Battaglia di Waterloo

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Coordinate: 50°40′45″N 4°24′25″E / 50.679167°N 4.406944°E50.679167; 4.406944

Battaglia di Waterloo
La carica dei corazzieri francesi contro i "quadrati" della fanteria britannica durante la battaglia di Waterloo
La carica dei corazzieri francesi contro i "quadrati" della fanteria britannica durante la battaglia di Waterloo
Data 18 giugno 1815
Luogo Mont-Saint-Jean, Waterloo, Belgio
Esito decisiva vittoria della Settima coalizione
Schieramenti
Armée du Nord:
Francia Impero francese
Settima coalizione
Armata dei Paesi Bassi:
Flag of the United Kingdom (1801).png Regno Unito
Flag of the Netherlands.svg Regno Unito dei Paesi Bassi
Flag of Hanover 1837-1866.svg Regno di Hannover
Flagge Herzogtum Braunschweig.svg Ducato di Brunswick
Flag of Herzogtum Nassau.png Ducato di Nassau
Armata del Basso Reno:
Flag of the Kingdom of Prussia (1803-1892).svg Regno di Prussia
Comandanti
Effettivi
circa 72.000 francesi circa 68.000 anglo-tedesco-olandesi
117.000 prussiani, di cui 37.000 impiegati in battaglia
Perdite
25.000 morti e feriti; 8.000 prigionieri presi sul campo; 8.000 disertori durante la ritirata (D.Chandler-Le campagne di Napoleone) [1] Secondo i rapporti gli anglo-olandesi avrebbero perso circa 15.094 uomini, mentre i prussiani circa 6.353 uomini
  • Armata dei Paesi Bassi (Wellington): 3.500 morti; 10.200 feriti; 3.300 dispersi.
  • Armata del Basso Reno (Blücher): 1.200 morti; 4.400 feriti; 1.400 dispersi.
Soltanto circa 37.000 prussiani presero parte alla battaglia.
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La battaglia di Waterloo (denominata inizialmente dai francesi "battaglia di Mont Saint-Jean" e dai prussiani "battaglia di Belle-Alliance") si svolse il 18 giugno 1815 durante la guerra della settima coalizione fra le truppe francesi guidate da Napoleone e gli eserciti britannico del Duca di Wellington e prussiano del feldmaresciallo Gebhard Leberecht von Blücher. Fu l'ultima battaglia di Napoleone e segnò la sua definitiva sconfitta. È stata una delle più combattute e sanguinose battaglie delle guerre napoleoniche. La battaglia in realtà ebbe luogo nel territorio del villaggio belga di Mont-Saint-Jean, situato a 5 chilometri dalla cittadina di Waterloo, nella quale si trovava soltanto il quartier generale del Duca di Wellington.

Il combattimento durò complessivamente circa otto ore, nelle quali i francesi ebbero circa 25.000 morti e feriti, gli alleati circa 15.000 perdite e i prussiani 7.000[2].

In seguito a questa battaglia Napoleone fu esiliato a Sant'Elena, dove morì sei anni dopo, il 5 maggio 1821.

Ancora oggi nei pressi di Waterloo è ricordata la grande battaglia, con l'edificazione di una collina artificiale, ed esiste un museo dedicato al famoso scontro. L'intera zona è un parco storico, disseminato di monumenti e cippi commemorativi di intere unità o di singoli combattenti caduti durante la battaglia, e tutti gli edifici della zona sono vincolati e vengono preservati nelle condizioni in cui si trovavano al termine della battaglia. A partire dal 2011 hanno avuto inizio importanti lavori di sistemazione di tutto il sito, che avranno termine nel 2015, bicentenario della battaglia.

Eserciti[modifica | modifica sorgente]

Armée du Nord[modifica | modifica sorgente]

L'esercito dell'Armée du Nord di Napoleone ammonta a 49.256 baionette, 16.000 sciabole e 7.000 artiglieri con 246 pezzi d'artiglieria.

A destra il I corpo d'armata del conte d'Erlon, la 7ª divisione (Girard), con esternamente la 1ª divisione di cavalleria (ussari, cacciatori e lancieri di Jacquinot), seguiti dal III corpo di cavalleria (dragoni, carabinieri e corazzieri di Kellerman).

A sinistra il II corpo d'armata (Reille, senza la 7ª Divisione), con esternamente la 2ª divisione di cavalleria (cacciatori e lancieri di Piré), seguito dal VI corpo d'armata (conte di Lobau) e dal IV corpo di cavalleria (corazzieri di Milhaud).

Al centro della seconda linea due divisioni di cavalleria leggera della Guardia (lancieri e cacciatori al comando di Lefebvre-Desnouettes).

In terza linea la Guardia imperiale (Drouot).

Settima coalizione[modifica | modifica sorgente]

L'esercito ammonta a 54.608 baionette (20.000 inglesi), 12.408 sciabole (con cavalli migliori dei francesi) e 5.500 artiglieri con 156 pezzi d'artiglieria. Secondo la nazionalità (a inizio campagna): 25.000 dall'Inghilterra, dalla Scozia e dall'Irlanda, 6.000 da Hannover (sudditi del re d'Inghilterra), 17.000 dai Paesi Bassi, 7.000 dal Ducato di Brunswick, 3.000 dal Nassau (possedimento del re dei Paesi Bassi).

Il fianco sinistro è tenuto dal Corpo di Riserva guidato dal tenente generale sir Thomas Picton (in abiti civili e cilindro) preceduto dalla 2ª divisione belga-olandese del conte di Perponcher-Sedlnitzky, già provata per la battaglia di Quatre Bras. A questi è affiancata la 6ª divisione hannoveriana di Sir Lowry Cole. L'ala poggia alla foresta di Sorignes e alle fattorie fortificate di La Papelotte e Château de Frichermont.

Il centro è tenuto dal I corpo d'armata del principe Guglielmo d'Orange con la 1ª e la 3ª divisione britannica dei generali Sir George Cooke e Sir Charles Alten, seguito dalla riserva di cavalleria pesante del conte di Uxbridge. Davanti alle linee viene fortificata la fattoria della Haye Sainte e la vicina cava di sabbia, difese dal giovane maggiore Georg von Baring con il 2º Battaglione leggero della Legione Tedesca del Re, corpo che arruolava principalmente tedeschi di Hannover, da cui proveniva la dinastia reale inglese. La strada per Bruxelles viene bloccata da una trincea di tronchi d'albero e presidiata dalla sezione di razzi Congreve.

