgo. Il trattato poneva l'Austria fuori sia dalla guerra che dalla terza coalizione, rafforzando i precedenti trattati di Campoformio e di Lunéville tra le due potenze. Il trattato confermava la perdita austriaca dei territori in Italia e in Baviera a favore della Francia e in Germania a favore degli alleati tedeschi di Napoleone. Esso imponeva inoltre agli Asburgo sconfitti il pagamento alla Francia di un indennizzo di 40 milioni di franchi ma permetteva alle truppe russe in ritirata un libero passaggio attraverso i territori ostili verso la loro patria. La cruciale vittoria ad Austerlitz permise la creazione della Confederazione del Reno, un'unione di stati tedeschi pensata come una zona cuscinetto tra la Francia e l'Europa centrale. La Confederazione rese il Sacro Romano Impero praticamente obsoleto, quindi quest'ultimo crollò nel 1806, quando Francesco abdicò al trono imperiale, mantenendo Francesco I d'Austria come suo unico titolo ufficiale[10]. Questi risultati, tuttavia, non stabilirono una pace duratura nel continente. Le preoccupazioni dei prussiani circa la crescente influenza francese in Europa centrale scateneranno la guerra della quarta coalizione meno di un anno dopo, nell'estate del 1806.

La battaglia di Austerlitz rappresenta il più grande successo raggiunto da Napoleone nella sua carriera militare e ha assunto una statura quasi mitica nell'epopea napoleonica. Grazie alla precisa esecuzione dell'audace ma ingegnoso piano dell'imperatore, i francesi conseguirono una vittoria schiacciante. Essa è spesso celebrata come il capolavoro di Napoleone per l'abilità tattica e strategica di cui egli diede prova e, per i risultati raggiunti, equiparata per importanza alla battaglia di Canne, il famoso trionfo di Annibale avvenuto circa 2.000 anni prima[11].

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: terza coalizione.
Caricatura sulla Pace di Amiens, James Gillray

La campagna d'Italia del 1800 di Napoleone era culminata con la vittoria francese nella battaglia di Marengo che, sebbene non decisiva ai fini del conflitto della seconda coalizione, aveva obbligato gli austriaci ad abbandonare per la seconda volta l'Italia nell'arco di tre anni e a ritirarsi dietro il Mincio[12]. Il 3 dicembre 1800, il generale Moreau ottenne finalmente una vittoria decisiva sugli austriaci nella battaglia di Hohenlinden; ormai allo stremo, il 9 febbraio 1801 l'Austria si ritirò dal conflitto con la firma del trattato di Lunéville[13]. A questo punto solo la Gran Bretagna (diventata dal 1º gennaio 1801 "Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda") rimaneva in armi contro la Francia ma la situazione tra le due potenze, con la prima che dominava i mari precludendo alla seconda qualsiasi ipotesi di invasione delle isole britanniche senza però disporre di forze di terra sufficienti per insidiare il controllo francese sul continente, era di stallo. Alle due rivali non restò altro che la via dei negoziati; il 25 marzo 1802 venne quindi firmato il trattato di Amiens, che sanciva la conclusione delle ostilità mettendo ufficialmente fine alle guerre rivoluzionarie francesi. Per la prima volta dopo dieci anni tutta l'Europa era in pace.

La pace di compromesso sancita ad Amiens lasciava tuttavia scontenti entrambi i contendenti, che ben presto si rinfacciarono reciprocamente violazioni del trattato: da un lato, Napoleone influenzò pesantemente le elezioni tenutesi nella Repubblica Batava, oltre a farsi eleggere (con un vero e proprio diktat) presidente della Repubblica Italiana[14]; dall'altro lato, il Regno Unito era riluttante a cedere la strategica isola di Malta per restituirla ai suoi precedenti proprietari, i Cavalieri Ospitalieri, e a rinunciare alla maggior parte delle conquiste coloniali che aveva fatto fin dal 1793[15]. La situazione si fece progressivamente insostenibile, anche perché Bonaparte continuava la guerra economica contro la Gran Bretagna, che aveva invece sperato in una ripresa dei suoi commerci, e inoltre intraprese una aggressiva politica di espansione coloniale che non poteva che irritare e preoccupare ulteriormente i britannici[16]. Il 18 maggio 1803 il Regno Unito dichiarò formalmente guerra alla Francia, dando così inizio alle "guerre napoleoniche" vere e proprie[17].

