Battaglia di Trafalgar

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(EN)
« England expects that every man will do his duty »
(IT)
« L'Inghilterra si aspetta che ogni uomo compia il proprio dovere »
(segnale che Horatio Nelson fece innalzare sull'albero maestro del Victory)
Battaglia di Trafalgar
The Battle of Trafalgar by William Clarkson Stanfield.jpg
La Battaglia di Trafalgar
in un dipinto del 1836 di William Stanfield.
Data 21 ottobre 1805
Luogo Capo Trafalgar, Spagna 36°10′N 6°15′W / 36.166667°N 6.25°W36.166667; -6.25
Esito Vittoria decisiva britannica
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
27 vascelli di linea
• 2x110 cannoni
• 1x100 cannoni
• 4x98 cannoni
• 1x84 cannoni
• 1x80 cannoni
• 15x74 cannoni
• 3x64 cannoni


4 fregate
• 4x36 cannoni


2 golette
• 2x10 cannoni
Francia:
18 vascelli di linea
• 3x84 cannoni
• 1x80 cannoni
• 14x74 cannoni


5 fregate
• 5x40 cannoni

2 golette
• 1x18 cannoni
• 1x10 cannoni


Spagna:
15 vascelli di linea
• 1x140 cannoni
• 2x112 cannoni
• 1x100 cannoni
• 1x84 cannoni
• 1x80 cannoni
• 8x74 cannoni
• 1x64 cannoni
Perdite
449 morti
1,246 feriti
18 navi perdute
1 affondata
oltre 7,000 tra morti e feriti
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La battaglia di Trafalgar fu una celebre battaglia navale, molto importante nell'ambito delle guerre napoleoniche, che vide la vittoria della Royal Navy sotto il comando di Lord Nelson, sulla flotta combinata franco-spagnola il 21 ottobre 1805, a largo di Capo Trafalgar, vicino Cadice. Nelson fu ferito a morte da un colpo di moschetto che gli perforò un polmone: restò in vita abbastanza da sapere della vittoria dell'Inghilterra, non demoralizzando i suoi uomini grazie ad una camicia rosso sangue che indossò.

Forze in campo[modifica | modifica wikitesto]

La flotta britannica era composta da 28 vascelli di linea e 6 fregate (complessivamente 2.178 cannoni e 17.076 uomini), sotto il comando del Vice-Ammiraglio Lord Horatio Nelson, ed era ben addestrata e in perfetta efficienza. La flotta congiunta franco-spagnola era composta da 33 vascelli di linea (dei quali 15 spagnoli) e 7 fregate, per un totale di 2.652 cannoni e 25.200 uomini agli ordini del Vice-Ammiraglio francese Pierre-Charles Silvestre de Villeneuve; le navi francesi non erano qualitativamente pari a quelle britanniche, e scarseggiavano i marinai e gli ufficiali esperti (questi ultimi, prevalentemente aristocratici, erano stati decimati dalle esecuzioni e dall'emigrazione durante la Rivoluzione francese). La squadra spagnola era comandata dall'ammiraglio don Federico Gravina: le sue navi erano migliori di quelle francesi (la Spagna aveva una maggiore tradizione navale), ma gli equipaggi erano raccogliticci ed inesperti.

Premesse[modifica | modifica wikitesto]

La Pace di Amiens (1802), che segnò la fine della Guerra della seconda coalizione antifrancese, non fu che un breve intervallo nel confronto tra Francia e Regno Unito: dopo 14 mesi,la Francia e la Gran Bretagna riaprirono le ostilità. La marina britannica bloccò subito quella francese nei porti di Brest e di Tolone, danneggiandola con l'inattività forzata.

Nel dicembre 1804 anche la Spagna entrò in guerra, al fianco della Francia, per respingere la minaccia britannica contro le sue colonie, offrendo a Napoleone la sua flotta e i suoi porti. Per sconfiggere definitivamente il Regno Unito, Napoleone progettò l'invasione della Gran Bretagna, e ammassò sulla costa della Manica un esercito di 161.000 uomini.

