Dendrocronologia

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La dendrocronologia (dal greco δένδρον = albero, χρόνος = tempo, e λογία = studio) è un sistema di datazione a scala fluttuante messo a punto dall'americano Andrew Ellicott Douglass nel 1906, utilizzata in archeologia.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Ceppo di pino con in evidenza gli anelli di accrescimento annuale.

Il primo ad accorgersi della formazione annuale degli anelli degli alberi fu Leonardo da Vinci. Agli inizi del Novecento la dendrocronologia venne utilizzata a Tucson, in Arizona, nell'ambito di ricerche effettuate sulle attività solari e il clima del pianeta. In epoche più recenti, fu applicata in ecologia, per determinare l'importanza del fuoco negli ecosistemi nordamericani.[1]

Principi[modifica | modifica sorgente]

La dendrocronologia si basa su tre principi:

  1. gli alberi, nelle regioni in cui vi è una netta distinzione tra la stagione estiva e quella invernale, producono un nuovo anello di accrescimento ogni anno, facilmente visibile nella sezione trasversale del tronco.
  2. alberi della stessa specie legnosa, viventi nella medesima area geografica, producono, nello stesso periodo di tempo, serie anulari simili: infatti, lo spessore di questi anelli varia ogni anno a seconda delle condizioni climatiche.
  3. è possibile confrontare le sequenze anulari di alberi vissuti nella stessa area geografica nello stesso periodo di tempo (cross-dating).

La prima fase dell'indagine dendrocronologica consiste ovviamente nel prelievo dei campioni legnosi, sia da alberi viventi che da legni antichi. Per ogni singolo albero, si ricava quindi un diagramma (curva dendrocronologica) che indica lo spessore degli anelli nel passare degli anni.

Metodo per assemblare differenti campioni in un'unica sequenza.

Confrontando queste sequenze con altre ricavate da legni antichi, è possibile creare una sequenza continua (curva standard) che può risalire indietro nel tempo per centinaia e a volte migliaia di anni. Per l'Italia, le curve standard più antiche sono quelle del Larice, che arrivano a datare fino al 756 d.C., ma in Germania è stato possibile estendere la datazione a 10.000 anni, arrivando fino all' 8480 a.C. con la Quercia nelle regioni dei fiumi Reno e Meno.[2][3]

Un manufatto in legno può dunque venire datato determinando l'anno di abbattimento della pianta, tramite il confronto della sua sequenza di anelli con quella ricostruita nella regione. Per questo, è necessario che conservi tracce di corteccia o dell'anello cambiale, altrimenti la sua datazione non può essere precisa.
Quindi le piante sono veri e propri archivi naturali, che memorizzano temperature, precipitazioni e cambiamenti ecologici.

Campi di utilizzo[modifica | modifica sorgente]

Dendroclimatologia[modifica | modifica sorgente]

Per le applicazioni climatiche (dendroclimatologia), ovvero la ricostruzione della temperatura nei secoli passati, tale metodo è applicabile a ritroso fino a circa 1000 anni dall'attuale visti i limiti intrinseci sull'età delle piante utilizzate (oltre tale range questi studi sono sostituiti da studi di ricostruzione basati sull'analisi dei sedimenti geologici). Alcuni dubbi sussistono sul metodo stesso di ricostruzione basato sul presunto rapporto lineare di causa-effetto tra temperatura e anelli di accrescimento vista la presenza di numerose altre variabili fisico-biologiche che influenzano la crescita di una pianta e che renderebbero il suddetto rapporto strettamente di tipo non-lineare. Anche la sensibilità di tali studi potrebbe essere maggiore delle variazioni rilevate.

Archeologia[modifica | modifica sorgente]

Oltre alla datazione assoluta dei reperti archeologici secondo i i principi sopra esposti, l'altra applicazione importante della dendrocronologia in ambito archeologico consiste nella possibilità di calibrare le datazioni ottenute col radiocarbonio, permettendo la correzione degli errori legati alla variazione di concentrazione del Carbonio 14 nell'atmosfera, che non è stata costante, in quanto dipende dall'attività solare che varia nel tempo. Gli anelli di accrescimento degli alberi, poiché lo hanno assorbito durante il processo di fotosintesi, ne conservano traccia e permettono di risalire alle variazioni nella concentrazione atmosferica del radiocarbonio nel passato. Per questo le curve ottenute con questa metodologia permettono di calibrare le datazioni ottenute col metodo del radiocarbonio.[4]

Diagnostica artistica[modifica | modifica sorgente]

Per le opere realizzate su legno di quercia, la dendrocronologia perviene ad una datazione del supporto e del quadro risalendo al periodo di abbattimento dell'albero e applicando poi a tale terminus a quo delle medie statistiche ricavate dallo studio di opere datate onde stabilire il periodo di stagionatura del legno prima della sua lavorazione. Sulla base pertanto di dati dendrocronologici e di dati storiografici gli studiosi hanno a disposizione delle tabelle di riferimento che consentono di stabilire la datazione più remota del quadro. Tali tabelle di riferimento sono in uso per lo studio delle icone e per quello della pittura nordica, vale a dire fiamminga e olandese a partire dal XV secolo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ "Un archivio naturale", di Paolo Cherubini, pubbl. su "Le Scienze dossier: il clima che cambia", num.5 ago 2001, pag.86-87
  2. ^ Friedrich M, Remmele S, Kromer B, Hofmann J, Spurk M, Kaiser KF, Orcel C, Küppers M, The 12,460-year Hohenheim oak and pine tree-ring chronology from central Europe — A unique annual record for radiocarbon calibration and paleoenvironment reconstructions in Radiocarbon, vol. 46, 2004, pp. 1111–1122.
  3. ^ Pilcher JR, et al., A 7,272-year tree-ring chronology for western Europe in Nature, vol. 312, 1984, pp. 150–152. DOI:10.1038/312150a0.
  4. ^ Eckstein, D., 2001, Manuale di dendrocronologia per archeologi, Osiride, Rovereto (Tn)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Dieter Eckstein, Manuale di dendrocronologia per archeologi, Osiride, Rovereto (Tn), 2001
  • Peter Klein, Dendrochronological Analysis of Works by Hieronimus Bosch and His Followers, in: Jos Koldeweij, Bernard Vermet, Barbera van Kooij (eds.), Hieronymus Bosch. New Insights Into His Life and Work, Ludion, Museum Boijmans Van Beuningen/Nai Publishers, 2001, pagg. 121-127 ISBN 90-5662-214-5
  • Marek Krapiec; Joanna Barniak, Dendrochronological Dating of Icons from the Museum of the Folk Building in Sanok, "Geochronometria", vol. 26, 2007, pagg. 53-59 [1]
  • Peter Ian Kuniholm, Dendrochronology (Tree-Ring Dating) of Panel Paintings in: W. Stanley Taft and James W. Mayer, The Science of Paintings, New York, Springer, 2000, pagg. 206-217 (Appendix L)
  • Lucie Leboutet, Dendrochronologie et archéologie, "Annales de Normandie", vol. 16, n°4, 1966, pagg. 405-438 [2]
  • Micha Leeflang; Peter Klein, Dating panel paintings: the workshop of Joos van Cleve. A dendrochronological and art historical approach, in: Hélène Verougstraete; Jacqueline Couvert (dir.), La peinture ancienne et ses procédés : copies, répliques, pastiches, Leuven, Peeters, 2006, pagg. 121-130 ISBN 90-429-1776-8

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