Eccidio delle Fosse Ardeatine

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Coordinate: 41°51′24″N 12°30′37″E / 41.85667°N 12.51028°E / 41.85667; 12.51028

L'eccidio delle Fosse Ardeatine è il massacro compiuto a Roma dalle truppe di occupazione della Germania nazista il 24 marzo 1944, ai danni di 335 civili e militari italiani, come atto di rappresaglia in seguito a un attacco partigiano contro le truppe germaniche avvenuto il giorno prima in via Rasella. Per la sua efferatezza, l'alto numero di vittime, e per le tragiche circostanze che portarono al suo compimento, è diventato l'evento simbolo della rappresaglia nazista durante il periodo dell'occupazione.

Le "Fosse Ardeatine", antiche cave di pozzolana site nei pressi della via Ardeatina, scelte quali luogo dell'esecuzione e per occultare i cadaveri degli uccisi, sono diventate un monumento a ricordo dei fatti e sono oggi visitabili.

Entrata alle fosse

Indice

[modifica] Inquadramento storico

10 settembre 1943 soldati italiani cercano di contrastare i nazisti presso porta San Paolo

Dopo l'8 settembre 1943, l'armistizio di Cassibile, la fuga del Re Vittorio Emanuele III, e l'ingresso delle truppe tedesche dopo gli sfortunati combattimenti di Roma, i nazisti assunsero il controllo effettivo della città. Fin dai primi giorni dell'occupazione tedesca di Roma si costituirono nella capitale gruppi di resistenza, in particolar modo il Fronte Militare Clandestino ("Centro X") diretto dal colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo e nuclei comunisti, ai quali il maresciallo Carboni aveva fatto distribuire armi fin dal 10 settembre.[1]

Sottoposta pro forma alla sovranità della RSI, con lo status di "città aperta", Roma era in realtà governata solo dai comandi germanici, e lo divenne anche formalmente dopo lo sbarco di Anzio, il 22 gennaio 1944, quando l'intera provincia romana venne dichiarata "zona di operazioni". Il feldmaresciallo Albert Kesselring, comandante del fronte meridionale, nominò capo della Gestapo di Roma, conferendogli direttamente il controllo dell'ordine pubblico in città, l'ufficiale delle SS Herbert Kappler, già resosi protagonista della razzia del ghetto ebraico e della successiva deportazione, il 16 ottobre 1943, di 1.023 ebrei romani verso i Campi di sterminio.

La campagna del terrore avviata da Kappler, con frequenti rastrellamenti ed arresti di antifascisti e semplici sospetti nei vari carceri romani (fra cui il più tristemente famoso fu quello di via Tasso), sgominò in breve quasi ogni gruppo della resistenza romana, che si ritrovò a perdere prima gli elementi militari, quindi quelli trotzkisti di "Bandiera Rossa". Anche gli aderenti a "Giustizia e Libertà" e al Partito Socialista e i sindacalisti socialisti (come Bruno Buozzi) subirono forti decimazioni negli arresti compiuti dalle varie polizie tedesche, da quella italiana e dalle bande italiane sotto controllo tedesco (come la Banda Koch). Solo i GAP comunisti mantenevano una buona efficienza operativa.

Il fatto che Roma venisse a trovarsi nelle immediate retrovie del fronte ingenerò la convinzione che la città fosse pienamente teatro di guerra. È in questo contesto che i quadri comunisti della Resistenza romana giunsero alla determinazione di reagire con le armi e di attaccare militarmente l'occupante con un'azione che avesse un forte valore simbolico: venne infatti scelto come data il 23 marzo, anniversario della fondazione dei fasci di combattimento.

[modifica] L'attacco di via Rasella

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Fatti di via Rasella.

Il 23 marzo 1944 ebbe luogo l'attacco contro l'11a compagnia del III battaglione dell'SS-Polizeiregiment "Bozen" in via Rasella, per iniziativa di partigiani dei GAP Gruppi di Azione Patriottica delle brigate Garibaldi, che ufficialmente dipendevano dalla Giunta militare che era emanazione del Comitato di Liberazione Nazionale. Quanto all'appartenenza del Polizeiregiment "Bozen" alle SS, esistono versioni discordanti, in quanto la denominazione, pur solo formale, del reparto in SS-Polizeiregimenter avvenne solo il 16 aprile 1944, 24 giorni dopo l'attentato.[2] Tale reparto fu segnalato come bersaglio da Giorgio Amendola, poiché lo vedeva "passare ogni pomeriggio" "in pieno assetto di guerra", lasciando poi al comando partigiano "assoluta libertà d'iniziativa"[3], non per eventuali responsabilità dei soldati che vi appartenevano.

