Calendario giuliano

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Il calendario giuliano è un calendario solare, cioè basato sul ciclo delle stagioni. Fu elaborato dall'astronomo greco Sosigene di Alessandria e promulgato da Giulio Cesare (da cui prende il nome), nella sua qualità di pontefice massimo, nell'anno 46 a.C.

Esso fu da allora il calendario ufficiale di Roma e dei suoi dominii; successivamente il suo uso si estese a tutti i Paesi d'Europa e d'America, man mano che venivano cristianizzati. Rispetto all'anno astronomico, ha accumulato un piccolo ritardo ogni anno fino ad arrivare a circa 10 giorni nel XVI secolo. Per questo nel 1582 è stato sostituito dal calendario gregoriano per decreto di papa Gregorio XIII; diverse nazioni tuttavia hanno continuato ad utilizzare il calendario giuliano ben oltre tale data, adeguandosi poi in tempi diversi tra il XVIII e il XX secolo. Alcune Chiese facenti parte della Chiesa ortodossa tuttora usano il calendario giuliano come proprio calendario liturgico: da ciò deriva il diverso computo della Pasqua cattolica e ortodossa. Il calendario giuliano è anche alla base del calendario berbero, tradizionale del Nordafrica.

Anni bisestili[modifica | modifica wikitesto]

Nel calendario giuliano si utilizzano gli anni bisestili per compensare il fatto che la durata dell'anno tropico (o anno solare) non è data da un numero intero di giorni. Il giorno in più si aggiunge dopo il 24 febbraio (sexto die ante Kalendas Martias nella lingua latina). Va ricordato che i romani avevano l'abitudine di contare i giorni mensili sottraendoli a determinate festività, come le Idi e le Calende, contando anche il giorno di partenza; quindi tra il 24 febbraio ed il 1º marzo (che coincide con le Calende di marzo) ci sono appunto sei giorni (24-25-26-27-28-1).

Negli anni bisestili, con febbraio di 29 giorni, il giorno 24, che era "sexto die", sarebbe diventato "septimo die". Ma dato che "septimo die" era il giorno 23, non potendo chiamare il 24 "septimo die" lo chiamarono "bis sexto die". Di qui il nome di "anno bisestile".

Sosigene stabilì che un anno ogni quattro fosse bisestile: in questo modo la durata media dell'anno giuliano risultava di 365 giorni e un quarto. Ne consegue che il calendario giuliano è ciclico ogni 4 anni equivalenti a 365 × 4 + 1 = 1.461 giorni; considerando anche i giorni della settimana, allora il calendario giuliano è ciclico ogni 1.461 × 7 = 10.227 giorni che equivalgono a 4 × 7 = 28 anni (questo perché 1.461 non è divisibile per 7). La differenza con l'anno tropico risulta così di soli 11 minuti e 14 secondi circa, una precisione molto accurata per l'epoca.

Questa differenza, pari a circa un centesimo di giorno, si accumulava però col passare dei secoli, per cui la data d'inizio delle stagioni si spostava man mano all'indietro (si perdeva un giorno ogni 128 anni circa). Questo fenomeno era ben noto agli astronomi medievali; Dante vi accenna nella Divina Commedia:

« Ma prima che gennaio tutto si sverni

per la centesma ch'è là giù negletta »

(Paradiso XXVII, 142-143)

Per questo motivo nel 1582 fu introdotto il calendario gregoriano, che riduce l'errore a soli 26 secondi (un giorno ogni 3.323 anni circa).

Secondo l'odierna numerazione degli anni (quella del calendario gregoriano), dopo la nascita di Cristo sono bisestili gli anni il cui numero è divisibile per 4. Prima di Cristo, invece, non esisteva una regola fissa, dato che l'applicazione della norma era demandata discrezionalmente a decisioni politiche: fu infatti solo Ottaviano Augusto ad imporre definitivamente la cesarea determinazione delle annualità bisestili.

Il primo anno bisestile fu il 45 a.C., anno in cui il nuovo calendario entrò in vigore. Per compensare gli errori accumulati in passato e riportare l'equinozio primaverile al 25 marzo, era però necessario introdurre 85 giorni. Allo scopo furono aggiunti due mesi fra novembre e dicembre all'anno precedente, uno di 33 giorni e l'altro di 34; motivo per cui il 46 a.C., durato 445 giorni, fu soprannominato annus confusionis ("l'anno della confusione")[1].