Il fianco destro è tenuto dal II Corpo d'armata di Sir Rowland Hill. Circa mezzo chilometro avanti viene fortificata la villa signorile di Hougoumont, presidiata da 1.500 tedeschi, tra hannoveriani e uomini di Nassau, più 1.000 uomini delle quattro compagnie della Coldstream Guard. Per prevenire il pericolo d'aggiramento del fianco destro sono schierate a Halle (3 chilometri a ovest) la 6ª brigata inglese (Johnstone), la 6ª brigata hannoveriana (Lyon), entrambe della 4ª divisione inglese di Sir Charles Colville, e tre brigate dei Paesi Bassi facenti parte del corpo d'armata del principe Federico d'Olanda (15-17.000 uomini con 30 pezzi d'artiglieria).

Cronologia degli eventi[modifica | modifica sorgente]

« Non posso scrivere di più perché tutte le mie membra tremano »
(Frase scritta dal feldmaresciallo Blücher in una lettera indirizzata a Klemens von Metternich per annunciare l'esito vittorioso della battaglia di Waterloo[3])

Preparativi[modifica | modifica sorgente]

Mappa dei movimenti delle armate contrapposte nei giorni che precedettero la battaglia
  • 01:00 - Napoleone a Le Caillou non riesce a prendere sonno e si alza per ispezionare le linee francesi.
  • 02:00 - Wellington riceve da Blücher la notizia che il IV Corpo d'armata prussiano del conte Bülow von Dennewitz, l'unico assente a Ligny, marcerà al mattino da Wavre a Mont-Saint-Jean, distanti 4 km, seguito da altri due corpi.
  • 03:00 - Napoleone riceve il rapporto degli ufficiali inviati in perlustrazione e degli agenti segreti infiltrati nelle linee nemiche che gli confermano l'intenzione di Wellington di dare battaglia.
  • 04:10 - Sorge il sole. Il IV Corpo d'armata prussiano (von Bülow) comincia a muoversi da Dion-Le-Mont verso Wavre (2–4 km a ovest). Il marchese Grouchy, incaricato di controllare i prussiani con 33.000 uomini, invia Pajol con la 4ª divisione di cavalleria (ussari del maresciallo Soult) da Gembloux verso Wavre per cercare il contatto con i prussiani. Napoleone interroga un contadino e due disertori belgi che gli confermano l'intenzione di Wellington di accettare battaglia.
  • 05:00 - Dopo aver consultato lo Stato Maggiore, Napoleone fa inviare gli ordini alle unità fissando l'attacco alle ore 9:00 per permettere al terreno bagnato di asciugarsi (era previsto per le 6:00).
  • 06:00 - Gli inglesi e gli alleati prendono posizione sulle alture di Mont-Saint-Jean su un fronte di 4–5 km sotto il comando del Duca di Wellington, che monta il cavallo Copenaghen.

La battaglia[modifica | modifica sorgente]

Mappa della battaglia. Le unità di Napoleone sono in blu, quelle di Wellington e dei suoi alleati olandesi in rosso e quelle prussiane di Blücher in bianco, contrassegnate con numeri romani
Wellington a Waterloo, dipinto di Robert Alexander Hillingford.
  • 06:30 (circa) - Wellington è già in sella e passando accanto al bivacco del 95º (the Rifles) chiede ai fucilieri una tazza di thè ben zuccherato che beve in fretta senza neanche smontare di sella. Alcuni suonatori di cornamusa danno la sveglia suonando "the Downfall of Paris", un arrangiamento per cornamusa del vecchio canto giacobino "Ça ira". Il suono potente degli strumenti scozzesi si ode da un lato all'altro della vallata e alcuni soldati francesi sono stupiti nel sentire il vecchio canto rivoluzionario.
  • 08:00 - Dopo essersi rasato, Napoleone fa colazione a Le Caillou con alcuni ufficiali superiori (Soult, Drouot, Ney, Reille, Bertrand e d'Erlon) dimostrandosi fiducioso della vittoria. Durante la colazione giunge suo fratello Gerolamo portando notizie di reparti prussiani a Wavre che Napoleone giudica non importanti.
  • 09:00 - Smette di piovere. Gli inglesi e gli alleati hanno completato lo schieramento. Dei francesi sono in posizione solo il I Corpo d'armata del conte d'Erlon. La 1ª, 3ª e 5ª divisione di cavalleria (Jacquinot, Domon e Subervie), il IV corpo di cavalleria (Milhaud) e la divisione di cavalleria pesante della Guardia. La fanteria della Guardia è ancora ferma ai bivacchi presso Maison-du-Roi mentre il II Corpo d'armata di Reille è in marcia presso Caillou.
  • 10:00 - Napoleone, dopo aver ispezionato il campo di battaglia acclamato dalle truppe, giunge a Rossomme e invia un messaggio al maresciallo Grouchy ordinandogli di raggiungere Wavre. Il 7º Ussari e un battaglione di fanteria sono dislocati a Couture-Saint-Germain (6 chilometri a nord-est di Plancenoit) per coprire il fianco destro francese. Il VI Corpo d'armata (Lobau) e il III corpo d'armata di cavalleria (Kellerman) sono in marcia verso Maison-du-Roi, dov'è ancora la Guardia.
  • 10:30 - Le avanguardie del IV Corpo d'armata prussiano (Bülow) giungono in vista del campo di battaglia.
  • 11:00 - Blücher lascia Wavre verso Mont-Saint-Jean. Napoleone termina l'ispezione delle truppe e poiché il terreno si è un po' asciugato ordina l'inizio delle operazioni.

Attacco a Hougoumont[modifica | modifica sorgente]

  • 11:30 - L'artiglieria della Guardia Imperiale spara le tre salve che segnano l'inizio della battaglia. Il VI Corpo d'armata (Lobau) è ancora in marcia prima de La Belle Alliance per prendere posizione dietro la brigata di Bachelu. Domon e Subervie stanno posizionandosi dietro la 1ª Divisione (Quiot) mentre la Guardia, con 56 cannoni, è a Rossomme. Comincia l'attacco diversivo contro Château Hougoumont guidato dal Principe Jêrome Bonaparte con la 5ª Divisione (Bachelu), la 9ª (Foy), ridotte a 3.000 uomini dopo la battaglia di Quatre Bras, e la 6ª (Guilleminot). I sette battaglioni leggeri, della brigata Baudouin (della 6ª divisione) avanzano verso i boschi davanti Hougoumont e si dispiegano per l'attacco appoggiati da cacciatori e artiglieria. La 2ª divisione di cavalleria (cacciatori e lancieri di Piré) controlla sulla destra la strada da Nivelle, mentre il III Corpo d'armata di cavalleria (Kellerman) e la divisione di cavalleria pesante della Guardia (Guyot) rimangono di riserva. La Reale Artiglieria britannica apre il fuoco sui reparti che avanzano. I francesi respingono una compagnia di fucilieri hannoveriani e un battaglione del Nassau nei boschi e proseguono l'attacco alla baionetta. Baudouin rimane tra i caduti.
L'attacco finale dei prussiani delle divisioni Ryssel, Hiller e Tippelskirch al villaggio di Plancenoit, difeso dalla Giovane Guardia, la sera del 18 giugno 1815.