L'attacco venne compiuto da 12 partigiani.[4] Fu utilizzata una bomba a miccia ad alto potenziale; collocata in un carrettino per la spazzatura urbana, confezionata con 18 kg di esplosivo misto a spezzoni di ferro e dopo l'esplosione furono lanciate alcune bombe a mano. Vennero uccisi 32 militari dell'11a Compagnia del III Battaglione del Polizeiregiment Bozen[5] e un altro soldato morì il giorno successivo (altri nove sarebbero deceduti in seguito). L'esplosione uccise anche due civili italiani, Antonio Chiaretti, partigiano della formazione Bandiera Rossa, ed il tredicenne Piero Zuccheretti.[6]

[modifica] La rappresaglia

Alla notizia dell'attentato, il generale Kurt Mälzer comandante della piazza di Roma, accorso sul posto, parlò stravolto di una rappresaglia molto grave e dello stesso parere fu inizialmente Hitler.

Successivamente vari ragionamenti condussero a quantizzare la rappresaglia, e la decisione del comando nazista fu la conta di 10 ostaggi fucilati per ogni tedesco ucciso. La fucilazione di 10 ostaggi per ogni tedesco ucciso fu ordinata personalmente da Adolf Hitler, dopo aver vagheggiato apocalittiche proporzioni di 50 ad 1[senza fonte], la distruzione dell'intero quartiere (che comprende il Quirinale) e la deportazione da Roma di 1000 uomini per ogni tedesco ucciso. La convenzione dell'Aia del 1907 non fa un esplicito riferimento alla rappresaglia,[7] mentre la Convenzione di Ginevra del 1929, relativa al Trattamento dei prigionieri di guerra, fa esplicito divieto di atti di rappresaglia nei confronti dei prigionieri di guerra nell'Articolo 2.[8] Dal punto di vista internazionale l'argomento rappresaglia era contemplato nei codici di diritto bellico nazionali, in cui si faceva riferimento ai criteri della proporzionalità rispetto all'entità dell'offesa subita, della selezione degli ostaggi (non indiscriminata) e della salvaguardia delle popolazioni civili. Alcuni di questi aspetti furono violati: nella selezione degli ostaggi, poiché si procedette alla fucilazione anche di personale sanitario, infermi e malati ed inoltre poiché non risulta che sia stata eseguita da parte tedesca alcuna seria indagine per appurare l'identità dei responsabili dell'attacco, né si attesero le 24 ore di consuetudine affinché gli stessi si consegnassero spontaneamente, condizioni necessarie per la legittimità dell'azione di rappresaglia. Com'è noto, infatti, non venne neppure affisso il consueto bando nelle pubbliche piazze, limitando l'affissione, secondo la testimonianza dell'ambasciatore Roberto Caracciolo, ai soli uffici tedeschi.[9]

Nella scelta delle vittime, furono privilegiati criteri di connessione con la resistenza militare monarchica e coi i partigiani, e di appartenenza alla religione ebraica, e se in un primo tempo si tese ad escludere persone rastrellate al momento e/o detenuti comuni, successivamente, per raggiungere il numero di vittime volute, un certo numero di ostaggi fu poi costituito da reclusi condannati (o in attesa di processo) per delitti di natura non politica. Costoro furono prelevati, insieme a militari, membri attivi della resistenza e ad altri antifascisti, dal carcere romano di Regina Coeli, dove erano tenuti prigionieri. Nella consegna degli ostaggi, le autorità carcerarie romane frapposero ostacoli di ordine burocratico, nella speranza che gli autori dell'attentato si consegnassero entro le 24 ore, sospettando che i tedeschi avrebbero potuto vendicarsi ugualmente.[10] La strage iniziò infatti nemmeno 23 ore dopo l'agguato partigiano.

Dalle salme identificate (322 su 335) si ricava che circa 39 erano ufficiali, sottufficiali e soldati appartenenti alle formazioni clandestine della Resistenza militare, circa 52 erano gli aderenti alle formazioni del Partito d'Azione e di Giustizia e Libertà, circa 68 a Bandiera Rossa, un'organizzazione comunista trockijsta non legata al CLN, e circa 75 erano di religione ebraica. Altri, fino a raggiungere il numero previsto, furono detenuti comuni. Quindi circa metà dei giustiziati furono partigiani detenuti; di questi, cinquanta furono individuati e consegnati ai nazisti dal questore fascista Pietro Caruso, dietro minaccia da parte tedesca di procedere con un rastrellamento arbitrario del quartiere di Piazza Barberini.[11] Non mancarono tuttavia tra gli uccisi i rastrellati a caso e gli arrestati a seguito di delazioni dell'ultim'ora.

[modifica] L'esecuzione

Il massacro fu organizzato ed eseguito da Herbert Kappler, all'epoca ufficiale delle SS e comandante della polizia tedesca a Roma, già responsabile del rastrellamento del Ghetto di Roma nell'ottobre del 1943 e delle torture sui partigiani detenuti nel carcere di via Tasso.

L'ordine di esecuzione riguardò 320 persone, poiché inizialmente erano morti 32 soldati tedeschi. Durante la notte successiva all'attacco di via Rasella morì un altro soldato tedesco e Kappler, di sua iniziativa, decise di uccidere altre 10 persone. Erroneamente, causa la "fretta" di completare il numero delle vittime e di eseguire la rappresaglia, furono aggiunte 5 persone in più nell'elenco ed i tedeschi uccisero anche loro.