Inizialmente la guerra riprese soprattutto a livello commerciale e navale, ma per la metà del 1804 Napoleone, nel frattempo autoproclamatosi imperatore[18], ammassò un'armata di 150.000 uomini a Boulogne, denominata Armée d'Angleterre, in vista di un'invasione delle isole britanniche[19][N 4].

Nonostante l'ingresso in guerra contro la Gran Bretagna della Spagna, che apportò un prezioso contributo navale, a causa di difficoltà pratiche, dell'inferiorità delle navi francesi e delle modeste qualità dei comandanti delle squadre, il complicato piano di invasione sarebbe finito in un totale fallimento. Dopo aver subito perdite alla battaglia di Capo Finisterre contro la squadra dell'ammiraglio Robert Calder, l'ammiraglio Charles Villeneuve, comandante della squadra francese di Tolone che avrebbe dovuto garantire il trasporto dell'armata di invasione, si ritirò prima a El Ferrol e quindi il 18 agosto a Cadice, dove venne bloccato dalle squadre degli ammiragli britannici Cornwallis e Calder. A questa data le operazioni navali erano ormai inutili dato che Napoleone decise il 24 agosto 1805 di abbandonare i suoi piani di sbarco in Inghilterra e, di fronte alla sempre più concreta minaccia di un attacco da parte delle potenze continentali, trasferire in massa l'Armée d'Angleterre, ridenominata Grande Armée, da Boulogne sul fronte del Reno e del Danubio[20].

La battaglia di Trafalgar

Dopo lunghe negoziazioni e grazie alla mediazione del primo ministro britannico William Pitt infatti, tra la fine del 1804 e il giugno del 1805, Regno Unito, Austria, Russia e Regno di Napoli avevano dato vita alla terza coalizione antifrancese, e avevano iniziato ad ammassare le forze in vista dell'imminente conflitto[21].

A ottobre l'ammiraglio Villeneuve, sollecitato da Napoleone a attaccare Napoli dove stava per sbarcare un corpo di spedizione anglo-russo, decise di uscire da Cadice con la sua flotta franco-spagnola al completo, ma venne intercettato il 21 ottobre 1805 e completamente sbaragliato al capo Trafalgar dall'ammiraglio Horatio Nelson che nel frattempo aveva assunto il comando delle squadre inglesi. La maggior parte delle navi vennero catturate o affondate e l'ammiraglio stesso fatto prigioniero. La battaglia segnava una svolta decisiva della guerra tra Francia e Gran Bretagna, suggellando il dominio britannico dei mari e annullando per molto tempo ogni velleità da parte di Napoleone di riprendere i piani di sbarco in Inghilterra[22].

Le operazioni preliminari[modifica | modifica wikitesto]

La resa del generale Mack a Ulma.

Le ostilità di terra vennero aperte dall'Austria: l'8 settembre del 1805, un esercito austriaco sotto il generale Karl Mack von Leiberich passò l'Inn e l'11 invase la Baviera, alleata dei francesi, senza incontrare molta resistenza e attestandosi nei pressi di Ulma in attesa dell'arrivo dei russi del generale Kutuzov in lenta avanzata da est; l'esercito bavarese si ritirò a nord dietro il fiume Meno[23].

Napoleone reagì rapidamente a questa minaccia e il 25 agosto i primi reparti francesi lasciarono Boulogne alla volta della Germania meridionale. Marciando separatamente ma in maniera strettamente coordinata, sette corpi d'armata francesi piombarono inaspettatamente sulle forze di Mack da nord, aggirarono il loro fianco destro ed accerchiarono l'armata austriaca, obbligandola alla resa il 20 ottobre; in due settimane, senza mai doversi impegnare in battaglie di vaste proporzioni e perdendo solo 2.000 uomini, Napoleone aveva costretto alla resa la principale armata austriaca, prendendo tra 49.000 e 60.000 prigionieri[24] e aprendo a Gioacchino Murat la strada verso la capitale austriaca Vienna gia dichiarata dagli austriaci "città aperta"[25].

Napoleone aveva ora bisogno di una battaglia decisiva: i suoi soldati erano ormai stanchi per la lunga campagna, le sue linee di comunicazione si erano allungate eccessivamente e soprattutto non poteva allontanarsi per troppo tempo dalla Francia essendo capo assoluto di tutta la macchina amministrativa dell'impero.

