Sincronicità

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La Sincronicità è un'ipotesi introdotta dallo psicoanalista Carl Gustav Jung nel 1950 per spiegare la contemporaneità di due eventi complessi connessi in maniera acausale: definisce la coincidenza di due o più eventi atemporali (non sincroni), legati da un rapporto di analogo contenuto significativo.[1] La teoria della sincronicità non ha valenza scientifica, ma psicologica.[2]

L'ipotesi del principio di sincronicità[modifica | modifica sorgente]

I fenomeni paranormali hanno affascinato Jung da sempre.[3] Tra questi egli prediligeva le "coincidenze significative". Già nel 1916, a pochi anni di distanza dalla defezione dal gruppo degli psicoanalisti fedeli al metodo scientifico, Jung scriveva, riflettendo sulla possibilità di affiancare al principio di causalità quello finalistico:

« La causalità è solo un principio, e la psicologia non può venir esaurita soltanto con metodi causali, perché lo spirito (la psiche) vive ugualmente di fini. »

Jung distingueva infatti la sincronicità dal "sincronismo", che riguarda eventi che accadono simultaneamente[4], senza alcun apparente significante comune, perché azioni di pura contemporaneità.

La sincronicità è invece basata su visioni tipiche del pensiero magico, che nella vita di tutti i giorni trovano corrispondenza in eventi come il pensare a una persona e poco dopo ricevere una telefonata che ne porta notizie; nominare un numero e vedere passare una macchina con lo stesso numero impresso sulla carrozzeria; leggere una frase che ci colpisce e poco dopo sentircela ripetere da un'altra persona etc. Cose che talvolta dànno la netta impressione d'essere accadimenti precognitivi legati a una sorta di chiaroveggenza interiore, come se questi segnali fossero disseminati ad arte sul nostro percorso quotidiano per "comunicare qualcosa che riguarda solo noi stessi e il nostro colloquio interiore". Una sorta di risposta esterna, affermativa o negativa, oggettivamente impersonale e simbolicamente rappresentata.

Una prima teorizzazione: il tempo qualitativo[modifica | modifica sorgente]

Nei primi tentativi di enunciazione del concetto di sincronicità, Jung elaborò anche il concetto di "tempo qualitativo". L'idea di tempo qualitativo nasceva dall'osservazione del meccanismo astrologico, che prevede una sorta di schematizzazione (determinata dai cicli e dai transiti) qualitativa sulla psiche di chi ne subisce l'influenza al momento della nascita, ovvero la corrispondenza fra tipologia caratteriale e la convenzione legata all'analisi astrologica che ad ogni posizione planetaria prevede una determinata influenza.

Jung abbandonò gradualmente questo concetto perché si rese presto conto che il meccanismo che aveva individuato ubbidiva ad altre regole apparentemente più caotiche.

Fisica e psicoanalisi[modifica | modifica sorgente]

Jung non era nuovo alla tesi di un parallelismo tra fisica e psicoanalisi, due discipline apparentemente molto distanti fra loro. Nel 1928, nel suo Energetica Psichica egli aveva immaginato una stretta similitudine fra le nozione di energia nell'uno e nell'altro ramo del sapere, e le ricerche che condusse negli anni successivi rafforzarono tale intuizione.

Negli anni trenta Jung incontra Wolfgang Pauli, fisico austriaco premio Nobel nel 1945. Pauli soffriva di una sorta di dissociazione psichica probabilmente dovuta sia al fallimento del proprio matrimonio, sia all'impegno eccessivo profuso negli studi di fisica teorica che seppur molto giovane aveva condotto in quegli anni. Pauli si trasferì quindi in Svizzera proprio per diventare paziente dell'autorevole analista, ma l'incontro fra le due personalità si evolse molto rapidamente e la terapia venne presto abbandonata. I due scienziati, in un rapporto in cui «Pauli non capiva niente di psicologia e Jung non capiva nulla di fisica», ma in cui tutti e due avevano studiato le scienze d'Alchimia Ermetica, scoprirono presto di condividere parte delle idee che scatenavano il problema psichico di cui soffriva Pauli. I due divennero così amici.

Il confronto intellettuale generò quella ricerca nota come "il quarto escluso", individuato in fisica classica nel modello di triade e in alchimia nel modello sviluppato da Jung negli studi sull'Alchimia[5], perché questo processo simbolicamente rappresentato completava una triade fino ad allora in attesa di un quarto elemento che sciogliesse i dubbi ancora presenti sulla validità di ciò che era stato compreso, verificato e accettato dalla scienza fino a quel momento. La sincronicità si rivelava così essere il modello ideale per sciogliere molti dei dubbi innescati anche nel modello di triade in fisica classica:

  1. tempo,
  2. spazio
  3. causalità;

al "quarto escluso" è stato appunto dato il nome di sincronicità.

In analogia alla causalità che agisce in direzione della progressione del tempo e mette in connessione fenomeni che accadono nello stesso spazio ma in istanti diversi, viene ipotizzata l'esistenza di un principio che mette in connessione fenomeni che accadono nello stesso tempo ma in spazi diversi. Viene cioè ipotizzato che oltre lo svolgimento di un atto conforme al principio in cui in tempi diversi accadono avvenimenti provocati da una medesima causa, ne esista un altro in cui accadono avvenimenti nello stesso tempo ma in due spazi differenti perché, essendo casuali, non sono direttamente provocati da un effetto, risultando così aderenti a un principio di a-temporalità.

