Battaglia di Trafalgar
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| Battaglia di Trafalgar | |||||||
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| Parte della Guerra della Terza coalizione | |||||||
La Battaglia di Trafalgar in un dipinto del 1836 di William Stanfield. |
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| Schieramenti | |||||||
| Comandanti | |||||||
| Effettivi | |||||||
| 27 vascelli di linea • 2x110 cannoni • 1x100 cannoni • 4x98 cannoni • 1x84 cannoni • 1x80 cannoni • 15x74 cannoni • 3x64 cannoni 4 fregate • 4x36 cannoni 2 golette • 2x10 cannoni |
Francia: 18 vascelli di linea • 3x84 cannoni • 1x80 cannoni • 14x74 cannoni 5 fregate • 5x40 cannoni 2 golette • 1x18 cannoni • 1x10 cannoni Spagna: 15 vascelli di linea • 1x140 cannoni • 2x112 cannoni • 1x100 cannoni • 1x84 cannoni • 1x80 cannoni • 8x74 cannoni • 1x64 cannoni |
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| Perdite | |||||||
| 449 morti 1,246 feriti |
18 navi perdute 1 affondata oltre 7,000 tra morti e feriti |
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| Guerra della terza coalizione |
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| Capo Finisterre – Wertingen – Haslach-Jungingen – Elchingen – Ulm – Trafalgar – Caldiero – Amstetten – Capo Ortegal – Dürenstein – Schöngrabern – Austerlitz |
Coordinate: La battaglia di Trafalgar fu una celebre battaglia navale, la più grande delle guerre napoleoniche, che vide una sfolgorante vittoria della Royal Navy sotto il comando di Lord Nelson, sulla flotta combinata franco-spagnola il 21 ottobre 1805, a largo di Capo Trafalgar, vicino Cadice. Nelson fu ferito a morte da un colpo di moschetto durante la battaglia; fu una perdita drammatica per l’Inghilterra e le nazioni alleate, ma al contempo egli si assicurò il posto indiscusso di più grande eroe navale di tutti i tempi.
Indice |
[modifica] Forze in campo
La flotta britannica era composta da 27 vascelli di linea e 6 fregate (complessivamente 2.178 cannoni e 17.076 uomini), sotto il comando del Vice-Ammiraglio Lord Horatio Nelson, ed era ben addestrata e in perfetta efficienza. La flotta congiunta franco-spagnola era composta da 33 vascelli di linea (dei quali 15 spagnoli) e 7 fregate, per un totale di 2.652 cannoni e 25.200 uomini agli ordini del Vice-Ammiraglio francese Pierre-Charles Silvestre de Villeneuve; le navi francesi non erano qualitativamente pari a quelle britanniche, e scarseggiavano i marinai e gli ufficiali esperti (questi ultimi, prevalentemente aristocratici, erano stati decimati dalle esecuzioni e dall'emigrazione durante la Rivoluzione francese). La squadra spagnola era comandata dall'ammiraglio don Federico Gravina: le sue navi erano migliori di quelle francesi (la Spagna aveva una maggiore tradizione navale), ma gli equipaggi erano raccogliticci ed inesperti.
[modifica] Premesse
La Pace di Amiens (1802), che segnò la fine della Guerra della seconda coalizione antifrancese, non fu che un breve intervallo nel confronto tra Francia e Regno Unito: dopo 14 mesi, il 18 maggio 1803 la Francia e la Gran Bretagna riaprirono le ostilità. La marina britannica bloccò subito quella francese nei porti di Brest e di Tolone, danneggiandola con l'inattività forzata.
Nel dicembre 1804 anche la Spagna entrò in guerra, al fianco della Francia, per respingere la minaccia britannica contro le sue colonie, offrendo a Napoleone la sua flotta e i suoi porti. Per sconfiggere definitivamente il Regno Unito, Napoleone progettò l'invasione della Gran Bretagna, e ammassò sulla costa della Manica un esercito di 161.000 uomini.
Secondo i piani di Napoleone, la flotta franco-spagnola, al comando dell'ammiraglio Villeneuve (bloccato da Nelson nel porto di Tolone), avrebbe dovuto sfuggire al blocco e dirigersi verso le Indie Occidentali; contemporaneamente, il Commodoro Honorè Ganteaume, bloccato a Brest dall'Ammiraglio Sir William Cornwallis, avrebbe dovuto effettuare la stessa operazione: insieme, i due avrebbero attaccato le colonie inglesi nei Caraibi per un paio di mesi e quindi, sarebbero ritornati in Europa per liberare la altre navi francesi o alleate, intrappolate nei porti di mezza Europa dalle squadre inglesi, creando così una grande flotta, potenzialmente invincibile, per attraversare la Manica.
