Terza coalizione
| Guerra della terza Coalizione Parte Guerre Napoleoniche
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| Data | 2 agosto 1805 - 26 dicembre 1805 | ||
| Luogo | Europa Centrale ed Italia | ||
| Esito | Schiacciante vittoria Francese Pace di Presburgo |
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La terza coalizione fu un'alleanza militare creata nel 1805 da Gran Bretagna, Impero austriaco, Impero russo, Regno di Napoli e Svezia contro la Francia con lo scopo di togliere Napoleone dal trono imperiale e dissolvere l'influenza militare francese dal continente europeo.
Indice |
[modifica] La situazione politica
La Francia il 25 marzo 1802 aveva stipulato con la Gran Bretagna il trattato di Amiens, ottenendo così un periodo di alcuni anni di pace a cui anelava del resto tutta l'Europa. Tuttavia i plurisecolari motivi di contrasto fra le due nazioni non erano scomparsi, ed anzi la competizione fra i due stati che si affacciavano sulla Manica era apertissima ed estremamente virulenta. Nel corso dei quattordici mesi durante i quali durò la pace, avvennero una serie di episodi che aumentarono le frizioni fra i due stati, e già il 10 maggio 1803 il primo ministro britannico Addington aveva messo le carte in tavola, imponendo di fatto un ultimatum alla Francia. La risposta di Napoleone fu l'approntamento di un'armata di 160.000 uomini, denominata Armée d'Angleterre (Armata d'Inghilterra). La reazione britannica fu l'immediata imposizione dell'embargo su tutte le navi francesi nei porti britannici, a cui Napoleone rispose con l'arresto di tutti i cittadini britannici in Francia e negli stati satelliti. Il 16 maggio la parola passò ai cannoni, quando una fregata britannica attaccò un convoglio francese nella Manica. Da quel giorno i cannoni avrebbero taciuto solo la tarda sera del 18 giugno 1815, nella piana di Waterloo.
Inizialmente la guerra fu unicamente marittima, dato che Napoleone si era convinto che l'unico modo per trovare un accordo con la Gran Bretagna era di firmarla con le truppe francesi a Londra; quindi, per poter invadere l'Inghilterra, doveva avere la supremazia navale nella Manica per il tempo necessario a trasferire l'esercito dai porti francesi a Dover[1]. Perciò, in attesa che la flotta ottenesse i risultati voluti, radunò l′Armée d'Angleterre, che comprendeva le migliori truppe disponibili, a Moulin Hubert, in prossimità di Boulogne.
Tuttavia la Gran Bretagna, in cui era tornato primo ministro Pitt, non avendo militarmente la forza per attaccare direttamente la Francia, organizzò un'offensiva diplomatica per portare al suo fianco le principali potenze europee. I bersagli di questa offensiva furono principalmente la Russia e l'Austria. La prima fu convinta, nonostante i contrasti già in atto con la Gran Bretagna sia nei riguardi degli stati baltici, sia nei confronti della Turchia e del Mediterraneo, dal fatto che la politica francese in Germania ed in Italia la emarginava da queste aree considerate vitali dallo Zar. La seconda sentiva ancora bruciare l'umiliazione del trattato di Campoformio ed ancora più quella della successiva pace di Lunéville e, ancora di più, vedeva la Francia diventare potenza egemone sui principati della Germania. Alla coalizione si unirono il Regno di Napoli e Sicilia (la cui parte continentale del territorio era sotto dominio francese) e la Svezia. Fondamentali per far pendere la bilancia a favore della Gran Bretagna furono anche diversi eventi fra cui l'incoronazione di Napoleone come Imperatore (cosa che sembrò un insulto a tutte le case regnanti europee) e soprattutto l'uccisione del duca d'Enghien, avvenuta nel 1804. Mentre la Gran Bretagna tesseva la sua tela diplomatica, il ministro degli esteri francese Talleyrand riusciva ad assicurarsi la neutralità della Prussia e l'alleanza della Spagna.
L'Impero d'Austria, in pieno accordo con Pitt, nell'agosto 1805 consegnò a Napoleone un ultimatum, in cui chiedeva l'abbandono da parte della Francia del ducato di Savoia, ed entro lo stesso mese, fu firmata l'alleanza fra Impero Russo e Gran Bretagna. La guerra iniziava anche sul continente europeo.