I tedeschi, dopo aver compiuto il massacro, infierendo sulle vittime, fecero esplodere numerose mine per far crollare le cave ove si svolse il massacro e nascondere, o meglio rendere più difficoltosa, la scoperta di tale eccidio.

I sopravvissuti del Polizeiregiment "Bozen", si rifiutarono di vendicare in quel modo i propri compagni uccisi.[12]

L'esecuzione iniziò dopo sole 23 ore dall'attacco di Via Rasella, e venne resa pubblica ad esecuzione avvenuta. La stessa segretezza avvolse la notizia ufficiale dell'attentato subìto dalle truppe occupanti, notizia diffusa assieme a quella della rappresaglia per ragioni propagandistiche secondo una direttiva del Minculpop.[13]

[modifica] Processi ai responsabili dell'eccidio

Nel dopoguerra, Herbert Kappler venne processato e condannato all'ergastolo da un tribunale italiano e rinchiuso in carcere. La condanna riguardò i 15 giustiziati non compresi nell'ordine di rappresaglia datogli per vie gerarchiche. Colpito da un tumore inguaribile, con l'aiuto della moglie riuscì ad evadere dall'ospedale militare del Celio e a rifugiarsi in Germania, ove morì pochi anni dopo. Anche il principale collaboratore di Kappler, l'ex-capitano delle SS Erich Priebke, dopo una lunga latitanza in Argentina, è stato arrestato ed estradato in Italia, ove, processato, è stato condannato all'ergastolo per la strage delle Fosse Ardeatine. Anche Albert Kesselring, catturato a fine guerra, fu processato e condannato a morte il 6 maggio 1946 da un Tribunale Alleato per crimini di guerra e per l'eccidio delle Fosse Ardeatine, ma la sentenza fu commutata nel carcere a vita. Nel 1952 fu scarcerato per motivi di salute e fece ritorno in Germania, dove si unì ai circoli neonazisti bavaresi. Morì nel 1960 per un attacco cardiaco.

[modifica] Il monumento ai martiri delle Fosse Ardeatine

L'interno del sacrario

Subito dopo la fine della guerra il comune di Roma bandì un concorso per la sistemazione delle cave ardeatine e la costruzione di un monumento in ricordo delle vittime dell'eccidio nel luogo stesso in cui avvenne: le cave di pozzolana della via Ardeatina; fu il primo concorso d'architettura nell'Italia liberata[14][15]

Dalle due fasi del concorso uscirono vincitori ex aequo due gruppi: quello formato dagli architetti Nello Aprile, Cino Calcaprina, Aldo Cardelli, Mario Fiorentino e dallo scultore Francesco Coccia e quello formato dagli architetti Giuseppe Perugini e Mirko Basaldella. Ai due gruppi fu assegnato l’incarico di un progetto comune per la costruzione di un sacrario, la sistemazione del piazzale e il consolidamento delle gallerie fatte esplodere dai nazisti dopo l’eccidio: quello che è stato chiamato monumento, o mausoleo, ai martiri delle Fosse Ardeatine.

Il monumento fu inaugurato il 24 marzo 1949[15].

[modifica] Libri e film sull'eccidio

Sono stati scritti alcuni libri che analizzano gli eventi legati all'attacco e alla conseguente rappresaglia.

[modifica] Libri

  • Robert Katz, Morte a Roma. 1967.
  • Lorenzo Baratter, Le Dolomiti del Terzo Reich. Milano, Mursia, 2005.
  • Alessandro Portelli, L’ordine è già stato eseguito. Roma, le Fosse Ardeatine, la memoria, Roma, Donzelli, 1999
  • Ascanio Celestini, Radio Clandestina. Memoria delle Fosse ardeatine. Roma, Donzelli, 2005 (testo e DVD; con un'introduzione di Alessandro Portelli). ISBN 978-88-7989-920-8.
  • Edgarda Ferri, "Uno dei tanti - Orlando Orlandi Posti ucciso alle Fosse Ardeatine. Una storia mai raccontata" - Le Scie Mondadori, marzo 2009
  • Orlando Orlandi Posti - A cura di Loretta Veri, Roma ’44. Le lettere dal carcere di via Tasso di un martire delle Fosse Ardeatine, Roma, Donzelli, 2004
  • Attilio Ascarelli - Arrigo Palladini (testi di), Fosse Ardeatine. Geografia del dolore, Roma, Anfim, 2001, p. 217
  • Franca Caputo - Giorgio Caputo, La speranza ardente. Storia e memoria del movimento studentesco antifascista, Roma, Il Tipografo, 1998, pp. 176-184
  • Enzo Collotti - Renato Sandri - Frediano Sassi (a cura di), Dizionario della Resistenza, Torino, Einaudi, 2001, vol. II p. 382
  • Martino Contu, I Martiri Sardi delle Fosse Ardeatine. I militari, Cagliari, AM&D Edizioni, 1999, pp. 59, 60, 61, 63, 69, 70
  • Edgarda Ferri, Uno dei tanti, Mondadori, 2009
  • Mimmo Franzinelli (a cura di), Ultime lettere dei condannati a morte e di deportati della Resistenza. 1943-1945, Milano, Mondadori, 2005, pp. 191-192
  • Giorgio Mastino Del Rio, Ho invocato un morto, Roma, Magi Spinetti editore, 1948
  • Sergio Piccioni, Roma 1944: le Fosse Ardeatine, Firenze, La Nuova Italia, 1968
  • Mario Avagliano - Gabriele Le Moli, Muoio innocente. Lettere di caduti della Resistenza romana, Milano, Mursia 1999
  • J. Staron, Fosse Ardeartine e Marzabotto. Storia e memoria di due stragi tedesche, Bologna, Il Mulino, 2007

