Grande Armata

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Grande Armata
Emblem of Napoleon Bonaparte.svg
Descrizione generale
Attiva 1805 - 1815
Nazione Flag of France.svg Impero francese
Alleanza bandiera Regno Italico
Flag of the Kingdom of Naples (1811).gif Regno di Napoli
Flag of the Kingdom of Westphalia.svg Regno di Vestfalia
Flag of the Confederation of the Rhine.svg Confederazione del Reno
Flag of Bavaria (striped).svg Regno di Baviera
State flag of Saxony before 1815.svg Regno di Sassonia
Flag of the Netherlands.svg Regno d'Olanda
Republiquehelv.svg Repubblica Elvetica
Servizio Armata
Dimensione Nel 1812, circa 554.500 uomini:
• 300.000 Francesi e Olandesi
• 95.000 Polacchi
• 30.000 Italiani[1]
• 24.000 Bavaresi
• 20.000 Sassoni
• 17.000 Vestfaliani
• 20.000 Prussiani
• 35.000 Austriaci
• 15.000 Svizzeri
• 3.500 Croati
Equipaggiamento Moschetto Charleville del 1777
Soprannome Grande Armée
Motto Valeur et Discipline
Colori Tricolore
Marcia Marsigliese
Battaglie/guerre Terza coalizione
Quarta coalizione
Quinta coalizione
Sesta coalizione
Settima coalizione
Reparti dipendenti
Comandanti

[senza fonte]

Voci di unità militari presenti su Wikipedia

La Grande Armée o Grande Armata è la definizione con la quale si identifica l'esercito che Napoleone schierò (e che la Francia continuò a schierare anche dopo la sua caduta), a partire dal 1805, anno della sua formazione, contro le potenze ostili.

Indice

[modifica] La Grande Armée

[modifica] Organizzazione

Cuirassier blessé quittant le feu, dipinto dell'artista francese Théodore Géricault

Dopo il trattato di Lunéville (1801), Bonaparte aveva iniziato ad epurare l'esercito dei suoi elementi deboli, affaticati, esausti o sospetti. Riordinò molti ufficiali e congedò i soldati che avessero affrontato almeno quattro campagne. In sostanza Napoleone mise in atto una vera e propria rivoluzione all'interno dei suoi eserciti. Tale rivoluzione portò a riformare circa un ottavo dell'effettivo. Dal 1801 al 1805, Napoleone ebbe a disposizione cinque anni durante i quali riorganizzò le sue milizie affinché nascesse un esercito numeroso ed efficiente che avrebbe preso il nome di Grande Armée; al contempo ebbe modo di riflettere su come far operare sul campo efficacemente tale armata. Per la prima volta nel 1805 l'esercito francese fu posto sotto il comando di un unico generale.[2]

Un elemento che creò attorno all'Imperatore grande entusiasmo fu la concreta valorizzazione delle ambizioni personali dei soldati tramite promozioni per meriti conquistati in battaglia e la concessione di medaglie importanti come la prestigiosa Legion d'Onore[3]. Inoltre, i soldati che avevano combattuto per la Francia furono costantemente onorati dallo Stato e, malgrado possedessero un grado minimo di istruzione, non gli fu preclusa la carriera militare. Furono attuate delle norme tra le più moderne dell'Europa dell'epoca a favore dei veterani in base alle quali anche coloro che fossero stati feriti avrebbero avuto l'opportunità di continuare ad essere alloggiati agli Invalides. Agli orfani e alle vedove di caduti in battaglia fu riconosciuto il diritto all'assistenza di Stato e ai feriti una pensione[4].

[modifica] La coscrizione obbligatoria

Al fine di aumentare i soldati e poter così infoltire l'esercito Napoleone fece ampio ricorso alla coscrizione obbligatoria estendendola a tutti i paesi occupati. Furono dapprima richiamate le classi tra i diciotto e i quarant'anni, ma poi verso la fine del conflitto si passò anche ad arruolare classi più giovani, i cosiddetti (Marie-Louise)[5].

La coscrizione obbligatoria, già in vigore ai tempi del Direttorio, andava a superare la vecchia concezione del militare inteso come mercenario dei tempi dell'Ancien Régime. Il modello di soldato nato da questa riforma era differente: non più un uomo istruito alla guerra professionalmente, ma un cittadino chiamato a difendere o a combattere per la propria patria[6]. La recluta, chiamata al fronte, si mescolava con veterani e da questi imparava i rudimenti delle tattiche belliche[7].

Il reclutamento delle truppe avveniva secondo la legge che obbligava al servizio militare tutti i francesi maschi che avessero un'età compresa tra i venti e i venticinque anni. La legge non risparmiò la leva neppure agli uomini sposati e ai vedovi, fino ad una modifica delle regole della coscrizione che nel 1808 accordò loro l'esenzione; da questa data in poi il numero dei matrimoni precoci aumentò a dismisura.