Questa confusione ebbe varie ripercussioni nei successivi 50 anni fino a circa l'8 a.C. Infatti dopo la morte di Giulio Cesare (44 a.C.) si commisero vari errori facendo diventare bisestili alcuni anni che non lo dovevano essere e saltando quelli corretti. Fu poi Augusto nell'8 a.C. a sistemare l'errore ordinando che per un certo numero di anni non ci fossero più anni bisestili.

Non vi è unanimità di vedute riguardo quali anni siano effettivamente stati bisestili prima del riordino augusteo; un'ipotesi semplice prevede che essi siano stati 45 a.C., 42 a.C., 39 a.C., 36 a.C., 33 a.C., 30 a.C., 27 a.C., 24 a.C., 21 a.C., 18 a.C., 15 a.C., 12 a.C., 9 a.C., 8. Sarebbe cioè stata fraintesa l'indicazione di inserire un anno bisestile ogni tre anni normali, inserendolo invece ogni tre anni compreso quello bisestile (cioè uno ogni tre invece che uno ogni quattro).

Mesi e giorni[modifica | modifica wikitesto]

La riforma giuliana, in sostanza, riprendeva il calendario egizio riformato dal decreto di Canopo e fissava l'inizio dell'anno il 1º gennaio, mentre prima era il 1º marzo (infatti i mesi di quintile – oggi luglio –, sestile – agosto –, settembre, ottobre, novembre e dicembre derivavano i loro nomi dall'essere rispettivamente il quinto, sesto, settimo, ottavo, nono e decimo mese dell'anno).

I nomi dei mesi del calendario giuliano sono quelli derivanti dall'antico calendario romano, con alcune modifiche introdotte dagli imperatori:

  1. Ianuarius: mese dedicato a Ianus (Giano), dio bifronte, che segnava simbolicamente il passaggio dall'anno precedente a quello successivo. Ianua in latino significa "porta", altro riferimento al cambiamento dell'anno.
  2. Februarius: deriva dalla parola sabina februa che significa "purificazione", in questo mese si praticava la purificazione dei campi prima che venissero coltivati.
  3. Martius: mese dedicato a Marte, dio della guerra.
  4. Aprilis: dal latino 'aperire' cioè aprire e si riferisce alle gemme che sbocciano [2]
  5. Maius: dedicato a Maia, dea della fertilità, in questo mese si praticava un rituale mirato alla fertilità dei campi.
  6. Iunius: dedicato alla dea Iuno, cioè Giunone.
  7. Iulius: dedicato a Caius Iulius Caesar, Giulio Cesare.
  8. Augustus: dedicato a Caius Iulius Caesar Octavianus Augustus, l'imperatore Ottaviano Augusto.
  9. September: settimo mese dell'antico calendario di Romolo che vedeva marzo come primo mese.
  10. October: ottavo mese del calendario di Romolo.
  11. November: nono mese del calendario di Romolo.
  12. December: decimo mese del calendario di Romolo.

Il settimo mese (quintilis) fu dedicato a Giulio Cesare nel 44 a.C. per iniziativa di Marco Antonio, l'ottavo (sextilis) a Ottaviano Augusto nell'8 a.C. (Lex Pacuvia de mense augusto). Alcuni testi datano il cambiamento di nome di agosto al 26 o al 23 a.C. ma la data della Lex Pacuvia è certa.

Alcuni affermano che originariamente febbraio avesse 29 giorni, e che da marzo in poi si alternassero regolarmente mesi di 31 e 30 giorni; ma come ulteriore atto di omaggio ad Augusto, fu decretato anche di aggiungere un giorno ad agosto (che, secondo questa tesi, aveva 30 giorni) togliendolo a febbraio, e invertendo la durata degli ultimi quattro mesi per non avere tre mesi consecutivi di 31 giorni.

Altri cambiamenti di nome dei mesi non sopravvissero. Caligola chiamò "germanico" settembre, Nerone chiamò "claudio" maggio e "germanico" giugno, e Domiziano chiamò "germanico" settembre e "domiziano" ottobre. Anche Carlo Magno avrebbe tentato di dare nuovi nomi ai mesi: wintarmanoth, hornung, lentzinmanoth, ostarmanoth, winemanoth, brachmanoth, heuvimanoth, aranmanoth, witumanoth, wintumanoth, windumemanoth, herbistmanoth e heilagmanoth.

Il modo di contare i giorni continuò nella tradizione romana, cioè contando i giorni che mancavano ad alcune festività fisse (Calende, None e Idi), fino a che i Visigoti introdussero l'abitudine di assegnare un numero progressivo ai giorni, metodo che però divenne ufficiale solo con Carlo Magno. Con il Cristianesimo, inoltre, invalse l'abitudine popolare di indicare il giorno con il nome del santo che in esso si venerava: questa usanza si mantenne fino all'età moderna.

