Krzysztof Kieślowski

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« PAWEL Ho visto un cane morto. Mentre tornavo col giornale. Quello con gli occhi gialli. Era sempre affamato e infreddolito, girava per gli immondezzai, sai quale?
KRZYSZTOF Sì.
PAWEL Vedi? Io ero tanto contento stamattina perché quel calcolo mi era riuscito, poi ho visto lui... a terra, con quegli occhi proprio come il vetro... »
(Krzysztof Kieślowski, da Decalogo I [1])

Krzysztof Kieślowski

Krzysztof Kieślowski [ˈkʂɨʂtof kʲeɕˈlofski] (ascolta [?]) (Varsavia, 27 giugno 1941Varsavia, 13 marzo 1996) è stato un regista, sceneggiatore e documentarista polacco.

Indice

[modifica] Biografia

La malattia del padre, sofferente di tubercolosi, costrinse - quando Krzysztof era ancora bambino - tutta la sua famiglia a spostarsi in continuazione, in località che disponessero di un sanatorio, per cercare una maggiore speranza di sopravvivenza per il padre del futuro regista. Kieślowski aveva sedici anni quando il padre, tuttavia, morì.

Intanto il giovane si diplomò in un scuola di tecniche teatrali, dove suo zio era preside, specializzandosi nella tecnica di dipingere scenari.

Nel 1969 si laureò alla Scuola Superiore di Cinema di Łódź, che all'epoca godeva di fama e prestigio internazionale. Iniziò così a girare documentari, sia per la televisione che per il cinema: e sarebbero stati proprio questi a fargli avere i primi problemi con le autorità.

Un suo documentario del 1971, Robotnicy 1971 - Nic o nas bez nas (Lavoratori 1971: Niente su di noi senza noi) sulla repressione violenta dello sciopero di Danzica, venne requisito dalla polizia che voleva identificare i partecipanti: Kieślowski rimase molto colpito da questo fatto, sentendosi quasi un traditore. Nel 1980, mentre filmava un deposito automatico dei bagagli per il documentario Dworzec (La stazione), la polizia gli sequestrò di nuovo la pellicola: infatti, senza accorgersene, il regista aveva ripreso una valigia in cui c'era una donna fatta a pezzi dalla figlia che la polizia stava ricercando da tempo.

Entrò a far parte di una cerchia di registi che si imponeva di ritrarre la situazione della Polonia sotto il comunismo.

Una volta passato ai lungometraggi, per le sceneggiature il regista si avvalse della preziosa collaborazione dell'avvocato polacco Krzysztof Piesiewicz, con il quale avrebbe collaborato durante tutta la propria carriera cinematografica.

Altro suo fedele collaboratore era il compositore polacco Zbigniew Preisner (che in Tre colori: Film Blu si fece chiamare Van den Budenmayer).

Il 13 marzo 1996 Krzysztof Kieślowski morì per un attacco di cuore. È seppellito nel cimitero Powązki di Varsavia, in Polonia.

Uno dei progetti incompiuti del regista era quello di dirigere, oltre alla famosa "Tre Colori", un'altra trilogia, basata questa volta su La divina commedia di Dante Alighieri. L'unica delle tre sceneggiature ad essere completata da Kieślowski e Piesiewicz, Heaven, è stata portata sullo schermo dal regista tedesco Tom Tykwer nel 2002.

[modifica] Curiosità

Pare che il grande regista Stanley Kubrick nutrisse una sincera ammirazione per il regista polacco, una volta ebbe a dire:

« Sono sempre riluttante nel sottolineare una qualche caratteristica saliente nel lavoro di un grande regista, questo perché può essere un modo di sminuirne la portata. Ma riguardo questo libro di sceneggiature (I Dieci Comandamenti, n.d.r.), di Krzysztof Kieslowski e del suo coautore, Krzysztof Piesiewicz, mi pare non fuor di luogo osservare che essi hanno la rarissima capacità di drammatizzare le proprie idee piuttosto che semplicemente raccontarle. Esemplificando i concetti attraverso l'azione drammatica della storia essi acquisiscono il potere aggiuntivo di permettere al pubblico di scoprire quello che sta realmente accadendo piuttosto che semplicemente seguire un racconto. Riescono in tale compito con una tale abbagliante abilità, che non riesci a renderti coscientemente conto delle idee che si materializzano nella mente fino a che queste non hanno già raggiunto da tempo il profondo del tuo cuore.[1] »

[modifica] Note

  1. ^ Krzysztof Kieślowski e Krzysztof Piesiewicz, Decalogo (Dekalog), Torino 1991, Einaudi, p.9

[modifica] Filmografia

[modifica] Bibliografia

[modifica] Collegamenti esterni

Trilogia dei colori - Krzysztof Kieślowski
Film Blu | Film Bianco | Film Rosso
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