Battaglia di Waterloo

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Coordinate: 50°40′45″N 4°24′25″E / 50.679167°N 4.406944°E50.679167; 4.406944

Battaglia di Waterloo
La carica dei corazzieri francesi contro i "quadrati" della fanteria britannica durante la battaglia di Waterloo
La carica dei corazzieri francesi contro i "quadrati" della fanteria britannica durante la battaglia di Waterloo
Data 18 giugno 1815
Luogo Mont-Saint-Jean, vicino Waterloo, allora nel Regno Unito dei Paesi Bassi, oggi Belgio
Esito decisiva vittoria della Settima coalizione
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
74.000 con 266 cannoni[1] 67.700 anglo-tedesco-olandesi con 184 cannoni[2]
48.000 prussiani[3]
Perdite
25.000-27.000 morti e feriti; 8.000-10.000 prigionieri; 8.000-10.000 disertori durante la ritirata[4] In totale ~ 16.500 anglo-olandesi e ~ 7.000 prussiani[5]
  • Flag of the United Kingdom (3-5).svg e alleati: 3.500 morti[6]; 10.200 feriti[6]; 3.300 dispersi[6]
  • Flag of the Kingdom of Prussia (1803-1892).svg 1.200 morti[6]; 4.400 feriti[6]; 1.400 dispersi[6]
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La battaglia di Waterloo (denominata inizialmente dai francesi battaglia di Mont Saint-Jean e dai prussiani battaglia di Belle-Alliance) si svolse il 18 giugno 1815 durante la guerra della Settima coalizione fra le truppe francesi guidate da Napoleone Bonaparte e gli eserciti britannico del Duca di Wellington e prussiano del feldmaresciallo Gebhard Leberecht von Blücher. Fu una delle più combattute e sanguinose battaglie delle guerre napoleoniche, nonché l'ultima battaglia di Napoleone, e segnò la sua definitiva sconfitta con il conseguente esilio a Sant'Elena. La battaglia in realtà ebbe luogo nel territorio del villaggio belga di Mont-Saint-Jean (allora parte del Regno Unito dei Paesi Bassi), situato a cinque chilometri dalla cittadina di Waterloo, nella quale si trovava il quartier generale del Duca di Wellington.

Dopo la fuga di Napoleone dall'Isola d'Elba avvenuta nel marzo 1815, numerosi Stati europei si unirono in un'alleanza militare dando vita alla Settima coalizione, con lo scopo di sconfiggere definitivamente l'Imperatore francese. Napoleone decise di attaccare rapidamente i due eserciti che Regno Unito e Prussia avevano raggruppato ai confini nord-orientali della Francia; l'imperatore sperava di raggiungere una rapida vittoria sfruttando la scarsa coesione dei suoi avversari.

Due giorni prima di Waterloo i francesi avevano sconfitto i prussiani nella battaglia di Ligny, ma Wellington, informato che Blücher era riuscito a riorganizzare il suo esercito e sembrava intenzionato a marciare in suo aiuto, prese la decisione di rischiare una battaglia contro le forze di Napoleone. Il generale britannico schierò i suoi uomini in difesa lungo la scarpata di Mont-Saint-Jean, vicino alla strada per Bruxelles, confidando nell'aiuto dei prussiani. Napoleone sferrò una serie di sanguinosi attacchi contro le linee britanniche a partire dalle ore 11.30 e nel tardo pomeriggio sembrò vicino alla vittoria, ma l'ostinata resistenza del nemico e l'arrivo in massa dei prussiani, decise alla fine la battaglia a favore dei coalizzati.

Ancora oggi nei pressi di Waterloo è ricordata la grande battaglia con una serie di monumenti, ed esiste un museo dedicato al famoso scontro. L'intera zona è un parco storico. A partire dal 2011 hanno avuto inizio importanti lavori di sistemazione di tutto il sito, che avranno termine nel 2015, bicentenario della battaglia.

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Il ritorno di Napoleone[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi cento giorni.

Il 26 febbraio 1815 Napoleone Bonaparte salpò in segreto dall'isola d'Elba, dove era stato esiliato nel maggio 1814 dalle potenze vittoriose della sesta coalizione, con l'intenzione di ritornare a prendere il potere in Francia, su cui governava, con l'appoggio dei monarchici francesi e delle altre potenze europee, il re Luigi XVIII. Napoleone toccò terra a Golfe-Juan, sulla costa meridionale francese, il 1º marzo.[7]

La notizia del ritorno in Francia di Napoleone non sembrò inizialmente allarmare il re e i monarchici francesi; i marescialli che avevano tradito l'imperatore in un primo momento rimasero fedeli a Luigi XVIII e Michel Ney giunse al punto da garantire al sovrano che avrebbe riportato Napoleone a Parigi «dentro una gabbia di ferro».[8] Nei fatti, tuttavia, le truppe inviate a sbarrare il passo a Napoleone e al suo seguito si unirono festanti al loro vecchio Empereur, il 18 marzo anche il maresciallo Ney defezionò. Il giorno successivo, 19 marzo, Luigi XVIII abbandonò il trono diretto in Belgio (allora parte del Regno Unito dei Paesi Bassi) e Napoleone fece il suo ingresso al Palazzo delle Tuileries, ridando inizio al suo governo sulla Francia.[9]

Napoleone acclamato dai soldati francesi dopo il ritorno dall'esilio sull'isola d'Elba.

Napoleone apparentemente era ritornato animato da propositi pacifici e forse sperò in un primo tempo di poter tranquillizzare le grandi potenze europee con dichiarazioni di pacifismo e con l'invio di lettere rassicuranti ai sovrani[10]. in realtà i rappresentanti delle grandi potenze della coalizione, riuniti in quel momento nel congresso di Vienna, fin dal 13 marzo 1815, dopo aver ricevuto la clamorosa notizia del ritorno dell'imperatore, avevano deciso di rifiutare ogni colloquio con Napoleone che venno messo ufficialmente al "bando dall'Europa" e dichiarato "nemico pubblico" e perturbatore della pace europea[11]. Il 25 marzo 1815 l'Impero austriaco, l'Impero russo, la Prussia e il Regno Unito confermarono ufficialmente l'alleanza di Chaumont del 1814 e costituirono, insieme ad altri Stati minori, la settima coalizione[11].

Mentre Austria, Prussia e Russia iniziarono a mobilitare con urgenza i loro eserciti, il Regno Unito stanziò immediatamente cinque milioni di sterline; le grandi potenze si impegnarono a mettere in campo ognuna almeno 150.000 soldati.[12] In attesa dell'arrivo sul fronte del Reno dell'armate russe e austriache, le truppe britanniche presenti in Belgio vennero riunite, sotto il comando del Duca di Wellington, con i contingenti belga-olandesi; tra Liegi e Namur era già accantonato anche una parte dell'esercito prussiano guidato dal feldmaresciallo Gebhardt von Blücher.[13]

Di fronte alle mosse minacciose dei coalizzati Napoleone, efficacemente coadiuvato dal ministro della Guerra, maresciallo Louis-Nicolas Davout, dovette rapidamente organizzare le sue forze militari. L'esercito lasciato dai Borbone era costituito da 200.000 uomini, in gran parte veterani delle guerre napoleniche; l'imperatore decise il 9 aprile 1815 il richiamo dei soldati in congedo e questo provvedimento permise di incorporare 76.000 militari esperti; si mobilitarono le guardie nazionali per compiti di presidio; infine ai primi di giugno Napoleone decise di reintrodurre la coscrizione obbligatoria, giustificata con la necessità di difendere la patria dall'invasione dei coalizzati[14] Napoleone tuttavia riteneva pericoloso attendere i coscritti per accrescere numericamente le sue forze; considerò decisivo prendere subito l'iniziativa e attaccare le unità alleate e prussiane ammassate alla frontiera nord-orientale francese, invece che disporsi in difesa attorno Parigi.[15] Egli quindi concentrò gran parte delle truppe già disponibili nell'Armata del nord (Armee du Nord). L'imperatore sperava di infliggere una rapida e schiacciante sconfitta agli eserciti nemici colti di sorpresa in Belgio; con una vittoria di prestigio avrebbe dato fiducia ai francesi e forse scosso la solidarietà tra i coalizzati. Napoleone inoltre riteneva che la popolazione belga si sarebbe sollevata a suo favore alla notizia dell'avanzata francese e che lo stesso governo britannico sarebbe entrato in crisi alla notizia della disfatta del Duca di Wellington[16]. L'imperatore decise che i 124.000 soldati dell'Armee du Nord avrebbero dovuto riunirsi attorno Beaumont agli inizi di giugno per passare audacemente all'offensiva.[17]

I comandanti alleati ritenevano fondamentale concentrare i loro enormi eserciti e preparare un accurato piano di operazioni prima di attaccare Napoleone. Soprattutto per impulso del comandante in capo austriaco principe Schwarzenberg, si decise di rinviare ogni operazione alla fine del mese di giugno 1815[18]. Blücher, assistito dal suo capo di stato maggiore August von Gneisenau e dall'ufficiale di collegamento con l'esercito britannico generale Karl von Müffling, non perse tempo a rafforzare la sua armata con le riserve. La strategia alleata prevedeva una massiccia concentrazione di forze, seguita da una offensiva combinata degli eserciti del Duca di Wellington, del feldmaresciallo Blücher e del principe Schwarzenberg, rafforzati alle spalle dell'armata russa del maresciallo Michael Andreas Barclay de Tolly[19]. Negli alti comandi alleati peraltro era presente un forte ottimismo; Wellington e Blücher avevano stabilito il 3 maggio di coordinare le loro operazioni in caso di attacco nemico[20], ma in realtà non si temevano improvvise iniziative di Napoleone; il 15 giugno, alla vigilia dell'attacco francese, il Duca di Wellington in una lettera allo zar manifestava una tranquilla sicurezza e prevedeva di prendere l'iniziativa alla fine del mese di giugno; mentre Blücher scrisse alla moglie che "Bonaparte non ci attaccherà" e che gli eserciti coalizzati "sarebbero entrati presto in Francia".[21]

La situazione prima della battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi campagna di Waterloo.
Mappa dei movimenti delle armate contrapposte nei giorni che precedettero la battaglia

Nelle prime ore del 15 giugno i vari corpi d'armata francesi iniziarono a marciare in territorio belga. La fase critica della campagna di Waterloo era cominciata. Napoleone aveva impostato la campagna del 1815 sulla "strategia delle posizione centrale", incentrata sulla capacità di manovra e la rapidità di movimento per compensare lo svantaggio di affrontare un avversario numericamente superiore. Combattere contro le armate concentrate di Wellington e Blücher coalizzati sarebbe stato rischioso, ma Napoleone riteneva possibile, sfruttando la sua abilità di manovra e la prevista scarsa coesione del nemico, battere uno dopo l'altro i due eserciti avversari prima che si fossero concentrati.[22] Il piano francese per la campagna è riassunto in alcune brevi frasi dettate il 16 giugno da Napoleone a Ney, comandante dell'ala sinistra:[23]

« Ho adottato il seguente principio generale – dividere l'esercito in due ali e una riserva. La Guardia formerà la riserva e io la farò entrare in azione a sostegno dell'una o dell'altra ala nel momento che le circostanze mi indicheranno più opportuno. Inoltre, a seconda dell'andamento dei combattimenti, ritirerò truppe da una delle ali per rafforzare la riserva »

L'ala sinistra dell'Armee du Nord, comandata dal maresciallo di Francia Ney, doveva avanzare verso Quatre-Bras, mentre l'ala destra, sotto la guida del maresciallo Emmanuel de Grouchy, verso Fleurus e Sombreffe. Così Napoleone si sarebbe incuneato nella "posizione centrale" tra i due eserciti nemici, con la riserva a Charleroi pronta a intervenire.[24]

Il primo giorno di operazioni, nonostante una serie di complicazioni e difficoltà iniziali, si concluse con successo per i francesi. Wellington e Blücher vennero colti impreparati dall'improvvisa avanzata di Napoleone: a destra il III Corpo del generale Dominique Vandamme raggiunse Fleurus percorrendo circa trenta chilometri, nonostante che avesse inziato l'avanzata con alcune ore di ritardo a causa dell'errata trasmissione degli ordini[25]. A sinistra invece, nonostante che l'imperatore avesse personalmente indicato al maresciallo Ney l'importanza di occupare l'importante crocevia di Quatre-Bras con due corpi d'armata, il maresciallo aveva fatto fermare i suoi uomini nelle campagna di Frasnes-lez-Gosselies, quattro chilometri a sud dell'incrocio, convinto di avere davanti una consistente forza nemica, mentre in realtà le forze britanniche erano costituite in quel momento solo da 4.000 soldati con quattro cannoni[26]. Riavutosi dalla sorpresa iniziale, Wellington capì l'errore francese e nella notte diede disposizioni urgenti ai suoi comandanti di procedere a marce forzate verso Quatre-Bras.[27]

Napoleone dirige la battaglia di Ligny dal suo posto di comando nel mulino di Naveau

Il mattino del 16 giugno Napoleone si recò di persona nelle posizioni tenute dal III Corpo, che fronteggiava il I Corpo prussiano del generale Hans Ernst Karl von Zieten; dopo una valutazione delle forze nemiche dal suo posto di comando posto nel mulino di Naveau, l'Imperatore si convinse di avere davanti il grosso dell'esercito prussiano, e di conseguenza decise di subordinare l'offensiva di Ney verso Bruxelles allo sfondamento dell'esercito prussiano, da attuarsi a Ligny. Se la vittoria avesse arriso ai francesi, due terzi dell'esercito di Blücher sarebbero stati annientati e le rimanenti forze si sarebbero ritirate verso Namur e Liegi, aumentando le distanze da Wellington, che il 17 giugno sarebbe diventato l'unico avversario da battere.[28] La battaglia di Ligny e quella di Quatre-Bras iniziarono quasi contemporaneamente. A Ligny Napoleone riuscì a battere i prussiani, ma il caos delle comunicazioni con l'ala sinistra di Ney impedì il sopraggiungere di rinforzi che avrebbero potuto ostacolare la ritirata ai prussiani e trasformare il successo francese in una vittoria decisiva; Blucher invece riuscì a ritirare le sue forze durante la notte con una tempo proibitivo a causa della violenta pioggia. Napoleone, esausto e provato fisicamente, ritenne impossibile inseguire subito i prussiani e solo alle ore 09.00 del 17 giugno raggiunse il campo di battaglia e diede i primi ordini al maresciallo Grouchy[29]. Il maresciallo doveva marciare con due corpi d'armata e tre reparti di cavalleria all'inseguimento dei prussiani e "incalzarli senza perderli di vista", mentre l'Imperatore avrebbe concentrato il grosso dell'armata contro l'esercito del Duca di Wellington[30].

Nel frattempo a Quatre Bras, il maresciallo Ney non era riuscito a sconfiggere le truppe britanniche anche a causa del mancato impiego di un corpo d'armata che trascorse la giornata in inutili movimenti tra i due campi di battaglia[31]; verso sera Wellington aveva riconquistato tutte le posizioni perse inizialmente dalla divisione del generale Perponcher Sedlnitsky. In ogni caso la ritirata prussiana aveva lasciato sguarnito il fianco sinistro di Wellington, per cui il comandante britannico ordinò la ritirata a Mont-Saint-Jean, sollecitando nel frattempo Blücher a sostenerlo anche con un unico corpo d'armata.[32]; sembra che il comandante britannico sperasse di resistere a Mont-Saint-Jean ma egli aveva anche predisposto ulteriori piani per ripiegare dietro la Schelda e per una evacuazione del suo esercito attraverso il porto di Anversa[33]. Ney, incerto e prudente, non contrastò il movimento di ripiegamento britannico nonostante che alle ore 12.00 del 17 giugno Napoleone gli avesse ordinato di attaccare subito.

