Pianeta (astrologia)

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Il significato di pianeta in astrologia è diverso che in astronomia, poiché oltre alle sue caratteristiche fisiche e matematiche, come l'orbita e altre proprietà calcolabili, di esso viene considerato l'aspetto qualitativo e il significato simbolico.

Una sfera armillare e due tondi sovrapposti raffiguranti la Luna, la Terra e il Sole (Giorgione, dettaglio dal fregio delle arti liberali e meccaniche, Casa Pellizari a Castelfranco Veneto)

I pianeti e il loro numero[modifica | modifica wikitesto]

Il termine indica non solo i pianeti veri e propri del Sistema solare (Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno, Urano, Nettuno) e il pianeta nano Plutone, ma anche il Sole e la Luna, denominati luminari, mentre non è considerato pianeta la Terra essendo l'analisi astrologica basata sul geocentrismo.[1]

Nell'astrologia classica, fino alla scoperta di Urano compiuta da William Herschel nel 1781, i pianeti usati nell'analisi astrologica erano solo sette.

Alcune scuole astrologiche come quella di Lisa Morpurgo basano la propria teoria su un sistema di dodici pianeti, di cui due ritenuti ancora da identificare [2] e chiamati temporaneamente X (da non confondere col pianeta X teorizzato dagli astronomi di fine Ottocento ecc.) e Y.

Dopo la scoperta del pianeta nano Eris e di altri pianetoidi come Sedna sono nati dibattiti sull'opportunità o meno di considerarli nell'analisi astrologica.

Alcune scuole aggiungono asteroidi come Cerere, e soprattutto Chirone, planetoide transuraniano scoperto nel 1977 e utilizzato da astrologi di scuola relazionale[3].

Uso nella stesura dell'oroscopo[modifica | modifica wikitesto]

Quadrante dell'orologio astronomico in Piazza dei Signori a Padova, che riproduce i moti del Sole, della Luna e dei cinque pianeti

I pianeti percorrono in senso anti-orario il cerchio zodiacale, quello che Dante definiva obliquo e sul quale essi si muovono attratti dalla Terra, per soddisfare le sue esigenze ed offrirle i loro influssi e significati:

«Vedi come da indi si dirama
l'oblico cerchio che i pianeti porta,
per sodisfare al mondo che li chiama.»
(Divina Commedia, Paradiso, X, 13-15)

Ad ogni pianeta vengono associate alcune caratteristiche peculiari, con diverse sfumature secondo le varie scuole astrologiche. A esempio il Sole rappresenta la parte maschile, la ragione e la vitalità, mentre la Luna rappresenta la parte femminile, la ricettività e la capacità di adattamento. Gli altri pianeti, almeno nell'astrologia occidentale, derivano il loro significato dalle corrispettive divinità greco-romane da cui hanno preso il nome. Così Mercurio, il cui dio governava la parola e i commerci, attiene a quella dimensione della vita fatta di relazioni e comunicazioni. Venere è legata alla sfera dell'amore e della pace, mentre Marte a quella della guerra e dell'aggressività. Giove è simbolo di favore, benevolenza, prosperità, mentre Saturno di ostacoli, difficoltà e gravosità.[4]

Ogni pianeta rappresenta in tal modo quello che Jung chiamava archetipo,[5] a cui di volta in volta è associabile un particolare aspetto o elemento della realtà, che diventa così interpretabile oggettivamente in base alla legge dell'analogia, mediante cioè un legame qualitativo e non di tipo causale. Un'eredità di questa attribuzione analogica la si può ritrovare nell'odierna denominazione dei giorni della settimana, in ognuno dei quali si esprime una diversa qualità temporale conoscibile in base al nome del pianeta associato.

