Grande armata danese

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Spada di un vichingo sepolto a Repton in Mercia; oggi nel Derby Museum and Art Gallery

La Grande armata danese fu un esercito vichingo proveniente dalla Danimarca che conquistò gran parte dell'Inghilterra nel tardo IX secolo. A differenza di molti degli altri eserciti scandinavi che effettuarono incursioni nel periodo, le fonti d'epoca sopravvissute non danno alcuna indicazione sull'entità dell'esercito, ma era chiaramente tra le maggiori forze del suo genere, costituita quindi da un numero di navi che raggiungeva il centinaio, e molte migliaia di uomini.

Comprendeva diverse migliaia di guerrieri, divisi in piccoli gruppi che di rado avrebbero combattuto insieme e spesso combatterono gli uni contro gli altri. Il termine di Grande armata danese fu usato per la prima volta dalla Cronaca anglosassone, che riporta gran parte dei fatti conosciuti su questo esercito

L'origine di questa armata risiederebbe nella banda di guerrieri vichinghi che attaccò Parigi nell'845, forse guidata dal leggendario vichingo, Ragnarr Loðbrók. Rimasero poi in questa regione per alcuni anni e devastando più volte Rouen e altre città più piccole, favoriti in questo dalla scarsezza delle loro difese.

Dopo aver terrorizzato il continente, l'armata giunse in Inghilterra nell'865, sbarcando nell'Anglia orientale. Sotto il comando di Halfdan e Ivar Ragnarsson, col supporto di Ubbe, per conquistare e colonizzare l'Inghilterra. Quest'azione sarebbe stata, secondo le saghe norrene, la risposta all'uccisione del loro padre, Ragnar Lodbrok, per mano del re Aelle II di Northumbria nell'865 ma la storicità di questa affermazione è incerta.

Ricostruzione di un vichingo sepolto a Repton, in Mercia

Alla fine dell'866 l'Armata conquistò il regno di Northumbria, e successivamente nell'870 il regno dell'Anglia orientale. Nell'871 una nuova armata (chiamata la Grande armata estiva) giunse dalla Scandinavia [1] guidata da Bagsecg. Con questi rinforzi gli invasori riuscirono a conquistare nell'874 la Mercia. Prova della loro permanenza nel Derbyshire sono una fossa per 250 persone a Repton e varie decine di tumuli di cremazioni localizzati presso la vicina Ingleby, nella località di Heath Wood. [2]] Nello stesso anno un numero considerevole di essi si stabilì nei territori conquistati, seguita da un altro gruppo nell'877. A testimonianza di questo passaggio nel 1985 la BBC mandò in onda un programma televisivo intitolato Blood of the Vikings: per l'occasione dal teschio di un vichingo trovato sepolto a Rapton venne eseguita una ricostruzione facciale, che oggi si trova nel Derby Museum and Art Gallery vicino alla spada dello stesso guerriero.

Halfdan mosse verso nord e attaccò i Pitti, mentre Guthrum si impose come signore della guerra nel sud: Guthrum e i suoi uomini applicavano l'abituale strategia danese di occupare una città fortificata e cercare poi di ottenere un vantaggioso trattato di pace, in genere l'offerta di denaro in cambio della promessa di abbandonare immediatamente il regno. Nell'876 i due, unite le forze, vinsero la battaglia di Wareham. Tuttavia, Alfredo il Grande combatté e sconfisse l'armata a Ethandun nell'878: gli uomini di Alfredo formarono una cortina di scudi, simile alla testuggine utilizzata dalle legioni romane, e questo consentì un vantaggio strategico tale da garantire la vittoria ai Sassoni, se pur con fatica. I Danesi si ritirarono si ritirarono verso quello che poi divenne il Danelaw, arrendendosi a Chippenham dopo un assedio di 14 giorni: allo scontro seguì il Trattato di Wedmore che prevedeva anche l'offerta di Guthrum di farsi battezzare con Alfredo come padrino. Dopo Ethandun, i Danesi furono confinati nel Danelaw, mentre il Wessex, l'ultimo regno anglosassone rimasto indipendente, fu liberato dalla loro minaccia.

I coloni che erano giunti con l'armata diedero vita al regno di Jorvik (l'odierna York), che, con alcune interruzioni, sopravvisse fino agli anni Cinquanta del X secolo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Nicholas Hooper Hooper e Matthew Bennett, The Cambridge Illustrated Atlas of Warfare: the Middle Ages, Cambridge University Press, 1996, p. 22. ISBN 0-521-44049-1.
  2. ^ Julian Richards, et al., Excations at the Viking barrow cemetery at Heath Wood, Ingleby, Derbyshire in Antiquaries J., n. 84, 2004, pp. 23-116.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • The Penguin Dictionary of British History, Ed. Juliet Gardiner

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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