Le avanguardie del IV Corpo d'armata prussiano (Bülow) giungono a Chapelle-Saint-Lambert (8 km da Plancenoit) mentre il II Corpo d'armata (Pirch) è 10 chilometri indietro. I colpi dei cannoni si sentono fino al villaggio di Walhain (a 15-20 chilometri, 4 chilometri da Wavre) dove Grouchy, pur vedendo il fumo alzarsi da Mont-Saint-Jean, decide di attenersi agli ordini di inseguire i Prussiani, sconsigliato dai sottoposti Gerard e Valazé che vorrebbero dirigersi verso la battaglia. Grouchy invia un messaggio a Napoleone segnalando che i prussiani sono in ritirata verso est (si tratta invece di circa 6.000 disertori).

  • 12:00 - Napoleone fissa l'attacco principale alle 13. Anche la brigata Durette raggiunge la posizione assegnatale all'estrema destra davanti La Papelotte.
  • 12:30 - Dopo una lotta con gravi perdite per entrambi, i francesi restano padroni dei boschi intorno Hougoumont. Il primo attacco contro le mura del castello è respinto a 300 metri dall'intensa fucileria. Wellington non vede muovere le riserve francesi, capisce che si tratta di una diversione e non invia rinforzi, ma ordina alla batteria del maggiore Bull di tirare con i suoi sei obici oltre il castello, sulle truppe francesi. L'unico rinforzo francese è infatti costituito dalle due batterie ippotrainate di Kellerman, inviate per ordine di Napoleone. I francesi lanciano il secondo assalto contro la porta sud (fortificata), mentre la brigata Soye, della 6ª divisione, aggira la posizione da ovest sotto il colpi delle granate e attacca la porta nord, ma viene respinta e contrattaccata dalle frecce delle Guardie inglesi della brigata di Byng. Una dozzina di francesi del 1º reggimento leggero e alcuni zappatori guidati dal luogotenente Liagros, armati d'ascia, penetrano nel cortile ma il colonnello MacDonnell chiude loro la porta alle spalle e vengono tutti uccisi, eccetto un tamburino. Con una sortita gli inglesi respingono i francesi che lasciano sul terreno il colonnello Cubieres. Wellington invia in rinforzo un battaglione leggero del Brunswick e altre quattro compagnie della Coldstream Guard. La 9ª divisione (Foy) si unisce all'attacco a Hougoumont e la sua prima brigata (Gautier) aggira il castello da est ma viene sbaragliata dalle Guardie inglesi della brigata di Sir Maitland.

Avanzata del corpo d'armata di D'Erlon[modifica | modifica sorgente]

  • 13:00 - I francesi piazzano davanti al I Corpo d'armata (Conte d'Erlon) una grande batteria composta da 24 pezzi da 12 libbre (i più grossi a disposizione) del I, II e VI Corpo d'armata, dai pezzi da 8 libbre del I Corpo d'armata e 3 batterie della Guardia Imperiale (altri 60 pezzi, secondo Napoleone). Napoleone da Rossome avvista a nord-est una nuvola che gli rivela movimenti di truppe, quindi invia alcuni reparti di cavalleria in esplorazione. Gli viene condotto un sottufficiale degli ussari slesiani catturato con una lettera di Gneisenau che gli conferma l'arrivo dei prussiani da Wavre. A fronteggiarli sono inviati la 3ª divisione di cavalleria (cacciatori di Domon) e la 5ª (lancieri e cacciatori di Subervie), seguiti dal VI corpo d'armata (Lobau), ridotto da 10.000 a 7.500 uomini e con solo 3 batterie. La 21ª Divisione (Téste) si trova infatti con Grouchy.
  • 13:30 - La grande batteria francese comincia il violento fuoco di sbarramento a 700 metri. Tra le più colpite c'è la brigata belga-olandese del Conte van Bijlandt e la 5ª Divisione (Sir Picton). Gli inglesi rispondono con palle e canister (shrapnel) contro il corpo d'armata di d'Erlon. Anche i razzi Congreve aprono il fuoco ma dopo aver tirato 52 razzi sono ritirati da Wellington poiché spaventano i cavalli inglesi.
Waterloo, "La Butte du Lion".

14:00 - Al grido di "Vive l'Empereur!" i 16-17.000 uomini del I corpo d'armata del conte d'Erlon attaccano il fronte di circa un miglio tra le fattorie di La Haye Sainte e La Papelotte. Avanzano, da sinistra a destra leggermente scaglionati, la 1ª Divisione (Quiot) sulla strada verso La Haye Sainte, guidata da Ney, la 2ª Divisione (Donzelot), la 3ª (Marcognet) e la brigata di Brue della 4ª (Durette) su La Papelotte, guidate da d'Erlon. Temendo il fuoco della fucileria dei britannici armati con il fucile Baker, d'Erlon, veterano della guerra d'indipendenza spagnola, schiera le divisioni in colonne, ovvero con i battaglioni in linea uno dietro l'altro precedute dai cacciatori del solo battaglione frontale, impossibilitate a disporsi in quadrato e fornendo un ottimo bersaglio all'artiglieria nemica. Solo l'85º Reggimento (della divisione di Durette) rimane presso la grande batteria. In fondo al vallone, i cannoni della 1ª Divisione (Quiot) rimangono impantanati. La divisione giunge per prima a contatto con le linee degli archi inglesi e i cacciatori della 2ª Brigata (Bourgeois) subiscono il tiro preciso delle carabine dei fucilieri del 95º (sei compagnie), appostato in una cava di sabbia a est di La Haye Sainte. La 2ª Brigata avvolge lentamente la fattoria, dove ripiegano anche i fucilieri dalla cava. La brigata belga-olandese di Bijlandt, 3.000 uomini, schierata con tre battaglioni in linea e uno di riserva, subisce il tiro dei cacciatori francesi. Lo stesso comandante della divisione, il Conte di Perponcher, ha due cavalli uccisi sotto di sé.