Napoleone arrivò a Quatre Bras alle ore 14.00 dove, dopo aver rimproverato il maresciallo Ney per la sua inazione, apprese che i britannici si erano ritirati; egli ordinò l'immediato inseguimento che si svolse sotto la continua pioggia che rese campi e strade quasi impraticabili. Le retroguardie di Wellington si trovarono in grande difficoltà, la cavalleria rischiò di essere agganciata e sbaragliata; a Genappe un tentativo di resistenza venne superato dai francesi; alle ore 19.30 l'avanguardia napoleonica raggiunse Plancenoit, sei chilometri a sud di Waterloo[34]. Napoleone diresse personalmente l'inseguimento sperando di poter costringere il nemico a combattere immediatamente; alla fine, a causa del buoio e della pioggia, dovette rassegnarsi con disappunto a rinviare la battaglia al giorno seguente. Egli si portò sulle prime linee e osservò le posizioni britanniche a Mont-Saint-Jean; alle ore 21.30 si recò alla fattoria di Le Caillou, sulla strada per Bruxelles, dove si sistemò con i suoi ufficiali per la notte; inviò subito una lettera a Grouchy in cui ordinava al maresciallo di "manovrare in conseguenza dei movimenti di Blücher" e in ogni caso di unirsi nella giornata del 18 giugno con l'ala destra dell'esercito francese[35].

Napoleone dormì poco durante la notte; alle ore 01.00 si alzò e si recò a cavallo, sotto la pioggia, fino agli avamposti per osservare di nuovo le linee nemiche; egli temeva che i britannici approfittassero del buio e del tempo per ripiegare; alle ore 03.30 l'Imperatore ricevette notizie che invece lo rassicurarono: il nemico era fermo sulle sue posizioni e nessun rumore proveniva dagli accampamenti[36]. Alle 04:00 del 18 giugno venne raggiunto da un dispaccio inviato da Grouchy dove era scritto che l'esercito di Blücher stazionava intorno a Wavre; nel testo Grouchy suggeriva di poter effettuare una diversione con la sua ala destra per impedire il ricongiungimento dei due eserciti alleati, ma per qualche motivo Napoleone non rispose al messaggio. Di fatto l'esercito prussiano si stava riorganizzando, rincuorato dalle parole e dalla presenza dell'anziano feldmaresciallo e delle truppe fresche del IV Corpo del generale Friedrich Wilhelm von Bülow. Contemporaneamente nella piana di Mont-Saint-Jean, i soldati dei due eserciti avversari passarono una notte di grande disagio; le truppe rimasero all'aperto, su un terreno fangoso, senza riparo dalla pioggia che continuava a cadere; pochi riuscirono a dormire[37]. Al mattino i soldati francesi, bagnati e infreddoliti, cercarono di riorganizzarsi, fecero cuocere le zuppe e ricevettero il pane; le truppe impiegarono il tempo soprattutto ad asciugare e controllare le armi per l'attesa battaglia; poco dopo l'alba la pioggia iniziò a cadere con minore intensità[38].

Terreno[modifica | modifica wikitesto]

Panorama waterloo v2.jpg
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Panorama del campo di battaglia

Il campo di battaglia di Waterloo è particolarmente uniforme: l'area in cui si svolsero i combattimenti misurava circa cinque chilometri da est a ovest e meno di due chilometri e mezzo da nord a sud; in questo angusto spazio, separati da appena ottocento metri, stavano i due eserciti per un totale di 140.000 uomini e oltre 400 cannoni, a cui si sarebbero aggiunti gran parte dei 72.000 soldati di Blücher. Parecchie delle zone fra poco descritte erano coltivate a frumento non ancora mietuto (per buona parte già calpestato dalle truppe, ma a volte, quando lo attraversava una fila di soldati, si vedevano soltanto le baionette),[39] alternate a campi di foraggio senza ulteriori ostacoli. Inoltre, ampie porzioni di terreno erano zuppe d'acqua per via della pioggia caduta il 17 giugno.[40]

Lo schieramento di Wellington, davanti la Foresta di Soignes, occupava l'intera lunghezza di un basso pendio, poco a sud dell'abitato di Mont-Saint-Jean. Una strada secondaria, la Chemin d'Ohain, passava sulla cresta, affiancata a oriente da una fitta siepe e da macchie di alberi. Dietro questa linea, che formava la principale posizione difensiva dell'esercito alleato, il terreno era in leggero declivio, mentre in avanti era spezzato da alture e depressioni a est della strada maestra per Bruxelles, e sostanzialmente piatto a ovest della stessa strada. A sud della cresta gli alleati avevano occupato tre posizioni chiave: a ovest, circa 400 metri distante dall'ala destra di Wellington, c'era il castello di Hougoumont, circondato da un muraglione alto circa un metro e ottanta (si rivelerà un ostacolo non da poco per i francesi), un frutteto sul lato orientale e una zona boscosa (oggi scomparsa) su quello meridionale; vicino al centro della linea alleata esiste ancora la fattoria di La Haye Sainte, poco distante da una cava di ghiaia ormai esaurita posta sul lato orientale della strada per Bruxelles, più vicino alla cima di Mont-Saint-Jean; infine, più a est, c'erano tra i boschi i tre casali di Papelotte, La Haie e Frischermont.[41]

L'asse centrale che divideva i due eserciti contrapposti era marcato dalla strada in pavé per Bruxelles (allora fiancheggiata quasi per intero da pioppi), che scende a sud da La Haye Sainte toccando la locanda de La Belle Alliance. A est di questo punto il terreno sale leggermente (qui Napoleone sistemò gran parte della sua artiglieria), mentre a ovest, in direzione di Hougoumont, era più basso ma ondulato. I collegamenti con la strada per Nivelles erano costituiti da due viottoli: il primo correva dietro Hougoumont, il secondo si diramava più a sud, dalla fattoria di Rossomme. Continuando ancora più a sud, la strada arrivava fino a Charleroi passando per Maison du Roi, Le Caillou, Genappe e Quatre-Bras. Il villaggio di Plancenoit è situato circa due chilometri e mezzo a nord-est di Maison du Roi, vicino al torrente Lasne.[42]

Per andare da Waterloo a Wavre bisognava passare per la Selva di Parigi, costellata da gole e torrenti che rendevano difficili i movimenti militari, già ostacolati dalle strade che in pratica erano viottoli fangosi di campagna. I centri più importanti ai fini delle vicende di Waterloo e Wavre sono Chapelle-Saint-Lambert, Ohain e Limale. La retroguardia prussiana che coprì il resto dell'esercito diretto a Waterloo si posizionò su una ripida collina prospiciente il fiume Dyle, ottima per coprire i guadi di Wavre.[43]

Forze in campo[modifica | modifica wikitesto]

Settima coalizione[modifica | modifica wikitesto]

Il Duca di Wellington, comandante dell'esercito alleato a Waterloo

All'inizio della campagna di Waterloo Wellington aveva sotto il proprio comando uomini di varie nazioni, e le truppe britanniche costituivano solo il 35% dell'intera armata; a causa dell'impiego di molti soldati in America per la Guerra anglo-americana, si dovette richiamare in servizio i soldati della riserva che certamente non erano veterani. L'esercito assegnato al duca era eterogeneo e costituito da truppe disparate provenienti da nazioni divise da differenze di lingua, costume, organizzazione ed esperienza militare: i soldati britannici erano l'elemento più forte ed omogeneo dell'armata; si trattava di truppe mercenarie, reclutare tra le classi più povere e semianalfabete della società britannica[44], che nonostante il duro giudizio di Wellington, "la schiuma della terra arruolatasi solo per bere", erano resistenti, disciplinate, ben addestrate al tiro e particolarmente abili in difesa[45]. Gli altri elementi erano meno affidabili: i mercenari tedeschi della King's German Legion, erano veterani, ma i reparti hannoveriani e sassoni erano poco disciplinati, mentre le milizie belghe e olandesi erano inesperte. Nel complesso Wellington valutò negativamente la preparazione e l'efficienza del suo esercito: "un armata infame, molto debole, male equipaggiata..."[46].

Il feldmaresciallo Gebhard von Blücher, comandante dell'esercito prussiano a Waterloo

Nonostante i dubbi del generale britannico, in realtà alcune unità alleate dimostrarono una notevole combattività a Waterloo.[47] Wellington nominò come intendente generale, responsabile dei rifornimenti e dell'equipaggiamento, il valido colonnello William Howe De Lancey, mentre a capo della cavalleria fu messo lord Uxbridge che era peraltro era inviso al duca per motivi personali.[48][49]

L'eterogeneità delle truppe corrispondeva a un'eccessiva diversificazione dell'armamento (con conseguente complicazione dell'approvvigionamento). L'artiglieria britannica aveva cannoni da 9 e 6 libbre e obici da 5 pollici e mezzo, mentre diversi distaccamenti alleati avevano ancora cannoni francesi da 4, 6, 8 e 12 libre più obici da 6 pollici e mezzo tipo Gribeauval; belgi e olandesi disponevano soltanto di cannoni da 6 libbre. I fucili spaziavano dal Modello 1777 al modello Potsdam prussiano, passando per il britannico Brown Bess; ancora, le formazioni leggere della Legione tedesca del Re erano dotate del fucile Baker, così come erano diversi i fucili dei reparti dell'Hannover, Nassau e Brunswick.[50]

L'esercito del Duca di Wellington ammontava a 67.661 uomini, di cui 49.608 baionette, 12.408 sciabole e 5.645 artiglieri con 156 pezzi d'artiglieria. Il grosso di questi soldati era disposto in entrambi i pendii della Chemin d'Ohain, in una posizione nascosta e al riparto dell'artiglieria di Napoleone.[51]

Gran parte del II Corpo del tenente generale Rowland Hill, una forza davvero rilevante, era schierato alla destra di Wellington, tra il villaggio di Merbraine e la strada per Nivelles; circa un chilometro e mezzo più a ovest la zona attorno Braine-l'Alleud era presidiata dalla divisione olandese del tenente generale Chassé (appartenente al I Corpo ma quel giorno agli ordini di Hill) e dalle brigate di Detmers e d'Aubremé; alla sinistra di quest'ultime unità, in posizione più avanzata, stava la brigata britannica di Mitchell, con in seconda linea le tre brigate della divisione anglo-tedesca del tenente generale Clinton comandate rispettivamente da Adam, Du Plat e H. Halkett. Questa era l'ala destra di Wellington.[51] Inizialmente Hougoumont era presidiato da quattro compagnie britanniche della Guardia più altri reparti di hannoveriani, di Nassau e di Luneburgo.[52]

Ufficiali dell'esercito britannico nel 1815.

Il centro era tenuto dal I Corpo d'armata del principe Guglielmo d'Orange, con una parte della riserva generale. Lungo la cresta, a ovest della strada per Bruxelles, era dispiegata la 1ª Divisione britannica del maggior generale George Cooke (brigate di Maitland e Byng) e, alla propria sinistra, la 3ª Divisione anglo-tedesca del tenente generale Charles Alten (brigate di C. Halkett, Kielmansegge e Ompteda). Come riserva locale era stata designato il reggimento di Nassau di von Kruse. Davanti alle linee venne fortificata la fattoria de La Haye Sainte e la vicina cava di ghiaia, difese rispettivamente dal giovane maggiore Georg Baring con il 2º Battaglione leggero della Legione tedesca del Re e dal 95º Reggimento fucilieri britannico.[52]

A est della strada maestra, ovverosia nel fianco sinistro alleato, presero posizione le tre brigate (Kempt, Pack e Vincke) della divisione anglo-tedesca del tenente generale Thomas Picton più la brigata hannoveriana di Best della divisione del tenente generale Cole (non presente perché in licenza matrimoniale) e la brigata olandese di Bylandt, già provata per la battaglia di Quatre-Bras. A questi furono affiancate le brigate di cavalleria di Vivian e Vandeleur.[52] L'ala poggiava nelle fattorie fortificate di Papelotte, La Haie e Frischermont, dove era di guardia la brigata di Nassau del colonnello Bernardo di Sassonia-Weimar-Eisenach.[52]

Lord Uxbridge, il comandante in capo della cavalleria alleata

La riserva fu posta dietro il centro dello schieramento, costituita da gran parte della cavalleria: a est della strada maestra attendevano le brigate di Ponsonby (parte della cavalleria pesante di lord Uxbridge) e Ghigny (cavalleria divisionale del I Corpo); a ovest era appostata la brigata di cavalleria pesante di Somerset, sostenuta dalle altre due brigate (Zoudtlandt e Merlen) della cavalleria del I Corpo nonché dalla maggior parte della riserva di artiglieria e dalla brigata britannica di Lambert. Più sulla destra venne ammassata la cavalleria leggera di Uxbridge, con alle spalle i reparti del Ducato di Brunswick.[52]

Per prevenire il pericolo d'aggiramento del fianco destro furono schierati a Halle e Tubize (all'incirca quindici chilometri a ovest) i 17.000 uomini e i 30 cannoni del principe Federico d'Orange-Nassau, a cui vennero aggregate le brigate di Johnstone e Lyon (divisione anglo-tedesca del maggior generale Colville), la divisione olandese del tenente generale Stedman e alcuni squadroni di cavalleria di Hannover. Queste unità furono interessate solo marginalmente dai combattimenti del 18 giugno.[53]

Fanteria di linea prussiana nelle uniformi del 1815.

Lo Stato maggiore britannico aveva osservato con attenzione il terreno e fece un ottimo lavoro nello scegliere la posizione da assegnare alle varie unità. Avere la Foresta di Soignes alle spalle (decisione molto criticata da Napoleone) fu reputato da Wellington non rischioso, anzi, anche se avrebbe potuto intralciare la cavalleria, sarebbe stato un aiuto in caso di ritirata. L'aver messo gran parte delle truppe disponibili nella propria ala destra dimostra che Wellington contava sull'arrivo di almeno due corpi d'armata prussiani per completare l'ordine di battaglia, perciò lasciò dello spazio libero sulla sinistra dello schieramento.[53]

L'esercito prussiano impegnato nella campagna di Waterloo era stato costituito raggruppando frettolosamente i reparti esperti rimasti tra Lussemburgo e Wesel dopo la guerra del 1814 con coscritti richiamati alle armi dopo l'appello del re di Prussia del 7 aprile 1815 e milizie territoriali della Landwehr; erano inoltre presenti truppe poco affidabili della Westfalia e della Sassonia[54]. L'esercito affidato al comando dell'esperto e combattivo feldmaresciallo Blücher, era quindi eterogeneo e complessivamente poco addestrato; le truppe tuttavia erano estremamente motivate, accanitamente anti-francesi e animate da un grande nazionalismo patriottico[54].

