Carpe diem

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati del termine, vedi Carpe Diem.
(LA)

« Dum loquimur fugerit invida
aetas: carpe diem, quam minimum credula postero. »

(IT)

« Mentre parliamo il tempo sarà già fuggito, come se ci odiasse:
ruba un giorno, confidando il meno possibile nel domani. »

(Orazio)
Una meridiana con l'iscrizione Carpe diem.
Una meridiana francese con l'iscrizione Carpe diem.

Carpe diem, letteralmente "cogli il giorno", troppo liberamente tradotta in "cogli l'attimo", anche se la traduzione più appropriata sarebbe "ruba un giorno (al tempo)", ovvero una sorta di invocazione a cercare di porsi al di fuori dall'interminabile e continuo ciclo "distruttore" del tempo è una locuzione tratta dalle Odi del poeta latino Orazio (Odi 1, 11, 8).

Carpe in latino è la seconda persona singolare dell'imperativo carpo ("io colgo"), da intendersi in senso esortativo, mentre diem è l'accusativo singolare del sostantivo dies, che significa "giorno".

Viene di norma citata in questa forma abbreviata, anche se sarebbe opportuno completarla con il seguito del verso oraziano: "quam minimum credula postero" ("confidando il meno possibile nel domani").

Si tratta non solo di una delle più celebri orazioni della latinità, ma anche di una delle filosofie di vita più influenti della storia, nonché di una delle più fraintese, nella quale Orazio fece confluire tutta la potenza lirica della sua poesia.

Significato[modifica | modifica wikitesto]

La «filosofia» oraziana del carpe diem si fonda sulla considerazione che all'uomo non è dato di conoscere il futuro, né tantomeno di determinarlo. Solo sul presente l'uomo può intervenire e solo sul presente, quindi, devono concentrarsi le sue azioni, che, in ogni sua manifestazione, deve sempre cercare di cogliere le occasioni, le opportunità, le gioie che si presentano oggi, senza alcun condizionamento derivante da ipotetiche speranze o ansiosi timori per il futuro.

Si tratta di una «filosofia» che pone in primo piano la libertà dell'uomo nel gestire la propria vita e invita a essere responsabili del proprio tempo, perché, come dice il Poeta stesso nel verso precedente, "Dum loquimur, fugerit invida aetas" ("Mentre parliamo, sarà fuggito avido il tempo"). Nel binomio s'intrecciano due concetti profondi, la qualità (carpe) e la temporalità (diem) del vivere. A confermare la natura serena del godimento oraziano, il verbo carpere, che denota un gusto leggero, un piacere centellinato e fine, fatto di goduriosa eleganza e sottile diletto catartico. Il giorno invece, il termine diem, sottolinea la limitatezza, la precarietà dell'esistenza, che può essere bruscamente interrotta da qualsiasi accidente e che perciò dev'essere vissuta con l'intensità che la consapevolezza della sublimità del mondo dona. Il carpe diem è una "callida iunctura", ossia la singolare giustapposizione di due termini, tecnica tipicamente oraziana.

Ma anche guardare al semplice godimento di un piacere, pur se responsabilizzato, è mortificante del profondo senso della locuzione. Orazio volle infondere una serena dignità all'uomo che dia valore alla propria esistenza sfidando l'usura del tempo e il suo status effimero. Lungi quindi dall'essere un crasso e materialista invito al bere, od anche un piacere senza turbamento, carpe diem esprime l'angosciosa imprevedibilità del futuro, la gioia dignitosa della vita e il coraggio della morte; l'espressione di un valore che spesso nelle odi oraziane si confonde con l'ammirata esplorazione lirica del paesaggio, talvolta meraviglioso e sublime, talvolta a tinte cupe e fosche: riflesso perenne di un'esistenza complessa, di un reticolo fittissimo di esperienze ed emozioni che è lecito vivere intensamente prima della morte.

Parola chiave[modifica | modifica wikitesto]

Nello studio Semantico del carpe diem, Alfonso Traina ha messo in luce i tratti distintivi del verbo carpo, che ha significato traumatico di "lacero" , "prendo a spizzico", e solo per traslato arriva ad assumere quello di "colgo" o di "godo". Il senso più proprio dell'espressione carpe diem sarebbe dunque "stacca una giornata (dal tempo)". Orazio sembra quindi invitare i lettori delle sue Odi a vivere intensamente ogni giorno, ogni singolo attimo per farne il momento più bello di tutti. Orazio però, diversamente da Catullo che con il suo Vivamus, mea Lesbia, atque amemus (Viviamo, Lesbia mia, e amiamo), non invita la donna a divertirsi godendo la vita ma la mette in guardia dallo sprecarla per cose che lui ritiene inutili come l'indagare il destino che ci predicano gli astrologi. L'epicureismo oraziano ci vuole convincere che il piacere vero non è proteso alla ricerca continua del godimento ma piuttosto vuol dire FARE TESORO DI CIÒ CHE GIÀ SI HA.

Il Carpe diem nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

  • Il tema del carpe diem è stato riproposto nel film di Peter Weir L'attimo fuggente.
  • Nel Rinascimento, il tema del Carpe Diem sarà distorto in un invito al godimento effimero finché dura la giovinezza, concezione mirabilmente esemplificata nella prima strofa della Canzona di Bacco composta da Lorenzo de' Medici e inclusa nei Canti Carnascialeschi: Quant'è bella giovinezza, che si fugge tuttavia! Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c'è certezza.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]