[modifica] Le forze in campo
[modifica] Impero Francese
La Francia aveva solo un'armata, la Grande Armée, il cui comandante supremo era l'Imperatore in persona, questa armata, nel corso della campagna del 1805, comprendeva circa 350.000 uomini[2], considerando anche le guarnigioni e le truppe di seconda linea, le truppe di prima ammontavano a circa 210.000 uomini. L'organica dell'armata era in quel momento il più avanzato al mondo, comprendendo sette corpi d'armata su un numero variabile di divisioni più un corpo di cavalleria di riserva e la riserva generale data dalla Guardia. La fanteria era organizzata in reggimenti (di tre o più battaglioni) che, a loro volta, erano raggruppati nelle divisioni, in cui spesso era compresa una componente di artiglieria. La cavalleria (forse l'arma meno brillante dell'esercito all'epoca) era su cavalleria pesante (corazzieri e carabinieri), organizzata in divisioni autonome, cavalleria di linea (dragoni) e leggera (ussari e cacciatori a cavallo). L'artiglieria era ancora quella voluta da Gribeauval, su un numero limitato di calibri e capace di evoluire sul campo di battaglia.
Oltre alla Grande Armée erano disponibili in Italia 50.000 uomini al comando del maresciallo Massena nella Pianura Padana e 20.000 uomini al comando del generale Saint Cyr nel Regno di Napoli.
Restavano a Boulogne circa 30.000 uomini, al comando del generale Brune per contrastare eventuali tentativi di sbarco britannici.
A questi si unirono circa 16.000 bavaresi e soldati dell'Assia, del ducato di Baden e del Württemberg.
[modifica] Impero Russo
Le forze russe sarebbero giunte sul teatro di guerra in tre grosse masse. La prima, al comando di Kutùzov, composta da circa 35.000 uomini, che sarebbe giunta in Baviera entro il 20 ottobre, seguita a breve distanza da una forza di circa 40.000 uomini, al comando di Buxowden, mentre la terza forza, o Armata del Nord, di circa 20.000 uomini, al comando di Bennigsen, avrebbe raggiunto il Reno attraversando la Boemia.
[modifica] Impero Austriaco
L'esercito austriaco era diviso in due masse, separate dalle Alpi, la massa principale, al comando dell'arciduca Carlo, di circa 95000 uomini, operante nella Pianura Padana, ed una nella valle del Danubio, al comando nominale dell'arciduca Ferdinando, ma in realtà, per ordine esplicito dell'imperatore, guidata dal generale Mack di circa 72000 uomini. Il collegamento fra queste due forze sarebbe stato assicurato da una forza di 23000 uomini sotto il comando dell'arciduca Giovanni.
[modifica] Gran Bretagna, Regno di Napoli e Svezia
Era previsto che la Gran Bretagna con la sua flotta appoggiasse operazioni diversive sia nel Regno di Napoli, la cui parte peninsulare era sotto controllo francese, sia nella Pomerania, utilizzando truppe napoletane e svedesi. In totale era previsto l'impiego di circa 50.000 uomini per questi diversivi.
[modifica] I piani contrapposti
Il piano dei coalizzati (e particolarmente dell'Austria) si basava sull'ipotesi che il teatro principale di guerra fosse la Pianura Padana, come era avvenuto nelle campagne del 1796 e del 1800, quindi avevano assegnato questo teatro di guerra al loro miglior generale (l'arciduca Carlo) ed alla maggior parte dei loro uomini. Invece, con Napoleone impegnato dalle truppe migliori in Italia, Mack avrebbe effettuato un'avanzata in Baviera, in modo da impedire che quello stato collaborasse con la Francia e per preparare le basi per l'attacco che sarebbe stato effettuato congiuntamente all'esercito russo, marciando oltre il Reno su Strasburgo e fino al cuore della Francia. L'operazione di apertura quindi sarebbe stata l'occupazione della Baviera, contemporaneamente all'attacco delle truppe presenti nella Pianura Padana.
Questo piano era errato per prima cosa da un punto di vista concettuale, cioè nell'ipotesi che il teatro principale delle due campagne precedenti fosse stato l'Italia. In realtà sia nella campagna del 1796 sia in quella del 1800 il teatro principale per i francesi era sul Reno[3], ma la decisione era avvenuta nel teatro italiano per il semplice motivo che su quel teatro si trovava il miglior generale disponibile per la Francia, che ora era diventato imperatore e non era più legato a vincoli politici imposti dall'esterno.