Il comandante in capo nella notte tra il 17 e il 18 giugno, aveva già cominciato a far muovere l'equivalente di due corpi d'armata, per un totale di circa 72.000 uomini.[55] L'artiglieria era per lo più formata da cannoni da 6 libbre, pochi da 12 libbre e altrettanto pochi erano gli obici. L'equipaggiamento individuale era in gran parte di tipo francese, e solo il materiale bellico più recente era di manifattura britannica. L'esercito prussiano aveva uno stato maggiore molto ridotto e, diversamente dalle sue controparti, non aveva divisioni di fanteria e cavalleria ma solamente brigate, che nei fatti tuttavia equivalevano alle divisioni francesi (tre reggimenti di fanteria con ciascuno tre battaglioni). Blücher disponeva di un esercito più compatto e organizzato di quello del Duca, ma sbilanciava questo vantaggio con l'inesperienza dei soldati; altri punti deboli erano la carenza di artiglieria e cavalleria pesante, nonché l'assenza di una cavalleria e di un'artiglieria di riserva, dal momento che queste forze erano sparpagliate per i singoli corpi d'armata. Nonostante queste carenze, il morale delle truppe era molto elevato.[56]

L'Armée du Nord francese[modifica | modifica wikitesto]

Napoleone nel 1814

Per certi aspetti per la campagna di Waterloo Napoleone disponeva di uno degli eserciti più esperti e efficienti che avesse mai comandato: la maggior parte dei soldati erano veterani delle campagne del 1813 e 1814 e le reclute erano poche, nessun alleato sospetto e comandanti per lo più capaci e rodati.[57] L'armata francese aveva mantenuto l'efficienza e la combattività che le avevano permesso per venti anni di dominare i campi di battaglia europei: la fanteria era rapida nei movimenti e animata dal consueto spirito offensivo, la cavalleria era preparata e guidata da comandanti particolarmente esperti e aggressivi, l'artiglieria era considerata ancora la migliore del mondo; i cannonieri erano addestrati a sparare velocemente e con precisione[58].

Il morale dei soldati dell'Imperatore in generale era molto alto e Napoleone godeva ancora di un prestigio assoluto tra i ranghi; elemento di debolezza dell'esercito era invece la mancanza di completa fiducia tra le truppe e i comandanti a causa delle dolorose esperienze precedenti e delle accuse reciproche di tradimento[59]. C'era diffidenza tra chi aveva rifiutato di servire sotto i Borbone e chi invece non si era fatto scrupoli a cambiare bandiera.[60] All'interno dell'esercito era presente nervosismo ed eccessiva tensione; alla prova del fuoco l'armata avrebbe dimostrato grande slancio offensivo ma anche facilità alla depressione e allo scoraggiamento[59].

Ogni singolo corpo d'armata era ben equilibrato, avendo essi le giuste proporzioni di fanteria, cavalleria leggera o media, artiglieria, genio, servizi sanitari, addetti ai rifornimenti e, non meno importante, un quartier generale che può essere considerato un esercito in miniatura.[57] Come capo di stato maggiore dell'Armée du Nord fu designato il maresciallo Nicolas Soult, un esperto e capace comandante sul campo non molto idoneo a compiti organizzativi; egli in effetti durante la campagna commise alcuni importanti errori.[61] L'armamento non era dei migliori e, come nel passato, anche nel 1815 l'organizzazione dei rifornimenti si rivelò superata e inadeguata.[62] Le strategie operative dell'Imperatore erano ormai ben conosciute dai generali alleati: in caso di superiorità numerica Napoleone in generale preferiva ampie manovre di aggiramento (manoeuvre sur les derrières) mentre, in caso di inferiorità numerica, egli adottava la cosiddetta "strategia delle posizione centrale".[63] Nonostante le esperienze precedenti peraltro Wellington e Blücher furono sorpresi dalla rapidità e dalla potenza dell'attacco iniziale francese a nord della Sambre e la "strategia della posizione centrale" di Napoleone raggiunse in un primo momento vantaggi apparentemente decisivi che sembravano preludere ad un disastro per i coalizzati.

Il maresciallo Nicolas Soult, capo di stato maggiore dell'armata francese
Il maresciallo Michel Ney
Il maresciallo Emmanuel de Grouchy

Napoleone durante la breve campagna dimostrò in effetti ancora una volta la sua superiore abilità strategica; la sua salute tuttavia non era eccellente e in alcune occasioni egli avrebbe mostrato minore risolutezza e fiducia del passato[64]. In generale l'imperatore non temeva i suoi avversari; riteneva Wellington lento e passivo, troppo prudente ed egoista, mentre considerava Blücher eccessivamente avventato, ottuso e mediocre tattico; in complesso Napoleone aveva maggiore considerazione per i prussiani che per i britannici[65].

A Waterloo l'Armée du Nord di Napoleone ammontava a 71.947 uomini, di cui 48.950 baionette, 15.765 sciabole e 7.232 artiglieri con 246 pezzi d'artiglieria.[66]

Fanteria francese della Guardia Imperiale.

Lo spiegamento nel terreno dell'esercito napoleonico era più semplice di quello adottato da Wellington. A ovest della strada per Bruxelles, col fianco destro non troppo distante da La Belle Alliance, si trovava il II Corpo del generale di divisione Reille a formare un lungo arco concavo attorno Hougoumont, oltrepassando a ovest la strada per Nivelles. All'estrema sinistra venne messa la divisione di cavalleria di Piré a cui si affiancavano, da ovest a est, le tre divisioni di fanteria di Girolamo Bonaparte, Foy e Bachelu (la divisione di Girard, benché parte del II Corpo, venne posta a presidio nella zona di Ligny perché indebolita dalla precedente battaglia che vi si era svolta). Andando verso est da La Belle Alliance si potevano vedere le quattro divisioni di fanteria del I Corpo del generale di divisione D'Erlon, guidate rispettivamente da Quiot, Donzelot, Marcognet e Durutte; gli undici squadroni di cavalleria del corpo d'armata si trovavano all'estrema destra, di fronte a La Haie e Frischermont, agli ordini di Charles-Claude Jaquinot. Questi due corpo d'armata andarono a costituire la prima linea dell'esercito francese; davanti uno schermo di cavalleria leggera offriva protezione, mentre il nucleo dell'artiglieria (la cosiddetta "Grande batteria", forte di ottantaquattro cannoni), prese posto davanti la divisione di Quiot pronta ad aprire il fuoco contro il centro dello schieramento di Wellington.[53]

In seconda linea si trovava tutta la cavalleria di riserva: il generale Kellermann con il suo III Corpo di cavalleria (divisioni di Lhéritier e d'Hurbal) dietro Reille, a loro volta seguite dalla Divisione di cavalleria della Guardia di Guyot; allo stesso modo le spalle di D'Erlon erano guardate dal IV Corpo di cavalleria del generale Milhaud (corazzieri delle divisioni di Watier e Delort) seguito dalla Divisione di cavalleria leggera della Guardia comandata da Lefebvre-Desnouettes.[67]

Infine, la riserva fu incolonnata in posizione centrale ai lati della strada per Bruxelles: a est la cavalleria di Domon (tolta al III Corpo di Vandamme che si trovava con Grouchy nei pressi di Wavre) e Subervie (costituente la metà del I Corpo di cavalleria del generale di divisione Pajol); a ovest le divisioni di fanteria di Simmer e Jeanin del VI Corpo del conte di Lobau. Ultima, ma non meno importante, c'era in terza linea la Guardia imperiale di Drouot disposta a ranghi serrati accanto alla riserva d'artiglieria su entrambi i lati della fattoria di Rossomme.[68]

Svolgimento della battaglia[modifica | modifica wikitesto]

« Questo piccolo inglese ha bisogno di una lezione »
(Frase pronunciata da Napoleone la notte prima della battaglia[69])
« Abbiamo novanta probabilità su cento »
(Frase pronunciata da Napoleone il mattino della battaglia[70])

Preparativi[modifica | modifica wikitesto]

Wellington a Waterloo, dipinto di Robert Alexander Hillingford

Napoleone aveva mostrato forte nervosismo durante le ultime ore della notte soprattutto per il persistere della pioggia che sembrava rendere difficoltoso l'impiego dell'artiglieria; alcuni ufficiali affermarono che sarebbe stato impossibile iniziare la battaglia al mattino; l'Imperatore tuttavia era risoluto a combattere e passò il tempo studiando accuratamente le mappe e predisponendo lo schieramento tattico del suo esercito; alle ore 05.00 inviò un ordine preciso al maresciallo Soult in cui disponeva che l'esercito fosse pronto alla battaglia per le ore 09.00 del mattino[71]. La situazione climatica migliorò poco dopo le ore 08.00; la pioggia cessò e il sole iniziò ad asciugare e consolidare il terreno; Napoleone fu sollevato dall'apprendere che gli ufficiali d'artiglieria ritenevano ora possibile manovrare i loro cannoni[72].

Alle 08:00 lo Stato maggiore francese si riunì con Napoleone a Le Caillou, per le disposizioni relative all'imminente battaglia. L'imperatore apparve molto ottimista, affermò che le probabilità erano tutte a suo favore e che i britannici ormai, a differenza di quel che pensava il maresciallo Ney, che ipotizzava una nuova ritirata del nemico, non potevano più sfuggirgli. Wellington "aveva gettato i dadi" e ils sont per nous[73]. Il maresciallo Soult invece si mostrò preoccupato; egli temeva la solidità difensiva delle truppe britanniche e consigliò di richiamare subito almeno una parte delle forze del maresciallo Grouchy; Napoleone derise i timori di Soult e confermò la sua piena fiducia nella vittoria[74]. Subito dopo l'imperatore reagì con irritazione anche alle valutazioni espresse dal generale Reille che consigliava di evitare attacchi frontali e manovrare per sloggiare i britannici dalle loro posizioni; è possibile che Napoleone in parte esprimesse in pubblico grande sicurezza anche per non scoraggiare i suoi subordinati e sostenerne il morale[75].

L'imperatore, d'accordo con il generale Drouot, posticipò l'attacco alle 13:00 per permettere al terreno di asciugarsi. Solo alle 10:00 Napoleone inviò una lettera a Grouchy, peraltro molto vaga e contraddittoria: in pratica gli ordinò di dirigersi su Wavre restando al contempo in contatto con il resto dell'esercito francese, non richiamandolo e neppure autorizzandolo a condurre le operazioni in modo autonomo.[76]

Il piano di battaglia venne dettato poco dopo le 11:00, e prevedeva un attacco diversivo sull'ala destra britannica e un attacco principale al centro, preceduto dal fuoco di un grande raggruppamento di artiglieria, per sfondare le linee nemiche e occupare rapidamente Mont-Saint-Jean; Napoleone trascurò di effettuare complesse manovre e rinunciò ad aggirare l'ala sinistra britannica che era debole e priva di copertura sul fianco. I cannoni da 12 libbre del II e VI Corpo si sarebbero uniti a quelli del I Corpo per aprire il fuoco contro le truppe nemiche appostate a Mont-Saint-Jean, quindi il generale Reille avrebbe inviato in avanti una sua divisione che, all'occorrenza, sarebbe stata supportata dalle altre divisioni del II Corpo; a quello del II Corpo sarebbe seguito l'attacco del I Corpo (inizialmente era previsto il contrario), con i genieri pronti a fortificare Mont-Saint-Jean una volta conquistato.[77] Questa strategia semplice e brutale potrebbe essere un altro indizio del disprezzo di Napoleone verso il suo nemico, e forse fu uno dei motivi che lo indussero a lasciare il comando delle operazioni al maresciallo Ney, relegando a se stesso il ruolo di supervisore. Alla luce dei gravi errori commessi dal maresciallo nei giorni precedenti, tale scelta è apparsa difficile da comprendere agli storici; forse l'Imperatore si aspettava un grande riscatto del suo sottoposto.[78]

Alzatosi alle 06:00 e montato in sella al cavallo Copenhagen, Wellington si portò in prima linea per ispezionare le truppe. Verso le 11:00 impostò il proprio quartier generale presso un olmo isolato all'angolo sud-occidentale del crocevia sulla cresta di Mont-Saint-Jean. Forse per avere una via per ripiegare a occidente, forse perché sicuro dell'aiuto dei prussiani, Wellington non richiamò i 17.000 uomini del principe Federico. I prussiani nel frattempo si trovavano a una decina di chilometri di distanza, ritardate dal fango, presso Chapelle-Saint-Lambert.[79]

Mentre Grouchy stava facendo colazione davanti Wavre, verso le 11:30 le prime salve d'artiglieria francese diedero inizio alla battaglia di Waterloo.[80]

Attacco a Hougoumont[modifica | modifica wikitesto]

Mappa riassuntiva della battaglia. Le unità di Napoleone sono in blu, quelle di Wellington e dei suoi alleati tedesco-olandesi in rosso e quelle prussiane di Blücher in bianco (I e IV Corpo d'armata)

Udito il cannone sparare, il generale Reille diede il via all'attacco contro il castello di Hougoumont. Nelle intenzioni di Napoleone (o di Ney) questa mossa doveva essere solamente un diversivo per richiamare in zona le riserve di Wellington, per cui fu ordinato alla 6ª Divisione di Girolamo Bonaparte di mandare all'assalto quattro reggimenti, supportati dalla cavalleria di Piré. Le truppe di Nassau e di Hannover nascoste nel bosco del castello respinsero due volte i francesi, ma alla fine furono costrette a indietreggiare fino al frutteto e agli edifici del castello. Avanzando sotto una pioggia di fuoco, i soldati francesi iniziarono uno scontro violentissimo con gli avversari. Anziché consolidare le posizioni come gli era stato ordinato, Girolamo Bonaparte si fece trascinare dai combattimenti e inviò nella mischia, uno dopo l'altro, tutti i suoi reggimenti che tuttavia, nonostante i ripetuti assalti, riuscirono solamente a conquistare parte del frutteto al prezzo di forti perdite.[81]

I francesi fecero qualche temporaneo progresso a nord del castello, dove entrò in azione il 1º Reggimento leggero della brigata del generale Soye: guidati dall'imponente sottotenente Legros (chiamato l'Enfonceur, lo sfondatore, perché brandiva una grande scure), una decina di francesi irruppero nel cortile di Hougoumont dopo che Legros ebbe distrutto a colpi d'ascia il portone del muro settentrionale, ma il successo fu di breve durata perché nella furibonda mischia che ne seguì i difensori richiusero il portone e uccisero tutti i francesi rimasti intrappolati all'interno; si salvò soltanto un tamburino, fatto prigioniero. Il sottotenente Legros si difese strenuamente da solo; pur ripetutamente ferito, riuscì a raggiungere la cappella all'interno del cortile dove dopo una disperata resistenza, venne ucciso da un colpo di fucile[82]. Il sopraggiungere di quattro compagnie di rinforzo e delle Coldstream Guards respinse via del tutto i francesi dal muro settentrionale del castello.[83]

Per le truppe napoleoniche, quello che doveva essere un attacco secondario aveva finito di coinvolgere, per colpa degli sconsiderati attacchi ordinati da Girolamo Bonaparte, tutta la 6ª e parte della 9ª Divisione del generale Foy. Per contro, Wellington fece arrivare a Hougoumont tutta la brigata di guardie del generale Byng, arrivate percorrendo un avvallamento parzialmente nascosto del terreno che univa Hougoumont alla principale linea alleata.[84]

Solo alle 15:30 Napoleone intervenne di persona ordinando un pesante bombardamento del castello, che comunque non cadde mai in mano francese. I combattimenti a Hougoumont erano ancora in corso dopo le 20:00, quando sul fronte principale la Guardia imperiale era già stata battuta. Circa 13.000 francesi erano stati bloccati e respinti dalle duemila guardie di Byng e da qualche centinaio di soldati di Nassau e di Hannover, che giustamente meritarono gli elogi di Wellington. Le perdite furono elevate da ambo le parti. La mancata presa di Hougoumont non solo impegnò una gran quantità di soldati francesi, ma impedì in seguito anche l'impiego in massa della cavalleria pesante napoleonica.[85]

Avanzata del corpo d'armata di D'Erlon[modifica | modifica wikitesto]

Mentre a Hougoumont si era nel pieno dei combattimenti e D'Erlon doveva ancora iniziare l'attacco, intorno alle ore 12.00 gli ufficiali dello Stato maggiore francese avvistarano tra la vegetazione a nord-est, in direzione di Chapelle-Saint-Lambert, dei movimenti di truppe non identificate[86]. Napoleone apparve nervoso e dubbioso; egli inviò in quella direzione il generale Bernard per raccogliere informazioni; poco dopo l'aiutante di campo ritornò con pessime notizie: si trattava di truppe prussiane in avvicinamento appartenenti al IV corpo d'armata[87]; l'informazione venne confermata dalla cattura di un prigioniero del 2° Reggimento ussari slesiani da parte di una pattuglia del 7º Reggimento ussari vicino Frischermont.