Il moto degli astri, sin dall'antichità, era ritenuto portatore di un significato da intepretare finalisticamente, non come semplice meccanismo privo di scopo:

« Adunque si generò il tempo insieme con il cielo. [...] Affinché il tempo fosse creato, furono fatti il Sole e la Luna e altri cinque astri, che si dicono pianeti, per distinguere e guardare i numeri del tempo. Formato Iddio i corpi di quelli, sette di numero, poseli nelle orbite, sette anche esse, nelle quali la circolazione dell'altro fa suo movimento. Egli pose la Luna nel primo cerchio che inghirlanda la Terra; il Sole in quello ch’è secondo, attorno alla Terra; e Lucifero [Venere], e il pianeta che sacrato è a Hermes [Mercurio], in quelli cerchi che si rigirano veloci cosí come il Sole, ma con avviamento contrario, sí che il Sole e il pianeta di Hermes e Lucifero, ciascuno giugne l’altro, e giunto è da quello. [...] La notte dunque e il giorno nacquero, [...] e sono essi il periodo del movimento circolare unico e sapientissimo: e il mese, quando la Luna, percorsa la sua orbita, raggiunge il Sole, e l’anno, quando il Sole ha percorso la sua orbita. »
(Platone, Timeo, X)

L'attribuzione di un significato finalistico ai fatti e agli eventi della realtà era la stessa che nell'antica Roma rendeva possibile la divinazione basata sull'esame delle viscere degli animali o sul volo degli uccelli. Un esempio peculiare di sistema analogico si ebbe sul finire della tarda antichità nella città di Carre, l'antica Harran, situata nell'attuale Turchia orientale, dove si era diffuso un culto politeista legato ai sette pianeti, forse proveniente da Ur, città della bassa Mesopotamia, che associava ad ogni dio un particolare colore, metallo, e figura geometrica, usati ancora oggi.[6] In essa erano stati eretti sette templi, così intitolati:

La scienza astrologica dei pianeti continuò ad essere esercitata in Occidente adottando simili schemi, e dopo un periodo in cui cadde in disuso nell'alto Medioevo, tornò a prosperare nel Rinascimento, dove grande importanza veniva data allo studio delle analogie. Mentre infatti il pensiero logico coglieva i rapporti matematici e quantitativi dei pianeti, quello analogico ne coglieva gli aspetti qualitativi ed essenziali, unificandoli con i contenuti di altre discipline come l'alchimia e la numerologia.

Anche Steiner, nella sua Scienza occulta, dove descrive l'evoluzione del cosmo e della Terra, intende riferirsi ai pianeti nel loro aspetto spirituale, più che a quello fisico:

« Noi parliamo qui dei corpi celesti, dei pianeti e dei loro nomi esattamente nel medesimo senso come ne parlava una scienza più antica. Come la Terra fisica è semplicemente l’espressione fisica di un grande organismo spirituale-animico, così lo sono pure tutti gli altri corpi celesti; come il veggente, dicendo «Terra», non intende indicare il semplice pianeta fisico, e dicendo «Sole», non la sola stella fissa fisica, così, quando parla di «Giove» e di «Marte», egli intende riferirsi a vasti rapporti spirituali. »
(Rudolf Steiner, La scienza occulta nelle sue linee generali [1910], pag. 102, trad. di E. De Renzis ed E. Bataglini, Bari, Laterza, 1947)

Il modo in cui interagiscono i pianeti, ruotando gli uni attorno agli altri e di conseguenza allontanandosi o riavvicinandosi tra loro, è quindi espressione di precise interazioni e reciproche influenze di natura spirituale:

« I movimenti dei corpi celesti sono determinati dai reciproci rapporti delle diverse entità spirituali che li abitano. Le posizioni ed i movimenti dei corpi celesti hanno origine da cause animico-spirituali, e si verificano in modo che sia possibile agli stati spirituali di esplicarsi nel campo fisico. »
(Rudolf Steiner, La scienza occulta nelle sue linee generali [1910], pag. 96, trad. di E. De Renzis ed E. Bataglini, Bari, Laterza, 1947)

Simbologia[modifica | modifica wikitesto]