Oltre all'errore concettuale venne anche l'approssimazione dei pianificatori austro-russi a peggiorare la situazione. Infatti era necessario che le operazioni cominciassero quanto prima, in modo da evitare una campagna invernale, quindi non era possibile aspettare che le truppe russe fossero ai confini con l'Austria per iniziare le operazioni, ma era necessario concordare una data a cui le forze dello zar sarebbero state presenti in Baviera. Questa data fu stabilita per il 20 ottobre, tuttavia non fu chiarito che gli austriaci utilizzavano il calendario gregoriano, mentre i russi usavano il calendario giuliano. Dato che questo era in ritardo di dieci giorni[4], in realtà l'organizzazione russa si mosse in modo tale che Kutùzov arrivasse in Baviera per il 30 ottobre. Anche con queste valutazioni la decisione di entrare in guerra degli austriaci fu prematura, in quanto presuppose una rapidità di reazione e movimento da parte dei francesi che era assolutamente inferiore a quella mostrata nella realtà da Napoleone e dai sui soldati.
Il piano di Napoleone invece era speculare rispetto a quello austriaco: considerando che il fattore critico di tutta la campagna era evitare che le forze russe si unissero a quelle austriache, costringendolo ad una battaglia decisiva in condizioni di netta inferiorità numerica, era necessario attaccare immediatamente le forze di Mack (l'esercito nemico più piccolo) per poi marciare su Vienna ed impegnare le forze russe prima che si potessero riunire a quelle austriache. L'Italia restava sotto il controllo di Massena e Saint Cyr, dato che, con una minaccia come quella della Grande Armèe alle spalle, l'arciduca Carlo non avrebbe potuto minacciare il territorio francese.
[modifica] La manovra di Ulm
Il 10 settembre Mack attraversò l'Inn (che rappresentava il confine fra Austria e Baviera) e marciò su Monaco, ma già da quindici giorni Napoleone aveva spostato la Grande Armée da Boulogne alle rive del Reno, per una distanza di circa 600 km. L'operazione (che, secondo i pianificatori austriaci, avrebbe richiesto non meno di 20 gorni, più probabilmente un mese) aveva potuto essere effettuata in soli 13 giorni grazie al sistema dei corpi di armata, marcianti ognuno su strade diverse, ma comunque sempre pronti a riunirsi sul campo di battaglia. Quando gli austriaci arrivarono ad Ulm Napoleone diede l'ordine di attraversare il Reno, azione iniziata nella notte fra il 24 e il 25 settembre, e si recò a Strasburgo, assumendo anche operativamente il comando dell'armata il 26 settembre.
Inizialmente il corpo di riserva di cavalleria (Murat) ed il V corpo (Lannes) si diressero verso lo Schwarzwald per attirare le forze austriache verso ovest. Intanto altri 6 corpi d'armata stavano marciando con tappe da 12 a 40 km al giorno a nord per interporsi fra Ulm e l'Inn. Il 2 ottobre, mentre Mack ancora era invischiato nelle gole dello Schwarzwald, l'armata fece una conversione a destra, su un fronte da Ansbach a Stoccarda (120 km), puntando decisamente sulle retrovie austriache, accorciando contemporaneamente i fronte, che sulla linea Ingolstadt Donauwörth era già ridotto a 60 km. Per compiere questo movimento in tempo utile i corpi di Marmont e Bernadotte (quelli più orientali) attraversarono il territorio prussiano di Ansbach, senza che al momento questo venisse considerato un casus belli. Il 6 ottobre i francesi erano in vista del Danubio, pronti per attraversarlo.
Invece di tentare di impegnare una parte della Grande Armée in combattimento, per rallentare la marcia e cercare di guadagnare il tempo necessario all'arrivo di Kutuzov nel teatro, o tentare di proteggere i punti di passaggio sui fiumi, l'arciduca Ferdinando ordinò un concentramento delle sue forze ad Ulm. Non trovando resistenza i corpi francesi iniziarono l'attraversamento del Danubio, metà ad est della confluenza del Lech e metà ad ovest, in modo da tagliare qualsiasi via di comunicazione alle forze austriache. Fra il 7 e l'8 ottobre tutti i punti di attraversamento sia del Danubio sia del Lech che potevano servire agli austriaci erano in mano ai francesi. Napoleone si preparava ad affrontare Mack, presupponendo una sua ritirata in direzione est per tentare di riunirsi Kutuzov che stava sopraggiungendo, quindi dispose i suoi corpi a copertura di tutte le vie di ritirata, a distanza di marcia di non più di 48 ore uno dall'altro, con i corpi di Bernadotte e Davout schierati sull'Isar e sul Lech per fronteggiare un eventuale arrivo di Kutuzov. Invece Mack, che non aveva compreso la situazione reale, era convinto che Napoleone si stesse ritirando, quindi stava fermo organizzando colonne celeri che avrebbero dovuto distruggere la Grande Armée mentre questa fuggiva verso il Reno.