Napoleone si mostrò ancora convinto di poter concludere vittoriosamente la giornata, complice il fatto che non immaginava che contro di lui stessero muovendo ben tre corpi d'armata prussiani. Per precauzione gli squadroni dei generali Domon e Subervie e il VI Corpo di Lobau vennero spostati a nord-est; in tal modo la metà delle riserve napoleoniche fu impegnata ancora prima dell'inizio del combattimento più importante della giornata per contrastare una manovra che lo stesso Napoleone, in passato, aveva messo in atto contro i suoi nemici e che ora invece si trovava a dover fronteggiare.[88] In ogni caso il maresciallo Soult scrisse a Grouchy una lettera che venne inviata poco prima delle ore 14.00; nella missiva il maresciallo si espresse in modo contraddittorio approvando i movimenti di Grouchy in direzione di Wavre ma affermando in un post scriptum che c'erano notizie della presenza di forze prussiane sul fianco destro dell'Imperatore e che quindi Grouchy avrebbe dovuto anche "manovrare per raggiungere la nostra destra"[89]. Questo messaggio, peraltro poco chiaro, giunse al destinatario solamente dopo le 17:00, quando ormai era troppo tardi per fermare i prussiani. Senza ulteriori ordini, quindi, e dopo un alterco con il comandante del IV Corpo generale di divisione Étienne Maurice Gérard che voleva riunirsi a Napoleone, Grouchy si attenne alle disposizioni originarie di muovere verso Wavre, lasciando cadere definitivamente l'opportunità di intercettare i prussiani, cosa che in teoria sarebbe stata possibile se le sue truppe avessero iniziato l'inseguimento prima di mezzogiorno.[90]

Napoleone nel campo di battaglia

Napoleone quindi decise, nonostante il crescente pericolo di essere attaccato sul fianco dai prussiani, di continuare la battaglia; egli avrebbe potuto verosimilmente ripiegare senza difficoltà, ricongiungersi con Grouchy e studiare un nuovo piano di campagna; l'imperatore invece non prese affatto in cosiderazione questa possibilità e apparve determinato a battersi e vincere sul campo di Mont-Saint-Jean[91]. Secondo gli storici francesi Henri Lachouque e Robert Margerit, Napoleone temeva le conseguenze politiche in Francia della notizia di una sua ritirata; preoccupato di sostenere il morale delle sue truppe e dei suoi simpatizzanti, egli ritenne indispensabile ottennere subito una schiacciante vittoria sui suoi nemici[92].

L'attacco principale francese quindi procedette secondo i piani iniziali. A est della strada per Bruxelles, sulla cresta di Belle-Alliance, Napoleone fece entrare in azione la "Grande batteria" d'artiglieria; ottanta cannoni del I e del II corpo d'armata rafforzati da pezzi da otto pollici della Guardia Imperiale, aprirono il fuoco con un ritmo di 2-3 colpi al minuto. Il fuoco dell'artiglieria francese creò una cappa di fumo stagnante sulla piana ma non ottenne risultati decisivi: schierate a 1.100-1.400 metri dalle posizioni britanniche, i cannoni erano troppo lontani per poter colpire con efficacia le riserve del nemico[93]. Subirono perdite l'artiglieria e i reparti esposti di Wellington (in particolar i fanti belgi e olandesi di Bylandt), ma il grosso dell'esercito alleato era al riparo dietro la cresta del colle e non venne pesantemente colpito, considerato anche che il terreno ancora umido evitò il rimbalzo dei colpi che invece sprofondarono nel fango.[88]

Alle 13:30 circa 17.000 francesi (le quattro divisioni di D'Erlon più i corazzieri di Jacques-Charles Dubois a fianco della strada per Bruxelles e i corazzieri di Étienne Jacques Travers a sinistra delle divisione di Donzelot) cominciarono a spostarsi in direzione delle linee alleate, preceduti da una rete di schermagliatori. Solitamente le divisioni erano disposte in "colonne di divisione per battaglione", una formazione che esaltava mobilità e manovrabilità con una prima linea di circa settecento uomini, ma per ragioni rimaste sconosciute (probabilmente un ordine frainteso o impreciso) due delle divisioni di D'Erlon si disposero in "colonne di battaglione per divisione", una formazione con duecento uomini in prima linea e molto profonda, molto limitante dal punto di vista tattico.[94]

Alla sinistra degli attaccanti, la divisione di Quiot si allargò attorno alla fattoria de La Haye Sainte, dove era schierato un battaglione di fanteria leggera tedesco della King's German Legion al comando del maggiore Baring. Tre compagnie erano appostate nel frutteto, due nell'edificio e una in un orto vicino alla fattoria[95]. Il maresciallo Ney trascurò di impiegare in massa l'artiglieria per smantellare l'edificio e l'attacco della fanteria francese incontrò una tenace resistenza da parte dei soldati tedeschi[95]. I soldati della King's German Legion nel frutteto e nel giardino furono alla fine sopraffatti dai soldati francesi del 54° e 55° Regiment de Ligne della brigata Quiot ma si concluse con un fallimento il primo attacco all'edificio; alcuni reparti di rinforzo inviati dalle brigate di Ompteda e Kielmansegge furono respinte dal tempestivo intervento dei corazzieri del generale Travers[96]. Fu momentaneamente conquistata anche la cava di ghiaia, ritornata presto in mano alleata grazie al pronto intervento della brigata del generale Kempt; un reggimento francese che tentava di aggirare la posizione di La Haye Sainte passando dall'orto subì a sua volta forti perdite[95].

Le compatte colonne di Donzelot e Marcognet, facile bersaglio per l'artiglieria delle brigate di Pack e Best, dovettero ripiegare con gravi perdite; in questa fase della battaglia morì il generale britannico Picton, comandante della 5ª Divisione, colpito da un proiettile alla testa verso le 14:00.[97]

L'intervento della cavalleria britannica[modifica | modifica wikitesto]

I generali alleati Pack e Best si trovarono a dover fronteggiare i 10.000 francesi delle due divisioni di D'Erlon con solo 3.000 fanti, senza neanche una seconda linea di riserva.[98] In questa cruciale congiuntura, Uxbridge ordinò alle due brigate di cavalleria pesante di dare supporto alla fanteria in difficoltà. La 1ª Brigata, conosciuta come Household Brigade, comandata dal maggior generale lord Edward Somerset, era composta dal e dal 2º Reggimento Life Guards, dalle Royal Horse Guards e dal 1st King's Dragoon Guards. La 2ª Brigata, conosciuta come Union Brigade, comandata dal maggior generale sir William Ponsonby, fu chiamata così perché era composta da un reggimento di dragoni inglesi, il 1st (Royal) Regiment of Dragoons, da uno scozzese, il 2nd Dragoons (i cui cavalieri erano soprannominati Scots Greys, i "grigi di Scozia"), e da uno irlandese, il 6th (Inniskilling) Regiment of Dragoons.

La carica degli Scots Grey a Waterloo

Ufficialmente, l'organico complessivo delle due brigate (Household e Union) ammontava a 2.651 uomini: in realtà il numero effettivo si aggirava intorno ai 2.000 uomini.[99] A guidare la carica fu lord Uxbridge in persona. Come riserva rimase solo un numero limitato di squadroni: probabilmente Uxbridge si attendeva che, in caso di necessità, le brigate di sir John Ormsby Vandeleur, di Hussey Vivian e la cavalleria degli alleati belgo-olandesi avrebbero supportato i suoi cavalieri pesanti.[100] Lord Uxbridge, dopo la battaglia, rimpiangerà apertamente di aver caricato alla testa dei suoi uomini, dicendo «Commisi un grave errore». Infatti, nonostante l'indubbio coraggio, con quella scelta egli si precluse la possibilità di supervisionare la manovra e sostenerla con le riserve necessarie.[101]

I reparti britannici operanti nella campagna del 1815 e nella battaglia di Waterloo vantavano cavalcature migliori rispetto a quelle presenti in ogni altro esercito europeo. Altrettanto eccellente era l'addestramento dei cavalieri nell'utilizzo della spada; rimanevano, però, inferiori alle controparti francesi nella capacità di manovra in grandi formazioni e nell'abilità di cavallerizzi. Erano, inoltre, molto più inesperti; pare che lo stesso Wellington giudicasse i suoi cavalieri carenti per abilità tattica e buonsenso.[102]

La Household Brigade superò le posizioni alleate e caricò giù dalla collina. A protezione della fanteria di D'Erlon in avanzata erano schierati, al fianco sinistro, i corazzieri francesi di Dubois: questi, in formazione dispersa, furono sospinti dalla carica britannica in una strada depressa e messi in rotta.[103]. Questa strada, oltre a impedire ai cavalieri di Napoleone di resistere all'assalto avversario, rese difficoltoso anche il loro ripiegamento: dal momento che correva incassata tra due crinali, convogliò la ritirata dei corazzieri francesi in un'unica direzione. Fu così che essi si ritrovarono pressati tra la massa della loro fanteria e i cavalieri della Household Brigade nemica, con i fucilieri inglesi del 95º Reggimento fucilieri che facevano fuoco su di loro da nord.[104] Perdurando nell'attacco, gli squadroni sul fianco sinistro della Household Brigade dispersero la brigata francese del generale Aulard. A dispetto dei tentativi di richiamarli, i cavalieri britannici avanzarono oltre La Haye Sainte e si ritrovarono ben presto ai piedi della collina, con le cavalcature stanche, ora fronteggiati dalla brigata del generale Schmitz, i cui uomini erano riusciti a formare i quadrati tanto efficaci nel contrastare la cavalleria avversaria.

Il maggior generale William Ponsonby fu ucciso dai lancieri francesi durante la carica della cavalleria britannica

Nel frattempo, alla loro sinistra, i cavalieri della Union Brigade emersero tra le linee di fanteria (sorse persino una leggenda, secondo la quale alcuni membri del 92nd Gordon Highland Regiment afferrarono le staffe dei cavalli e si unirono alla carica).[105] I Royal Dragoon distrussero la brigata francese di Bourgeois e riuscirono persino a catturare l'aquila del 105º Reggimento di linea; i cavalieri irlandesi (Inniskilling) misero in rotta l'altra brigata della divisione di Quoit, mentre gli Scots Grey provocarono lo sbandamento di gran parte della brigata di Nogue e presero l'aquila del 45º Reggimento di linea. Solo la divisione di Durutte, all'estrema sinistra del fronte di Wellington, riuscì a formare i quadrati e rintuzzare gli Scots Grey.[106]

Come avvenuto alla Household Brigade, anche l'attacco della Union Brigade, dopo l'iniziale successo, perse vigore. Gli ufficiali dei reggimenti Royal e Inniskilling non riuscirono a richiamare i loro uomini, dal momento che le formazioni avevano ormai perso quasi interamente la coesione. Gli Scots Grey avrebbero dovuto fungere da riserva, ma il loro comandante, James Hamilton, ordinò di continuare la carica sino a raggiungere la Grande batterie francese. Gli Scots Grey non ebbero né il tempo né i mezzi per mettere definitivamente fuori gioco le bocche da fuoco nemiche, ma riuscirono lo stesso a massacrare molti artiglieri e addetti alle munizioni.[107]

Nonostante la perdita di slancio, la fiammata della cavalleria britannica aveva sbilanciato il perno del fronte francese. Per fronteggiare la minaccia, Napoleone ordinò un pronto contrattacco. A questo fine furono destinate le due brigate di corazzieri guidate da Farine du Creux e Travers, nonché due dei reggimenti di cavalleggeri di Jacquinot, che facevano parte del divisione di cavalleria leggera del I Corpo. Questi ultimi non avevano equivalenti nell'armata avversaria, dove nessun cavaliere era armato di lancia. Il contrattacco francese ebbe subito successo, e causò pesanti perdite tra le file della cavalleria britannica.[108] La Union Brigade in particolare perse anche il comandante William Ponsomby che, intralciato dal terreno fangoso, venne raggiunto e disarcionato dal sottufficiale francese Urban del 4° lancieri e quindi ucciso con un colpo di lancia al petto.[109]

La carica dei lancieri francesi della Guardia

Per rintuzzare il contrattacco francese i britannici mandarono avanti forze di dragoni leggeri guidate dal maggiore generale Vandeleur, mentre le forze belgo-olandesi fornirono altri dragoni e ussari comandati dal maggiore generale Ghigny, nonché carabinieri agli ordini del maggiore generale Tripp. Questi rincalzi riuscirono a respingere la cavalleria francese e facilitarono il disimpegno e la ritirata dei cavalieri britannici che avevano preso parte alla carica. Sono attestate testimonianze sul valore dell'8º Reggimento ussari belga, che combatté con "folle eroismo".[110].

