Jean-Andoche Junot

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Jean-Andoche Junot

Jean-Andoche Junot duca di Abrantès, detto La tempesta (Bussy-le-Grand, 23 ottobre 1771Montbard, 29 luglio 1813) è stato un generale francese.

Gli inizi e l'amicizia di Napoleone[modifica | modifica sorgente]

Nato da una famiglia borghese, aveva appena intrapreso gli studi giuridici a Parigi allorché scoppiò la Rivoluzione. Si arruolò nell'armata dal 1790, nel battaglione dei volontari della Côte-d'Or. Divenuto presto sergente dei granatieri, partecipò all'assedio di Tolone nel 1793, nel corso del quale incontrò Napoleone del quale divenne segretario.[1] Durante la prima Campagna d'Italia Junot si distinse per la sua bravura, venendo ricompensato con l'incarico di portare al Direttorio le bandiere catturate al nemico, venendo anche promosso al grado di colonnello. Fu gravemente ferito a Lonato, fatto che gli causò un cambiamento di carattere rendendolo molto irritabile. Seguì Napoleone in Egitto come aiutante di campo[2] e vi fu promosso generale di brigata. Partecipò alla campagna di Siria comportandosi con gran valore. Ferito ancora in battaglia, fu catturato dagli inglesi e tornò in Francia come invalido.
Partecipò al colpo di Stato del 18 brumaio e poco dopo sposò Laura Permon (17841838).[3]

Il periodo da governatore[modifica | modifica sorgente]

Nel 1801 fu nominato generale di divisione e governatore militare di Parigi. Tuttavia Napoleone lo sostituì mandandolo ad Arras per addestrare un nuovo corpo di granatieri: espresso il suo malcontento per il trasferimento, fu inviato nel 1805 come ambasciatore in Portogallo ma fece in tempo a rientrare per partecipare alla battaglia di Austerliz. Nel 1806, a seguito di alcune vicende di denaro legate ad un suo amico banchiere, fu nuovamente allontanato da Parigi ed inviato come governatore a Parma, con l'incarico di reprimere un'insurrezione. Rientrato a Parigi l'anno successivo e reintegrato nel suo incarico di governatore militare della capitale, fu presto nuovamente rimosso a causa del suo modo fastoso di vivere, ben al di sopra delle proprie disponibilità, avendo già dilapidato somme enormi ed essendo oberato dai debiti.[4]

L'avventura iberica[modifica | modifica sorgente]

Gli fu così affidata a settembre 1807 l'armata del Portogallo, con l'incarico di occupare Lisbona e prendere prigioniero il reggente e futuro re Giovanni VI e catturare la flotta portoghese ancorata alla foce del Tago.[5]. Partito da Salamanca in novembre, dopo una marcia che fece epoca, effettuata in tempi sorprendentemente brevi (500 chilometri circa in due settimane) ed in condizioni di mancanza totale di rifornimenti che riuscì a recuperare solo ad alcune miglia da Lisbona saccheggiando la piccola cittadina di Abrantes sul fiume Tago, conquistò la capitale all'inizio di dicembre,[6] ma il re era ormai sfuggito, sia pur da due soli giorni, grazie all'intervento della flotta inglese che lo aveva imbarcato trasportandolo con la corte in Brasile. Altrettanto fu per la flotta portoghese. Ad agosto dell'anno successivo Junot affrontò le truppe inglesi di sir Arthur Wellesley, sbarcato con 9.000 effettivi alla foce del fiume Mondego. Le truppe di occupazione francese, disperse fra le varie province portoghesi per mantenere l'ordine pubblico, subirono numerose sconfitte in piccoli scontri con gli inglesi. Quando il futuro duca di Wellington ricevette altri rinforzi che portarono il suo organico a quasi 15.000 uomini diede battaglia nei pressi della città di Vimeiro: la manovra di aggiramento da lui tentata non riuscì e sir Arthur inflisse a Junot una severa sconfitta (2.000 tra morti e feriti e 13 cannoni catturati, contro poco più di 700 inglesi fuori combattimento), costringendolo ad arroccarsi a Torre Vedras ove non gli rimase che la resa. Tuttavia egli riuscì a negoziare abilmente, grazie anche alla sprovvedutezza dei due superiori dello Wellesley, gli anziani generali Sir Hew Dalrymple e Sir Harry Burrard inviati a rilevarlo, ottenendo il rimpatrio per sé, i suoi soldati ed il relativo equipaggiamento sulle navi inglesi (Convenzione di Sintra), in cambio della totale evacuazione del paese da parte dei francesi, il che procurò ai suoi interlocutori una messa sotto accusa ed una severa reprimenda ed evitò a lui la corte marziale. Alla fine del 1808 l'Armata di Portogallo fu sciolta e trasformata in VIII Corpo d'armata dell'Armata di Spagna, affidato al comando dello stesso Junot.