Intanto i corpi d'armata francesi, non sapendo di essere in fuga, convergevano sulle forze austriache, dopo un combattimento a Wertingen (8 ottobre), concluso con una netta vittoria francese, ed un successivo scontro della divisione Dupont contro 20000 austriaci a Albeck, concluso solo a sera con la ritirata dei francesi (11 ottobre), senza che Mack organizzasse l'inseguimento. Informato che Kutuzov era ancora a 350 km, Napoleone decise di dar battaglia a Mack sul fiume Iller, quindi fece convergere tutte le truppe su quella zona. Arrivato a Ulm Napoleone comprese che Mack non aveva nessuna intenzione di combattere presso l'Iller, quindi portò i corpi di Ney e Murat a nord del Danubio per appoggiare Dupont e respingere gli austriaci dal fiume, questa azione, perfettamente riuscita, mise in crisi completamente lo schieramento di Mack, che si trovò completamente circondato. All'accerchiamento riuscirono a fuggire solo 6000 uomini di cavalleria con l'arciduca Ferdinando, ma, inseguiti da Murat, solo 11 squadroni riuscirono a ricongiungersi al generale Werneck ad Heidenheim. Il 19 ottobre lo stesso generale Werneck era costretto ad arrendersi a Trochtelfingten, e Murat, saccheggiando le retrovie austriache, catturava 8 generali, 200 ufficiali, 20000 soldati, 120 cannoni, 500 carri e la cassa militare. Intanto Ulm era investita direttamente dalle forze francesi (15 ottobre) ed il 17 ottobre Mack chiese un armistizio fino al 25, con la clausola che gli austriaci si sarebbero arresi se non avessero ottenuto rinforzi per tale data. Kutuzov era ancora a 160 km, quindi non sarebbe mai giunto in tempo. Il 20 ottobre Mack offrì la resa, solo 10000 uomini riuscirono a fuggire, ma 25000 fanti e 2000 cavalleggeri deposero le proprie armi di fronte alla Grande Armée schierata.
Mentre Napoleone guardava gli austriaci che sfilavano come prigionieri, al largo di capo Trafalgar si combatteva una battaglia navale, ed a sera di quello stesso giorno la flotta francese non esisteva più. La successiva minaccia di un'invasione dell'Inghilterra era rimandata di 135 anni.
| « Trentamila uomini, tra i quali 2000 a cavallo, oltre 60 cannoni e 40 stendardi sono caduti in mano ai vincitori. da quando è cominciata la guerra, il numero totale di prigionieri si calcola intorno ai 60000, gli stendardi catturati 80, senza calcolare i treni di artiglieria e di approvvigionamento [...] Le vittorie non sono mai state così complete e così poco costose » | |
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(VIII bollettino della Grande Armée, citato da D. Chandler op. cit. pag 503)
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[modifica] L'inseguimento di Kutuzov
La situazione francese, dopo la vittoria di Ulm, anche se notevolmente migliorata, non era ancora soddisfacente, dato che i 36000 russi di Kutuzov stavano marciando verso la Baviera, riunendosi con 22000 austriaci, Buxhowden era già in Moravia con 30000 uomini e Bennigsen stava avvicinandosi alla frontiera settentrionale austriaca. Oltre a queste forze erano disponibili i 20000 uomini dell'arciduca Giovanni in Tirolo e l'arciduca Ferdinando stava riorganizzando i gli 8000 superstiti dell'esercito di Mack in Boemia. Il rischio maggiore però veniva dal fatto che, in seguito alla violazione della neutralità della Prussia, il re Federico Guglielmo III stava preparandosi ad intervenire con la coalizione, anche se non era previsto che potesse inviare truppe fino a dicembre.