I belgi-olandesi subiscono l'attacco della 2ª e della 3ª divisione (Donzelot e Marcognet) dalle quali sono respinti in disordine sulla 9ª brigata (Pack). All'estrema destra la 4ª divisione (Durette), appoggiata da tre batterie ippotrainate, affronta la 4ª e la 5ª brigata hannoveriana (von Wincke), subendo da La Papelotte il fuoco dalla brigata del principe Bernardo di Sassonia-Weimar-Eisenach, che ha subito numerose perdite durante la battaglia di Quatre Bras. Prevedendo uno sfondamento, Napoleone sposta su questo fronte il III Corpo di cavalleria (dragoni e corazzieri di Milhaud) da Houguomont e il IV Corpo di cavalleria (corazzieri di Kellerman). Mentre la 2ª Divisione francese si ferma per spiegarsi, la 3ª giunge alla sommità. La grande batteria cessa il fuoco ma la divisione viene accolta dai 3.000 uomini dell'8ª e 9ª brigata (Kempt e Pack) della 5ª Divisione britannica che, attendendo distesi tra l'erba, si alzano in piedi e aprono un fuoco devastante da 40 metri causando numerosi caduti. Sir Thomas Picton ordina il contrattacco ma viene ucciso da una fucilata che lo prende in testa attraversando il cilindro. La 8ª Brigata (Kempt) carica alla baionetta i francesi sul fianco sinistro, dove hanno perso il contatto con la 2ª divisione (Donzelot). La 9ª Brigata (Pack) invece contrattacca con un solo battaglione dei Gordon Highlanders per fronteggiare a sinistra la brigata di Brue della 4ª divisione (Durette) ed evitare di essere aggirata. Frattanto alla sinistra francese il 5º battaglione Legione tedesca del Re, o King's German Legion (von Ompteda), che era avanzato in soccorso della fattoria de La Haye Sainte, viene sbaragliato dai corazzieri del 7º e 12º reggimento (brigata Travers) guidati dal colonnello Crabbé. I corazzieri disperdono i cacciatori della 1ª brigata hannoveriana (Kielsmansegge) che si dispone in quadrati entro uno dei quali trova velocemente riparo anche Wellington. Il conte Pozzo di Borgo, ambasciatore dello Zar, fugge nella boscaglia mentre il generale Vincent, delegato dello Stato Maggiore austriaco, resta ferito.

L'intervento della cavalleria britannica[modifica | modifica sorgente]

In questa cruciale congiuntura, Uxbridge ordinò alle due brigate di cavalleria pesante di dare supporto alla fanteria in difficoltà. La Prima Brigata, conosciuta come la Household Brigade, comandata dal generale maggiore Lord Edward Somerset, era composta dal Primo e dal Secondo Reggimento di Life Guards, dal Royal Horse Guards e dal 1st King's Dragoon Guards. La Seconda Brigata, conosciuta come la Union Brigade, comandata dal generale maggiore Sir William Ponsonby, fu chiamata così perché era composta da un reggimento di dragoni inglese, il 1st Royal, da uno scozzese, il 2nd Royal ScotGreys, e da uno irlandese, il 6th Inniskilling.

Ufficialmente, l’organico complessivo delle due brigate Household e Union ammontava a 2.651 uomini: in realtà il numero effettivo si aggirava intorno ai 2.000 uomini[4]. A guidare la carica fu Lord Uxbridge in persona. Come riserva rimase un numero di squadroni a posteriori giudicato insufficiente: probabilmente Uxbridge si attendeva che, in caso di necessità, le brigate di Sir John Ormsby Vandeleur, di Hussey Vivian e la cavalleria degli alleati belgo-olandesi avrebbero supportato i suoi cavalieri pesanti[5]. Lord Uxbridge, dopo la battaglia, rimpiangerà apertamente di aver caricato alla testa dei suoi uomini, dicendo, "Commisi un grave errore,". Infatti, nonostante l’indubbio coraggio, con quella scelta egli si precluse la possibilità di supervisionare la manovra e sostenerla con le riserve necessarie[6].

Vent’anni di guerre pressoché continue avevano ridotto il numero e la qualità dei cavalli presenti sul continente europeo: di conseguenza, i reparti britannici operanti nella campagna del 1815 e nella battaglia di Waterloo vantavano cavalcature migliori rispetto a quelle presenti in ogni altro esercito loro contemporaneo. Altrettanto eccellente era l’addestramento dei cavalieri nell’utilizzo della spada; rimanevano, però, inferiori alle controparti francesi nella capacità di manovra in grandi formazioni e nell’abilità di cavallerizzi. Erano, inoltre, molto più inesperti, non solo se confrontati agli equivalenti avversari, ma anche rispetto a molti reparti di fanteria inglese, induriti e forgiati nella campagna iberica. Pare che lo stesso Wellington giudicasse i suoi cavalieri carenti per abilità tattica e buonsenso[7].

La Prima Brigata (Household Brigade), superò le posizioni alleate e caricò giù dalla collina. A protezione della fanteria di D’Erlon in avanzata erano schierati, al fianco sinistro, alcuni corazzieri francesi: questi, in formazione dispersa, furono sospinti dalla carica inglese in una strada depressa e messi in rotta[8]. Questa strada, oltre a impedire ai cavalieri di Napoleone di resistere all’assalto avversario, rese difficoltoso anche il loro ripiegamento: dal momento che correva incassata tra due crinali, convogliò la ritirata dei corazzieri francesi in un’unica direzione. Fu così che essi si ritrovarono pressati tra la massa della loro fanteria e i cavalieri della Prima Brigata nemica, con i fucilieri inglesi del 95th Rifles che facevano fuoco su di loro da nord[9].

Perdurando nell’attacco, gli squadroni sul fianco sinistro della Prima Brigata dispersero la brigata francese di Aulard. A dispetto dei tentativi di richiamarli, i cavalieri inglesi avanzarono oltre la Haye Sainte e si ritrovarono ben presto ai piedi della collina, con le cavalcature stanche, ora fronteggiati dalla brigata di Schmitz, i cui uomini erano riusciti a formare i quadrati tanto efficaci nel contrastare la cavalleria avversaria.