Bonaparte al fine di inculcare negli alleati un senso di superiorità fece credere ai medesimi che la sua posizione era insostenibile, mostrandosi molto accondiscendente nelle trattative diplomatiche prima dello scontro e facendo abbandonare dai suoi soldati l'altura del Pratzen, che dominava il campo di battaglia.

Forze in Campo[modifica | modifica wikitesto]

La Grande Armée
Napoleone aveva costituito una forza di invasione chiamata Armata d'Inghilterra in sei campi attorno a Boulogne nel nord della Francia. Voleva usare questa forza per invadere l'Inghilterra, e ne era così sicuro che fece coniare delle medaglie commemorative per celebrare la conquista dell'Inghilterra. Anche se non toccarono mai il suolo inglese queste forze furono ben addestrate per ogni possibile operazione militare. Gli uomini a Boulogne formavano il cuore di quella che verrà in seguito chiamata La Grande Armée. Al principio l'armata francese comprendeva circa 200.000 uomini divisi in 7 corpi, che erano grandi unità comprendenti ognuna dai 36 ai 40 cannoni, capaci di agire autonomamente. Nel 1805 il numero degli uomini arrivò a 350.000, ben armati e addestrati e guidati da ufficiali capaci.
L'Armata Russa
L'esercito russo nel 1805 si rifaceva ancora ai modelli dell' Ancien Regime: non esistevano unità permanenti al di sopra del livello regimentale, gli alti ufficiali erano tutti reclutati tra la grande aristocrazia e il soldato russo era spesso maltrattato e picchiato per "inculcargli la disciplina". Il sistema di rifornimenti dell'armata imperiale russa dipendeva dalla popolazione locale e dagli alleati austriaci, questi ultimi fornivano circa il 70% dei rifornimenti necessari. Senza un adeguato sistema di rifornimenti era difficile per i soldati mantenere salute e prontezza al combattimento.
L'Armata Austriaca
L'arciduca Carlo, fratello dell'imperatore austriaco, iniziò a riformare l'esercito nel 1801 togliendo potere all' Hofkriegsrat, il consiglio militare predisposto a prendere decisioni riguardanti le forze armate. Carlo era il miglior comandante austriaco ed era contro la guerra alla Francia, ma non essendo molto popolare a corte dopo la dichiarazione di guerra perse molta influenza. Karl Mack divenne il nuovo comandante principale dell'esercito austriaco istituendo nuove regole per la fanteria tra cui la composizione dei reggimenti, non più formati da tre battaglioni di sei compagnie ma da quattro battaglioni di quattro compagnie ciascuno. Il cambiamento però non venne seguito da un'adeguata formazione degli ufficiali che si tramutò in una scarsa organizzazione sul campo di battaglia. La cavalleria, considerata la migliore in Europa, venne divisa in piccole unità assegnate ai vari reparti di fanteria riducendone l'efficacia di fronte alla controparte francese.

Preparazione della battaglia[modifica | modifica wikitesto]