Secondo i piani di Napoleone, la flotta franco-spagnola, al comando dell'ammiraglio Villeneuve (bloccato da Nelson nel porto di Tolone), avrebbe dovuto sfuggire al blocco e dirigersi verso le Indie Occidentali; contemporaneamente, il Commodoro Honorè Ganteaume, bloccato a Brest dall'Ammiraglio Sir William Cornwallis, avrebbe dovuto effettuare la stessa operazione: insieme, i due avrebbero attaccato le colonie inglesi nei Caraibi per un paio di mesi e quindi, sarebbero ritornati in Europa per liberare le altre navi francesi o alleate, intrappolate nei porti di mezza Europa dalle squadre inglesi, creando così una grande flotta, potenzialmente invincibile, per attraversare la Manica.

Villeneuve sfuggì alle navi inglesi e si diresse verso l'Atlantico. Al momento della fuga di Villeneuve, Nelson era momentaneamente assente, ma, quando fu informato dell'avvenuta rottura del blocco, si diresse subito con le sue navi verso il Mediterraneo orientale, credendo che l'obbiettivo del nemico fosse ancora una volta l'Egitto; dopo aver cercato inutilmente i francesi in quelle acque, raggiunse le Indie occidentali e per la precisione Trinidad, dove, in base ad erronee notizie raccolte dal servizio segreto inglese, pensava di incontrare finalmente il Villeneuve (che agiva da solo, poiché il Commodoro Ganteaume non era riuscito a lasciare l'Europa). Per gran parte dell'estate i due nemici si cercarono a vicenda in varie zone dell'oceano, inutilmente. Nell'agosto Nelson tornò in patria, e riprese il mare, a bordo della nave ammiraglia HMS Victory, il 14 settembre; nel frattempo era giunta notizia che Villeneuve era salpato per Cadice, dopo aver raccolto nuove forze.

Il 28 settembre Nelson raggiunse il grosso della flotta inglese al largo di Cadice e, dopo aver lasciato alcune navi a controllare di nascosto i movimenti degli avversari, si ritirò oltre l'orizzonte.

Svolgimento[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ordine di battaglia alla Battaglia di Trafalgar.
Nelson prima della battaglia di Trafalgar
in un dipinto del 1854 di George Lucy Good.
Schema della battaglia

Il 20 ottobre 1805 la flotta congiunta comandata dall'ammiraglio Pierre de Villeneuve salpò da Cadice diretta a Cartagena inseguita dalle fregate inglesi che tenevano informato Nelson. La manovra fu lenta e imprecisa a causa della fitta nebbia e del vento contrario che la squadra dovette affrontare.

Le trentatré navi franco-spagnole si trovarono così, all'imbrunire, sparse a distanza di circa un decimo di miglio (ca 180 metri) l'una dall'altra su un'area di circa quattro miglia di mare, al largo di Capo Trafalgar.