Nel frattempo, alla loro sinistra, i cavalieri della Union Brigade emersero tra le linee di fanteria (sorse persino una leggenda, secondo la quale alcuni membri del 92nd Gordon Highland Regiment afferrarono le staffe dei cavalli e si unirono alla carica)[10]. Le forze dei Royal Dragoons distrussero la brigata francese di Bourgeois e riuscirono persino a catturare l’aquila del 105th Ligne. I cavalieri irlandesi Inniskillings misero in rotta l’altra brigata della divisione di Quoit, mentre gli scozzesi dei reggimenti Greys provocarono lo sbandamento di gran parte della brigata di Nogue e presero l’aquila del 45th Ligne. Al contrario, sul lato sinistro del fronte di Wellington, la divisione di Pierre François Joseph Durutte riuscì a formare i quadrati e rintuzzare le forze dei Greys[11].

Come avvenuto alla Household Brigade, anche l’attacco della Union Brigade, dopo l’iniziale successo, perse vigore. Gli ufficiali dei reggimenti Royals e Inniskillings non riuscivano a richiamare i loro uomini, dal momento che le formazioni avevano ormai perso quasi interamente la coesione. I cavalieri dei Greys avrebbero dovuto fungere da riserva, ma il loro comandante, James Hamilton, ordinò di continuare la carica sino a raggiungere la grande batterie francese. I Greys non avevano né il tempo né i mezzi per mettere definitivamente fuori gioco le bocche da fuoco nemiche, ma riuscirono lo stesso a massacrare molti artiglieri e addetti alle munizioni[12].

Nonostante la perdita di slancio, la fiammata della cavalleria britannica aveva sbilanciato il perno del fronte francese. Per fronteggiare la minaccia, Napoleone ordinò un pronto contrattacco. A questo fine furono destinate le due brigate di corazzieri guidate da Farine and Travers, nonché due dei reggimenti di cavalleggeri di Jacquinot, che facevano parte del divisione di cavalleria leggera del I Corpo. Questi ultimi non avevano equivalenti nell’armata avversaria, dove nessun cavaliere era armato di lancia. Il contrattacco francese ebbe subito successo, e causò pesanti perdite tra le fila della cavalleria inglese[13]. Tutte le cifre riportate sulle perdite subite dalle brigate inglesi nella loro carica sono frutto di mere stime, poiché le perdite vennero annotate solo il giorno seguente la battaglia e comprendono dunque anche i caduti nelle fasi precedenti e successive all’attacco in questione. Alcuni storici, inoltre, ritengono che gli elenchi ufficiali tendessero a sovrastimare gli effettivi delle formazioni di cavalleria[14]: se così fosse, le perdite attestate avrebbero un’incidenza percentuale ancora più ampia, rendendo ancor più duro il giudizio sul rapporto costo/opportunità della carica delle due brigate Household e Union. La seconda ebbe pesanti perdite sia tra i combattenti sia tra gli ufficiali, incluso il comandante di brigata William Ponsonby e il colonnello Hamilton degli Scots Greys.Tra le forze della brigata Household, il secondo reggimento Life Guards e quello delle King's Dragoon Guards of the Household Brigade perdettero molti uomini, tra cui il colonnello Fuller, comandante del reggimento dei King's Dragoons Guards. Al contrario il primo reggimento Life Guards, schierato all’estremità destra della carica, e quello dei Blues, che formava la riserva, mantennero la loro coesione e subirono perdite assai minori.

Per rintuzzare il contrattacco francese i Britannici mandarono avanti forze di dragoni leggeri guidate dal Maggiore Generale Vandeleur, mentre le forze belgo-olandesi fornirono altri dragoni e ussari comandati dal Maggiore Generale Ghigny, nonché carabinieri agli ordini del Maggiore Generale Tripp. Questi rincalzi riuscirono a respingere la cavalleria francese e facilitarono il disimpegno e la ritirata dei cavalieri inglesi che avevano preso parte alla carica. Sono attestate testimonianze sul valore del reggimento 8th Belgian Hussars, che combatté con" folle galanteria"[15].

Secondo una versione assai diffusa, la cavalleria pesante britannica consumò gran parte delle sue forze nella carica, con la conseguenza di essere messa fuori gioco per le fasi successive della battaglia. In realtà numerose testimonianze rivelano che, lungi dal divenire irrilevanti, le forze montate inglesi ebbero occasione di rendersi utili in occasioni successive, soprattutto nel contro-caricare gli equivalenti francesi numerose volte[16], fornendo prezioso supporto alla fanteria nelle dure fasi finali della battaglia, supplendo ai numerosi varchi che si aprirono nelle file britanniche e sostenendo il loro morale[17]. Il loro impiego estensivo fu però a caro prezzo: il combattimento con gli equivalenti francesi, il fuoco dei moschetti nemici e, soprattutto, della loro artiglieria, causarono perdite complessive talmente elevante che, a fine battaglia, le due brigate nel loro complesso potevano radunare un numero di effettivi sufficiente a formare appena una manciata di squadroni[18].

Per trarre un giudizio complessivo sull'intervento della cavalleria inglese, vanno considerati numerosi fattori. La carica partì per contrastare l’avanzata del corpo comandato da D’Erlon, offensiva che aveva coinvolto circa 20.000 francesi. E fu soprattutto grazie all’intervento della cavalleria inglese che questa mossa di Napoleone si risolse in un insuccesso, che costò non solo 3.000 prigionieri e numerosi caduti, ma soprattutto tempo prezioso. Era il tempo, infatti, la risorsa di cui Napoleone, a Waterloo, maggiormente scarseggiava. Tempo che serviva a chiudere la partita con Wellington prima che le forze prussiane potessero intervenire in numero sufficiente da decidere l’esito della giornata. E proprio mentre i cavalieri inglesi, con grande sacrificio, arrestavano l’avanzata di D’Erlon, le prime formazioni prussiane raggiunsero il campo di battaglia. Napoleone fu così costretto a impiegare gran parte della sua riserva (il VI corpo di Lobau, circa 15.000 uomini), per far fronte a questa nuova minaccia. In questo modo solo la Vecchia Guardia rimase come asso nella manica di Napoleone. Il pomeriggio era ormai inoltrato, e l’Imperatore si trovava costretto a sconfiggere Wellington in fretta e confidando su forze numericamente inferiori. L'opinione degli storici è dunque piuttosto favorevole, poiché "nel complesso l'azione ebbe un successo sbalorditivo e con ogni probabilità salvò Wellington dalla sconfitta"[19].