[modifica] Filmografia

[modifica] Lista dei martiri delle Fosse Ardeatine

  1. Agnini Ferdinando - Studente di medicina.
  2. Ajroldi Antonio - Maggiore del Regio Esercito.
  3. Albanese Teodato - Avvocato.
  4. Albertelli Pilo - Professore di filosofia.
  5. Amoretti Ivanoe - Sottotenente in servizio permanente effettivo.
  6. Angelai Aldo - Macellaio.
  7. Angeli Virgilio - Pittore.
  8. Angelini Paolo - Autista.
  9. Angelucci Giovanni - Macellaio.
  10. Annarumi Bruno - Stagnino.
  11. Anticoli Lazzaro - Pugile.
  12. Artale Vito - Tenente Generale d'artiglieria.
  13. Astrologo Cesare - Lucidatore.
  14. Aversa Raffaele - Capitano dei Carabinieri Reali.
  15. Avolio Carlo - Impiegato (S.A.L.B.)
  16. Azzarita Manfredi - Capitano di cavalleria.
  17. Baglivo Ugo - Avvocato.
  18. Ballina Giovanni - Contadino.
  19. Banzi Aldo - Geometra.
  20. Barbieri Silvio - Architetto.
  21. Benati Nino - Banchista.
  22. Bendicenti Donato - Avvocato.
  23. Berardi Lallo - Manovale.
  24. Bernabei Elio - Ingegnere delle Ferrovie dello Stato.
  25. Bernardini Secondo - Commerciante fu Giacomo e Bianchi Maddalena nato a Pisoniano il 12/5/1908 arrestato il 2/2/1944 a seguito di delazione
  26. Bernardini Tito - Magazziniere.
  27. Berolsheimer Aldo - Commesso.
  28. Blumstein Giorgio Leone - Banchiere.
  29. Bolgia Michele - Ferroviere.
  30. Bonanni Luigi - Autista.
  31. Bordoni Manlio - Impiegato.
  32. Bruno Dl Belmonte Luigi - Proprietario.
  33. Bucchi Marcello - Geometra.
  34. Bucci Bruno - Disegnatore.
  35. Bucci Umberto - Impiegato.
  36. Bucciano Francesco - Impiegato.
  37. Bussi Armando - Impiegato delle Ferrovie dello Stato. strappato dai tedeschi dalla sua casa in via Savoia 72 a Roma a seguito di una delazione
  38. Butera Gaetano - Pittore.
  39. Buttaroni Vittorio - Autista.
  40. Butticé Leonardo - Meccanico.
  41. Calderari Giuseppe - Contadino.
  42. Camisotti Carlo - Asfaltista.
  43. Campanile Silvio - Commerciante.
  44. Canacci Ilario - Cameriere.
  45. Canalis Salvatore - Professore di lettere.
  46. Cantalamessa Renato - Falegname.
  47. Capecci Alfredo - Meccanico.
  48. Capozio Ottavio - Impiegato postale.
  49. Caputo Ferruccio - Studente.
  50. Caracciolo Emanuele - Regista e tecnico cinematografico.
  51. Carioli Francesco - Fruttivendolo.
  52. Carola Federico - Capitano d'aviazione.
  53. Carola Mario - Capitano di fanteria.
  54. Casadei Andrea - Falegname.
  55. Caviglia Adolfo - Impiegato.
  56. Celani Giuseppe - Ispettore capo dei servizi annonari.
  57. Cerroni Oreste - Tipografo.
  58. Checchi Egidio - Meccanico.
  59. Chiesa Romualdo - Studente.
  60. Chiricozzi Aldo Francesco - Impiegato.
  61. Ciavarella Francesco - Marinaio.
  62. Cibei Duilio - Falegname.
  63. Cibei Gino - Meccanico.
  64. Cinelli Francesco - Impiegato.
  65. Cinelli Giuseppe - Portatore ai mercati generali.
  66. Cocco Pasquale - Studente.
  67. Coen Saverio - Commerciante.
  68. Conti Giorgio - Ingegnere.
  69. Corsi Orazio - Falegname
  70. Costanzi Guido - Impiegato.
  71. Cozzi Alberto - Meccanico.
  72. D'Amico Cosimo - Amministratore teatrale.
  73. D'Amico Giuseppe - Impiegato.
  74. D'Andrea Mario - Ferrovie.
  75. D'Aspro Arturo - Ragioniere.
  76. De Angelis Gerardo - Regista cinematografico.
  77. De Carolis Ugo - Maggiore dei Carabinieri Reali La Scuola Allievi Ufficiali dei Carabinieri a Roma è dedicata alla sua memoria.
  78. De Giorgio Carlo - Impiegato.
  79. De Grenet Filippo - Impiegato