Numerosi furono i casi di diserzione all'indomani dell'introduzione dell'arruolamento obbligatorio nei territori dell'Impero, in particolare in quelle regioni che già precedentemente erano prive di tradizioni militari.[8].

L'ostilità alla coscrizione obbligatoria, nonostante un certo successo iniziale nella chiamata alle armi di volontari, assorbì molte energie dell'Impero francese. Si dovette pertanto ricorrere all'arruolamento forzato e alle amnistie verso coloro che non si presentavano immediatamente. Si ricorse inoltre al trasferimento dei compiti di reclutamento ai prefetti e ai sottoprefetti francesi che sostituirono in questo compito le amministrazioni locali.[9]

[modifica] Fanteria napoleonica

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Fanteria napoleonica.

La Fanteria napoleonica non fu forse un'arma molto affascinante nei ranghi della Grande Armée, ma sopportò il peso maggiore dei combattimenti, e il loro comportamento determinò le vittorie e le sconfitte di Napoleone. La Fanteria napoleonica era suddivisa in due principali corpi, la Fanteria di Linea (Infanterie de Ligne) e la Fanteria Leggera (Infanterie Légère). Nell'Armata francese nel 1803 esistevano 90 Reggimenti di Fanteria di Linea e 26 Reggimenti di Fanteria Leggera. Tra il 1813 e il 1814 i Reggimenti di Fanteria di Linea erano diventati 137 (numerati da 1 a 157), mentre i Reggimenti di Fanteria Leggera 35 (numerati da 1 a 37). Durante la Battaglia di Waterloo furono invece 90 i Reggimenti di Fanteria di Linea e 15 i Reggimenti di Fanteria Leggera. Il successo delle vittorie della fanteria sono da ascriversi principalmente agli schemi usati in battaglia, al grande impeto dimostrato negli scontri e soprattutto alla velocità di marcia che permetteva alle truppe di portarsi in battaglia occupando rapidamente le posizioni migliori[10].

la Fanteria di Linea costituiva la maggior parte della Grande Armée. Nel 1803, Napoleone aveva ripristinato la nozione di Reggimento il 24 settembre 1804, mentre la nozione di Mezza-Brigata (dovuta al fatto che si considerava la Brigata formata da 2 metà superava le vecchie dizioni di sapore monarchico) usato durante la Rivoluzione francese era ora usato solo per le unità di truppa provvisorie e le compagnie di deposito. Nell'Armata francese nel 1803 esistevano 90 Reggimenti di Linea. Nonostante che la Fanteria di Linea sostenesse la più parte degli sforzi della Fanteria della Grande Armée, la Fanteria Leggera Infanterie Légère giocò un ruolo importante. Ciò nonostante i Reggimenti di Fanteria Leggera non furono mai più di 35, anche perché le truppe di Linea ne potevano eseguire tutte le stesse manovre, incluse le scaramucce.

[modifica] Cavalleria napoleonica

Le Chasseur de la garde, dipinto dell'artista francese Théodore Géricault
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Cavalleria napoleonica.

Ai tempi dell'Ancien Régime la Cavalleria era costituita da piccoli reparti aggregati alle grandi Divisioni di Fanteria. Napoleone decise allora di creare importanti reparti di Cavalleria che potessero agire autonomamente costituendoli in Divisione. Napoleone decise quindi per decreto di staccare quasi tutti i reparti di Cavalleria aggregati alle Divisioni di Fanteria e di costituire nuove Divisione esclusivamente di Cavalleria. Fu quindi abbandonato il principio delle divisioni pluriarma. Queste nuove Divisioni furono affidate al comando di Gioacchino Murat e già nel 1806 costituivano ben 2 Corpi d'Armata.

La Cavalleria costituiva circa un quinto o un sesto dell'intera Grande Armée. Un reggimento di Cavalleria era composto da 800-1200 uomini ed era strutturato su tre o quattro squadroni di due compagnie ciascuno, più elementi di supporto. La prima compagnia di ogni squadrone era sempre designato come di élite, in cui si presume confluissero i migliori uomini e i migliori cavalli. Ogni compagnia aveva un effettivo di 3 ufficiali, 4 sottufficiali, 4 brigadieri, 74 cavalieri e un trombettiere. Ogni compagnia era comandate da un capitano. Il capitano più anziano esercitava inoltre la funzione di capo Squadrone. Queste cifre variavano leggermente in base al tipo di unità. Allo scoppio della Rivoluzione francese, la cavalleria patì enormemente la perdita degli ufficiali aristocratici ricchi di esperienza ancora leali alla corona dell'Ancien Régime. Di conseguenza, la qualità della cavalleria francese si abbassò drasticamente. Napoleone ricostituì la specialità, rendendola una delle più agguerrite del mondo. Fino al 1812 essa fu invitta in ogni importante scontro a livello reggimentale.