La simbologia dei pianeti si basa sulla contrapposizione di due principi: il maschile e il femminile, o l'attivo e il passivo, rappresentati rispettivamente dal Sole e dalla Luna. In base alla tripartizione ermetica del corpo umano, il Sole (Sun symbol.svg) è associato alla coscienza dello spirito, ossia alla personalità e all'individualità, la Luna invece (simbolo Luna) è associata all'anima, ossia alla vitalità universale e indifferenziata;[7] vi è infine il corpo fisico, cioè l'aspetto puramente materiale, associato alla Terra ed indicato con una croce (Cross Coptos Ethiopian.JPG). Con questi tre ideogrammi veniva costruita la simbologia dei sette pianeti conosciuti fin dall'antichità,[8] come si può notare nel seguente schema: [9]

Pianeti Sole Luna Mercurio Venere Marte Giove Saturno Urano Nettuno Plutone
Simboli Sun symbol.svg Moon symbol crescent.svg Mercury symbol.svg Venus symbol.svg Mars symbol.svg Jupiter symbol.svg Saturn symbol.svg Uranus's astrological symbol.svg Neptune symbol.svg Pluto's astrological symbol.svg
Domicilio Leone Cancro Vergine
Gemelli
Bilancia
Toro
Scorpione
Ariete
Pesci
Sagittario
Capricorno
Acquario
Acquario Pesci Scorpione

Il cerchio con un centro () esprime l'unità e la perfezione significati dal sole, mentre il semicerchio o la coppa (Moon symbol crescent.svg) indicano la ricettività e l'adattabilità propri della luna. Il simbolo della Terra invece (Cross Coptos Ethiopian.JPG), a differenza dei due pianeti luminari, non ricorre mai da solo, essendo la materia incapace di autosostenersi.[10] Mercurio viene costruito con tutti e tre i segni sovrapposti (), a formare un'armonia. Venere col simbolo della Terra sormontato dal Sole () indica il predominio della coscienza sulla materia. Marte al contrario (Earth symbol alternate.svg) presenta la croce (poi trasformata in una freccia)[10] al di sopra del cerchio (), per esprimere il dominio della materia, ma anche come questa dal basso sia mossa dalla coscienza. Giove mostra come l'anima (luna) prevalga sulla materia (), mentre in Saturno è la materia a gravare sull'anima ().[8]

Gli astrologi sin dall'antichità, sempre secondo la polarità maschile/femminile, hanno assegnato ai pianeti due domicili, uno per il giorno ed uno per la notte, ad eccezione dei due Luminari, che come si può vedere ne hanno uno solo; il Sole infatti, essendo visibile di giorno, si ritene abbia una casa di notte, la Luna al contrario, visibile soprattutto di notte, ha la sua casa nel giorno.[11]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dizionario di Astrologia - Pianeti
  2. ^ http://www.astrologiamorpurghiana.it/img/vezia/01-Introduzione.pdf
  3. ^ L'approccio relazionale in Astrologia - 1 Parte
  4. ^ Giancarlo Cervetti, Il meraviglioso fascino dello Zodiaco, Lampi di stampa, 2007.
  5. ^ Eugenio De Caro, L'antropologia di Carl Gustav Jung: Saggio Interpretativo, pag. 247, EDUCatt, 2013.
  6. ^ L'antica città di Harran.
  7. ^ Julius Evola, La Tradizione Ermetica, pag. 61, Mediterranee, 1996.
  8. ^ a b Edy Minguzzi, La struttura occulta della Divina commedia, pag. 48, Libri Scheiwiller, 2007.
  9. ^ Ci si basa sullo schema presente in: Horus, Astrologia di Horus, pp. 44-45, Mediterranee, 1997.
  10. ^ a b Thorwald Dethlefsen, Il destino come scelta, pp. 72-73, Mediterranee, 1984.
  11. ^ Helmut Lammer, Mohammed Y. Boudjada, Enigmi di pietra. I misteri degli edifici medievali, pag. 64, Arkeios, 2005.

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