Secondo una versione assai diffusa, la cavalleria pesante britannica consumò gran parte delle sue forze nella carica, con la conseguenza di essere messa fuori gioco per le fasi successive della battaglia. In realtà numerose testimonianze rivelano che, lungi dal divenire irrilevanti, le forze montate britanniche ebbero occasione di rendersi utili in occasioni successive, soprattutto nel contro-caricare gli equivalenti francesi numerose volte,[111] fornendo prezioso supporto alla fanteria nelle dure fasi finali della battaglia, supplendo ai numerosi varchi che si aprirono nelle file britanniche e sostenendo il loro morale.[112]

Per trarre un giudizio complessivo sull'intervento della cavalleria britannica, vanno considerati numerosi fattori. La carica partì per contrastare l'avanzata del corpo comandato da D'Erlon, offensiva che aveva coinvolto circa 17.000 francesi. E fu soprattutto grazie all'intervento della cavalleria britannica che questa mossa di Napoleone si risolse in un insuccesso, che costò non solo 5.000 morti e 3.000 prigionieri,[113] ma soprattutto tempo prezioso. Era il tempo, infatti, la risorsa di cui Napoleone, a Waterloo, maggiormente scarseggiava. Tempo che serviva a chiudere la partita con Wellington prima che le forze prussiane potessero intervenire in numero sufficiente a decidere l'esito della giornata. L'opinione degli storici è dunque piuttosto favorevole, poiché "nel complesso l'azione ebbe un successo sbalorditivo e con ogni probabilità salvò Wellington dalla sconfitta".[114]

Conquista francese de La Haye Sainte[modifica | modifica wikitesto]

L'assalto dei francesi alla fattoria di La Haye Sainte

Terminata la tumultuosa fase della carica della cavalleria alleata, verso le 15:00 i combattimenti calarono temporaneamente d'intensità, eccetto che a Hougoumont e a La Haye Sainte. Ricevuto da Grouchy un messaggio, inviatogli alle 11:30, in cui gli venne reso noto che quel pomeriggio l'ala destra dell'Armeé du Nord non sarebbe arrivata nel campo di battaglia, alle ore 15:30 Napoleone diede ordine al maresciallo Ney di sferrare un nuovo attacco contro La Haye Sainte;[115] egli considerava essenziale conquistare quel caposaldo posto al centro delle difese nemiche da cui intendeva lanciare l'attacco finale con i corpi d'armata concentrati dei generali Reille e D'Erlon, rafforzati con la Guardia imperiale.[116] Il maresciallo Ney quindi attaccò la fattoria difesa dai battaglioni della fanteria leggera tedesca della King's German Legion con una brigata del generale Quiot; contemporaneamente i cacciatori di una brigata della divisione di Donzelot tentarono una manovra aggirante ad est della strada di Bruxelles. Il maggiore Baring che guidava la difesa de La Haye Sainte aveva ricevuto due compagnie di rinforzo e fu in grado di respingere l'attacco della brigata di Quiot con il micidiale fuoco a distanza ravvicinata dei suoi combattivi soldati; anche la brigata della divisione di Donzelot venne respinta.[117]

Dopo il fallimento del primo attacco francese i combattimenti a La Haye Sainte continuarono senza risultati decisivi, i soldati tedeschi della King's German Legion continuarono a mantenere il controllo della fattoria ma si trovarono progressivamente in sempre maggiore difficoltà per la carenza di munizioni. Il maggiore Baring richiese inutilmente altre munizioni; Wellington si limitò ad inviare invece altre due compagnie di rinforzo.[118]

Alle ore 18:00 il maresciallo Ney ricevette da Napoleone l'ordine tassativo di conquistare la fattoria "ad ogni costo"; il maresciallo quindi organizzò un nuovo attacco con il 13° Reggimento leggero della divisione di Donzelot e una parte del 1° Reggimento del genio.[119] La resistenza dei tedeschi della King's German Legion fu ancora molto efficace, settanta soldati francesi caddero all'esterno del muro di cinta; alla fine mentre una parte delle truppe cercava di scalare le mura, il gigantesco tenente Vieux dei genieri frantumò a colpi d'ascia la porta d'ingresso e i francesi irruppero all'interno de La Haye Sainte.[120][121] I tedeschi ripiegarono all'interno degli edifici per continuare a combattere; alla fine il maggiore Baring riuscì a fuggire dalla fattoria con quarantadue superstiti, tutti gli altri soldati delle nove compagnie della King's German Legion impiegati nella difesa furono uccisi o catturati dai francesi.[121] I francesi cercarono di sfruttare la favorevole occasione: un reggimento occupò la cava di ghiaia costringendo a ripiegare il 95° Reggimento britannico, mentre i reparti ancora efficienti delle divisioni Quiot, Donzelot e Marcognet fecero progressi dai due lati della fattoria fino al vallone di Ohain[122]. La brigata di Ompteda della King's German Legion, inviata per un contrattacco, si scontrò contro i corazzieri francesi che la ricacciarono indietro con gravissime perdite[123] un reggimento venne sbaragliato, il suo stendardo cadde in mano francese e il suo comandante venne ucciso[124]. La brigata venne definitivamente distrutta dal fuoco di una batteria di cannoni da sei pollici che il maresciallo Ney mise in azione personalmente con grande efficacia dopo averla schierata a 200 metri dalle linee della fanteria nemica; lo stesso Ompteda cadde mortalmente ferito e la maggior parte dei suoi reggimenti furono decimati.[125]

Intuita, a ragione, una reale possibilità di vittoria finale, alle 18:30 Ney mandò subito un suo colonnello a chiedere a Napoleone di inviare la Guardia imperiale per lo sfondamento decisivo, tuttavia Napoleone non poté fare di meglio che rispondere «delle truppe? Dove dovrei prenderle? Credete che possa fabbricarne?»; la Guardia era infatti in quel momento impiegata, o stava per essere impiegata, per la difesa di Plancenoit contro i prussiani. Sfumò così per i francesi la migliore occasione di vittoria sul fronte settentrionale.[126]

La carica della cavalleria pesante francese[modifica | modifica wikitesto]

Il maresciallo Ney guida la carica della cavalleria pesante francese

Mentre i francesi assaltavano La Haye Sainte, intorno alle 16:00, il maresciallo Ney, che si stava battendo in prima fila, interpretò un riposizionamento di alcune forze britanniche come una ritirata e ordinò quindi a una brigata di corazzieri del generale Milhaud di attaccare immediatamente per sbaragliare gli avversari. La mischia divenne presto furibonda e le divisioni di cavalleria andarono una dopo l'altra all'attacco, qualcuna addirittura senza ordini precisi; poco dopo le 16:00 tutti i cinquemila cavalieri di Ney erano al trotto contro il centro dell'ala destra di Wellington.[127]

In realtà l'esercito di Wellington non aveva intenzione di ritirarsi, infatti, dopo che i cavalleggieri francesi superarono Mont Saint-Jean, vennero falciati dal fuoco delle batterie britanniche e dei quadrati di fanteria in cui nel frattempo si erano disposti i battaglioni alleati; gli artiglieri britannici sparavano all'ultimo momento, poi cercavano riparo tra le ruote dei cannoni o rientrando nei quadrati, e così via per tutte e dodici le cariche dei corazzieri francesi, che nel complesso durarono circa un'ora. Oltre al fuoco nemico, i cavalli dei francesi ebbero dei problemi con il terreno non ancora del tutto asciutto dalla pioggia della sera prima. Lord Uxbridge riunì la cavalleria che gli rimaneva e contrattaccò i francesi, che a loro volta si riorganizzarono e tornarono alla carica, senza tuttavia riuscire a sfondare i quadrati di Wellington.[128]

Ney commise l'errore di lanciare l'attacco senza il sostegno della fanteria; migliaia di cavalieri rimasero uccisi sul campo senza conseguire la vittoria decisiva. Per disimpegnare i corazzieri Napoleone fece entrare in azione gli squadroni di cavalleria di Kellermann e Guyot, gli unici ancora disponibili; verso le 17:00 circa diecimila cavalieri francesi ritornarono a scontrarsi con i quadrati alleati ma, nonostante l'impegno e il coraggio dei francesi, i fanti di Wellington, anch'essi al limite della resistenza, mantennero le posizioni senza retrocedere. Ney, che nel frattempo era stato sbalzato da sella quattro volte perché i cavalli che montava erano stati colpiti, alle 17:30 fece finalmente chiamare gli ottomila fanti del II Corpo di Reille in sosta attorno Hougoumont, ma questi, giunti dove più infuriava la battaglia, furono decimati dall'artiglieria e dalla fanteria alleate, tanto che persero circa millecinquecento uomini in dieci minuti.[129]

Le truppe britanniche peraltro uscirono estremamente provate dalle ripetute, accanite cariche della cavalleria francese; soprattutto i corazzieri impressionarono i soldati britannici con la loro disperata combattività[130]. La cavalleria pesante francese riuscì a conquistare sei bandiere al nemico e alcuni reparti raggiunsero temporaneamente le retrovie dell'esercito alleato[131]. Alcuni quadrati dell'esercito alleato effettivamente si disgregarono; il 69° reggimento e le brigate di Alten e Hackett subirono perdite elevatissime; anche molti ufficiali britannici furono feriti come i generali Adam e Cooke; Wellington, nervoso e preoccupato cercò di sostenenere il morale dei suoi soldati ma in realtà secondo le sue dichiarazioni successive alla battaglia, in quel momento era pessimista di fronte "al caso più disperato che avesse mai dovuto affrontare"[131]. Sembra che nonostante la sua determinazione esteriore, il duca avesse già inviato una serie di messaggi nelle retrovie per preparare la ritirata e l'evacuazione dell'esercito attraverso il porto di Ostenda; egli sul campo di battaglia avrebbe anche pronunciato in questa fase critica la famosa frase in cui invocava "arrivo della notte o di Blücher"[132]. Nelle retrovie erano in fuga gruppi di sbandati che cercavano riparto nella foresta di Soignes[133].

L'arrivo dei prussiani a Plancenoit[modifica | modifica wikitesto]

Il generale Friedrich von Bülow, comandante del IV corpo d'armata prussiano.

Dopo le ripetute cariche della cavalleria pesante francese e la caduta del caposaldo di La Haye Sainte la battaglia sembrava volgere finalmente a favore di Napoleone[134], ma in realtà, nonostante i ricordi di alcuni ufficiali britannici che descrissero in termini drammatici la situazione del loro esercito in questa fase, la situazione dei francesi era pericolosa e incerta a causa delle perdite subite e della complessiva e crescente superiorità numerica del nemico con il continuo rafforzamento dell'esercito prussiano in arrivo[135]. I britannici avevano ostinatamente guadagnato tempo senza muoversi dalle loro posizioni e ora Napoleone doveva occuparsi anche di quello che stava accadendo nel fianco destro del suo schieramento, dove stava sopraggiungendo il IV Corpo d'armata prussiano di Bülow, giunto in vista del campo di battaglia già alle 16:00; la marcia era stata il più veloce possibile per minimizzare i ritardi accumulati in giornata: un incendio a Wavre, il fango nelle strade, e un po' di confusione (due colonne di soldati si erano incrociate per errore, intralciandosi a vicenda).[136]

L'Imperatore reagì immediatamente dando ordine alla divisione di cavalleria di Domon e al VI Corpo di Lobau di formare una nuova linea ad angolo retto rispetto alla divisione del generale Durutte del I corpo del generale D'Erlon che era schierata sul fronte principale, e subito mandò all'attacco le sue truppe prima che Bülow potesse dispiegare tutto il suo corpo d'armata. La superiorità numerica dei prussiani era però schiacciante: il corpo d'armata del generale Bülow contava 30.000 uomini con 80 cannoni e dietro si stava avvicinando anche il corpo d'armata del generale Georg Dubislav Ludwig von Pirch con altri 20.000 soldati; il generale Lobau disponeva di 8.500 uomini e 16 cannoni[137]. I prussiani attaccarono in direzione del villaggio di Plancenoit ma incontrarono l'accanita resistenza dei reparti del VI corpo, formati da soldati esperti, veterani di molte battaglie; solo con una manovra di aggiramento sulla sinistra, i prussiani guadagnarono terreno; la brigata francese asserragliata nel villaggio alla fine, attaccata da tre direzione dalle brigate Hiller e Ryssel e dalla cavalleria del Principe Guglielmo, abbandonò le sue posizioni[138]. L'artiglieria prussiana iniziò a tirare contro la linea di ritirata nemica, alcuni colpi raggiunsero anche le posizioni della Guardia dove si trovava anche Napoleone[138]. Verso le 17:30 i francesi ripiegarono all'interno del villaggio di Plancenoit dove i combattimenti divennero estremamente accaniti[139].

I combattimenti a Plancenoit tra i prussiani e alcuni reparti della Guardia Imperiale francese.

Napoleone doveva salvaguardare ad ogni costa l'unica possibile via di ritirata alle sue spalle; egli quindi fece intervenire la divisione della Giovane Guardia del generale Guillaume Philibert Duhesme sulla destra del VI corpo del generale Lobau; i soldati della Giovane Guardia avanzarono senza sparare mentre i tamburi battevano la carica; i prussiani aprirono il fuoco dalle loro posizioni dietro le siepi e le mura[140]. Dopo aspri scontri i francesi riuscirono temporaneamente a stabilizzare la situazione e sloggiarono i prussiani da Plancenoit, ma il maresciallo Blücher concentrò il fuoco dell'artiglieria sulla città e per trenta minuti i soldati della Giovane Guardia subirono il martellamento nemico; sei battaglioni prussiani attaccarono di nuovo Plancenoit dando inizio ad un altra serie di violentissimi combattimenti[140]. Alle ore 18.30 il VI corpo diede segni di cedimento e il generale Lobau iniziò a ripiegare sul fianco sinistro dello schieramento francese; alla fine Plancenoit venne occupata per la seconda volta dai prussiani e il generale Duhesme richiese con urgenza a Napoleone rinforzi per riguadagnare le posizioni perdute[141].

Napoleone ritenne molto critica la situazione del suo fianco destro sotto l'attacco dei prussiani e considerò essenziale riconquistare a tutti i costi Plancenoit; egli decise di ricorrere ad alcuni reparti della Vecchia Guardia e incaricò il generale Charles Antoine Morand di attaccare il villaggio[140]. L'Imperatore parlò alle sue truppe scelte, il 1° battaglione del 1° Reggimento granatieri e il 1° battaglione del 2° Reggimento cacciatori, con accenti drammatici affermando che si era "arrivati al momento supremo", che bisognava "affrontare il nemico corpo a corpo" e sbaragliarlo "con la punta delle baionette" rigettandolo "nel vallone...da dove minaccia l'armata, l'Impero e la Francia"[140].

Il contrattacco dei due battaglioni della Vecchia Guardia venne sferrato sotto il comando del generale Jean-Jacques Pelet: i veterani avanzarono con grande energia in formazione serrata senza sparare e con le baionette innestate; la carica raggiunse immediato successo[142]. Mentre il generale Duhesme radunava i soldati della Giovane Guardia per partecipare al contrattacco, i battaglioni del generale Pelet entrarono da due direzioni dentro Plancenoit e in venti minuti sbaragliarono i prussiani della brigata Hiller e riconquistarono il villaggio[142]. I soldati della Vecchia Guardia quindi proseguirono l'avanzata per seicento metri e respinsero il nemico fino alle postazioni dell'artiglieria prussiana; la Giovane Guardia prese posizione dentro Plancenoit mentre sul fianco sinistro anche i reparti del VI corpo del generale Lobau riguadagnarono terreno contro le brigate Hacke e Losthin del corpo d'armata del generale Bülow[142]. Intorno alle 18:45 la situazione sul fianco destro napoleonico si era stabilizzata a favore dei francesi.[143]

Ultimo attacco francese[modifica | modifica wikitesto]

Napoleone saluta la Vecchia Guardia prima dell'attacco finale contro il centro dello schieramento di Wellington

Alle ore 19.30 Napoleone, rassicurato dal brillante successo della Vecchia Guardia a Plancenoit che aveva consolidato le sue posizioni sul fianco destro, ritenne possibile sferrare finalmente un attacco finale decisivo a Mont-Saint-Jean contro Wellington; in quel momento dal suo quartier generale era udibile il rumore dei cannoni del maresciallo Grouchy[144]. Sembrava che il rombo dell'artiglierie fosse in avvicinamento e che il combattimento fosse in corso circa a due leghe e mezzo sulla destra della Belle-Alliance[144]; questo fatto confortò ulteriormente l'imperatore; sembrava che finalmente Grouchy stesse arrivando sul campo di battaglia principale.

