Paleomagnetismo

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LA teoria tettonica delle placche non è frutto di un'intuizione improvvisa ma è stata preceduta da un secolo di osservazioni biologiche. Va ricordato in modo particolare il contributo del meteorologo austriaco Alfred Wegener che nel 1915, pubblicò un libro in cui ipotizzava che un tempo il continente africano e quello sudamericano fossero uniti in una sorte di super continenti, che egli chiamò Pangea, circondati da un unico grande oceano.( in Il paleomagnetismo è una disciplina, facente parte della geofisica, che studia le proprietà magnetiche di rocce e sedimenti e le caratteristiche del campo geomagnetico del passato, sia in termini di intensità che direzionali. Rocce e sedimenti contengono infatti piccole quantità di minerali ferromagnetici che, in seguito al raffreddamento del magma (quando la temperatura scende al di sotto del punto di Curie)) o durante la diagenesi del sedimento, si dispongono statisticamente secondo le linee di flusso del campo magnetico terrestre presente in quel momento. Datando la roccia e studiando la direzione di magnetizzazione dei minerali magnetici, è possibile dunque risalire all’intensità e alla direzione del campo magnetico terrestre presente al momento della formazione della roccia stessa. Le inversioni di polarità del campo magnetico del nostro pianeta, documentate dallo stato di magnetizzazione assunto dalle rocce ignee (basalti) dei fondali oceanici (bande a magnetizzazione normale/inversa speculari rispetto alle dorsali oceaniche), ha fornito in questo modo una delle prime prove a sostegno della teoria della espansione dei fondali oceanici e della tettonica a placche.

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