In Italia la situazione non era brillante, anche se non destava sensibili preoccupazioni, dato che l'arciduca Carlo, dopo aver vinto la seconda battaglia di Caldiero, si stava ritirando lentamente per coprire Vienna dai francesi. Massena continò a seguire il nemico, essendo riuscito a schermare la guarnigione di Venezia con le forze di Saint Cyr. In Carinzia Carlo riuscì a congiungere le sue forze con quelle del fratello Giovanni, dopo aver superato il Brennero.
Data la situazione Napoleone fece muovere immediatamente la Grande Armée, tentando di impegnare i vari eserciti coalizzati ancora separati. Il primo bersaglio (cioè il più vicino) erano le forze di Kutuzov, quindi l'esercito francese marciò per tentare di intercettarlo e costringerlo a battaglia. L'obiettivo della manovra era Vienna, in quanto, occupando la capitale austriaca, Napoleone avrebbe costretto le forze nemiche nella valle del Danubio a coprirla, accettando una battaglia sul suo terreno, o a ceder la capitale, portando il caos nell'amministrazione austriaca. Dopo aver distaccato il corpo di Augereau a Ulm ed aver creato un nuovo corpo al comando di Mortier destinato ad operare lunga la riva nord del Danubio,, il 25 ottobre l'esercito attraversava l'Isar e marciava per impegnare i russi, che si stavano ritirando lungo il Danubio, dato che Kutuzov voleva evitare la battaglia, a costo di perdere la capitale dell'alleato. Napoleone aumentò la pressione su Kutuzov inviando al suo inseguimento, oltre ai corpi di Murat e Lannes, anche quello di Davout. Il corpo di Marmont fu spostato a Leoben per tagliare i collegamenti fra la valle del Danubio e le truppe austriache in Italia.
Dopo scontri non conclusivi di Murat con Kutuzov a Amstetten e di Davout con Merveldt a Maria Zell gli austro-russi di Kutuzov riuscirono a raggiungere la riva sinistra del Danubio, facendo saltare dietro di sé i ponti ed evitando quindi la prima trappola tesagli da Napoleone. Murat a quel punto marciò direttamente su Vienna, lasciando il solo corpo di Mortier a contrastare tutte le forze di Kutuzov sulla riva sinistra del Danubio. Il giorno 11 novembre la divisione Gazan, del corpo di Mortier fu impegnata a Dürrenstein da 40000 russi, fu una battaglia disperata, e, al crepuscolo, quando già Mortier aveva caricato la batteria divisionale su tre barche, per evitare che cadesse in mano al nemico, apparve la divisione Dupont, costringendo i russi a ritirarsi. Intanto Napoleone stava muovendo le sue truppe su Hollabrunn, per cercare nuovamente di intercettare Kutuzov prima che potesse congiungersi con Buxouden. La temeraria azione di Murat a questo punto aveva un senso militare, quindi Napoleone ordinò al suo maresciallo di attraversare il Danubio a Vienna, seguito dai corpi di Lannes e di Soult in modo da prendere Kutuzov di fianco, mentre il corpo di Bernadotte doveva attraversare il Danubio a Melk, per cadere alle spalle di Kutuzov e quindi completare l'accerchiamento.
Murat entrò a Vienna, abbandonata dalla corte e dichiarata "città aperta", il 12 novembre, catturando 100.000 moschetti, 500 cannoni e abbondanti munizioni. Tuttavia, quando si avvicinò al ponte sul Danubio, lo trovò occupato da un forte distaccamento austriaco e già minato. Allora Murat e Lannes, nell'uniforme sgargiante dei marescialli dell'impero, si avvicinarono al ponte a passo cadenzato e dando ordini, che, naturalmente vennero prontamente eseguiti dai soldati di guarnigione, che si erano resi di conto di avere a che fare con persone importanti. Una volta attraversato il ponte cominciarono a gridare "Armistice! Armistice!" ed a discutere con il comandante (che, ovviamente, non era per niente sicuro che avessero l'autorità di dare ordini ai suoi soldati). Mentre gli ufficiali esitavano dagli edifici vicini sbucarono i granatieri di Oudinot che ebbero ben presto ragione della guarnigione austriaca, salvando così il ponte vitale per l'esercito francese[5]. Tuttavia Bernadotte attraversò il Danubio solo il 15 novembre, quindi Kutuzov riuscì a sfuggire all'accerchiamento, lasciando un retroguardia di 6000 uomini al comando del generale Bagration. Ormai Kutuzov era sfuggito alla trappola e poteva tranquillamente ricongiungersi con il resto delle forze austro russe. A Napoleone non restava che affrontare al completo l'armata nemica o ritirarsi di fronte a un nemico che aveva forze preponderanti.