La realtà era molto diversa dalle ottimistiche illusioni dei comandanti francesi; il maresciallo Grouchy, impegnato in confusi e inconcludenti combattimenti con le retroguardie prussiane del generale Thielmann nel settore di Wavre, non giunse mai a Mont-Saint-Jean[145]. Intorno alle 16:00, mentre a Waterloo la cavalleria francese stava caricando i quadrati di Wellington, Grouchy comandò al generale Gérard di muovere la brigata del generale Hulot de Mazarny verso il mulino di Bierge, poco a sud di Wavre, per passare in quel punto il fiume Dyle; Hulot de Mazarny non fece molti progressi così come il III Corpo di Vandamme a Wavre, per cui Grouchy, verso le 17:00, deviò parte delle truppe al ponte di Limal, ancora più a sud; la cavalleria di Pajol sbaragliò un reparto di truppe prussiane del III corpo d'armata del generale Thielmann ma, a fine giornata, la situazione era giunta a un punto di stallo. In quel momento Grouchy era ancora ignaro di tutto quello che era successo a Mont-Saint-Jean.[146]

Tornando a Waterloo, Napoleone decise quindi di attaccare lungo l'intera linea e con la sua fanteria al completo, compresa quella che aveva combattuto tutto il giorno ed era oramai allo stremo delle forze. Tutti gli uomini del I e II Corpo, ancora in grado di impugnare un moschetto, vennero chiamati a prendervi parte. Lungo l'intero il fronte, da Hougoumont a Papelotte, la moltitudine dei tirailleurs tornò a farsi sotto, non più soltanto per impegnare i tiratori nemici e difendere la posizione, ma per cercare, ancora una volta, di costringerli a sgomberare e ad aprire la strada alle colonne d'attacco; le batterie che avevano ancora delle munizioni nei loro cassoni continuarono a tirare fino all'ultimo contro la cresta, e tutti i battaglioni tornarono a inquadrarsi spalla a spalla dietro ai loro ufficiali, per avanzare contro le posizioni nemiche. Lo sfondamento decisivo, cui l'imperatore mirava sino dal mattino, poteva tuttavia essere realizzato solamente mandando avanti quei battaglioni della Guardia imperiale che costituivano l'ultima riserva fresca a disposizione e dal loro successo dipendeva l'esito della intera azione.

Dei trentasei battaglioni del mattino, tolti quelli già impiegati contro i prussiani e i due battaglioni del 1° Reggimento granatieri lasciati di guardia al La Belle Alliance per garantire un estremo caposaldo, per l'attacco ne restavano undici, sei della Guardia di Mezzo e cinque della Vecchia Guardia, poco più di seimila uomini, tutti veterani. Alla testa dell'avanzata della Guardia imperiale, accompagnata da Napoleone in persona fino a La Haye Sainte, dai tamburi che rullavano la carica e dagli ufficiali che verificavano l'allineamento, si trovavano i cinque battaglioni della Guardia di Mezzo, seguiti a distanza da un altro della Guardia di Mezzo e tre della Vecchia Guardia, schierati nella formazione a quadrato per evitare che una carica della cavalleria britannica provocasse lo sconquasso arrecato durante la mattinata alla fanteria di D'Erlon. Sulla cresta, ad aspettare la Guardia imperiale in marcia per l'attacco decisivo, in prima linea, a coprire quasi per intero la linea del fronte su cui avanzava la Guardia imperiale, si trovavano tre brigate di fanteria britanniche (Adam, Maitland e C. Halkett) schierata in fila per quattro, mentre alle spalle di questa robusta linea si trovavano in quadrato la fanteria di Brunswick, quella olandese e quella di Nassau. Dietro alla fanteria era stata posizionata una ancora consistente riserva di cavalleria.

Andamento della battaglia dalle 17:30 alle 20:00

I primi a venire a contatto con i difensori furono, sulla destra della linea di avanzata della Guardia, il 1º Battaglione del 3° Reggimento granatieri e il 4° Reggimento granatieri. Quando videro comparire di fronte a sé i granatieri, i difensori aprirono il fuoco e le masse degli attaccanti che erano appena sbucate dal fumo, anziché venire avanti alla baionetta, si arrestarono e cominciarono a rispondere al fuoco. Seguì un combattimento confuso, in cui nessuno sapeva bene cosa stesse succedendo. Dopo il primo impatto, gli uomini di Kruse e poi i brunswickesi, trovandosi allo scoperto sotto il fuoco, arretrarono in cerca di un riparo, mentre gli uomini di C. Halkett, benché sotto il loro fuoco l'avanzata della Guardia si fosse fermata di netto, ben presto cominciarono anch'essi a sbandarsi. La ragione per cui la Guardia imperiale non approfittò della rotta degli avversari è che, mentre gli ufficiali sopravvissuti delle due formazioni riorganizzavano le file dei loro uomini, il principe d'Orange, avendo compreso che quel combattimento a fuoco metteva in pericolo tutta la linea difensiva, decise di mettervi fine con una carica alla baionetta che guidò mettendosi alla testa con la sciabola sguainata. La Guardia vedendosi investire da quella carica inaspettata ebbe un momento di confusione prima di aprire un fuoco che rintuzzò l'attacco mettendo in fuga gli assalitori; la Guardia riprese ad avanzare contro le formazioni britanniche che avevano avuto il tempo di riorganizzarsi; seguì un breve conflitto a fuoco a distanza ravvicinata al termine del quale i granatieri cominciarono ad arretrare. In realtà, l'insuccesso dell'avanzata francese fu dovuto al tempestivo intervento della batteria a cavallo della divisione olandese che si schierò di fianco alla fanteria britannica sparando ad alzo zero con otto pezzi da sei libbre caricati a mitraglia sui quadrati dei granatieri che sotto la grandinata di colpi cominciarono a vacillare.

Il fallimento dell'attacco finale della Guardia Imperiale a Waterloo.

Mentre avveniva questo combattimento, sulla sinistra, i due battaglioni del 3° Reggimento cacciatori risalirono il pendio anch'essi contro le posizioni tenute da Maitland. Prima che avvenisse, per la prima volta nelle guerre napoleoniche, lo scontro tra le Guardie francesi e quelle britanniche, da entrambe le parti le artigliere vennero impiegate senza risparmio per indebolire l'avversario. Mentre i britannici erano tutti a ventre a terra al riparo della strada infossata, i francesi venivano spazzati con colpi di mitraglia sparati da diverse batterie ancora operanti. Arrivati sulla sommità anziché caricare, i cacciatori, diversamente dai granatieri alla loro destra, cominciarono a sparare, fermandosi in una posizione pericolosa cercando inutilmente di manovrare. Al comando dei loro ufficiali, le quattro file di soldati britannici scattarono in piedi e aprirono un fuoco che a distanza ravvicinata si rivelò devastante.[147] Forse per l'apparizione inaspettata degli uomini di Maitland o forse per l'efficacia del loro fuoco, il 3° Reggimento cacciatori cominciò immediatamente a disgregarsi arretrando in disordine poi in fuga precipitosa giù per il pendio. I britannici si lanciarono all'inseguimento quando l'ultimo reggimento della prima linea d'attacco della Guardia, il 4° Cacciatori, si fece sotto minacciando il loro fianco. Solo con una certa fatica gli ufficiali riuscirono a rimettere in riga i loro uomini e riportarli piuttosto in fretta sulle posizioni di partenza, incalzati dal quadrato francese che risaliva il pendio al loro inseguimento. Tutta l'artiglieria britannica dislocata nella zona stava tirando contro quel quadrato, che nonostante tutto stava avanzando con i tamburi che rullavano il pas de charge. Giunti sulla sommità del pendio, gli ufficiali francesi cercarono di spiegare in linea i loro uomini ma il fuoco dei cannoni e degli uomini di Maitland, che avevano ripreso posizione lungo la strada infossata, erano così distruttivi che la manovra fallì, e il quadrato si trasformò in una massa disordinata. Tuttavia, i francesi tennero la posizione per dieci minuti rispondendo al fuoco come potevano, cercando a più riprese di avanzare. Entrò in scena anche il 52° Reggimento fanteria dell'Oxfordshire che prese il quadrato sul fianco. A questo punto duemila moschetti e una quindicina di cannoni tiravano a bruciapelo contro l'ultima colonna della Guardia. Quando il quadrato cominciò a sbandarsi il comandante del 52° ordinò la carica alla baionetta. Istantaneamente il 4° Cacciatori si sfasciò.[148]

Quando fu evidente a tutti che l'attacco alla Guardia era fallito, tra le fila francesi si sentirono le grida "La Garde recule". Il panico si diffuse fulmineamente tra i soldati francesi.

La disfatta francese[modifica | modifica wikitesto]

L'attacco finale dei prussiani delle brigate dei generali Ryssel, Hiller e Tippelskirch al villaggio di Plancenoit, difeso dalla Giovane Guardia e da due battaglioni della Vecchia Guardia, la sera del 18 giugno 1815

Nello spiegamento di truppe predisposto da Wellington vi era un'ampia zona libera sulla sua ala sinistra, che doveva essere occupata dai rinforzi prussiani; questa operazione doveva essere compiuta dal corpo d'armata del generale Zieten passando per Genval e Ohain. Mentre era in marcia, Zieten ricevette la falsa notizia che Wellington stava per ritirarsi, per cui diede ordine di cambiare direzione per raggiungere Plancenoit; Zieten venne poi intercettato dal barone von Müffling, ufficiale di collegamento prussiano presso Wellington, che lo mise al corrente della reale situazione a Mont-Saint-Jean e lo convinse a cambiare nuovamente direzione verso Frischermont, secondo i piani originari. In quel momento erano circa le 18:00 e l'esercito alleato era sottoposto ai peggiori sforzi della giornata.[149]

Quando Napoleone vide le colonne di Zieten in arrivo, per non demoralizzare le truppe che stavano conducendo l'attacco finale ordinò di spargere la notizia che si trattava dei reparti di Grouchy, ma l'espediente fu di breve durata e non poté impedire che il panico, dopo che la Guardia imperiale era stata battuta, si propagasse in tutto l'esercito.[150] Alle 20:00 i prussiani sferrarono un nuovo attacco per conquistare i villaggi La Haye, Papelotte e Plancenoit, e stavolta la resistenza francese cedette all'improvviso, con i reparti che, uno dopo l'altro, abbandonavano le posizioni dandosi alla fuga. Tra le truppe francesi, stanche ed esasperate dalla lunga battaglia, sconvolte per l'arrivo dei prussiani da una direzione da cui attendevano gli aiuti di Grouchy, si diffusero voci di "tradimento"; le grida dei soldati "si salvi chi può!" e "sono troppi!", segnalarono l'inizio del disfacimento dell'armata in rotta[151]. I tentativi disperati del maresciallo Ney di radunare le truppe e organizzare la resistenza non ottennero alcun risultato.[152]

Wellington colse l'occasione per mandare le brigate di cavalleria leggera di Vivian e Vandeleur (che aveva sostituito il ferito Uxbridge al comando di tutta la cavalleria) disperdere quello che rimaneva della Guardia di Mezzo, poi l'intera linea alleata si gettò in avanti all'assalto, mentre i prussiani sempre più numerosi accorrevano sul campo di battaglia.[153]

Il generale Pierre Cambronne comandante del 1° reggimento cacciatori della Vecchia Guardia

Napoleone capì subito che la battaglia era persa. Egli cercò invano di impedire la fuga del suo esercito, ma non poté fare altro che contrastare l'inseguimento e proteggere i fuggitivi; l'imperatore cercò di controllare la situazione con i tre battaglioni della Vecchia Guardia che erano stati tenuti in seconda linea al momento dell'attacco finale; il 2° battaglione del 1° Reggimento cacciatori, del 2° Reggimento granatieri e del 2° Reggimento cacciatori, al comando dei generale Cambronne, Roguet e Christiani, vennero schierati rapidamente in quadrati e disposti circa cento metri a sud di La Haye Sainte.[154] Gli squadroni di cavalleria di scorta all'Imperatore operarono delle cariche disperate per frenare la cavalleria britannica del generale Vivian che dopo aver evitato i quadrati della Vecchia Guardia, disgregarono le colonne in fuga della fanteria francese. Lo stesso Napoleone, dopo aver cercato riparo dentro uno dei quadrati della Vecchia Guardia, rischiò di essere catturato dagli ussari prussiani mentre stava abbandonando la sua carrozza per montare a cavallo.

L'ultimo quadrato della Vecchia Guardia con il generale Cambronne.

La Giovane Guardia e due battaglioni della Vecchia Guardia si asserragliarono dentro Plancenoit al comando dei generali Morand, Pelet e Duhesme e si batterono con grande determinazione per coprire la linea di ritirata francese; le brigate prussiane Ryssel, von Hiller e von Tippelskirch non riuscirono al primo assalto a conquistare il villaggio che si incendiò sotto i colpi dell'artiglieria[155]. Il secondo assalto, diretto personalmente dal generale von Gneisenau, diede luogo a scontri sanguinosi e accaniti in mezzo agli incendi delle case; un battaglione della Giovane Guardia si difese dentro il cimitero ad oltranza prima di essere totalmente distrutto; i soldati prussiani dimostrarono grande ostinazione e odio verso i francesi; il 25° Reggimento del maggiore von Witzleben riuscì ad aggirare le posizioni nemiche e penetrare nel villaggio da sud[156]. Alla fine alle ore 21.15 i prussiani in grande superiorità numerica ebbero la meglio conquistando Plancenoit ormai devastata dopo cruenti combattimenti ravvicinati nelle case, nelle strade e nei granai[155], mentre i francesi superstiti ripiegarono in disordine verso Le Caillou dopo aver abbandonato l'artiglieria[156].

La Vecchia Guardia svolse un ottimo lavoro di retroguardia, dimostrando grande valore e determinazione in quei momenti di caos.[153] Probabilmente la famosa frase pronunciata dal generale Pierre Cambronne della Guardia, «la Guardia muore ma non si arrende mai», è un mito.[157]

Wellington ricordò così l'incontro che ebbe con Blücher poco dopo le 21:00 davanti alla locanda di La Belle Alliance[158]: «Eravamo ambedue a cavallo; tuttavia egli mi abbracciò esclamando: "Mein lieber kamerad" (mio caro compagno) e poi "Quelle affaire!" (che impresa!), pressoché tutto ciò che egli conosceva della lingua francese»[159]; secondo l'opinione generale in questa occasione Blücher avrebbe proposto di chiamare la vittoria con il nome della fattoria de La Belle Alliance, ma Wellington insistette sul nome di Waterloo, dove aveva il suo quartier generale.[160]

L'inseguimento prussiano[modifica | modifica wikitesto]

L'esercito di Wellington fu il primo a condurre l'inseguimento dei francesi, ma furono soprattutto i prussiani di Gneisenau a proseguirlo fino oltre Frasnes-lez-Gosselies, prima che l'aumento delle perdite lo costrinse, quando ormai si era al chiaro di luna, a dare l'alt. Il suo bottino fino a quel momento comprendeva l'intera artiglieria napoleonica, più di mille carri e cassoni portamunizioni e un gran numero di prigionieri.[160] I prussiani condussero l'inseguimento dell'esercito francese in rotta con grande accanimento, Blücher ordinò di non dare tregua; i soldati prussiani, estremamente ostili ai francesi, si abbandonarono a episodi di ferocia con eliminazione sommaria di prigionieri e il panico si diffuse tra i superstiti; anche Victor Hugo evidenzia la spietatezza e l'implacabilità dei prussiani durante l'inseguimento[161]. Ben presto le truppe prussiane fecero irruzione a Le Caillou; il villaggio venne incendiato e i feriti francesi morirono bruciati o uccisi a colpi di baionetta; anche il chirurgo capo dell'armata francese, il famoso Dominique-Jean Larrey, venne catturato e, scambiato erroneamente per Napoleone, rischiò di essere immediatamente fucilato dai prussiani[162].