  80. Della Torre Odoardo - Avvocato.
  81. Del Monte Giuseppe - Impiegato.
  82. De Marchi Raoul - Impiegato.
  83. De Nicolò Gastone - Studente.
  84. De Simoni Fidardo - Operaio.
  85. Di Capua Zaccaria - Autista.
  86. Di Castro Angelo - Commesso.
  87. Di Consiglio Cesare - Venditore ambulante.
  88. Di Consiglio Franco - Macellaio.
  89. Dl Consiglio Marco - Macellaio.
  90. Di Consiglio Mosè - Commerciante.
  91. Di Consiglio Salomone - Venditore ambulante.
  92. Di Consiglio Santoro - Macellaio.
  93. Di Nepi Alberto - Commerciante.
  94. Di Nepi Giorgio - Viaggiatore.
  95. Di Nepi Samuele - Commerciante.
  96. Di Nola Ugo - Rappresentante di commercio.
  97. Diociajuti Pier Domenico - Commerciante.
  98. Di Peppe Otello - Falegname ebanista.
  99. Di Porto Angelo - Commesso.
  100. Di Porto Giacomo - Venditore ambulante.
  101. Di Porto Giacomo - Venditore ambulante.
  102. Di Salvo Gioacchino - Impiegato.
  103. Di Segni Armando - Commerciante.
  104. Di Segni Pacifico - Venditore ambulante.
  105. Di Veroli Attilio - Commerciante.
  106. Di Veroli Michele - Collaboratore del padre commerciante.
  107. Drucker Salomone - Pellicciaio.
  108. Duranti Lido - Operaio.
  109. Efrati Marco - Commerciante.
  110. Elena Fernando - Artista.
  111. Eluisi Aldo - Pittore.
  112. Ercolani Giorgio - Tenente colonnello del Regio Esercito.
  113. Ercoli Aldo - Pittore.
  114. Fabri Renato - Commerciante.
  115. Fabrini Antonio - Stagnino.
  116. Fano Giorgio - Dottore in scienze commerciali.
  117. Fantacone Alberto - Dottore in legge.
  118. Fantini Vittorio - Farmacista.
  119. Fatucci Sabato Amadio - Venditore ambulante.
  120. Felicioli Mario - Elettrotecnico.
  121. Fenulli Dardano - Maggior Generale.
  122. Ferola Enrico - Fabbro.
  123. Finamonti Loreto - Commerciante.
  124. Finocchiaro Arnaldo - Elettricista.
  125. Finzi Aldo - Politico, ex sottosegretario del Ministero degli Interni del governo Mussolini.
  126. Fiorentini Valerio - Autista meccanico.
  127. Fiorini Fiorino - Maestro musica.
  128. Fochetti Angelo - Impiegato.
  129. Fondi Edmondo - Impiegato commerciante.
  130. Fontana Genserico - Tenente dei Carabinieri Reali, dottore in giurisprudenza.
  131. Fornari Raffaele - Commerciante.
  132. Fornaro Leone - Venditore ambulante.
  133. Forte Gaetano - Commerciante.
  134. Foschi Carlo - Commerciante.
  135. Frasca Celestino - Muratore.
  136. Frascà Paolo - Impiegato.
  137. Frascati Angelo - Commerciante.
  138. Frignani Giovanni - Tenente colonnello dei Carabinieri Reali.
  139. Funaro Alberto - Commerciante.
  140. Funaro Mosè - Commerciante.
  141. Funaro Pacifico - Autista.
  142. Funaro Settimio - Venditore ambulante.
  143. Galafati Angelo - Pontarolo- militante di Bandiera Rossa Roma.[16]
  144. Gallarello Antonio - Falegname ebanista.
  145. Gavioli Luigi - Impiegato.
  146. Gelsomini Manlio - Medico.
  147. Gesmundo Gioacchino - Professore di Filosofia.
  148. Giacchini Alberto - Assicuratore.
  149. Giglio Maurizio, nome di battaglia "Cervo" - Tenente di P.S. dei "Metropolitani" di Roma, MOVM alla memoria. Al Ten. Maurizio Giglio è intitolata la caserma delle Volanti della Polizia di Stato a Roma, in via G. Reni.
  150. Gigliozzi Romolo - Autista.
  151. Giordano Calcedonio - Corazziere.
  152. Giorgi Giorgio - Ragioniere.
  153. Giorgini Renzo - Industriale.
  154. Giustiniani Antonio - Cameriere.
  155. Gorgolini Giorgio - Ragioniere.
  156. Gori Gastone - Muratore.