[modifica] Austerlitz
| Per approfondire, vedi la voce Battaglia di Austerlitz. |
La situazione della Grande Armée era tutt'altro che brillante, dato che si trovava in pieno territorio nemico e poteva essere circondata in qualsiasi momento da forze soverchianti. Infatti aveva di fronte l'esercito congiunto austro russo di Kutuzov e Buxowden (100.000 uomini) sotto il comando diretto dello zar Alessandro I e dell'imperatore Francesco II, con il quartier generale a Olmütz, mentre Bennigsen stava arrivando da nord per congiungersi a questo esercito, in Boemia l'arciduca Ferdinando aveva raccolto 20.000 uomini, a sud si trovava l'arciduca Carlo con 100.000 uomini. Considerando che la Grande Aermée era esausta per due mesi di combattimenti continui, inizialmente Napoleone dislocò il corpo di Bernadotte per coprire le vie di accesso dalla Boemia e i corpi Mortier e Davout a coprire Vienna da sud (considerando, fra l'altro, che già alle costole dell'arciduca Carlo si trovava Massena con 40000 uomini).
A questo punto Napoleone poteva aspettare che i coalizzati facessero la prima mossa o cercare di agire per primo. La seconda soluzione, essendo in presenza di forze nemiche notevolmente superiori, era estremamente rischiosa, considerando che se l'esercito francese fosse stato sconfitto, ne sarebbe seguito l'annientamento, non avendo una base su cui ritirarsi (la base logistica era ad Augsburg, cioè a più di 500 km dalla sua posizione attuale). La prima soluzione era altrettanto rischiosa, dato che, secondo logica, non si poteva aspettare un attacco finché le forze dei coalizzati non fossero state più che sufficienti a spazzare via i francesi. D'altra parte l'unica soluzione tattica, considerando il rapporto di forze, era di condurre una battaglia difensiva controffensiva, quindi Napoleone avrebbe dovuto fare in modo che fossero i coalizzati ad attaccare lui, quindi doveva fornire ai nemici un'esca perché lasciassero le loro posizioni allo scopo di attaccarlo. Questa esca doveva funzionare in pochi giorni, dato che si aspettava l'intervento prussiano entro dicembre, che entro pochi giorni Marmont (a Graz) sarebbe stato impegnato dall'arciduca Carlo e che l'arrivo di Bennigsen era ormai questione di una decina di giorni.
A questo punto il 21 novembre ordinò ai corpi di Soult, Lannes e Murat di marciare verso Brünn e Wischau per occupare le alture di Pratzen e la cittadina di Austerlitz. Questi 50000 uomini avrebbero costituito l'esca, mentre i corpi di Bernadotte e Davout avrebbero marciato per impegnare il nemico e sostenere i compagni d'arme. Il 27 novembre, di fronte ad un'offerta di armistizio da parte dell'imperatore Francesco II, Napoleone si dimostrava esitante, sapendo che lo zar e tutti i generali russi (tranne Kutuzov) volevano la battaglia, convinti poterlo schiacciare senza sforzo. A questo punto il lo stesso giorno ordinò a Soult di abbandonare la posizione del Pratzen, in modo che fosse occupata dal nemico. Lo scopo era quello di far spostare il baricentro dell'esercito nmico verso il suo fianco destro, lasciando quindi scoperte le sue linee di comunicazione.
Il giorno 1º dicembre le forze coalizzate raggiungevano le linee difensive francesi ed il 2 dicembre sorgeva il sole di Austerlitz. A sera Napoleone festeggiava la sua più famosa vittoria. Ad Austerlitz morirono 11000 russi e 4000 austriaci, 12000 uomini furono fatti prigionieri e furono catturati 180 cannoni e 50 bandiere. I francesi persero 1305 morti, 6940 feriti e 573 prigionieri[6].
Il giorno dopo l'Austria chiedeva un armistizio, mentre l'esercito russo si ritirava in Polonia.
Il 26 dicembre veniva firmata a Presburgo la pace fra Francia ed Austria, ma la guerra con Russia e Gran Bretagna continuava.