Conquista francese de l'Haye Sainte[modifica | modifica sorgente]

La carica della cavalleria pesante francese[modifica | modifica sorgente]

Mentre Napoleone assaltava la Haye Sainte, alle 16:30, il maresciallo Ney interpretò un riposizionamento di alcune forze inglesi come una ritirata; quindi si lanciò all'inseguimento di questi ultimi con 10.000 cavalieri. In realtà l'esercito di Wellington non aveva intenzione di ritirarsi, infatti, dopo che i cavalleggieri francesi superarono Mont Saint-Jean, vennero falciati dal fuoco delle batterie inglesi e dei quadrati. Oltre al fuoco nemico, i cavalli dei francesi ebbero dei problemi con il terreno non ancora del tutto asciutto dalla pioggia della sera prima.

Ney commise l'errore di lanciare l'attacco senza il sostegno della fanteria. migliaia di cavalieri rimasero uccisi sul campo senza conseguire alcun obiettivo. La cavalleria francese ripeté il medesimo errore prima di poter ricevere il sostegno dei fanti. Quando Ney ricevette i rinforzi richiesti all'imperatore, dopo un'ora, Wellington aveva avuto tutto il tempo per riorganizzarsi; in dieci minuti gli inglesi inflissero 1.500 perdite ai fanti francesi.

Arrivo dei prussiani[modifica | modifica sorgente]

Ultimo attacco francese[modifica | modifica sorgente]

Arrivati a quel punto della battaglia Napoleone doveva attaccare, e decise di farlo lungo l'intera linea e con la sua fanteria al completo, compresa quella che aveva combattuto tutto il giorno ed era oramai allo stremo delle forze. Tutti gli uomini del I e II corpo, ancora in grado di impugnare un moschetto, vennero chiamati a prendervi parte. Lungo l'intero il fronte, da Hougoumont alla Papelotte, la moltitudine dei tirailleurs tornò a farsi sotto, non più soltanto per impegnare i tiratori nemici e difendere la posizione, ma per cercare, ancora una volta, di costringerli a sgomberare e ad aprire la strada alle colonne d'attacco; le batterie che avevano ancora delle munizioni nei loro cassoni continuarono a tirare fino all'ultimo contro la cresta, e tutti i battaglioni tornarono a intrupparsi spalla a spalla dietro ai loro ufficiali, per avanzare contro le posizioni nemiche. Ma questo non era che lo sfondo, perché nessuna offensiva può essere condotta a buon fine impiegando truppe già logore. Lo sfondamento decisivo, cui l'imperatore mirava sino dal mattino, poteva essere realizzato mandando avanti quei battaglioni della Guardia Imperiale che costituivano l'ultima riserva fresca a disposizione e dal loro successo dipendeva l'esito della intera azione. Dei trentasei battaglioni del mattino, tolti quelli già impiegati contro i prussiani e i due battaglioni del 1° granatieri lasciati di guardia alla Belle Alliance per garantire un estremo caposaldo, per l'attacco ne restavano undici, sei della media guardia, cinque della Vecchia Guardia, poco più di 6000 uomini, tutti veterani. Alla testa dell’avanzata della Guardia Imperiale, accompagnata da Napoleone in persona fino a le “Haye Sainte”, dai tamburi che rullavano la carica e dagli ufficiali che verificavano l’allineamento, si trovavano i cinque battaglioni della Media Guardia, seguiti a distanza da un altro della Media e tre della Vecchia Guardia, schierati nella formazione a quadrato per evitare che una carica della cavalleria inglese provocasse lo sconquasso arrecato durante la mattinata alla fanteria di D’Erlon. Sulla cresta, ad aspettare la Guardia Imperiale in marcia per l’attacco decisivo, in prima linea, a coprire quasi per intero la linea del fronte su cui avanzava la Guardia Imperiale, si trovavano tre brigate di fanteria inglese (Adam, Maitland e Halkett) schierata in fila per quattro, mentre alle spalle di questa robusta linea rossa si trovavano in quadrato la fanteria di Brunswick, la divisione olandese e quella di Nassauer. Dietro alla fanteria era stata posizionata una ancora consistente riserva di cavalleria.

I primi a venire a contatto con i difensori furono, sulla destra della linea di avanzata della Guardia, il 1/3° Granatieri e il 4° Granatieri. Quando videro comparire di fronte a sé i Granatieri, i difensori aprirono il fuoco e le masse degli attaccanti che erano appena sbucate dal fumo, anziché venire avanti alla baionetta, si arrestarono e cominciarono a rispondere al fuoco. Seguì un combattimento confuso, in cui nessuno sapeva bene cosa stesse succedendo. Dopo il primo impatto, gli uomini di Kruse e poi i Brunswickesi, trovandosi allo scoperto sotto il fuoco, arretrarono in cerca di un riparo, mentre gli uomini di Halkett, benché sotto il loro fuoco l’avanzata della Guardia si fosse fermata di netto, ben presto cominciarono anch’essi a sbandarsi. La ragione per cui la Guardia Imperiale non approfittò della rotta inglese è che, mentre gli ufficiali sopravvissuti delle due formazioni riorganizzavano le file dei loro uomini, il Principe D’Orange, avendo compreso che quel combattimento a fuoco metteva in pericolo tutta la linea difensiva, decise di mettervi fine con una carica alla baionetta che guidò mettendosi alla testa con la sciabola sguainata. La Guardia vedendosi investire da quella carica inaspettata ebbe un momento di confusione prima di aprire un fuoco che rintuzzò l’attacco mettendo in fuga gli assalitori. La Guardia riprese ad avanzare contro le formazioni inglesi che avevano avuto il tempo di riorganizzarsi con un fuoco confuso e disordinato, cui la fanteria inglese non replicò, fino a quando il nemico non fu arrivato a distanza ravvicinata; seguì un breve conflitto a fuoco al termine del quale i granatieri cominciarono ad arretrare. In realtà, l’insuccesso dell’avanzata francese fu dovuto al tempestivo intervento della batteria a cavallo della divisione olandese che si schierò di fianco alla fanteria inglese sparando ad alzo zero con otto pezzi da sei libbre caricati a mitraglia sui quadrati dei Granatieri che sotto la grandinata di colpi cominciarono a vacillare.