L'incontro tra Blücher e Wellington a La Belle-Alliance al termine della battaglia

Nonostante la crescente disgregazione dell'esercito e il cedimento morale tra le truppe, in realtà i francesi non vennero completamente travolti; alcuni reparti si batterono con grande determinazione per coprire la ritirata e mantenere l'ordine tra le fila; in particolare è significativo che i prussiani e i britannici non riuscirono a conquistare neppure una insegna del nemico nel corso del drammatico inseguimento; tutte le aquile dei reggimenti venne salvate dai soldati francesi[163].

In un primo momento Napoleone aveva sperato di radunare le truppe a Genappe, ma nell'abitato regnava il caos (i soldati si azzuffavano tra di loro per passare l'unico ponte sul fiume Dyle) e pertanto stabilì di incontrare la divisione di Girard, rimasta a Ligny, a Quatre-Bras per stabilire un punto di raduno generale; quando l'Imperatore giunse a Quatre-Bras Girard non era ancora arrivato, perciò la ritirata continuò fino al 19 giugno attraverso Charleroi e Philippeville; entro la mattina del 19 ogni contatto con gli inseguitori era stato interrotto e Napoleone, che ancora scriveva che «non è tutto perduto... c'è ancora tempo per rimediare la situazione», ordinò a Soult di far riposare e riorganizzare i superstiti mentre lui proseguiva per Parigi, dove sperava di organizzare una campagna difensiva.[164]

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi campagna di Waterloo e cento giorni.

A Wavre, Grouchy ricevette la notizia della sconfitta di Napoleone solamente alle 10:30 del 19 giugno. Durante la notte i francesi erano riusciti ad allargare la testa di ponte e, grazie alla netta superiorità numerica, avevano obbligato lo stremato III Corpo d'armata del generale prussiano Johann von Thielmann a ritirarsi dalla città; la vittoria fu inutile, perché Grouchy ordinò anch'esso la ritirata rientrando in Francia il 21 giugno, dopo essere sfuggito all'inseguimento.[165]

Nel campo di battaglia di Waterloo giacevano, tra morti e feriti, 15.000 soldati alleati (oltre 10.000 britannici, 1.300 di Brunswick e di Nassau e oltre 4.000 belgi e olandesi), 7.000 prussiani e 25.000 francesi; quest'ultimi ebbero anche 8.000 prigionieri e quasi altrettanti disertarono nei giorni seguenti. In totale, sul campo di battaglia caddero morti o feriti più di 47.000 uomini. Gli alleati e i prussiani avevano cominciato la campagna con una netta superiorità numerica, per cui sopportarono meglio le perdite.[166]

I veterani del Royal Hospital Chelsea mentre leggono il dispaccio di Waterloo, da un dipinto di David Wilkie

Nella semplice relazione della battaglia che compilò la mattina del 19 giugno per Henry Bathurst, Segretario di Stato per la Guerra e le Colonie, Wellington lodò l'operato dei suoi uomini e dei suoi ufficiali (per la verità, come egli stesso ammise più tardi, avrebbe dovuto distribuire più elogi), lasciando spazio per un generoso omaggio anche ai prussiani.[167] La notizia della vittoria arrivò a Londra la sera del 21 giugno, più o meno quando iniziò a diffondersi, con sentimenti ovviamente opposti, anche a Parigi. Nella capitale francese Napoleone era al lavoro per organizzare un nuovo esercito prendendo misure d'emergenza, ma il Parlamento gli era apertamente ostile e alla fine si risolse, il 23 giugno, a presentare un nuovo atto d'abdicazione, lasciando le sorti della Francia al governo provvisorio di Joseph Fouché.[168]

Grouchy, dal 26 giugno nuovo comandante dell'esercito al posto di Soult, entrò a Parigi il 29 giugno con circa cinquantamila superstiti, tallonato a breve distanza da Blücher e, più da lontano, da Wellington. La situazione militare della Francia non era del tutto disastrosa, come dimostrano le vittorie e l'abilità delle truppe dislocate lungo il Reno, nella Giura e presso le Alpi, nonché il successo di Exelmans a Rocquencourt contro i prussiani, ma alla lunga la superiorità numerica dei coalizzati fece il suo effetto e ogni resistenza armata cessò entro la fine di luglio. L'8 luglio, intanto, Luigi XVIII aveva fatto ritorno al Palazzo delle Tuileries,[169] preceduto dai prussiani di Blücher che avevano varcato i confini parigini il 4 luglio.[170] Napoleone, che il 29 giugno era partito per Rochefort nella speranza di trovare un veliero con cui fuggire in America, venne bloccato dalla Royal Navy e il 15 luglio si consegnò al capitano Frederick Maitland della marina britannica; venne infine condannato all'esilio nella remota isola di Sant'Elena, dove morì sei anni dopo.[171]

Blücher, tornato in Prussia in ottobre, passò il resto della propria vita tra Berlino e Breslavia, dove si dedicò alla tenuta di famiglia e al figlio malato; morì nel 1819 all'età di settantasette anni. Per Wellington Waterloo significò l'inizio di una vivace vita politica che lo ricompensò con numerose cariche pubbliche, tra cui quella di comandante supremo delle forze armate britanniche e di primo ministro; morì nel 1852, a ottantatré anni.[172]

Valutazioni conclusive[modifica | modifica wikitesto]

« Non posso scrivere di più perché tutte le mie membra tremano »
(Frase scritta dal feldmaresciallo Blücher in una lettera indirizzata a Klemens von Metternich per annunciare l'esito vittorioso della battaglia di Waterloo[173])

Nel Memoriale di Sant'Elena Napoleone riferì le sue valutazioni personali sulla battaglia di Waterloo; egli confermò che aveva ritenuto la situazione molto favorevole e che aveva creduto in una facile vittoria[174]. L'Imperatore criticò aspramente i suoi avversari che furono sorpresi dalla sua strategia; Blücher e Wellington avrebbero commesso gravissimi errori strategici e in particolare il generale britannico avrebbe, secondo Napoleone, disposto le sue truppe in una posizione pericolosa e non avrebbe mostrato alcuna abilità tattica; la sua sconfitta nella battaglia, senza l'arrivo dei prussiani sarebbe stata certa; Wellington "dovrebbe accendere un bel cero a Blucher", i suoi errori "furono enormi". Napoleone definì "ammirevoli" le truppe britanniche ma secondo lui gli ordini di Wellington "furono penosi"[175]. In conclusione Napoleone nel memoriale lodò le truppe francesi "che non si batterono mai meglio"[176], e non ammise di aver commesso gravi errori tattici o strategici; in pratica concluse che la sconfitta sarebbe stata dovuta soprattutto all'incomprensibile comportamento dei suoi luogotenenti, in particolare i marescialli Ney e Grouchy[177].

Gli storici moderni non hanno accolto completamente l'interpretazione napoleonica dell'esito della breve campagna di Waterloo; anche gli autori francesi non negano alcuni evidenti errori tattici e strategici dell'imperatore; Jean Tulard afferma che gli errori di Napoleone sono innegabili[178], mentre Henri Lachouque, uno dei maggiori storici militari dell'epopea napoleonica, afferma recisamente che la responsabilità ultima della sconfitta non può che spettare al comandante supremo malgrado le deficienze esecutive dei suoi luogotenenti. Lo storico francese in particolare evidenzia come il comportamento di Napoleone nella sua ultima campagna fu spesso in contrasto con i suoi stessi principi strategici; egli perse tempo in alcune occasioni decisive, accettò di combattere sul campo di battaglia scelto dall'avversario, non concentrò tutte le forze disponibili[179]. Secondo Lachouque in realtà Napoleone mostrò esitazioni e compì errori soprattutto perché egli aveva ormai perso fiducia nella sua fortuna e nel suo destino[180]; anche Georges Lefebvre rimarca, oltre al declino della salute fisica dell'imperatore, i suoi dubbi sul successo della sua ultima impresa[181]. Jacques Bainville descrive il carattere disperato per i francesi della fase finale della battaglia, la loro "sepolcrale" disfatta nella "cupa pianura" di Waterloo, i loro drammatici eroismi e i cedimenti di fronte all'incolmabile superiorità del nemico; elenca "dimenticanze e distrazioni incredibili" che pregiudicarono l'esito della campagna che egli peraltro ritiene "persa in partenza"; lo storico francese descrive il comportamento di Napoleone oscillante tra temeraria sicurezza e un'eccessiva prudenza; in conclusione Bainville ritiene che "niente riuscì perché niente doveva riuscire" a causa soprattutto della mutevolezza dello spirito dell'imperatore e per la sua "segreta disperazione"[182]. Anche lo storico britannico David G. Chandler, che pure non esenta da colpe Grouchy, Ney e Soult, ritiene in ultima analisi che "fu Napoleone in persona a scegliere questi tre comandanti, nonché i componenti del suo stato maggiore, quindi la responsabilità globale va attribuita a lui", e, in relazione all'attacco a Hougoumont, all'avanzata del I Corpo d'armata in formazione tattica superata, alle deleterie cariche della cavalleria e al mancato ed energico contrasto dell'attacco prussiano a Plancenoit, "lo si può criticare perché non intervenne subito al momento giusto per dare una svolta diversa alla battaglia".[183]

Henry Houssaye, massimo storico francese della battaglia di Waterloo, da un interpretazione molto diversa del comportamento di Napoleone sul campo di battaglia: egli afferma che il piano dell'imperatore di sferrare un massiccio attacco frontale al centro delle linee nemiche, era in pratica il solo che garantisse in caso di successo una vittoria schiacciante e decisiva[184]. Inoltre l'autore francese confuta la classica immagine di Napoleone a Waterloo, descritto come abulico, sofferente, confuso; al contrario, basando la sua analisi su un preciso riscontro cronologico delle disposizioni e dei movimenti dell'imperatore, Houssaye conclude affermando che in realtà Napoleone cercò disperatamente fino all'ultimo di raggiungere la vittoria intervenendo costantemente nell'azione tattica per rimediare agli errori dei generali e controllando tutte le fasi della battaglia più strettamente che nelle passate campagne; egli lottò contro le crescenti difficoltà e tentò di fare fronte al progressivo fallimento di tutti i suoi piani causato soprattutto dalla deplorevole azione esecutiva dei suoi subordinati[185].

Lo storico britannico Chandler invece afferma che l'azione di comando di Wellington "nelle fasi decisive fu superiore a quello del suo avversario"; "il duca era inferiore a Bonaparte nelle scelte strategiche di fondo, ma superiore in alcuni accorgimenti tattici", inoltre "fu per tutto il giorno totalmente concentrato su quanto accadeva intorno a lui, senza mostrare un attimo di stanchezza, sempre straordinariamente attivo ed energico".[186] L'autore britannico non trascura alcuni errori del comandante in capo alleato: la decisione di inviare un distaccamento di circa diciassettemila soldati intorno ad Halle e Tubize lo privò di parecchi uomini che avrebbero potuto rivelarsi utili nel caso non fossero arrivati i prussiani.[187] La cavalleria pesante britannica, di grande valore ed efficienza, perse tuttavia coesione durante la carica e subì ingenti perdite, così come venne decimata la brigata di Bylandt, schierata volutamente in una posizione troppo esposta all'artiglieria francese; non rifornire di munizioni il maggiore Baring fu la causa principale della caduta di La Haye Sainte. In ogni caso, "il coraggio e la tenacia di Wellington – e delle truppe alleate di diverse nazionalità al suo comando [...] – contribuirono in misura determinante alla vittoria".[188]

Chandler, pur esaltando come la gran parte degli storici britannici, l'azione dei comandanti e delle truppe britanniche, ammette peraltro che la battaglia di Waterloo non sarebbe stata vinta dai coalizzati senza l'intervento decisivo dei prussiani. Per qualche studioso tedesco l'esercito di Blücher sarebbe stato il solo elemento decisivo della vittoria, alcuni storici britannici invece ne sminuiscono l'apporto dato alla battaglia; in realtà nessuno dei due comandanti avrebbe potuto prevalere da solo contro Napoleone.[189] Blücher "non valeva quanto Napoleone o Wellington, né per doti intellettuali né per competenza professionale", ma mantenne a ogni costo la promessa fatta a Wellington di inviare aiuti, inoltre fu di grande stimolo per i suoi uomini durante la marcia di avvicinamento. Il generale von Gneisenau, capo di stato maggiore, non nutriva invece altrettanta fiducia nei britannici, e, dopo la sconfitta di Ligny, avrebbe dato ordine di dirigersi verso il Reno senza la ferma risolutezza di Blücher;[190] anche durante la marcia verso Mont-Saint-Jean, Gneisenau "impartì ordini vaghi, lasciando ai suoi generali ampi margini di discrezionalità"; più in generale, l'intero "stato maggiore prussiano commise altri errori che provocarono confusione, diminuendo l'efficienza dell'esercito". Se Zieten arrivò nella giusta porzione del campo di battaglia lasciata appositamente sguarnita da Wellington, lo si deve unicamente al barone von Müffling.[189]

Contrariamente a una credenza molto diffusa, e suggerita anche dalla rappresentazione drammatizzata della battaglia presente in uno dei più famosi film sulla battaglia (Waterloo, del 1970), questa non si concluse rapidamente dopo l'arrivo dei prussiani, ma fu piuttosto una battaglia di attrito con i francesi che cercavano disperatamente di spezzare la linea alleata prima che la pressione dei prussiani sulla destra diventasse insostenibile. Il primo corpo prussiano arrivò alle ore 16:00, ma solo intorno alle 20:30 le linee francesi, dopo il fallimento della Vecchia Guardia contro Wellington, crollarono sotto la crescente pressione prussiana sul fianco destro.

Il campo di battaglia oggi[modifica | modifica wikitesto]

La butte du lion

Grazie a una legge belga che lo protegge, il campo di battaglia di Waterloo (tuttora coltivato) è cambiato poco dal 18 giugno 1815. Arrivando risalta immediatamente alla vista la collina del leone (butte du lion), innalzata nel 1820 da Guglielmo I dei Paesi Bassi che in cima vi fece collocare, per l'appunto, la statua di un leone.[191] Il luogo esatto sarebbe quello in cui, durante lo scontro, l'allora principe d'Orange fu disarcionato da un colpo di moschetto alla spalla.[senza fonte] Dalla cima di questo rilievo artificiale, situato circa al centro dello schieramento alleato, si scorge tutto il campo di battaglia; il viottolo che prosegue fino a incrociarsi con la strada per Bruxelles (dove Wellington schierò i suoi soldati) è diventato una strada carrozzabile, ma sul lato ovest, benché asfaltato, è ancora stretto come nel 1815.[192]

Sono stati posizionati cinque punti d'osservazione per aiutare a comprendere meglio lo svolgimento della battaglia. Il punto d'osservazione numero 1 si trova circa centocinquanta metri a est dell'incrocio , nella zone che fu teatro del primo attacco del corpo d'armata di D'Erlon; questa parte di terreno è stata alterata dai lavori di creazione della collina del leone, per cui oggi il pendio che da verso sud non è ripido quanto lo era allora, e non è più possibile vedere il campo di battaglia come lo vide Wellington dall'olmo (peraltro fatto a pezzi e venduto come souvenir dopo la battaglia); per capire quale fosse il livello originario del terreno, occorre guardare la sommità di un monticello posto a lato della strada per Bruxelles, dove è stato posto un monumento al tenente colonnello Alexander Gordon, aiutante di campo di Wellington colpito a morte vicino La Haye Sainte. Altri monumenti situati nei pressi dell'incrocio ricordano i caduti belgi, gli hannoveriani e il generale Picton.[193]

La Haye Sainte fotografata nel 2012. La lapide sul muro ricorda il 13° Reggimento leggero e la 2ª Compagnia del 2º Battaglione del 1° Reggimento del genio, i reparti cioè che espugnarono la fattoria difesa dalla King's German Legion

Il punto d'osservazione numero 2 coincide con La Haye Sainte, o meglio, dal momento che la fattoria è ancora proprietà di cittadini privati, con il punto al lato opposto della strada; riparata dopo la battaglia, La Haye Sainte è cambiata ben poco dal 1815: il cortile è lambito a destra dall'abitazione e a sinistra dalla cascina, unite sul lato di fondo da una serie di stalle, mentre il lato verso la strada è chiuso da un alto muro.[194] Il meno cambiato di tutti è forse il punto d'osservazione numero 3, situato sul viottolo che dalla collina del leone prosegue verso ovest; qui si verificarono le cariche della cavalleria francese e della Guardia imperiale di Napoleone.[195]

L Aigle blessè, il principale monumento francese posto a ricordo dell'estrema difesa della Vecchia Guardia, duecento metri a sud di La Belle-Alliance.