  157. Govoni Aladino - Capitano dei granatieri, figlio del poeta Corrado Govoni.
  158. Grani Umberto - Maggiore della Regia Aeronautica in congedo.
  159. Grieco Ennio - Elettromeccanico.
  160. Guidoni Unico - Studente.
  161. Haipel Mario - Maresciallo del Regio Esercito.
  162. Iaforte Domenico - Calzolaio.
  163. Ialuna Sebastiano - Agricoltore.
  164. Imperiali Costantino - Rappresentante di vini.
  165. Intreccialagli Mario - Calzolaio.
  166. Kereszti Sandor - Ufficiale.
  167. Landesman Boris - Commerciante.
  168. La Vecchia Gaetano - Ebanista.
  169. Leonardi Ornello - Commesso.
  170. Leonelli Cesare - Avvocato.
  171. Liberi Epidemio - Industriale.
  172. Lioonnici Amedeo - Industriale.
  173. Limentani Davide - Commerciante.
  174. Limentani Giovanni - Commerciante.
  175. Limentani Settimio - Commerciante.
  176. Lombardi Ezio - Impiegato.
  177. Lopresti Giuseppe - Dottore in legge.
  178. Lordi Roberto - Generale della Regia Aeronautica.
  179. Lotti Giuseppe - Stuccatore.
  180. Lucarelli Armando - Tipografo.
  181. Luchetti Carlo - Stagnaro.
  182. Luna Gavino - Impiegato delle Regie Poste. Con il nome d'arte di Gavino de Lunas incise un disco di cantu a chiterra pubblicato nel Regno Unito.
  183. Lungaro Pietro Ermelindo - Vice Brigadiere di Pubblica Sicurezza.
  184. Lunghi Ambrogio - Asfaltista.
  185. Lusena Umberto - Maggiore del Regio Esercito.
  186. Luzzi Everardo - Metallurgico.
  187. Magri Mario - Capitano d'artiglieria.
  188. Manca Candido - Brigadiere dei Carabinieri Reali.
  189. Mancini Enrico[17] - Commerciante.
  190. Marchesi Alberto - Commerciante, comunista, ex ardito bersagliere.
  191. Marchetti Duilio - Autista.
  192. Margioni Antonio - Falegname.
  193. Marimpietri Vittorio - Impiegato.
  194. Marino Angelo - Piazzista.
  195. Martella Angelo
  196. Martelli Castaldi Sabato - Generale della Regia Aeronautica.
  197. Martini Placido - Avvocato.
  198. Mastrangeli Fulvio - Impiegato.
  199. Mastrogiacomo Luigi - Custode del ministero delle Finanza.
  200. Medas Giuseppe - Avvocato.
  201. Menasci Umberto - Commerciante.
  202. Micheli Ernesto - Imbianchino.
  203. Micozzi Emidio - Commerciante.
  204. Mieli Cesare - Venditore ambulante.
  205. Mieli Mario - Negoziante.
  206. Mieli Renato - Negoziante.
  207. Milano Raffaele - Viaggiatore.
  208. Milano Tullio - Impiegato.
  209. Milano Ugo - Impiegato.
  210. Mocci Sisinnio.
  211. Montezemolo Giuseppe - Colonnello del Regio Esercito.
  212. Moretti Augusto.
  213. Moretti Pio - Contadino.
  214. Morgano Santo - Elettromeccanico.
  215. Mosca Alfredo - Elettrotecnico.
  216. Moscati Emanuele - Piazzista.
  217. Moscati Pace - Venditore ambulante.
  218. Moscati Vito - Elettricista.
  219. Mosciatti Carlo - Impiegato.
  220. Napoleone Agostino - Sottotenente di vascello della Regia Marina.
  221. Natili Celestino - Commerciante.
  222. Natili Mariano - Commerciante.
  223. Navarra Giuseppe - Contadino.
  224. Ninci Sestilio - Tramviere.
  225. Nobili Edoardo - Meccanico.
  226. Norma Fernando - Ebanista.
  227. Orlandi Posti Orlando - Studente.
  228. Ottaviano Armando - Dottore in lettere.
  229. Paliani Attilio - Commerciante.
  230. Pappagallo Pietro - Sacerdote.
  231. Pasqualucci Alfredo - Calzolaio.
  232. Passarella Mario - Falegname.
  233. Pelliccia Ulderico - Carpentiere.
  234. Pensuti Renzo - Studente.
  235. Pepicelli Francesco - Maresciallo dei Carabinieri Reali.
  236. Perpetua Remo - Rigattiere.