[modifica] Guardia Imperiale

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Guardia imperiale (Primo Impero).

La Guardia Imperiale nacque durante la rivoluzione francese come Guardia del Direttorio, poi si trasformò in Guardia consolare per intervento di Napoleone con decreto del 28 novembre 1799. Quando il 10 maggio 1804 Napoleone assunse il titolo di Imperatore la Guardia consolare si trasformò in Guardia Imperiale e fu poco a poco espansa fino a comprendere numerose specialità sia di Fanteria, sia di Cavalleria. Nel 1809 la Guardia Imperiale era composta dalla Vecchia Guardia (erede della ex-Guardia consolare), dalla Media Guardia e dalla Giovane Guardia divenendo di fatto un esercito privato all'interno dell'esercito nazionale. La Guardia Imperiale era caratterizzata da devozione e fedeltà assoluta a Napoleone e i quadrati di quest'ultima si posero ad estrema difesa dell'Imperatore il giorno della Battaglia di Waterloo.

[modifica] Contingenti stranieri nella Grande Armata

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Contingenti stranieri nella Grande Armata e Esercito del Regno d'Italia (1805-1814).
Napoleone passa in rivista i volontari italiani e polacchi a Montichiari 10 giugno 1805

I Contingenti stranieri, nel corso delle Guerre napoleoniche, contribuirono in maniera sempre più determinante alla formazione della Grande Armée francese, tanto che nel corso della campagna di Russia i soldati stranieri equivalevano quelli francesi per numero. Molte armate europee del tempo reclutarono milizie e volontari stranieri e il Primo Impero francese non fece eccezione. Quasi tutte le nazionalità europee furono rappresentate nei ranghi della Grande Armée.

A tal proposito riportiamo di seguito l'elenco delle nazionalità degli oltre 600.000 uomini che servirono Bonaparte nella campagna di Russia del 1812:

Se si dovesse indicare con un aggettivo la Grande Armée probabilmente tutti metterebbero in evidenza la sua imponenza o la sua preparazione o il coraggio degli uomini che l'arricchirono; in realtà se veramente si volesse riassumere con un epiteto la grande armata, si dovrebbe sicuramente far riferimento alla sua estemporaneità. Infatti qualsiasi cosa, sia si parli della strategia di guerra, sia si parli della preparazione degli uomini, era improvvisata. Per Napoleone l'addestramento e la preparazione degli uomini erano pressoché inutili[11].

Bonaparte rimase sempre fedele ai metodi della rivoluzione, la quale insegnava che addestrare gli uomini non è sempre indispensabile. Le nuove leve non ricevevano mai un addestramento, la vera esperienza il soldato doveva acquistarla sul campo. La Grande Armée di Napoleone basava la propria forza sull'amalgama, vale a dire la solidità morale, fisica e strategica degli uomini che la componevano; l'esercito francese assunse per la prima volta l'appellativo di «grande armata» nel 1805, anno in cui Napoleone tentò di attraversare la Manica con le sue truppe e invadere l'Inghilterra.