L'imperatore Napoleone, comandante in capo della Grande Armata.
La trappola di Napoleone
Napoleone cerca di convincere l'avversario che le proprie forze sono troppo esigue per vincere la battaglia. Nelle prime scaramucce fa ritirare le sue truppe cercando di evitare lo scontro e chiede di farsi ricevere dagli altri imperatori come per negoziare. Gli alleati sono convinti che egli abbia circa 40.000 uomini mentre nella realtà l'armata francese ne conta 73.400. Kutuzov non si fida ma i giovani generali vogliono farsi notare dall'imperatore russo e si gettano sul nemico senza aspettare i rinforzi. Per questo abbandonò l'altopiano del Pratzen, infatti nessuno avrebbe lasciato un'altura in un campo di battaglia, ma "le petit caporal" riuscì a sorprendere le forze della coalizione.
Il terreno
Il campo di battaglia di Austerlitz è un grande rettangolo di 12 km per 8. È delimitato a nord dalla strada Olmütz-Brno (Brünn in tedesco) e a ovest dalla strada Vienna-Brno. A sud degli stagni ghiacciati chiudono il campo di battaglia. L'altopiano del Pratzen, al centro, domina tutto il territorio ed è stretto tra la Littawa e il Goldbach, due fiumi formanti una V. La neve ancora poco spessa rende scivolosi i dislivelli. Per due giorni Napoleone studia il campo di battaglia che ha scelto, ai suoi generali dichiara: «Giovanotti, studiate bene questo terreno perché qui combatteremo ed ognuno di voi avrà un ruolo da giocare.»
Il piano e lo schieramento francese
Vista la grande superiorità numerica degli Alleati, Napoleone decide di dar battaglia ma finge di ritirarsi abbandonando, il 28 novembre, il Pratzen, di alto valore tattico. Lo stesso giorno sacrifica ai Cosacchi nemici la cavalleria del Generale Treilhard. Dopo una marcia forzata di tre mesi verso est, questa sconfitta e la conseguente ritirata paiono agli occhi dei generali alleati come un'ammissione di debolezza e riconfortano lo zar, che non concede a Kutuzov di ritirarsi ancora verso la Russia. Napoleone inoltre invia presso il comando nemico il suo aiutante di campo Savary a fare proposte di pace. Lo zar rifiuta ma invia il 30 novembre il principe Dolgorukov, arrogante e impertinente, presso Napoleone. Il generale Andrault, un emigré francese messosi al servizio dell'armata imperiale russa scrive a proposito di quest'incontro nelle sue Mémoires: «Il principe, più abituato ai balli di San Pietroburgo che ai bivacchi, si sorprende quando vede uscire Napoleone da un fosso, sporco e malconcio». Dolgorukov detta le condizioni dello zar: abbandono da parte dei francesi della riva sinistra del Reno che Napoleone rifiuta, ma al suo ritorno al campo il principe dichiara: «Napoleone tremava dalla paura. Ho visto l'armata francese alla vigilia della propria sconfitta. La nostra sola avanguardia basterebbe a schiacciarli». Per persuadere tatticamente i suoi avversari Napoleone schiera poche truppe sul suo fianco destro. Così facendo pensa che gli Alleati vedendo quella parte sguarnita indeboliranno la loro posizione dominante, l'altopiano del Pratzen al centro, e cerchino così di tagliar loro la strada della ritirata per Vienna. Al centro, Soult, con i suoi 20.000 uomini, lancerà un contrattacco sul Pratzen cercando di spezzare in due l'armata alleata. Lannes (15.000 fanti) e Murat (8.000 cavalieri) al nord, difenderanno le proprie posizioni. Per rinforzare il proprio lato destro, Napoleone ordina a Davout di lasciare Vienna e di raggiungerlo a tappe forzate. Gli 8.000 soldati di Davout percorreranno i 110 km che li separano dal campo di battaglia in 48 ore (36 ore di marcia). Piazza presso il castello di Sokolnitz la divisione di Legrand e la cavalleria di Margeron, mentre al 3º reggimento di linea di Legrand ordina di tenere il villaggio di Telnitz, il punto più a sud del campo di battaglia, fino all'arrivo di Davout. Infine, la Guardia Imperiale (5.000 granatieri) e il 1º corpo di Bernadotte (12.000 uomini) restano di riserva. L'artiglieria francese era composta da 139 cannoni.

La battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Situazione alle 09:00 del 5 dicembre 1805.

Furono i russi a rompere gli indugi attaccando il fianco destro che Napoleone aveva volontariamente lasciato leggermente sguarnito.

Gli alleati avevano concentrato la gran parte dei loro uomini a fronteggiare l'ala destra napoleonica, ma le loro truppe si ostacolavano a vicenda muovendosi su un terreno che non offriva il necessario spazio di manovra.

Gli alleati avevano attaccato proprio l'ala destra in quanto era sulla strada che portava a Vienna, capitale austriaca e probabile linea di ritirata di Napoleone. Concentrando le proprie truppe su tale posizione, gli alleati avevano tuttavia lasciato in minima parte guarnito il centro del loro schieramento, che Napoleone non esitò ad attaccare pesantemente, assegnando tale compito ad una riserva composta da 17.000 soldati, al comando del maresciallo Soult.

Assalto al Pratzen[modifica | modifica wikitesto]

Alle ore 08.45 Napoleone discusse personalmente con il maresciallo Soult, che aveva convocato al suo quartier generale, i dettagli tattici dell'assalto al Pratzen da cui si attendeva una svolta decisiva della battaglia; appreso dal maresciallo che le sue truppe avrebbero impiegato circa venti minuti per raggiungere la sommità della collina, l'imperatore decise di attendere ancora prima di sferrare l'attacco in modo da lasciare tempo alle colonne nemiche di continuare la loro incauta manovra verso la sua ala destra che sguarniva pericolosamente il loro schieramento centrale. Le truppe francesi del IV corpo d'armata, le divisioni comandate dal generale Vandamme e dal generale Saint Hilaire, erano ora raggruppate nella vallata del Goldbach, tra i villaggi di Puntowitz e Jirschikowotz, nascoste dalla nebbia. Il nemico sembrava ignorare la loro presenza sul fianco delle colonne austro-russe che anche Napoleone dallo Zurlan poteva vedere discendere dal Pratzen e marciare verso Sokolnitz e Teplitz[26].