  237. Perugia Angelo - Venditore ambulante.
  238. Petocchi Amedeo.
  239. Petrucci Paolo - Professore di lettere.
  240. Pettorini Ambrogio - Agricoltore.
  241. Piasco Renzo - Ferroviere.
  242. Piattelli Cesare - Venditore ambulante.
  243. Piattelli Franco - Commesso.
  244. Piattelli Giacomo - Piazzista.
  245. Pierantoni Luigi - Medico.
  246. Pierleoni Romolo - Fabbro.
  247. Pignotti Angelo - Negoziante.
  248. Pignotti Umberto - Impiegato.
  249. Piperno Claudio - Commerciante.
  250. Piras Ignazio - Contadino.
  251. Pirozzi Vincenzo - Ragioniere.
  252. Pisino Antonio - Ufficiale di marina.
  253. Pistonesi Antonio - Cameriere.
  254. Pitrelli Rosario - Meccanico.
  255. Polli Domenico - Costruttore edile.
  256. Portieri Alessandro - Meccanico.
  257. Portinari Erminio - Geometra.
  258. Primavera Pietro - Impiegato.
  259. Prosperi Antonio - Impiegato.
  260. Pula Italo - Fabbro.
  261. Pula Spartaco - Verniciatore.
  262. Raffaeli Beniamino - Carpentiere.
  263. Rampulla Giovanni - Tenente colonnello.
  264. Rendina Roberto - Tenente colonnello d'artiglieria.
  265. Renzi Egidio - Operaio.
  266. Renzini Augusto - Carabiniere.
  267. Ricci Domenico - Impiegato.
  268. Rindone Nunzio - Pastore.
  269. Rizzo Ottorino - Maggiore del Regio Esercito.
  270. Roazzi Antonio - Autista.
  271. Rocchi Filippo - Commerciante.
  272. Rodella Bruno - Studente.
  273. Rodriguez Pereira Romeo - Tenente dei Carabinieri Reali.
  274. Romagnoli Goffredo - Ferroviere.
  275. Roncacci Giulio - Commerciante.
  276. Ronconi Ettore - Contadino.
  277. Saccotelli Vincenzo - Falegname.
  278. Salemme Felice - Impiegato.
  279. Salvatori Giovanni - Impiegato.
  280. Sansolini Adolfo - Commerciante.
  281. Sansolini Alfredo - Commerciante.
  282. Savelli Francesco - Ingegnere.
  283. Scarioli Ivano - Bracciante.
  284. Scattoni Umberto - Pittore.
  285. Sciunnach Dattilo - Commerciante.
  286. Semini Fiorenzo - Sottotenente di vascello della Regia Marina.
  287. Senesi Giovanni - Esattore istituto di assicurazioni.
  288. Sepe Gaetano - Sarto.
  289. Sergi Gerardo - Sottotenente dei Carabinieri Reali.
  290. Sermoneta Benedetto - Venditore ambulante.
  291. Silvestri Sebastiano - Agricoltore.
  292. Simone Simoni - Generale.
  293. Sonnino Angelo - Commerciante.
  294. Sonnino Gabriele - Commesso.
  295. Sonnino Mosè - Venditore ambulante.
  296. Sonnino Pacifico - Commerciante.
  297. Spunticchia Antonino - Meccanico.
  298. Stame Nicola Ugo - Artista lirico.
  299. Talamo Manfredi - Tenente colonnello dei Carabinieri Reali.
  300. Tapparelli Mario - Commerciante.
  301. Tedesco Cesare - Commesso.
  302. Terracina Sergio - Commesso.
  303. Testa Settimio - Contadino.
  304. Trentini Giulio - Arrotino.
  305. Troiani Eusebio - Mediatore.
  306. Troiani Pietro - Venditore ambulante.
  307. Ugolini Nino - Elettromeccanico.
  308. Unghetti Antonio - Manovale.
  309. Valesani Otello - Calzolaio.
  310. Vercillo Giovanni - Impiegato.
  311. Villoresi Renato - Capitano del Regio Esercito.
  312. Viotti Pietro - Commerciante
  313. Vivanti Angelo - Commerciante.
  314. Vivanti Giacomo - Commerciante.
  315. Vivenzio Gennaro.
  316. Volponi Guido - Impiegato.
  317. Wald Pesach Paul.
  318. Wald Schra.
  319. Zaccagnini Carlo - Avvocato.
  320. Zambelli Ilario - Telegrafista.
  321. Zarfati Alessandro - Commerciante.
  322. Zicconi Raffaele - Impiegato.1939-1944 Storia di un amore
  323. Zironi Augusto - Sottotenente di vascello della Regia Marina.