[modifica] Note

  1. ^ INS Scholarship 1998: Henri Clarke, Minister of War, and the Malet Conspiracy
  2. ^ Lucio Ceva, "Questa era la Grande Armèe", da Storia Illustrata Gennaio 1976, pag. 56: "Per la prima volta nel 1805 vi è un solo esercito francese riunito sotto un unico comandante (l'Imperatore) e suddiviso in corpi d'armata e divisioni regolari: è finita l'epoca del Direttorio e dei primi anni del Consolato quando mezza dozzina di eserciti rivali agivano in modo semi-indipendente sui vari fronti"
  3. ^ Vittorio Criscuolo, "Napoleone", Edizioni il Mulino, Gennaio 1997, pag. 102: "Un altro fattore decisivo della forza dell'esercito napoleonico era rappresentato dalla valorizzazione dell'ambizione individuale.È certamente esegerata la famosa affermazione secondo cui ogni soldato portava nel suo zaino il bastone di maresciallo, ma certo la promozione per meriti acquisiti sul campo di battaglia fu comunque uno stimolo concreto per il combattente napoleonico. D'altra parte Napoleone fu sempre attento a stimolare l'emulazione, creando un sistema di onorificenze ordinato per gradi, a partire dalla prestigiosa Croce della Legion d'Onore."
  4. ^ Stuart Woolf, "Napoleone e la conquista dell'Europa", Editori Laterza 2008, pag. 250: "E se ormai un bastone di maresciallo non era più a disposizione di chiunque, soldati e sottufficiali potevano ancora fare carriera, purché possedessero un minimo di istruzione. I veterani continuavano ad essere onorati ed alloggiati agli Invalides, come prima e durante la Rivoluzione. Le vedove e gli orfani di soldati caduti in battaglia potevano contare sull'assistenza, chi aveva riportato ferite riceveva una pensione. Il riconoscimento degli obblighi della società civile verso i militari quando avevano smesso di combattere non aveva confronti in Europa"
  5. ^ Andrea Frediani, "Le grandi battaglie di Napoleone", Edizioni Newton & Compton 2002, pag. 13: "Per incrementare gli effettivi dell'esercito o per compensare le perdite, Napoleone fece ricorso con sempre maggiore frequenza alle coscrizioni, che andavano a pescare tra gli uomini compresi tra i diciotto e i quarant'anni, i quali avevano obbligo di farsi registrare; la leva era per classi annuali, e lo stato endemico di crisi militare in cui versò la Francia nell'ultimo periodo del regime napoleonico indusse l'imperatore a chiamare alle armi in anticipo le classi degli anni successivi, gettando nella mischia ragazzini di quindici anni, i cosiddetti Marie-Louise.
  6. ^ Vittorio Criscuolo, "Napoleone", Edizioni il Mulino, Gennaio 1997, pag. 101: "Tuttavia la forte carica patriottica rimase e, insieme alla prospettiva della ricompensa assicurata dal principio delll'eguaglianza, rappresentò il vero motivo del valore, del coraggio, dello spirito di iniziativa che caratterizzarono le armate napoleoniche. Nonostante l'involuzione conservatrice dell'imperatore, qualcosa dello spirito rivoluzionario rimase sempre vivo nell'animo dei soldati."
  7. ^ Vittorio Criscuolo, "Napoleone", Edizioni il Mulino, Gennaio 1997, pagg. 100-101: "In pratica all'inizio di ogni campagna si rinnovava l'amalgama fra veterasni e coscritti che aveva caratteerizzato il nucleo degli eserciti rivoluzionari del 1793-1794: avviata subito verso il fronte, la recluta si mescolava con i veterani e imparava da questi, e dalla diretta esperienza del campo di battaglia, le regole del combattimento. Il soldato di Napoleone fu dunque, esattamente come quello del 1793-1794, un combattente improvvisato, dotato di grande spirito di indipendenza, lontanissimo dalla mentalità e dalle abitudini del soldato di caserma dell'antico regime. Del resto Napoleone fu sempre indulgente verso le forme di insofferenza all'inquadramento e alla disciplina che caratterizzavano le sue truppe: egli in fondo considerava il soldato per quello che sapeva dare sul campo di battaglia, e gli chiese perciò solo di essere pronto nel momento dello scontro"
  8. ^ Stuart Woolf, "Napoleone e la conquista dell'Europa", Editori Laterza 2008, pag. 247: "La coscrizione produsse ovunque forti resistenze ed evasioni, salvo che nelle zone con precedenti tradizioni di servizio militare come la Svizzera o Magonza, dove l'Elettore l'aveva già introdotta. La resistenza fu particolarmente forte nelle regioni che in precedenza erano state specificatamente esentate dalla coscrizione, come Mark, prima appartenente alla Prussia e ora parte del Berg"
  9. ^ Stuart Woolf, "Napoleone e la conquista dell'Europa", Editori Laterza 2008, pag. 244: "Non si può dubitare della forte ostilità delle popolazioni nei primi anni, sia in Francia che negli Stati Alleati: nel Regno d'Italia si riusciva ad effettuare la coscrizione solo attraverso l'arruolamento forzato eseguito da vere e proprie pattuglie di arruolatori. È probabile che la crescente efficienza della macchina amministrativa abbia abituato la gente all'obbedienza; certamente si spezzò la resistenza passiva di intere comunità trasferendo i loro compiti amministrativi ai prefetti e ai sottoprefetti...Qualche effetto lo ebbero le amnistie, ma alla fine fu l'uso della forza contro i coscritti recalcitranti ad assicurare l'obbedienza."
  10. ^ Lucio Ceva, "Questa era la Grande Armèe", da Storia Illustrata Gennaio 1976, pag. 60: "I trionfi della fanteria francese riposano essenzialmente su tre fattori: formazioni di combattimento (ordre mixte e attacchi in colonna), grande impeto e celerità di marcia Nella campagna del 1805 non sapremmo se definire più straordinaria l'irruenza degli attacchi o la capacità di marciare"
  11. ^ Georges Lefebvre, Napoleon, Roma-Bari 2003 (pagg. 155-165)

[modifica] Bibliografia

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