Il maresciallo Nicolas Soult, comandante del IV corpo della Grande Armata, protagonista dell'assalto al Pratzen.

Alle ore 09.00 Napoleone ritenne giunto il momento di sferrare l'attacco e diede ordine al maresciallo Soult di muovere le sue truppe; mentre il comandante del IV corpo si dirigeva verso il fondo della vallata per prendere il comando, l'imperatore parlò con grande ottimismo ai suoi luogotenenti: il piano era riuscito e il nemico stava per subire una sconfitta decisiva; nello stesso momento la nebbia si dissolse e il sole illuminò le colline e le vallate del campo di battaglia[27]. I soldati francesi delle due divisioni di riserva del IV corpo del maresciallo Soult quindi iniziarono l'avanzata in massa del lieve pendio del Pratzen senza trovare alcuna opposizione; la divisione del generale Vandamme marciava sulla sinistra mentre la divisione del generale Saint Hilaire si fece avanti sulla destra. Le truppe francesi sbucarono in massa dalla foschia residua e colsero completamente di sorpresa il nemico. Il generale Kutuzov e il suo stato maggiore, posizionati vicino al borgo di Krzenowitz, videro comparire improvvisamente le dense colonne francesi, distanti solo poche centinaia di metri e, dopo un momento di panico e confusione, compresero il grave pericolo. Il centro dello schieramento austro-russo era completamente sguarnito e stava per essere occupato dalle truppe francesi del maresciallo Soult avanzate di sorpresa sul Pratzen[28].

Le colonne del IV corpo del maresciallo Nicolas Soult salgono sull'altopiano del Pratzen nel momento decisivo della battaglia.

Le colonne austro-russe del generale Michail Miloradovič e del generale Johann Kollowrat, che stavano discendendo dal Pratzen per raggiungere le altre truppe impegnate nella manovra aggirante, furono quindi subito fermate e venne loro ordinato di tornare indietro per affrontare la improvvisa minaccia; anche lo zar Alessandro era presente e venne informato della inattesa situazione, mentre le truppe russe cercavano di rioccupare il terreno da poco abbandonato. Ben presto la situazione evolse in modo rovinoso per i coalizzati; i soldati del generale Saint Hilaire attaccarono alla baionetta, sbaragliarono le deboli difese presenti e catturarono le batterie dell'artiglieria russa; anche le truppe della colonna del generale Miloradovič ritornate indietro vennero sconfitte e il villaggio di Pratzen venne facilmente conquistato dai reggimenti di linea francesi. Sulla sinistra anche il generale Vandamme avanzò con rapidità, respinse alcuni battaglioni russi e avanzò sul margine settentrionale dell'altipiano[29].

Il maresciallo Soult coordinò accuratamente la manovra delle sue truppe; fece portare avanti alcune batterie di artiglieria che inflissero gravi perdite ai reparti austriaci del generale Kolowrat schierati davanti alle posizioni del generale Saint-Hilaire, mentre i soldati francesi del generale Vandamme completarono il successo con la precisione del fuoco e con una serie di cariche alla baionetta che costrinsero alla fuga i reparti russi; altri cannoni nemici vennero catturati. Alle ore 11.00 la vittoria francese sul Pratzen era completa, il maresciallo Soult aveva eseguito la sua missione, le truppe del IV corpo d'armata occupavano saldamente l'altipiano, e, posizionati nel mezzo delle linee nemiche, avevano frazionato in due parti lo schieramento austro-russo[30].

Con il centro sbaragliato, le due ali della coalizione furono tagliate fuori e, poco dopo, incominciarono a ritirarsi fino a fuggire disordinatamente.

Non appena Napoleone ebbe modo di osservare la fanteria russa ripiegare sugli stagni di Monitz e sul lago palustre di Satschan, ordinò alla propria artiglieria di aprire il fuoco sulle lastre di ghiaccio di cui gli specchi d'acqua erano ricoperti. Numerosi soldati russi e austriaci sarebbero annegati nelle acque ghiacciate del lago.[31]

[modifica | modifica wikitesto]

Schieramento degli eserciti: in nero Austriaci e Russi, in bianco i Francesi.