Nel 2011 le indagini del RIS hanno identificato due caduti finora ignoti[18]:

La Rosa Salvatore - Soldato.

Moscati Marco - Piazzista, partigiano. Fratello del martire Moscati Emanuele.


Sono di padre e figlio le salme:

  • n. 34 (Bucci Bruno) e 35 (Bucci Umberto);
  • n. 105 (Di Veroli Attilio) e 106 (Di Veroli Michele);
  • n. 293 (Sonnino Angelo) e 296 (Sonnino Pacifico);
  • la salma n. 90 è di Di Consiglio Mosè, di cui furono uccisi anche il padre (Di Consiglio Salomone, n. 91), i figli Marco (n. 89), Santoro (n. 92) e Franco (n. 88), oltre ad un fratello, Cesare (n. 87).

È di un mutilato dell'intero arto inferiore sinistro la salma n. 153 (Giorgini Renzo)

Molti sono poi gli uccisi tra loro fratelli: Carola Federico e Mario, Cibei Gino e Duilio, Cinelli Francesco e Giuseppe, Limentani Davide e Giovanni, Mieli Cesare e Renato, Milano Tullio e Ugo, Moretti Augusto e Pio, Pignotti Angelo e Umberto, Pula Italo e Spartaco, Sansolini Adolfo e Alfredo.


I due martiri più giovani sono Cibei Duilio (8 gennaio 1929) e Di Veroli Michele (3 febbraio 1929). Il più anziano è Di Consiglio Mosè (25 gennaio 1870)[19].

Le salme identificate sono 325, le vittime 335. Dei dieci tuttora non identificati, si conoscono i seguenti nomi:

  1. De Micco Cosimo compreso nell'elenco Caruso,
  2. Lodolo Danilo di cui i familiari avrebbero riconosciuto una scarpa.

Circolano anche diversi altri nomi: prigionieri di via Tasso o detenuti a Regina Coeli dei quali dopo il 24 marzo 1944 non si è saputo mai più nulla.


Iscrizione commemorativa

[modifica] ANFIM

L'"Associazione nazionale famiglie italiane martiri caduti per la libertà della patria" (ANFIM), si formò nel 1944 con lo scopo di dare un nome e una degna sepoltura ai fucilati nell'eccidio. In seguito ha mantenuto il ricordo dei martiri delle Fosse Ardeatine, di Forte Bravetta, di La Storta. L'associazione promuove visite guidate al mausoleo ardeatino e produce materiale storico e documentario.[20]

[modifica] Note

  1. ^ Gioacchino Solinas, I granatieri di Sardegna nella difesa di Roma, E.F.C.
  2. ^ Lorenzo Baratter, Le Dolomiti del Terzo Reich, Mursia, 2005, ISBN 88-425-3463-3, p. 190.
  3. ^ Cfr. Lettera di Giorgio Amendola a Leone Cattani in Renzo De Felice, Mussolini l'alleato. II, la guerra civile, Appendice 2, p. 565
  4. ^ Altri 5 parteciparono alla sua organizzazione.
  5. ^ Battaglione appartenente alla Ordnungspolizei, una delle branche delle SS), coscritti sudtirolesi arruolati a seguito della creazione della Zona di Operazione delle Prealpi (annessione delle province di Bolzano, Trento e Belluno al III Reich dopo l'armistizio di Cassibile
  6. ^ Come dichiarato da una sentenza della Corte di Cassazione del 7 agosto 2007. Il numero dei civili deceduti a seguito dell'evento non è ancora stato appurato con certezza. Le stime variano: Cfr. Friedrich Andrae, La Wehrmacht in Italia, Editori Riuniti, 1997, p. 293, nota 3 capitolo V. Anche Intervista a Rosario Bentivegna.
  7. ^ L'articolo Nessuna pena collettiva, pecuniaria od altra, può essere inflitta alle popolazioni per atti di singoli individui dei quali esse non possano riguardarsi come solidalmente responsabili.
  8. ^ [The Avalon Project Normandy Sabbath - Lawrence Beal Smith, 1944 : Courtesy of the U.S. Army Center of Military History at Yale Law School - Convention Between the United States of America and Other Powers, Relating to Prisoners of War; July 27, 1929 http://www.yale.edu/lawweb/avalon/lawofwar/geneva02.htm#art2]. URL consultato il 13-08-2008.
  9. ^ Cfr. Storia in rete del settembre 2007
  10. ^ Giorgio Pisanò, Storia della Guerra Civile in Italia, CED
  11. ^ Giorgio Pisanò, Storia della Guerra Civile in Italia, CED
  12. ^ Dopo la liberazione di Roma, il reparto fu impiegato nelle attività di controguerriglia, repressione della Resistenza e contro i civili nella zona che da Firenze conduce alla Val di Susa sia di quella che dalla Valsugana porta al Cadore. (Vedi: Christopher R. Browning. Uomini comuni. Torino, Einaudi 1995. XVIII-258 pp.). Più in generale, molte unità dell'Ordnungspolizei vennero impiegate come unità di supporto nella persecuzione degli ebrei
  13. ^ Ribadito dalla sentenza della Corte di Cassazione del 7 agosto 2007
  14. ^ Francesco Gatti. Sopralluoghi: Monumento ai martiri delle Fosse Ardeatine. architettura.supereva.com. URL consultato il 21-04-2010.
  15. ^ a b Francesca Romana Castelli. «Un monumento diventato simbolo». Capitolium Millennio, 1 03 2002, p. 75. URL consultato in data 21-04-2010.
  16. ^ da ANPI
  17. ^ Una lapide lo ricorda all'ingresso del condominio dove abitava, in Via Giovanni Maria Percoto, alla Garbatella
  18. ^ Il Corriere online, edizione locale di Roma
  19. ^ Sito dell'Anfim, Associazione nazionale famiglie italiane martiri caduti per la libertà della patria
  20. ^ Sito internet dell'associazione ANFIM.

[modifica] Bibliografia

[modifica] Voci correlate

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