Andando verso ovest dalla collina del leone, una volta il viottolo dove si attestarono le truppe alleate scendeva entro una profonda infossatura fino alla strada per Nivelles, ma l'ultimo tratto è stato distrutto dall'autostrada, ora superata da un ponte; prima del ponte si incrociano due sentieri: uno, probabilmente nelle stesse condizioni in cui si trovava nel 1815, si dirama sulla sinistra fino a La Belle Alliance, un altro termina a Hougoumont, vale a dire al punto d'osservazione numero 4. Entrando nel cortile (il vecchio portone di legno è scomparso) la grande cascina si trova sulla destra, mentre la casa padronale, distrutta dal fuoco della battaglia, era sulla sinistra; al centro si possono vedere una cappella (chiusa perché in passato oggetto di atti di vandalismo) e la casa che fu del giardiniere del castello, l'unico civile belga di cui si abbia notizia che rimase tutto il giorno sul campo di battaglia. Sui muri di Hougoumont ci sono molte lapidi, e nel giardino c'è un monumento ai francesi.[196] Il punto d'osservazione numero 5 si trova nei pressi della locanda de La Belle Alliance.[197]

I combattimenti di Plancenoit sono ricordati da un monumento qui posto in ricordo dei prussiani; a Rossomme, radicalmente cambiato dal passare del tempo, non è più possibile riconoscere il punto dove Napoleone assistette alla battaglia; a Le Caillou invece la casa in cui Napoleone passò la notte prima della battaglia è rimasto com'era e ospita una collezione di cimeli.[198] Il principale monumento francese è l' Aigle blessè, posto a ricordo dell'estrema difesa della Vecchia Guardia, 1.500 metri a sud della collina del leone e 200 metri a sud di La Belle-Alliace; venne inagurato all'inizio del 1900 su iniziativa dello storico Henry Houssaye nell'atmosfera patriottica della revanche anti-tedesca.

La cittadina di Waterloo ospita una chiesa con ricordi della battaglia, mentre sul lato opposto della strada è stato aperto il Museo Wellington, nella stessa locanda che fu il quartier generale del Duca; vi è conservata una serie di oggetti provenienti dal campo di battaglia o appartenuti allo stesso Wellington, a cui fanno da contorno alcune carte topografiche illuminate che illustrano le varie fasi della battaglia.[191]

Cinematografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Houssaye, p. 322
  2. ^ Houssaye, p. 306
  3. ^ Lachouque, p. 194
  4. ^ Houssaye, p. 439-440
  5. ^ In Houssaye, p. 415 vengono riportate le seguenti cifre disagregate sulle perdite alleate: anglo-hannoveriani 9.063 morti e feriti, 1.623 dispersi; belgi-olandesi: 3.200; Nassau e Brunswick: 1.330; Prussiani: 6.999.
  6. ^ a b c d e f Barbero, p. 349
  7. ^ Chandler 2008, pp. 9-10.
  8. ^ Chandler 2008, p. 10.
  9. ^ Chandler 2008, pp. 14-15.
  10. ^ Lefebvre, pp. 649-650
  11. ^ a b Lefebvre, p. 650
  12. ^ Lachouque, p. 12.
  13. ^ Chandler 2008, pp. 15-16.
  14. ^ Houssaye, pp. 1-17.
  15. ^ Houssaye, pp. 96-97.
  16. ^ Lachouque, p. 19.
  17. ^ Chandler 2008, pp. 21-22.
  18. ^ Houssaye, pp. 89-92.
  19. ^ Houssaye, pp. 92-93.
  20. ^ Chandler 2008, pp. 23-27
  21. ^ Houssaye, pp. 106-107.
  22. ^ Chandler 2008, pp. 67-71.
  23. ^ Chandler 2008, p. 72.
  24. ^ Chandler 2008, p. 73.
  25. ^ Blond 1998,  vol. II, pp. 540-541
  26. ^ Blond 1998,  vol. II, pp. 542-543
  27. ^ Chandler 2008, pp. 77-82.
  28. ^ Chandler 2008, pp. 84-86.
  29. ^ Blond 1998,  vol. II, pp. 549-551
  30. ^ Blond 1998,  vol. II, p. 551
  31. ^ Blond 1998,  vol. II, pp. 547-548
  32. ^ Chandler 2008, pp. 88-100.
  33. ^ Blond 1998,  vol. II, p. 552
  34. ^ Blond 1998,  vol. II, pp. 551-552
  35. ^ Blond 1998,  vol. II, pp. 552-553
  36. ^ Blond 1998,  vol. II, pp. 553-554
  37. ^ Chandler 2008, pp. 102-107.
  38. ^ Blond 1998,  vol. II, pp. 554-555
  39. ^ Howarth 2012, p. 11.
  40. ^ Chandler 2008, pp. 108 e 111.
  41. ^ Chandler 2008, pp. 108-109 e 130-131.
  42. ^ Chandler 2008, pp. 109-111.
  43. ^ Chandler 2008, p. 111.
  44. ^ Barbero, pp. 20-25
  45. ^ Lachouque, p. 20
  46. ^ Lachouque, pp. 20-21
  47. ^ Chandler 2008, p. 56.
  48. ^ Chandler 2008, p. 58.
  49. ^ Barbero, pp. 13-14
  50. ^ Chandler 2008, p. 61.
  51. ^ a b Chandler 2008, p. 112.
  52. ^ a b c d e Chandler 2008, p. 113.
  53. ^ a b c Chandler 2008, p. 116.
  54. ^ a b Lachouque, p. 38
  55. ^ Chandler 2008, pp. 118-119.
  56. ^ Chandler 2008, pp. 63-66.
  57. ^ a b Chandler 2008, p. 48.
  58. ^ Lachouque, p. 44
  59. ^ a b Lachouque, p. 48
  60. ^ Chandler 2008, p. 53.
  61. ^ Chandler 2008, p. 49.
  62. ^ Chandler 2008, p. 54.
  63. ^ Chandler 2008, p. 56.
  64. ^ Lefebvre, p. 651.
  65. ^ Lachouque, p. 60
  66. ^ Chandler 2008, p. 118.
  67. ^ Chandler 2008, p. 117.
  68. ^ Chandler 2008, pp. 117-118.
  69. ^ Hugo, pp. 318-319
  70. ^ Hugo, p. 319
  71. ^ Blond 1998,  vol. II, p. 554
  72. ^ Blond 1998,  vol. II, p. 555
  73. ^ Houssaye,  pp. 309-310
  74. ^ Houssaye,  pp. 310-311
  75. ^ Houssaye,  pp. 311-312
  76. ^ Chandler 2008, pp. 119-122.
  77. ^ Chandler 2008, pp. 122-124.
  78. ^ Chandler 2008, pp. 122-123.
  79. ^ Chandler 2008, pp. 125-128.
  80. ^ L'ora esatta dell'inizio della battaglia è incerta. Nella relazione che fece della battaglia a Waterloo, Wellington scrisse che erano «all'incirca le 10»; il capitano F. Powell di un reggimento della Guardia riferì nel 1834 allo storico William Siborne che «il primo colpo di cannone fu sparato alle 10:45 (secondo il mio orologio)». In base ad altre testimonianze e all'analisi di vari documenti, tuttavia, gran parte degli storici crede che il cannone sparò per la prima volta alle 11:30. Cfr. Chandler 2008, pp. 128-129.
  81. ^ Chandler 2008, pp. 129-131.
  82. ^ Blond 1998,  vol. II, p. 557
  83. ^ Chandler 2008, pp. 131-132.
  84. ^ Chandler 2008, p. 132.
  85. ^ Chandler 2008, pp. 132-133.
  86. ^ Lachouque, p. 133.
  87. ^ Lachouque, p. 134.
  88. ^ a b Chandler 2008, pp. 135-136.
  89. ^ Lachouque, pp. 139-141.
  90. ^ Chandler 2008, pp. 133 e 135.
  91. ^ Lachouque, p. 141
  92. ^ Lachouque, pp. 141-142.
  93. ^ Lachouque, p. 144
  94. ^ Chandler 2008, p. 136.
  95. ^ a b c Blond 1998,  vol. II, p. 559
  96. ^ Lachouque,  p. 145
  97. ^ Chandler 2008, pp. 137-138.
  98. ^ Chandler 2008, p. 138.
  99. ^ Barbero, p. 188.
  100. ^ Glover, Letter 16, Frederick Stovin (ADC to Sir Thomas Picton).
  101. ^ Siborne 1993, p. 5.
  102. ^ Barbero, pp. 85-187.
  103. ^ Barbero, p. 426, nota 18.
  104. ^ Siborne 1990, pp. 410-411.
  105. ^ Questo aneddoto si trova in The Waterloo Papers di E. Bruce, contenuto in With Napoleon at Waterloo, editore MacBride, M., Londra 1911. L'episodio fu raccontato, in tarda età, dal sergente maggiore Dickinson degli Scots Grey, ritenuto l'ultimo sopravvissuto tra coloro che presero parte alla carica.
  106. ^ Barbero, pp. 198–204.
  107. ^ Barbero, p. 211.
  108. ^ Siborne 1990, pp. 425-426.
  109. ^ Houssaye, p. 248.
  110. ^ Barbero, pp. 219–223. Al contrario, il resoconto che si trae da Siborne 1990, pp. 422-424, getta sulle forze dei Paesi Bassi una luce assai più negativa.
  111. ^ Siborne 1993, pp. 18, 26 e 104.
  112. ^ Siborne 1990, p. 463.
  113. ^ Chandler 2008, p. 139.
  114. ^ Barbero, p. 155. Un simile giudizio positivo si può trovare in Hofschröer, p. 122.
  115. ^ Chandler 2008, p. 141.
  116. ^ Houssaye, p. 353
  117. ^ Houssaye, p. 354
  118. ^ Houssaye, p. 377
  119. ^ Houssaye, p. 378
  120. ^ Hugo, p. 323
  121. ^ a b Houssaye, pp. 378-379.
  122. ^ Houssaye, p. 379
  123. ^ Chandler 2008, p. 151.
  124. ^ Houssaye, p. 380
  125. ^ Lachouque, pp. 178-179
  126. ^ Chandler 2008, pp. 151-153.
  127. ^ Chandler 2008, pp. 141-144.
  128. ^ Chandler 2008, p. 144.
  129. ^ Chandler 2008, pp. 144-145.
  130. ^ Bainville, p. 562
  131. ^ a b Lachouque, p. 177
  132. ^ Lachouque, p. 179
  133. ^ Lachouque, p. 178
  134. ^ Lachouque, pp. 177-178
  135. ^ Blond 1998, p. 565
  136. ^ Chandler 2008, pp. 145-146.
  137. ^ Lachouque, p. 173
  138. ^ a b Houssaye, p. 370
  139. ^ Lachouque, p. 173.
  140. ^ a b c d Blond 1998, p. 566.
  141. ^ Lachouque, pp. 174 e 178.
  142. ^ a b c Houssaye, p. 383
  143. ^ Chandler 2008, p. 147.
  144. ^ a b Houssaye, p. 384
  145. ^ Houssaye, pp. 456-457
  146. ^ Chandler 2008, pp. 148-149.
  147. ^ Il mito vuole che Wellington diede l'ordine gridando «Alla carica! – Su Guardie, dategli addosso!», ma in realtà il Duca disse «Avanti Maitland. Adesso tocca a voi!». Cfr. Chandler 2008, p. 158.
  148. ^ Barbero, pp. 288-304.
  149. ^ Chandler 2008, p. 151.
  150. ^ Chandler 2008, p. 153.
  151. ^ Bainville, p. 562
  152. ^ Houssaye, p. 403.
  153. ^ a b Chandler 2008, p. 160.
  154. ^ Houssaye, p. 402.
  155. ^ a b Houssaye, p. 409
  156. ^ a b Barbero, p. 319
  157. ^ Chandler 2008, p. 161.
  158. ^ Wellington affermò in seguito che l'incontro con il feldmaresciallo prussiano avvenne solo alla ore 23.00 vicino a Genappe, ma questa versione è smentita dagli altri testimoni; secondo lo storico Henry Houssaye, il Duca avrebbe diffuso una versione errata dei fatti per minimizzare il ruolo dei prussiani nella vittoria; in Houssaye, p. 414
  159. ^ Barbero, pp. 321-322
  160. ^ a b Chandler 2008, p. 162.
  161. ^ Hugo, p. 337
  162. ^ Barbero, pp. 323-324
  163. ^ Barbero, pp. 314-315
  164. ^ Chandler 2008, pp. 162-163.
  165. ^ Chandler 2008, pp. 163-166.
  166. ^ Chandler 2008, pp. 166-168.
  167. ^ Chandler 2008, pp. 168-169.
  168. ^ Chandler 2008, pp. 171-175.
  169. ^ Chandler 2008, pp. 175-181.
  170. ^ Chandler 2008, p. 197.
  171. ^ Chandler 2008, pp. 181-183.
  172. ^ Chandler 2008, pp. 197-200.
  173. ^ MascilliMigliorini, p. 426
  174. ^ Las Cases, p. 283
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  176. ^ Las Cases, pp. 15-16
  177. ^ Las Cases, pp. 283-284
  178. ^ Tulard, p. 570
  179. ^ Lachouque, pp. 199-200.
  180. ^ Lachouque, pp. 178-179.
  181. ^ Lefebvre, pp. 651-652
  182. ^ Bainville, p. 562
  183. ^ Chandler 2008, pp. 183-185.
  184. ^ Houssaye,  pp. 496-497
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  186. ^ Chandler 2008, pp. 186-189.
  187. ^ Chandler 2008, p. 186.
  188. ^ Chandler 2008, p. 189.
  189. ^ a b Chandler 2008, p. 191.
  190. ^ Durante una carica di cavalleria guidata di persona a Ligny, Blücher rimase tramortito sotto il cadavere del suo cavallo, colpito a morte; venne salvato da un suo aiutante di campo quando la battaglia era già finita, che lo aiutò a ricondurlo nelle linee prussiane. Cfr. Chandler 2008, pp. 98-99.
  191. ^ a b Howarth 2012, p. 3.
  192. ^ Howarth 2012, p. 4.
  193. ^ Howarth 2012, pp. 10-14.
  194. ^ Howarth 2012, pp. 14-15.
  195. ^ Howarth 2012, p. 18.
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  197. ^ Howarth 2012, p. 25.
  198. ^ Howarth 2012, p. 27.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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