Dopo la conta delle perdite il successo francese risultò devastante per il nemico: 9.000 tra morti, feriti e prigionieri francesi contro gli oltre 25.000 dell'armata austro-russa.

A seguito della disfatta i russi si ritirarono dall'Austria e gli austriaci furono costretti a firmare il 26 dicembre il Trattato di Presburgo concedendo molti territori ai francesi.

Tuttora la battaglia di Austerlitz, eretta a paradigma dell'arte tattica, è considerata il capolavoro del genio strategico di Napoleone Bonaparte, che con la sua capacità di manovra e il suo intuito militare, con poche perdite e con un esercito di consistenza numerica inferiore a quello nemico, ottenne notevoli risultati sul piano politico e territoriale.

Nel 1810, il bronzo dei cannoni austriaci e russi catturati fu utilizzato per forgiare la Colonna Vendôme, monumento celebrativo dei trionfi di Napoleone, che in seguito alla Restaurazione, con l'alternarsi dei diversi governi, subì diverse modifiche. Nel 1871, durante il breve periodo della Comune di Parigi, fu demolita come simbolo di militarismo e imperialismo, per poi essere ricostruita nel 1873 dopo la fine della Comune.

Il "sole di Austerlitz"[modifica | modifica wikitesto]

L'espressione "il sole di Austerlitz", pronunciata varie volte in seguito da Napoleone a significare una svolta inattesa e clamorosa degli eventi a lui favorevole, fa riferimento al fatto che la battaglia si iniziò nella nebbia che parve intralciare la manovra dell'imperatore; nella mattinata tuttavia la nebbia subitaneamente si dissolse sotto i raggi del sole, in coincidenza con l'azione ovunque vittoriosa delle truppe francesi.

Quando il sole fu completamente uscito dalla nebbia, e con accecante splendore sprizzò fra campi e nebbia (come se questo, e non altro, fosse stato aspettato da lui per dare inizio alla battaglia), si sfilò il guanto dalla bella mano, bianco, con esso fece segno ai marescialli, e diede ordine di iniziare la battaglia.[32]

Nella letteratura e nel cinema[modifica | modifica wikitesto]

La battaglia di Austerlitz è un momento fondamentale nel romanzo Guerra e Pace di Lev Tolstoj. Inoltre la battaglia è il soggetto del film del 1960 di Abel Gance, intitolato appunto La battaglia di Austerlitz.