Villeneuve sfuggì alle navi inglesi e si diresse verso l'Atlantico. Al momento della fuga di Villeneuve, Nelson era momentaneamente assente, ma, quando fu informato dell'avvenuta rottura del blocco, si diresse subito con le sue navi verso il Mediterraneo orientale, credendo che l'obbiettivo del nemico fosse ancora una volta l'Egitto; dopo aver cercato inutilmente i Francesi in quelle acque, raggiunse le Indie occidentali e per la precisione Trinidad, dove, in base ad erronee notizie raccolte dal servizio segreto inglese, pensava di incontrare finalmente il Villeneuve (che agiva da solo, poiché il commodoro Ganteaume non era riuscito a lasciare l'Europa). Per gran parte dell'estate i due nemici si cercarono a vicenda in varie zone dell'oceano, inutilmente. Nell'agosto Nelson tornò in patria e riprese il mare, a bordo della nave ammiraglia Victory, il 14 settembre; Nel frattempo era giunta notizia che Villeneuve era salpato per Cadice, dopo aver raccolto nuove forze.
Il 28 settembre Nelson raggiunse il grosso della flotta inglese al largo di Cadice e, dopo aver lasciato alcune navi a controllare di nascosto i movimenti degli avversari, si ritirò oltre l'orizzonte.
[modifica] Svolgimento
Il 19 ottobre 1805 la flotta congiunta salpò da Cadice diretta a Cartagena, seguita dalle fregate inglesi che tenevano informato Nelson. La mattina del 21 ottobre la flotta britannica attaccò la flotta franco-spagnola, schierata nella tradizionale lunga linea di fila, al largo di Capo Trafalgar, a sud di Cadice.
Verso le 11.30 Nelson attaccò il centro e la retroguardia della formazione nemica, mentre l'avanguradia franco-spagnola, al comando del contrammiraglio Magon, era rimasta troppo avanzata e impossibilitata ad entrare in gioco.
Nelson dispose le sue navi lungo due colonne, una comandata dal suo vice, il Vice-Ammiraglio Collingwood, a bordo del Royal Sovereign, l'altra colonna dalla Victory, comandata da lui stesso. La manovra, decisamente inusuale rispetto al tradizionale schieramento a linea di fila, rappresenta l'idea geniale dell'ammiraglio inglese: il principale svantaggio stava nell'estrema vulnerabilità delle navi ammiraglie e di quelle a seguire, che volontariamente si ponevano in una posizione detta in gergo militare a T, sottoposte al fuoco incrociato di tutta la flotta nemica; di contro, il vantaggio certo era la possibilità di ogni nave di sparare con tutti i pezzi, al contrario dei franco-spagnoli, costretti ad utilizzare un solo fianco.
Grazie all'idea di Nelson, le navi inglesi riuscirono ad entrare negli intervalli della lunga fila, scatenando una mischia furiosa.
Nonostante l'inizio della battaglia, violentissimo, sembrasse già favorevole agli inglesi, lo scontro infuriò per oltre cinque ore e i marinai delle tre nazioni si batterono con grande valore. Alle 13.30 circa Nelson fu ferito sul ponte della Victory e morì dopo due ore, ma la sua insegna non venne ammainata per tutta la durata della battaglia, per non demoralizzare i marinai inglesi. Poco dopo le 14.00 l'ammiraglia francese Bucentaure, semidistrutta e con a bordo l'ammiraglio Villeneuve e tutto il suo stato maggiore, si arrese agli inglesi. La battaglia proseguì, con singoli accaniti combattimenti, fino al tramonto.
[modifica] Perdite
I franco-spagnoli persero complessivamente 19 navi (18 catturate, una affondata); i francesi ebbero 3.373 morti e 1.155 feriti, gli spagnoli circa 3.000 tra morti e feriti (compreso l'ammiraglio Gravina, che morì qualche tempo dopo). Le navi britanniche subirono danni gravi (compresa la Victory), ma nessuna andò perduta; i morti inglesi furono 449 (compreso l'ammiraglio Nelson), i feriti 1.246.
[modifica] Conseguenze
La vittoria britannica di Trafalgar chiuse definitivamente il duello secolare anglo-francese per il controllo degli oceani: Napoleone dovette rinunciare all'invasione della Gran Bretagna, che diventò la padrona assoluta dei mari fino alla prima guerra mondiale. L'ammiraglio Nelson fu celebrato dagli inglesi come un eroe nazionale; l'ammiraglio Villeneuve, liberato alla fine della guerra della terza coalizione, si suicidò per non dover affrontare l'ira di Napoleone.
[modifica] Altri progetti
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[modifica] Collegamenti esterni
(EN) Simon Worrall, National Geographic Italia - Ottobre 2005 - pagg. 86-99