La Grande Armée e la fine[modifica | modifica sorgente]

Tornato in Francia combatté con la Grande Armée nella Campagna d'Austria del 1809 e nel 1810 tornò nella penisola iberica con l'armata comandata dal Masséna, ma subì anche questa volta la sconfitta ad opera dello Wellesley e rimase gravemente ferito. Partì nuovamente nel 1812 per la Campagna di Russia come aiutante di campo di Napoleone ma qualche tempo dopo la defezione di Girolamo Bonaparte gli fu affidato il comando dell'VIII Corpo d'armata. Partecipò a quasi tutte le battaglie ma fu severamente ripreso da Napoleone per non aver ostacolato sufficientemente la ritirata dell'esercito russo dopo la vittoriosa battaglia di Smolensk ma poi nella battaglia della Moscova guidò l'VIII Corpo d'armata con competenza e bravura.[7] Rientrato in Francia, si vide ritirare il comando e fu inviato in Illiria come governatore nel 1813. Qui il suo comportamento rivelò irrimediabili segni di insanità mentale, per cui fu rimpatriato e costretto a ritirarsi presso il padre in Borgogna. Qui una sera, in un accesso di pazzia, si lanciò da una finestra rompendosi una gamba e tentò di amputarsi con un coltello da cucina: morì dieci giorni dopo a causa di complicazioni infettive. La sua salma fu inumata a Montbard.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Grand Aigle dell'Ordine della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Grand Aigle dell'Ordine della Legion d'Onore
«promozione del 13 piovoso dell'anno XIII»
Grand officier dell'Ordine della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Grand officier dell'Ordine della Legion d'Onore
«promozione del 25 pratile dell'anno XII»
Commendatore dell'Ordine della Corona Ferrea - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine della Corona Ferrea

Onorificenze estere[modifica | modifica sorgente]

Gran Maestro dell'Ordine del Cristo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine del Cristo

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Allorché fu allestita la prima batteria contro gli inglesi su disposizione di Napoleone, questi chiese che gli fosse messo a disposizione un sergente od un caporale che sapesse leggere e scrivere. Gli fu assegnato Junot al quale, nel corso del bombardamento e della risposta dell'artiglieria inglese, Napoleone dettò al Junot una lettera. Appena questi ebbe terminato, una granata inglese esplose molto vicino ai due ed una zolla di terra sollevata dall'esplosione finì sulla lettera. Senza scomporsi per il grave pericolo appena corso, Junot avrebbe esclamato (secondo Las Cases): «Bene! Così non avrò bisogno di sabbia per asciugare l'inchiostro!» La calma dimostrata nel frangente impressionò molto favorevolmente Napoleone e fece la fortuna di Junot.
  2. ^ Fu proprio un'incauta affermazione di Junot, sfuggitagli qualche giorno dopo la Battaglia delle Piramidi (fine luglio 1798) che portò Napoleone al corrente di una relazione che, in sua assenza, la moglie Giuseppina aveva intessuto con un giovane ufficiale. La notizia fu uno dei motivi, anche se non il solo, che fece maturare in Napoleone la decisione di rientrare in patria
  3. ^ Laura Junot era una bella donna, colta, vivace e stravagante, gran frequentatrice ed animatrice di salotti, divenuta famosa per le sue Memorie ed altri scritti.
  4. ^ Alla dilapidazione delle fortune di Junot non fu estranea la moglie Laura.
  5. ^ Nel frattempo Napoleone concludeva con Manuel Godoy il Trattato di Fontainebleau (27 ottobre) con il quale Francia e Spagna si accordavano per spartirsi il Portogallo.
  6. ^ Per questa impresa ricevette il titolo di duca di Abrantès
  7. ^ Disse di lui il Bonaparte: «Junot nella Campagna di Russia mi deluse molto: non lo si riconosceva più, commise gravissimi errori che ci costarono molto cari.»

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • David G. Chandler, Le Campagne di Napoleone, Milano, R.C.S. Libri S.p.A., 1998, ISBN 88-17-11577-0

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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