Inoltre è argomento della canzone Il sole di Austeriltz di Giuni Russo e del brano Il cielo di Austerlitz di Roberto Vecchioni.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Assunse anche questa denominazione in quanto furono presenti contemporaneamente sul campo Napoleone Bonaparte, imperatore dei francesi, lo zar Alessandro I di Russia e l'imperatore d'Austria nonché imperatore del Sacro Romano Impero Francesco II.
  2. ^ I numeri dei soldati francesi coinvolti nella battaglia variano a seconda dei conteggi delle diverse fonti; 65.000, 67.000 o 75.000 sono altre cifre spesso presenti nella letteratura storica. La discrepanza deriva dal fatto che circa 7.000 uomini del generale Davout (III Corpo della Grande Armée) non si trovano ancora in battaglia nel momento in cui questa cominciò. L'inclusione o esclusione di queste truppe è una questione di preferenza (in questa voce, saranno inclusi insieme agli altri 66/67.000 soldati francesi sul campo fin dal principio). David Chandler, ad esempio, non conteggia il III Corpo e indica 67.000 uomini[4].
  3. ^ Anche i mumeri delle truppe alleate presenti nella battaglia variano a seconda delle fonti; 73.000, 84.000 o 85.000 sono altre cifre spesso indicate. Andrew Uffindell fornisce una stima di 73.000[5]. David G. Chandler il numero di 85.000[6]. In Napoleon and Austerlitz, Bowden scrive che il numero di 85.000 soldati, tradizionalmente accettato per gli Alleati, riflette la loro forza teorica, e non i numeri reali effettivamente presenti sul campo di battaglia[7].
  4. ^ Napoleone valutava il tempo necessario alla traversata della Manica da parte di un'armata di 150.000 uomini in circa dieci ore. Antoine Henry de Jomini, Life of Napoleon (Kansas City - 1897) pag 311-312, citato da D. Chandler, Le campagne di Napoleone, vol. I, pag 416.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Russo, p. 109.
  2. ^ a b c Chandler Ita, p. 519.
  3. ^ a b Chandler Ita, p. 537.
  4. ^ Chandler Eng, p. 416
  5. ^ Uffindel, p. 25.
  6. ^ Chandler Eng, p. 417.
  7. ^ (EN) Scotty Bowden, Napoleon and Austerlitz: An Unprecedentedly Detailed Combat Study of Napoleon's Epic Ulm-Austerlitz Campaigns of 1805, Emperor's Press, 1997, pp. 479-481, ISBN 978-0-96266-557-8.
  8. ^ Chandler Eng, p. 416-417.
  9. ^ Giuseppe A. Barbazeni, La battaglia della Moscova, Giuseppe A. Barbazeni, 2012, p. 35, ISBN 978-8-86755-182-8.
  10. ^ (EN) Emil Reich, Abidcation of Francis the Second in Select Documents Illustrating Mediæval and Modern History, Londra, P.S. King & Son, 1905, OCLC 4426595.
  11. ^ (EN) Adrian Gilbert, The Encyclopedia of Warfare: From Earliest Time to the Present Day, Taylor & Francis, 2000, p. 133, ISBN 978-1-57958-216-6. URL consultato il 18 aprile 2015.
  12. ^ Lefebvre, pp. 104-106.
  13. ^ Philip Haythornthwaite, Le campagne di Napoleone in Italia, Osprey Publishing, 1998, ISBN 84-8372-012-4.
  14. ^ Indro Montanelli, Storia d'Italia, 4 1789 - 1831, RCS Libri S.p.A., 2006, pp. 106-111..
  15. ^ Chandler Eng, p. 304.
  16. ^ Lefebvre, pp. 170-175
  17. ^ Guido Gerosa, Napoleone, Mondadori, 1995, p. 292, ISBN 88-04-41829-X.
  18. ^ NapoleoneAAVV, p. 36.; Antonio Spoto, Napoleone Bonaparte - 1ª parte su pdsm.altervista.org. URL consultato il 25 ottobre 2010.
  19. ^ Antonio Spoto, Napoleone Bonaparte - 2ª parte su pdsm.altervista.org. URL consultato il 26 ottobre 2010.; Lefebvre, pp. 192-195.
  20. ^ Lefebvre, pp. 196-197.
  21. ^ Chandler1990, pp. 6-8.
  22. ^ Lefebvre, pp. 197-198.
  23. ^ Lefebvre, p. 242.; Cesare Balbo, Della storia d'Italia dalle origini fino ai nostri giorni, a cura di Fausto Nicolini, vol. 2, Bari, GIUS. LATERZA & FIGLI, 1914.
  24. ^ Chandler1990, pp. 15-16.; Lefebvre, p. 243.
  25. ^ Gioacchino Murat su www.sorrentoholiday. URL consultato il 20 aprile 2015.; Léonard Gallois, Storia di Gioacchino Murat, G. Ruggia e c.o, 1838, p. 100.
  26. ^ D.Chandler, Austerlitz 1805, pp. 56-57.
  27. ^ D.Chandler, Austerlitz 1805, pp. 57-58.
  28. ^ D.Chandler, Austerlitz 1805, p. 58.
  29. ^ D.Chandler, Austerlitz 1805, pp. 58-59.
  30. ^ D.Chandler, Austerlitz 1805, p. 59.
  31. ^ Questa tesi è contestata dagli storici moderni sulla base di due considerazioni:
    • la profondità di gran parte di questi stagni non raggiungeva l'altezza d'uomo;
    • i cadaveri ritrovati successivamente furono (relativamente) assai pochi (è stato accertato il ritrovamento di 38 cannoni e 130 carcasse di cavalli nel lago palustre di Satschan).
    L'interpretazione che viene data è che molti soldati fuggitivi siano riusciti ad uscire dall'acqua e si siano poi dispersi. Le cifre delle prime descrizioni della battaglia si basarono sui bollettini dell'armata francese, che su questi numeri non erano molto attendibili, e su alcune descrizioni di militari francesi che videro da lontano l'episodio e che riferirono gli aspetti emotivi piuttosto che quelli reali.
  32. ^ Guerra e Pace, Lev. N. Tolstoj, pag. 351 Ed. Bur

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