Mentre avveniva questo combattimento, sulla sinistra, i due battaglioni del 3° Cacciatori risalirono il pendio anch’essi contro le posizioni tenute da Maitland. Prima che avvenisse, per la prima volta nelle guerre napoleoniche, lo scontro tra le Guardie francesi e quelle inglesi, da entrambe le parti le artigliere vennero impiegate senza risparmio per indebolire l’avversario. Mentre gli inglesi erano tutti a ventre a terra al riparo della strada infossata, i francesi venivano spazzati con colpi di mitraglia sparati da diverse batterie ancora operanti. Arrivati sulla sommità anziché caricare i Cacciatori, come avevano fatto i Granatieri alla loro destra, cominciarono a sparare, fermandosi in una posizione pericolosa cercando inutilmente di manovrare. Al comando dei loro ufficiali, che secondo la leggenda fu dato direttamente da Wellington (“In Piedi Guardie, e sotto!”), le quattro file di inglesi scattarono in piedi e aprirono un fuoco che a distanza ravvicinata si rivelò devastante. Forse per l’apparizione inaspettata degli uomini di Maitland o forse per l’efficacia del loro fuoco, il 3° Cacciatori cominciò immediatamente a disgregarsi arretrando in disordine poi in fuga precipitosa giù per il pendio. Gli inglesi si lanciarono all’inseguimento quando l’ultimo battaglione della prima linea d’attacco della Guardia, il 4° Cacciatori, si fece sotto minacciando il loro fianco. Solo con una certa fatica gli ufficiali riuscirono a rimettere in riga i loro uomini e riportarli piuttosto in fretta sulle posizioni di partenza, incalzati dal quadrato francese che risaliva il pendio al loro inseguimento. Tutta l’artigliera inglese dislocata nella zona stava tirando contro quel quadrato, che veniva avanti come in mezzo alla tempesta, con i tamburi che rullavano ossessivamente il pas de charge. Giunti sulla sommità del pendio, gli ufficiali francesi, al pari dei loro colleghi cercarono di spiegare in linea i loro uomini ma il fuoco dei cannoni e degli uomini di Maitland, che aveva ripreso posizione lungo la strada infossata, erano così distruttivi che la manovra fallì, e il quadrato si trasformo in una massa disordinata. Tuttavia, i francesi rimasero lì per 10 minuti rispondendo al fuoco come potevano e cercando a più riprese di avanzare. Entrò in scena anche il 52° che prese il quadrato sul fianco. A questo punto duemila moschetti e una quindicina di cannoni tiravano a bruciapelo contro l’ultima colonna della Guardia, nella sua formazione troppa densa. Quando il quadrato cominciò a sbandarsi il comandante del 52° ordinò la carica alla baionetta. Istantaneamente il 4° Cacciatori si sfasciò. Quando nonostante il fumo che oscurava il campo di battaglia fu evidente a tutti che l’attacco alla Guardia era fallito, qualcuno, cominciò a gridare “La Garde recule”. Il panico si diffuse fulmineamente tra i soldati francesi. [20]

Disfatta di Napoleone[modifica | modifica sorgente]

Nel 1820 Guglielmo I dei Paesi Bassi ordinò la costruzione sul campo di battaglia della collina del leone, una collina artificiale sulla quale fu posta una statua raffigurante un leone. Il luogo esatto sarebbe quello in cui, durante lo scontro, il principe d'Orange fu disarcionato da un colpo di moschetto alla spalla.

Tambora e Waterloo[modifica | modifica sorgente]

È noto come l'eruzione del vulcano Tambora nel 1815, la più potente a memoria d'uomo, abbia provocato cambiamenti climatici su scala globale e piogge di dimensioni tali, a Waterloo verificatesi prima assai raramente, da alterare completamente l'assetto della battaglia.

A seguito dell'offuscamento del sole, durato mesi, in ragione della nube prodotta dalla polvere vulcanica, le piogge resero il terreno umido in pieno giugno, sconvolgendo i piani tattici di Napoleone. L'artiglieria di Napoleone non poté iniziare il cannoneggiamento prima di mezzogiorno ed inoltre fu quasi impossibile il tiro di rimbalzo, di solito micidiale[21], mentre gli inglesi disposero i fucilieri in lunghe file sparando a raffiche.

Seguì la scelta della carica di cavalleria con le sciabole, dato che i cannoni non operavano nel modo usuale, e i fucili dei francesi erano disposti su sparuti gruppi di 200: ciò costò troppe perdite e sfiancò i cavalli. I rinforzi del Grouchy, fermi a Wavre a contrastare la retroguardia di Blücher, non arrivarono mai.

C'è però da osservare che anche queste ipotesi si collocano sulla stessa linea "giustificativa" di altre che cercano di trovare una causa "esterna" per spiegare la sconfitta di Napoleone, anche se nessuno storico che si sia occupato con competenza non occasionale della questione ha mai concesso spazio a questo preteso evento.

Valutazioni conclusive[modifica | modifica sorgente]

Napoleone nel 1814.

Napoleone voleva attaccare le forze alleate alle sette del mattino, bombardandole con l'artiglieria ma, dato che aveva piovuto a dirotto tutta la notte e il giorno precedente, non riuscì a muovere i cannoni prima di mezzogiorno. Napoleone era sicuro di vincere, anche se non poteva contare sul suo più abile collaboratore, il Maresciallo Berthier morto il 1º giugno 1815,[22] e sul maresciallo Louis Nicolas Davout, protagonista della battaglia di Auerstedt, che aveva inviato a Parigi quale ministro della guerra e comandante della piazza.

Il Duca di Wellington, comandante dell'esercito alleato a Waterloo.
Il feldmaresciallo Gebhard von Blücher, comandante dell'esercito prussiano a Waterloo.

Lo storico militare britannico John Keegan ha osservato che a Waterloo (come del resto in tutti gli scontri coevi) si potevano verificare sette tipi di contatto ostile: combattimento singolo,[23] cavalleria contro cavalleria, cavalleria contro artiglieria, cavalleria contro fanteria, fanteria contro fanteria (nel senso di combattimento corpo a corpo), scambio di proiettili tra fanterie, artiglieria contro artiglieria. Curiosamente, quest'ultimo tipo di combattimento fu — per così dire — unidirezionale, poiché Wellington aveva ordinato alle sue batterie di non impegnarsi in "duelli" con le unità omologhe avversarie.[24]

Sin dai primi attacchi però i britannici si rivelarono un avversario tenace, ostinato nella difesa e in grado di prolungare i combattimenti senza disgregarsi; inoltre ben presto colonne prussiane apparvero in lontananza sulla destra dei francesi. La strategia di Napoleone era stata infatti quella di dividere i suoi avversari e affrontarli separatamente. L'imperatore francese infatti, prima di arrivare a Waterloo, aveva tentato in tutti i modi di evitare che la superstite armata di Blücher si congiungesse con gli inglesi e i loro alleati sul campo di Waterloo e per questo aveva dispiegato le truppe del Maresciallo Grouchy perché lo intercettasse e lo impegnasse tenendolo lontano dal teatro d'azione principale.