Nel 1952 Jung e Pauli pubblicarono due saggi nel volume Naturerklärung und Psyche. Nel proprio saggio Pauli applicava il concetto di archetipo alla costruzione delle teorie scientifiche di Keplero, mentre Jung intitolava il proprio "Sincronicità come Principio di Nessi Acausali". Dopo più di venti anni di dubbi e ripensamenti di carattere etico-intellettuale, l'analista si decise a definire il concetto per cui riteneva "d'essere scientificamente impreparato" ad enunciare. Jung, rigoroso e pragmatico scienziato, è infatti imbarazzato verso la comunità scientifica per l'evidente orientamento dei suoi studi in cui evidenze empiriche divengono fenomenologie su cui lavorare con metodo scientifico.

Nella prefazione del saggio scrive che: «la sincronicità è un tentativo di porre i termini del problema in modo che, se non tutti, almeno molti dei suoi aspetti e rapporti diventino visibili e, almeno spero, si apra una strada verso una regione ancora oscura, ma di grande importanza per quanto riguarda la nostra concezione del mondo.»

Critiche[modifica | modifica sorgente]

Il principio di sincronicità è comunemente considerato pseudoscientifico perché ipotizza l'esistenza di uno spazio-tempo spirituale in rapporto con quello materiale.[6] Lo stesso concetto di finalismo, necessario affinché si verifichi la sincronicità, è pseudoscientifico perché per la scienza il mondo non ha un fine da realizzare.

Influenza culturale[modifica | modifica sorgente]

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Negli ultimi tempi[quando?] anche la settima arte ha recepito nella sua maniera questa sorta di movimento di pensiero che delegittima la modalità interpretativa legata alla legge di causa-effetto sinora avallata dal pensiero scientifico classico. Una riprova sono i tentativi di alcuni registi di utilizzare la sincronicità come la più euristica chiave di lettura del movimento del reale. Tra questi ultimi possiamo citare le opere del famoso regista polacco Krzysztof Kieślowski.

Musica[modifica | modifica sorgente]

La teoria junghiana della sincronicità ispirò il gruppo musical britannico The Police (e in particolare, sembra, il cantante e bassista Sting), che produsse nel 1983 un album dal titolo Synchronicity.

Libri[modifica | modifica sorgente]

L'argomento della sincronicità è stato affrontato da William S. Burroughs nel suoi romanzi Il pasto nudo e da Thomas Pynchon in L'arcobaleno della gravità.

Il libro cinese I Ching utilizza il principio sincronico per estrapolare gli esagrammi.

La sincronicità e l'effetto Pauli[modifica | modifica sorgente]

Sul fisico Pauli si racconta un aneddoto che le persone affascinate dalla superstizione interpretano a sostegno del concetto di sincronicità.

Nel XX secolo la fisica si divise sempre più nettamente in due distinte branche: la fisica teorica e la fisica sperimentale. La prima branca sempre più vicina alla matematica e alla speculazione astratta, mentre la seconda a diretto contatto con i laboratori e la sperimentazione diretta delle teorie enunciate. Nei due campi sorserso inevitabili campanilismi, i fisici sperimentali iniziarono ben presto ad apostrofare i loro colleghi "più aristocratici" tacciandoli di così scarsa manualità pratica da doversi obbligatoriamente dedicare alle sole teorie, li ritenevano assolutamente inadatti al lavoro di laboratorio.

Pauli era molto stimato come fisico teorico, i colleghi e gli amici sperimentali lo consideravano però un vero problema oggettivo. Non solo non gli permettevano di toccare gli strumenti per paura che li rompesse, ma addirittura Otto Stern arrivò a proibirgli l'accesso ai laboratori durante l'esecuzione degli esperimenti. La sua semplice presenza sembrava infatti causarne l'irrimediabile fallimento.

Fra le altre cose successe anche che uno strumento particolarmente costoso e delicato si ruppe nel laboratorio di James Franck a Gottinga. Raccontando l'accaduto ai colleghi di Zurigo, egli scherzò dicendo che, almeno quella volta, la responsabilità non poteva essere attribuita a Pauli visto che non era nemmeno presente in città. I colleghi gli replicarono prontamente che dovendo Pauli recarsi a Copenaghen esattamente quello stesso giorno, intorno alla stessa ora dell'accaduto era dovuto scendere alla stazione di Gottinga per cambiare treno.

In "onore" di questa peculiarità empirica venne poi definito il famoso effetto Pauli, che non è altro quindi che una versione aggiornata del "menagramo" di napoletana memoria.

L'effetto Pauli è poi divenuto nel tempo un'espressione gergale utilizzata per indicare il presunto malfunzionamento delle apparecchiature sperimentali in presenza dei fisici teorici, e non va confuso col Principio di esclusione di Pauli che è invece un fondamentale apporto dato dallo scienziato austriaco alla fisica quantistica.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Jung 1980, op. cit..
  2. ^ Vedi sezione "Critiche".
  3. ^ Psicologia dei fenomeni occulti. Ediz. integrale - Jung Carl G. - Libro - Newton Compton - Grandi tascabili economici - IBS
  4. ^ Ad esempio: ballerini che fanno lo stesso passo con la stessa cadenza simultanemaente; due orologi che segnano lo stesso orario; metronomo e musica che seguono lo stesso ritmo.
  5. ^ Esplora il dogma della Immacolata concezione e l'importanza data dalla Chiesa cattolica alla figura mistica rappresentata dalla Madonna.
  6. ^ L'ipotesi della sincronicità si basa su una concezione dello spazio che non ha riscontri scientifici e in quanto tale è per sua stessa formulazione pseudoscientifica.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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