[modifica] Campagna d'Italia
Nel frattempo in Italia, forze Francesi al comando di St. Cyr manovravano alle frontiere del Regno di Napoli, sorvegliati da forze Anglo-Russe incaricate di difendere il regno. Dopo la Battaglia di Austerlitz i Russi lasciarono l'Italia ed i Britannici, poco disposti a difendere Napoli da soli, si ritirarono dal continente tornando in Sicilia. Intanto le forze Francesi, ora di stanza a Bologna furono riorganizzate nell'Armata di Napoli e poste sotto il comando nominale del fratello di Napoleone, Giuseppe Bonaparte. Sebbene il comandante de facto fu André Masséna, che comandava il I Corpo e fu incaricato dell'invasione da Giuseppe.
[modifica] Invasione di Napoli
Il 9 febbraio, Masséna invase il Regno di Napoli, ma già il 23 gennaio il re, Ferdinando IV era fuggito in Sicilia, sotto la protezione dagli inglesi.
Il 14 febbraio 1806 i francesi entrarono di nuovo a Napoli, seguiti il giorno successivo da Giuseppe Bonaparte, che ordinò di riarmare i forti e di attaccare l'esercito Borbonico in Calabria.
Ferdinando sperava si ripetessero gli eventi del 1799, quando la rivolta popolare dei sanfedisti era esplosa in Calabria portando alla caduta della Repubblica Partenopea.
Tuttavia, inizialmente non ci fu nessuna ribellione ed il 3 marzo, il generale Jean Reynier, invase la Calabria con il II Corpo dell'Armata di Napoli, forte di 10,000 unità. Solo pochi Calabresi resistettero mentre l'Esercito Reale Napoletano, agli ordini del generalissimo Ruggero Damas (un emigrato francese), fu sonoramente sconfitto nella battaglia di Campotenese il 10 marzo 1806, i superstiti ripararono in Sicilia.
Il 30 marzo 1806 Giuseppe Bonaparte fu proclamato Re delle Due Sicilie, anche se la parte insulare del Regno, oltre a qualche fortezza sul continente come Civitella del Tronto in Abruzzo e Gaeta a nord di Napoli, erano ancora in mano borbonica.[7]
Il 12 maggio gli Inglesi ed i Siciliani occuparono le isolette di Capri e Ponza.
Il 21 maggio si arrese Civitella del Tronto; la fortezza, comandata dall'irlandese Matteo Wade e rifornita dai briganti di Sciabolone, dal 27 marzo aveva resistito all'assedio dei duemila soldati agli ordini di Frégeville, che avevano saccheggiato i dintorni.
[modifica] Insurrezione in Calabria
| Per approfondire, vedi la voce Insurrezione calabrese (1806-1809). |
Tuttavia, non tutto andava secondo i piani per i Francesi, problemi di rifornimento costrinsero il II Corpo di Reynier, in Calabria, ad approvvigionarsi sul posto. Per oltre un mese l'esercito Napoletano si era sostenuto a spese dei contadini calabresi che ora erano ridotti alla fame. Giuseppe non si avvide del problema e del potenziale pericolo di una rivolta in Calabria e non inviò rifornimenti al sud.
Quindi Reynier continuò a prendere i rifornimenti alla popolazione locale provocando, prevedibilmente, una rivolta che scoppiò alla fine di marzo. Iniziarono piccole bande di partigiani ma in seguito, fomentati dai Borboni e dagli inglesi interi villaggi si sollevarono contro i Francesi.
A luglio, Massena non era ancora riuscito a prendere la Fortezza di Gaeta a causa della lentezza nel disporre l'artiglieria francese, dell'aiuto Britannico dal mare e di una serie di sortite tentate con successo dalla guarnigione Napoletana contro i genieri.
Con Gaeta ancora in mano ai napoletani, Giuseppe non fu in grado di inviare altre truppe in Calabria e Reynier fu costretto a rinforzare il suo esercito reclutando gli abitanti delle città e dei paesi più grandi.[7]
Con solo la piccola forza di Reynier in lotta contro le insurrezioni calabresi, i Britannici organizzarono una spedizione al comando di sir John Stuart per scongiurare il pericolo di invasione della Sicilia e per cercare di innescare una ribellione su grande scala di tutta l'Italia.
Nonostante i successi iniziali, in particolare a Maida dove sconfissero circa 5.500 soldati del generale Reyner, i Britannici mancarono sia nel rafforzare la spedizione di Stuart che nell'alleviare l'assedio di Gaeta.