Nel 321 l'Imperatore Costantino introdusse la settimana di sette giorni: lunedì, martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato e domenica. Inoltre decretò che fosse la domenica (dies solis) giorno di riposo dedicato al dio Sole, invece del sabato, tradizionale non solo per gli Ebrei ma anche per i gentili in quanto se Gesù era morto il sesto giorno della settimana ebraica, doveva essere resuscitato la domenica.

D'altro lato si soddisfaceva anche un'altra religione molto diffusa: il culto di Mitra, dio dei patti e dell'amicizia nella religione persiana del periodo vedico che adorava il sole e il suo derivato Sol Invictus (Sole invincibile), da cui deriva l'associazione tra il sole e Gesù adoperata da Costantino per promuovere questa nuova, ma ai più sconosciuta, religione (il cristianesimo).

Si ricorda infine che la settimana di sette giorni già si trovava nel Calendario egizio.

Numerazione degli anni[modifica | modifica wikitesto]

A partire dalla fine del periodo repubblicano il calendario giuliano enumerava gli anni dalla fondazione della città di Roma (Ab Urbe Condita) che secondo i calcoli di Dionigi il Piccolo, avvenne nell'anno 753 a.C. Precedentemente, il metodo in uso tra i Romani per ordinare gli eventi della storia era quello adottato agli inizi dell'età repubblicana: s'indicavano gli anni a partire dai nomi dei due consoli in carica (detti perciò eponimi). Dionigi calcolò la data della nascita di Gesù sulla base di uno dei due censimenti effettuati in Israele dai Romani, ma sbagliò probabilmente il riferimento: alcune fonti, confrontate con i quattro Vangeli canonici, ci mostrano come Erode, tetrarca della Galilea, resosi famoso per la strage degli innocenti, fosse già morto 4 anni prima. Alcuni studiosi fanno riferimento anche al passaggio di una cometa.

Il calendario liturgico ortodosso[modifica | modifica wikitesto]

In alcuni paesi la Chiesa ortodossa celebra le sue festività secondo le date del calendario giuliano, per questo motivo in questi paesi il Natale corrisponde al 7 gennaio del calendario gregoriano. Anche la data della Pasqua differisce fra oriente e occidente.

Le tredici festività liturgiche maggiori sono:

  1. Natività di Maria Madre di Dio Cattolici (8 settembre) Ortodossi che seguono il calendario Giuliano (21 settembre)
  2. Esaltazione della Santa Croce Cattolici (15 settembre) Ortodossi (27 settembre)
  3. Entrata di Maria al Tempio Cattolici (21 novembre) Ortodossi (4 dicembre)
  4. Natività di nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo Cattolici (25 dicembre) Ortodossi (6 o 7 gennaio)
  5. Teofania o Epifania Cattolici (6 gennaio) Ortodossi (19 gennaio)
  6. Presentazione di Gesù al Tempio Cattolici (2 febbraio) Ortodossi (15 febbraio)
  7. Annunciazione di Maria Cattolici (25 marzo) Ortodossi (7 aprile)
  8. Entrata in Gerusalemme (domenica prima di Pasqua)
  9. Pasqua (domenica di resurrezione di Gesù Cristo)
  10. Ascensione di Gesù (40 giorni dopo Pasqua)
  11. Pentecoste (50 giorni dopo Pasqua)
  12. Trasfigurazione di Nostro Signore Cattolici (6 agosto) Ortodossi (19 agosto)
  13. Assunzione di Maria Cattolici (15 agosto) Ortodossi (28 agosto)

Il calendario giuliano è tuttora in uso in Etiopia, sia dallo Stato che dalla Chiesa. Il calendario giuliano è seguito soprattutto dalla Chiesa Serba, Macedone, Russa, Georgiana e di Gerusalemme.

  1. L'Immacolata Concezione è una solennità mariana festeggiata solo dai Cattolici che l'hanno riconosciuta come dogma nel 1854 e ne celebrano la ricorrenza l'8 dicembre.

Calendario giuliano prolettico[modifica | modifica wikitesto]

Il calendario giuliano prolettico si ottiene estendendo nel passato il calendario giuliano a date che precedono il 4 d.C., anno in cui si è stabilizzata la convenzione dell'anno bisestile quadriennale, infatti dal 45 a.C. al 4 d.C. gli anni bisestili sono stati irregolari.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lecture 11: The Calendar
  2. ^ "Aprile." Microsoft® Student 2008 [DVD]. Microsoft Corporation, 2007

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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