Ma sin dalle prime ore del pomeriggio i francesi dovettero invece combattere anche con le colonne prussiane che arrivavano una dopo l'altra dalla destra, esaurendo le riserve francesi che altrimenti avrebbero potuto essere rovesciate su Wellington. Blücher era infatti riuscito a precedere, in una corsa verso Waterloo, il suo antagonista francese Grouchy, la cui responsabilità in proposito, nonostante gli ordini non chiari di Napoleone, è riconosciuta da tutti gli storici. L'ultimo attacco francese, disperato, fu sferrato dalla "Vecchia Guardia" contro quanto rimaneva delle forze di Wellington, ma fallì. Nello stesso momento i francesi non poterono più contenere l'esercito prussiano sulla destra e la rotta divenne generale.

Contrariamente a una credenza molto diffusa, e suggerita anche dalla rappresentazione drammatizzata della battaglia presente in uno dei più famosi film sulla battaglia (Waterloo, del 1970), questa non si concluse rapidamente dopo l'arrivo dei prussiani, ma fu piuttosto una battaglia di attrito con i francesi che cercavano disperatamente di spezzare la linea alleata prima che la pressione dei prussiani sulla destra diventasse insostenibile. Il primo corpo prussiano arrivò alle ore 16.00, ma solo intorno alle 20.30 le linee francesi, dopo il fallimento della Vecchia Guardia contro Wellington, crollarono sotto la crescente pressione prussiana sul fianco destro.

Wellington conosceva bene il terreno da una sua precedente permanenza in Belgio per un viaggio di piacere l'anno precedente e ne sfruttò al meglio le caratteristiche. Peraltro, secondo l'imperatore, la posizione scelta dal duca era gravemente errata; con alle spalle la quasi intransitabile foresta di Soignes, i britannici, in caso di ritirata rischiavano di disgregarsi completamente nell'impervio settore boscoso. D'altra parte, anche gli errori tattici commessi da Napoleone nella giornata furono molti.

Uno dei fattori decisivi per l'esito finale della battaglia fu la pioggia torrenziale notturna (di insolita violenza) che ridusse a brandelli il morale delle truppe francesi che si trovarono nell'impossibilità di sferrare l'attacco di prima mattina come era nell'intento di Napoleone. Per le truppe alleate la notte fu altrettanto infernale, ma per i soldati britannici il maltempo alla vigilia di una battaglia rappresentava un buon segno, in quanto anche in altre occasioni durante la campagna di Spagna vittorie decisive erano state ottenute a seguito di notti insonni trascorse sotto la pioggia. Uno dei punti di forza di Napoleone era nell'artiglieria; ma il terreno di battaglia era ridotto a un pantano tale da ridurre drasticamente l'efficacia dei cannoni. Per attendere che il terreno assorbisse almeno un po' d'acqua, l'attacco non fu sferrato che verso mezzogiorno. Questo ritardo comportò che l'esercito prussiano giunse sul campo in tempo per decidere le sorti lungamente in bilico dello scontro.

Cinematografia[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Fonte: Ministero della guerra, Stato Maggiore centrale - ufficio storico Gen. Alberto Pollio 1923
  2. ^ D.Chandler, Le campagne di Napoleone, vol. II, p. 1290.
  3. ^ L.Mascilli Migliorini, Napoleone, p. 426.
  4. ^ Barbero 2005, p. 188
  5. ^ Glover, Letter 16, Frederick Stovin (ADC to Sir Thomas Picton).
  6. ^ Siborne 1993, Letter 5.
  7. ^ Barbero 2005, pp. 85–187.
  8. ^ Barbero 2005, p. 426, note 18. L’episodio è celebre soprattutto grazie alla rievocazione fattane da Victor Hugo ne I Miserabili.
  9. ^ Siborne 1990, pp. 410,411
  10. ^ Questo aneddoto si trova in The Waterloo Papers di E. Bruce, contenuto in With Napoleon at Waterloo, MacBride, M., (editor), London 1911. L’episodio fu raccontato, in tarda età, dal sergente maggiore Dickinson dei Greys, ritenuto l’ultimo sopravvissuto tra coloro che presero parte alla carica.
  11. ^ Barbero 2005, pp. 198–204.
  12. ^ Barbero 2005, p. 211.
  13. ^ Siborne 1990, pp. 425–426.
  14. ^ Questa ipotesi è stata formulata a seguito dell’analisi di alcune testimonianze dell’epoca, tra cui una lettera del capitano Clark-Kennedy del 1st Dragoons Royals contenuta nell’opera di Siborne, nonché di Glover, Gareth. From Corunna to Waterloo: the Letters and Journals of Two Napoleonic Hussars, 1801–1816. London: Greenhill Books, 2007.
  15. ^ Barbero 2005, pp. 219–223. Al contrario, il resoconto che si trae da Siborne 1990, pp. 422-24, getta sulle forze dei Paesi Bassi una luce assai più negativa.
  16. ^ Siborne 1993, Letters: 18, 26, 104.
  17. ^ Siborne 1990, p. 463.
  18. ^ Va ricordato che, quando si tratta di forze di cavalleria, per “effettivi” bisogna intendere uomini illesi (o al massimo feriti assai lievemente), in grado di combattere montati e provvisti di cavalli dotati di forza ed energia sufficienti. Più in generale, in ambito bellico si definisce “effettivo” qualunque individuo o armamento atto a combattere o a portare avanti i compiti a cui è preposto.
  19. ^ Così scrive Barbero, 2005, p. 155. Un simile giudizio positivo si può trovare in Hofschröer 1999, p. 122.
  20. ^ Barbero, 2005 pp. 288-304
  21. ^ G. Marizza, "Come i vulcani influenzano la geopolitica", in L'Occidentale, 1º maggio 2010, consultabile alla URL((http://www.loccidentale.it/articolo/come+i+vulcani+influenzano+la+geopolitica.0090220)).
  22. ^ Berthier fu sostituito come capo di stato maggiore dal Maresciallo Soult
  23. ^ Ovvero, di uno o più singoli combattenti di una parte contro uno o più avversari: le ipotesi seguenti sono sempre riferite a scontri di formazioni di una qualche specialità militare contro un'analoga struttura nemica.
  24. ^ Il volto della battaglia, pagg. 150-151

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]