Città aperta

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Cartelli annuncianti la proclamazione di Manila come "città aperta", gennaio del 1942

L'espressione città aperta si riferisce ad una città ceduta, per accordo esplicito o tacito tra le parti belligeranti, alle forze nemiche senza combattimenti con lo scopo di evitarne la distruzione.

Lo status viene attribuito tenendo conto del particolare interesse storico o culturale della città, oppure in virtù del consistente numero di civili presenti nella popolazione.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

L'accesso del nemico alla città dichiarata "aperta" non deve incontrare resistenza;[1] secondo il diritto bellico internazionale, infatti, "aperta" significa "aperta all'occupazione da parte del nemico".

Lo statuto conferito alle città aperte non è tuttavia inviolabile, e una dichiarazione unilaterale può non essere riconosciuta dal nemico, se chi fa la dichiarazione non si comporta di conseguenza. Più volte durante la Seconda guerra mondiale alcune città dichiarate aperte furono bombardate. La dichiarazione di "città aperta" riguardante Roma del 14 agosto 1943 fu unilaterale e non venne riconosciuta dagli Alleati nonostante la presenza del Vaticano, che poteva conferire alla capitale italiana il privilegio di "città santa", perché i Tedeschi ovviamente opposero resistenza fino all'ultimo all'ingresso di truppe nemiche nella città stessa. Quindi gli Alleati bombardarono Roma altre 51 volte dopo il 14 agosto, fino al 4 giugno 1944.
Ben diverso fu il caso di Belgrado, che fu bombardata il 6 aprile 1941 dalla Luftwaffe, nonostante l'avvenuta dichiarazione di città aperta fosse stata seguita dall'evacuazione della città da parte dell'esercito jugoslavo.

Città aperte durante la seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Tra le città dichiarate aperte durante la Seconda guerra mondiale ricordiamo:

  • Atene fu dichiarata città aperta dalle autorità tedesche il giorno 11 ottobre 1944.
  • Manila fu abbandonata nel 1942 dall'esercito americano che, tagliato nelle retrovie e in luce degli eventi di Pearl Harbor e dell'avanzata dell'esercito dell'impero giapponese, non aveva alcun interesse strategico nel mantenere un presidio nella capitale delle Filippine.
  • Firenze fu dichiarata città aperta dall'esercito tedesco.
  • Chieti fu considerata città aperta (24 marzo 1944), grazie soprattutto alle richieste dell'arcivescovo di Chieti-Vasto Giuseppe Venturi al comando tedesco a Roma, contestualmente alla perdita di importanza strategica del fronte adriatico della linea Gustav rispetto alla direttrice tirrenica (da Ortona a Cassino). Il comando tedesco a Roma era alquanto riluttante a tale soluzione ed anzi ordinò l'evacuazione della città: il comando adriatico però non si impegnò eccessivamente finché dichiarò autonomamente Chieti città aperta. Il comandante Kesselring, che da Roma aveva dichiarato di poter forse prendere in considerazione di dichiarare Chieti città "ospedaliera", non ratificò mai ma neanche, di fatto, si oppose o prese provvedimenti, l'attenzione era ormai completamente spostata verso la zona di Cassino e, con l'attenzione, pure l'esercito. A questo punto Chieti fu considerata città aperta anche dagli Alleati e, da allora, non subì bombardamenti, almeno in centro città (nelle contrade periferiche c'erano ancora presidi tedeschi), risultando così una provvidenziale zona di salvezza per decine di migliaia di sfollati provenienti da molte parti dell'Abruzzo.
  • Roma fu dichiarata unilateralmente città aperta il 14 agosto 1943, ma solo dalle autorità italiane: i tedeschi, di fatto, non ratificarono mai la dichiarazione, e approfittarono invece della ritornata tranquillità dopo le resistenze iniziali all'occupazione. L'occupazione tedesca di Roma città aperta, infatti, se risparmiò (da parte tedesca) il patrimonio storico e architettonico della città, fu però durissima per la popolazione (deportazioni di militari italiani e degli ebrei, la prigione di via Tasso, le Fosse Ardeatine ecc.). Le forze alleate entrarono nella capitale italiana nel giugno 1944.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Art. 59, Protocollo Addizionale I di Ginevra del 1977

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Chieti città aperta di Angelo Meloni - Donato e Nicola De Arcangelis Editori, Pescara 1947.
  • Chieti città aperta di Max Franceschelli - E'dicola editrice, Chieti 2007.
  • Storia segreta di Roma città aperta - Giulio Castelli con prefazione di Eugenio Boggiano Pico. Roma 1959.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]