Alle 6:20 del 21 ottobre 1805 Villeneuve ordinò che la flotta si disponesse in linea di combattimento. Nel medesimo frangente Nelson operò un cambio di strategia, ovvero invece di attaccare con una formazione divisa in tre colonne come precedentemente ipotizzato, scelse di disporre le navi inglesi su due colonne, una comandata dal suo vice, il vice-ammiraglio Collingwood, a bordo del Royal Sovereign, l'altra dalla Victory, comandata da egli stesso. La manovra (il cosiddetto Tocco di Nelson[1]), decisamente inusuale rispetto al tradizionale schieramento a linea di fila, rappresenta l'idea geniale dell'ammiraglio inglese: il principale svantaggio stava nell'estrema vulnerabilità delle navi ammiraglie e di quelle a seguire, che volontariamente si ponevano in una posizione detta in gergo militare a T, sottoposte al fuoco incrociato di tutta la flotta nemica; di contro, il vantaggio certo era la possibilità di ogni nave di sparare con tutti i pezzi, al contrario dei franco-spagnoli, costretti a utilizzare un solo fianco. Alle 11.30 iniziò la vera e propria battaglia, Nelson fece issare il famoso segnale: "L'Inghilterra si aspetta che ogni uomo faccia il suo dovere". A mezzogiorno circa i cannoni della Fougueux tuonarono sul mare, aprendo il fuoco incrociato delle navi francesi e spagnole contro le navi in testa alle due colonne Inglesi. Nonostante il fitto cannoneggiamento, la Victory e la Royal Sovereign avanzarono inarrestabili riuscendo a incunearsi negli intervalli della lunga fila, scatenando una mischia furiosa e riducendo così l'inferiorità numerica. Nonostante l'inizio della battaglia, violentissimo, sembrasse già favorevole agli inglesi, lo scontro infuriò per oltre cinque ore e i marinai delle tre nazioni si batterono con grande valore. Alle 13.30 circa Nelson fu ferito sul ponte della Victory, colpito da un tiratore scelto Francese che sparò e il colpo gli perforò il polmone; morì dopo due ore. Ma la sua insegna non venne ammainata per tutta la durata della battaglia, per non demoralizzare i marinai inglesi. Poco dopo le 14.00 l'ammiraglia francese Bucentaure, semidistrutta e con a bordo l'ammiraglio Villeneuve e tutto il suo stato maggiore, si arrese agli inglesi.

Perdite[modifica | modifica wikitesto]

I franco-spagnoli persero complessivamente 19 navi (una affondata, 18 catturate, compresa la Santísima Trinidad, nave ammiraglia della flotta spagnola); i francesi ebbero 3.373 morti e 1.155 feriti, gli spagnoli circa 3.000 tra morti e feriti (compreso l'ammiraglio Gravina, che morì qualche tempo dopo). Le navi britanniche subirono danni gravi (compresa la Victory), ma nessuna andò perduta; i morti inglesi furono 449 (compreso l'ammiraglio Nelson), i feriti 1.246.

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

La vittoria britannica di Trafalgar chiuse definitivamente il secolare duello anglo-francese per il controllo degli oceani: Napoleone dovette rinunciare all'invasione della Gran Bretagna, che diventò la padrona assoluta dei mari fino alla prima guerra mondiale. L'ammiraglio Nelson fu celebrato dagli Inglesi come un eroe nazionale; l'ammiraglio Villeneuve, liberato alla fine della guerra della terza coalizione, si suicidò per non dover affrontare l'ira di Napoleone.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Guido Gerosa, Napoleone, un rivoluzionario alla conquista di un impero, Mondadori 1995: fino a quel momento le flotte avevano combattuto in linee formali di battaglia, manovrando in linea retta e convergendo una di fronte all'altra. Ogni nave si sceglieva l'avversaria e la vittoria dipendeva dal duello delle rispettive artiglierie. Ma Nelson sapeva di essere in inferiorità numerico e quindi decise di formare tre linee, una di sedici comandata da lui stesso, un'altra di sedici al comando di Lord Collingwood e una squadra d'avanguardia con le otto navi più veloci. Così avrebbe operato agilmente rompendo la retroguardia del nemico e frantumandone il centro

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Frasca. Il potere marittimo in età moderna, da Lepanto a Trafalgar. Londra, Lulu Enterprises UK Ltd, 2008, ISBN 978-1-84799-550-6.
  • A. Martelli. "La lunga rotta per Trafalgar". Bologna, il Mulino, 2009
  • Marco Zatterin. "Trafalgar. La battaglia che fermò Napoleone". Milano, Rizzoli Storica, 2005
  • Giuliano Da Frè. "Il vallo di legno". Rid-Rivista Italiana Difesa, ottobre 2005, pp. 82-97
  • Guido Gerosa. "Napoleone, un rivoluzionario alla conquista di un impero". Milano, Mondadori,1995, pp. 316-335 ISBN 88-04-41829-X

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

(EN) Simon Worrall, National Geographic Italia - ottobre 2005 - pagg. 86-99