Infine il 18 luglio, con l'artiglieria francese in grado di bombardare le mura a piena potenza, la Fortezza di Gaeta, che resisteva sin da 26 febbraio, si arrese liberando il I Corpo di Masséna[8] che poté così appoggiare con le sue truppe il II Corpo di Reynier contro i ribelli calabresi ed i soldati britannici, questi ultimi, soverchiati da numero, furono costretti a ritirarsi di nuovo in Sicilia.
La rivolta della Calabria fu repressa nel sangue e non si ripeté quanto accaduto nel 1799 alla Repubblica Partenopea.
Tuttavia, l'insurrezione non fu domata fino al 1807, quando già Masséna aveva chiesto il permesso di cedere il comando.
Il 28 maggio 1807 nella battaglia di Mileto Reynier riuscì a sconfiggere l'armata del principe Luigi d'Assia-Philippsthal che stava risalendo la penisola con l'obiettivo di riconquistare la parte continentale del regno.
Per la prima volta nelle guerre napoleoniche, i francesi si trovarono a fronteggiare una brutale guerriglia da parte di una popolazione ribelle e presto impararono che l'unica tattica efficace era quella del terrore originariamente impiegata da Reynier. La sommossa in Calabria anticipò gli stessi problemi che i francesi ed in particolare Giuseppe Bonaparte, avrebbero affrontato in Spagna durante la Guerra peninsulare.
[modifica] Conclusioni
La sconfitta della terza coalizione fu completa ma non decisiva, in quanto l'anno successivo (1806) Napoleone dovette vedersela con la Prussia e la Russia, mentre la Gran Bretagna non avrebbe mai cessato di combatterlo.
Strategicamente, nonostante la grande vittoria terrestre, la situazione francese sui mari era definitivamente compromessa con la battaglia di Trafalgar, pertanto i prossimi dieci anni sarebbero stati solo un lungo assedio per terra e per mare alla Francia, assedio che neppure le grandi capacità militari di Napoleone avrebbero potuto portare ad una definitiva conclusione vittoriosa per la Francia stessa.
[modifica] Note
- ^ Napoleone valutava il tempo necessario alla traversata della Manica da parte di un'armata di 150.000 uomini in circa dieci ore. Antoine Henry de Jomini. Life of Napoleon (Kansas City - 1897) pag 311-312, citato da D. Chandler. op. cit. pag 416
- ^ D. Chandler op. cit. pag 428
- ^ Nel 1796 il generale Bonaparte aveva a disposizione inizialmente 20.000 uomini, mentre l'Armata del Reno era forte di 240.000 uomini (più di 10 volte tanto), nel 1800 le Armate del Reno e del Danubio contavano complessivamente 120.000 uomini, l'Armata di Liguria (comandata da Masséna) contava 40.000 uomini ed infine l'Armata di riserva (comandata da Bonaparte) contava circa 60.000 uomini, ed ebbe il ruolo maggiore solo in seguito al rifiuto di Moreau di eseguire il piano proposto dal primo console, che avrebbe voluto l'Armata di Riserva nello Schwrzwald. D. Chandler op. cit. pag 98 e pag. 348
- ^ D. Chandler op. cit. pag 482
- ^ L'episodio è narrato in modo diverso e più colorito da altre fonti, qui è stata usata la versione di D. Chandler op. cit. pag 510
- ^ D. Chandler op. cit. pag 537
- ^ a b Finley Jr., Milton C. "Prelude to Spain: The Calabrian Insurrection, 1806-1807", Military Affairs, Vol. 40, No. 2 (April 1976), pp. 84-87
- ^ Koch, Jean Baptiste. Koch, Mémoires de Masséna, Book V. Paris (1848-50). pp. 194-251
[modifica] Bibliografia
- David Chandler. The campaigns of Napoleon, tradotto da Maurizio Pagliano et al. come Le campagne di Napoleone. 2 volumi. Seconda edizione BUR Rizzoli edizioni Milano (1998). ISBN 88-17-11576-2
- J. Cl. Quennevat. Atlante della Grande Armèe. traduzione a cura dello Sudio GIDIS. Giorgio Giannini Editore (Roma)
[modifica] Voci correlate
- Guerre napoleoniche
- Prima coalizione
- Seconda coalizione
- Quarta coalizione
- Quinta coalizione
- Sesta coalizione
- Settima coalizione
- Battaglia di Austerlitz
- Battaglia di Ulm
- Battaglia di Wertigen
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